Do services degenerate faster in an informal economy?

In conventional thinking, there are many advantages in living in a formal economy, where entrepreneurs and laborers work together according to established rules agreed by everybody through the involvement of the State.

This is supposed to guarantee fairness and more recently, a widespread care system centered around protecting the poorest, most vulnerable and the most elderly members of the society

On the other hand, a more or less completely informal economy is the day-to-day experience of hundreds of millions if not billions of fellow humans, especially (but by no means only) in so-called emerging and developing Countries.

In an informal economy, certain types of income and the means of their generation are “unregulated by the institutions of society, in a legal and social environment in which similar activities are regulated.”

It is usually a sign that the State is locally very weak. So income (including salaries) is received without paying taxes; work arrangements do or do not follow lawful standards, there is no apparent provision for old-age pension

And more often than not, one has to have cash at hand to guarantee speedy treatment of one’s issue for example in a state court: in what we call corruption

However scandalous to the average well-disposed thinker, this is a system that a) is very widespread and b) appears to be working more or less smoothly. In fact, there is an element of trust: however small or big the bribery, it would not get paid if the service would then not be provided

This obviously applies to specific cases. You can call it “salary informalisation”, where things get done quickly only when the “customer” pays directly into the pocket of the employee on the other side of the counter, rather than through the State for example via taxes.

Other circumstances are completely different: think of the police officer that threatens to impound the car unless offered money; the politician cutting 15% on a nation’s foreign contracts, “otherwise they won’t get signed”

These are two different kinds of corruption. The former is about asking additional money in order to provide a service. The latter is greedy intimidation into paying in order to avoid getting oneself into a dangerous position. This is far worse, as it sucks money away with very little to show in return

Corruption as parasitical intimidation is what stiff sentences and worldwide campaigns against corruption should concentrate on

What are the drawbacks then of the more benign kind of corruption, the “salary informalisation”? At first glance, it is quite tempting to accept it. If (and when) it works, it is much more efficient than having to deal with a far-away incorporeal entity called “the State”. Even fairness can be far superior than in the formal economy, as rules are ready to be renegotiated and can be bent to be just in every occasion, not only as described by the necessarily incomplete Law.

The problem is of course in those two words: IF and WHEN. An informal economy works well only as long as there is no excess of abuse on one side or the other: otherwise the requisite of fairness disappears, and we fall back in the “corruption as greed” trap.

And in fact, is not that what too easily happens when the Rules and the Laws are not enforced appropriately, exactly when the State is too weak to do so? Worse, the usual cures evolved the world over can be worse than the malady: as soon as “Groups of Mutual Help” arise to protect the members against unfair treatment, their intentions are hijacked turning them into Mafias, with further damage to the economy

This is not a necessity. But an informal economy is simply too fragile: its services may disappear at the whim of the providers, and organized crime can only thrive without a clear, enforced set of rules called the Law

An informal economy can never be considered a good, healthy economy

Tifare Italia proprio non si puo’ – riportateli a casa

Se un partner tradisse anche di poco la fiducia dell’altro, non sarebbe meglio che adottasse almeno per un po’ un basso profilo?

E anche se siamo sicuri che la meta’ tradita tornera’ sicuramente ad appassionarsi della meta’ traditrice: come pensare che cio’ sia possibile, a ferita fresca?

Il marito sgarbato a cena, puo’ pretendere le attenzioni coniugali pochi minuti dopo?

O la atleta che urlasse sguaiatamente al marito allo stadio di atletica, con che coraggio gli chiedera’ di non arrossire e di applaudirla dopo pochi istanti durante la sua corsa?

E’ cosi’ proprio non si puo’, tifare Italia quest’anno

Sarebbe meglio tornassero tutti a casa adesso, invece che dopo alcuni giorni di agonia in un torneo che d’altronde non possono e non debbono vincere (figuriamoci se la FIFA puo’ permettersi di premiare chi ha rotto cosi’ vistosamente il giocattolo)

Un po’ come avere un braccio contuso: se e’ vero che non verra’ tagliato, e’ anche vero che sara’ piu’ saggio metterlo a riposo per un po’, invece che sforzarlo subito come se nulla fosse mai successo

I discorsi sui panni sporchi altrui non c’entrano: dimostrano magari solo che il calcio italiano e’ troppo stupido per non farsi beccare. Ed e’ una faccenda di fiducia tradita: i risvolti penali sono ben altra cosa

Il Campionato del Mondo ritornera’, nel 2010. L’Italia avra’ altre occasioni

!Que viva Mexico!

Non e’ ancora finita

La Padania: "Il Referendum ci salvera'"

gianluigi paragone (21 maggio)

Il referendum del 25-26 giugno è anche l'occasione per una battaglia politica. Se vince il centrodestra, abbiamo la prova provata che nel paese c'era e c'è una maggioranza che il risultato ufficiale del voto ha cancellato con un'operazione alla Moggi. Ha in mano una cambiale in bianco che va onorata al più presto, soprattutto se Prodi non dovesse più avere la maggioranza. In quel caso, niente tentativi di inciuci o governi tecnici: elezioni subito.
Il voto delle amministrative di domenica prossima e quello referendario di fine giugno non sono due appuntamenti da sottovalutare. Sono l'ultima curva di un percorso che è stato faticoso, certo, ma che non possiamo concludere arrendevolmente solo perché la giornata è soleggiata e le tentazioni di una gita ci invitano a disertare le urne. No, no e ancora no.

Il Ponte su Radio24 (incluso un mio breve intervento)

Radio24 (Giuseppe Cruciani) ha dedicato un po' di tempo martedi' 22 maggio al Ponte sullo Stretto di Messina, e il sottoscritto ne ha approfittato per distribuire perle di saggezza via radio

La giornata e' cominciata alle 09:00 italiane con Viva Voce: Ponte sullo Stretto: e' giusto ripensarci?

