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Quando La Politica E’ Fatta In TV…

la migliore analisi politica e’ fatta dai critici televisivi

Chi comanda il gioco è Berlusconi: la sinistra si limita a viverlo come una osses­sione, ad attaccarlo, a suggellare in tv la propria subalternità.

Ma Chi Se Ne Importa Di Santoro…

E adesso si sente che Santoro avrebbe pure bisogno di essere difeso. Manco fosse Aung San Suu Kyi. Scrive Peter Gomez:

“E qui veniamo al secondo problema: quanti tra i sedicenti liberali alle vongole protagonisti della vita pubblica italiana, politici, editorialisti, direttori di giornali, capitani d’industria, prenderanno posizione per difendere non Santoro o Vauro, ma un principio? Io credo pochi. Perché la libertà di parola nasce nel ‘700 per poter parlare male di chi stava al potere. Per parlarne bene, infatti, c’erano già i cortigiani. C’erano allora e ci sono ancora. “

Ma difendere la liberta’ di parola e’ una cosa seria: troppo seria, di fronte ai giornalisti morti ammazzati, ai politici imprigionati, ai diritti civili calpestati di qua e di la’ perche’ un liberale e libertario si debba far fare ostaggio di chi provoca perche’ vuole provocare.

All’accusa delle vongole si puo’ rispondere che delle cozze piene di veleni non me ne importa un calamaro secco.

Si difendano da soli le loro polemiche create ad arte, per fare audience e quindi soldi. Come scrivevo in tempi non sospetti riguardo a un argomento molto simile:

“Ora, con tutti i problemi che esistono sul pianeta, davvero non me ne importa un tubo della voglia degli organizzatori della mostra al quartiere San Vitale di Bologna, di farsi impallinare, o di riuscire a dominare chi si ritiene offeso dell’esistenza stessa di quella mostra. Gli uni (e gli altri) fanno parte del problema, non della soluzione”

Avere poi un programma in RAI e lamentarsi di non poter parlare mi sembra una colossale montatura.

ps un pensiero per Vaso-Di-Coccio Vauro che e’ stato scelto come vittima sacrificale per fare contenti tutti. Ma sono sicuro che non rischiera’ la fame o la galera, e i suoi familiari non saranno seguiti da alcuna polizia segreta.

Contro il Ribellismo, Un Nuovo Antifascismo Per il XXI Secolo

Il sito Peacelink ha pubblicizzato una straordinaria serie di lettere scritte dal giornalista Paolo Barnard, riguardo la situazione italiana: straordinaria perche’ Barnard, lungi dal cantare con il coro, mette il coltello nella piaga (e lo gira vistosamente) dei difetti dei Grillini, dei Travagliati, dei fissati con Report, di tutti coloro insomma che pensano che andare a sentire dei tizi che fanno per mestiere la lagna e la denuncia, serva davvero a risolvere anche uno solo dei loro problemi.

Barnard, che decisamente non e’ un Masaniello, va al di la’ della moda del momento, e indica chiaramente chi dovrebbe fare una seria autocritica: ciascun Cittadino Italiano,

i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, […] quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono ‘belle anime’ in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l’istrione egomaniacale di turno […]

In un eccezionale momento di consapevolezza, Barnard invita invece ciascuno a

farsi carico dei propri talenti [e] delle proprie responsabilità [per] poi accettare ciascuno di noi di pagare ogni prezzo lungo la strada per un mondo migliore [con il fine di] divenire in altre parole cittadini adulti […] senza guru e senza vip

Barnard si chiede infatti, retoricamente:

a cosa cavolo sta servendo la compulsiva aggiunta di denunce a denunce, di indignazione a indignazione […]

[Grillo, Travaglio, etc] hanno dato l’avvio in Italia a una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione, ovvero la febbre della denuncia dei misfatti politici a mezzo stampa o editoria, con tanto di pubblici inquisitori che ne sfornano a ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo serva a cambiare l’Italia. […]

Lo sappiamo già alla nausea cosa non va, basta […] 

 

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Neanche Barnard e’ da prendere come il Prossimo Guru, il mago che migliorera’ l’Italia con la bacchetta magica.

