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Corte Suprema USA: Doppio Colpo contro la Pena di Morte

Con una decisione 5-contro-4, la Corte Suprema americana ha stabilito ieri 25 Giugno 2008 che non e’ possibile applicare la pena capitale a chi ha violentato uno o piu’ minori.

Naturalmente i violentatori si devono passare i loro decenni in galera, ma insomma e’ passato il principio secondo il quale la pena di morte non si applica ai delitti che non comportino la morte delle vittime.

Questo potrebbe suggerire ulteriori argomenti di discussione: vuol forse dire, la Corte Suprema, che la pena di morte e’ “solo” una vendetta di Stato, una morte per compensare un’altra morte? Ma non e’, probabilmente, il momento giusto.

E’ il momento giusto invece di sottolineare quanto scritto nell’opinione di maggioranza dal Giudice Anthony Kennedy:

“When the law punishes by death, it risks its own sudden descent into brutality, transgressing the constitutional commitment to decency and restraint”

Quando la Legge punisce con la morte, rischia di far precipitare se stessa verso la brutalita’, trasgredendo al dettato costituzionale della decenza e della moderazione”

Insomma, il Giudice Kennedy ha confermato quanto ripetuto da anni da chi lotta per l’abolizione della pena di morte: l’applicazione di questa significa (rischiare fortemente di) brutalizzare tutto il sistema legale di una nazione, dai carnefici di professione ai procuratori che discutono del perche’ terminare la vita di un imputato ai giudici e alle giurie che a quella vita decidono di porre fine.

Tre “hooray” per il Giudice Kennedy.

Integrazione a “Cina, Traffici di Morte”

A integrazione dell’articolo di Valter Vecellio “Notizie Radicali” del 30 Maggio 2008, recensione del libro “Cina, traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte“, scritto da Harry Wu e dall’associazione Laogai e appena tradotto in Italia dalla casa editrice Guerini e associati:

  • Il 7 ottobre 2007 l’Associazione Medica Cinese ha raggiunto un accordo con l’Associazione Medica Mondiale (WMA), stabilendo che “gli organi di prigionieri e di altri individui in stato di detenzione non devono essere utilizzati a fini di trapianto, fatta eccezione che a favore di membri della famiglia [del detenuto]”.

Quanto sopra e’ stato annunciato, appunto, lo scorso Ottobre al meeting internazionale della WMA a Copenhagen. L’Associazione Medica Cinese, comunque, e’ controllata direttamente dal Governo, quindi non e’ solamente un “accordo fra associazioni”. Ulteriori dettagli sono disponibili in rete in inglese al link: http://www.medicalnewstoday.com/articles/84754.php

Questo naturalmente non assolve nessuno dalla “colpa” di aver tollerato se non favorito la pratica dell’espianto a scopo di lucro dai cadaveri dei condannati a morte. D’altra parte le differenze di sensibilita’ e culturali vanno gestite e se possibile risolte, e questo non va sempre fatto seguendo la strategia del “muro contro muro”.

  • E’ anche da notare che il rapporto di Harry Wu / Laogai appena pubblicato in Italia e’ uscito in inglese nel 2001.

Nel frattempo lo stesso Wu ha avuto modo di dettagliare in base a quali leggi e regolamenti il Governo Cinese si sia sentito in diritto di usare gli organi dei condannati a morte.

Quella e altre “pressioni” hanno portato da una parte all’azione della WMA cui riferivo nel messaggio precedente; e dall’altra anche ad ulteriori cambiamenti e chiarificazioni da parte del Governo di Pechino.

Insomma adesso c’e’ da “lavorare” piu’ che da indignarsi come nel 2001.

Ritengo importante riportare queste informazioni, altrimenti i lettori di NR e di quel libro rischiano di combattere una battaglia con sette anni di ritardo.

Speriamo solo che i “nostri” editori siano nel futuro piu’ solleciti…

Pena di Morte negli USA: Non Fasciamoci La Testa

RaiNews24 ha riportato ieri commenti molto pessimisti da parte del prof. Cassese riguardo la recente sentenza della Corte Suprema USA che ha legittimato l’uso del sistema a tre iniezioni per le esecuzioni capitali in Kentucky.

