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Calcio Coppa del Mondo 2006 Italiano Umorismo

Una Palla di Saggezza

a. Chi non segna, non vince

b. Se pensi che il tuo sia il miglior centrocampo al mondo, vuol dire che non lo e’

c. E’ piu’ facile simulare che subire un fallo

d. Le cadute piu’ convenienti sono all’interno dell’area avversaria

e. Proteggere un solo palo non e’ abbastanza

f. Si puo’ difendere usando la regola del fuorigioco solo se tutti i difensori sono svegli e presenti a se stessi

g. E’ meglio avere un portiere cui sia familiare l’oggetto rotondo preso a calci da tutti gli altri

h. Segnare contro una squadretta non e’ necessariamento segno di grandezza

i. Il potere degli arbitri sul risultato non può essere sottovalutato

j. se Blatter parla alla mattina contro il toccare la palla con la mano sinistra, usa quella destra

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English Football Humor World Cup 2006

WC wisdom

a. if you cannot score you cannot win

b. if you beleve your midfield is the strongest in the world, it isn’t

c. it is easier to simulate than to suffer a foul

d. if you want to fall it is far more convenient to do it in the opponents’ penalty area

e. putting a defender at just one of the goalposts is not enough

f. defending by using the offside rule depends on all the defenders being awake and aware of their surroundings

g. it is better if your goalkeeper has previous familiarity with the rounded thingy everybody else is kicking around

h. lots of goals against a weak team are no evidence of greatness

i. referees’ influence on the result cannot be underestimated

j. if Blatter speaks in the morning against touching the ball with one’s left hand, use the right one

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Calcio Coppa del Mondo 2006 Italiano Lettere Repubblica

La Repubblica del Pollame

(lettera spedita alla redazione de La Repubblica)

Cara Redazione

Ma perche’ cascate come dei polli alle provocazioni del Provocatore di Spiegel?

Mi riferisco all’articolo “Italiani, i soliti parassiti – Spiegel
prepara la semifinale” di Cristina Nadotti
(27 Giugno)

Il caro Achim Achilles e’ pagato per essere “scorretto” (date un’occhiata al suo materiale piu’ recente), e non potra’ che farsi quattro risate pensando al tempo che avete perduto a rispondere piccati e a descrivere i suoi cosiddetti insulti

Non penso proprio che arrabbiarsi di fronte al pagliaccio sia un
comportamente serio e adulto

saluti

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Economia Famiglia Italiano Politica Sviluppo

Liberiamo i Poveri dalle Case Popolari

Perchè i poveri rimangono poveri?

Certamente anche i poveri dovrebbero essere capaci di capire gli ovvi vantaggi di essere ricchi?

E così ha ragione chi li tratta dall'alto in basso, come una collega di mailing list che ha scritto una volta "se nascono la' e rimangono la', vuol dire che rimangono la' per scelta"?

Scelta? Che scelta?

Coloro che nascono nello squallore, e' "istruito" nello squallore ed abita nello squallore…non sono ovviamente meno adatti ad approfittare di occasioni per uscire dallo squallore, per il semplice fatto che non possono "vederle"?

Non possono poiche' ne hanno visto poche in passato, e' stato loro "insegnato" di vivere nello squallore, conoscono pochissime persone di "success" (a parte trafficanti di droga e ad altri capibanda malavitosi)

Non trascuriamo poi il fatto che le "occasioni" sono difficili da approfittare quando la lotta quotidiana è come difendere il proprio appartamento da tossicomani impazziti

Ci sono alcuni dati nel Regno Unito che indicano che i discendenti degli immigranti Afro-Caraibici che hanno meno probabilita' di essere poveri al giorno d'oggi, sono coloro le cui famiglie non hanno potuto ottenere posti nei giganteschi complessi delle Case Popolari (che da allora sono divenuti labirinti fuorilegge). Come dice l'Economist:

Per più di una decade dopo che i neri hanno cominciasseto ad emigrare in Gran-Bretagna in grandi numeri, sono stati esclusi dall'edilizia popolare ed occasionalmente anche dagli affitti. Nel 1971, il 44% aveva comprato il proprio alloggio. Fortunatamente per loro, molte di quelle proprietà erano vicino a zone centrali, e hanno visto aumenti enormi dei prezzi delle case [… ]

Molti di coloro che hanno ottenuto un posto nelle case popolari, invece, sono bloccati in zone d'emarginazione. Essendo stati piazzati sproporzionatamente in grattacieli, circondati da criminalita' e da scuole disfunzionali, mancano dei mezzi per migliorare la loro situazione. E la situazione economica delle donne di origine africana non e' aiutata da un numero di famiglie senza genitore maschio che è in percentuale due volte più che la media nazionale.

Per quanto valga l'aneddotica, la mia esperienza indiretta va nella stessa direzione: un futuro molto triste per chi ha la mala sorte di nascere laddove di notte (e forse anche di giorno) neanche la Polizia rischia di entrare

Un risultato davvero tragico, che dovrebbe incitarci a pensare due volte all'applicazione bovina di semplicisti ideali socialisti

Io dico, distruggiamo appena possibile tutti i progetti di case popolari-ghetti. Ridistribuiamo i loro abitanti nel mondo reale, mescolandoli con altri strati sociali il piu' possibile. E particolarmente all'inizio, aiutamo i loro bambini 24/7 perche' trovino una via d'uscita da cosa la vita ha insegnato loro finora

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Development English Humanity Policy Politics UK

Free the Poor from Social Housing

Why would the poor remain poor?

Surely even they must be able to understand the obvious advantages of being rich? And so is it right to treat them with condescension, as a fellow member of a mailing list once wrote “If they're born into and stay there, then they stay there by choice”?

Choice? What choice?

People born in squalid conditions, "educated" in squalid conditions and inhabiting in squalid conditions…aren’t they obviously less likely to take advantage of opportunities for the mere fact that they simply cannot see them?

Because they have seen few of them in the past, have been "taught" to live in squalid conditions, have had little exposure to people that "made it" (apart from successful drug traffickers and other gangmasters)

Not to mention the fact that "opportunities" are hard to take advantage of when the daily struggle is how to avoid having one's apartment taken over by crazed drug addicts

There is some data showing that in the UK the people of Afro-Caribbean descent less likely to be poor nowadays are the ones whose families were unable to get a flat in those gigantic housing complexes for the poor (that have since then turned in labyrinthine no-law areas)

For more than a decade after blacks began to arrive in Britain in large numbers, they were excluded from public housing and occasionally from private rented accommodation too. By 1971, 44% had bought properties. Fortunately for them, many of those properties were in central neighbourhoods that have seen enormous price increases. […]

Many of those who fought their way into public housing, on the other hand, have become stuck in the inner city. Having been placed disproportionately in high-rise blocks, surrounded by criminality and malfunctioning schools, they lack the means of advancement. Black women's finances are not helped by a rate of lone parenthood that is more than twice the national average.

I say, let’s destroy asap all old-style social housing projects. Redistribute the people in the real world, as intermingled with other social strata as possible. And especially at the beginning, help their children 24/7 to find a way out of what life has taught them so far.

A tragic result that should make us think twice about the bovine application of simplistic socialist ideals

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Borders Culture English Geography Letters

Borders that matter

From "A Muso Duro" (Marco Belpoliti, La Stampa, 20 June 2006 (in italian)):

In truth the geographic divide in the Italian Peninsula is not between the North and the South, but between East and West. The Italian "Boot" is more tilted than it appears in classrooms' maps, and it is possible to travel from North to South on the Adriatic side without crossing any mountain: from Venice to Bari there is no separation clear border, apart from the Po, which it is not a true dividing line between North and South (are Emilia and Romagna regions of the Italian South?). The geographers have explained to us for a long time that the true geographic difference in Italy is that between the Adriatic and the Tyrrhenian sides, even if it is obvious that the cultures follow the "geographic quotas", and the differences between the villages placed East or West of the Appennini are never clear-cut

This is not just a phenomenon of the Appennini

Think of the Alps, where cultures have diffused among the mountains: therefore distributing themselves across the watersheds, instead of considering those like border lines

Mountain chains all over the planet (look at the Caucasus, the Himalayas, the Rocky Mountains), looking to the modern eye like "natural borders", have been demonstrated time and again as lines of union, and not of separation

A "geographic border" with more important social consequences exists, and it is the border between those within easy approach of great ways of communication, and those far away or on the periphery: the wealth of the Po Valley instead of the history of poverty on the surrounding mountains; the powerful economy of the close-to-Europe Italian North, instead of the perennial crisis of the faraway Italian South; and looking at other countries, the opulence of Paris and London instead of the marginalization of their peripheries

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Confini Geografia Italiano La Stampa Lettere

I Confini Geografici Piu’ Importanti

In "A Muro Duro" (Marco Belpoliti, La Stampa, 20 Giugno 2006) fra l'altro viene detto:

In realtà il vero discrimine geografico nella Penisola non è quello tra Nord e Sud, ma quello tra Est e Ovest. Lo Stivale è molto più inclinato di come appaia in molte delle carte appese nelle aule scolastiche, e si può andare da Nord a Sud nel versante adriatico senza varcare alcuna montagna: da Venezia a Bari non c'è confine di separazione netto, se non il Po, il quale non è però un vero divisore tra Nord e Sud (l'Emilia e la Romagna sono regioni del Sud?). I geografi ci hanno spiegato da tempo che la vera differenza geografica in Italia è quella determinata dai due versanti: l'Adriatico e il Tirreno, anche se è evidente che le culture seguono le quote geografiche, e le differenze tra i paesi collocati sul versante est e quello ovest dell'Apennino non sono mai nette.

Non si tratta di un fenomeno solo dell'Appennino

Pensiamo alle Alpi stesse, dove le culture si sono diffuse fra le montagne: distribuendosi quindi a cavallo degli spartiacque, invece di considerarli come linee di confine

E non solo: piu' o meno per tutto il pianeta (si veda il Caucaso, l'Himalaya, le Montagne Rocciose) il crinale di una catena montuosa, che a uno sguardo moderno appare come un "confine naturale", si e' dimostrato la maggior parte delle volte una linea di unione, e non di separazione

Un "discrimine geografico" con conseguenze a livello sociale molto piu' importanti esiste, ed e' il confine fra chi ha accesso a grandi vie di comunicazione, e chi ne e' lontano o alla periferia: per cui alla ricchezza della Val Padana si contrappone la poverta' storica delle comunita' montane circostanti; alla potente economia del Nord Italia vicino all'Europa, la perenne crisi del Sud cosi' lontano; e per guardare all'estero, all'opulenza di Parigi e Londra si contrasta l'emarginazione delle loro periferie

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Famiglia Italia Italiano Politica Religione

PACS, cosi’ timidi da rovinare la Famiglia

Paradossalmente: sbagliando completamente l'argomentazione, il Vaticano ha ragione a preoccuparsi dei PACS come la rovina del Matrimonio e della Famiglia

E la soluzione che non riesce a vedere e' l'unica praticabile: alla maniera britannica, Matrimonio per Tutti (etero- ed omosessuali)

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Questi (non-)benedetti Patti Civili di Solidarieta' sono un po' comicamente considerati in Italia come un'idea radicale, rivoluzionaria, sconvolgente

In realta' sono un concetto timidissimo. Nel vano tentativo di rincuorare il folto gruppo di tradizionalisti, nel Vaticano e altrove, che non riescono a vedere al di la' del loro piccolo piccolo, i PACS sembrano definiti in contrapposizione al "classico" Matrimonio

Allo stesso tempo, per avere un minimo senso i PACS devono contenere abbastanza salvaguardie dei diritti della coppia rispetto a diritti di "terzi"

E devono essere disponibili sia a coppie omosessuali, che eterosessuali, per non creare un "ghetto legale"

Questa davvero diabolica combinazione fara' dei PACS italiani una specie di Matrimonio Light

Ed e' proprio per questo che i PACS porteranno alla lacerazione del concetto di Matrimonio e di Famiglia

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Immaginiamo infatti una coppia (eterosessuale) posta di fronte alla scelta: se non per far piacere ai genitori, o per motivi religiosi, perche' mai dovrebbero scegliere il Matrimonio, invece che un PACS?

A pensarci bene, la scelta del Matrimonio invece che il PACS sara' una follia, con tutti gli assurdi vincoli tuttora vigenti (come il rischio di attendere cinque anni per essere civilmente liberi)

La titubante implementazione di un'opzione PACS per omosessuali portera' quindi con tutta probabilita' ad una riduzione del numero di Matrimoni fra eterosessuali

I rapporti familiari stessi verranno allora ridisegnati per i piu', dovendo tenere conto della natura necessariamente piu' transitoria del rapporto regolato dal PACS piuttosto che dal Matrimonio

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La soluzione e' semplice, chiara, praticabile, logica, e palese: cosi' come succede in Inghilterra, invece di inventare il Matrimonio Light, dovremmo estendere il diritto al Matrimonio a tutti gli adulti consenzienti, quindi anche agli omosessuali

(Nota: sono consapevole che le Civil Union britanniche siano sulla carta diverse dal Matrimonio. Le differenze sono comunque assolutamente trascurabili, e quindi dal punto di vista pratico inesistenti)

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Quale migliore esempio infatti per i nostri bambini dell'importanza del Matrimonio, che il mostrarlo come meta naturale qualsiasi sia il "tipo" di coppia?

E come giustificare ai loro occhi alcune contraddizioni palesi?

Quale migliore esempio infatti di "Patto Civile di Solidarieta'" che la famosa "Famiglia del Papa" descritta dal portavoce vaticano Navarro Vals alla morte di Giovanni Paolo II come composta dal Segretario di Giovanni Paolo II, e dalle tre suore che lo accudirono fino alla fine?

E che senso dare alla storia di quella mamma che dopo aver cambiato sesso, ha sposato una compagna di collegio? Forse qualcuno vuole suggerire alle coppie omosessuali che si volessero sposare, di tirare a sorte chi dei due debba finire sotto i ferri?

Puo' essere corretta, una Legge che insinua che una persona e' diversa prima e dopo incontrare il chirurgo? O che i diritti dei cittadini cambiano a seconda di quali organi genitali penzolino o non penzolino nei pantaloni?

Magari ci fosse un avvocato coraggioso che volesse portare queste incongruenze di fronte alla giustizia europea!

