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Sulla Denuncia Contro George W Bush Per Crimini Di Guerra

Ritorna periodicamente in auge la mai sopita richiesta di portare il Presidente USA George W Bush magari davanti a un Tribunale Internazionale per rispondere di varie accuse di crimini di guerra, dall’invenzione delle “prove” contro Saddam Hussein alla serie di abusi contro i prigionieri dei soldati americani, in Iraq e nella base di Guantanamo, all’uso della tortura per estorcere notizie e confessioni da presunti terroristi.

E’ di pochi giorni fa per esempio l’iniziativa di Marco Pannella di cercare di presentare al Congresso USA “le documentate menzogne e irresponsabilità del presidente per poter imporre non già la caduta di Saddam e la democrazia per l’Iraq, ma la ‘sua’ guerra contro la verità e le leggi del proprio Paese“.

E’ quella una strada fattibile? Dipende. Sul fatto che la guerra in Iraq nel 2003 sia stata costruita sul niente non penso ci possano essere dubbi; e abusi e torture non sono certo capitati mentre comandavo io. Se Bush fosse un privato cittadino qualunque, la situazione sarebbe gia’ in mano a giudici e avvocati per stabilire il confine fra diritto, delitto e imperizia.

Ma non e’, un privato cittadino. Anzi, ha passato otto anni in cima alla Superpotenza. Quale speranza potrebbe esserci allora nel vederlo processato, o addirittura condannato?

C’e’ da chiarire prima di tutto se la strada del Tribunale Internazionale sarebbe praticabile: quale futura Amministrazione USA infatti si prenderebbe mai la responsabilita’ di stabilire un precedente, mandando un ex-Presidente a rispondere di crimini di guerra all’estero? E quindi al massimo ci sarebbe da aspettare che si muova qualcosa in America.

Anche in quel caso, occorrerebbero delle prove schiaccianti. E’ vero che piano piano anche il Congresso sta facendo uscire rapporti molto critici delle scelte e dei comportamenti dei membri dell’Amministrazione Bush, come per esempio il risultato della “Commissione sull’Intelligence” capitanata dal Senatore John Rockefeller IV, pubblicato circa un mese fa. Ma dietro a tutto cio’ c’e’ prima di tutto la lotta fra i due schieramenti, Democratici contro Repubblicani in una lotta cui sicuramente interessa poco la veridicita’ delle accuse al Presidente, e tanto la possibilita’ di essere o meno rieletti alla prossima tornata ai seggi.

Lasciare tutto in mano alle varie Commissioni parlamentari, da questo punto di vista, serve solo a far insabbiare la cosa, a far morire i potenziali imputati di vecchiaia inoltrata prima che si arrivi finanche a una sola udienza in argomento, e a polarizzare l’elettorato (un’altra positiva opportunita’ per i politici, una sciagura perniciosa per l’elettorato stesso).

E’ dunque piu’ che benvenuta la proposta di Nicholas D Kristof dalle pagine dell’International Herald Tribune: dimentichiamo le commissioni parlamentari, lasciamo perdere i Tribunali, evitiamo di disquisire sulla legalita’ delle decisioni presidenziali, in favore dell’istituzione di una “Commissione della Verita’” (CdV) modellata su quella che ha aiutato il Sudafrica a diventare democratico senza spargimenti di sangue.

La CdV sarebbe espressione degli USA stessi, senza problemi di “ingerenza internazionale”; l’unico principio che farebbe passare e’ che i Presidenti sono responsabili di quello che fanno, e di quello che lasciano; molti dei “crimini” verrebbero fuori, alla luce del sole perche’ e’ meglio essere sinceri di fronte alla CdV, che ritrovarsi a dover rispondere dei crimini che non si hanno.

In fondo, che Giustizia sarebbe se non arrivasse mai a termine? Conoscere la “verita'” e’ molto meglio, anche perche’ permette di sognare che certi errori non verranno mai piu’ commessi.