Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?

Traduzione di un articolo del paleoclimatologo Bob Foster, “Riscaldamento globale: è questo il contenimento dei danni?” (15 luglio 2008);

In PRIMO luogo, un po ‘di contesto. La tendenza all’aumento delle temperature dal “minimo di Maunder”, quando il Sole era “quieto” (1645-1715) fino all’epoca moderna con un Sole iperattivo (fenomeno cominciato intorno al 1920) sembra giungere al termine. L’impatto variabile dei pianeti sull’irregolare orbita solare intorno al centro di massa del sistema solare può essere calcolato, e un’altra “piccola era glaciale”, un periodo freddo cioe’, sembra essere imminente. Un primo indicatore è che il “ciclo solare 23” non e’ ancora finito – il ciclo 24 proprio non vuole cominciare. In passato, un ciclo extra-lungo (come lo e’ ora il 23) è stato seguito da un ciclo extra-debole. La Terra si è leggermente raffreddata dal 1998 con il suo enorme fenomeno “El Niño” – e il raffreddamento si intensificherà fino a circa il 2030.

E’ in gioco la credibilità del dogma adottato da alcune istituzioni (IPCC / Royal Society / NASA). Il Quarto Rapporto di Valutazione IPCC (AR4) e’ basato sull’idea che la Terra sia un sistema autonomo Terra con un clima che non dipende dall’esterno. Ad essere significativi sarebbero solo la “variabilità naturale” e le attivita’ umane. Nel “Riassunto per i Responsabili Politici” il capitolo “Cambiamenti Climatici 2007: La Fisica di Base” mostra i contributi al riscaldamento globale da parte della “irradianza solare” e delle emissioni di CO2 di origine antropogenica (Fig. SPM-2). Le emissioni di CO2 “umane” forniscono una forzante di 1,66 Watts/m2 (alias un ‘riscaldamento’). L’unica influenza esterna è la irradianza solare – con un minuscolo aumento di 0,12 W/m2 dal 1750. Il deflusso altamente variabile di plasma magnetizzato dal Sole viene ignorato – come lo sono tutti gli effetti inerziali esterni.

Essenzialmente – e in maniera insensata – secondo l’IPCC la Terra viaggia in un universo vuoto!

Tutto cio’ fa parte adesso del “mainstream”…ma gli scienziati non sono degli stupidi, e sanno che hanno molto da perdere se la Terra si raffredda invece di riscaldarsi – il loro status, i finanziamenti e, soprattutto, la credibilità (= il peso politico). Ecco dunque arrivato il momento di contenere i danni.

In SECONDO luogo, che dire della NASA? Evita di discutere il legame tra attività solare e clima terrestre – e parla solo di “Meteo Spaziale”. Perché? Proviamo a tornare indietro di un secolo – come riportato in questo articolo:

Soon & Yaskell 2003, “The Maunder Minimum and the Variable Sun-Earth connection”, World Scientific 278 p. (“Il Minimo di Maunder e la connessione variabile Sole-Terra”)

Come vi e’ descritto, un legame fra Sole e Terra era stato riconosciuto tempo fa. Ma si leggano le pagine 119-122; Lord Kelvin (al secolo, William Thompson), Presidente della Royal Society, ha davvero cambiato tutto con il suo articolo su Nature dell’1 Dicembre 1892 (vol. 47). Sulla base dei suoi calcoli, ha scritto:

Questo risultato [i suoi calcoli], mi sembra, è assolutamente conclusivo e sfata l’ipotesi che le tempeste magnetiche terrestri siano dovute all’azione magnetica del Sole… Possiamo anche essere costretti a concludere che il presunto legame tra le tempeste magnetiche e le macchie solari non esiste e l’apparente accordo tra i due cicli è una semplice coincidenza.

[Come sappiamo oggi, le tempeste magnetiche terrestri SONO dovute all’azione magnetica del Sole, che interagisce con il campo magnetico terrestre].

Il calcolo sconfigge l’osservazione. La Royal Society non ha ancora rinunciato a questo implausibile dogma di Kelvin – un concetto che e’ penetrato al centro del pensiero scientifico correntemente accettato.

Torniamo alla NASA. Il comunicato di David Hathaway dell’11 luglio 2008, un aggiornamento della situazione riguardo il ciclo solare, è intitolato:

Cosa c’è che non va con il Sole? (Niente) – Ultime Notizie! Il Sole si sta comportando normalmente

Hathaway prevede che il ciclo 24, in ritardo, avra’ comunque un picco più alto nel numero di macchie solari del puntuale ciclo 23. Ma sicuramente, questo è voler negare l’evidenza – non “contenimento del danno”.

In TERZO luogo, consideriamo il Centro Ricerca Hadley di Previsione del Clima (a Exeter nel Regno Unito). Ne e’ stato Direttore Sir John Houghton, quando dirigeva anche il Met Office del Regno Unito – e ha diretto anche l’IPCC nel 2001, per il Terzo Rapporto. Di conseguenza, questo articolo del Centro Hadley datato 10 agosto scorso potrebbe essere considerato come un tentativo di contenimento dei danni, in una certa misura – mettendo l’osservato, e molto scomodo, raffreddamento globale dal 1998 in un contesto non controverso:

Doug M. Smith et al 2007, “Improved surface temperature prediction for the coming decade from a global climate model”, Science v. 317 pp. 796-9. (“Previsione migliorata delle temperature di superficie per il prossimo decennio sulla base di un modello climatico globale”)

Nel sommario dicono: “Il nostro sistema prevede che la variabilità interna compenserà parzialmente il segnale del riscaldamento globale antropogenico per i prossimi pochi anni. Tuttavia, il clima continuerà a riscaldarsi, con almeno la metà degli anni dopo il 2009 previsti piu’ caldi dell’anno più caldo mai registrato finora“.