Il file audio di VivaVoce e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/vivavoce220506.rm

Il dibattito in breve e' riportato in calce a questo blog

Grazie al sottoscritto ed altri, una "coda" di discussione e' apparsa anche ne La Zanzara sempre il 22 maggio, alle 19:15 sempre su Radio24,

Il file audio de La Zanzara e' disponibile all'URL http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/zanzara220506.rm

Il mio intervento, dove descrivo la mia preoccupazione per un Ponte che simboleggerebbe solo stupidita' se poi un terremoto a Reggio e Messina uccidesse decine di migliaia di persone, e' nel file audio fra 25m13s e 25m43s (prima parte) e poi fra 28m31s e 31m07s (seconda parte)

Altri due interventi coprono il periodo fra 57m56s e 1h03m10s

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Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, a Viva Voce il 22 Maggio 2006

(in breve)

Maurizio Lupi (Responsabile infrastrutture per Forza Italia): Se il progetto si ferma l'Italia paghera' uno scotto

Sen Anna Donati (Verdi): Il rimborso sara' meno di 60M€. Ci sono alltre priorita’: autostrade, i treni a binario unico

Guido Gentili (Giornalista Sole24ore, autore de “Le incompiute”): Qui si rischia di bloccare tutte le grandi opere. Ci sara' battaglia fra gli avvocati se ci ritiriamo

Guido Signorino (Economista, messinese): Le imprese saranno 100% a partecipazione statale. Non c'e' capitale rischio da privato, mentre il rischio per lo Stato e’ altissimo. Il piano finanziario e' stato sottostimato. Lo Stato garantisce la restituzione dell'equivalente capitale privato. I costi sono sottostimati di molto. Il modo piu’ economico e’ via mare: 3 volte meno sono i costi rispetto alle strade sopra i 500km di lunghezza. Sono tante anche le obiezioni fatte nel mondo scientifico. Il progetto ipotizza che la maggior parte del movimento sara’ sul ponte: sbagliata perche’ la maggior parte movimento e’ adesso locale e verrebbe penalizzato

Lupi: Signorino sbaglia. E' opera strategica per l’UE, parte dei corridoi europei, e ricevera' finanziamento europeo. L'Italia e' ancora vista come pezzi staccati, mentre una grande opera puo' dare respiro diverso. La Sicilia e' senza treni veloci. La decisione e' gia’ stata presa, il Paese sara' danneggiato dal ritorno sulle decisioni 

Ascoltatore: Condivido il commento di Signorino. C'e' pochissima informazione. I calcoli della societa’ sono fermi al 1999. L'acciaio costa ora di piu’. Il Ponte va valutato non come simbolo, non e' una Piramide: e' un vantaggio per tutti? Lo sviluppo andrebbe inteso in senso diverso

Gentili: Discorsi fra Svedesi e Danesi prima del nuovo ponte. Poi invece buoni risultati e traffico aumentato. Problemi tecnologici superati, opera finita in 5 anni. Flussi di traffico mancano di discorsi sull’ambizione di un Paese e sulla soddisfazione collettiva. C'e' anche un discorso legato alla questione del Mezzogiorno. Il Ponte lo avvicinerebbe

Donati: Non sono convinta. Ponte servirebbe solo se freniamo il traffico aereo e marino. Su questo sono basati i numeri della societa’. A livello UE il Parlamento ha votato inutile il Ponte due anni fa. Poi pero’ costretto a firmare tutte le opere o nessuna, ha acconsentito. Sono in corso procedure infrazione sulla qualita’ dei progetti. Il contributo europeo max sara' il 10% ma solo se tutti i problemi risolti. Comprendo il Ponte come simbolo. Ma il contesto territoriale e' diverso dalla Svezia-Danimarca. Li' e' stato l'ultimo atto dopo un piano urbanistico, metropolitane, aeroporti. Noi abbiamo tanti territori abusivi e disordinati e facciamo un ponte "scavalcando" i territori. Salta la logica di pianificazione territoriale. Rimaniamo con carenza di servizi e degrado. L'Italia non ha bisogno di ponti.Ha altre ricchezze – fa l’esempio di Antonello da Messina.

Ascoltatrice (messinese) Sono contro la discussione riguardo difesa ambiente. L'abusivismo c'e' gia’ adesso. Ponte non sara’ disastro ambientale. A Messina c'e' una lotta ideologica. La Sicilia e' molto isolata. Dobbiamo imparare dalla Spagna dove si fanno altre cose. Tutte cose grandi fanno paura all’Italia. Che c’entra con il bene culturale? Fate altre cose se non il ponte

Ascoltatore (napoletano): Il Debito e' enorme, l'opera costosissima – che senso ha? E poi la mafia gia’ infiltrata nei cantieri autostrade e quelli non terminano mai. Il Tunnel sotto manica e' in passivo. Pagheranno “i soliti fessi”

Signorino: Paragone con la Manica e' molto vicino, con Eurotunnel fallito, 90miliardi euro debito finisce nel 2007. C'e' una modalita’ alternativa nei voli low-cost. L'opera danese simile e’ il ponte verso arcipelago, completato in dieci anni ed e’ la meta’ in lunghezza del Ponte sullo Stretto. Le persone vanno in Sicilia da Napoli per fare prima? Discorso allora non e’ ponte ma autostrade. La casa non si costruisce dal tetto 

Lupi: C'e' un pregiudizio ideologico sulle infrastrutture. Non sono un costo ma un investimento. E' la sfida per paese competitivo. Dare atto al governo Berlusconi che ha deciso di cominciare 

What’s wrong with Development Studies?

It is hard to think “Development Studies” (“DS”) as a proper “science” at the moment.

In fact, the one thing that comes out clearly of a rapid analysis of the evolution of DS thinking, is that most if not all “Development Breakthroughs” look much like a “flavour of the decade” list rather than solid processes valid most of the time

Here’s a quick review:

  • 1950s “Development” substituted colonialism as a way for Western countries to keep control and a presence, also against the Communist threat
  • 1960s “Rising income with own growth”. Huge investments in infrastructure. Large loans from private sources, but growth did not take into account distribution
  • 1970s Focus on poverty and “basic needs” with redistribution. Further borrowing
  • 1980s Switch to aid as poverty of people and States became entrenched. World Bank and IMF pushed for Structural Adjustment Programs. Start of NGOs
  • 1990s “Development” started to include non-financial indicators (Freedom, Democracy, Environment Damage). Focus on participatory programs.
  • 2000s Idea of the State back in focus. “Development” as power dynamics, considering also Women and Universities

What shall then we make of today’s mantras of DS such as Beneficiary Participation, Gender Issues, etc etc?

