Is Global Warming Invisible?

Is “global warming” invisible, or at least very, very difficult to depict, one wonders. How else to justify image-rich weekly The Economist’s decision¬†juxtapose to an article about “climate change talks”, a picture of a smog-choked Chinese city? A place where the amount of CO2 in the atmosphere is surely the least of their pollution concerns…

Evidently they had absolutely no way to show in pictures what “climate change” and “global warming” actually look like

This goes on par with Scientific American’s inability to find 10 “pictures of a warming world “¬†(slides 1 and 2 are just one single “evidence”; slides 4, 5, 7 and 10 are no evidence of anything; and slide 9 may be misleading…)

Economist: AGW Policies Mostly Hit the Poor

Any way you turn the topic, there is no escape: AGW policy interventions such as a carbon tax or a cap-and-trade system for CO2 emissions, will end up falling hardest on the poor.

That’s not my conclusion. It is what the Economist magazine (a convinced proponent of AGW) just published under the heading of “Buttonwood”. And it needs no commentary:

The fundamental problem is difficult to get round. If governments desire people to use less energy, they have to ration supply by price. They can limit frivolous use (gas-guzzling cars, televisions on standby and the like). But there may be a core demand for energy (heat, light, commuting) where consumers will resist cuts. For that part, the rich will always be able to outbid the poor (not to mention the politically powerful middle class). And that will plague green campaigners

Fantetti (Candidato PDL Europa) – “Il Problema? I Sindacati”

Alcuni appunti tratti dalle dichiarazioni di Raffaele Fantetti, Candidato PDL al Senato per la Circoscrizione Europa, al dibattito “Eppur Si Muove“, organizzato da Demos e Vision per l’1 Aprile 2008 a Londra:

– “Ho l’opportunita’ particolare di rappresentare gli italiani all’estero

– “Sono residente a Londra dal 1993

– “Ho fondato il periodico ‘Pensiero Londinese’ nel 1995

– “Non c’e’ bisogno di replicare le polemiche italiane all’estero

– “Da fuori, l’immagine dell’Italia e’ danneggiata: danneggiata dai sindacati. Il Regno Unito e’ passato per questa fase drammaticamente al tempo della Thatcher

– “In Italia i sindacati sono ancora sovrarappresentati sia nel settore
pubblico che in quello privato. E poi continua ad esserci un serio problema nella gestione della c.d. Giustizia

– “E quindi manca la meritocrazia, e aumenta la gerontocrazia

– “Il 53% degli italiani all’estero ha meno di 43 anni. Questo vuol dire
che tante forze del lavoro devono emigrare. La stessa Lanzillotta (che
avrebbe dovuto essere qui) ha visto la sua proposta di legge di
liberalizzazione dei servizi municipali bocciata dalla sua maggioranza,
perche’ andava contro gli interessi dei sindacati. I sindacati sono
ancora la base di potere del PD

-“Dall’Economist sono arrivate sempre molte, troppe critiche a Silvio Berlusconi. Non hanno mai considerato perche’ il 50% degli italiani lo vota in maniera consistente?

– “E’ curioso notare che quando Prodi era alla Commissione EU,
l’Economist lo criticava, ma in maniera ipocrita poi lo ha appoggiato
quando ha deciso di tornare ad essere Primo Ministro

– “Ad alcuni (non noi) in Italia piace dipingersi a tinte fosche, peggio di com’e’ in realta’. Non c’e’ bisogno di fare una lista di cosa e’ sbagliato a
destra o a sinistra. Il PD non puo’ fare le riforme necessarie. E’ tempo di far tornare al potere il centro-destra

– “La questione gerontocratica non e’ solo un problema di Silvio Berlusconi

Anche l’Economist, dopo Obama e Tremonti