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Sisma Cile, Scienziati dell’Agenzia Spaziale Italiana smentiscono la Nasa

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

‘Il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no…’

di Maurizio Morabito

Fra i grossi titoloni dopo il terremoto in Cile del mese scorso, campeggiavano anche le affermazioni del prestigiosissimo Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena (California) secondo il quale addirittura il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no, in base alle precisissime osservazioni del Centro di Geodesia Spaziale (CGS) dell’Agenzia Spaziale Italiana a Matera.

E’ una storia questa che speriamo faccia capire l’importanza di differenziare fra i calcoli teorici e le misurazioni del mondo reale. E’ stato infatti proprio sulla base di modelli al calcolatore che il team statunitense capeggiato da Richard Gross del JPL ha annunciato all’inizio di marzo come l’enorme spostamento di masse all’interno del pianeta in occasione del sisma cileno avrebbe portato a un accorciamento del giorno di 1,26 milionesimi di secondo, e spostato l’asse di rotazione di ben 8 centimetri. Nessuna conseguenza avvertibile nella vita quotidiana, ma a pochi anni da effetti di simile magnitudine dopo il terremoto di Natale del 2004 a Sumatra, abbastanza da richiamare l’attenzione riguardo una Terra che almeno apparentemente spesso si sposterebbe di qua e di la’.

Affermazioni quelle di Gross che fanno il giro del mondo. Cosa che purtroppo non succede invece con chi il pianeta lo misura effettivamente, e non solo nella memoria di un supercomputer che per quanto veloce non puo’ sostituire la realta’. Il 4 marzo esce infatti in sordina e in inglese un comunicato a firma Giuseppe Bianco del CGS, un centro italiano che da Matera e’ ufficialmente riferimento mondiale nelle straordinariamente precise misurazioni laser della posizione del pianeta Terra (lo International Laser Ranging Service, ILRS).

Bianco conferma che “come per ogni evento che produce un movimento di massa della Terra, il recente terremoto estremamente violento in Cile ha anche causato uno spostamento dell’asse terrestre di inerzia rispetto al suo asse di rotazione”. Pero’, continua Bianco,”occorre rilevare che movimenti molto più grandi si verificano di continuo, soprattutto come il risultato di una circolazione atmosferica ed oceanica”.

E cosa dicono i laser dell’ILRS? “I risultati preliminari non mostrano differenze significative, vale a dire superiori […] a circa tre centimetri”. Cosa e’ successo, dunque? La NASA ha parlato troppo presto? “Questa valutazione si differenzia da quelle ottenute con i modelli teorici del pianeta (come quella prodotta dal Jet Propulsion Lab di Pasadena, California), che possono valutare la portata di uno spostamento sulla base dei dati geofisici e sismologici. Questo è il tipo di calcolo utilizzati per le previsioni meteorologiche, che si basano su dati osservati prima di una data particolare, e sui modelli teorici di come si sviluppino i fenomeni atmosferici”.

Sarebbe facile fare dell’ironia dunque sul come tutto cio’ spieghi alcune diciamo cosi’ “imprecisioni” nelle previsioni del tempo. Una cosa e’ comunque certa: il messaggio da Matera e’ che anche i supercomputer della NASA, nel loro piccolo, possono sbagliare. E sbagliano

Lettera Da Cestinare (O Quasi)

Ma possibile che sia cosi’ diffusa l’idea di approfittare immediatamente delle tragedie altrui per portare avanti questa o quella idea? Adesso arriva il Sindaco del Comune di Cassinetta di Lugagnano (MI) che scrive al Presidente del Consiglio per dirgli di interrompere un po’ tutto cio’ che non serve a proteggere la popolazione dai rischi sismici.

O almeno cosi’ si presenta. Ma l’impressione, come detto da un altro commentatore, e’ che si colga “l’occasione di un emergenza per proporre l’annullamento di progetti importanti che già non condivideva prima”.

