Tag Archives: Sichuan

Proposta riguardo la MANIFESTAZIONE PRO TIBET A ROMA 15 GIUGNO

Lettera inviata ad alcuni Parlamentari e Dirigenti Radicali riguardo la manifestazione pro-Tibet del 15 Giugno a Roma, al Colosseo dalle 17 in poi “convocata dalla Comunita’ tibetana in Italia e aperta a tutte le forze politiche per non dimenticare la repressione ancora in corso in Tibet”. Nella lettera riprendo argomenti recentissimamente trattati in questo blog.

Carissimi

Permettetemi di inviare una proposta riguardo la manifestazione pro-Tibet di dopodomani.

Matteo sa gia’ qualcosa al riguardo, in parte, che ho scritto sulla mailing list toscana.

==========

Abbiamo una grande occasione, dopodomani, per portare avanti l’idea di Marco [Pannella] per un “Tibet libero” e una “Cina libera”, se riusciamo ad uscire dagli antichi confini della nostra giustificatissima lotta politica a favore del popolo tibetano.

Se e’ vero infatti che la solidarieta’ al Governo cinese per il terremoto non puo’ essere un alibi per chiudere gli occhi sulla repressione in Tibet, e’ anche vero che i manifestanti pro-Tibet possono aprire un’opportunita’ di dialogo e comprensione reciproca con la Cina stessa, ricordando il disastro del terremoto nello Sichuan giusto un mese fa.

Non sto suggerendo di organizzare veglie funebri. E non sto dicendo di organizzare un atto di solidarieta’ morale “di buona coscienza a buon mercato”.

Quello che propongo e’ il riconoscimento degli effetti del terremoto, inclusi i cambiamenti nella societa’ cinese, con la dirigenza improvvisamente fotogenica, la grande partecipazione alla raccolta di aiuti (sia a livello personale, sia con una vera competizione fra le citta’ tutte a cercare il prestigio di essere quella che ha donato di piu’), le proteste molto pubbliche sulla qualita’ degli edifici, etc etc.

Quanto e’ piu’ libera la Cina di oggi, in base a quello che si e’ visto dopo il terremoto, rispetto a quella di sei mesi fa? Se ci interessa un Tibet libero, e se ci interessa una Cina libera in cui si sviluppi la democrazia si sviluppi, di fronte a una tragedia colossale occorre allora manifestare la nostra capacita’ di capire il loro dolore, cosi’ grande.

I disastri “naturali” (che poi tanto “naturali” non sono, visto che sono crollate soprattutto le scuole) hanno sempre avuto un profondo significato politico. In Italia non esisterebbe la Protezione Civile se non ci fosse stato il terremoto del 1908 a Messina. Il disastro del ciclone Nargis e’ stato usato da tanti per forzare cambiamenti nel regime birmano. Il comportamento del Presidente George W Bush e dei suoi “collaboratori” al tempo dell’uragano Katrina rimarra’ probabilmente come esempio piu’ calzante del fallimento di 8 anni di amministrazione neo-cons.

E l’effetto potenziale della nostra scelta, sui Cinesi che devono e sono nostri interlocutori, e’ davvero grande: perche’ se alla grande tragedia appena passata dimostriamo di non voler dedicare il nostro tempo, analogamente si potra’ dire che altri possano non voler dedicare il loro tempo alla grande tragedia della storia recente del Tibet.

E questo se permettete vale ancor di piu’ per noi Italiani, e per tutti i nostri morti a causa degli innumerevoli terremoti che colpiscono il nostro Paese. 

====

Non occorrono gesti eclatanti per fare un grosso gesto simbolico. Per esempio, si potrebbero accendere 70 candele, una per ogni mille morti del terremoto.

Ci possono essere altre forme: come il manifestare con bandiere tibetane e cinesi insieme, per ricordare a tutti come le politiche recenti abbiano messo in prigione il Tibet, e ucciso decine di migliaia di cinesi stessi, grazie all’assenza, fino ad oggi, di strumenti di controllo e protesta legale da parte delle popolazioni di ogni etnia.