Obviously I am not suggesting they are not worthwhile and appropriate.

But what’s out there to indicate they will not simply be substituted by new fads, in a few years?

And of course the big counterpoint is that the one and only thing that has changed, ever, is the “Own Interest” of the most powerful countries, ready to defend it no matter what (and no matter what their stated intentions on getting people out of poverty)

This is doubly disturbing, if we consider that at the end of the day enormous resources will keep being wasted in following the latest fashion, rather than in making people get out of a life of poverty and high risk

A thorough rethinking of the whole field of Development and Development Studies is in order

Support Iran’s nuclear rights

or how I learned to stop worrying and love the Bomb

By all means let Iran build their own nuclear bombs in the open

  1. To argue against that sounds very hypocritical when done by the USA or worse, the UK and France
  2. Nobody in Iran is going to use the Bomb against Israel or anybody else unless attacked. For three reasons: 1) Israel is too big to be brought down by a single nuclear bomb; 2) the missile will surely destroy a whole lot of Palestinians too, and perhaps the Dome of the Rock; and 3) immediate massive retaliation by the US would remove Iran from history
  3. There is a long history of attacks against Iran in the last 3 centuries or so, and no occasion at all of Iran being the attacker
  4. They are going to get it anyway. As a known Israeli intelligence expert recently remarked, they’d be fool not to
  5. Chances of a bomb falling into al-Qaeda hands are minimal. Again, any use of any bomb would cause massive US retaliation, obviously against the provider of the Bomb if it were Iran
  6. It is much better to get nuclear facilities “in the open” rather than hidden away
  7. Anybody trying to seriously damage the Iranian nuclear program now would have to kill lots of innocent bystanders in giant bombing campaign(s) (presumably a few H-bombs would do, but again, there is no attacking use for a nuclear bomb)
  8. Talks of sanctions by the UN should be set aside for decency reasons, after the terrible Iraq Embargo fiasco (and embezzlement)

If only everybody would stop threatening Iran, there could be some serious start of negotiations. But the present situation is simply too convenient for all sides. I guess it’s always dangerous when the “enemies” strongly agree on the fact that God is on their side

The Biggest Hypocrisies

How many pretenses do we really have to live with?

1. “Third World Development”? In truth it is just old-style Colonialism under a new guise. Proof is the fact that so few “Developing Countries” have been able to “emerge”: and no Emerging Country has been able to get its seat with the “Big Powers” (China is a special case due to sheer size). So the biggest result of decades of “development” may really be that things are more or less exactly the way they were
2. “Liberal Democracy”? Instead, it keeps evolving into the rule by a self-perpetuating oligarchy. See the creation of personality-based powerful parties in France and Italy; and the obscene number of sons and daughters of former Presidents and other politicians, kind of inheriting from their parents their supposedly elected positions
3. “The War On Drugs”? Only pea-brained idiots will not agree that such a “war” has been won, by drug cartels and mafias the world over. Completely but hopefully unwillingly forgetful of the Prohibition disaster in 1920s’ USA, we have spend money like there is no tomorrow, in what can only be described as an elaborate plot to finance the traffickers
4. “Public Service”? In reality, it is better described as “minimal-cost appeasement” as most of the time, it provides no service at all, as its efficiency is measured more on how much money has been saved, rather than the quality of assistance provided to people in need
5. “Reality TV”? It is nothing of the sort. Television may be portraying “real” happenings by using a Candid Camera, perhaps, but definitely no sane person in the world would “act naturally” and “realistically” with a light, camera and sound crew openly working in their immediate proximity. The only hope to see “reality” is if the characters forget the existence of all those cabled people around. But then, it is just Television, a sort of enhanced theatre where things happen because of their entertainment value
6. “The Ethical State”? And then it becomes Hell on Earth. How many times do we need to repeat the horrendous mistakes of early XX century, where otherwise good and intelligent people devised, approved, encouraged and enacted crimes in the name of eugenics, i.e. their hope into making the world a better place and the humans a better race? And so we should steer quite clear of any simplistic thinking on how to improve ourselves and the planet, especially when single-minded: just as, contrarily to what suggested by D.H. Lawrence, urban poverty cannot be seriously solved by gassing all poor in a building as big as the old Crystal Palace
7. “Christian Love”? And so why then it transforms itself so easily into unbounded cruelty, of the sort that tries to impede couples from loving each other even if of the same gender? And that has worked hard, eg in Italy, to make artificial insemination almost impossible to succeed, in the name of protecting the lives of the fetuses that now will never be born? And that pretends to solve the issue of abortion by prescribing what should not be done? And finally that happily leaves people suffer in unspeakable agony, only to defend a right to live in a way that transforms it into an obligation to be tortured by one’s own body?
8. “Islamic Fundamentalism”? If only! In the last two decades or so, all self-appointed defenders of Islam have been extremely successful…at killing fellow Muslims. Think of the all the dead locals after the bomb outside the US embassy in Tanzania. Think of the untold number of Algerians killed during the Civil War in the 1990s. Think of the vast majority of victims in almost all Egyptian terrorist act. Think of the Palestinian wedding mysteriously targeted for the 2005 bombs in Amman, Jordan. And think of the Muslim children killed during the attack against the foreigners’ compound in Saudi Arabia’s capital
9. “War on Terror”? What is coming up is instead the repositioning of governmental power in the USA, in the UK, in Europe and elsewhere. Governments of all colours and tastes appear all over the world to have tried to infiltrate the private lives of their citizens more than ever before. The only thing they haven’t justified with the “war on terror” appears to be open-ended proctology. For the rest, eavesdropping, hidden cameras, additional paperwork, complicated passports, not to mention the muzzling of dissent even in London’s Parliament Square. And who’s going to dare stopping them, for the fear of being labeled a terrorist, or worse, an appeaser of terrorists
10. “Logic-based Evaluation”? It would be ridiculous were it not so sad and pernicious. All kinds of company and governmental decisions and strategies appear on paper to be the result of a wide consultation with all interested parties. Too bad then they are usually so efficient in confirming the prejudices of whoever’s in charge. There is simply too much of what we do that ends in the hand of the finest speaker rather than the needy

