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Bastera’ a Obama la Presidenza USA?

Il pericolo costante con la campagna presidenziale di Barack Obama si manifesta nella relazione fra il pericolo di esagerare, e la necessita’ di esagerare. Per “dimostrare” di essere pronto a fare il Presidente, le aspettative sono state gonfiate e gonfiate a dismisura.

Ormai, un discorso di Obama non vale niente se non implica una rivoluzione nel pensiero politico e filosofico occidentale. Non viene considerato avanti nei sondaggi a meno che non dimostri piu’ di 10 punti percentuali di vantaggio. E non lo va a sentire nessuno se non viene riempito uno stadio di 80mila posti.

Il problema e’, il gran risultato di oggi e’ la normalita’ di domani. In altre parole, se sei in vetta puoi solo andare giu’ (o da nessuna parte).

A meno che Obama non abbia altro in mente, dopo la Presidenza: diventare un attore, un cantante rock…oppure il Papa!

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Jackson vs. Obama – Un Rapporto Abbastanza Complesso

Un’integrazione alla notizia apparsa nei giorni scorsi delle pesanti considerazioni del Reverendo Jesse Jackson nei riguardi del Candidato Democratico alle Presidenziali USA, Barack Obama:

(questo testo e’ stato gentilmente letto in maniera quasi integrale venerdi’ 11 all’inizio della trasmissione di Radio24 “Jefferson Ming“; un sentito grazie per l’apprezzamento al conduttore Stefano Pistolini e a tutta la Redazione)

Il rapporto fra Jesse Jackson e Barack Obama e’ sicuramente interessante da esplorare. Innanzitutto c’e’ Jesse Jackson, Jr., figlio di Jesse naturalmente, eletto alla Camera dei Rappresentanti (per l’Illinois, lo stesso Stato in cui Obama e’ stato eletto Senatore).

Jesse Jr. e’ co-Presidente Nazionale del Comitato Elettorale di Obama (come riferito anche dall’International Herald Tribune/New York Times).

Poi c’e’ Michelle Obama, moglie di Barack evidentemente, amica di lunga data di una delle figlie di Jackson e che addirittura fece da giovane la babysitter per la famiglia del Reverendo (e’ su un numero recente dell’Economist).

C’e’ anche da ricordare che Jackson, recalcitrante ma partecipante alla Million Man March di Farrakhan nel 1995, non ebbe all’epoca tanti problemi a denunciare anche lui il gran numero di padri afroamericani che abbandonano figli e famiglia, proprio come sta facendo in questi giorni Obama.

D’altronde ne e’ quasi un esperto, avendo avuto una figlia nel 2001 da un rapporto extraconiugale…

Povero Jesse: surclassato da Martin Luther King Jr e Malcolm X, e da Farrakhan, surclassato da Mondale e poi da Dukakis, adesso rischia di scomparire dietro Barack e (orrore!) anche dietro Jesse Jr…

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Obama: Come Sbarazzarsi del “Veleno Billary”

Che cosa dovrebbe mai fare Barack Obama adesso che sembra che Hillary Clinton non voglia apertamente riconoscere la propria sconfitta se non dopo che le sia stata offerta la candidatura alla Vice-Presidenza (VP) USA, fino al punto di organizzare urla di “No-bama” in una sua apparizione pubblica?

Come può Obama togliere dalla scena la rivale, e con lei quella rana dalla bocca larga, suo marito Bill Clinton, scomodo, prone alle gaffe, odiato dalla stampa, deciso a distruggere la propria reputazione, circondato da tante donne e sempre piu’ pieno di rabbia? Una coppia cosi’ vicina da essere definita Billary (Bill+Hillary)…

Questo perche’ se Obama accettasse la signora Rodham come suo candidato VP, egli sembrerebbe debole, incapace di stare in piedi sulle proprie gambe, troppo pronto al compromesso con qualcuno che, dopo tutto, non e’ riuscito ad eliminare dalla competizione.

Se invece, tutte le fusa fatte dalla Clinton riguardo la sua disponibilità a provare a diventare VP saranno ignorate o respinte, Obama sembrera’ debole, naufrago fra i suoi istruiti supporters senza neanche un Latino-Americano o un Bianco povero in vista.