Prima di tutto per motivi naturalissimi, perche’ Barnard non viene da un altro pianeta, ed e’ intriso anch’egli di un certo modo di pensare: a cominciare dalla inutilmente tragicissima descrizione della situazione economica e di corruzione nel Bel Paese (manco fosse un incrocio fra lo Zimbabwe e la Corea del Nord):

Sapete perché la situazione è disperata? Non perché abbiamo a che fare con la meschinità, corruttela, avidità, vippismo, disonestà del Sistema, ma perché il Movimento che voleva quell’Altro Mondo Possibile è anch’esso miserabilmente meschino, corrotto, avido, Vip, disonesto, e cioè qualitativamente identico al Sistema che vorrebbe contrastare

Ci sono anche delle note elitiste, quasi da “Migliorismo”, che se fossero vere consegnerebbero all’inutilita’ ogni sforzo di cambiamento:

il 99% degli italiani che votano e consumano ci ignorano totalmente, perché li abbiamo abbandonati, abbandonati alla comunicazione di chi invece ha lavorato 24 ore su 24 per 35 anni per parlargli, di chi si è mischiato fra di loro e li ha ipnotizzati, e cioè le destre neoliberali

Li’ Barnard aggiunge addirittura un’improvvida e controproducente deumanizzazione del “nemico”:

le destre neoliberali grandi promotrici dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità [comandate da un] Potere [che ha annullato] ogni individualismo fra i potenti, […] immensamente competente, sempre silenzioso, […] con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali

Non ha molto senso chiedere di sviluppare la propria individualita’ per lottare contro un inumano “Potere” che avrebbe masticato “i potenti” e “i cervelli piu’ abili” (i quali evidentemente non sarebbero ne’ potenti, ne’ abili).

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Ma queste sono pecche secondarie; l’argomento piu’ importante riguarda la necessita’ di:

divenire ciascuno singolarmente il Personaggio di se stesso, il Leader di se stesso, il Travaglio-Grillo-Ciotti-Zanotelli ecc. di se stesso….Ciascuno di noi sul proprio palco […] non importa quanto colti, quanto intelligenti, quanto connessi, poiché l’unico motore del nostro agire [deve] essere la fede nell’insostituibile importanza di ciascuno di noi […]

[Occorrerebbe] la nascita di un insieme di cittadini capaci di agire sempre, indipendentemente da qualsiasi cosa, capaci di combattere anche da soli, anche in assenza dei trascinatori, per sé e con sé, dunque potenti, affidabili e durevoli, sani in una dialettica sociale sana. Gente in grado di analisi attente e indipendenti di ogni evento, alla ricerca della giusta soluzione, e che mai si farebbe trascinare dall’errore fatale dell’adesione acritica all’analisi di qualcun altro. Questo avrebbe fatto tremare i palazzi, questo li avrebbe spazzati via, questo e solo questo avrebbe cambiato la nostra Italia

E perche’? Perche’ “il giusto che [Grillo, Travaglio, etc] invocano e operano è ben poca cosa di fronte al danno che nell’insieme (e più o meno consapevolmente) essi causano attraverso l’annullamento di così tanti”

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E’ ovvio che se ognuno ragiona con la propria testa come auspicato da Barnard, non e’ detto che tutti saranno d’accordo su tutto. Semmai accadra’ il contrario: persone perfettamente ragionevoli ed assolutamente etiche sono comunque dotate di sensibilita’ diverse, e se arrivano a conclusioni contrastanti se non assolutamente opposte (io, per esempio, ho la sensazione di non avere molto in comune con il pensiero politico-economico di Barnard) non c’e’ da gridare all’eresia o allo scandalo, ma anzi occorrerebbe celebrare la diversita’ e la ricchezza dello spirito umano.

E qual’e’ il contrario di tutto cio’? L’omologazione, il Pensiero Unico, la lotta contro ogni dissidenza, la demonizzazione di chi non “canta con il coro”. La perdita della propria identita’ nel mare della “massa”, per divenire indistinguibile nel mucchio.

Come una paglia in un fascio. L’alternativa all’essere “leader di se stessi” e’ il Fascismo (mussoliniano, leninista, “di destra” o “di sinistra” che sia).

Barnard, forse anche senza accorgersene, ha descritto le basi per un Nuovo Antifascismo, non piu’ fissato con il contrastare le idee di Benito, ma forte abbastanza da chiamare per quello che sono tutti i movimenti di massa (inclusi quelli che si dichiarano antifascisti per impedire la libera espressione delle idee altrui)

ci stiamo facendo annullare dai metodi e dalle strutture di rapporto di alcune personalità divenute nostri leader, e dal fumo negli occhi che costoro sono riusciti a soffiarci. Siamo ridotti oggi a poca cosa, ci stiamo auto consegnando all’irrilevanza, nonostante l’apparenza sulla superficie sembri dimostrare l’esatto contrario […] Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti […] più sapere, capacità, importanza, carisma, coraggio e visibilità noi gli attribuiamo meno ne attribuiamo a noi stessi […].