La sentenza rappresenta “un macigno sulla strada della moratoria nell’esecuzione della pena capitale“, denuncia il professor Antonio Cassese, oggi, in un editoriale sul quotidiano La Repubblica. “Questa sentenza – spiega Cassese – è una gravissima ferita alle speranze di molti: che lentamente anche in quella grande democrazia prendesse piede una moratoria di fatto della pena capitale“.

Con tutto il rispetto, ho l’impressione che il prof. Cassese parli piu’ per emotivita’ che dopo un’analisi tecnica della sentenza. Ecco una dichiarazione di Sergio D’Elia, Presidente di “Nessuno Tocchi Caino”:

La Corte Suprema degli Stati Uniti non era chiamata a decidere sulla pena di morte in sé ma sulla crudeltà e inusualità del metodo di esecuzione. Ma il problema di fondo non è la umanità o meno, la civiltà o meno del modo di eseguire una sentenza capitale, ma l’anacronismo della pena di morte nel terzo millennio in cui ormai siamo.
Ragion per cui la sentenza della Corte Suprema non può essere considerata uno stop al processo abolizionista tanto meno una controindicazione rispetto al valore politico e di indirizzo della risoluzione Onu, peraltro non vincolante giuridicamente, sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.
La recente abolizione della pena di morte nel New Jersey e le moratorie legali o di fatto in atto in Illinois, Maryland, California, New York, North Carolina sono prova di un processo irreversibile in atto anche negli Stati Uniti, dove le abolizioni e le moratorie possono essere decise solo dal Congresso oppure, dato il sistema federale, dalle assemblee legislative o dai Governatori dei singoli Stati federati.

Quanto affermato da D’Elia trova conferma in un paio di articoli dal New York Times/International Herald Tribune.

Nel primo “Pena di morte un caso non ancora chiuso negli USA dopo la sentenza sulle iniezioni letali“, Adam Liptak riporta l’opinione di esperti legali secondo cui la decisione allarghera’ il divario fra gli stati che praticano attivamente la pena di morte, e quelli che sostanzialmente la conservano ancora ma solo a statuto.

L’opinione di maggioranza scritta dal Giudice Capo John Roberts Jr. dice che per evitare le iniezioni letali e usare un altro metodo di esecuzione, il condannato deve dimostrare non solo che dette iniezioni “creano un rischio dimostrato di forti dolori“, ma anche che ci sono alternative “praticabili” e “pronte da usare” che riducono “significativamente” tale rischio. Roberts ha poi esplicitato che tali considerazioni si applicano a tutti gli stati che usano procedure “sostanzialmente simili” a quelle del Kentucky.

Visto pero’ che le procedure del Kentucky sono poco conosciute, e non e’ facile trovare due stati che usino esattamente gli stessi protocolli, c’e’ da aspettarsi tutta una serie di cause e ricorsi, specie in quegli stati dove sono noti i problemi legati all’uso delle iniezioni (ad esempio, se il sedativo iniettato per primo non funziona adeguatamente, il paralizzante e il bloccante cardiaco somministrati dopo possono causare soffocamento e dolore intenso).

Il Giudice Roberts, insomma, volente o nolente ha incoraggiato coloro che vogliono piu’ trasparenza nei metodi di applicazione della pena capitale. Aspettiamoci anche un deciso aumento del numero e della qualita’ dei dettagli riguardo esecuzioni fatte male e/o cruente.

Il secondo articolo degno di nota dal NYT/IHT e’ di Linda Greenhouse e parla del Giudice John Paul Stevens, che a 88 anni e dopo 32 anni da Giudice della Corte Suprema USA ha scritto che la pena di morte e’ incostituzionale.

Stevens e’ lo stesso che nel 1976 approvo’, a nome della maggioranza della Corte, il ripristino delle esecuzioni in Texas, scrivendo che quello stato aveva “trovato un modo per promuovere l’imposizione delle sentenze capitali legali in maniera equilibrata, razionale e coerente“.

