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“Nessuno sta dalla parte di Rosarno: ecco perchè in Calabria vince la ‘ndrangheta, e perde lo Stato”

Segnalo questo blog sulla situazione a Rosarno, scritto da Peppe Caridi. Non sono d’accordo su tutti i dettagli ma la conclusione e’ straordinaria nel suo centrare l’antico problema della Calabria:

Quella di Rosarno è stata una guerra fra poveri: da un lato c’erano poveri Italiani, dall’altro c’erano poveri Africani. Hanno perso tutti, ma l’intellighenzia culturale del nostro Paese ha deciso che “i negri hanno ragione” e che i cittadini di Rosarno sono “razzisti e xenofobi”. L’hanno detto e l’hanno scritto un pò tutti, tranne la ‘ndrangheta: l’unica organizzazione che ha deciso di stare dalla parte di Rosarno. Gli altri non possono stare dalla parte di Rosarno perchè pensano che Rosarno sia la ‘ndrangheta. Perchè pensano solo a quei 300 affiliati criminali, non certo rappresentativi anche degli altri 15.700 Rosarnesi onesti e sani.
Qualcuno, tra loro, ha detto di voler fondare un circolo della ‘Lega Nord’ a Rosarno: c’è già a Pantelleria, e una ragazza di Scilla, Carmela Santagati, 29 anni, alle ultime elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009 s’è candidata con la ‘Lega Nord’ in Calabria e ha preso quasi duemila voti. Probabilmente sarà candidata anche alle vicine elezioni Regionali nella lista Calabrese della ‘Lega Nord’, che – strano ma vero – in Calabria rappresenta oggi l’ultimo presidio dello Stato contro la ‘ndrangheta, l’unico appiglio possibile per la gente comune rispetto alla ‘ndrangheta, l’unica organizzazione che – come la ‘ndrangheta – in situazioni simili sceglie di stare dalla parte dei cittadini.

Come ci siamo ridotti…da culla della civiltà Mediterranea, a regno dei paradossi. Siamo costretti a scegliere tra la Lega Nord e la ‘ndrangheta perchè tutti gli altri stanno contro di noi.

Immigrazione E Laicita’ Positiva

L’idea della “laicita’ positiva” rilanciata su Fare Futuro da Andrea Verde la comprendo.

Alla fine della fiera, qualunque movimento migratorio che diventi poi stanziale deve farsi assimilare/essere assimilato dalla societa’ ospite (a meno che non risulti da un’opera di conquista). E tenere le comunita’ separate, illudendosi che i turchi in Germania siano solo “di passaggio” dopo tre generazioni, o che non importi che fra gli indiani di Slough vicino Londra sia possibile vivere senza parlare una sola parola d’inglese, serve solo a ritardare l’inevitabile.

La soluzione francese pero’ la vedo come soluzione…francese. Dove altro al mondo sarebbe possibile imbastire un processo basato sulla sostituzione dello Stato alla religione (a quella cattolica, evidentemente) se non la’ dove a un certo punto c’erano i mesi del Brumaire e del Messidor? La stessa nazione e societa’ capace di tirar fuori la Commune, Gambetta e Bernadette di Lourdes nello spazio di pochissimi anni (e non parliamo neanche di quella Rivoluzione di cui come si sa e’ ancora troppo presto per comprenderne le conseguenze).

In Italia (che soffre ancora del famigerato tentativo dei Savoia di copiare le istituzioni francesi) bisogna trovare una soluzione italiana. Le premesse ci sarebbero pure, e perche’ no, visto che la “paura del diverso” nel Regno Unito si manifesta nei nazisti del BNP, in Francia nella cattiveria xenofoba di Le Pen, e in Italia invece nella Lega che vuole convincere i milanesi a considerarsi alla stregua degli anziani e delle donne incinte, e gli italiani a far finta di essere indiani pronti per le riserve.

Chiedere agli italiani di seguire le proprie regole mi sembra un obiettivo troppo ambizioso. Un modo per andare avanti invece potrebbe essere quello che Giulio Busi descrive sul Domenicale del Sole24Ore del 15 marzo scorso: “L’Europa illuminata dovrebbe, una volta per tutte, rinunciare a definire, oltre a se stessa, anche il proprio interlocutore, attribuendogli d’ufficio fisionomia, motivazioni, errori e offrendogli percorsi di riscatto.[…] Se dev’essere un dialogo, cerchiamo innanzitutto di fare abbastanza silenzio per sentire se qualche voce viene anche dall’altra parte“.

