Travaglio secondo Zucconi

Quello sconosciuto di D’Avanzo non basta…sentiamo cosa dice Vittorio Zucconi, anch’egli difficilmente inquadrabile fra i seguaci di Berlusconi e di Schifani (al quale riserva giudizi molto pesanti, del tipo “siamo di fronte al cavallo di Caligola“), riguardo la Bocca della Verita’, alias Marco Travaglio:

Il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione, cosa assai diversa dalla libertà di opinione che senza mezzi per esprimerla serve al massimo a litigare al bar, non significa il diritto di dire qualsiasi cosa e soprattutto non comporta il diritto di accusare.

[…] Un giornalista non è un magistrato, come un magistrato non è un giornalista. Cadere nella presunzione del proprio ruolo inquisitorio, soltanto perché si dispone dello strumento per farlo, non è informazioni, è egolatria da indici d’ascolto e diritti d’autore. Gli standard giornalistici per un’inchiesta, anche la più rigorosa, non sono fortunatamente quelli della giustizia penale e la giustizia penale non dovrebbe esprimersi attraverso i mass media, ma attraverso gli atti.

Un’accusa non è una denuncia, una denuncia non è un’incriminazione, un’incriminazione non è una sentenza. Sembra ovvio, ma in Italia non lo è.

[…] Le accuse restano per sempre, e qualcosa rimane comunque appiccicato, come ben sa chi le lancia, soprattutto oggi grazie alla Rete che diffonde informazione e disinformazione con equanime indifferenza, senza distinguere, e non è la bocca della verità, ma soltanto una enorme bocca. Il 15% degli americani è, e sarà per sempre, convinto che Barack Obama sia mussulmano, perché la falsa notizia è circolata in Rete. E se essere mussulmano non è una colpa, altro che agli occhi di celebri impostori, certamente è un formidabile handicap politico.

[…] La censura ha i propri migliori amici in coloro che abusano della libertà di espressione.

[…] Lei si rende conto di offendere senza volerlo i magistrati che in Sicilia hanno incriminato legioni di pezzi grossi, hanno rischiato carriere e perduto la vita nella lotta infinita contro la Mafia, affermando, come nella sostanza fanno i cavalieri della verità da talk show e da blog, che in 30 anni, dalla famosa società di Schifani nel 1979, non avrebbero mai trovato il coraggio, o la materia, per denunciarlo e incriminarlo? Tutti complici? Tutti vigliacchetti? Tutti servi del potere, anche quando il potere apparteneva ad altri? Tutti mafiosi pure loro?

[…] Anche travestire opinioni, o interpretazioni, da fatti è una maniera micidiale per inquinare e perciò inesorabilmente distruggere l’informazione, non c’è soltanto la censura con l’accetta. Condivido appieno la sua angoscia, ma non supereremo questa fase orribile dell’informazione italiana idolatrando o demonizzando chi accarezza o arruffa il pelo del nostro rancore tifoso.