Infatti la lettera di Domenico Finiguerra e’ piena di dettagli su quello che va interrotto, tagliato e rinunciato, mentre dal punto di vista propositivo resta troppo sul vago (”aumentare gli stanziamenti dei fondi…”: di quanto? con quali obiettivi? per esempio “aumentare XXX a 10mld all’anno in modo da mettere in sicurezza il 99% delle costruzioni scolastiche entro il 2015″).

L’ennesimo episodio scaldacuori, insomma, ma che non portera’ a niente di concreto perche’ in fondo in fondo, non lo si chiede davvero. Ed e’ un peccato perche’ una decisa spinta verso la risoluzione dei problemi idrogeologici, e la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati, sarebbe davvero una bella proposta per il momento. E non e’ di destra o di sinistra.

Terremoti, o Come Uccidere I Propri Pronipoti

Certo che a essere cinici ci sarebbe da star proprio tristi…il trio Radicale si impegna per l’otto per mille ma perche’ vuole togliere i soldi ai preti, Tremonti si agita sul cinque per mille ma perche’ non vuol tirar fuori troppi fondi di tasca sua, l’IdV si attacca a tutto per fare le scarpe a Bertolaso (il quale almeno da’ l’impressione di essere una persona seria).

Milioni di italiani intanto si indignano contro gli scandali costruttivi abruzzesi, seduti di fronte alla TV nel loro immobile abusivo e/o condonato e/o in zona a rischio immediato, e mentre meta’ dei parenti lavora in nero e l’altra meta’ e’ stata assunta nepotisticamente, sognano un Paese guidato dalla competenza.

I piani di evacuazione per Messina e Reggio Calabria brillano ma naturalmente solo per la proverbiale assenza.

Geometri e architetti dalla Vetta d’Italia a Pantelleria continuano a usare cemento armato a piu’ non posso, e la Nazione si prodiga ad uccidere quanti piu’ nipoti e pronipoti possibile.

Tirem innanz’.

Troppi Crolli…Il Tempo Delle Analisi Invece Che Delle Polemiche

Che qualcuno abbia voluto risparmiare sul cemento armato, e’ naturale. Che qualcun’altro abbia speculato in generale sul materiale e le tecniche edilizi, e’ ovvio. Ma che lo abbiano fatto in cosi’ tanti e tutti assieme, a L’Aquila poi, mi sembra un po’ troppo.

Aggiungiamo poi il fatto che sono crollate strutture medievali, e la spiegazione piu’ logica e’ che il terremoto del 5-6 Aprile 2009 non sia stato un “solito” sisma. Qualcosa insomma che le “solite” costruzioni antisismiche hanno avuto difficolta’ a resistere.

E’ solo un’ipotesi, naturalmente. Ma prima di incolpare ingegneri e architetti vari, aspetterei una buona analisi da parte dei sismologi. Forse la magnitudo (scala Richter) non e’ tutto.

Scavare, Scavare, Scavare: Oltre Pasqua!!

Dopo un terremoto sembra ci sia sempre voglia di smettere quanto prima di scavare sotto le macerie. Adesso in Abruzzo si parla di Pasqua, cioe’ 6 giorni dopo il terremoto. E’ davvero troppo presto: ci sono casi documentati di recuperi dopo 14 giorni e fino ad allora bisogna continuare a sperare. E perche’ no?

Canzone di Maremoto

(libera traduzione dall’originale “Here Comes The Flood” di Peter Gabriel, una canzone che straordinariamente sembra descrivere perfettamente il maremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria il 28 dicembre 1908 )

Ecco, arriva la marea

Quando arriva la notte
I disturbi crescono
Fra le onde radio
E tante altre cose strane
Accadono, come preavvisi del futuro prossimo
Poi ecco le stelle del mare senza piu’ rifugio
Immobili attendono, la marea
Noi, non abbiamo piu’ direzione,
ne’ possiamo scegliere da che parte stare

Percorrevo il vecchio sentiero
Vuoto sul bordo, nel vuoto delle acque
Sulle colline intorno
Stavano diventando grandi, bambini e bambine
Quando da sotto il mondo di pietra e’ venuto in su’
Con onde di metallo scaraventate verso il cielo
E mentre i chiodi si conficcavano nelle nubi, la pioggia
Era calda, e inzuppava gia’ la gente

