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Incontro in Ambasciata A Londra Per i Senatori Quagliariello E Casoli (PdL) il 17 Novembre

I Senatori si sono dimostrati particolarmente interessati a comprendere sia i meccanismi interni della politica britannica, sia il modo in cui i mass-media locali si pongono da intermediari fra il Governo e l’opinione pubblica

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Di Biagio vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra

(originale uscito su ItaliaChiamaItalia: “Italiani all’estero, Di Biagio (PdL) vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra“)

(cliccare qui per una Rassegna Stampa sull’iniziativa “Protesta al Times”)

Esponenti del PdL e dell’associazione “Sicilia in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times.

E’ possibile organizzare con successo in ventiquattro-ore-ventiquattro una “Instant Demonstration”, una protesta con minimissimo preavviso contro l’ennesima manipolazione dell’informazione da parte di una famosa testata giornalistica, purtroppo ultimamente nota piu’ per la pletora di articoli contro l’Italia e gli Italiani che per la qualita’ dei contenuti? Si’, e’ possibile. Ed e’ il risultato della “sfida” lanciata dall’on. Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL, ai simpatizzanti residenti a Londra (e Manchester).

L’obiettivo della “sfida” consisteva nel riuscire a consegnare una lettera di protesta contro il Times, direttamente nella sede di Virginia St./Pennington St. in un solo giorno e per una volta personalmente, in questa epoca dove la posta elettronica la fa da padrona. Personalmente, e quindi dimostrando, per il semplice fatto di esserci, quanto una questione venga ritenuta importante; anzi, personale.

Naturalmente, tutto cio’ non poteva risolversi nel semplice accelerare quanto normalmente fatto dal postino. E quindi, fra l’una del pomeriggio del giovedi’, e l’una del pomeriggio del venerdi’ quando la dimostrazione e’ cominciata, la “sfida” e’ consistita nel preparare il materiale e i comunicati necessari; allertare stampa e televisione; identificare il posto e l’ora migliore in cui dimostrare; ottenere l’autorizzazione della Polizia, e infine raccogliere un numero sufficiente di adesioni, nonostante il giorno feriale (ma non troppe, per evitare problemi, appunto, con l’autorizzazione).

Alla fine (di fronte a cinque poliziotti che forse si aspettavano qualcosa di diverso da un gruppo di persone decise ma tranquille, in giacca e cravatta) esponenti del PdL e di “Siciliani in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times. Sono state sventolate bandiere italiane, mostrati cartelloni di protesta e distribuiti a incuriositi giornalisti e altri lavoratori dell’informazione volantini dove veniva chiesto in maniera accorata di ridare supremazia a un giornalismo che rispecchi fatti e opinioni in maniera equa. Nel frattempo, l’on. Di Biagio, in compagnia di una troupe televisiva RAI e di un gruppo piu’ ristretto di persone, si recava poco piu’ avanti, alla Times House, per consegnare la lettera di protesta come preannunciato in una cerimonia informale e amichevole.

Difficile che al Times si aspettassero di vedere improvvisamente apparire cosi’ presto l’on. Di Biagio e altri esponenti della comunita’ italiana, quasi prima che si asciugasse lo stesso inchiostro di stampa delle infamanti accuse contro successivi Governi italiani. Certo, il Times stesso aveva causato giorni prima una protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Londra, riguardo i commenti della testata sul Lodo Alfano. Pur tuttavia, non e’ roba di tutti i giorni neanche nella Londra delle mille nazionalita’, vedersi arrivare un agguerrito e accompagnato Parlamentare straniero, deciso a manifestare il suo “disgusto” per quanto pubblicato. Significativo in proposito il tono della risposta del Direttore Responsabile del Times, James Harding, e il suo voler sottolineare di aver preso la manifestazione “con grande serieta’”, arrivando ad augurarsi di non aver perso lettori a causa di quest’ultima polemica.

Un grande pregio dell’iniziativa dell’on. Di Biagio (mediaticamente riuscita, con spazi su varie testate giornalistiche, incluse ItaliaChiamaItalia e La Repubblica, e anche al Tg2) e’ insomma consistito nel sottolineare, con la presenza fisica, come al centro della dialettica politica internazionale ci siano in ultima analisi delle persone.

Le polemiche, infatti, continueranno. Ma chi gestisce un giornale specie cosi’ famoso, si e’ dovuto rendere per una volta conto che le sue parole possono davvero avere conseguenze anche pesanti: perche’ dall’altra parte non ci sono personaggi di fantasia, categorie dello spirito, o finanche solo Istituzioni impersonali, ma persone, in questo caso un uomo politico italiano, e gli Italiani residenti in Gran Bretagna, determinati a non subire supinamente la continua grancassa che non smette mai di tuonare contro Silvio Berlusconi, e quindi contro l’Italia tutta. Una lezione, questa per The Times, che se compresa appieno puo’ finanche cambiare le “regole del gioco”.

Chi Ha A Cuore La Civilta’ Occidentale, Cominci A Rispettarla

(ringrazio Ricky Filosa per aver pubblicato questa lettera sul portale d’informazione “Italia Chiama Italia” a proposito di un articolo pubblicato recentemente)

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Caro Direttore

Certo che per un musulmano vivere non deve essere molto semplice, oggigiorno.

In Pakistan, l’unico Stato al mondo dove basta la fede islamica per ottenere la cittadinanza, i “difensori” di al-Qaeda gli tirano le bombe. Idem in Iraq, in Afghanistan. Allora magari dira’, vado in Europa dove dicono di volere “giustizia, prosperita’ e armonia tra i popoli“. E che gli succede invece?