Questi “strumenti di controllo” stanno venendo fuori, grazie alla nascita di una societa’ civile che non dipende dal Partito Comunista, e questa nascita andrebbe sottolineata assieme a tutto il resto: perche’ la Cina non sara’ mai libera, e il Tibet non sara’ mai libero, “grazie” a forzature che vengano dall’esterno.

E’ un momento di possibile cambiamento questo, in Cina.

====

Il mio non e’ un invito a “manifestazioni di solidarieta’ a seguito di disastri naturali“: il fatto e’ che il terremoto e’ capitato proprio mentre ci occupavamo di Cina. Parlare di Cina significa quindi parlare (o tacere) del terremoto.

Snobbandolo invece, e con quello tutte le sue conseguenze e cambiamenti umani, sociali e politici, non ci facciamo certo del bene. Anzi, diventiamo irrilevanti: anche quei Cinesi che desiderino cambiare il sistema despotico del loro Paese, non potranno che trovare la nostra compagnia quantomai imbarazzante.

Ma come, si chiederanno, questi (noi) parlano di “pace, liberta’ e giustizia” e non possono neanche degnarsi di un solo pensiero riguardo 70mila morti?

E infatti, l’unico risultato pratico delle proteste (pre-terremoto) contro la Torcia Olimpica, e’ stato una generale sensazione fra i Cinesi, di essere vittime di un insulto collettivo (la qual cosa non e’ tanto lontana dal vero, nel caso delle proteste piu’ violente).

====

Quando parliamo di Tibet e Cina, oggi, nel giugno 2008, dedichiamo quindi un angolino della manifestazione ai morti del terremoto.

Cerchiamo di andare oltre le solite contrapposizioni. Non e’ il karma negativo ad aver ucciso tutti quegli scolaretti, ma la combinazione della tettonica a zolle, dell’imperizia umana, e dell’incapacita’ politica di prendersi cura dei propri concittadini di ogni etnia.

Chi puo’ chiudere gli occhi su 70mila morti, 370mila feriti e 17mila dispersi, puo’ chiudere gli occhi su tutto. E allora invece di esporre bandiere tibetane, forse sarebbe piu’ onesto bruciare bandiere cinesi!

saluti
maurizio – londra

Pro-Tibet o Anti-Cina? Manifestazioni Un Po’ Sceme

scemo: dal latino “semus”, mezzo […]. Agg. Non completo, non pieno; Mancante di una parte; […]

Se e’ vero che la solidarieta’ al Governo cinese per il terremoto non puo’ essere un alibi per chiudere gli occhi sulla repressione in Tibet, non e’ anche vero che i manifestanti a tutta prima “pro-Tibet” non stiano facendo una gran bella figura, strafregandosene del disastro nello Sichuan?

Oppure vogliamo crogiolarci nell’illusione che i disastri naturali non abbiano conseguenze politiche?

Se non viene fatto il minimo sforzo per capire cosa stia succedendo in Cina, non si rischia di diventare dei dischi rotti? Quanto e’ difficile aggiungere alle manifestazioni “pro-tibet”, una candela a ricordo di tutti quei morti?

E no, non sto suggerendo di organizzare veglie funebri. Vorrei solo che quando si parla di Tibet e Cina, venisse dedicato un angolino della manifestazione ai morti del terremoto. Dimenticati i quali, si perde ogni possibilita’ (e aggiungo io, ogni diritto) di dire ai Cinesi cosa sia giusto, e cosa sia sbagliato.

====

Ho posto le domande qui sopra a varie persone ma di risposte finora ce ne sono state poche. Ho la brutta impressione che alla fine pochi o nessuno se ne importi davvero del Tibet, proprio perche’ a pochi o nessuno interessa sapere quali sono state le conseguenze politiche e sociali del terremoto in Cina. Chi puo’ chiudere gli occhi su 70mila morti, 370mila feriti e 17mila dispersi, puo’ chiudere gli occhi su tutto.

Invece di esporre bandiere tibetane, forse sarebbe piu’ onesto bruciare bandiere cinesi.