And here even more hypocrisies are out there in the open:

a. They call “Exporting Democracy” another way of getting control of an area whilst blowing the potential “voters” to pieces
b. They call “Environmental Protection” the fixation of considering anything done by humans as “toxic”. In the meanwhile, carbon-emission-reduction schemes provide additional financing to…big oil companies
c. They say “Sport” is a physical competition where specific ethics make it a fun and fair environment. Too bad it’s just another giant entertainment biz, opiating large masses in submission, making them discharge their violent selves around a green field rather than on the grey tarmac of a city
d. They call it “The Israeli-Palestinian Peace process” what is obviously a mad rush before things get settled, a grab-and-bomb-while-you-can
e. They say they are developing “New Drugs”, when a great part of them is a bunch of pointless substitutions no one needed

Curiose sintonie – Il Giornale e La Padania

Menti acide e cattive penseranno che il Partito ha passato le parole d’ordine del giorno, e i Fedeli le ripetono come pennuti colorati

Il Giornale – “Nel Pugno di Rosy” di Massimo Introvigne 

Ma a chi è causa del suo male non resta, davvero, che piangere se stesso

La Padania – “Capezzone attacca Marini: «Vuole bloccare il nostro ricorso»” di D.B.

A essere cattivi uno potrebbe anche ricordargli questo banale proverbio: “chi è causa del proprio male pianga sé stesso”

Menti ancora piu' cattive penseranno che si tratti di un disperato tentativo di rimandare al mittente le canzonature dopo il clamoroso fallimento della "porcata"

A Mole of Bytes

(aka the Dig-The-Gigabyte Campaign)

Is computing rapidly turning itself into a hi-tech version of Howard Stern’s famous “Who Wants to be a Turkish Billionaire?” ?

My son asked me yesterday to explain what is a “Gigabyte”. I tried to describe the meaning of a little bit more than a billion tiny little things hidden in a PC. But then I stopped quickly: how was I going to clarify the meaning of having forty of those “gigabytes” in my laptop’s hard drive alone? And 200 of them in my desktop computer. And a thousand of them (a terabyte) in the latest high-spec PC

And at current growth rates, hard-disk capacity is increasing 10-fold every 5 years. It is perfectly clear then that by the time he’s 19 in 2021, we will have to cope with the impossibility of comprehending what we’ve got, and silly-sounding terms like petabytes (well, it sounds like 8-bit flatulence in Italian anyway)

From there onwards it’s going to be exabytes in 2035, zettabytes in 2050 and I’ll be turning 100 literally in yoda-yoda-land (yottabytes, some million billion billion bytes that will grace our computers in the middle of the 2060)

There is however no need for all this aggravation…let’s learn from Chemistry and dear old Avogadro’s Number

So here’s my proposal:

1. Dig the Giga, Tera, Peta, Etcetc-bytes asap

2. Define a Mole of Bytes as 6.023x(10 to the power of 23) of them

3. Resize the capacities now. Say, a 100 Gigabyte disk becomes a mere 166 femtoMole. To sport even 100 Terabytes of storage area, will only mean less than 200 picoMoles of Bytes

This will surely give some renewed perspective to the whole business of visualizing trends in computing, and show that there is a long long way ahead before we can declare ourselves satisfied with our computational powers

UPDATE: there is now a blog dedicated to the “Mole of Bytes” idea. And some interesting thoughts from DARPA.

Petizione per chiudere il Parlamento Europeo…

Help the EU save some money…

…for once!

The European Parliament should be located in Brussels

It costs European taxpayers approximately 200 million euros a year to move the Parliament between Brussels/Belgium and Strasbourg/France. As a citizen of the European Union, I want the European Parliament to be located only in Brussels.

MEP's from different parties are behind the initiative

Please sign the on-line petition. It surely won't hurt. As of this moment there are already 60,000 signatories

And if we "need" the Strasbourg building because we "have to", let the French Government pay the whole bill

Il Sole splende sullo Stretto!

Dopo tanto lamentarmi, non posso contenere il mio entusiasmo (anche' perche' sono reggino) alle parole del neo-ministro Bianchi, il quale finalmente ha detto le cose come stanno: il Ponte, una disgrazia per l'Italia. Gioia Tauro, una grande opportunita' per il Mediterraneo

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=90022  

Potessi telefonare al Magnifico Bianchi, gli suggerirei di spostare parte dei fondi del Ponte alla sistemazione anti-sismica dell'area dello Stretto, specie delle abitazioni private, per prevenire una futura grande tragedia. Ma forse pretenderei troppo ps se c'e' qualcuno che ha voglia di difendere il Ponte sullo Stretto, sono pronto a replicare punto per punto

Grant Lotteries to Nurture Innovation

Wouldn't it make much more sense if scientific/development/other kinds of grants would be partially allocated via an open-to-everybody lottery?

I am talking about setting aside, say, 10% of the yearly budget and get it assigned on the basis of a lottery, instead than around policy guidelines

Such a lottery would be open to any applicant for whatever project, no matter how "logical" or "mainstream". I would only make restrictions against past winners that obviously mishandled the money

Why that? On the one hand, current "rational", "impersonal" committee-based decision-making processes can only encourage conformism.

And naturally so: if every decision must be carefully weighed and justified, committees will prefer to finance stuff that is well-accepted, and almost sure to show something in return for the expenditure

In other words, anything that is solidly within the limits of our collective knowledge.

Current grant application selections are also too biased in favour of those good at writing them, rather than good at conducting the research

One should finally not forget that a considerable percentage of the work financed, turns up to be a waste of time and money, either as it is a mere repeat of previous research/activity or simply a failure

Hopefully nobody in their right mind really believes that a Government's every expenditure is completely justified?

By setting up a Grant Lottery, we can recognize that an uncertain potential for discovery is better than a certain waste.

Otherwise, we will keep missing the possibility to courageously innovate beyond the boundaries of the tried-and-tested.