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Italiano Lettere National Geographic Scienza

Inesattezza sul National Geographic Magazine

La National Geographic Society ha appena riconosciuto via e-mail un error che ho trovato su uno degli articoli pubblicati sul loro famoso Magazine

L'articolo è "Last Days of the Ice Hunters", di Gretel Ehrlich, pubblicato nell'edizione originale nel mese di gennaio del 2006

La Ehrlich scrive: "[…] Mentre la luce sbiadisce intorno alle 23, ci dirigiamo verso la costa [… ] A circa mezzanotte il Sole è una palla rossa all'orizzonte. Mentre l'oscurita' avanza, la temperatura scende a -40°C. La notte sarà breve – in alcune ore il Sole sorgera' di nuovo[… ] "

In realta', dal contesto dell'articolo sappiamo che quanto descritto sopra è accaduto il 19 o 20 Marzo di ("[…] 21 Marzo, equinozio primaverile e nostro quarto giorno sul mare ghiacciato [… ]"): così vicino all'equinozio, quando come ben sappiamo ci sono 12 ore di luce e 12 ore di buio sull'intero globo (Groenlandia inclusa).

Ciò mette in dubbio il Sole "palla rossa all'orizzonte a mezzanotte" riportato nell'articolo

———–

Per verificare la situazione, ho utilizzato il sito del Dipartimento di Applicazioni Astronomiche dell'Osservatorio Navale USA, che può essere utilizzato in linea a partire da Weatherimages.org

Ho usato come posizione per Qaanaaq (la città da dove scriveva la Ehrlich) Longitudine Ovest 69° 00min, Latitudine Nord 77° 40min

Ho supposto inoltre che Qaanaaq, come il resto della Groenlandia, usa GMT-2 come fuso orario

Questi i risultati:

Sabato 19 Marzo 2005         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:56
Sorgere del Sole 08:36
Transito solare al meridiano 14:44
Tramonto 20:55
Fine crepuscolo civile 22:38

Domenica 20 Marzo 2005         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:39
Sorgere del Sole 08:21
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:54
Fine crepuscolo civile 22:38

Venerdi' 19 Marzo 2004         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:46
Sorgere del Sole 08:26
Transito solare al meridiano 14:36
Tramonto 20:49
Fine crepuscolo civile 22:32

Sabato 20 Marzo 2004         GMT – 2h
Inizio crepuscolo civile 06:37
Sorgere del Sole 08:19
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:56
Inizio crepuscolo civile 22:40

Da quanto riportato si capisce che, contrariamente a quanto segnalato dalla Ehrlich:

  1. La luce si è sbiadita di conseguenza ai livelli di sotto-penombra fra 20 e 30 minuti prima delle 23
  2. Quindi, circa a mezzanotte il Sole non era visibile, invece di essere "una palla rossa all'orizzonte"
  3. Le notti non erano brevi (duravano fra 11h20m e 11h40m)

E' da notare che circostanze come segnalate dalla Ehrlich possono essere sperimentate in Qaanaaq intorno al 12 aprile

Lunedi' 12 Aprile 2004         GMT – 2h
Sorgere del Sole 05:03
Transito solare al meridiano 14:29
Tramonto 00:04 il giorno dopo

E non e' un problema di fuso orario. Con il Sole che transita alle 14:30, l'orologio a Qaanaaq e' gia' 2 ore in avanti rispetto al tempo solare locale

Ricapitolando, Ms.Ehrlich ha segnalato in modo errato di aver visto un tramonto molto più tardi di quando è accaduto

Ciò sarebbe un incidente secondario in tutte le riviste a parte National Geographic. Ma visto che si presume che quella pubblicazione riporti effettivamente cio' che accade nel mondo cosi' come accade, uno puo' solo sperare che i loro processi editoriali siano migliorati per evitare errori elementari come quello qui sopra

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English Letters National Geographic Science Skepticism

Inaccurate reporting on the National Geographic Magazine

Just got acknowledgement from the National Geographic Society of some inaccuracy I have found on one of the articles published on their famous Magazine

The article is Gretel Ehrlich's "Last Days of the Ice Hunters", published in January 2006

Ms. Ehrlich writes: "[…] By the time the light fades about 11 p.m., we head toward shore […] About midnight the fading sun is a red orb hanging at the horizon. As darkness bleeds into it, the temperature plummets to minus 40°F. Night will be brief — in a few hours the sun will swing east again.[…]"

In fact, from the context of the article we know the above must have happened on the 19th or 20th of March ("[…] March 21, the vernal equinox and our fourth day on the sea ice […]"). So near the spring equinox, when as we all know there are 12 hours of light and 12 hours of darkness on the entire globe (Greenland included).

This puts into doubt the midnight fading sun reported above

————-

To check the actual situation, I used the U.S. Naval Observatory Astronomical Applications Department's tool, that can be used online starting from Weatherimages.org

I entered the location for Qaanaaq (the town where Ms. Ehrlich was reporting from) as Longitude W 69deg 00min, Latitude N 77deg 40m

I assumed also that Qaanaaq, like the rest of Greenland, uses GMT-2 as its time zone

These are the results

Saturday 19 March 2005         Universal Time – 2h
Begin civil twilight      06:56
Sunrise                   08:36
Sun transit               14:44
Sunset                    20:55
End civil twilight        22:38

Sunday 20 March 2005         Universal Time – 2h
Begin civil twilight      06:39
Sunrise                   08:21
Sun transit               14:35
Sunset                    20:54
End civil twilight        22:38

Friday 19 March 2004         Universal Time – 2h
Begin civil twilight      06:46
Sunrise                   08:26
Sun transit               14:36
Sunset                    20:49
End civil twilight        22:32

Saturday 20 March 2004         Universal Time – 2h
Begin civil twilight      06:37
Sunrise                   08:19
Sun transit               14:35
Sunset                    20:56
End civil twilight        22:40

——————- 

From the above it can be argued that, contrarily to what reported by Ms.Ehrlich:

  1. The light faded to below-twilight levels between 20 and 30 minutes before 11pm
  2. Accordingly, about midnight the sun was not visible, instead than being "a red horb hanging at the horizon"
  3. Nights were not brief (they were lasting between 11h20m and 11h40m)

Notably, conditions as reported by Ms. Ehrlich can be experienced in Qaanaaq around April 12

Monday 12 April 2004         Universal Time – 2h
Sunrise                   05:03
Sun transit               14:29
Sunset                    00:04 on following day

And it is not a problem of time zones. With the Sun transiting at 2h30pm, Qaanaaq's clock appears to be already 2 hours ahead of the local solar time

———-

In summary, Ms.Ehrlich has incorrectly reported seeing a sunset much later than when it happened

This would be a minor accident in any magazine other than the National Geographic. However, as that publication is presumed to be a factual reporting of what happens in the world exactly as it happens, one can only hope that their editorial processes will be improved to catch elementary mistakes like the one above

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Italia Italiano Politica Radio24

Stanze del buco: ignoranza se non disinformazione

Giancarlo Loquenzi, conduttore estivo del giornaliero Viva Voce su Radio24, ha dedicato la puntata del 14 Giugno al suggerimento del ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero di considerare anche in Italia l'impiego di "stanze del buco – luoghi protetti dove potersi drogare sotto controllo medico"

Di seguito un resoconto (file audio scaricabile a questo link), intervallato da miei commenti fra parentesi ()

Non prima pero' di aver detto che non capisco chi e' contrario alle "stanze del buco". Un po' come per l'aborto: sarebbe bello se nessuno lo volesse fare, ma a proibirlo si peggiorano le cose

Anzi, con l'aggravante della tossicodipendenza: una malattia assolutamente non riconosciuta come tale: come se la soluzione al diabete fosse semplicemente inviarne tutti i malati in comunita' dove convincerli a non mangiare dolci

Ma forse, come concludo piu' sotto, e' tutto dovuto a una grande ignoranza di tutto il problema delle droghe e della dipendenza

===========

Sono ospiti Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, Alfredo Mantovano, senatore di Alleanza Nazionale ed ex sottosegretario al Ministero degli Interni, e ?? Ravelli, corrispondente della Repubblica inviato a Zurigo

Mantovano: Esordisce dicendo che bisogna prevenire, e informare che drogarsi fa male 

(francamente, questo non risponde al problema di fondo: come aiutare chi drogato gia' lo sia. cosa c'entra la prevenzione con la riduzione del danno?)

Loquenzi chiede lumi sulla potenziale riduzione del consumo dopo l'introduzione delle "stanze" 

Capezzone: Dato pubblicato su Lancet riguardo Zurigo e' di -82% di uso e -20% di morti per overdose. Esperimenti in proposito sono stati lanciati in Olanda, Germania e Spagna, da governi di centrodestra. Invece la nuova legge italiana prevede a chi avesse 6-8 spinelli la perquisizione all’alba, almeno 8000 euro di spese e fra i 6 e i 20 anni carcere. Il governo precedente ha abdicato davanti alla Mafia che controlla lo spaccio 

Ravelli (ha pubblicato articolo su Repubblica, non e' disponibile in rete): Le "stanze del buco" sono superate a Zurigo dalla somministrazione controllata: piccoli uffici dove gli iscritti ricevono 3 volte al giorno eroina iniettata davanti a un testimone. Prima era a pagamento ora mutuata. E' eroina comprata dallo Stato da una casa farmaceutica. Iscrizione al servizio se ogni altro tentativo fallisce. Sono aiutati a trovare casa/lavoro. Altre soluzioni: metadone in farmacia. Il sistema vige da 15 anni, e' pratico, ha abbattuto il numero dei morti, e' concreto. E' sopravvissuto a un referendum per abrogarlo

Mantovano: E' solo una goccia nel mare. Significa l'assuefazione al fenomeno. Riduzione danno non significa solo dal danno derivante dal prendere droga  Bisogna includere i morti per assunzione controllata, inclusi quelli per incidenti stradali causati da drogati. Anche il Segretario UN con delega alla droga critica i risultati. Ci sono casi concreti di pene assurde come detto da Capezzone? Nella legge c’e’ gradazione e sono presentate alternative

Ascoltatore 1: Meglio la punizione. "Stanze" sono come mattatoi.

Ascoltatore 2: Ha 47 anni e ha perso diversi compagni di scuola per droga. La proposta e' sensata, il problema esiste. Drogati ci sono, nonostante le leggi. Meglio che siringhe per strada: le sanzioni sono inutili

Capezzone: Mantovano sogna un mondo senza droga. Il guaio e’ che il proibizionismo facilita la diffusione e l’uso della droga stessa. Contro la cultura dello sballo ci vuole il controllo e l’assistenza. La morale e’ che ci sono persone che sarebbero morte e invece tornano a casa con le proprie gambe. Niente ideologia, niente dichiarazioni favorevoli alla "vita" per poi lasciare le persone a morire. E la legge dice che 500mg hashish significano galera. E' inattuabile: centinania di migliaia di 18enni da indagare. La legge e' da abrogare

Ascoltatore 3: La droga porta alla morte. Questo deve essere il messaggio dello stato. Con le stanze si porta il ragazzo a morire. Vanno invece recuperati. e mandati in comunita’/assistenze per farli smettere

(un grave sintomo di una ignoranza diffusa sulle droghe e i loro effetti. a parte le dosi tagliate male e l'overdose, di eroina per esempio non si muore. Del legalissimo alcool invece si', per non parlare delle migliaia di morti in incidenti stradali dovuti al bere eccessivo)

Ascoltatore 4: Sono problemi tra il vizio e la necessita’ mai risolti (come la prostituzione). E la malavita ne guadagna. La droga non puo' essere sconfitta, e' un vizio umano . Perche’ allora accanirsi per eliminarla o lasciarla alla malavita? C'e' il monopolio delle sigarette, degli alcoolici, perche’ non allora il monopolio della droga. Compito dello Stato e’ dire che uccide. Niente cure gratis se se ne sanno gli effetti. Vanno introdotte condanne piu’ alte a chi fa danni sotto l’effetto di droghe

Mantovano: Ci sono limiti ulteriori. Il tossicodipendente che usa eroina piu’ volte si accontentera’? O sara' un criminale per ottenere la droga in piu’? La droga sarebbe come fiume da arginare e controllare? Le droghe sono diventate un fenomeno di massa solo dopo il 1950. E' una scelta culturale. dovuta anche ai gruppi musicali. Abbiamo avuto parlamentari che fumavano spinelli di fronte al parlamento. Bene piu’ elevato non e' la liberta' ma il corretto uso della liberta’. Fa l'esempio del casco per motorini

(l'on.Mantovano dimostra di non conoscere a fondo il problema. Invece di immaginare cosa potrebbe succedere, perche' non rifarsi a quello che succede a Zurigo e altrove? Quanti vanno davvero a procurarsi eroina supplementare, per esempio? E qual'e' la scelta culturale di un tossicodipendente?)

Ascoltatore 5: E' favorevole alle "stanze". Stanze "da macello"? Guardiamo le piazze dove si drogano adesso

Ascoltatore 6: Le stanze sono positive per stare piu’ vicini a queste problematiche. E poi l'uso di eroina e’ in calo. Ora c'e' il problema dell'Ecstasy piu’ un problema. Lungo termine effetti devastanti

Loquenzi: La Stampa riporta che si consiglia su quale parte del braccio bucarsi. E' possibile il riposo dopo l'assunzione della droga. Non da' un senso di resa?

Capezzone: La droga e’ un dramma. Preferibilmente non andrebbe presa. Esiste pero' nella vita il dramma. Come ci poniamo di fronte al tunnel? C’e’ chi se la cava con proclami ideologici. Altri si pongono il problema: come far trovare un equilibrio a queste persone? "Stanze" sono meglio che la morte. Non facciamo ideologia. E poi la comunicazione che tutte le droghe sono uguali e’ sbagliata, e a portato all'esplosione del consumo della cocaina. Bisogna essere concreti. Che fare davanti alle droghe chimiche: combinazioni che cambiano, la mafia che guadagna, il problema che rimane

Mantovano: Le droghe fanno tutte male. E' rriste immaginare una tendina come sostituto del buco in strada. Bisogna dare alternative, come le comunita’.

(bisogna quindi prendere atto che certa ignoranza e ottusita' sono diffuse anche fra i parlamentari. quale medico serio per esempio direbbe che la marijuana e la cocaina fanno male in misura finanche equiparabile? E che dire dei danni provocati dall'alcool? Ma se questo e' il punto di partenze, occorre fare informazione, piu' che persuasione)

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Climate Change English Humor Science Space

Climate change in the Solar System: Earth, Mars…and now Jupiter!

