Sarkozy…e gli Atei Devoti

Segnalo le pesantissime parole di Bernard Henry-Lévy nei confronti del Presidente francese Sarkozy, riportate sul Corriere della Sera del 16 gennaio 2008 in un articolo intitolato “Il cinismo religioso di Monsieur Sarkozy“:

“Possiamo infine dare atto al Presidente di sapere, molto precisamente, quello che dice; e allora non potremo evitare di fare l’accostamento con l’unica grande ideologia fran­cese che ha pensato il cattolice­simo come «cultura» alla qua­le non si è costretti a credere ma che come nessun’altra sug­gella, se solo le viene data in subappalto, la coesione di un legame sociale: il maurrassismo.”

Suggeriscono, quelle parole, che la brutta faccia della “devozione atea” possa stare tornando in auge in Francia come in Italia (dove pero’ Ferrara e Pera non sono Presidenti della Repubblica, almeno per il momento).

Henry-Lévy richiama il maurrassismo, ma avrebbe potuto riferirsi a de Maistre, Saint-Simon, e altri in una specie di “carrellata dell’infamia” di tutto lo sbagliato generato nel pensiero politico post-illuminista. Sono convinto che il passaggio dalla devozione atea al fascismo non solo sia breve, ma obbligato (quand’anche si tratti del fascismo relativamente “dolce” come quello di Salazar in Portogallo).

E che la “devozione atea” stessa sia un’offesa, anche per il credente, uno svuotamento del “contenuto della fede dalle sue radici vere” come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006, riducendola “solo a una realtà esteriore.

E’ una sfida, quella lanciata dagli atei devoti e dai loro compagni di merenda clericali, che sembra non aver mai fine. E’ fatta di persone che per farne un paradiso rendono il mondo un inferno: ed e’ una sfida contro la quale ci tocchera’ comunque (e sempre?) combattere.