Una Questione Settentrionale per il governo della Regina?

Dopo quasi dieci anni di incontro ravvicinato con la nazione e cultura inglese non posso negare di essergliene debitore (e non solo a causa del mutuo sulla casa).

E in questi giorni di Questioni Meridionali a cui si cerca di dare risposta con spiagge che forse si vendono e forse non si vendono e con Casse per il Mezzogiorno che compaiono e scompaiono a giorni alterni, un aspetto curioso di Londra e dintorni mi ha dato modo di riflettere sul perche’ di una certa condizione, in Calabria, in Italia, in Europa e nel mondo.

Il fatto e’ che in Inghilterra poverta’ e sottosviluppo esistono, anche peggiori che nel Bel Paese, ma sono soprattutto al Nord.

La situazione potrebbe essere usata per un curioso “chi ci ricorda?”. Con il costo di mezza villetta bifamiliare a Londra e’ possibile acquistare due o piu’ strade (finanche una sessantina di case) in quel di Leeds o Newcastle. Il loro tasso di disoccupazione e’ cronicamente doppio rispetto alla media della Nazione (cioe’ quadruplo rispetto alla ricca zona meridionale).

In compenso gli stipendi, specie degli impiegati statali, permettono una vita considerevolmente piu’ tranquilla che nella costosa Capitale economica (e politica). Tirando le somme, l’area sopra la foresta di Nottingham ha una dubbia e ingiusta fama di arretratezza e mancanza di prospettive, ed era e rimane zona di forte emigrazione, nonostante gli impegni del Governo con vari, costosi progetti per “rigenerarla”.

Guarda caso, e’ un territorio pieno di spettacolari opere pubbliche. La specularita’ con la condizione italiana e’ troppo perfetta per essere solo dovuta al caso. In effetti, se allarghiamo lo sguardo all’Unione Europea possiamo notare che le aree povere si chiamano anche Portogallo, Grecia, ma anche il Nord-Ovest tedesco e il Sud Ovest francese, ed adesso le aree piu’ orientali di Polonia e Slovacchia.

A livello continentale (Russia esclusa) non c’e’ probabilmente regione in stato peggiore che la Moldavia, seguita a ruota dalla Bielorussia e dall’oriente Ucraino. Cosa unisce tutti questi territori? Non certo il clima, non certo la cultura, non certo i modi o le tradizioni, e neanche la stirpe, con buona pace di certi malpensanti dai discorsi sensati da odore di zolfo e razzismo.

La spiegazione molto piu’ semplice (e molto piu’ vera) e’ da ricercare nella unione della Geografia con l’Economia.

Un articolo sulla prestigiosa Scientific American di alcuni anni fa mostrava un planisfero con il territorio di tutte le nazioni colorato a seconda della “ricchezza” di ciascuna delle loro “provincie”.

Certi fattori geografici risaltavano subito: infatti la “ricchezza” e’ tutta distribuita lungo assi di comunicazione come i grandi fiumi del mondo, e poi concentrata in porti e “nodi di interscambio” che corrispondono a prosperose citta’ come Londra, Parigi, Monaco di Baviera, e naturalmente Milano. Milano, appunto, Mediolanum in mezzo alla pianura e quindi ipso facto il posto economicamente piu’ sviluppato di un Nord Italia che in realta’ e’ anch’esso in mezzo, uno dei passaggi quasi obbligati per gli scambi fra Europa occidentale e orientale, meridionale e settentrionale.

Una conclusione abbastanza ovvia con il senno di poi: le regioni “di mezzo” sono sempre le piu’ ricche per lo stesso motivo per cui fra il compratore e il venditore l’unico che ci guadagna davvero sempre e’ l’intermediario.

Altro che Questione Meridionale…la prima domanda da farsi dovrebbe essere, “che scambi si praticano li’ e perche’?” Poi, naturalmente, ricchezza chiama altra ricchezza: in un circolo che e’ virtuoso ma solo per le aree che ne approfittano.

Quello che vediamo nel mondo oggi e’ quindi il risultato della competizione passata fra diverse aree (non popoli, a causa di secoli di flussi migratori)…l’analogia piu’ calzante e’ probabilmente quella fra colonialisti e colonizzati, dove il “centro” si trova in posizione dominante e si accaparra di tutte le risorse delle “colonie” (umane e materiali) lasciandole sempre piu’ povere mentre diventa sempre piu’ ricco.

Potremmo anche riferirci al Carrasco quando parla degli agglomerati urbani come a dei parassiti dei territori intorno.

Molto vicino a noi, basta guardare al declino delle grandi ex-capitali italiane, Palermo, Napoli, Parma/Piacenza, Ferrara, Genova, Venezia, subito dopo aver perso il loro status di “citta’ centrali” con una loro specifica area di influenza In assenza di cambiamenti nella situazione descritta, diviene allora chiaro che i miliardi di euro stanziati per “sviluppare” certe aree, dal Meridione d’Italia al Portogallo a gran parte dell’Africa, sono semplicemente palliativi che non portano a nessun risultato a medio o lungo termine, perche’ non lo possono portare.