Un “modello francese” insomma che pero’ abbia il coraggio e si conceda il lusso di accogliere idee che sono diverse finche’ non diventano anch’esse condivise. Invece di tracciare linee di confine nella sabbia e trincerarsi dietro di esse, sarebbe molto piu’ utile essere se stessi e non aver paura di perdersi.

Il Mito Degli Immigrati Come “Ospiti”

E da quando in qua sarebbe comune far pagare le tasse al proprio ospite, fargli pagare pure l’abitazione, mandarlo a lavorare e non considerarlo piu’ sacro come dovuto?

E’ ben evidente che gli immigrati non sono trattati come ospiti. E quindi, non lo sono.

Telecamere, Immigrati e Xenofilia

Durante la trasmissione quotidiana “La Zanzara” su Radio24, il conduttore Giuseppe Cruciani ha menzionato all’inizio della settimana scorsa un articolo da Il Foglio in cui si riporta quanto fatto dalla polizia dell’Essex qui in Inghilterra, il “frame and shame” (“inquadra e svergogna”), cioe’ le telecamere della polizia come strumento di dissuasione.

Nella puntata di mercoledi’ invece, si e’ parlato brevissimamente del successo delle autorita’ spagnole nel contenere l’immigrazione clandestina.

Ora, da italiano che lavora all’estero da quasi 15 anni, vorrei invitare a non cadere nel solito vizio italiano della “xenofilia” piu’ estrema.

Se e’ vero infatti che non ha senso reinventare la ruota tutte le volte in Italia, ed e’ quindi saggio imbastire un dibattito avendo imparato da altre esperienze (per esempio, sui farmaci al supermercato), non ha senso neanche ricopiare pari-pari soluzioni altrui come fossero tante “uova di Colombo”, perche’ hanno anche loro un contesto.

Il “successo” della Spagna riguarda infatti lo Stretto di Gibilterra, di dimensioni molto piu’ ristrette, e dalle correnti molto piu’ forti che per esempio il Canale di Sicilia. Meno facile da attraversare, insomma, e piu’ facile da controllare.

E le telecamere che vanno bene in Essex non sono sicuro a cosa porterebbero in Italia.

Per esempio alcune sono dotate di microfono e altoparlante, per cui il mascalzone di turno puo’ sentirsi apostrofato via telecamera da un tutore dell’ordine. Gia’ immagino pero’, in Italia, bande di ragazzini e non, andare da una telecamera all’altra per spernacchiare il poliziotto, o giocare a chi lo fa urlare di piu’… . La societa’ britannica non e’ quella italiana, ed esiste ancora una forte connotazione gerarchica (come si sa, non sono “cittadini” ma tecnicamente ancora “sudditi”).

Per fare un altro esempio, si e’ tanto parlato del fatto che “solo in Italia” la Seconda Carica dello Stato puo’ essere una persona che ha fatto affari con gente dopo condannata per mafia. Figuriamoci: Obama stesso ha avuto un ricco amico successivamente rivelatosi un malvivente: e anche se questa defaillance e’ usata contro di lui, nessuno ha detto seriamente che si tratti di un motivo valido per non eleggerlo come Presidente.

In generale comunque mi piacerebbe ci fosse una bella moratoria contro la pervasiva abitudine di vedere in maniera comunque positiva tutto cio’ che accade fuori dai confini.

Con questo non voglio invitare al “mal comune mezzo gaudio” ma piuttosto a prendere coscienza del fatto che se l’Italia non e’ il miglior posto al mondo, non e’ neanche il peggiore. Ed e’ meglio migliorare quello che si ha invece che lamentarsene perdendo tempo sognando quello che non hanno neanche gli altri.

Pensare che in Italia vada tutto male, e all’estero vada tutto bene, rassomiglia in ultima analisi alle esternazioni di certi politici, comici e giornalisti “arrabbiati”: perche’ alla fine tutto cio’ non solo non ci porta da nessuna parte, ma addirittura ci impedisce di fare alcun progresso.