Pro-Tibet, Ma Non Ciecamente

Polizia ed esercito che sparano ad altezza d’uomo, picchiando bambini di scuola media nel tempo libero, non sono certamente cose da lasciar passare come se nulla fosse. Ma la situazione in Tibet e’ piu’ complicata: sicuramente, piu’ complicata che quella in Birmania alcuni mesi fa.

I monaci birmani si sono ribellati all’ennesima vessazione da parte della Giunta Militare. La rivolta tibetana sembra invece pianificata per coincidere con l’anniversario di quella di venti anni fa, rischiando di imbarazzare il Governo di Pechino durante quello che doveva essere il festoso preludio alle Olimpiadi di Agosto 2008.

Sul fatto che le “forze di sicurezza” cinesi avrebbero reagito brutalmente c’era infatti la quasi assoluta certezza: anzi, se i morti saranno alcune decine o centinaia, saranno molto meno di quanti furono eliminati in repressioni passate. Non e’ poi che “certe cose” le facciano solamente in Tibet…

Anche i sentimenti di forte antipatia dell’attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jin Tao, contro il Tibet e i tibetani sono noti, dal tempo in cui era Segretario del Partito in quel di Lhasa: e che quel clima, e quella gente proprio non riusciva a sopportare.

La stessa storia dei rapporti fra la Cina comunista e il corrente Dalai Lama non e’ molto semplice, e si potrebbe dire che la cacciata di quello dopo l’improvvida rivolta nobiliare del 1956-1959 e’ stata davvero la liberazione di grandi settori della popolazione tibetana dalla servitu’ della gleba. Infine, giusto per dare un esempio dei problemi che ci sono dietro, c’e’ la determinazione cinese affinche’ il Tibet non faccia la fine della Mongolia, che riusci’ a strappare l’indipendenza grazie all’appoggio sovietico quando la Cina passava da una guerra civile all’altra nella prima meta’ del XX secolo.

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Insomma anche se la repressione e’ criminale, c’e’ da chiedersi perche’ sia stata evocata/provocata proprio adesso con una ribellione e dei disordini. Chi aveva davvero voglia di verificare se l’Esercito di Liberazione del Popolo avrebbe evitato di usare la forza? E per quale motivo…cioe’, quale sara’ mai la strategia a medio/lungo termine da parte dei Tibetani?

Se non sappiamo rispondere a queste domande, non possiamo che limitarci ai soliti appelli alla calma e alla moderazione: rimanendo ad assistere da spettatori al dramma dell’ennesima mossa e contromossa nel distruttivo rapporto fra il Governo centrale Cinese e la popolazione indigena Tibetana. E per il Governo Cinese la strategia piu’ logica e’ chiara: reprimere senza esagerare troppo.

Insomma, una semplice questione mediatica.