Come puo’ allora uscire fuori dallo status quo chi non e’ in mezzo, chi si trova alla periferia, chi non e’ colonialista ma colonia, chi non vive lungo un’importante asse di comunicazione ma la’ dove i transiti non si fermano?

Cosa possiamo fare noi, spostare la Calabria? Per decenni abbiamo semplicemente spostato i calabresi.

Ma altre possibilita’ ci sono, indicate dalla storia e addirittura da Adam Smith nel suo Ricchezza delle Nazioni nel lontano 1776: la salvezza e’ nell’identificare nel territorio che ci interessa, attivita’, beni, servizi, caratteristiche molto utili e molto difficili da ritrovare altrove, specie nelle zone che ricche gia’ lo sono. Anche geograficamente, la situazione non e’ cosi’ statica come sembra. Pensiamo all’Irlanda, poverissima quando era semplicemente un’isola al largo della Gran Bretagna.

Senza imponenti sconvolgimenti tellurici, nell’ultimo decennio l’Eire si e’ sviluppata al punto di essere definita la “Tigre Celtica”, da quando ha capito di essere in realta’ in mezzo fra Europa/Regno Unito e America. Numerosissime ditte d’oltreoceano sono ora stanziate a Dublino e dintorni per giovarsi della vicinanza geografica, dei buoni collegamenti, della padronanza dell’inglese, dei costi decisamente inferiori a quelli britannici e ultimamente dell’adozione dell’Euro.

Questo esempio non e’ cosi’ lontano come sembra…la Calabria (e la Sicilia) sono al sud di un Continente, ma anche al centro di un mare.

Non e’ un caso che il Meridione fosse cosi’ all’avanguardia ai tempi della Magna Grecia e dell’Impero Romano, quando il Mediterraneo era in mezzo alle terre e non quel confine rigido fra Europa e Africa e Medio Oriente in cui si e’ trasformato da quando Colombo scopri’ l’America.

Una possibilita’ di grande sviluppo per la Calabria si trova nel rimarginare questa ferita, incoraggiando gli scambi fra le zone costiere e soprattutto diventando il tramite fra il ricco centro Europa e quel mondo Arabo e Africano che ha incredibili potenzialita’ ancora non sfruttate (ci sarebbe finanche da promuovere il loro progresso per promuovere il nostro).

Da questo punto di vista strade, porti, aereoporti non sarebbero piu’ cattedrali nel deserto, ma vera infrastruttura capace di far crescere le aree in cui si trovano. A proposito, e’ interessante rilevare che il senso di periferia diminuisce quando i collegamenti a lunga distanza sono molto meno costosi, soprattutto quelli aerei (una strategia che sta rinvigorando l’entroterra di Bordeaux).

C’e’ anche un deciso miglioramento della situazione locale quando viene incoraggiata l’immigrazione della ricchezza, pubblicizzando il clima straordinariamente mite e gentile ma anche fornendo servizi per l’immigrazione non solo degli ex-emigrati (come si sta facendo nella costa meridionale spagnola).

Il Governo nazionale puo’ anche attuare una politica seria di decentramento distribuendo ministeri e agenzie nazionali su tutto il territorio (non e’ forse molto piu’ bilanciata nelle sue ricchezze quella Germania federale da sempre?).

Tutto questo non e’ solo legato a scelte politiche…il futuro dello sviluppo di una Calabria fuori mano puo’ essere legato al lavoro remoto tramite Internet. Quando sara’ comune e facilmente possibile lavorare per una banca di Londra o New York da qualunque parte del mondo, molti sicuramente decideranno di stabilirsi nella perenne primavera calabra (dove, al contrario di Tahiti, non arrivano mai gli uragani) piuttosto che nella brumosa Albione o caotica Manhattan.

Insomma in un’economia decentrata l’essere in periferia non sara’ necessariamente uno svantaggio.

Per finire, c’e’ sempre la possibilita’ che la Calabria diventi un centro essa stessa, una volta che scopra una nuova (o utilizzasse appieno una esistente) sua “specialita’”. Si potrebbe parlare della Corea del Sud, difficilmente eguagliabile in campo tecnologico dopo essere stata poverissima per decenni.

Ma forse esempio migliore e’ la contea di Doncaster, piu’ ricca tra il povero Nord inglese grazie alla sua specializzazione nell’industria del cavallo (allevamenti, corse) in una nazione come l’Inghilterra dove scommettere e’ uno sport nazionale. Certo questo non vuol dire che la Calabria debba darsi all’ippica …ma di sicuro non farebbe male usare certi sovvenzionamenti per costruire meno ponti e sperimentare piu’ iniziative che rendano la Calabria speciale agli occhi di tutti.

Insomma la Questione Meridionale non e’ risolvibile perche’ mal posta. La disperazione economica e’ intrinseca alla domanda. L’unica risposta e’ che il Meridione non sara’ piu’ il Meridione quando, appunto, non sara’ piu’ a sud della ricchezza

“Sei sempre il Meridionale di qualcuno”, diceva un comico di venti anni fa. Forse dovremmo invece dire “Sei sempre alla Periferia di qualcuno…a meno che non riesci a fare di quella Periferia un Centro”