Non e’ ancora mattino, e gia’ piove

Ministro della Famiglia, una nubile. Ministro della Giustizia, uno sorpreso dalla scelta. Donne quasi tutte senza portafoglio (avra' avuto paura spendessero troppo?)

Eta' media non ne parliamo: ma la torta e' divisa come fossimo a vent'anni fa (magari per far sentire tutti piu' giovani)

Zio e nipote si passano la consegna della sottosegreteria alla Presidenza del Consiglio

Settantadue sottosegretari

ahinoi?

Perche’ tifero’ Messico

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letteredirettore@aol.com)

Caro Direttore

Ma come poter tifare Italia ai prossimi Campionati del Mondo? Magari la squadra fosse ritirata, almeno per pudore

Figuriamoci di cosa si parlera' tutte le volte che giochera' la squadra di Lippi (!!!)

Il Messico ha la bandiera bianca, rossa e verde, e il mio appoggio incondizionato per Germania 2006

saluti

ps Francamente, io juventino da quando avevo sei anni nel 1973, vedrei con favore un campionato bianconero di C2 per il 2006-2007, in modo da poter "risorgere" davvero (sempreche' la societa' non chiuda battenti definitivamente)

I’ll be cheering Mexico during the World Cup

1. Italian football is too rotten to deserve participating, let alone win this year. I only wish they'd retire the squad now

2. I can't root for England. They'd be boasting about a World Cup win for the next 2,000 years

3. I can't root for Brazil. It's just too simple for them to win everything

4. I like Mexico

5. Mexico have a slim, remote non-zero chance of doing something good this year

6. The Mexican flag has got the right colours 😎

 

Salivating News For Warmongering Idealists

– or "Be afraid, be very afraid…"

Plenty of non-military applications for body armors (are we going to see invincible supercops patrol the land before 2020?)…but when this stuff will be ready to be deployed, we can only expect a lot more American and British military activity around the world

Virtual Soldier Program Receives 1 600 000 To Help Army Design Armor


Think about it…no more body bags to hide, no more war dead statistics to cringe about. We will be able to send armies anywhere in the world to blast any people into accepting democracy or whatever else will be appropriate

(no comment)

And just to show that, as usual, we can only "fight the last war":  Dr. Karim Abdel-Malek, professor of biomedical engineering and CCAD and VSR director, says that the body armor project is partly inspired by the experience of soldiers currently fighting in Iraq. The U.S. military has sensed the need for designing and implementing a more sophisticated armor system for the individual soldier, he saysAddendum: thanks to Rupert for pointing out another dark side of this story. With troops shielded by solid armour, attacks by "insurgents" on the civilian population will only increase.At this rate, the wars of the XXII century will see absolutely no casualty among the military

Ipotesi sull’Italia della Cirio, della Parmalat, dei furbetti, delle Mani e dei Piedi Puliti

Le radici del Pera

Confesso di aver sofferto di un virtuale ittero non appena ho letto dell'appello Per L'Occidente dell'ex Presidente del Senato, Marcello Pera, e del suo libro sulle radici cristiane "Noi, loro e il Papa".

Ma cosa trovavo intuitivamente di cosi' sbagliato, in tutto quello? Perche', da cattolico, mi risultava piu' fastidioso del fumo negli occhi?

E in quale tradizione filosofica va inquadrato, quel pensiero? Dopotutto, Pera rimane un esperto di filosofia. E Gad Lerner ed altri, in una recente trasmissione radiofonica, si chiedevano dove e come il vecchio esperto di Popper si fosse trasformato nel fautore di una "religione laica".

Viva Voce, Radio24, 9 Marzo 2006

Davvero l'ispirazione del Pera e' solo nei Teo-Con d'America?

Ho trovato le prime risposte in una recentissima recensione di Mark Lilla, dell'Universita' di Chicago pubblicata all'inizio di Aprile sul New York Times riguardo a "Earthly Powers" dello storico europeista/germanista Michael Burleigh.

Burleigh, riporta il Lilla, scrive che la secolarizzazione illuminista dell'Europa e' un processo illusorio. La religione, sotto nuove forme, e' sempre centrale all'Europa, anzi proprio queste nuove forme hanno ispirato gli orrori del XX secolo, paradossalmente attraverso il filtro di idealisti tutti dediti a "migliorare la societa'".

Questa tesi da una parte puo' rendere piu' familiari agli Europei alcuni processi in atto in parte del mondo islamico.

Ma d'altro canto, non si puo' non notare la similitudine fra quanti citati dal Burleigh e il piu' recente pensiero del Pera:

[…] a third, and far more consequential, fantasy was being nurtured throughout the 19th century. […] In Germany […] Schleiermacher tried to put theology on a new footing by beginning not with divine revelation but with the human religious instinct, from which he derived all the central dogmas of […] Christianity. […] a rationally purified biblical faith would […] become the civil faith of the bourgeois German state.

Sembra appunto sentire il Pera parlare della "religione laica" che dovrebbe tenere coesa la societa' moderna. Il problema e' che la via dell'Inferno, come si sa, e' lastricata di buone intenzioni:

This proved to be a powerful myth that turned many a Protestant minister into a blinkered German nationalist, contributing in no small measure to the catastrophe of World War I.

I paralleli non finiscono qui. Passando per il proto-fascismo di Joseph de Maistre, certi concetti sono stati sviluppati in Francia:

that political life rests on a religious foundation, that human relations are shaped by ritual, that individualism is a disease — first found their echo among leftist French utopians like Saint-Simon, Charles Fourier and then Auguste Comte. The utopians did not believe in God but they very much believed in religion.

Appunto, come professa il Pera.

For the utopians, the revolution's defeat of the Catholic Church represented an enormous step forward for the human race, but also posed an unprecedented challenge. Once men thought themselves free from God they might think themselves free from one another, like elementary particles floating in the void. What modern, postrevolutionary society needed was a new religion, or a surrogate one, a system of symbols and ceremonies bringing individuals together without reference to a revealing, transcendent God.

Di nuovo, la religione laica gia' citata. E di nuovo, la storia finisce in tragedia:

Burleigh […] sees how their daydreams about using religion instrumentally to foster social identification took a nightmarish turn at the end of the century when they fell into the hands of rabid nationalists like the French writer Charles Maurras and the German scholar Paul de Lagarde. […] they seem less "secularized" versions of genuine faith than products of an obsession with the implications of religion's decline.