Ecco, arriva la marea
Diciamo addio alla nostra carne, e alle nostre ossa
Se poi i mari torneranno al silenzio
Di fronte a qualcuno ancora vivo
Sopravviveranno quelli con la loro isola
Bevete pure, voi che ancora sognate. Fra poco tornera’ l’asciutto

Quando e’ il momento della marea
Non hai piu’ casa, non hai piu’ mura
Nel fragore di tuono
Ci sono mille anime, in un lampo
Non aver paura di piangere a cio’ che vedi
Tutti sono andati via, ci siamo solo noi
E se poi ci perdiamo prima dell’alba, costruiranno
Su quel che resta di noi

Ecco, arriva la marea
Diciamo addio alla nostra carne, e alle nostre ossa
Se poi i mari torneranno al silenzio
Di fronte a qualcuno ancora vivo
Sopravviveranno quelli con la loro isola
Bevete pure, voi che ancora sognate. Fra poco tornera’ l’asciutto

Terremoto 1908: da Londra allo Stretto Per Celebrare il Centenario del Sisma

(un’intervista al sottoscritto, da parte di Peppe Caridi)

Terremoto 1908: da Londra allo Stretto per celebrare il centenario del sisma

Proposta riguardo la MANIFESTAZIONE PRO TIBET A ROMA 15 GIUGNO

Lettera inviata ad alcuni Parlamentari e Dirigenti Radicali riguardo la manifestazione pro-Tibet del 15 Giugno a Roma, al Colosseo dalle 17 in poi “convocata dalla Comunita’ tibetana in Italia e aperta a tutte le forze politiche per non dimenticare la repressione ancora in corso in Tibet”. Nella lettera riprendo argomenti recentissimamente trattati in questo blog.

Carissimi

Permettetemi di inviare una proposta riguardo la manifestazione pro-Tibet di dopodomani.

Matteo sa gia’ qualcosa al riguardo, in parte, che ho scritto sulla mailing list toscana.

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Abbiamo una grande occasione, dopodomani, per portare avanti l’idea di Marco [Pannella] per un “Tibet libero” e una “Cina libera”, se riusciamo ad uscire dagli antichi confini della nostra giustificatissima lotta politica a favore del popolo tibetano.

Se e’ vero infatti che la solidarieta’ al Governo cinese per il terremoto non puo’ essere un alibi per chiudere gli occhi sulla repressione in Tibet, e’ anche vero che i manifestanti pro-Tibet possono aprire un’opportunita’ di dialogo e comprensione reciproca con la Cina stessa, ricordando il disastro del terremoto nello Sichuan giusto un mese fa.

Non sto suggerendo di organizzare veglie funebri. E non sto dicendo di organizzare un atto di solidarieta’ morale “di buona coscienza a buon mercato”.

Quello che propongo e’ il riconoscimento degli effetti del terremoto, inclusi i cambiamenti nella societa’ cinese, con la dirigenza improvvisamente fotogenica, la grande partecipazione alla raccolta di aiuti (sia a livello personale, sia con una vera competizione fra le citta’ tutte a cercare il prestigio di essere quella che ha donato di piu’), le proteste molto pubbliche sulla qualita’ degli edifici, etc etc.

Quanto e’ piu’ libera la Cina di oggi, in base a quello che si e’ visto dopo il terremoto, rispetto a quella di sei mesi fa? Se ci interessa un Tibet libero, e se ci interessa una Cina libera in cui si sviluppi la democrazia si sviluppi, di fronte a una tragedia colossale occorre allora manifestare la nostra capacita’ di capire il loro dolore, cosi’ grande.

I disastri “naturali” (che poi tanto “naturali” non sono, visto che sono crollate soprattutto le scuole) hanno sempre avuto un profondo significato politico. In Italia non esisterebbe la Protezione Civile se non ci fosse stato il terremoto del 1908 a Messina. Il disastro del ciclone Nargis e’ stato usato da tanti per forzare cambiamenti nel regime birmano. Il comportamento del Presidente George W Bush e dei suoi “collaboratori” al tempo dell’uragano Katrina rimarra’ probabilmente come esempio piu’ calzante del fallimento di 8 anni di amministrazione neo-cons.

