Regolarizzare i Non-Matrimoni per Proteggere il Piu’ Debole

La palese dicotomia fra una societa’ dove la coabitazione senza matrimonio e’ sempre piu’ diffusa e quindi accettata (anche grazie agli assurdamente lunghi tempi di divorzio), e disposizioni di legge antiquate e all’apparenza a “difesa” del matrimonio, porta davvero a situazioni paradossali: per esempio, a una diabolica alleanza fra chi dice di voler prendersi cura dei piu’ deboli, e chi invece dei piu’ deboli se ne approfitta.

Cosi’ come stiamo in Italia infatti, non c’e’ alcuna protezione per chi venisse abbandonato dal convivente, vuoi con debiti, vuoi senza casa.

Gia’ e’ difficile quando e’ un coniuge a sparire da un giorno all’altro, magari in comunione dei beni e con i creditori pronti a rifarsi sul tapino o la tapina fino ad allora ignari. C’e’ da impelagarsi in avvocati per cause civii lunghissime e costose, il cui risultato e’ tutto fuorche’ certo.

Figuriamoci allora se e’ il convivente a scomparire. La causa diventa ancora piu’ complicata e c’e’ solo da aspettarsene il fallimento, visto che la legge non si occupa granche’ del more uxorio.

L’unica soluzione e’ spendere fior di soldoni in bravi avvocati…esattamente quanto non e’ quasi mai possibile, alla parte piu’ debole della coppia.

Convivere quando la situazione finanziaria (o psicologica) e’ tutta a favore di una delle parti diventa allora un terno al lotto, una dimostrazione di fiducia estrema nel piu’ forte da parte del piu’ debole. Il quale piu’ forte non fara’ altro che rafforzarsi.

A meno che non sia un santo o una santa, ne approfittera’ nelle piccole e magari anche nelle grandi cose della vita. E visto che non ci sono piu’ pressioni sociali a forzare un matrimonio, il piu’ forte diventera’ padrone, e il piu’ debole si trovera’ a vivere sotto la piu’ proverbiale spada di Damocle.

Se continuiamo quindi ad abbandonare le coppie di fatto a loro stessi, continueremo a far fallire lo Stato in uno dei suoi compiti piu’ basilari: la protezione del piu’ debole.