(first published on May 5, 2006)

After doomed Earth, populated by evil sinners driving devilish gas guzzlers, and Mars, where "deposits of frozen carbon dioxide near the south pole have shrunk for three summers in a row", here comes more evidence for Climate Change

This time's Jupiter!

Possible explanations:

1. Ghoulish oil companies have been making a larger mess of the Solar System then previously thought

2. There's lots of SUVs around, and I mean LOTS

3. Hot air from major scientific and political institutions talking about upcoming disasters, has been contaminating ever larger portions of the interplanetary space

4. There is a climate change clique with mental health problems, and they see evidence of global warming everywhere, including pictures of Jupiter and crop circles

5. All those NASA probes to the planets were launched mainly to carry millions of tons of CO2 and give Martians and Jupiters a good heath haze

or

6. Current warming trends on planet Earth are related not much if at all to human activity

Feel free to pick the one you find more likely

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Climate Change English Humor Science Space

New Evidence about Climate Change

(first published on Sep 21, 2005)

scientist also say that deposits of frozen carbon dioxide near the […] south pole have shrunk for three summers in a row. They say this is evidence to suggest climate change is in progress

I say, let's reduce the amount of cheap flights now, before more gullies are formed!

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Capo della Polizia Metropolitana di Londra ammette esistenza della Squadra Speciale “Gillette”

Londra, 14 giugno (MNN) – In una mossa a sorpresa, Sir Ian "Spara-l'Innocente" Blair, Capo della Polizia Metropolitana di Londra, ha ammesso oggi che una squadra speciale ultrasegreta della polizia, dal nome in codice "Gillette", ha eseguito il fasullo intervento di anti-terrorismo alle 4 del mattino, quando forze di sicurezza hanno invaso la casa di londinesi onesti e barbuti

Durante il corso dell'intervista, Sir Ian ha ripetuto parecchie volte che, anche se settimane di controlli non avevano rivelato nulla di piu' sospetto nella cucina di quella casa di salsa Vindaloo con pepe addizionale, e broccoli, i due uomini designati come terroristi avevano il tipo sbagliato di capelli facciali

Hanno dovuto quindi essere arrestati e presi a pistolettate^H^H^Hgentilmente intervistati in prigioni segrete^H^H^Hhotel di categoria superiore, non fosse altro che per proteggere la purezza del paesaggio mascellare inglese e la vendita di rasoi.

In altre notizie: un non identificato Capo della Polizia Metropolitana ha difeso la proposta di offrire un viaggio ai Caraibi a chiunque ritenuto sospetto di essere un terrorista, perche' scoperto mentre preparava una bomba, o mentre minacciava di citare in giudizio la Polizia, o mentre non si radeva come dovuto, in particolare dal labbro inferiore in giu'

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Antiterrorism English Humor Policy

London Metropolitan Police’s secret Gillette Squad

London, 14 Jun (MNN) – In an unexpected turn of the events, Sir Ian “Shoot-The-Innocent” Blair, London's Metropolitan Police Commissioner, has admitted today that a special, ultra-secret police squad codenamed “Gillette” has been behind the botched anti-terror 4am intervention of security forces in the house of honest, beard-sporting Londoners

During the course of the interview, Sir Ian repeated several times that, although weeks of controls had not revealed anything more suspicious in that house’s kitchen than pepper-enhanced Vindaloo sauce and broccoli, still the two men targeted by the operation were grooming the wrong kind of facial hair

 

They had to be stopped and shot^H^H^Hgently interviewed in nice secret service prisons^H^H^Hfirst-class hotels, if only to protect the purity of the English maxillar landscape, and the sale of razors..

In unrelated news: an unidentified Metropolitan Police Commissioner has defended the proposal to offer a Caribbean holiday to anybody remotely suspected of being a terrorist, because caught while either preparing a bomb, or threatening to sue the Police, or not shaving appropriately, especially from the lower lip downwards

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English Humanity Innovation Moon Space

W.W.W. MOON? The Why, What and When of a Permanent Manned Lunar Colony

Presented at the Human Future and Space Symposium – 28 Apr 2004 – The British Interplanetary Society

(an edited version has been published in the Journal of the British Interplanetary Society, Vol. 58, No. 3/4 March/April 2005, pp 131-137)

The aim of this presentation is to define the basic reasons, means and timescale for the establishment of a permanent, manned lunar settlement. Going beyond a review of the vast existing literature on the subject, the underlying goal is a call into action (=launches) to all people and organisations involved and interested in the exploration and use of the Moon:
· the BIS
· the Planetary Society
· all Moon-related Societies (such as the Artemis Society)
· every single Lunar and Planetary scientist and
· for reasons that frankly should be obvious to everyone, also the Mars Society

Introduction

Structure

This work is structured into three main sections, plus introduction and conclusions:
· Why go to the Moon? What are the reasons for sending humans?
· What are the technologies needed? Where will the settlements be located?
· When will the human race go back to the Moon? And when can we expect a permanent lunar settlement to be established by?

Background

A few points of note to explain the main assumptions: first of all by "human settlement" it is intended a self-sustaining permanently-manned colony, inhabited not only by scientists and astronauts. In the sense of being opposed to the idea of a "lunar outpost", the structure must be as far as possible from the old concept of "habitable tin cans" ('a la International Space Station).
Furthermore, there have been centuries of Moon-based dreams, for the past five decades or so with some technological flavour [1]. Practically, we do have the Apollo missions, with an equivalent extra-vehicular activity of around 7dd field work at most (more like 3 days, mostly by non-scientists) [2]. Apart from that, and some Soviet missions, it has all been a matter of dreams. The present work aims instead to be all about being pragmatic in the extreme, keeping also in mind that there IS an obvious conflict-of-interest: as one of the Author's goals is to be a member of the lunar settlement; thus helping oneself while helping humanity make use of the Moon.

Issues and Obstacles

Pragmatism means starting from the obstacles between us and the permanent lunar settlement. Very briefly, where is the interest in a new lunar adventure? [3]:

· There is no shortage of grand plans on paper (for example a Lunar Hilton Hotel) and of good ideas about living on the moon, left to collect dust whilst new projects are sketched (thus lowering ever more the likelihood that any of them is put in practice.
· Whatever plan is put forward, it will have to cope with the fact that space flight has always served a political mixture of civilian and military purposes [3]. And when the Apollo lost its political rationale, it was fully cancelled [4]
· A recent example is the amount of duplicated efforts in the R&D for the ISS, or the sorry story behind the stored "GoreSat" having had the wrong sponsor at the wrong time
· At this point in time, there is no political "lunar constituency" [5]. Some quote "Been there, Done that": since Apollo has shown that we can achieve the goal of reaching the Moon, there is little reason to do it again
· Despite earlier ideas there is no strategic military importance in a Moon base [1]. And the scientific environment has not been united (as reported for example by Spudis [6] about the Clementine Mission, and in the obnoxious, baffling "Mars vs. Moon" saga)
· Finally, the attributes usually associated the Lunar environment include hostile, harsh, extreme and dead. As a consequence it is generally believed that it is "very difficult to set up a base there" [7]. In other words, the Moon IS seen as a single patch of rather uninteresting desolated land. It can be explained with the dominating grey hues from the Apollo surface TV transmissions, but still as we will see it is based on a misunderstimation of all the Moon can provide.

Challenges

The establishment of a Lunar colony will include challenges beyond the resolution of the issues listed above:

· Permanence implies a sustainable Lunar economy. But without practical experience the field of lunar economics can only remain in the theoretical space
· There is a non-zero chance that simply the return will be indefinitely postponed. What will that mean [8], and how can we minimise that risk?

Pragmatism on the other hand cannot mean keeping a negative outlook. Let's remember that whatever task we want to achieve, it is by all means much simpler than what presented at the time when President Kennedy promised to land a man on the moon and return him safely within the decade [9].


WhyWhat makes the Moon unique? What are the reasons to go back to our natural satellite, and why with humans? For some reason, those reasons are not actually obvious, despite countless books, articles, conferences in the past.

One could argue that if the reasons were that clear, somebody would have done it already.

Astronomy

There is something that really makes the Moon a unique place in the whole Universe: the Far Side, permanently shielded from Earth by hundreds of kilometres of rock. There is no other place anywhere else that combines radio silence from the cacophony of terrestrial transmission and access to atmosphere- and ionosphere-free skies in the absence of a magnetic field.
The lunar Far Side is thus one of the best places to investigate what is invisible to terrestrial astronomy, that is most of the EM spectrum [10][11]. One example is in the very-low frequency bands [12], where we literally have never collected any data at all.
An advantage of using the lunar surface over orbit-based telescopes is also the possibility of setting up large interferometers without having to develop extremely precise formation-flying controls.
Another example that has been suggested is neutrino astronomy, especially with energies between 1GeV and 10TeV, where the background noise is reduced on the Moon compared to the Earth, Whole-sun neutrino observation would be possible [13], a rather important activity given the somewhat still quite open-to-debate theories about the amounts and types of solar neutrinos.

Lunar, Terrestrial and Solar studies

Obviously, a settlement on the Moon would also provide a great opportunity to understand more about the Moon itself. After all only a few acres have been explored in detail, so there is still plenty that needs to be studied. We miss information both about peculiarities (what is exactly the bright soil at "Reiner Gamma" made of?) and the overall conditions on the Moon (e.g., if the Moon's rocks have been formed in absence of water, what was/is the composition of volcanic gases [14]?). By having a lunar settlement, we can understand that and more, without having to bring rocks and samples back to Earth [15].
Those studies need not only have a local relevance. Apart from the Moon being as good a base as any for the discovery and tracking of Near-Earth Object, due to the amount of data collected during the 1960's the Moon is THE reference for planetary science [16] [17], a differentiated body with significant episodes of volcanism and plenty of crater types, where very little (if anything) is changing now.

There are even open Earth geology questions that can be better answered on our natural satellite. We do have a practical result in this field already. The post-Apollo mainstream lunar origin theory (an impact between proto-Earth and a Mars-sized body) does explain the excess iron in our own siderophile mantle [18].
One of the most interesting, relevant and important questions to ask on the Moon is, has Earth undergone recurring asteroidal/cometary "bombardments"? This has also biological consequences. Whilst traces are hard to find on our planet, the verdict should be well preserved in the lunar soil, starting with the impact crater frequency curve [19][20][21].
The same lunar soil's regolith contains also an at-least-billion-year-long record of the solar activity [22] [23] [24] that would help a lot in the understanding of the behaviour and evolution of our star. Just as well, buried regolith deposits are expected to preserve traces of the very young Sun [25]. Still, no need to stop there: the regolith of permanently shadowed craters at either Lunar pole may contain our best chance to read about the history of the Galaxy.

Exploration/exploitation of the Solar System

Thanks to its low surface gravity, the Moon can be considered a natural interplanetary spaceport. It is much less energy-consuming to go from there than from the Earth to any place in the Solar System (apart from terrestrial surface), including, paradoxically, to Low-Earth Orbit (LEO) [26] [27].
The Moon can then become a source of materials for the exploration and exploitation of the Solar System [28], including the classical example of asteroidal mining.
Given its proximity to our planet, launch opportunities occur quite often, a matter of weeks compared to years to reach even NEO's: it appears then logical to test stuff such as landing gear and autonomic robotic exploration on the Moon instead of waiting months and months to get the right alignment just to launch towards another planetary body [29].
Economical to reach, economical to land onto and depart from, and with frequent launch windows, the Moon's main strategic scientific and technological value may indeed lie in where it is [30]: "near but not here".
As an example, the Moon is a much better place than Earth to bring back Martian dust and rocks in a Sample Return mission, as chances of contamination of the specimen by Earth living organisms would be dramatically reduced (just as the risk of any Martian life to roam unchecked our planet) [31].

Geopolitics of the Moon

But even if the Moon is indeed unique for certain undertakings, our only effective example of its exploration is the 1960's Space Race between the USA and the USSR, when the "why" was purely a matter of political prestige to be gained by one superpower over the other.
We all know that race was won by the Americans. Little more than twenty years later there was no USSR left at all. From our 2004 point of view it can be argued that the USA effectively sealed their commanding status over the rest of the world by achieving the Apollo 11 landing.
If that is true, the first nation to return to the Moon will then either keep or destroy a huge chunk of American prestige.
If the next moonwalker will NOT be an American, commentators will have enough to seriously start talking about, and people to seriously start believing into witnessing the "End of the Empire". Just like in 1969, it is obvious that the entire geopolitical situation on Earth will appear wholly different if, for example, a local Chinese crew were to welcome in 2030 the first NASA manned mission to the Moon since December 1972.
Curiously enough, the present stalled situation, with the American Lunar capability dismantled and the potentially Moon-bound Saturn V machines gathering rust in open-air museums for political reasons, strongly resembles the 1400's Imperial Chinese Navy, destroyed by the Emperor after having explored (and effectively subjugated) much of the Indian Ocean decades before the Portuguese [32].
We all know that "race" was won by the Europeans. Little more than three hundred years later there was no Chinese imperial dominance left at all.

Social significance

Those apparently heartless political calculi of national prestige are (also) based on the very tangible social impact of "adventurous" manned space flight (i.e. the one where the astronauts effectively do go somewhere apart from orbiting Earth).
No better evidence about it could come than from Buzz Aldrin's own words when being shown a recording of the TV broadcast of the first lunar landing: "We [Aldrin, Armstrong and Collins] missed the whole thing". Grown-up commentators became so emotional to literally have to wipe off their tears in front of the first examples of planetary-wide audiences. The USSR's Pravda couldn't help printing the news in its front page, however small. Space exploration with humans is an endeavour that fascinates and enthuses all of us. It brings hope and shows that it is possible to "do the impossible". Generations have been born already for whom the proverbially impossible "flying to the Moon" is a reality.

Those generations are as sophisticated as any, though. As shown by the cool reception of President Bush's space initiatives, it will be much harder to convince them to go back to the Moon without a very healthy dose of pragmatism.