(Si dice che fino al 27% dei Democratici non vogliano votare a favore di Obama… si dice anche che la la madre degli idioti e’ sempre incinta)

Tutto questa campagna elettorale di Hillary e Bill Clinton li ha quindi trasformati in una “pillola avvelenata”, la migliore notizia per il candidato repubblicano McCain dopo che Rudy Giuliani si e’ dato la zappa sui piedi.

Cosi’ come stanno le cose adesso, Hillary Clinton è indispensabile, e il Partito democratico non sembra potersi muovere se non dove scelto da lei.

Ma nel suo piu’ recente momento di gloria, ci sono anche tutte le ragioni perche’ Hillary diventi irrilevante.

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E’ buona pratica in materia di gestione delle risorse umane, l’individuare quelle risorse di cui uno “non può fare a meno”… al fine di sbarazzarsi di loro.

Chiunque sia capace di diventare “indispensabile” è infatti un “centro di potere” senza controllo, un fastidio per tutti coloro che gli stanno intorno, una minaccia per la coesione del gruppo e un rischio incontrollabile nel caso la persona decida di passare ad un diverso posto di lavoro o scompaia per qualsiasi motivo (ad esempio, se viene fuori un altro scandalo sessuale che coinvolgono il Signor Bill C).

E non si deve trascurare la possibilità di una sfida alla leadership, da un momento all’altro.

(Sono certo che Hillary Clinton sta sognando che i delegati del Partito la preghino a Denver il prossimo agosto, di diventare il Candidato Presidenziale per acclamazione. Ma non c’e’ proprio nessuno che riesca a trovare una foto di Obama con una prostituta, un’amante (o un amante), mazzette di denaro sporco, o cocaina sul naso? In preghiera in una moschea? A cena con il Presidente Iraniano Ahmadinejad? tsk tsk!)

Ecco dunque perché, se qualcuno è indispensabile, deve essere subito messo alla porte, invece di lasciare la situazione appesa a un filo, con il rischio di una colossale, ingestibile crisi in un clima di reciproca diffidenza e di leadership debole,

(Come sbarazzarsi di qualcuno che per definizione “non si può” eliminare? Ma l’indispensabilita’ non e’ quasi mai tale: la società americana non crollera’ se Hillary Clinton diventa domani una monaca di clausura. Se uno è “indispensabili”, licenziarlo sarà doloroso, ma un esercizio di gruppo, che ispirerà il massimo sforzo da parte di tutto il resto della squadra)

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Obama può liberarsi da Billary scegliendo una di queste tre opzioni: (a) andando giu’ duro, nominando immediatamente qualcun altro come candidato VP; (b) andando tranquillo, non facendo niente, nella speranza che di Hillary non si occupi piu’ nessuno; (c) andando morbido, lasciando apertamente aperte tutte le possibilità, giusto in caso, senza una reale intenzione di scegliere Hillary per la Vice-Presidenza.

La scelta è una questione di strategia politica a lungo termine. Si può sostenere che (a) è un segno di debolezza, ma prima si cava il dente, prima passerà il dolore (e più tempo ci sarà per la campagna contro McCain). L’opzione (b) necessita di molto sangue freddo e molti amici fra i giornalisti. L’opzione (c) è una scommessa, e solo i candidati più forti e più determinati dovrebbero pensarci.

Le opzioni b, c presumono che i Clinton faranno venire la nausea a tutti, con Bill troppo latrante, e Hillary troppo lamentosa.

(Io sceglierei l’opzione b ma solo dopo aver preparato una campagna stampa cosi’ massiccia da seppellire letteralmente ogni articolo su Hillary Clinton)

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Ovviamente, quanto detto presume che Obama sia in grado di dimostrare sufficiente tenacità (e cinismo) da essere il suo stesso antidoto contro il “Veleno Billary”. Lo stesso fatto che questa domanda sia ancora posta, può essere un sintomo della stessa incapacità di trovare quel colpo da KO politico che potrebbe avere risolto tutto molto tempo fa.

Barack Obama può ancora scegliere Hillary Clinton come candidato VP. Ma se questo dovesse accadere, nessuno dovrebbe prendersi in giro parlando di una “Presidenza Obama”: alla Casa Bianca, quello con i pantaloni non sarebbe l’attuale Senatore dell’Illinois.