Lezione al Mondo dall’Unione (Europea) di Stati Altrimenti Poco Importanti

Scrivevo alcuni mesi fa: “Se la UE riuscira’ davvero ad accomodare in maniera razionale tanti Paesi con una tal varieta’ di esperienze, desideri e preoccupazioni […] trasformandosi in una specie di nuove, spontanee Nazioni Unite […] diventera’ allora il primo regalo all’Umanità da parte di un’Europa risorta piu’ pacifica.”

E infatti, ecco un articolo dall’International Herald Tribune del 22 gennaio 2008, a firma Stephen Castle: “Emulando la UE, alcuni Paesi uniscono le loro forze per avere una voce potente e non dispersa“:

“il tentativo dell’Europa di far convinvere 27 disparate nazioni in un blocco viene imitato nel mondo, dall’Asia all’Africa, con i vari Paesi a sperimentare nuovi modi di aumentare la loro capacita’ di influenza. [… ]

l’esperimento europeo di integrazione viene copiato con maggior successo dall’Associazione delle Nazioni Asiatiche Sudorientali ASEAN [con l’obiettivo di] un mercato unico entro 2015.

Anche l’Unione Africana, concepita nel 1999, anche più grande e men pratica con 53 membri, ha preso in prestito strutture della UE, compresa il suo apparato burocratico più influente, modellato sulla Commissione Europea e conosciuto come la Commissione dell’Unione Africana. Il sogno dell’America latina e’ avere qualcosa come l’UE [… ] ”

Ci sono alcune osservazioni nell’articolo secondo cui una struttura centralizzata dell’Unione sarebbe necessaria per realizzare l’obiettivo del “pensiero continentale”.

Non sono d’accordo: quello che e’ importante, è che tutti i membri della UE (e dell’AU e dell’ASEAN) realizzino che ciascuno di loro è troppo piccolo per avere alcuna importanza a confronto delle Potenze, gli USA, la Russia, la Cina, l’India, forse anche il Giappone.

La cooperazione allora sarà una conseguenza naturale di quella realizzazione, senza alcun’esigenza di coercizione.

Anzi, quella è la ragione principale che fa restare i Britannici ancora riluttanti ad entrare completamente nell’Unione, mentalmente e non solo formalmente: perché quello significherà accettare che i giorni dell’impero sono realmente una cosa del passato.

Lessons to the World from Union of Otherwise Inconsequential Nations

I wrote a few months ago: “As a sort of grass-root United Nations, the EU could then become the first gift to Humanity by a more peaceful, re-born Europe“.

And there it is: “Emulating the EU, countries join forces to speak with power and focus” (Stephen Castle, IHT, January 22, 2008):

“Europe’s attempt to weld 27 disparate nations into one bloc is being imitated around the globe, from Asia to Africa, as countries experiment with new ways to maximize influence.

[…] the European experiment with integration is being copied most successfully by the Association of Southeast Asian Nations, [aiming for] a single market by 2015.

The African Union, conceived in 1999, while bigger and more unwieldy with 53 members, also borrows from EU structures, including its most influential bureaucracy, modeled on the European Commission and known as the AU Commission. The Latin American dream is to have something like the EU. […]”

There are some comments in the article along the lines of having a more centralized EU structure to achieve the goal of continental thinking.

I do not see that as a must: what is important, is for all the EU (and AU, and ASEAN) members to realize each of them is too small to be of any consequence compared to the Powers called USA, Russia, China, India, maybe even Japan.

Co-operative behavior will then be a natural consequence of that realization, without any need for cohercion.

I still believe that is the main reason why the British are reluctant to fully enter the EU: because that will mean them accepting that the days of the Empire are really a thing of the past.