Humans or Robots

As quite often heard, humans ARE indeed costlier and riskier than robots. Environment control is easier in an automatic probe, there is no need to carry food not to recycle waste, etc. etc.
Still, in the history of Lunar exploration it would be hard to argue the unique advantages that humans bring to fieldwork [33] [34].
Take for a start Apollo 16: it was a mission conceived, designed and organised to collect volcanic rocks from an area consensually believed to be volcanic. It wasn't, but the astronauts were quickly able to focus themselves on collecting what was needed to understand the local soil [35]. Would it have been the same for a robot programmed specifically to investigate volcanic rocks?
Another example: the so-called KREEP rocks, unexpected, new and enigmatic collections of Rare-Earths [36]: would a rover (even as sophisticated as those in use in the XXI century) have been able to bring that back? Just as for Apollo 17's "orange soil", hardly a feature of any orbital mapping or automated lander's photograph.
Robots, of the kind feasible in the foreseeable future, can only do what they are programmed to do, so they will only examine and report according to their limited set of instructions…consider the Galileo space probe, designed to study Jupiter: as it passed by Earth in the early 1990's, it managed to get only hints of the existence of biological life (as gases in the atmosphere) and technological activity (as radiowave emissions).
Combine this with Mark Twain's musings: "there is something fascinating about science. One gets such wholesale returns of conjecture out of such a trifling investment of fact.". Years can be wasted (and important data remain uncollected) simply by building and sending robotic probes built around the wrong conjectures.
The only practical way to discover and understand something new (apart from chance) is by sending people [37].
We can generalise that people are needed where research would otherwise be prohibitively difficult [38]. And as the recent debate about repairing/upgrading the Hubble shows, humans are still too hard to substitute when there is the need for a complex upgrading or repair of instruments. From a Moon base, astronauts would be well placed to reach the new generation of telescopes built for one of the Sun-Earth Lagrange points [38]. Sure, their presence may degrade the natural lunar vacuum, but even with minimal precautions we have reasons to believe it will still be better than on Earth [39]. Finally, a Moon settlement is an alternative rest/rescue station from LEO operations [40].

Commercial Moon

Clearly the full-scale colonisation of the Moon may start and be much encouraged if feasible commercial reasons could be defined.
We have already mentioned the mining of materials for LEO and for solar system exploration: this could include the rather easy-to-extract lunar soil oxygen [41], ready to be sold to space transportation systems unwilling to carry it all from Earth surface. There has been much talk for years about extracting the exceedingly rare Helium-3 from the lunar soil as clean fuel for nuclear fusion reactors [42], but this may be classified as a non-reason as the first customers won't materialise for five or more decades.
Given the fascination astronautics has with the public, with the right kind of infrastructure in place there will undoubtedly be lunar movies, documentaries (e.g. IMAX's documentary about the ISS). And if costs for Earth launches and return trips will be lowered by a factor of 10 to a 100, tourists [43] will be able to start travelling to a Moon offering new kinds of sports, the chance of flying using one's own strength, and acrobatic shows featuring "impossible" feats. Furthermore, it will be in a low-g environment that would benefit all and especially those helped by hydrotherapy.
We do have an example of a one-g town built out of nowhere and quite good at self-sustainment at one-g, and it is called Las Vegas.
In the wake of plots of lunar land allegedly being sold on Earth, a market for memorabilia is expected, including moon dust, moon rocks, but also recovered items such as Apollo 16's forgotten film.

Legal environment

Short of transforming the Moon into some kind of frontier town, the settlement there by humans and the development of a lunar economy will need a legal framework agreed and understood by people and nations and companies alike. We will analyse this in next section. For the time being let's consider some legal reasons for going to the Moon.
In fact, many points about the legal conditions of all space activities need to be clarified, and historically those clarifications have come out from specific initiatives. For example the American effort at flying a satellite during the International Geophysical Year 1957 was sponsored by the government as a way of setting a precedent regarding over-flights [3] (and it worked). However trivial it may appear, there is an ongoing court case about the right by a certain company to claim ownership of the surface of asteroid Eros, and as such to be able to collect "parking fees" from NASA, that landed there one of its probes. Not to mention (at least for now) the Lunar Embassy, self-proclaimed owner of all planets and satellites apart from Earth, and the counterclaim by somebody asking for an "illumination fee" as sole owner of the Sun. Hardly stuff worth involving some Supreme Court somewhere, and yet the simple fact that all of this may even happen is the clearest sign that legal precedents and agreements need to be set.
And the longer they will not be, the less serious the whole idea of space travel will appear.

Issues

As yet nobody has been on the Moon for more than 30 years. All the reasons above have been somehow effectively nullified by counter-reasons. Among those, changing political climates especially in the United States (there is little if anything worth mentioning about other nations anyway). Bush Sr.'s space initiative was rapidly forgotten by the newly instated Clinton. And of course we are living in the shadow of Nixon's decision to concentrate on developing the Space Shuttle thereby making obsolete the successful Saturn V and shortening by several hundred thousand miles the range of manned space travel.
For years much has been done about humanity's fascination with (if not obsession about) finding life [44], thereby undermining all plans about returning to the Moon. Maybe it is only now that the idea that one needs not promote a single target for astronautics to expand: let's hope that NASA's exploration culture will not become a version of "All eggs in One Mars". On the side of lunar and planetary scientists there have been few examples of effective, politically aware and timely pressure on. At the time of the cancellation of Apollo 18 and 19, it can actually be argued that had the scientists lobbied Senators and Representatives early enough with the strength displayed when protesting against the decision, one or both those missions would have actually happened.
Or perhaps it was the Apollo era to be uniquely special. Within this interpretation, before and after Apollo the Moon [45] has simply been neglected because [46]:
– too close
– too easy
– too dead
– too "well-known"


WhatTechnical areas that will have to be dealt with to establish a permanent lunar settlement include travel and construction technologies, but also organisational, financial, legal and political aspects. Also, who do we expect will inhabit the Moon? And where will the settlement be built?
The following section analyses some of the issues involved: anyway, as the Apollo experience shows, what will actually happen will depend on circumstances simply unforeseeable (e.g. Saturn's S-1C's size being dictated by the make-up of the factory where it was going to be built [47]), including apparently insurmountable problems that will be solved when necessary.
As such, the minutiae of the technical details are not warranted the attention given instead to the overall outline of the what.

Technology

Given the accumulated experience it may appear more likely to be NASA leading the way towards a return to the Moon. President Bush's plan described in December 2003 does indeed call for a manned mission after a series of robotic rovers. It remains to be seen if this plan will go the way of so many others: clearly there is still a difference between recurring, partisan calls to space and a grand vision outlined as a fight for national survival by a young, prematurely killed President. With NASA following orders more than leading consensus on space exploration, it will be a hard call for presidential staff changing every 4 or 8 years to maintain the same policy about space flight for many years in a row.
How about forgetting the politicians then? Private space travel [48] is likely to be somewhere in the middle of its infancy, with the famous X-Prize perhaps going to be won by 2005 or 2006. Some companies are already planning cargo flights to the Moon and appears ready for the undertaking as soon as the right number of clients is achieved: Transorbital's Trailblazer and Orbital Development's MoonCrash. Definitely primitive stuff compared to a 1969 human landing, but no doubt progress will be made quickly were a viable entrepreneurial case be made (or found…), for example in providing services to the lunar settlement, starting with a detailed lunar map.
Space travel aside, a lunar settlement will have necessarily to be tested at first as a terrestrial mock-up [49]. For the beginning it may be appealing to simply re-use ISS technology, with slight changes to accommodate a non-zero gravity environment. But the endeavour will be viable only by development of ISRU (In-Situ Resource Utilisation): in other words, transport the building machines, not the goods [50]. Several studies indicate that lunar regolith can be used for construction, apart from extracting basic materials such as oxygen and iron. Water for making lunar cement and other manufacturing purposes may come from polar craters if confirmed (and if reachable): otherwise there may be a case for a thorough investigation of available small-size, water-rich NEO's.
Surface and local transportation of goods and people may involve ballistic trajectories on the airless Moon, and/or building of regolith-resistant railroads. It is also not difficult to imagine way-stations on Lagrange points acting as transmitters for some kind of lunar GPS (low-orbiting satellites not being viable due to uneven mass concentrations Mascons near the lunar crust)
Other important details include telecommunications (likely of the photonic variety wherever possible); power generation and distribution, with polar or orbital solar generators perhaps as first tests of microwave energy transmission across vast distances before implementing that technology on Earth.

Inhabitants

Much has been made of the fact that of 12 moonwalkers so far, 11 were not scientists (and the only one has been effectively sent at the last available opportunity). Apart from the very beginning, it will be difficult to maintain such a disparity in favour of professional astronauts. Next to the scientists there will likely be other service personnel (again, not only astronauts), all of them likely in monthly or quarterly shifts. With the settlement becoming more suitable to human habitation, visionaries/entrepreneurs will then lead the way to tourists, explorers, TV crews, etc….and to dubious characters, including bounty hunters (why expect men on the Moon behave much better than on Earth?)

Organisation & Financing

If the settlement will not be almost entirely devoted to political considerations, it will be run by an international public/private consortium [51] among all those entities aiming at benefiting from using the Moon. There are several possible examples on Earth, such as having a "Lunar Port Authority" or even a Lunar Economic Development Area [52]. It has been proposed to finance the enterprise by issuing bonds, however in general creative and effective ideas in this field (short of getting the taxpayer foot the vast majority of the bill) are still in short supply.

Legal and Political structure

It has been argued that if Intelsat is the appropriate precedent, there are no additional legal problems for lunar profiting [53]. However, as said above there are several possible legal hurdles to pass, including the "land ownership titles" sold by the "Lunar Embassy" to around 40,000 clients.
However idiotic the situation may appear, only a small percentage of the 40,000 would be enough to warrant some huge legal headache to any Lunar Port Authority, unless the related treaties are amended according to common sense.
Other legal bounds make much more sense. It should be clear to everybody working on the Moon that the unique local environment should be left as much untouched as possible [54], at least for scientific reasons [55].
This is a rather difficult endeavour. Apart from conservation of the historical sites, the extremely tenuous atmosphere is easy to be disturbed. It was for example doubled in mass by the exhausts and leaks of the Apollo missions.
It should also not be dismissed the call for the "conservation of the regolith": after all it has taken billions of years to "create the regolith"…as such it shouldn't be simply considered raw material or disturbing garbage. Again, it is all going to mean a revision of the international laws and politics about the Moon. At last, we may even get a new Lunar Treaty [56].

As for the local decisional structure, the best example appears the flexibility of the Antarctic base [57]. Hopefully certain ideas about social engineering, like attempts at founding the "perfect community" on the Moon, will simply remain on paper (or rather isolated)

Physiological considerations

It has been computed [58] that on average a maximum 20% of time should be spent by humans outside the protection of a minimum 4 meters of regolith. This should not be difficult to achieve, and there is anyway a good deal experience on the physiological needs of people, thanks to the work on the ISS.
Debates flare at times on the effects on muscles and bones of low-g compared to the known issues after long exposure to zero-g: a continuative presence on the 1/6g Moon would answer many questions, with implications including the planning of human activity in the 1/3g of Mars.
Some consideration (again not wholly unrelated to a Mars trip) should be also given towards making the atmosphere of the base as dust-free as possible [59]

Location of the settlement

Everything considered, the initial location is likely to be polar or equatorial, the only areas where orbit access is every 2 hours [60]. Traverses between pre-delivered rest-stations (like in Antarctica) could be organised to explore more [61].
And while it is true that in general an equatorial base would be easier and safer to reach from Earth, on the other hand a polar location is preferable, as it means smaller temperature variations, and probably water, with half of the sky (maybe even the Sun) continuously visible [62] [63]

Underground Habitable Structures

A particularly interesting area of study concerns the establishment of inhabited structures several meters below ground level.
Those are ipso facto shielded from both cosmic rays and UV radiation. There is little cross-contamination with the surface. They are protected from impacts, and harder to sabotage. The bedrock is easily accessible, for example to anchor equipment. More lightweight materials can be used and construction much simplified. Plastics need not be protected from UV degradation. Finally, such a structure is repeatable in the establishment of colonies and outposts anywhere in the Solar System.
On the Moon, underground structures could be housed, at least initially, in one of the "lava tubes" [64][65], of which there are many [66], some hundreds of meters long and with 10 meters or more of roofing material. Given the relative size with similar features on Earth, it may even be expected whole huge cave-like "tubes" to be available somewhere on the Moon. Alternatively, there have been already investigations on melting-while-drilling techniques [67], or even excavation through detonation (given the absence of water in the rocks, it is expected that the roofs of artificial caves will not collapse as it would happen on Earth) [68].

P.O.L.E. Peak Of Light Eternal

The P.O.L.E. concept (Peak Of Light Eternal, poetic licence taken) combines the advantaged above in the establishment of an underground polar settlement.
Possible locations depend on a detailed mapping of the polar regions: for the time being they may be the rim of the Peary Crater, or the flanks of the Shackleton Crater at the lunar South Pole. An earlier version was described as a 5-mile-long structure, 3200ft wide and 1600ft tall [69].
With plenty of space available, P.O.L.E. inhabitants would live in large Earth-like caves illuminated as if in the full glare of the Sun. They would not have to continuously look at the Earth outside their windows, and would not experience as much "longing back home" (as for example some Apollo astronauts). They would not be reminded of the Moon "desolation": still, the Earth, the lunar surface, the far-side would be available at short distance.


WhenThe science of astronautical forecasting is very imprecise, with grand targets being notable mostly for their continuously postponed delivery targets (again, the only exception is Apollo). Using past timescales as guidance, there is all the chance that we are in for a very long wait. How can we speed things up?

Current Initiatives

The latest "American President" Plan includes an Orbiter in 2008 and a Lander in 2009 [70]. It should be noted that at least 5 years are expected between the decision and the landing, despite several orbiters and several landers having been sent toward the Moon already (and despite several rovers having landed or getting readied for a Mars landing). General consensus is to send robots to explore the surface, without people at least for another decade [71]. On the private front, Transorbital appears ready to go as soon as the financial situation is right, and others are claiming to be more or less near a launch.

Lessons from past estimates

But it is hard to believe in any published timescale of space exploration as for decades almost every estimate has been proven very wrong, starting from several American President space initiatives (including the Space Shuttle), all the way down to grand promises by folded companies (e.g. Luna Corp, Applied Space Resources).
Truth is that without the USSR there is no race [72], so aims are achieved too late and over budget…if they are achieved.

