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Di Biagio vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra

(originale uscito su ItaliaChiamaItalia: “Italiani all’estero, Di Biagio (PdL) vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra“)

(cliccare qui per una Rassegna Stampa sull’iniziativa “Protesta al Times”)

Esponenti del PdL e dell’associazione “Sicilia in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times.

E’ possibile organizzare con successo in ventiquattro-ore-ventiquattro una “Instant Demonstration”, una protesta con minimissimo preavviso contro l’ennesima manipolazione dell’informazione da parte di una famosa testata giornalistica, purtroppo ultimamente nota piu’ per la pletora di articoli contro l’Italia e gli Italiani che per la qualita’ dei contenuti? Si’, e’ possibile. Ed e’ il risultato della “sfida” lanciata dall’on. Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL, ai simpatizzanti residenti a Londra (e Manchester).

L’obiettivo della “sfida” consisteva nel riuscire a consegnare una lettera di protesta contro il Times, direttamente nella sede di Virginia St./Pennington St. in un solo giorno e per una volta personalmente, in questa epoca dove la posta elettronica la fa da padrona. Personalmente, e quindi dimostrando, per il semplice fatto di esserci, quanto una questione venga ritenuta importante; anzi, personale.

Naturalmente, tutto cio’ non poteva risolversi nel semplice accelerare quanto normalmente fatto dal postino. E quindi, fra l’una del pomeriggio del giovedi’, e l’una del pomeriggio del venerdi’ quando la dimostrazione e’ cominciata, la “sfida” e’ consistita nel preparare il materiale e i comunicati necessari; allertare stampa e televisione; identificare il posto e l’ora migliore in cui dimostrare; ottenere l’autorizzazione della Polizia, e infine raccogliere un numero sufficiente di adesioni, nonostante il giorno feriale (ma non troppe, per evitare problemi, appunto, con l’autorizzazione).

Alla fine (di fronte a cinque poliziotti che forse si aspettavano qualcosa di diverso da un gruppo di persone decise ma tranquille, in giacca e cravatta) esponenti del PdL e di “Siciliani in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times. Sono state sventolate bandiere italiane, mostrati cartelloni di protesta e distribuiti a incuriositi giornalisti e altri lavoratori dell’informazione volantini dove veniva chiesto in maniera accorata di ridare supremazia a un giornalismo che rispecchi fatti e opinioni in maniera equa. Nel frattempo, l’on. Di Biagio, in compagnia di una troupe televisiva RAI e di un gruppo piu’ ristretto di persone, si recava poco piu’ avanti, alla Times House, per consegnare la lettera di protesta come preannunciato in una cerimonia informale e amichevole.

Difficile che al Times si aspettassero di vedere improvvisamente apparire cosi’ presto l’on. Di Biagio e altri esponenti della comunita’ italiana, quasi prima che si asciugasse lo stesso inchiostro di stampa delle infamanti accuse contro successivi Governi italiani. Certo, il Times stesso aveva causato giorni prima una protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Londra, riguardo i commenti della testata sul Lodo Alfano. Pur tuttavia, non e’ roba di tutti i giorni neanche nella Londra delle mille nazionalita’, vedersi arrivare un agguerrito e accompagnato Parlamentare straniero, deciso a manifestare il suo “disgusto” per quanto pubblicato. Significativo in proposito il tono della risposta del Direttore Responsabile del Times, James Harding, e il suo voler sottolineare di aver preso la manifestazione “con grande serieta’”, arrivando ad augurarsi di non aver perso lettori a causa di quest’ultima polemica.

Un grande pregio dell’iniziativa dell’on. Di Biagio (mediaticamente riuscita, con spazi su varie testate giornalistiche, incluse ItaliaChiamaItalia e La Repubblica, e anche al Tg2) e’ insomma consistito nel sottolineare, con la presenza fisica, come al centro della dialettica politica internazionale ci siano in ultima analisi delle persone.

Le polemiche, infatti, continueranno. Ma chi gestisce un giornale specie cosi’ famoso, si e’ dovuto rendere per una volta conto che le sue parole possono davvero avere conseguenze anche pesanti: perche’ dall’altra parte non ci sono personaggi di fantasia, categorie dello spirito, o finanche solo Istituzioni impersonali, ma persone, in questo caso un uomo politico italiano, e gli Italiani residenti in Gran Bretagna, determinati a non subire supinamente la continua grancassa che non smette mai di tuonare contro Silvio Berlusconi, e quindi contro l’Italia tutta. Una lezione, questa per The Times, che se compresa appieno puo’ finanche cambiare le “regole del gioco”.

Spezziamo Una Lancia In Favore Di (e non in testa a) I “Nostri” Rappresentanti in Parlamento

(Lettera a Italia Chiama Italia)

Caro Direttore

Magari e’ vero che sono specializzato nel fare il bastian contrario. Oppure e’ il mio momento per raccogliere “brownie points” e popolarita’ fra la pattuglia degli eletti per gli Italiani all’estero nel Parlamento Italiano (anche se non mi aspetto una cartolina di auguri di Natale da parte di nessun avvocato chiamato Di Girolamo).

