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Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)

Dio, Wittgenstein e il Significato come Giustificazione

Nicla Vassallo giustamente suggerisce che si ragioni di piu’ e si sproloqui di meno, in tema di religione ma non solo (“In cosa crede chi (non) crede“, Domenicale Sole24Ore, 20 Aprile 2008). Peccato pero’ che le manchi l’ultimo pezzo del puzzle.

Vassallo parte da Wittgenstein (“Su cio’ di cui non si puo’ parlare, si deve tacere“) per passare alla “nozione di significato come giustificazione“: nel senso che ha significato solo cio’ che si puo’, appunto, giustificare.

Quindi “La Luna e’ fatta di formaggio” non ha senso (e bisogna tacere, invece dire quella sciocchezza) perche’ non c’e’ modo di dimostrare che la Luna, appunto, sia fatta di prodotti caseari.

Applicare questo ragionamento all’ateismo, e alla Fede, sembra un processo molto semplice. Scrive Vassallo a proposito dell’ateismo (prima di fare un discorso perfettamente analogo riguardo chi crede in Dio):

Quando affermiamo ‘sono ateo’ stiamo in effetti affermano ‘Dio (o dio) non esiste‘ per la nozione di significato come giustificazione stiamo dicendo qualcosa che ha significato solo nel caso in cui disponiamo di buone ragioni per credere che sia vero che Dio (o dio) non esiste

Non disponendo Vassallo di quelle “ragioni“, dice (pero’ e sfortunatamente) di ritenere che

sempre che ci siano, queste ragioni sono conseguibili grazie a competenze in filosofia della religione e teologia

(e quindi, in ultima analisi sul problema dell’esistenza di Dio tutti dovrebbero stare zitti)

La qual cosa non mi sembra, diciamo cosi’, un’affermazione molto intelligente…

Si vede che Vassallo non ha mai creduto, e non e’ mai stata atea. Va bene che e’ Professore di Filosofia, ma ci vuole cosi’ tanto a vedere al di la’ del proprio guscio, invece che ritenere che un argomento che ha tenuto impegnate tante menti umane per millenni, e’ risolvibile (se mai e’ risolvibile) semplicemente studiando filosofia della religione e teologia?

Ce l’avra’, un amico credente o ateo a cui chiedere la giustificazione dell’ateismo o della Fede? Le cui “buone ragioni” sono, e lo dico con quasi assoluta certezza, assolutamente personali, soggettive, anzi cosi’ non-obiettive da risultare quasi impossibili da comunicare.

Pur tuttavia, quelle “ragioni” esistono.

E non vengono da nessuna laurea in filosofia o teologia.