Adesso Stevens dice che nel 1976 credeva che “ci fossero procedure adeguate” perche’ la possibilita’ di sentenze di morte facesse trattare quei casi in maniera speciale, in modo da minimizzare gli errori. E invece, “casi piu’ recenti” hanno portato ad accettare “procedure che provvedono meno protezione a chi rischia la pena di morte, che ad altri imputati“: insomma il contrario di quanto si aspettava 32 anni fa.

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La pena di morte, eliminata in Europa e in tantissimi altri Paesi, sopravvive ancora negli USA per accidenti storici che sarebbe interessante esaminare, visto anche che accomunano la Superpotenza democratica a nazioni poco salubri come la Corea del Nord. Il dibattito adesso li’ in corso si svolge su un piano per lo piu’ giuridico/costituzionale, come un tempo riguardo l’aborto, a dimostrazione del fatto che le esecuzioni capitali sono una patata troppo bollente per la politica. Ma a differenza dell’aborto, tale dibattito si fa sempre piu’ complesso e si riempie di sfumature. Senza aspettarci quindi miracoli da un giorno all’altro, quello che possiamo fare e’ incoraggiare gli USA nella direzione giusta, e sopratutto mai e poi mai perdere la speranza.

Un SMS per “Nessuno Tocchi Caino”

Sostieni anche tu la Campagna di Nessuno tocchi Caino “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte in Africa”.
Per donare 1 euro invia un SMS al 48584 da telefonino personale TIM, Vodafone, Wind e 3 e da telefono fisso abilitato di Telecom Italia.
Per donare 2 euro chiama il 48584 da telefono fisso di Telecom Italia.
La raccolta fondi parte il 17 dicembre e continua fino al 1° gennaio 2008.
Fermiamo la pena di morte. Per fare giustizia non è necessario uccidere.

E Auguri di Buon Natale a tutti!!

Moratoria Pena di Morte: Rassegna Stampa Estera

Una breve rassegna su come la notizia dell’approvazione all’ONU della Moratoria sulla Pena di Morte sia stata trattata sulla stampa estera, con esempi in varie lingue: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo (e giapponese).

(n.b.: mi limito ad articoli che vadano al di la’ del riportare semplicemente la notizia)

(1) Sul Los Angeles Times, un commento in inglese dal titolo “Il Colpo alla Morte da parte delle Nazioni Unite” di Louise Arbour, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani.

(2) Sul sito BBC News, un Rapporto Speciale in inglese  intitolato “L’ONU vota per un congelamento della pena di morte” con interviste agli Ambasciatori di Singapore e del Messico all’ONU e il piccolo “dettaglio” che solo 51 nazioni mantengono ancora il diritto di usare la pena di morte

(3) Su Euronews, un articolo in francese dal titolo “L’Italia e’ stata fortemente coinvolta in favore di una moratoria sulla pena di morte” e un po’ di altri dettagli su coloro che hanno lottato per ottenere la Moratoria

(4) Sulla Sueddeutsche Zeitung, un pezzo in tedesco intitolato “Le Buone Persone da Roma” sulla Comunita’di Sant’Egidio, anch’essa impegnatasi per la moratoria

(5) Sul Tageseinzeiger svizzero, un editoriale in tedesco dal titolo “Un Atto della Civilta’” che menziona alcune ovvieta’ incluso il fatto che i criminali pericolosi vadano messi in carcere, e che la pena di morte, che piaccia o no, e’ un’azione arrogante e arcaica

(6) In Argentina, su El Mundo un commento in spagnolo “Una vittoria italiana contro la pena di morte” da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Stefano Ronca.

(7) Sul Diário Digital portoghese, un articolo ben dettagliato “ONU: l’Assemblea Generale approva un appello per una moratória nell’applicazione della pena di morte“, in cui si spiega l’origine del nome “Nessuno Tocchi Caino”.