Pero’…pero’ penso sia il momento di spezzare una lancia in favore dei “nostri” onorevoli e senatori, Di Biagio, Picchi, Micheloni, etc etc. I quali invece di solito sono oggetto di punzecchiamenti e picconature (virtuali!) visto che non sembrano essersi coperti di eccessivi onori, nella passata e corrente Legislatura.

E non hanno neanche dirottato centinaia di milioni di euro in favore di noi Italiani Nel Mondo. E non hanno ancora chiarito come funziona il non-pagamento dell’ICI sulla prima casa. Etc etc.

Certo conviene tenerli un po’ tutti sull’attenti, onde evitare il rischio di sonnecchiamenti o che la loro avventura romana addirittura si riduca solo a un saggio investimento pensionistico, come scrive qualcuno a chiare lettere nella rubrica della posta di Italia Chiama Italia.

Ma d’altronde, se essi ci rappresentano, non ha senso rischiare neanche di scivolare nello scontro aperto, e nel manifestare delusioni su delusioni, auto-alimentantisi da qui al 2012.

Forse quello che occorre e’ realismo e gestione delle aspettative. Anche noi rappresentati dobbiamo infatti ancora imparare le conseguenze pratiche della Legge Tremaglia. Cominciamo allora con il renderci conto (con il senno di poi) che non ha senso pensare di mandare 12 Deputati e 6 Senatori e pensare che possano sconfiggere cattivi e raddrizzare torti, novelli Errol Flynn nelle leggendarie interpretazioni del personaggio di Robin Hood.

Si tratta infatti dell’1,9% del totale dei Parlamentari. Corigetemi se sbaglio ma quand’anche manifestassero un’improvvisa comunione di intenti, non potrebbero neanche fare Gruppo Parlamentare a se’ stante.

Non ha senso neanche immaginarseli infaticabili nei dibattimenti, e ubiqui nelle varie Commissioni e nella stesura di tutte le Leggi e i Decreti. Potrebbero anche provarci, per poi finire magari come quello che in inglese e’ chiamato “headless chicken”, il mitico pollo che continua a correre anche se non ha piu’ la testa, e ovviamente non va da nessuna parte.

C’e’ anche da considerare il fatto che in tutta franchezza ne’ il PdL, ne’ il PD (ne’ alcun altro partito) hanno dimostrato molta attenzione agli Italiani all’estero. Forse siamo troppo pochi, o troppo distratti? O forse e’ perche’ chi non e’ andato all’estero a vivere e lavorare, molto difficilmente potra’ liberarsi da una visione patinata dell’emigrazione italiana, visione a meta’ fra l’ingenuita’ e il provincialismo (non e’ una critica: e’ un dato di fatto. E’ come chiedere a un abitante del deserto di capire cos’e’ la neve).

Sommiamo a quanto sopra l’eccessiva verticita’ del PdL, e l’eccessiva leggerezza al vertice del PD, e non c’e’ molto materiale per i nostri Parlamentari, sul quale possano costruire qualcosa di efficace e soddisfacente.

Insomma quello che occorre loro e’ piu’ peso politico: essere capaci di influenzare fortemente le scelte dei loro rispettivi Partiti, e dei loro colleghi a Montecitorio e Palazzo Madama, in modo da garantire che i problemi e gli interessi degli Italiani all’estero non siano solo uditi, ma suscitino anche attenzione e vengano magari anche risolti, ogni tanto.

Qualunque sia la nostra idea politica quindi, fra un’elezione e l’altra l’unico atteggiamento sensato nei confronti dei vari Picchi, Di Biagio, Micheloni, Randazzo, e’ una posizione di dialogo e di critica costruttiva, con un’incessante disponibilita’ a aiutarli a superare tutti gli ostacoli che hanno di fronte: l’esiguo numero, la distrazione delle Nomenklature, l’ignoranza generalizzata nella Penisola e Isole comprese nei confronti dell’emigrazione; e anche le loro differenze ideologiche e inevitabili rivalita’.

Pretendendo, naturalmente, che concedano tutta l’attenzione possibile (almeno loro!) a chi li ha eletti.

Certo possiamo anche decidere di dilettarci in lamentazioni, cercando di minare la loro credibilita’ per cinque anni, e attaccandoli a tutto spiano, sperando magari che alle prossime elezioni compaia un redivivo Cavour, Gramsci o Salvemini (o Garibaldi). E sperando che il Primo Ministro che condurra’ l’Italia durante la XVII Legislatura, verra’ eletto nella Circorscrizione Europa (giusto per fare un esempio…).

Ma non mi sembra una scelta saggia.