PIL e GPI: una critica

Guido Ferretti ha pubblicato sul sito di Rientrodolce una Sintesi della relazione di Mauro Bonaiuti al convegno di Rivoli (To) “Lo sviluppo e la decrescita” del 26 e 27 Maggio 2006

Mario Bonaiuti ha iniziato il suo intervento presentando un grafico in cui vengono giustapposti gli indici del PIL (Gross National Product) e GPI (Genuine Progress Indicator) in funzione del tempo. In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare. L’intera presentazione consisterà nella discussione di questo grafico. […]

Essendo quasi alla fine dei miei studi sullo Sviluppo al Birkbeck College di Londra, e ovviamente dubbioso dell’uso un po’ spregiudicato di un “nuovo” indicatore come il GPI, mi permetto di pubblicare qualche critica anche alle argomentazioni del Bonaiuti

1. ANDAMENTO: Non avendo visto il grafico del Bonaiuti,  sono andato al sito di Redefining Progress e ne ho trovato uno per gli Stati Uniti

GPI USA 1950-2002

Non ci sono tabulati di numeri, ma a colpo d’occhio si vede che il GPI cresce fra il 1950 e il 2002: non come il GDP, ma il trend generale in aumento e’ chiaro. Perche’ quindi ipotizzare un “ottimo PIL” oltre il quale il GPI decresce?

E’ da notare che l’analisi susseguente sulle economie in crescita come produttrici di entropia si basa soprattutto
su quel punto, ancora tutto da dimostrare

2. DEFINIZIONE: il GPI appare fortemente politicizzato. La negativita’ reale della Income Distribution e’ tutta da discutere. Si parla di Resource Depletion ma non si considerano effetti positivi come la riduzione degli aerosol. Nel Long-Term Environmental Damage si calcolano costi per il Riscaldamento Globale, valori di stima con margini giganteschi di errore. etc etc

3. CONSENSO: L’idea dietro il GPI non e’ certo malvagia, anzi. Chissa’ pero’ se c’e’ ancora in atto un qualche tentativo perche’ sia adottato internazionalmente. I riferimenti al GPI su Wikipedia diradano con il tempo

Altrimenti il GPI rimane un “indicatore” per gli “attivisti”, i “credenti” (“true believers“). E come il resto dell’intervento del Bonaiuti, il rischio reale e’ che lasci il tempo che trova