(8) Sul New York Times, un editoriale in inglese dal titolo “Una Pausa dalla Morte” da me tradotto ieri, in cui si fa riferimento anche alla situazione negli USA.

Ci saranno sicuramente molti altri articoli in altre lingue (per es. in russo), ma per ora mi fermo qui.

Per finire un paio di curiosita’:

(9) Notizia principale (in giapponese) sembra essere stata l’illuminazione (per la Moratoria) del Colosseo.

(10) Su Al Jazeera in inglese la redazione ha aperto per l’occasione un forum dove si discute della abolizione della pena di morte, ma si e’ “dimenticata” di passare la notizia della moratoria.

Moratoria Pena di Morte all’ONU: Editoriale Sul New York Times

Una Pausa dalla Morte – New York Times – 20 Dicembre 2007 
In Fila contro la Pena di MorteInternational Herald Tribune – 21 Dicembre 2007

L’Assemblea Generale dell’ONU ha votato martedì per una moratoria globale sulla pena di morte. La risoluzione e’ non-vincolante; il suo peso simbolico e’ stato a mala pena un soffio nel grande vento delle notizie negli USA, dove il diritto dei governi di uccidere chi ha ucciso e’ incastonato nella legge e nelle abitudini.

Ma per coloro che stanno cercando di allontanare il mondo dall’avere la vendetta mortale come politica governativa, quel voto e’ stato una pietra miliare. La risoluzione falli’ ripetutamente negli anni 90, ma questo volta il voto e’ stato 104-54, con 29 astenuti. Il progresso e’ venuto dall’Europa ed dall’Africa. Nazioni come il Senegal, il Burundi, il Gabon – persino il Ruanda, marchiato dalla vergogna del genocidio – hanno deciso di rigettare la pena di morte come barbarismo ufficiale.

Gli USA, come di consueto, si sono allineati dall’altra parte, con l’Iran, la Cina, il Pakistan, il Sudan e l’Irak. Questa fratellanza di sangue comprende più del 90 per cento delle esecuzioni nel mondo, secondo Amnesty International. La devozione di questi Paesi alla loro sovranita’ e’ rigida, come e’ la loro fede perversa nell’esecuzione come fattore dissuasivo dal crimine ed uno strumento di giustizia civilizzata. Ma al di la’ del Texas, dell’Ohio, della Virginia, del Myanmar, di Singapore, dell’Arabia Saudita e dello Zimbabwe, aumenta il numero di coloro che si aspettano di meglio dall’umanita’.

Molti di quelli non sono nazioni o stati ma gruppi di persone, organizzazioni come la Comunita’ di Sant’Egidio, un movimento cattolico laico cominciato in Italia il cui lavoro ha fatto molto per determinare la riuscita questa settimana del voto nell’Assemblea Generale.

Sono motivati dalla speranza – e ce n’e’ un po’ anche negli USA. La Corte Suprema si occupera’ presto del dibattito sulla crudelta’ delle esecuzioni per iniezioni letali. Lunedi’, il New Jersey e’ diventato il primo Stato USA in 40 anni ad abolire la pena di morte.

Anche quell’evento non e’ stato molto notato in questa nazione. Ma all’estero, i voti a Trenton [New Jersey] e alle Nazioni Unite sono stati considerati notizie meravigliose. Roma ha continuato una tradizione per contrassegnare le vittorie contro la punizione capitale: ha illuminato il Colosseo, dove i Cristiani una volta erano dati in pasto ai leoni, in una luce dorata.

Mancano i necessari riferimenti al Partito Radicale e a Nessuno Tocchi Caino, che hanno dato origine al tutto. Ma rimane comunque significativo che un quotidiano come il NYT (e di concerto, l’IHT che gli appartiene) dedichi un editoriale a quanto alcune anime candide continuano a sostenere essere “una vittoria inutile” se non peggio.

A Che Serve La Moratoria

Si sentono in giro le solite lagne sul “gesto vuoto e inutile” che sarebbe la Moratoria sulla Pena di Morte appena approvata all’ONU.

