Repressione In Iran? Andiamoci Piano!

Sono passati vari giorni, e ancora non mi e’ ben chiaro cosa potremmo o dovremmo fare riguardo l’Iran.

L’espulsione (o il mancato rinnovo dei visti, che e’ un po’ diverso) dei giornalisti stranieri, ha senso nel quadro paranoico del pensiero di governo in Iran (e come dar loro torto…).

La liberta’ di informazione, con tutto quello che ci sta arrivando, non mi sembra che sia in gioco. Ci sono anche particolari che ci dicono come non si tratti della solita storia di repressione, come i continui richiami di Khamenei alla legalita’ e alla democrazia, e il fatto che dopo tutti questi giorni si sente parlare di polizia che usa i lacrimogeni.

Quando uno allora manifesta in Europa “in appoggio ai manifestanti a Teheran”, puo’ essere sicuro di chi o cosa stia appoggiando? Penso proprio di no (io i proclami osannanti Khomeini da parte degli intellettuali europei me li ricordo ancora…).

Per questo direi che il piu’ grande favore che ci possiamo fare e’ seguire l’Iran in maniera intelligente, senza bruciare alcun ponte e aspettando che si risolvano le loro beghe da soli. L’unico proclama da fare e’ che vengano rispettate le leggi della Repubblica Islamica in materia elettorale. Su quello ci sarebbe molto da chiedere, anzi pretendere.

Per un confronto con altre situazioni, quelle si’ di repressione brutale, pensiamo all’Uzbekistan, alle sue elezioni presidenziali, e al massacro di Andijan del 2005. Tutta roba che non e’ arrivata a Twitter, su Facebook, su YouTube. Peggio per gli Uzbeki?