Infrastructure development

All in all, we can only expect (very) long timescales.
Even if a minimal infrastructure has to be thought-through and readied, there is no sign as yet of an effective long-term exploration planning. For example the Martian satellite Deimos is a neglected body despite its extremely easy accessibility [73] and the fact that Mars exploration and a manned Mars mission are generally considered much more interesting [74] for the public than anything the Moon can offer.
If the politically baffling, even naïve Mars First vs. Moon First debate will be considered a zero-sum game both goals will suffer, with the Lunar projects being most neglected.
And yet, consider also that Mars Society's brilliant efforts and high visibility have brought lots of attention but little practical return on their ultimate goal: there is no plan for a manned Mars trip for a long time to come.
How much more difficult a Lunar equivalent, as evident in the sadly sterile campaigning by moonwalkers Aldrin and Schmitt?

The above can only suggest an even slower implementation of any return-to-the-moon plan. We can reasonably assume that, in the absence of another version of the Space Race, either between nations or between corporations, there will not be any attempt at human landing, let alone at starting the construction of a lunar base before the end of next decade.

Timescale shortening

With forecasting after 2020 as true as meaningless, and too many reasons to go to the Moon to simply consider the whole situation hopeless, let's give a target for the establishment of a permanent manned settlement by 2069 as a tribute to Apollo 11.

Still, there is the possibility of accelerating things by carefully using the acquired experience. A good example is the Clementine mission, designed and built by a small team in 20 months instead of several years.
Even if carrying "sub-optimal" experiments [75], Clementine has shown what can be done when delivery time is key. In general, the less the effort in developing new technologies for new missions, the shorter the time-to-launch (compare to Clementine the years wasted in developing the never-flown X-33).
One may even argue that nothing will really happen as long as Astronautics remains the realm of untamed R&D, with every new mission breaking new grounds: it would be interesting to see if research engineers will prevail over scientists and entrepreneurs [76]. In the meanwhile we can acknowledge that the only means to reach the ISS is the rather old technology of the Soyuz.

Side-effects of long timescales

With long timescales expected, we have to consider how the situation will look different several decades into the future.
Robots will of course get better. Advancement in robotics and telerobotics could effectively nullify some of the "why" points, decreasing the chances to develop the human colonisation of outer space by removing some weight from the whole concept of manned space exploration.
From this point of view a push for having humans explore the Solar System as soon as possible, starting with the Moon, is of the outmost importance.

In any case, it is difficult to imagine any robot becoming better than a human in field studies and the investigation of the unknown.


ConclusionsSome open issues still need to be solved. What will be the economy of permanent settlements? How often do we want to use the Moon? (This would have consequences on the choice of expendable vs. reusable vehicles). What will be the security needs of a Lunar base? (a whole new subject to investigate)

Negatives considerations remain aplenty. Sarcastically, some have said that we should go to the Moon by stacking up all the papers written about how to go to the Moon: or perhaps, all future attempts will be buried by their own bibliography.
In the meanwhile humans are developing astronautical experience by working in the wrong place, disturbing zero-g experiments in LEO instead of exploring beyond Earth orbit [77]. The Space station is replicating the Shuttle in over-promising, over-running and under- (or even un-) delivering.

All more the reason to consider the "why" the most fundamental point about establishing a permanent manned colony on the Moon.
The "what" is anyway heavily subordinate to the "reasons". The "when" depends on our capability at making an effort to achieve our goals instead of developing technologies for their own sake.

As such it is important to prioritise lunar action over plans and studies: enough with optimal missions, big probes, complex new, perhaps too advanced technologies…

Just do it!

As it is hopefully going to happen thanks to initiatives such as the Artemis Society and SpaceFuture's space tourism plans.

Is that going to herald a cultural change in the public space industry as well [78]? Will all the people, societies, companies involved in Space be able to build public interest into a long-term solar system exploration plan, postpone if not outright stop public squabbling and get into the business of actually going to the Moon?

With robots able to do and humans able to explore, and years needed simply to wait for a launch window outside the Earth-Moon system, lunar astronautics may as well be a way of keeping astronautics going instead of waiting for uncertain Mars missions while wasting away making LEO orbits.

Perhaps one day this will finally start to happen: maybe an innocent will rise and people will say, in the words of Bridget O'Donnell, "she didn't know it couldn't be done, so she went ahead and did it"


References[1] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p270

[2] M J Cintala et al, 'Advanced Geologic Exploration Supported by a Lunar Base: a Traverse across the Imbrium/Procellarum Region of the Moon', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p224

[3] A Roland, 'Twin Paradoxes of the Space Age', Nature 392, 143-145 (12 Mar 1998)

[4] W E Burrows, 'This New Ocean', Random House, 1998, p432

[5] W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, prologue 2

[6] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996

[7] B McNamara, 'Into the Final Frontier', Harcourt, 2000, p335

[8] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p247

[9] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p54

[10] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p295

[11] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p200

[12] J D Douglas et al, 'A Very Low Frequency Radio Astronomy Observatory on the Moon', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p301

[13] M M Shapiro et al, 'Celestial Sources of High-Energy Neutrinos as viewed from a Lunar Observatory', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p329

[14] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p113

[15] L A Haskin et al, 'Geochemical and Petrological Sampling and Studies at the First Moon Base', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p199

[16] G J Taylor, 'The Need for a Lunar Base: Answering Basic Questions about Planetary Science', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p190

[17] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p145

[18] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p166

[19] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p265

[20] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p106

[21] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p106

[22] H Y Mc Sween, Jr., 'Stardust to Planets', St. Martin's Press, 1993, p136

[23] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p196

[24] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p106

[25] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p115

[26] P W Keaton, 'A Moon Base/Mars Base Transportation Depot', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p144

[27] B M Cordell, 'The Moons of Mars: A Source of Water for Lunar Bases and LEO', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p814

[28] P W Keaton, 'A Moon Base/Mars Base Transportation Depot', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p141

[29] E A King, 'Mars: The Next Major Goal?', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p798

[30] W J Hickel, 'In Space: One World United', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p18

[31] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999

[32] A Krantowitz, 'An Opportunity for Openness', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p22

[33] G J Taylor, 'The Need for a Lunar Base: Answering Basic Questions about Planetary Science', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p189

[34] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p232

[35] A Chaikin, 'A Man on the Moon', Penguin Books, 1998, p492

[36] L A Haskin et al, 'Geochemical and Petrological Sampling and Studies at the First Moon Base', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p207

[37] A Chaikin, 'A Man on the Moon', Penguin Books, 1998, p494

[38] R Angel, 'Space: Telescopes Reveal the Way Forward', Nature, 2003, 373 (27 Mar 2003)

[39] G A Landis, 'Degradation of the Lunar Vacuum by a Moon Base', in Vol. 21, No. 3, 183-187 (1990), 'http://www.islandone.org/Settlements/DegradeLunarVacuum.html', Acta Astronautica, 1990, p

[40] B McNamara, 'Into the Final Frontier', G18Harcourt, 2000, p337

[41] M B Duke et al, 'Strategies for a Permanent Lunar Base', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p62

[42] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999, p302

[43] P Collins, 'The Future of Lunar Tourism', International Lunar Conference, Waikoloa, Hawaii Invited Speech, 21 November 2003

[44] W E Burrows, 'This New Ocean', Random House, 1998, p435

[45] D T Vaniman et al, 'Afterword', in G H Heiken et al, 'Lunar Sourcebook', Cambridge University Press, 1991, p634

[46] W E Burrows, 'This New Ocean', Random House, 1998, p434

[47] M Wade, 'Nova', Astronautix.com, 2003

[48] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p292

[49] B Finney, 'Lunar Base: Learning to Live in Space', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p754

[50] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999

[51] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999, p285

[52] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999, p112

[53] A L Moore, 'Legal Responses for Lunar Bases and Space Activities in the 21st Century', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p738

[54] R Briggs et al, 'Environmental Considerations and Waste Planning on the Lunar Surface', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p428

[55] D T Vaniman et al, 'Afterword', in G H Heiken et al, 'Lunar Sourcebook', Cambridge University Press, 1991, p635

[56] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p285

[57] A Lawler, 'Lessons from the Past: Toward a Long-Term Space Policy', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p762

[58] R Silberberg et al, 'Radiation Transport of Cosmic Ray Nuclei in Lunar Material and Radiation Doses', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p668

[59] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999, Appendix J

[60] J D Burke, 'Merits of a Lunar Polar Base Location', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p83

[61] M J Cintala et al, 'Advanced Geologic Exploration Supported by a Lunar Base: a Traverse across the Imbrium/Procellarum Region of the Moon', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p223

[62] J D Burke, 'Merits of a Lunar Polar Base Location', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p77

[63] D Whitehouse, 'The Moon – A Biography', Headline, 2001, p289

[64] F Hoerz, 'Lava Tubes: Potential Shelters for Habitats', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p405

[65] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', Wiley, 1999, p12

[66] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p106

[67] J C Rowley et al, 'In-situ Rock Melting applied to Lunar Base Construction and for Exploration Drilling and Coring on the Moon', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p465

[68] K A Ehricke, 'Lunar Industrialization and Settlement – Birth of Polyglobal Civilization', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p846

[69] K A Ehricke, 'Lunar Industrialization and Settlement – Birth of Polyglobal Civilization', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p840

[70] The Editors, 'Breaking Out of Orbit', Scientific American, April 2004

[71] D Schrunk et al, 'The Moon – Resources, Future Development and Colonization', in , '', Wiley, 1999, Appendix R

[72] H H Schmitt, 'A Millennium Project – Mars 2000', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p792

[73] B O'Leary, 'Rationales for Early Human Missions to Phobos and Deimos', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p804

[74] E A King, 'Mars: The Next Major Goal?', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p797

[75] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996

[76] A Chaikin, 'A Man on the Moon', Penguin Books, 1998, p638

[77] E Teller, 'Thoughts on a Lunar Base', in W W Mendell, ed, 'Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century', Lunar and Planetary Institute, 1985, p25

[78] P D Spudis, 'The Once and Future Moon', Smithsonian, 1996, p245

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Cambiamento Climatico Italiano

Gli Stupidi e il Riscaldamento Globale

Lettera aperta a Richard Littlemore di DeSmogBlog

Caro Richard

Tanto quanto apprezzo il tuo blog per il reporting della conferenza Environmental Wars, cui non ho potuto attendere, trovo il tuo blog "Pagliacci" non poco una vergogna, con tutti quegli ingiustificati ad-hominems

Se davvero credi in una crisi imminente del clima, non ha senso per te appannare il dibattito con tentativi di umorismo poco divertenti.

Come conseguenza ci saranno altrettanto poco divertenti blog riguardo gli "sciocchi a mente chiusa che credono al riscaldamento globale" e così via

In altre parole, le tue affermazioni non porteranno ne' te, ne' nessun altro, ne' il clima del pianeta da nessuna parte

Potrebbero anzi essere usate da qualcuno per "dimostrare" che "la lobby del riscaldamento globale" non ha argomenti da discussione

Confidando che non abbandonerai il tuo lavoro per darti al teatro buffo, continuero' a leggere il tuo blog per opinioni più interessanti

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Climate Change English

Fools and Global Warming

Open Letter to Richard Littlemore of DeSmogBlog 

Dear Richard

As much as I appreciate your blog for its reporting of the Environmental Wars conference, that I quite sadly was unable to attend, I find the "Jesters" entry more than a bit shameful, with all its unwarranted ad-hominems

If you really believe in an upcoming Climate Crisis, it makes no sense to cloud the debate with your unfunny attempts at humor.

They'll just elicit just as (un-)funny remarks on other blogs and website, about the "close-minded fools" of the "global warming lobby", and so on and so forth

iow, they won't take you or anybody or the planet's climate anywhere

They could actually be used by some to "demonstrate" that the "global warming lobby" has no arguments

Trusting you won't give up your day job for stand-up comedy, I'll keep looking in your site for more substantial opinions by you

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Cambiamento Climatico Italiano Scienza

Il Cambiamento Climatico e la Skeptics Society – prime impressioni

L’american Skeptics Society ha appena tenuto il congresso “Environmental Wars” (“Guerre Ambientali”) dedicato a “dibattere se l’attività umana realmente sta cambiando il clima del pianeta”

I migliori link (in inglese) per ottenere le informazioni sul congresso sembrano finora essere:

Da scettico di lunga data, posso soltanto essere felice di vedere che nientemeno che Michael Shermer e’ stato fino ad alcune settimane fa poco disposto a entrare il gregge del Cambiamento Climatico. Spero basti questo come prova che non sono pagato da diaboliche compagnie petrolifere nello scrivere le mie opinioni: particolarmente quando dubito delle affermazioni piu’ catastrofiche

In ogni caso: dopo aver letteralmente letto tutto ai link summentovati, la mia impressione è che il dibattito rimane come polarizzato come sempre, con ogni partecipante disposto solo a vedere quello che vuole

Tutto sommato, potrebbe essere un problema di comunicazione

Alcuni semplicemente rifiutano di essere guidati come buoi, sottomessi intellettualmente da storie spaventevoli e descrizioni di disastri imminenti

Altri pensano che quei disastri siano prossimi venturi, ma non riescono a comunicarlo senza ricorrere al vetusto “la fine del mondo e’ vicina! pentitevi!”

E così, avendo realizzato che il loro messaggio non ha l’effetto previsto, questi altri provano a forzare ancor di piu’, e gia’ che ci sono buttano insulti qua e la’

E quindi questa e’ la mia richiesta a chi dice che “Il Cambiamento Climatico e’ terribile, facciamo qualcosa subito!”: Per favore cambiate la maniera del vostro messaggio. Quello che fate adesso non e’ il modo di condurre un dibattito intelligente. Ed non ha senso se volete ottenere i risultati

Se realmente credete di essere nel giusto, trovate un modo per ottenere cosa volete

E a proposito: non dite “il dibattito è superato“. Non funziona neanche quello

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Climate Change & The Skeptics Society – first impressions

The Skeptics Society has just held its Environmental Wars conference, to "debate about whether human activity is actually changing the climate of the planet"

Best links to get information about the conference appear so far to be:

Flipping Point, an article on Pasadena Weekly

The Skeptics Conference section of the DeSmogBlog

Jonathan H Adler's "The Environmental Wars" Conference on his The Commons blog

————–

As a long-time Climate Change skeptic, I can only be glad to see that no less a skeptic than Michael Shermer had been unwilling to jump on the CC bandwagon, until a few weeks ago. So there is no need to provide evidence that I am not paid by evil Oil companies to air my views: especially when I doubt the more catastrophical claims

In any case: having literally read it all, my impression is that the debate remains as polarized as ever, with each side seeing what they want.