C'e' da chiedersi se queste considerazioni si applicano al Nostro. Ma l'accorato appello ateo in difesa delle radici cristiane sembra seguire passo passo un percorso gia' intrapreso:

[…] is the melancholy simply that of […] thinkers as they projected onto the religious history of Europe anxieties about the modern age they found themselves in? Nostalgia, like hope, is a subtle but explosive force in human history, and in modern Europe it has been largely destructive. A "world we have lost" is usually one we never had but which its discoverers would like to create. That is where religion can come in: not as a path to God, but as a dike against the present and a bridge to the future

Per noi, credenti e non credenti che non si identificano in dubbie imprese di ingegneria sociale, la sfida e' chiara:

to learn how to distinguish between those whose political programs are inspired by genuine faith, and those whose defense of religion is inspired by a reactionary utopianism having less to do with God than with redirecting the faulty course of history

Tremonti vs. Santalmassi

Lo spin doctor di FI ha speso un'allegra ora a Viva Voce, ospite recalcitrante del direttore di Radio24, Giancarlo Santalmassi

Prima parte: http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/vivavoce050406.rm

Seconda parte (5 minuti): http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/salvadanaio050406.rm

Brevemente:

1. Tremonti ha visto la Luce (almeno parzialmente): con spese locali in aumento di 38 miliardi di euro all'anno, la sua proposta e' di stabilire un patto fra stato e amministrazioni locali responsabilizzando queste ultime sulle uscite (e, uno si immagina, dando loro piu' liberta' sugli introiti: ma di questo, non si e' parlato)

2. Quanto sopra fa parte di una misteriosa "grande operazione sul debito", cioe' capriole di ingegneria finanziaria

3. Come potra' tutto cio' essere fatto da un governo, qualunque esso sia, che avra' sicuramente una maggioranza piu' debole, non e' dato sapere

4. Sulla stessa lunghezza d'onda, il ministro continua ad usare complicati giri di parole per "spiegarsi"…io penso di aver capito che vuole privatizzare qualcosa, ma nonostante un doppio ascolto dello stesso brano non ci metterei la mano sul fuoco

5. Il problema dell'ICI rimane: assomiglia troppo a un asso nella manica, ad un "soundbite". Perche' non ne hanno parlato prima? Se non e' necessaria, ci rimborseranno gli ultimi anni?

6. Se Tremonti e' cosi' bravo come economista e come spin doctor, perche' si e' fatto trovare in campagna elettorale con un deficit in aumento? (si vedano le cifre di ieri)

7. In ultimo, il Nostro gioca troppo a fare il paranoide. Prima non ha risposto ad un ascoltatore accusandolo di essere un "compagno". Poi ci ha riprovato alla prima occasione (causando una dura reazione dal Santalmassi). Ha avuto anche il coraggio di accusare il cronista economico di Radio24 (!) di essere ignorante, stupido, analfabeta e chissa' quant'altro

Sentite almeno gli ultimi cinque minuti della prima parte, e i primi cinque della seconda, per un po' di intrattenimento mentre S mette in un angolo T e lo picchia sodo (metaforicamente parlando)

Perche’ ho votato come ho votato

Con le Politiche 2006 ho "scoperto" di avere un'opinione abbastanza eterodossa. Un evento positivo, visto che, essendo io una persona comune, quelli che non si identificano anima e corpo in un unico schieramento devono enumerarsi in tanti.

Altra conseguenza e' che devo ipso facto votare "turandomi il naso": con questa coalizione un po' di piu', con quell'altra un po' meno.

Nessun premio a chi indovina le mie preferenze. Mi basti dire che l'alleanza del signor B, di cui gia' dubitavo nel 2001 (quando non potei votare dall'Inghilterra) e' stata un fallimento completo. Lasciamo perdere le innumerevoli gaffe del Presidente del Consiglio che causano ben piu' che imbarazzo a chi lavora all'estero. Con una maggioranza schiacciante e ligia al dovere, la Casa della Liberta' non ha fatto nessuna riforma seria in campo libertario, liberista o liberale. Lo sforzo quasi unico sono state leggi ad personam firmate in fretta e furia, e gli impiastri delle leggi sulla fecondazione non piu' assistita, e sulla non-risoluzione del conflitto di interessi.

Nella solita "giungla di numeri" dell'economia, e' certo che il grande esperto di economia Tremonti, troppo uso al finanziamento tramite condoni, non sa dove prendere i soldi per migliorare i conti. Se
l'avesse saputo, li avrebbe gia' presi, invece di arrivare alle elezioni in queste condizioni.

D'altronde e' difficile immaginare il dirigista, statalista Ulivo popolato da "Migliori", attuare le riforme che tutti sanno necessarie. Ma fra i due disastri, quello sicuro di altri cinque anni di Berlusconi, e quello solo possibile di qualche governo di centro-sinistra, grazie, io scelgo la speranza e quest'ultimo.

Liberisti, liberali e libertari italiani che si sono fatti abbindolare da Sua Emittenza nel 2001, gioveranno sicuramente da una sconfitta. Fosse che fosse una Destra seria, internazionalista, liberale, liberista, libertaria, antifascista e antirazzista riuscira' a nascere da qui al 2011 ("Ercolino sogna!", come dicono a Reggio Calabria)

Democracy and Religion

A quiz for all the aliens from the Andromeda Galaxy out there: which of the following organized belief systems ("religions") is more compatible with the minority-respecting political Rule of the majority of the people ("democracy")?

(a) A worldwide establishment centred on a powerful, "infallible" single person chosen for life by and among a few dozen cream-of-the-crop individuals

(b) A loose collection of groups professing very similar beliefs with a large regional variation, following charismatic people whose main claim to leadership is the ability to convince the followers of their closeness to God

Of course (a) is a simplified description of Roman Catholicism. And (b), of Islam

=====

You can guess the answer for yourself. What the above shows is that a load of uninformed garbage is currently served as "intellectual discussion" on the "unachievable co-existence" of Islam and Democracy.