Trova quelli che lo considerano un “nemico” senza mai averlo visto ne’ conosciuto: come si evince dall’attacco di Susana Luján Crea all'”Islam” in quanto “sistema politico con delle sfumature religiose“, un attacco che fa davvero riflettere (“Il vero nemico: l’Islam“, ItaliaChiamaItalia, 21 Set 2008).

Cominciamo intanto con il correggere alcune imprecisioni. Della storia del “ragazzino cristiano di Rotterdam” e’ difficile trovare conferme.

La vicenda della “ragazzina di Londra” e’ molto diversa da quanto riportato: a Croydon, nel sud della capitale britannica, ci fu in effetti un tentativo da parte di una scuola di proibire la Croce al collo, nel maggio 2007, ma la comunita’ islamica locale si uni’ alle altre Fedi religiose per condannare tale iniziativa (dal Daily Express).

Quindi non mi sembra quello un buon esempio per dimostrare il futuro avvento dell”‘Eurabia”, anzi semmai mostra proprio il contrario.

Anche la storia del poliziotto inglese che si sarebbe rifiutato di montare la guardia davanti all’Ambasciata Israeliana a Londra, non corrisponde a quanto scritto dalla Sig.ra Luján Crea. Si tratto’ di una “semplice richiesta“, come riportato ufficialmente da Scotland Yard, legata al fatto che in quei giorni era in corso l’attacco israeliano in Libano. Quel poliziotto, che aveva dei parenti siriani e libanesi, temeva che potessero subire ritorsioni, qualora egli fosse stato visto di turno proprio davanti all’Ambasciata del Governo di Gerusalemme (dalla BBC).

Se cio’ sia permesso o no dalla legge britannica, e se sia una scelta moralmente corretta o no, sono entrambi giudizi che nulla hanno a che fare con la problematica dell’Islam in Europa.

Insomma con delle premesse cosi’ lontane dal vero e’ difficile concordare con il resto dell’articolo. Ad esempio, la Sig.ra Luján Crea teme che l’Europa rischia addirittura di morire. Nel “riaffermare e rivendicare i nostri valori assoluti” io sottolineo che trovo anzi offensivo della dignita’ nazionale italiana, e culturale europea, il pensare che bastino un po’ di immigrati per far scomparire la nostra civilta’.

Cio’ che ci sentiamo in dovere di difendere, infatti, e’ ovvio che lo consideriamo estremamente debole, al punto da aver bisogno che qualcuno lo difenda. E’ sicura, la Sig.ra Luján Crea, che sia questa l’immagine dell’Europa che vuole trasmettere al mondo? Davvero ritiene che “le basi democratiche, la tradizione cristiana e le libertà individuali” siano cosi’ poco in salute da scomparire al primo assalto?

Non ricordiamo che simili discorsi sono stati fatti ripetutamente nella Storia, come decenni anni fa quando negli USA c’era la paura che le orde di immigrati avrebbero rovinato la societa’? Quegli immigrati da temere erano italiani. E forse si parla italiano, adesso, alla Casa Bianca? Certo che no. Perche’ alla fine la forza della cultura e della societa’ americana e’ stata tale da poter non solo interagire con i nuovi arrivati (i quali, scandalo degli scandali, erano perfino…Cattolici!!!), ma addirittura sono riuscite a diventare ancora piu’ forti.

La Sig.ra Luján Crea cita anche l’Arcivescovo Giuseppe Bernardini che avrebbe riferito delle parole di un “autorevole personaggio musulmano“: “Grazie alle vostre leggi democratiche, vi invaderemo, grazie alle vostre leggi religiose, vi domineremo“. Chissa’ – anche Lenin era convinto che i capitalisti gli avrebbero venduto la corda con cui li avrebbe impiccati. Sappiamo bene com’e’ finita.

Mi chiedo anche io: “dove sta andando l’Europa che vogliamo per i nostri figli?“. La mia risposta e’ che non ho alcuna intenzione di farla andare nella direzione di una lotta senza quartiere con “nemici” costruiti a tavolino per l’unico motivo che sono “diversi”: “nemici” a cui qualcuno vorrebbe dire che addirittura l’intera loro religione sarebbe da buttare via, incompatibile con l’Europa stessa.

Lamentarsi della diversita’ ha poco senso, per un un italiano che vive a Londra come me, cosi’ come non e’ una posizione logica per una italiana che vive in Spagna. E cosa pretendiamo, poi, dalle persone di Fede islamica? Che rinuncino a tutto? Su che basi? Per arrivare a cosa?

La “grinta del passato” auspicata dalla Sig.ra Luján Crea ha portato l’Europa giudaico-cristiana al suicidio nel 1914-18, e poi al genocidio di una parte fondamentale della sua cultura nel 1933-45 (troppi Paesi e troppi popoli europei si unirono volenterosi al massacro, per poter circoscrivere la Shoah a una sola nazione, e a un solo credo politico). Perche’ non proviamo invece per una volta a dimostrare quanto davvero crediamo nella nostra “tradizione cristiana“?

Cominciamo quindi con l’applicare quel Discorso della Montagna dove mi sembra che Qualcuno abbia “suggerito”, fra l’altro, di amare i propri nemici. E di essere “operatori di pace“.

saluti
maurizio morabito

ps sono seriamente preoccupato del fatto che a Callosa d’Ensarria sia considerato un problema avere un bambino a scuola di nome Pavel. Che poi vuol dire…”Paolo”.