At the end of the day, it may go down to a communications issue.

Some people simply refuse to be cajoled into intellectual submission by scare stories and depictions of upcoming disasters.

Some other people think those disasters are coming but are failing to identify how to communicate it without resorting to “the end of the world is nigh…repent!”.

And so, after realizing their message is not being heard as expected, the latter group try to coherce the former a little stronger, with several insults thrown in the process

So here's my plea to all Climate-Change-is-awful-let's-act-now People: Please change your ways at communicating. This is no way to conduct an intelligent debate. And it is no way to obtain results

If you guys and gals really believe to be right, find a way to get things done.

And stop asserting that "the debate is over". It doesn't work, either.

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Il problema David Irving

scrive Michael Shermer sul bollettino del 3 Maggio 2005 di eSkeptic ("Enigma: L'affare Faustiano di David Irving"):

Se realmente desiderate fare tacere David Irving, non parlatene.

Sono d'accordo, fino ad un punto: perché un problema con Irving e' la libertà di espressione e questo merita chiarificazione. Dovrebbero, coloro cui tiene quella liberta', organizzare quello che Christopher Hitchens ha denominato il Comitato per Regole Giuste per David Irving?

Forse no.

E non sono d'accordo con il Dr. Shermer, che in risposta alla decisione austriaca di imprigionare Irving, ha suggerito di "lasciare David Irving andar via" nel bollettino eSkeptic del 2 Marzo 2006 ("Diamo al diavolo i suoi meriti")

Ancora la parola a Shermer:

L'enigma emerge dal fatto che [Irving] è, contemporaneamente, brillante e bellicoso, molto intelligente e diabolicamente ingannevole-uno che avrebbe potuto "arrivare" ma che ha preferito "fingere"… un grande e diabolico spreco di talento. Come e perchè questo è accaduto? A mio parere, Irving si e' autosuggestionato da quando e' entrato nel Cerchio Magico [ cioè, i confidants di Hitler ancora vivi]. [… ] Hitler, ha spiegato, "aveva attratto gente istruita e ad alto livello intorno lui. Le segretarie erano segretarie di classe superiore. I consiglieri erano gente che aveva fatto l'università o la scuola del personale ed avevano fatto carriera con le loro proprie abilità fino ai livelli superiori del servizio militare." Questi intimi di Hitler erano istruiti ed parlavano altamente bene del loro Führer. Chi era Irving per non creder loro?

Come esempio si dia uno sguardo giusto alla storia segnalata da Shermer nella parte inferiore di quello stesso bollettino "Post Scriptum su Irving & i diari di Eichmann": nel quale è spiegato come Irving ha trovato un modo di negare l'esistenza di un ordine diretto da Hitler per l'Olocausto in faccia di una frase molto chiara scritta da Adolf Eichmann nelle sue memorie: "il Führer ha ordinato lo sterminio degli ebrei"

Libertà di espressione non significa libertà di ingannare

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What’s wrong with David Irving

Writes Michael Shermer on the May 3rd, 2005 edition of the eSkeptic newsletter (titled “Enigma: The Faustian Bargain of David Irving”)

If you really want to silence David Irving, treat him with silence.

I agree with that, up to a point: because the matter with Irving could be interpreted as an issue of freedom of speech, and as such it deserves clarification.

Should people fighting for such a freedom organize what Christopher Hitchens called a Fair Play for Irving Committee?

Maybe not.

And I disagree with Mr Shermer, who in response to the Austrian authorities decision to imprison Irving, recommended to “let David Irving go” in the March 2nd, 2006 eSkeptic newsletter (“Giving the Devil His Due”)

Again to Shermer:

The enigma emerges from the fact that he is, at one and the same time, brilliant and bellicose, deviously clever and devilishly deceptive—a man who “coulda’ been a contenda” but instead morphed into a pretender…it is a great waste of a great talent. How and why did this happen?

In my opinion, Irving’s self-deception began when he entered the Magic Circle [i.e., the surviving former Hitler confidants]. […] Hitler, he explained, “had attracted a garniture of high-level educated people around him. The secretaries were top-flight secretaries. The adjutants were people who had gone through university or through staff college and had risen through their own abilities to the upper levels of the military service.” These Hitler confidants were well-educated and they spoke highly of their Führer. Who was Irving to argue?

As an example just look at the story Dr. Shermer himself reports at the bottom of that same newsletter “Post Script on Irving & the Eichmann Papers”: in which it is explained how Irving found a way to deny the existence of a direct order by Hitler for the Holocaust in face of a very clear phrase written by Adolf Eichmann in his memoirs: "The Führer has ordered the extermination of the Jews"

Freedom of speech does not mean freedom to deceive

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Il Multiculturalismo, la Tolleranza e…il Test del Cricket

Il Regno Unito, e in particolare l’Inghilterra e la zona di Londra, sono il laboratorio dove il futuro multiculturale dell’Europa viene sperimentato e i suoi problemi risolti con discreto successo.

Definiamo multiculturale: una societa’ fatta di persone che convivono pacificamente anche se in forte, irreconciliabile disaccordo sui “valori”, gli ideali per i quali sono disposti a (metaforicamente) combattere. Non quindi solo l’idea che “se al mio vicino non piacciono le rose rosse, piantero’ le rose gialle”. “Multiculturalismo” significa risolvere il problema: “al mio vicino non piacciono le rose, ma io non posso neanche pensare di lasciare il giardino senza quei fiori”. Non bastano buona volonta’ e un romanesco “Volemose bbene!”: ci sono questioni fondamentali di tolleranza reciproca.

Come suggerito dal filosofo Kwame A. Appiah della prestigiosa Princeton, e’ quanto gia’ avviene anche in piccole comunita’: per esempio certuni sono favorevoli all’aborto libero, altri lo praticano addirittura invece dei metodi anticoncezionali, mentre altri ancora lo considerano un omicidio, anzi piu’ grave perche’ praticata su un esserino indifeso. C’e’ chi ritiene l’omosessualita’ un “atto contro natura”, nell’intimita’ dei suoi pensieri o nelle smorfie rivolte a uomini (o donne) che camminano mano nella mano: i quali vivono magari il loro rapporto come simbolo dell’Amore che fa girare il Mondo, altro che abominio. Valori irreconciliabili ed irreconciliati, ma la cui esistenza non causa violente sommosse o la rovina della societa’.

Nell’uso contemporaneo, la parola multiculturalismo si riferisce all’esistenza in uno Stato di usi e tradizioni che si ispirano a religioni diverse. Vista da alcuni come nuova, diversa e pericolosa, questa situazione e’ il pane quotidiano per il Regno Unito, dove la maggioranza, di tradizione Cristiana (senza molti praticanti) e’ differenziata in Cattolici (Riformati/Anglicani, e Romani/Papisti) e Protestanti (Luterani, Metodisti, e altri), con solide comunita’ Ebraiche, Musulmane e Induiste: il risultato di un espansionismo commerciale globale e continuato, dalla pirateria autorizzata da Elisabetta I alla crisi di Suez del 1956. Quando un secolo fa le terre emerse appartenevano in gran parte all’Impero britannico, merci, ricchezza e sudditi gravitarono verso il centro. Dopo la fine del colonialismo, l’immigrazione e’ continuata, grazie all’Unione Europea e soprattutto alla uso dell’Inglese come lingua franca di quasi tutte le attivita’ umane.

Alcune questioni riguardo i “nuovi arrivi” vengono poste spesso: sono ospiti, o lavoratori, o cittadini? Risiedono per concessione, o acquisiscono diritti grazie al sudore della fronte? Quali diritti: liberta’ personale, o anche la possibilita’ di eleggere il Governo locale o della nazione? E poi, questi “estranei” cosa cambieranno, magari contro le aspirazioni degli indigeni? Problemi discussi per secoli da fior di intellettuali, filosofi e scienziati, senza una risposta teorica soddisfacente: pero’, l’esperimento chiamato United Kingdom sta gia’ dando risultati interessanti. Guardiamo infatti alla attuale “seconda generazione”, per lo piu’ figli di coloro che immigrarono negli anni ’50 e ’60.

Come testimoniato dai vari conduttori radiotelevisivi, gli accenti originari sono quasi scomparsi. Fra i giovani, le mode non sembrano avere confini cultural-religiosi, ne’ nel vestirsi, ne’ nel gergo, ne’ infine nella musica: al fallimento dei canali specializzati di musica “asiatica” e “afro-caraibica” della BBC, si contrappone il contributo culturale dato da artisti di ogni tradizione al panorama musicale britannico. Anche a livello politico sembrano esistere poche barriere, fino ai livelli ministeriali.

C’e’ pero’ un aumento della separazione sociale a seconda delle origini, con interi quartieri monoculturali. Un fenomeno sostanzialmente naturale (pensiamo a Little Italy, la piccola Italia di New York) che potrebbe preludere alla ghettizzazione. Pensiamo allo sport professionistico, con calciatori di origine afro-caraibica, e giocatori di cricket di famiglia indo-pakistana, comunita’ sottorappresentate nel nuoto o nell’hockey su ghiaccio. Al bando assurdi discorsi basati su presunte incapacita’ razziali: quanti ragazzini (e ragazzine!) indo-britannici potrebbero eccellere, per esempio, nel tennis, e non lo fanno perche’ tale attivita’ non e’ considerata “indiana” dalla comunita’ in cui vivono? Passando a livelli ben piu’ seri, quanti potenziali scrittori, educatori, giornalisti non diventano tali a causa di pressioni sociali su giovani e giovanissimi?

Un triste esempio e’ la tragedia delle case popolari: nei pressi di Londra una settantina di anni fa e’ sorto il complesso residenziale pubblico di Becontree, il piu’ grande del mondo con 27mila appartamenti ospitanti 100mila persone: ma nella maggior parte delle innumerevoli iniziative governative per dare una casa a tutti, si e’ creato un ambiente poverissimo sia socialmente che igienicamente, dove, diabolici idoli per le nuove generazioni, pochi ma violenti criminali e drogati in cerca di soldi facili terrorizzano il quartiere.

L ‘emarginazione economica nutre quella sociale, e viceversa, e a cio’ si aggiunge l’emarginazione culturale degli immigrati. Ma non e’ corretto mischiare culture e poverta’ britanniche: alcuni discendenti di famiglie islamiche o di colore sono perfettamente integrati, anglo-musulmani, o anglo-africani, mentre coetanei con radici simili sono ai margini della societa’. Un recente studio mostra che le famiglie afro-caraibiche “fortunate” che ottennero una casa popolare sono piu’ povere di quelle che ebbero la “sventura” di dover sistemarsi per conto loro. Come dire che la cattiva sorte di oggi e’ figlia della buona sorte di ieri.

Forse anche per questo la societa’ inglese e’ restia all’ ingegneria sociale, una “difesa” dei poveri che si trasforma spesso nella loro rovina. Tutti i giornali protestano contro pur timidi interventi governativi nella vita privata dei sudditi, accusando il Primo Ministro di voler creare il Nanny State, lo Stato-Tata che controlla, guida, rimprovera e castiga i Sudditi-Bambini. Un rimarchevole risultato di questo modo di pensare e’ l’assenza di polemiche per la recente istituzione dei matrimoni omosessuali, un concetto che continua ad ispirare battaglie feroci: in America, Bush si oppone al punto da voler cambiare la Costituzione; in Spagna, Zapatero ha dovuto far fronte a migliaia di dimostranti; e in Italia, certi partiti offrono un incerto appoggio ai minimalisti PACS pur di non spaventare gli elettori.

In Inghilterra nessuna dimostrazione contro, ne’ a favore: come se il matrimonio gay (Civil Partnership, la Coppia Civile senza differenza pratica con il matrimonio) fosse la cosa piu’ normale del mondo, invece che alternativamente una conquista sociale o la picconata finale contro la societa’. Chiediamoci perche’ nessuno dei tanti contrari a una novita’ del genere si sia sentito minacciato al punto da scendere in piazza. E se fosse questa capacita’ di tollerare e disapprovare, la risposta che ci puo’ dare l’Esperimento Gran Bretagna? E’ quella, la via al multiculturalismo? Parafrasando quanto scritto da Remo Bodei poche settimane fa sul Domenicale del Sole 24Ore,  ha una societa’ finalmente preso coscienza del suggerimento semplice e profondo di Michel de L’Hopital “Non importa quale sia la vera religione, ma come si possa vivere insieme”?

E se fosse ipocrisia? La polizia inglese ha radiato delle reclute che rivelarono in un documentario televisivo un razzismo spregevole ed indegno, tenuto consciamente nascosto in pubblico. Tempo fa certi preconcetti erano certo piu’ diffusi: lo stesso Primo Ministro Chamberlain negli anni ’30 non faceva remore di esser membro di un Gentlemen’s Club ufficialmente chiuso agli Ebrei (per non parlare, naturalmente, dei doppiamente alieni, i Cattolici Irlandesi). Al giorno d’oggi, certi pregiudizi prendono aria “legalmente” in due partiti: l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (che vorrebbe espellere tutti gli immigrati; che dite, mi restituiranno nove anni di tasse?); e il BNP, Partito Nazionale Britannico, (loschi, a volte incravattati figuri cosi’ xenofobi da far sembrare progressista il Le Pen del Fronte Nazionale francese).

Si tratta anche ma non solo dei “prodotti” di una certa sottocultura purtroppo in auge di qua’ della Manica, il cosiddetto movimento degli Yobs, che potremmo vagamente tradurre con il dialettale Trucidi: bianchi, rasati, pronti a ridursi ad ogni bassezza per sfogare una luciferina, presunta mascolinita’, la cui dimostrazione per qualche motivo include picchiare/accoltellare anche bambini dalla pelle o atteggiamento “sbagliati”. Un’emarginazione fra coloro che in teoria fanno parte della cultura “indigena”, e che nella sua violenza inutile e disutile fa il paio con l’al-Qaeda casareccia responsabile delle bombe del 7 Luglio 2005, e formata da cittadini inglesi di discendenza pachistana e afro-caraibica, apparentemente piu’ pronti a un suicidio stupido che all’integrarsi nelle loro stesse comunita’, figuriamoci nella societa’ inglese tutta.