Riguardatevi la folla del V-day di Bologna e ragionate solamente su tutte quelle mani alzate e sulle ovazioni. Cosa trasmettevano se non una colossale attribuzione di potere a coloro che cavalcavano quel palco? […]

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DI critiche nel testo di Barnard non c’e’ davvero risparmio:

Marco Travaglio nel 2006 ha scritto e detto che è impossibile che in Tv possa stare chiunque sia libero, che questo è assolutamente impensabile perché “chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha…”…Non avete visto che costui oggi è in Tv a ritmo continuo? Non vedete contraddizioni? E’ cambiata la RAI di colpo? […]

Non vi state accorgendo che Grillo sta riportando l’Inquisizione in Italia? Laica, ma sempre inquisizione è, urlata nelle piazze e nei palazzetti dello sport, nei siti. Cosa facciamo a urli, sparate di certezze assolute e bava alla bocca? […]

[E’] inammissibile [la] retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi […]

[Da notare anche] gli insulti a raffica come strumento dialettico del nuovo Guru, in totale sintonia con le dialettiche ‘celoduriste’  [e] il pressappochismo delle denunce, le sparate nel mucchio, l’urlo come garante di affidabilità di un’affermazione, che ha rimpiazzato del tutto l’analisi critica con cui dovremmo sezionare ciascuna affermazione prima di promuoverla a verità. E tanto, tristemente, altro […]

questo modo di agire serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che accade. E badate bene che è proprio questa auto assoluzione scodellataci dai nostri Personaggi che ci annulla ulteriormente, poiché ci impedisce di imbatterci nell’unica verità in grado di farci agire, e cioè che alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra. Direbbe Truman: The buck stops here.

 

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L’ultima espressione significa in pratica: basta con gli scaricabarile. Se l’Italia e’ quella che e’ la colpa e’ di ciascuno degli Italiani.

A quando allora un V-Day dove campeggi un enorme specchio, o una tappa dello spettacolo teatrale di Travaglio con le facce degli spettatori in bella mostra su uno schermo?

Temo invece che non accadra’ mai. E continueremo nella nostra miseria del lamento di chi, nel traffico piu’ caotico, si pensa piu’ furbo a tagliare la strada agli altri e a passare con il rosso.

Come disse qualcun’altro: un popolo che se sopporta sbaglia e se si ribella sbaglia in altro modo.

Cari Grillo e Travaglio, Informare Non Basta

Tanto entusiasmo fra Grillini e Travagliati (e non solo) riguardo la trasparenza dell’informazione, la quale permetterebbe ai “cittadini [di] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“. Ad esempio sugli inceneritori.

Naturalmente non sono in disaccordo: diciamo magari che non mi faccio incantare. Perche’ informare non basta: altrimenti con internet e Google, saremmo tutti candidati Premi Nobel.

Come disse Thomas B Macaulay, “la mezza conoscenza e’ peggiore dell’ignoranza“.

Appoggiarsi solo sull’informazione, infatti, fa correre il rischio di dipendere completamente da chi distribuisce tale informazione: incluse, per esempio, le mezze verita’ di un Travaglio che dice che Castelli e’ stato condannato a risarcire 98mila euro dalla Corte dei Conti, che ha davvero chiesto quei soldi: ma il procedimento giudiziario e’ solo agli inizi, e l’ex-Ministro della GIustizia ha bene il diritto di contestare quella richiesta.

Cio’ che manca, quando si fa informazione, e’ l’educazione: la quale dovrebbe in primo luogo essere l’educazione di se stessi, perche’ senza gli strumenti necessari si possono prendere grandi abbagli o, appunto, si rischia di essere tirati per il naso da questo o quel manipolatore di popoli.

Altro che “decidere con la propria testa”…

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L’esempio dell’epidemiologia l’ho gia’ fatto: quando un Montanari o un Grillo si dicono allarmati per un aumento del 16% di questa o quella malattia nei pressi di un inceneritore (=informazione), e’ evidente che per mancanza di tempo o voglia o peggio non si rendono conto che anche un aumento del 100% potrebbe al massimo essere caratterizzato come un “debole collegamento” (=educazione).

