Perche’ I Neri Corrono Piu’ Veloci Dei Bianchi?

Perche’ i neri corrono piu’ veloci dei bianchi? Si chiede qualcuno. Una domanda che si puo’ mostrare sia priva di fondamento.

Prima di tutto occorre rendersi conto che esiste un “passato” su questo tema. In generale, isogna sempre cercare di vedere cosa c’e’ dietro questa o quella teoria scientifica, soprattutto quando parla di persone, e non di ammassi globulari o le abitudini predatorie dei ragni della Patagonia.

E purtroppo, dietro gli “studi” su base razziale c’e’ una storia molto brutta, e ripetuta, di abusi della “scienza” da parte di chi ha voluto e vuole portare avanti le sue teorie razziali. Si finisce sempre con il cercare di classificare quale razza sia meglio dell’altra, e da questo alle discriminazioni il passo e’ troppo breve per non mettere dei paletti molto alti, che tutte le teorie in argomento devono essere capaci di superare prima di poter essere accettate.

Il libro di Stephen Jay Gould “The Mismeasure of Man” e’ pieno zeppo di esempi di teorie che oggi troviamo razziste o sessiste, ma alla loro epoca erano accettate quasi come verita’ rivelate. Prima la capacita’ cranica, poi la forma della faccia, poi il quoziente intellettivo. Al giorno d’oggi, quando lo sport e’ di moda, si parla di prestazioni sportive.

Non va trascurato neanche il fatto che studi “razziali” o “sessisti” saranno fatti soprattutto da coloro che hanno gia’ idee “razziali” o “sessiste”, che’ altrimenti probabilmente non si porrebbero neanche il problema. Voglio dire: se mi viene detto di mettere nello stesso gruppo un senegalese e un mozambicano perche’ “neri” io mi metto a ridere. Se viene detto lo stesso a un razzista convinto, accettera’ senza fiatare. Chi dei due intraprendera’ e pubblichera’ studi che comparino quei due “neri” con i “bianchi”? Non certo io.

Il fatto e’ che gli afro-americani sono originari di una larga fetta dell’Africa occidentale. Ora, e’ proprio in Africa che esiste di gran lunga la piu’ grande variabilita’ genetica, per cui c’e’ da aspettarsi che ci sia una grandissima variabilita’ anche fra gli afro-americani.

E’ vero che dal tempo della schiavitu’ ad ora c’e’ stato del “rimescolamento” visto che la maggior parte di loro faceva figli con altri afro-americani, ma il numero di generazioni e’ cosi’ piccolo da non far ritenere che tale rimescolamento abbia inciso sulla variabilita’ genetica (e non parlo neanche del gran numero di “misti”, con antenati europei, indiani d’america, etc etc).

E’ vero anche che hanno in genere la pelle di colore piu’ scuro, gli afro-americani, ma questo, in Africa, e’ dovuto a una convergenza evolutiva fra popolazioni geneticamente diverse ma che vivono sotto lo stesso Sole. In pratica, il colore della pelle non e’ una indicazione di vicinanza o somiglianza genetica, cosi’ come nessuno dira’ che Etiopi e Cingalesi sono da considerare “una razza” solo perche’ il colore della pelle e’ straordinariamente simile.

Quindi parlare di “neri” come distinti dai “bianchi” come se ci fossero dei tratti genetici tipici dei “neri” e non dei “bianchi” appunto, distinguendo quindi due “razze”, e’ assolutamente improprio, fino a prova contraria.

Come fare poi su queste basi cosi’ traballanti a tirar fuori le “cause” della presunta capacita’ di correre, proprio non riesco a capirlo. Ma non e’ la prima volta che succede: fino a pochissimi anni fa era proibito alle donne correre la Maratona, e c’era anche chi diceva che “scientificamente” il calcio e il ciclismo non erano adatti alle femmine della nostra specie, per questa o quella caratteristica del bacino.

Tutte panzane, naturalmente, ma che hanno ritardato quegli sport per decenni.

Come mai allora tanti sprinters sono neri? E’ questa una domanda a cui non si puo’ dare risposta. Come ho detto sopra, non esiste “il nero”, e quindi non ci si puo’ chiedere perche’ “i neri” facciano questo o quello. Quanti campioni della boxe (pesi massimi) sono stati “neri”? C’e’ forse anche li’ qualcuno che suggerisce che il colore della pelle aiuti nello sviluppare i pugni, e (addirittura!) nel sopportarli?

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Fra l’altro, giusto per rifarci alle zone dell’Africa e delle Americhe dove “geneticamente” dovrebbero essere piu’ simili agli afro-americani…dove sono tutti i corridori (sprinters, stiamo parlando di corse brevi) brasiliani, nigeriani, ghanesi, toghesi, beniniani, senegalesi, gambiani, cubani etc etc etc?

