Voto e Italiani all’Estero: Piccoli Partiti Perdono

Centratissimo post di Stefano Fugazzi oggi sul tema “POLITICHE 2013: RICOMPATTARE IL CENTRODESTRA ALL’ESTERO“.

Per il voto degli Italiani all’Estero infatti solo un bipolarismo secco ha senso e significato – chi divide, distrugge. Chi fosse contrario a questo sta semplicemente chiedendo ai suoi elettori di votare per non ottenere niente. Peggio: chi desse priorità a ciò che ci divide a Roma invece che a quanto di unisce in Provincia, non ha evidentemente a cuore gli interessi di noi abitanti della Provincia.

Il problema di ogni Piccolo Partito è politico. Pochi capiscono come i meccanismi all’estero siano diversi da quelli in Italia, ma provo a spiegare. Un Piccolo Partito non può ottenere altro che nutrire la vanità di un paio di individui.

Pensiamo infatti se facesse “cappotto” e facesse eleggere tutti i deputati e senatori all’estero. Purtroppo all’estero abbiamo però solo una manciata di persone da eleggere. In Parlamento ci sarebbe del Piccolo Partito comunque uno sparuto manipolo incapace di ottenere molto se non fortunato come ai bei tempi di Prodi e del governo sempre a rischio di cadere (e che infatti durò pochissimo).

Ma naturalmente è impossibile acchiapparsi tutti i seggi. Al massimo il Piccolo Partito avrà uno o due eletti. Costoro da soli in Parlamento varranno meno di zero.

Quindi il Piccolo Partito ha bisogno di allearsi. Niente PD o PDL (altrimenti non ha ragione di esistere), rimane (all’estero) l’UDC. Il partito del 6% o meno. Il partito di Monti e dei preti. Altro che “italiani all’estero”.

Facciamo allora che il Piccolo Partito abbia il suo deputato e il suo senatore nell’UDC. Per far passare una loro proposta dovranno convincere i propri, poi sperare che quelli dell’UDC siano convinti abbastanza da convincere di quella proposta anche gli altri partiti con cui saranno al governo, sempreché siano al governo. Quindi il deputato Piccolo Partito e il senatore Piccolo Partito saranno praticamente comprimari anche nelle loro stesse proposte di legge.

Alla fine votare per partitucoli all’estero significa far eleggere un candidato PD se sei di destra e PDL se sei di sinistra. Con l’aggiunta di dividere l’elettorato e togliere importanza anche a quelli eletti nei partiti maggiori.

Tutto questo per cosa? Per la vanità di presentarsi come candidati, l’hubris di andare a Roma come eletti per poi passare cinque anni alla ricerca di qualcosa o qualcuno cui aggrapparsi per non tornare alla vecchia vita. Con tanti saluti ai problemi degli Italiani all’estero.

Chi ha a cuore i problemi degli italiani all’estero, rompa ogni indugio quindi e torni al PDL. Il resto, è vanità.