Un altro esempio riguarda la circolazione stradale: si possono fare molti sforzi per riempire i centri abitati di cartelli che indichino il divieto di procedere a piu’ di 50km/h (=informazione). Ma quanti sanno che quel limite e’ stato scelto perche’, ad andare solo leggermente piu’ veloci, il numero di morti fra i pedoni aumenta a dismisura (=educazione)?

E che dire del monossido di di-idrogeno, mortale alla respirazione, distruttore della superficie terrestre e fondamentale nella formazione delle piogge acide (=informazione)? Peccato che si tratti della comunissima acqua (H2O) (=educazione).

Altri esempi di “seminformazione” su questa pagina.

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E’ questa, forse, la grande tragedia di Internet: la capacita’ di seppellire i suoi navigatori di informazione, spesso pero’ senza alcuna possibilita’ di convertire tutto cio’ in quella comprensione necessaria affinche’ i “cittadini [possano] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“.

Travaglio secondo Zucconi

Quello sconosciuto di D’Avanzo non basta…sentiamo cosa dice Vittorio Zucconi, anch’egli difficilmente inquadrabile fra i seguaci di Berlusconi e di Schifani (al quale riserva giudizi molto pesanti, del tipo “siamo di fronte al cavallo di Caligola“), riguardo la Bocca della Verita’, alias Marco Travaglio:

Il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione, cosa assai diversa dalla libertà di opinione che senza mezzi per esprimerla serve al massimo a litigare al bar, non significa il diritto di dire qualsiasi cosa e soprattutto non comporta il diritto di accusare.

[…] Un giornalista non è un magistrato, come un magistrato non è un giornalista. Cadere nella presunzione del proprio ruolo inquisitorio, soltanto perché si dispone dello strumento per farlo, non è informazioni, è egolatria da indici d’ascolto e diritti d’autore. Gli standard giornalistici per un’inchiesta, anche la più rigorosa, non sono fortunatamente quelli della giustizia penale e la giustizia penale non dovrebbe esprimersi attraverso i mass media, ma attraverso gli atti.

Un’accusa non è una denuncia, una denuncia non è un’incriminazione, un’incriminazione non è una sentenza. Sembra ovvio, ma in Italia non lo è.

[…] Le accuse restano per sempre, e qualcosa rimane comunque appiccicato, come ben sa chi le lancia, soprattutto oggi grazie alla Rete che diffonde informazione e disinformazione con equanime indifferenza, senza distinguere, e non è la bocca della verità, ma soltanto una enorme bocca. Il 15% degli americani è, e sarà per sempre, convinto che Barack Obama sia mussulmano, perché la falsa notizia è circolata in Rete. E se essere mussulmano non è una colpa, altro che agli occhi di celebri impostori, certamente è un formidabile handicap politico.

[…] La censura ha i propri migliori amici in coloro che abusano della libertà di espressione.

[…] Lei si rende conto di offendere senza volerlo i magistrati che in Sicilia hanno incriminato legioni di pezzi grossi, hanno rischiato carriere e perduto la vita nella lotta infinita contro la Mafia, affermando, come nella sostanza fanno i cavalieri della verità da talk show e da blog, che in 30 anni, dalla famosa società di Schifani nel 1979, non avrebbero mai trovato il coraggio, o la materia, per denunciarlo e incriminarlo? Tutti complici? Tutti vigliacchetti? Tutti servi del potere, anche quando il potere apparteneva ad altri? Tutti mafiosi pure loro?

[…] Anche travestire opinioni, o interpretazioni, da fatti è una maniera micidiale per inquinare e perciò inesorabilmente distruggere l’informazione, non c’è soltanto la censura con l’accetta. Condivido appieno la sua angoscia, ma non supereremo questa fase orribile dell’informazione italiana idolatrando o demonizzando chi accarezza o arruffa il pelo del nostro rancore tifoso.

Travaglio: Un Sintomo del Disastro Italiano, non la Cura

Sante parole, quelle di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di oggi (La lezione del caso Schifani):

[e’ possibile] dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli “i fatti” quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E’ un metodo di lavoro [quello di Travaglio] che soltanto abusivamente si definisce “giornalismo d’informazione”.

[…] Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. […] Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore.

[…] E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale

:Il problema, in fondo, non e’ Travaglio: il problema e’ in questo frangente della storia d’Italia, ogni cretino che gioca ad andare controcorrente e’ capace di raccogliere uno stuolo di sostenitori, tutti volenterosamente impegnati contro “il sistema” ma senza alcuna speranza di risolvere alcunche’.

Masaniello, dopotutto, non era francese, tedesco o spagnolo.