Si potrebbe rispondere “Ma perche’ e’ stato cosi’ difficile allora far passare quel documento?“.

Proviamo invece a calmare quelle “anime belle” grazie a un dalemanissimo articolo su “La Repubblica:

[La risoluzione fornisce] un importante strumento di legittimazione politica ai numerosi Governi che vorrebbero applicare la moratoria o addirittura abolire la pena di morte, ma sono ostacolati dall’opinione pubblica interna o da alcuni movimenti politico-religiosi […]

D’ora in poi la questione della pena capitale è iscritta automaticamente all’ordine del giorno di ogni Assemblea Generale, per essere discussa ogni anno […]

D’ora in poi i vari organi dell’ONU sono automaticamente autorizzati a “lavorare” ed operare su questo tema. E già si sa che l’Alto Commissario per i Diritti Umani intende istituire una “task force”, anche per assistere i paesi che vogliono gradualmente introdurre serie limitazioni alla comminazione della pena capitale […]

Ogni anno il Segretario Generale dell’ONU dovrà presentare all’Assemblea Generale un rapporto sull’attuazione della risoluzione approvata ieri: per elaborare questo rapporto, egli dovrà ottenere dagli Stati membri dati e informazioni sulle esecuzioni capitali, sui reati per cui sono state effettuate, nonché sui casi di sospensione dell’esecuzione […]

Moratoria all’ONU: Natale con una Settimana di Anticipo

Il SIGNORE mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse. Genesi 4, 15

104 voti a favore, 54 contro, 29 astenuti. Abbiamo finalmente la Moratoria ONU sulle esecuzioni capitali.

E’ un’occasione davvero straordinaria, con forse l’unica iniziativa politica italiana che abbia mai davvero attraversato l’arco parlamentare, con il Governo Berlusconi a presentare la prima risoluzione nel 1994 e quello Prodi a vederne l’approvazione nel 2007.

Al culmine dell’ecumenismo, il Vaticano ha commentato positivamente quella che e’ stata in ultima analisi l’iniziativa del Partito Radicale.

Come ho gia’ scritto, questo e’ stato il maggior successo della politica estera italiana in 140 anni. Finalmente, si potra’ dire che l’Italia ha dato qualcosa alla politica internazionale, dopo aver inventato il fascismo.

ONU. ASSEMBLEA GENERALE DICE SI ALLA MORATORIA

NESSUNO TOCCHI CAINO: CON APPROVAZIONE RISOLUZIONE ONU INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER PORRE FINE ALLO STATO CHE UCCIDE. DA SUBITO MOBILITATI PER SUA APPLICAZIONE CONCRETA

MORATORIA. PANNELLA, E’ UN SUCCESSO DI TUTTI

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Adesso tocca all’abolizione, naturalmente. E’ partita da ieri 17 dicembre la campagna dell’SMS solidale 48584 a sostegno della campagna di “Nessuno tocchi Caino” “Dalla Moratoria Onu delle esecuzioni all’Abolizione della pena di morte“.

Per donare 1€ invia un SMS al 48584 dal telefonino personale. Per donare 2€ invia il 48584 da telefono fisso Telecom. La campagna è attiva fino al 1° gennaio 2008.

Buon Natale a tutti!

Martedi’ 18 Dicembre: Voto Moratoria ONU sulla Pena di Morte

Era il 1994 quando, per iniziativa dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” e del Partito Radicale Transnazionale, il Governo Italiano fece votare per la prima volta l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione in cui si chiede una Moratoria sulle esecuzioni capitali nel mondo.

A quel voto, perduto per soli 8 voti, sono seguiti quasi quattordici anni di alti e bassi. Finalmente, il 15  novembre scorso, la Terza Commissione dell’Assemblea Generale ha votato in favore della risoluzione per 99 a 52.

Se la maggior parte di quei 99 non cambieranno idea martedi’ prossimo quando ci sara’ il nuovo voto in Plenaria (intorno alle 16 ora italiana), potremo festeggiare quello che sarebbe forse il maggior successo della politica estera italiana dai tempi del Conte di Cavour.