Doesn't anybody remember the XIX century absurd grandstandings about the impossibility of reconciling Christianity (esp. Roman Catholicism) and Democracy?

Or those politicians musing in the 1920's about the alleged incompatibility of Southern and Eastern European societies with the concept of peaceful handover of power between political parties after lawful elections?

The problem is that it is very easy to extrapolate the news of the moment (e.g. the rise of Fascism in Italy, Spain, Portugal, Romania) into "universal laws" with no base in history…and so people will keep dying waiting for the simple truth to be accepted, that political systems do not depend on religion

The Hypocrisy of “Unsustainable Development” (aka Wrong Pulpit, Sir!)

Here we go with another environmental conference yet again hearing of impending Doom&Gloom

TERRADAILY – Earth Forum Hears Dire Warnings Of Environmental Collapse

Addressing the two-day forum's main topic — the feasibility of sustainable development for billions of people worldwide — [Jeffrey Sachs, director of the UN Millennium Project] painted a grim picture of systemic environmental collapse, coupled with war, famine and pandemic disease. The astonishing pace of economic growth in Asia and the increasing demands of development in the industrialised world will in a matter of decades, Sachs argued, impose a burden far beyond that which the world is already woefully failing to carry. "It is the central challenge we face on the planet," he said. "Every single major ecological system we have is already under profound stress."

This is not today's news.

I remember Clare Short, former UK minister, making a similar point

And the point is, "sorry guys but if you're poor today you must stay that way"

This is an incredibly baseless remark. Let's put aside the fact that apart than in the mind of the environment-as-religion lobby, there is little indication for any impending gloom. Let's also put aside the fact that economic development has in the last few decades taken millions out of poverty

The biggest hypocrisy is that neither Mr Sachs, nor Ms Short have shown any intention to show the way, move to a remote area, and live off the land to eliminate their own contribution to this baseless "disaster"

I remember those in the 70's, preaching collapse by overpopulation, to whom the only serious answer should have been "when are you going to help the world, and eliminate yourself?"

Obviously we don't need Jeffrey Sachs to act so drastically.

But who would accept Marie Antoinette talking of there being not enough bread, while eating croissants?

What is the meaning of telling humanity that it can't get rich, from the pulpit of Columbia University's Alfred Lerner Hall?

 

Petition to the EU Parliament – unfair, double-taxation of UK working families

Dear Committee on PetitionsI am an Italian citizen, in England since 1997, writing to you now to highlight the unfair treatment of working families, by the United Kingdom's tax system.

Since both I and my wife work (employees) for most of the week, to fulfill our natural aspiration to provide our son with the best possible conditions we decided early on to have him taken care of by a nanny, during day time.

We have strived to follow all rules and regulations. That means I am effectively the employer of my son's nanny, and I pay all her tax and national insurance contributions.

The unfairness of the system is in the fact that the money my nanny is paid with, comes out of my salary as full-time employee, in other words the nanny's _gross_ salary is money that has already been taxed .

Indeed, despite me being an employer, I do not have any right to detract the nanny's gross salary from my total income for tax purposes.

As the situation stands, that money is effectively taxed twice, as the nanny then has to pay income tax of her own.

This is a blatant case of the UK's Inland Revenue taking advantage of my situation as full-time employee to tax my income two times.

I repeat: I do not have any trouble in paying all contributions ought to the nanny, her national insurance, etc.

The system should be re-assessed, with for example a simple mechanism introduced, with the nanny's employer getting taxed on his/her gross salary MINUS the nanny's gross salary, and not regardless of it.

Unfortunately this is far beyond the means of the "little guy", if only because a legal fight with the mighty Inland Revenue would be long and costly.

But the fact that I don't want to risk the financial ruin of my family to fight this particular injustice, does not detract from the fact that thousands of UK families are taken advantage of by the current system.

Is there any way you can help redress the situation? Please do let me know

Tony Blair, o Il Crepuscolo degli Idoli

Era l’inizio d’aprile del 1997, quando l'avvento al potere del temuto avversario politico, il Laburista Anthony Charles Lynton "Tony" Blair, fu celebrato dal quotidiano inglese filo-conservatore The Daily Telegraph con una vignetta del premiato cartoonist Matt, con un bambino che chiedeva al suo esterrefatto genitore: Papa’, ma perche' Tony Blair permette che capitino i terremoti?

Insomma, anche se con una patina di satira, otto anni fa non si parlava di un semplice capo di governo, e neanche di un leader carismatico, ma addirittura di una figura divina, dai poteri sovrumani, pronto a mettere a posto un Regno Unito che si sentiva sfruttato e spolpato da due decenni di guida conservatrice, prima con la Dama di Ferro Margaret Thatcher, e poi con John Major e la sua banda di ministri e sottosegretari scoperti in intimita' con prostitute, o con le mani su delle mazzette appena ricevute.

Cio’ che rimane oggi e’ invece una figura un po’ rugosa, con il sorriso sempre piu’ tirato, ancora di casa nella mitica residenza ufficiale di 10 Downing Street (anzi, all'11, piu’ grande per la famiglia numerosa), e con una telegenia e una gran capacita’ di chiacchierare ad effetto che non aiutano piu’. Tony Blair e’ diventato un uomo sostanzialmente isolato, appoggiato magari da tanti in privato ma da pochissimi in pubblico, un personaggio che anzi suscita un odio decisamente alla moda specie nei giornaletti pseudoseri come il Sun e il Daily Express, un Ba-bau per chi sta a destra come per chi sta a sinistra.

E' ormai cosi' strano che qualcuno anche del suo partito lo difenda apertamente, che non fa piu' notizia sapere che questa o quella politica di Blair non ha portato i frutti sperati, o che alcuni ministri hanno fatto la voce forte senza essere toppo ossequiosi nei confronti di chi guida i Laburisti da piu’ di dieci anni .L'unica notizia che davvero interessa e’ che Blair ha preannunciato di lasciare l’incarico prima delle prossime elezioni (2009 o 2010), ma non ha ancora precisato esattamente quando, lasciando il collega/compagno/rivale Gordon Brown a cuocere ancora un po’ nella carica di Cancelliere dello Scacchiere, il Superministro britannico per l’Economia e il Tesoro.

