Ricordando l’Arandora Star

Tramite il blog dell’On. Picchi in visita alla comunita’ italiana in Scozia, imparo della tragedia dell’Arandora Star, la nave adibita al trasporto di internati, salpata l’1 Luglio 1940 da Liverpool senza i colori adeguati, povera di scialuppe e stracarica di Tedeschi e Italiani da anni residenti nel Regno Unito, e la cui unica colpa era quella di avere la nazionalita’ sbagliata: un “delitto” che li condannava alla deportazione in Canada.

Alloggiati alla bell’e’ meglio dopo essere stati sottratti alle famiglie in un batter d’occhio da chi paranoicamente li pensava tutti delle potenziali spie, non andarono oltre l’Irlanda, colpiti da un sommergibile tedesco il 2 Luglio 1940.

Morirono 800 persone, fra le quali anche membri dell’equipaggio. Gli Italiani che non tornarono piu’ a casa furono 446, uno dei quali di 16 anni, e due di 68 anni, incluso Silvestro D’Ambrosio emigrato in Inghilterra ben 42 anni prima, nel 1898 (e con due figli in guerra agli ordini di Sua Maesta’ Giorgio VI).

I superstiti, naturalmente, praticamente appena asciugati e rifocillati furono deportati comunque, verso l’Australia (in convogli meglio organizzati, evidentemente, visto che non furono affondati). Alcune famiglie li seppero ancora in vita solo alla fine della guerra.

Il governo britannico non ha ancora riconosciuto le sue colpe, e non ha provveduto ad alcun risarcimento. C’e’ una campagna per l’Arandora Star su Internet, cui invito a partecipare.

Un monumento alle vittime, anche a ricordo dell’immigrazione italiana, ha l’appoggio dell’Arcivescovo Cattolico di Glasgow, Monsignor Mario Conti.