Spezziamo Una Lancia In Favore Di (e non in testa a) I “Nostri” Rappresentanti in Parlamento

(Lettera a Italia Chiama Italia)

Caro Direttore

Magari e’ vero che sono specializzato nel fare il bastian contrario. Oppure e’ il mio momento per raccogliere “brownie points” e popolarita’ fra la pattuglia degli eletti per gli Italiani all’estero nel Parlamento Italiano (anche se non mi aspetto una cartolina di auguri di Natale da parte di nessun avvocato chiamato Di Girolamo).

Pero’…pero’ penso sia il momento di spezzare una lancia in favore dei “nostri” onorevoli e senatori, Di Biagio, Picchi, Micheloni, etc etc. I quali invece di solito sono oggetto di punzecchiamenti e picconature (virtuali!) visto che non sembrano essersi coperti di eccessivi onori, nella passata e corrente Legislatura.

E non hanno neanche dirottato centinaia di milioni di euro in favore di noi Italiani Nel Mondo. E non hanno ancora chiarito come funziona il non-pagamento dell’ICI sulla prima casa. Etc etc.

Certo conviene tenerli un po’ tutti sull’attenti, onde evitare il rischio di sonnecchiamenti o che la loro avventura romana addirittura si riduca solo a un saggio investimento pensionistico, come scrive qualcuno a chiare lettere nella rubrica della posta di Italia Chiama Italia.

Ma d’altronde, se essi ci rappresentano, non ha senso rischiare neanche di scivolare nello scontro aperto, e nel manifestare delusioni su delusioni, auto-alimentantisi da qui al 2012.

Forse quello che occorre e’ realismo e gestione delle aspettative. Anche noi rappresentati dobbiamo infatti ancora imparare le conseguenze pratiche della Legge Tremaglia. Cominciamo allora con il renderci conto (con il senno di poi) che non ha senso pensare di mandare 12 Deputati e 6 Senatori e pensare che possano sconfiggere cattivi e raddrizzare torti, novelli Errol Flynn nelle leggendarie interpretazioni del personaggio di Robin Hood.

Si tratta infatti dell’1,9% del totale dei Parlamentari. Corigetemi se sbaglio ma quand’anche manifestassero un’improvvisa comunione di intenti, non potrebbero neanche fare Gruppo Parlamentare a se’ stante.

Non ha senso neanche immaginarseli infaticabili nei dibattimenti, e ubiqui nelle varie Commissioni e nella stesura di tutte le Leggi e i Decreti. Potrebbero anche provarci, per poi finire magari come quello che in inglese e’ chiamato “headless chicken”, il mitico pollo che continua a correre anche se non ha piu’ la testa, e ovviamente non va da nessuna parte.

C’e’ anche da considerare il fatto che in tutta franchezza ne’ il PdL, ne’ il PD (ne’ alcun altro partito) hanno dimostrato molta attenzione agli Italiani all’estero. Forse siamo troppo pochi, o troppo distratti? O forse e’ perche’ chi non e’ andato all’estero a vivere e lavorare, molto difficilmente potra’ liberarsi da una visione patinata dell’emigrazione italiana, visione a meta’ fra l’ingenuita’ e il provincialismo (non e’ una critica: e’ un dato di fatto. E’ come chiedere a un abitante del deserto di capire cos’e’ la neve).

Sommiamo a quanto sopra l’eccessiva verticita’ del PdL, e l’eccessiva leggerezza al vertice del PD, e non c’e’ molto materiale per i nostri Parlamentari, sul quale possano costruire qualcosa di efficace e soddisfacente.

Insomma quello che occorre loro e’ piu’ peso politico: essere capaci di influenzare fortemente le scelte dei loro rispettivi Partiti, e dei loro colleghi a Montecitorio e Palazzo Madama, in modo da garantire che i problemi e gli interessi degli Italiani all’estero non siano solo uditi, ma suscitino anche attenzione e vengano magari anche risolti, ogni tanto.

Qualunque sia la nostra idea politica quindi, fra un’elezione e l’altra l’unico atteggiamento sensato nei confronti dei vari Picchi, Di Biagio, Micheloni, Randazzo, e’ una posizione di dialogo e di critica costruttiva, con un’incessante disponibilita’ a aiutarli a superare tutti gli ostacoli che hanno di fronte: l’esiguo numero, la distrazione delle Nomenklature, l’ignoranza generalizzata nella Penisola e Isole comprese nei confronti dell’emigrazione; e anche le loro differenze ideologiche e inevitabili rivalita’.

Pretendendo, naturalmente, che concedano tutta l’attenzione possibile (almeno loro!) a chi li ha eletti.

Certo possiamo anche decidere di dilettarci in lamentazioni, cercando di minare la loro credibilita’ per cinque anni, e attaccandoli a tutto spiano, sperando magari che alle prossime elezioni compaia un redivivo Cavour, Gramsci o Salvemini (o Garibaldi). E sperando che il Primo Ministro che condurra’ l’Italia durante la XVII Legislatura, verra’ eletto nella Circorscrizione Europa (giusto per fare un esempio…).

Ma non mi sembra una scelta saggia.