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Il Principio Cosmologico Perfetto, o la Cosmologia dell’Ecclesiaste

Analizzando le conseguenze di un modello del Cosmo come collezione di un numero molto grande di Universi Paralleli (un “Multiverso”), scrivevo un anno e mezzo fa (sul mio blog in inglese):

[…] Abbiamo capito che il nostro pianeta non e’ al Centro dell’Universo. A parte la capacita’ di sostenere la vita, la Terra e’ un pianeta qualunque in orbita intorno a una stella mediocre in una Galassia non molto speciale, che appartiene a un Gruppo Locale ordinario legato a un Superammasso di Galassie come ce ne sono tanti, in un angolo dell’Universo che non e’ straordinario per niente.

Chiamiamolo il “Principio di Banalita’“, con noi almeno fin dai tempi di Copernico […]

In effetti, e’ davvero chiamato il “Principio Copernicano“.

Sarebbe gia’ importante cosi’, visto che significa che possiamo studiare la Fisica intorno a noi e ipotizzare che le Leggi che troviamo saranno le stesse per tutto l’Universo.

Ma c’e’ un altro passo che si puo’ fare e di solito non si fa: se solo espandiamo il Principio Copernicano perche’ includa anche il Tempo, allora l’ipotesi diviene che le stesse cose continuino a ri-capitare.

Questo e’ il cosiddetto Principio Cosmologico Perfetto, rigettato in passato perche’ considerato incompatibile con le innumerevoli prove in favore della teoria del Big Bang, che e’ un “inizio” e quindi un “tempo speciale” nell’Universo.

Questo modo di pensare, pero’, non e’ piu’ valido in un Cosmo-Multiverso, visto che il Big Bang diventa solo “uno dei tanti”.

E allora davvero l’Ecclesiaste sarebbe nel giusto:

1, 9: Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il sole.