Questi “rifiuti del multiculturalismo” sono fenomeni pericolosi da analizzare, prevedere e contenere: ma se difficili da evitare, non vanno certo ingigantiti oltre il dovuto, dando una mano agli estremisti. Perche’ la speranza di una sana societa’ multiculturale del XXI secolo e’ gia’ nella reazione di Londra, degna del Nobel per la Pace, dove in risposta agli attentati di Luglio tutti si sono uniti, quale che fosse la loro origine e la loro cultura, per continuare la loro vita e dimostrare che la migliore arma contro il terrore e’ la normalita’ della consapevolezza, che non si fa vincere dalla paura che il suicida/omicida di turno abbia deciso che e’ il tuo momento.

Londra: da piu’ di mezzo millennio la Citta’ Multiculturale grande argomento contro i profeti di sventura odierni: prima i sassoni, i danesi, poi i banchieri lombardi, gli ebrei, gli ugonotti, i giacobini, poi ancora gli irlandesi e tanti italiani, e infine gli indiani, i pakistani, gli egiziani e gli ugandesi: oggi i “volti nuovi” sono Lituani e Polacchi, in lavori adesso umili ma gia’ portatori di ricchezza per il Regno per il semplice fatto che devono mangiare, vestirsi…e divertirsi anche loro.

Una citta’ “meticcia”: termine che e’ un insulto solo per chi culla un irresponsabile ed anacronista culto della razza. Un luogo dove prendono corpo i principi del Cosmopolitanismo recentemente auspicati in un libro di Appiah. D’altronde quale sarebbe l’alternativa? Quale “monocultura a base religiosa” potrebbe mai imporsi su Londra, sull’Inghilterra, sull’Europa, quando le stesse tradizioni Cristiane sono cosi’ variegate, e hanno imparato a suon di cannonate e stragi il valore della tolleranza? L’uniculturalismo suona piu’ come l’imposizione esterna di un conformismo stantio, invece che un progetto per il futuro.

Il proverbio dice, “Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della vita”…la coesistenza pacifica nella tolleranza quasi totale lungo il Tamigi, suggesisce che “chi e’ stanco del multiculturalismo” e’ stanco in primis della propria cultura. Ma se il Londinese e’ un individuo costretto a, e capace di riconciliare il proprio stile di vita con le centinaia di stili di vita che lo circondano, chi e’, allora, l’Inglese?

In un tacito e incontrovertibile abbraccio per il multiculturalismo, Tony Blair ha risposto con una scelta all’americana,. Chi volesse prendere la cittadinanza ha bisogno di dimostrare una certa conoscenza dei moderni usi e costumi della non piu’ perfida Albione. Niente di trascendentalmente difficile e oscuro, per coloro che perfettamente integrati non solo imparano e si adattano a tali tradizioni, ma contibuiscono alla loro evoluzione.

Tempo fa un potente politico conservatore propose in maniera semiseria di usare il cosiddetto Test del Cricket: la dimostrazione del proprio essere cittadini sarebbe, per esempio durante un match fra Pakistan e Inghilterra, tifare anima e corpo per i rappresentanti isolani. La risposta sembra invece essere che un Inglese puo’ tifare Pakistan, e rimanere 100% inglese. Asiatico, ed inglese.

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Buonaparte non e’ venuto qui

E se il nostro rapporto con la Unione Europea dipendesse dalle azioni del piu' famoso Corso della Storia?

Prendiamo ad esempio…il Regno Unito! Ma come, diranno i miei due lettori, lo sanno tutti che l’Imperatore di Francia non riusci’ mai a traversare la Manica, quei 40 chilometri di mare avevano visto trionfare Giulio Cesare, Claudio Augusto e Guglielmo il Conquistatore, ma sui quali il Vincitore di Austerlitz non ebbe fortuna, ne’ con la flotta (sbaragliata a Trafalgar dall'Ammiraglio Nelson poco piu’ di 200 anni fa), e neanche con un azzardato tunnel dalla zona di Calais.

Ma e’ proprio questo il punto: Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi) non hanno subito l’invasione del Tricolore francese, e quindi non hanno fatto esperienza di alcuni cambiamenti importantissimi, “dettagli” ormai insiti nella cultura e nella societa’ degli altri Paesi dell’Unione Europea, intorno all’anno 1800 erano quasi tutti vassalli o sudditi di Parigi al contrario della Gran Bretagna,.

Tanti degli scontri e delle incomprensioni fra le nazioni britanniche e il resto dell’Europa possono quindi essere considerati conseguenze…della Presa della Bastiglia (dando fra l’altro ragione al Presidente Cinese Mao, che alla domanda “Qual’e’ stato l’impatto della Rivoluzione Francese del 1789?” rispose nel 1950 con una battuta “E’ passato ancora troppo poco tempo per saperlo”)

Alcune differenze fra la Gran Bretagna e il Continente sono ben note e palesi: per esempio, Napoleone impose che i cimiteri venissero trasferiti fuori citta’, mentre non e’ raro vedere a Londra dei camposanti annessi alle Chiese, usati fino a pochi decenni fa. Ma cio’ che aveva dato impeto alle grandi battaglie dopo la fine violenta del Regno di Luigi XVI, era qualcosa di piu’ significativo che semplici decisioni amministrative di igiene pubblica.

Il popolo e le elite francesi volevano esportare i principi della Rivoluzione: Liberta’, Uguaglianza e Fraternita’. Si tratta di tre concetti straordinariamente nuovi e davvero…rivoluzionari per un’Europa allora (e forse anche tuttora) rigidamente suddivisa in Stati sovrani dediti principalmente a fare i propri interessi, o meglio quelli delle rispettive classi dirigenti . L’avanzata delle armate francesi in Germania, Spagna, Italia e oltre semino’ i tre principi rivoluzionari nelle coscienze popolari di tutti i territori coinvolti. Gli eserciti transalpini e le amministrazioni che li seguivano avevano come scopo dichiarato il liberare i “fratelli”, vale a dire le nazioni vicine, e per riorganizzarle intorno all’idea che tutti i Cittadini hanno gli stessi diritti, e sono uguali di fronte alla Legge.

L’idea stessa di un’Unione Europea deve molto a questo concetto di Fraternita’ Militante fra i popoli (un atteggiamento curiosamente detestato, al giorno d’oggi, quando e’ rimasto un ideale principalmente americano). Di piu’: nel suo impeto di distruzione dell’Ancien Regime la Francia permise all’epoca l’ascesa al comando generale delle truppe, poi a quello della nazione e infine addirittura al Trono Imperiale, di una persona quasi rappresentante di quanto di piu’ lontano si potesse immaginare dalle vecchie elite borboniche. Di origine italiana, privo di parentele con l’alta nobilta’, e senza una robusta eredita’ e/o potenti interessi commerciali, Napoleone proveniva da un territorio come la Corsica, acquisito da poco, lontano dal centro e per questo a dir poco riottoso.

Insomma i vincitori Francesi, ad un certo padroni d’Europa, liberatori potentissimi ed invincibili (a parte le isole britanniche e poco piu’), mostrarono a tutti i popoli del continente che ne’ la casata, ne’ il commercio, ne’ il denaro, ne’ le origini e neanche l’accento erano necessari per poter entrare nelle “stanze dei bottoni”. Invece non c’e’ traccia nella storia (e quindi nella societa’ del Regno Unito) della possibilita’ che una rivoluzione popolare possa cambiare una nazione e sovvertire gli strati sociali prestabiliti, e che una persona “qualunque” per quanto eccezionale come il Bonaparte, possa prendere il controllo dell’autorita’. E qualunque Primo Ministro deve far bene attenzione a non parlare se non con un accento pulito (ed elitario).

Sommosse popolari, naturalmente, sono accadute anche a Londra e dintorni, e sono tutte fallite. La piu’ seria, nel 1381, quando migliaia di contadini marciarono sulla Capitale, solo per vedere le promesse del giovane re rinnegate dopo pochi istanti (e i loro capipopolo, giustiziati). L’unica Rivoluzione di successo e’ stata quella che porto’ nel 1646 al potere il nobiluomo Oliver Cromwell, che governo’ rifutando di farsi proclamare sovrano (altro che Napoleone, il quale invito’ il Papa volente o nolente a Parigi, e poi si incorono’ da solo).

Pensiamo invece alla filoeuropeista Irlanda, dove Bonaparte non arrivo’ ma che si rese indipendente dal Regno Unito all’inizio del XX secolo proprio con una insurrezione. Non e’ impossibile quindi stabilire un trait-d’union fra l’assenza di rivoluzioni popolari di successo, e l’apparente riluttanza, particolarita’, finanche ambivalenza britannica verso l’Unione Europea. Ricordiamo la borsetta agitata dalla ferrea Thatcher, e l’impopolarita’ dell’Euro nello stesso Governo Blair.

Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Priva anche dell’esempio franco-napoleonico, la popolazione britannica e’ divenuta refrattaria a qualunque accenno di possibile rivoluzione, e ha conservato un fortissimo senso dell’Autorita’. In quale altro stato moderno potremmo trovare i cittadini definiti ufficialmente “sudditi” della Regina? E con tutte le guerre e i rivolgimenti del XIX e XX secolo, dove altro e’ il “comando” saldamente in mano dell’Establishment, l’Autorita’ Costituita, classi dirigenti, i cosiddetti “The Great and the Good” (Grandi e Bravi), un misto di nobilta’ ereditaria e mercantile ininterrottamente al potere almeno dall’epoca di Guglielmo d’Orange (a capo della “Rivoluzione” del 1688, dietro invito un gruppo di nobili inglesi)?

Come prova, guardiamo ai leader dei maggiori partiti politici degli ultimi tre secoli. Non tutti, ovviamente, di alto lignaggio o di famiglia ricca e potente, ma ognuno di essi saldamente parte dell’Establishment, anche coloro apparentemente ai margini, come quella Thatcher, in teoria un’outsider donna fra tantissimi uomini, e che invece dedico’ i suoi Governi a ristabilire una certa idea di societa’ britannica (centrata non per caso sulla sua persona), e non per fondare un “ordine nuovo”.

La tradizione dell’Autorita’ si rinnova continuamente, e non solo con il cambiare di Sovrani e Primi Ministri, anche negli aspetti apparentemente piu’ democratici. Per esempio, la definizione dei piani di implementazione delle politiche governative, processo teoricamente aperto alle opinioni di tutti i sudditi, e’ cosi’ misteriosa ed improntata al consenso da non poter risultare che in annacquati progetti difficilmente volti a stravolgere lo status quo.

Inoltre, e’ tuttora comune che venga favorito un approccio alla vita caratterizzato dallo stiff upper lip. Si tratta di un’espressione difficilmente traducibile: pensiamo a una persona che non riveli sentimenti ed emozioni, e la cui bocca non tradisca quindi mai ne’ gioia ne’ nervosismo: le cui passioni, e le cui rabbie quindi, rimangano nascoste, affinche’ il quieto vivere domandato dalla Societa’ non venga disturbato. Di conseguenza, il cittadino medio britannico e’ educato a non lamentarsi mai in maniera efficace. Magari parlera’ male della qualita’ dei treni, pero’ niente piu’, stoicamente deciso a sopportare antiquati treni da Far West o carrozze finto-moderne che altrove in Europa sarebbero gia’ vecchie di venti anni.

Una situazione simile e opposta a quanto succede nel Sistema Sanitario Nazionale, dove si sperimenta quello che probabilmente si cerchera’ ahime’ di esportare un po’ ovunque entro il decennio. Al posto dei medici, in fase diagnostica vengono infatti utilizzati infermieri specializzati istruiti a seguire rigidi criteri basati sui sintomi riportati, invece che ad analizzare il paziente in modo attento e completo. Gli “utenti”, ligi al dovere, accettano la situazione come una necessita’, come ignari del fatto che le vessazioni di oggi diventeranno la routine di domani. Dal loro canto, gli amministratori delle strutture di medicina di base, possono escogitare nuovi sistemi per risparmiare sulle spese, senza preoccuparsi troppo della sempre peggiore qualita’ del servizio.

La burocrazia britannica e’ infatti particolarmente rigida e inamovibile, fredda e impersonale, come si addice appunto a una nazione comandata dall’alto. Il 2006 si e’ aperto con il caso di una coppia di anziani separati loro malgrado dagli assistenti sociali, lui veterano della Seconda Guerra Mondiale, lei cieca. Al marito e’ stato ordinato dal medico curante di andare in una casa di riposo, alla moglie e’ stato proibito, perche’ certi oscuri criteri stabiliti dalle amministrazioni locali sono soddisfatti dalla situazione dell’uno, ma non dell’altra. Tutte le persone coinvolte si trovano quindi in una situazione che potrebbe sembrarci paradossale, e che purtroppo ha una sua logica riconducibile ancora al “Senso dell’Autorita’”.

Il marito e’ in un ospizio suo malgrado, ma non pensa di tornare a casa perche’ gli e’ stato proibito dal medico. La moglie e’ accudita dalla sua famiglia ma si sente ovviamente molto sola. Fosse stato per lei, pero’, la storia sarebbe potuta finire li’, visto che a ribellarsi a certe decisioni sono stati i figli, che pero’ lasciano il padre dov’e’ e non ci pensano neanche a riunire i genitori in una casa di riposo privata, o a prendere una badante, “proteste” molto piu’ efficaci di una lettera o visita all’autorita’ costituita. Gli assistenti sociali, invece di far vivere meglio i cittadini, si sono resi responsabili di una grave e palese ingiustizia che ha rovinato la vita di due anziani innocenti, una dei quali non vedente. Ma neanche loro possono farci niente: per chi le deve applicare, alle regole non c’e’ alternativa. Qualunque interpretazione personale sarebbe interpretata come insubordinazione e la carriera del “colpevole” terminata all’istante. Dulcis in fundo, non esiste nessun canale ufficiale per chiedere deroghe ai regolamenti in casi eccezionali.

Insomma, in una struttura dirigista, ferrea, piramidale e congelata, l’assistente sociale, come qualunque altro rappresentate dello Stato o di una organizzazione, e’ solamente un messaggero, un tramite fra le regole da servire e riverire e il suddito che ci si deve abituare. Il cittadino che non lo volesse fare, o l’assistente sociale che volesse aiutare i suoi utenti, rischiano il loro benessere e la pace loro e quella delle loro famiglie.