Notare bene la conclusione: a loro dire, almeno la metà degli anni dopo il 2009 sono previsti per essere più caldo che il 1998, l’anno più caldo mai registrato finora. Tutto cio’ sembra bastare, per il momento. Ma non protegge il futuro della climatologia. Non è un vero contenimento dei danni.

In QUARTO luogo, la sezione scientifica del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC è attesa per il 2013, con gli altri due volumi nel 2014. La credibilità deve essere mantenuta il più a lungo possibile – e, perlomeno, fino al 2014. Quindi, un deciso sforzo di contenimento dei danni è iniziato il 1 ° maggio:

N.S. Keenleyside et al 2008, “Advancing decadal-scale climate prediction in the North Atlantic sector”, Nature v. 453 pp. 84-8. (“Previsioni del clima su scala decennale nel settore Nord Atlantico”)

Nello stesso numero di Nature, è apparso una traduzione per non-specialisti di questo documento tecnico:

Richard Wood, “Climate Change: Natural ups and downs”, p. 43. (“Cambiamenti climatici: aumenti e diminuzioni naturali”)

Inoltre, uno “strillo” all’inizio della rivista (p. xi) fornisce una sintesi brevissima: “… Nel prossimo decennio, variazioni naturali del clima negli oceani del Nord Atlantico e del Pacifico tropicale compenseranno temporaneamente il previsto riscaldamento di origine antropogenica: le temperature al suolo in Europa e in Nord America potranno anche diminuire un po‘”.

Esattamente UN GIORNO dopo il messaggio è stato ripreso altrove:

Richard A. Kerr 2008, “Global Warming: Mother Nature Cools the Greenhouse, But Hotter Times Still Lie Ahead”, Science v. 320 p. 595. (“Riscaldamento globale: Madre Natura raffredda l’effetto serra, ma periodi piu’ caldi ci aspettano comunque”)

Chiaramente, e’ l’Establishment scientifico che viene li’ difeso, perché il pezzo inizia: “Come piace dire agli scettici del cambiamento climatico, le temperature nel mondo non sono aumentate molto negli ultimi dieci anni. Se il riscaldamento globale è cosi’ importante, si chiedono, ecc…

Kerr quindi parla dell’articolo di Nature del giorno precedente: “Guardando verso il futuro, il modello prevede un rallentamento delle correnti atlantiche di trasporto del calore e quindi il raffreddamento del Nord Atlantico, del Nord America, dell’Europa occidentale nel prossimo decennio. Prevede anche un lieve raffreddamento del globo. Ma verso il 2030, le temperature globali previste rimbalzano fino a ritornare al riscaldamento previsto dall’effetto dei soli gas-serra“.

È questo, il “contenimento dei danni”? Non ci posso giurare, ovviamente, ma come si dice in inglese: se cammina come un’anatra, e starnazza come un’anatra, allora è…un’anatra…

Che ne pensate?

2 Replies to “Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?”

  1. Le strane facolta’ di economia, sociologia, scienza della comunicazione,psicologia etc. bisogneguerebbe chiuderle,perchè assolutamente non,dico non,scientifiche , di nessuna utilita’ e fonte solo di confusione .

  2. Ciao sono giunto al tuo Blog dal sito dell’Anti-Zanzara (che leggo pressochè quotidiamente e, in un certo senso, preferisco all’originale..).
    Da quello che ho letto mi sembri – a differenza dei vari Stagnaro (e “BrunoLeonisti” in genere), Battaglia, .. (sui quali il libro “A qualcuno piace caldo” ha detto tutto ciò che si poteva dire..) – un persona ragionevole; ecco io non sono un tecnico in senso stretto, sono laureato in economia ambientale e mi occupo di consulenza ambientale (in particolare SGA e contabilità ambientale) per imprese e PA, ma mi sembra che al nocciolo della questione vi sia, diciamo così adottando un termine caro agli ecologisti, il grado di omeostasi dei sistemi naturali: ora, dato che è indubbio che la CO2 sia un gas serra,evidentemente tu, che sulla natura antropogenica e (se del caso) della rilevanza dei cambiamenti climatici sei scettico, pensi che la capacità degli elementi del capitale naturale di mantenere uno stato di equilibrio dinamico nel fornire il servizio di regolazione del clima a fronte delle pressioni esercitate dalle emissioni umane sia elevata (magari anche sulla base della considerazione che in percentuale le emissioni umane di Co2 sono basse rispetto al totale..).
    Tuttavia devi ammettere che su tale argomento è grande l’incertezza ed in ballo vi è il rischio di peggioramenti irreversibili. Ebbene, dal punto di vista economico, la teoria delle decisioni in condizioni di incertezza dimostra che, in presenza di incertezza forte (cioè con probabilità non additive o con una pluralità di distribuzioni non pienamente affidabili) ed irreversibilità fisica, è razionale adottare una politica ambientale intervenzionista ispirata al principio precauzionale (vedi ad esempio Basili, M., Franzini, M., 2005 “Decision making under uncertainty and irreversibility. A rational
    approach to the precautionary principle” in Basili, M., Franzini, M., Vercelli, A., (Eds),
    Environment, Inequality and Collective Action, Routledge, London, 2006 e la bibliografia ivi citata).
    Ciao

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