Uccidere Professori Universitari

C’e’ tanto pensare oggi in Italia riguardo il perche’, unico caso probabilmente al mondo, il terrorismo “rosso” locale prenda di mira professori universitari ed uomini di pensiero (Bachelet, D’Antona, Biagi, e adesso Ichino il quale per fortuna e’ vivo).

Quale danno potranno mai arrecare quei professori come individui, al punto che chi teorizza e pratica la loro eliminazione? Non sono forse fatte, le Leggi, da un Parlamento di un migliaio di persone ed almeno altrettanti consulenti ed esperti?

Se Biagi non fosse esistito, davvero non ci sarebbe stata una “Legge Biagi”, sotto un altro nome?

La situazione e’ davvero inspiegabile…a meno che non ci si ricordi del primo esempio di eliminazione-del-filosofo: l’omicidio di Giovanni Gentile da parte dei GAP, Gruppi di Azione Patriottica, il 15 aprile 1944.

L’ormai settantenne Gentile, appunto, non fu ucciso per quello che avrebbe potuto fare nel futuro, quanto per le sue idee e come “responsabile” di aver dato una base filosofica al fascismo.

Chi lo uccise non se ne penti’ affatto. Recentemente a Radio24 una partigiana ha ribadito il suo pensiero in tal senso.

Non e’ dato sapere se si sia resa conto che, una volta scoperchiata la pentola dell’omicidio del “pensatore”, e’ impossibile ritornare alla situazione precedente: e per violenti idealisti, quell’omicidio sara’ sempre fonte di ispirazione.

Un po’ come il terrorismo ebraico che importo’ nella Palestina pre-Israele l’idea delle autobombe…come al solito, la violenza “giustificata” di un giorno si trasforma in violenza “ingiustificata” del presente e futuro.