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Integrazione a “Cina, Traffici di Morte”

A integrazione dell’articolo di Valter Vecellio “Notizie Radicali” del 30 Maggio 2008, recensione del libro “Cina, traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte“, scritto da Harry Wu e dall’associazione Laogai e appena tradotto in Italia dalla casa editrice Guerini e associati:

  • Il 7 ottobre 2007 l’Associazione Medica Cinese ha raggiunto un accordo con l’Associazione Medica Mondiale (WMA), stabilendo che “gli organi di prigionieri e di altri individui in stato di detenzione non devono essere utilizzati a fini di trapianto, fatta eccezione che a favore di membri della famiglia [del detenuto]”.

Quanto sopra e’ stato annunciato, appunto, lo scorso Ottobre al meeting internazionale della WMA a Copenhagen. L’Associazione Medica Cinese, comunque, e’ controllata direttamente dal Governo, quindi non e’ solamente un “accordo fra associazioni”. Ulteriori dettagli sono disponibili in rete in inglese al link: http://www.medicalnewstoday.com/articles/84754.php

Questo naturalmente non assolve nessuno dalla “colpa” di aver tollerato se non favorito la pratica dell’espianto a scopo di lucro dai cadaveri dei condannati a morte. D’altra parte le differenze di sensibilita’ e culturali vanno gestite e se possibile risolte, e questo non va sempre fatto seguendo la strategia del “muro contro muro”.

  • E’ anche da notare che il rapporto di Harry Wu / Laogai appena pubblicato in Italia e’ uscito in inglese nel 2001.

Nel frattempo lo stesso Wu ha avuto modo di dettagliare in base a quali leggi e regolamenti il Governo Cinese si sia sentito in diritto di usare gli organi dei condannati a morte.

Quella e altre “pressioni” hanno portato da una parte all’azione della WMA cui riferivo nel messaggio precedente; e dall’altra anche ad ulteriori cambiamenti e chiarificazioni da parte del Governo di Pechino.

Insomma adesso c’e’ da “lavorare” piu’ che da indignarsi come nel 2001.

Ritengo importante riportare queste informazioni, altrimenti i lettori di NR e di quel libro rischiano di combattere una battaglia con sette anni di ritardo.

Speriamo solo che i “nostri” editori siano nel futuro piu’ solleciti…