E l’effetto potenziale della nostra scelta, sui Cinesi che devono e sono nostri interlocutori, e’ davvero grande: perche’ se alla grande tragedia appena passata dimostriamo di non voler dedicare il nostro tempo, analogamente si potra’ dire che altri possano non voler dedicare il loro tempo alla grande tragedia della storia recente del Tibet.

E questo se permettete vale ancor di piu’ per noi Italiani, e per tutti i nostri morti a causa degli innumerevoli terremoti che colpiscono il nostro Paese. 

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Non occorrono gesti eclatanti per fare un grosso gesto simbolico. Per esempio, si potrebbero accendere 70 candele, una per ogni mille morti del terremoto.

Ci possono essere altre forme: come il manifestare con bandiere tibetane e cinesi insieme, per ricordare a tutti come le politiche recenti abbiano messo in prigione il Tibet, e ucciso decine di migliaia di cinesi stessi, grazie all’assenza, fino ad oggi, di strumenti di controllo e protesta legale da parte delle popolazioni di ogni etnia.

Questi “strumenti di controllo” stanno venendo fuori, grazie alla nascita di una societa’ civile che non dipende dal Partito Comunista, e questa nascita andrebbe sottolineata assieme a tutto il resto: perche’ la Cina non sara’ mai libera, e il Tibet non sara’ mai libero, “grazie” a forzature che vengano dall’esterno.

E’ un momento di possibile cambiamento questo, in Cina.

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Il mio non e’ un invito a “manifestazioni di solidarieta’ a seguito di disastri naturali“: il fatto e’ che il terremoto e’ capitato proprio mentre ci occupavamo di Cina. Parlare di Cina significa quindi parlare (o tacere) del terremoto.

Snobbandolo invece, e con quello tutte le sue conseguenze e cambiamenti umani, sociali e politici, non ci facciamo certo del bene. Anzi, diventiamo irrilevanti: anche quei Cinesi che desiderino cambiare il sistema despotico del loro Paese, non potranno che trovare la nostra compagnia quantomai imbarazzante.

Ma come, si chiederanno, questi (noi) parlano di “pace, liberta’ e giustizia” e non possono neanche degnarsi di un solo pensiero riguardo 70mila morti?

E infatti, l’unico risultato pratico delle proteste (pre-terremoto) contro la Torcia Olimpica, e’ stato una generale sensazione fra i Cinesi, di essere vittime di un insulto collettivo (la qual cosa non e’ tanto lontana dal vero, nel caso delle proteste piu’ violente).

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Quando parliamo di Tibet e Cina, oggi, nel giugno 2008, dedichiamo quindi un angolino della manifestazione ai morti del terremoto.

Cerchiamo di andare oltre le solite contrapposizioni. Non e’ il karma negativo ad aver ucciso tutti quegli scolaretti, ma la combinazione della tettonica a zolle, dell’imperizia umana, e dell’incapacita’ politica di prendersi cura dei propri concittadini di ogni etnia.

Chi puo’ chiudere gli occhi su 70mila morti, 370mila feriti e 17mila dispersi, puo’ chiudere gli occhi su tutto. E allora invece di esporre bandiere tibetane, forse sarebbe piu’ onesto bruciare bandiere cinesi!

saluti
maurizio – londra

Terremoto: Mai Perdere La Speranza

Dopo un terremoto, e dopo il terremoto (o forse, i terremoti) in Cina questo mese, i discorsi sull'”ormai e’ passato troppo tempo” tornano con agghiacciante regolarita’.

In realta’ e’ noto fin dai tempi del sisma di Messina del 1908 che le capacita’ di sopravvivenza umane sono molto piu’ grandi di quanto stimato, e non bisogna perdere la speranza, mai, o almeno per tre settimane. Certo non per una manciata di giorni.

Scavare, scavare, scavare: nient’altro ha senso, adesso.