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Ecco Come Ho Scoperto Il Rapporto Della CIA del 1974 Sul Raffreddamento Globale

(i retroscena della scoperta del rapporto CIA del 1974 che dimostra le vacuita’ delle paure climatiche – articolo originariamente pubblicato su Svipop)

Certo non avevo modo di immaginare come sarebbe andata a finire, quella mattina di un sabato estivo quando per curiosità ho cercato vecchi articoli di carattere meteorologico nel sito del Washington Post. E cosa mi è apparso? Un pezzo del 1976 a firma Jonathan Powers, riguardo, diremmo oggi, “Il deterioramento del meteo mondiale”.

Purtroppo il testo integrale era nascosto, disponibile solo a pagamento, ma nelle due righe iniziali visibili si parlava di un rapporto CIA di due anni prima, che a dire del giornalista suonava come un documento del Club di Roma.

Il Club di Roma? La fine del mondo, più o meno? E che strano, mi sono detto, in tutto l’annoso dibattito riguardo il concetto e il consenso sul raffreddamento globale negli anni ’70, mai una volta avevo letto della CIA. Eppure un trio di un certo peso, Peterson, Connolley e Fleck, avevano perso un mucchio di tempo per pubblicare nell’ottobre 2008 su una prestigiosa rivista dell’American Meteorological Society un lungo e dotto articolo per dire che il consenso scientifico sul global cooling non c’era mai stato, negli anni ’70. Dimenticando, ahimè, di guardare quel rapporto della CIA.

Con la curiosità in continuo aumento mi sono dunque recato in biblioteca, per scoprire che il rapporto CIA “Uno studio della ricerca climatologica in considerazione dei problemi di intelligence” era disponibile, bastava aspettare un paio di giorni per averlo dalla British Library. Tutto facile? Non esattamente: quella che è arrivata è una microfiche, un oggetto fragile e antidiluviano per leggere il quale ho dovuto fare il giro di tre biblioteche nel centro di Londra. Non vi dico poi come è stato difficile stamparne il contenuto su carta, con apparecchiature degne di HG Wells o Flash Gordon e particolarmente pronte a smettere di funzionare.

Eccomi allora con quelle 36 pagine, e subito sono stato colpito dal contenuto. Sembravano una parodia, una presa in giro, uno scherzo fatto da qualche “negazionista climatico” che si era divertito a prendere un documento IPCC qualunque e sosituire (è facile, oggi, con Microsoft Word) ogni riferimento “global warming” con “global cooling”.

Cosa dicevano gli spioni USA nel 1974 infatti? Arriverà il freddo: e con quello, siccita’, alluvioni, meteo impazzita, fame, problemi economici anche nelle nazioni più ricche, rischi di instabilità, l’Africa starà peggio, il Sahara si espanderà, e così via in una vera litania di catastrofi presenti e future, tutto o quasi preso dalla Bibbia, a parte la pioggia di rane (sono sicuro che qualcuno ci stava, e ci sta lavorando).

I modelli climatici? Sono presentati come il futuro della climatologia, e se avremo pazienza, in pochi anni saranno in grado di prevedere il clima che verrà (non l’abbiamo già sentita, questa?).

Consiglio a tutti la lettura di quel rapporto (in inglese, a questo link, incluso (comica finale?) una conferenza a San Diego che stabilisce un consenso scientifico sul raffreddamento globale. Wow!

Alla fine, ho deciso di affidare la “notizia” alla carta stampata (il settimanale The Spectator nel Regno Unito, e il quotidiano Il Foglio in Italia, co-ordinati per un lancio in esclusiva mondiale il 3 dicembre 2009). Più naturalmente il mio blog in inglese, la stessa mattina.

E’ possibile prendere ancora sul serio la climatologia, dopo aver letto quel rapporto? Sì: perché è evidente che il problema non è nella Scienza, ma nel modo in cui troppi scienziati e troppi politici riescono a trovare punti in comune per esagerare gli uni le dichiarazioni degli altri, in un parossismo che poco ha a che fare con la ricerca di migliorare le nostre conoscenze, o il desiderio di occuparci del nostro ambiente, e molto invece con il desiderio di “convincere” i cittadini a fare quello che politici (e scienziati) vogliono che loro facciano.

Rendiamocene conto: le paure climatiche sono le stesse oggi di trentacinque anni fa perché, anche se la Scienza è cambiata, anche se le letture termometriche sono cambiate, anche se i modelli sono cambiati, anche se la politica stessa è cambiata, alla fine quella che non è cambiata è la natura umana, con tutte le sue paure.

Ai catastrofisti del clima possiamo dunque solo rispondere: basta con i soliti terrori, basta con le bambinate, quello che ci occorre è diventare adulti, maturi nel senso di capaci di prenderci cura dell’ambiente per quello che è, e non come ricettacolo dei nostri terrori. Altrimenti, come nella recentissima parodia sul riscaldamento globale (quella sì, scritta per far ridere, da un irlandese), fra trentacinque anni ci troveremo a discutere di… Rallentamento Globale!!!

Come, non lo sapete? Il rallentamento globale è causato dalle importazioni di merci dall’Oriente…. (sottofondo: musica da film dell’orrore)