E che, forse quelli non sono “neri” abbastanza?

La Giamaica e’ solo un’isola fra tante…ma da Trinidad esce un tizio ogni tanto, cosi’ come dalle Barbados, mentre da un gran numero di altre isole lo zero assoluto. I cubani poi per esempio non sono secondi a nessuno in termini di infrastrutture sportive. Correre soprattutto lo sprint breve e’ anche uno sport che non ha bisogno di infrastrutture, ma solo di un rettilineo di 100 metri o poco piu’. Infine, nel mondo globalizzato non e’ difficile trovare esempi di atleti che gareggiano per una nazione ma hanno borse di studio in un’altra, come gli USA ma anche l’Italia.

Per cui anche un ghanese o un cameruniano o un tizio di St.Lucia veloci non avrebbero troppe difficolta’ a farsi vedere sulla scena internazionale.

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Il problema di fondo e’ ovviamente che in Ghana come in Camerun, come a Cuba, lo sprint non e’ lo sport nazionale. I potenziali talenti nella corsa non vengono scoperti semplicemente perche’ non corrono.

Se nessuno gioca a pallamano, e’ ovvio che non verra’ fuori nessun super giocatore di pallamano. In India tutti adorano il cricket, e tutti gli eroi sportivi giocano a cricket. Chi vuole diventare un eroe e pergiunta ricco pratica il cricket. In Italia, fa il calciatore, non certo la pallamano o il baseball. In Armenia e Georgia, gli eroi sono lottatori e sollevatori di pesi. etc etc.

Questo discorso su base sociale e culturale basta e avanza per spiegare perche’ i Giamaicani corrono in fretta, e i Finlandesi no (quelli, fanno l’hockey su ghiaccio e il giavellotto). Perche’ infilarci su delle ipotesi razziali che come detto sopra non hanno base genetica, non lo so.

Ma qualcuno dira’: e i Kenyani che vincono le corse di fondo e mezzofondo? I kenyani, appunto. Non i “neri”. I kenyani che vincono sono poi quelli degli altipiani, ed e’ relativamente semplice verificare che hanno piu’ globuli rossi/emoglobina degli altri, abituati a vivere dove c’e’ meno ossigeno.

Al che uno si dovrebbe chiedere, dove sono i Peruviani maratoneti? Ma di nuovo, in Peru’ non si pratica la corsa campestre, e quindi non si possono scoprire “campioni di corsa campestre”. I peruviani giocano a calcio.

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Un ottimo esempio dell’effetto delle convenzioni sociali riguarda il nuoto. A parole, e’ da piu’ di quaranta anni che i neri d’America possono fare il bagno in piscina con i bianchei. Nella pratica e’ un’altra faccenda. Prima devono avere l’idea di andare in piscina; poi devono trovare una piscina che li accetti senza tante storie o boicottaggi; poi devono avere l’idea che si puo’ gareggiare; poi devono trovare un allenatore che li accetti senza tante storie o boicottaggi o pregiudizi; poi devono praticare lo sport in maniera massiccia, al punto da poter individuare i campioni. Etc etc.

Ci vuole molto tempo perche’ qualcosa del genere accada in pratica. E’ quanto si dice “costruire un movimento” in cui poi eccellono i campioni. E infatti Cullen Jones, nero del Bronx, ha vinto l’oro quest’anno, nella 4×100 stile libero, secondo afro-americano USA ad esserci riuscito (il primo era stato nel 2000). Un periodo insomma di circa 40 anni dal 1964, poco piu’ di una generazione, che e’ quanto ci si potrebbe aspettare.

Pensiamo anche al superuomo Usain Bolt: se non avesse trovato un allenatore coraggioso che lo ha accettato come corridore quando tutti dicevano che era troppo alto per lo sport. Adesso va piu’ veloce degli altri perche’ ha le gambe piu’ lunghe, ma chi glielo dice a tutti i giamaicani rigettati dalle associazioni sportive perche’ oltre un limite arbitrario e, sappiamo oggi, assurdo?

E quanti “bianchi” veloci vengono rifiutati dalle scuole di sprint perche’ “lo sanno tutti che i neri sono piu’ veloci”, cosi’ come prima di Bolt lo sapevano tutti che “quelli bassi corrono piu’ in fretta”?

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Insomma: se uno non impara, non impara. E quindi non ci sono campioni del cricket francesi o spagnoli o italiani. Magari io o tu saremmo potuti essere dei recordmen assoluti in quello sport, ma non lo sapremo mai, perche’ non ci sono ne’ le infrastrutture, ne’ le esperienze, ne’ la voglia di giocare a cricket.

Questo ultimo esempio mi sembra che _dimostri_ che con la prestazione sportiva, la genetica c’entra proprio poco, a parte casi particolari come i kenyani corridori.