Anche grazie al disastro di Trafalgar, e alla disfatta di Waterloo, il pensare altrimenti e’ imprescindibilmente legato in Gran Bretagna all’idea dell’Europa, e quindi del caos, delle guerre, dei potenziali invasori, dei Nemici. Al singolo, senza appoggi fra le alte sfere, rimane solo uno sterile ribellarsi, curiosamente concentrato nella sfera privata. E infatti ai rivoltosi del 1968 in Francia, Italia e Germania corrisposero i ribelli degli anni ’60 inglesi: le bande di ragazzi descritte nel famoso film Quadrophenia, pronti a picchiarsi con la Polizia, ma assolutamente privi di qualunque connotato politico e senza alcuna intenzione di cambiare la societa’.

Al giorno d’oggi, ai pendolari che si siedono di fronte agli affollatissimi treni di Torino o Milano corrispondono le battute di spirito inglesi sullo stato delle loro ferrovie. Non e’ certo un caso che l’umorismo britannico sia cosi’ famoso e sviluppato (e tollerato), quasi una delle tre principali valvole di sfogo per rendere piu’ sopportabile la vita del cittadino vaso-di-coccio. Una seconda “valvola di sfogo” e’ la fissazione con il creare e distruggere miti (come descritto poco tempo fa riguardo Tony Blair). La terza e’ l’ambigua celebrazione dell’alcol, e  dell’alcolismo, ma questo argomento merita un articolo a parte.

Per ora ci rimane solo sospirare alla domanda: Napoleone perche’ non sei venuto qui?

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Le Piu’ Grandi Ipocrisie

Con quante palesi falsita' dobbiamo convivere?

1. "Sviluppo Del Terzo mondo"? E' solo colonialismo vecchio-stile sotto una nuova apparenza. La prova è il fatto che così poche "pæsi in via di sviluppo" hanno potuto "emergere": e non c'e' stato nessun paese "emergente" capace di sedersi con le "Grandi Potenze" (la Cina è un caso speciale semplicemente per le dimensioni). Così il risultato di decenni di "sviluppo" e' che le cose sono più o meno esattamente com'erano

2. "Democrazia Liberale"? E invece, continua a evolversi in oligarchie auto-perpetuantisi. Si veda la creazione dei partiti-personalità in Francia ed in Italia; ed il numero osceno di figli e figlie di ex presidenti e di altri politici, che ereditano dai genitori dei posti di potere all'apparenza elettivi

3. "Guerra alle Droghe"? Soltanto un idiota non capisce che una tal "guerra" è stata vinta, ma dai cartelli e dalle mafie della droga in tutto il mondo. Completamente ma speriamo involontariamente immemori del disastro proibizionista americano negli anni 20, spendiamo e spandiamo soldi e risorse, in qualcosa che può essere solo descritto come un elaborato schema per finanziare i trafficanti

4. "Servizio Pubblico"? In realtà, meglio descritto come un "contentino a minimo costo" visto che la maggior parte del tempo, non si fornisce alcun servizio, anzi l'efficacia è misurata dai soldi risparmiati, piuttosto che dalla qualità dell'assistenza fornita alla gente nel bisogno

5. "Reality TV"? Manco per niente. La televisione può ritrarre la "realta'" usando le tecniche di candid camera, forse, ma definitivamente nessuna persona sensata al mondo si comporterebbe "naturalmente" e "realisticamente" con al seguito una squadra di tecnici della luce, della fotografia e del suono. L'unica speranza di vedere "la realtà" è se i personaggi dimenticano l'esistenza di tutta quella gente intorno. Ma allora, è solo Televisione, una specie di teatro aumentato in cui le cose accadono a causa del loro valore intrattenitivo

6. "Stato Etico"? L'Inferno sulla Terra. Quante volte abbiamo bisogno di ripetere gli errori orrendi dell'inizio del XX secolo, dove gente altrimenti buona e intelligente ha inventato, approvato, incoraggiato e promulgato crimini in nome dell'Eugenica, nella speranza di rendere il mondo e l'umanita' migliori? E così dovremmo stare lontani da soluzioni semplicistiche su come abbellire noi e il pianeta, specialmente quando portate avanti indipendentemente dal resto: cosi' come, contrariamente a quanto suggerito da D.H. Lawrence, la povertà urbana non può essere risolta seriamente intossicando tutti i poveri in una costruzione grande quanto il vecchio Crystal Palace

7. "Amore Cristiano"? E perchè allora si trasforma così facilmente in crudeltà illimitata, come quando prova ad ostacolare l'amore tra omosessuali? Crudelta' durissima, per esempio in Italia, pronta a rendere l'inseminazione artificiale quasi impossible, in nome della protezione delle vite di feti che ora non saranno mai impiantati? E che finge di risolvere il problema dell'aborto rendendolo illegale? Ed che infine lascia tranqullamente a soffrire malati terminali in un'agonia indescrivibile, solo per difendere un diritto alla vita che diventa un obbligo di essere torturato dal proprio stesso corpo?

8. "Fondamentalismo Islamico"? Magari! Nelle ultime due decadi, ogni sforzo armato per "proteggere l'Islam" e' riuscito in primis ad eliminare…altri musulmani. Si pensi a tutti i morti dopo la bomba all'ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania. Si pensi agli algerini uccisi durante la guerra civile negli anni 90. Si pensi alla vasta maggioranza delle vittime in quasi tutti gli attentati in Egitto. Si pensi alle nozze palestinesi misteriosamente designate come obiettivo per le bombe ad Amman nel 2005. E si pensi ai bambini musulmani uccisi durante l'attacco contro il quartierino per stranieri nella capitale saudita

9. "Guerra al Terrorismo"? Che cosa sta venendo fuori è invece un riposizionamento forte dei Governi, negli USA, in Gran Bretagna, in Europa ed altrove. I governi di tutti i colori e gusti sembrano provare a infiltrarsi sempre più nelle vite private dei loro cittadini. L'unica cosa che non hanno ancora giustificato con "la guerra al terrorismo" sembra essere la visita proctologica. Per il resto, cimici, macchine fotografiche nascoste, burocrazia supplementare, passaporti complicati, per non parlare della museruola del dissenso anche vicino al Parlamento di Londra. E chi osare fermarli, senza timore di essere identificato come un terrorista, o peggio, un debole nei confronti dei terroristi

10. "Valutazione Logica"? Sarebbe ridicola se non fosse così perniciosa. In tutti i generi di aziende e agenzie governative, le decisioni sembrano su carta essere il risultato di una larga consultazione con tutti gli interessati: perche' allora sono solitamente così vicine ai pregiudizi di chiunque sia in carica?Semplicemente troppo di quanto facciamo finisce nelle mani di chi ha l'oratoria piu' fine, invece che in quelle di chi ne avrebbe davvero bisogno

Ed ancora ipocrisie:

a. Chiamano "esportazione della democrazia" un modo di ottenere il controllo di una zona bombardando i potenziali "elettori"

b. Chiamano "protezione dell'ambiente" la fissazione di considerare ogni cosa fatta dagli esseri umani come "tossica". Nel frattempo, gli schemi di riduzione delle emissioni di CO2 forniscono finanziamento supplementare…alle grandi compagnie petrolifere

c. Dicono che "sport" è una competizione fisica in cui un'etica specifica permette divertimento in un ambiente giusto. Peccato sia solo un altro gigantesco business dell'intrattenimento, oppio delle grandi masse che si sottometto, scaricando la violenza intorno ad un campo verde piuttosto che sul tarmac grigio di una città

d. Denominano "processo di pace Israelo-Palestinese" cio' che ovviamente e' una serie di pazzi colpi di coda nell'affano che precede la stabilizzazione, un acchiappa-e-bombarda-mentre-puoi.

e. Dicono che stanno sviluppando "nuovi farmaci", mentre una grande parte di quelli e' solo una serie di sostituzioni superflue

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Perche’ ho votato NO al Referendum Costituzionale

Dopo la porcata delle elezioni, chi c'e' dietro questa modifica costituzionale? La Lega e Tremonti

A me basterebbe questo. Per chi una mezz'oretta libera, c'e' un programma radiofonico dove l'ex ministro del tesoro appare in gran spolvero (piu' o meno) per discutere del referendum

VivaVoce, Radio24, 6 Giugno 2006

Il file Real Audio e' all'URL http://tinyurl.com/qlol2

Interessante anche questo articolo:

La Costituzione del ’48 si tocca (insieme) di Antonio Polito, Il Riformista, 22 maggio 2006

[…] La riforma nata a Lorenzago è un pericoloso pasticcio e non poteva essere diversamente, visto che è stata fatta per tener buono un piccolo partito anti-sistema. Invece di liberare il governo dal doppio voto di due camere identiche, consegna un potere di veto paralizzante proprio a quella Camera che non avrà più il voto di fiducia. Finge un rafforzamento delle autonomie rafforzandone solo l’anarchia. Consegna un potere di ricatto alle minoranze delle maggioranze, dando loro il potere di scioglimento

[…] No a questa riforma per farne una migliore, insieme con la minoranza, che in queste materie non va considerata minoranza

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Massimo Ippolito, il petrolio e Ardnassac

Ardnassac perche' Cassandra, come si sa, prediceva il vero ma non era
creduta…mentre a volte uno ha l'impressione che certe affermazioni
sono false ma ci credono tutti

Intervento di Massimo Ippolito sul forum di radicali.it 07/06/2006

[…]
> Queste infrastrutture fatte oggi, rappresentano a tutti gli effetti
> una forma di distruzione dei capitali. Il loro costo opportunità è la
> mancata transizione a dei sistemi energetici, dei trasporti,
> industriali sostenibili nel nuovo scenario post petrolifero.
>
> Quindi diventa assolutamente urgente capire e prevedere lo scenario
> futuro per operare nel modo corretto, diventa fondamentale capire
> tutti assieme ed in particolare per chi ha qualche leva di comando la
> reale situazione. 
>
> […] Come facciamo ad essere noi (scienziati cassandre) così sicuri di
> ciò che sta capitando?
> E' molto semplice: implementiamo e condividiamo dei modelli
> matematici consistenti molto convincenti che sono difficili da
> confutare, ma qui casca l'asino poichè i metodi matematici per
> ottenere tali previsioni sono incomunicabili.
>
Perche' dovrei credere all'attuale consenso che dice che di petrolio non ce ne e' abbastanza?

1. Guardiamo al grafico del costo reale del petrolio:

Grafico prezzo petrolio

2. Ricordo benissimo le previsioni pessimistiche del 1973-1974, con tanto di grida alla "fine dell'epoca del petrolio"

3. Ricordo anche meglio l'entusiasmo del 1997-1998, con il costo del barile sempre piu' giu'.

4. Non posso non notare che l'inizio della corrente impennata di tale costo coincide con 9/11 e la crisi in Irak. E con l'entusiasmo smisurato per le materie prime, grazie alle promesse di sviluppo in India e Cina

5. Infine penso all'ultima bubble economy che e' stata quella di Internet, curiosamente implosa proprio alla vigilia degli aumenti petroliferi

Sulla base dell'esperienza storica, non potremmo quindi dire che stiamo assistendo ad una corsa poco saggia all'accaparramento di greggio, fatta da investitori alla ricerca del guadagno facile tipo anni '90 e che si bruceranno le dita quando i teo-con lasceranno la Casa Bianca, la guerra civile in Irak compira' il suo corso, qualche promessa asiatica si rivelera' meno entusiasmante del previsto, e la bolla speculativa svanira' come tutte le altre?

Tutto questo, invece che essere noi testimoni di un passaggio epocale che ha gia' fallito di materializzarsi in passato, la fine dell'eta' del petrolio.

Perche' no?

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Mettere a dieta i poveri

Un punto sul quale mi piacerebbe trovare un accordo e' che mentre i Paesi piu' ricchi devono considerare seriamente cosa e come raziona(lizza)re, imposizioni soprattutto se esterne su Cina, India, l'Africa odorerebbero di doppiopesismo.

Un po' come l'obeso che dopo una bella mangiata, mettesse a dieta anche il resto della famiglia. O la potenza nucleare inutile (il Regno Unito, la Francia) che va a fare la ramanzina all'Iran dicendo che si puo' vivere, senza bomba (senza mostrare come)

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Il momento giusto per lasciare l’Iraq

o almeno per cominciare ad impacchettare?

Realizzando un colpo importante di propaganda eliminando il ba-bau Abu Musab al-Zarqawi nemico di Abu Musab, non dovrebbero gli USA e la Gran-Bretagna per approfittare della situazione per uscire dall'Iraq?

È apparente che entrambi i governi farebbero piuttosto a meno di avere truppe in quel di Baghdad e dintorni, e guadagnerebbo molto electoralmente persino annunciando giusto un inizio del loro ritiro

Inoltre hanno bisogno di proteggere la propria reputazione, senza sembrare deboli agli occhi dei loro nemici (in Irak ed altrove)

L'opportunita' e' adesso: c'e' un risultato chiaro e per un certo tempo non ci sarà nessun attacco di insurrezione a controbilanciarlo

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Con le elezioni parlamentari americane che si avvicinano a un Presidente estremamente impopolare, e Blair incapace di prevalere nei sondaggi anche contro il guscio vuoto conservatore David Cameron, possiamo sperare soltanto che entrambi realizzino che grande occasione hanno per smettere di fare parte del problema in Iraq, e di mandare i loro soldati verso morti inutili

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A great chance to get out of Iraq

…or at least start packing?

Having achieved a major propaganda coup by eliminating fabled enemy Abu Musab al-Zarqawi, shouldn't the USA and Britain take advantage of the situation to get out of Iraq?

It is apparent that both Governments would rather do without troops in that country, and gain a lot electorally even just by announcing the start of their withdrawal

But it is also said that they need some face-saving situation, not wanting to appear weak in the eyes of their enemies (in Iraq, and elsewhere)

That situation is happening right now. There is an apparent result achieved, and for quite some time no insurgency attack will be able to counterbalance it

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With the American elections looming against an extremely unpopular President, and Blair unable to prevail in the polls even against vacuous David Cameron, we can only hope they will realise what a great opportunity they have to stop making being part of the problem in Iraq, and to stop sending their soldiers to un-necessary deaths