Nel frattempo c'e' chi aspetta di poter ballare sulla tomba di quell'altro Primo Ministro, una famosa figura storica ancora vivente e sempre piu’ dipinta a tratti satanici, Margaret Thatcher. E davvero c'e' un collegamento fra i due.

Dopo 8 anni e mezzo e tre elezioni vinte, l'ex-mitico Tony ha infatti il suo catalogo di promesse e di relativi fallimenti, specie in quelli che dovevano essere i capisaldi della sua politica, i servizi pubblici e l'educazione, dove situazioni paradossali sono create continuamente dal suo approccio tutto “immagine e poca sostanza” sempre all’inseguimento della prima pagina dei giornali, e dalle contraddizioni di chi unisce una mentalita’ dirigista ad una apparente incapacita’ di anticipare, capire e trattare i dettagli delle iniziative annunciate a raffica in maniera magniloquente.

Per esempio, le scuole pubbliche di ogni ordine e grado sono adesso classificate a livello nazionale in termini di successo ai vari esami da parte dei loro studenti; una specie di Serie A dell’Educazione, con i vincitori premiati ufficialmente e gli ultimi della fila castigati, fino alla massima ignominia di vedere un Preside sostituito perche’ considerato incapace. Un’idea forse buona, se non fosse che le stesse Scuole sono poi forzate, sulla base ad un’altra iniziativa, ad accogliere il maggior numero di disabili possibili. Cosa dovrebbe fare allora, quel Preside? Preoccuparsi di avvicinare la propria Scuola alla testa della classifica, o fare in modo che tutti gli studenti, inclusi quelli disabili, siano seguiti e aiutati nel miglior modo possibile? Purtroppo non c’e’ coordinamento alcuno fra le varie politiche, e le indicazioni ministeriali sono contrastanti se non mutevoli con la stagione.

Gli stessi problemi gravano sulla Sanita’. Altro esempio: un giorno ormai lontano, per chissa’ quale motivo, Blair e il suo Governo hanno deciso che i Medici di Famiglia debbano sempre dare appuntamento entro poche ore, sotto pena di multa severa, invece che allocare il loro tempo da qui a qualche giorno a seconda della gravita’ della richiesta. Il risultato e’ che non si fa piu’ differenza fra il giovanotto con l’orecchio arrossato e l’anziano o il bambino con la febbre alta, e tutti devono aspettare ore nell’anticamera dell’Ambulatorio.

Ogni nuovo intervento del Primo Ministro sembra portare nuove classifiche, nuovi obblighi e nuove richieste, prive di alcun collegamento fra di loro. La risposta del servizio pubblico britannico e’ ed e’ stata ovvia, una rincorsa a come fare il minimo possibile per non incappare nelle ire ministeriali, senza nessuna considerazione per gli utenti del servizio stesso. Il Preside di cui sopra cerchera’ di far eccellere quanti piu’ studenti puo’, e non si preoccupera’ se i disabili nella sua scuola non impareranno il minimo indispensabile. Il Medico di Famiglia si rifiutera’ di vedere subito i malati piu’ gravi e/o piu’ a rischio, ma apparira’ di successo nella lista del tempo medio di attesa nel suo Ambulatorio. E cosi’ via.

D’altronde, come c’e’ da aspettarsi, cominciano ad affiorare sempre piu' storie legate al cliche' della corruzione generata dal potere. Non c'e' anno che passa senza un ministro che debba dimettersi nella vergogna (anche due volte). Lo stesso Blair, invece di impedire terremoti, e’ stato rilevato in pubblico coltivare legami, quelli si' un po’ sulfurei, con le multinazionali del tabacco e soprattutto con i mercanti d'armi, dopo aver detto di voler essere piu' immacolato di un lenzuolo bianco.

Infine c’e’ il grosso scheletro nell’armadio chiamato Iraq, con il Regno Unito partner minore in un’alleanza con gli USA osteggiata da quasi tutto l’elettorato, senza nessuna prova che il Presidente Bush abbia mai davvero dato ascolto al suo “amicone” Tony, incastrato in una guerra che non sembra finire mai.

Insomma da criticare ce ne sarebbe un po’ tanto…ma potrebbe quanto sopra giustificare l'odio attuale ? La verita' e' che la societa' inglese e' ammalata di Iconoclastofilia…il piacere di crearsi delle icone, dei miti, accoppiato poi al piacere di distruggerli. E’ questa probabilmente una reazione riflessa al fatto che nell'antica terra dei Britanni, non c'e' mai stata una rivoluzione popolare di successo. “Comandare” significa da secoli farsi accettare dall'Establishment, e nessuna persona di umili origini e' mai salita all'antico trono inglese, o al potente Premierato moderno, a meno che non si sia fatta accettare da chi comandava gia’. I servi dell’Essex arrivarono a invadere la Torre di Londra nel 1381, ma appena tornarono a casa il giovanissimo Riccardo II spergiuro’ su tutte le sue recenti promesse e mando’ a morte i capi rivoltosi.

Nel momento piu' significativo della storia del Regno, dopo l’esecuzione di Re Carlo I arrivo’ il dominio dell’aristocratico Oliver Cromwell, non di un capopopolo e neanche di un homo novus. Piu’ recentemente, la colpa si potrebbe dire che sia stata di…Bonaparte e del suo fallito tentativo di attraversare la Manica. Niente Napoleone, e allora niente Rivoluzione Francese, niente messa da parte dell’Ancien Regime e ufficialmente cittadini che non sono "cittadini", ma "soggetti alla Corona", cioe' sudditi, cui e’ richiesto di seguire prontamente e alla lettera le indicazioni del Governo.

Tuttora, non puo’ esserci radicalismo al governo; i sindacati hanno preferito il meno rivoluzionario partito dei Lavoratori, i Laburisti, appunto, piuttosto che affidarsi al Partito Comunista. Le figure troppo controverse vengono messe alla porta in un modo o nell'altro, e non e' un caso che il Re che prima entro’ nei saloni alla moda e piu' tardi quasi simpatizzo' per Hitler, fu quell'Edoardo VIII costretto ad abdicare dopo neanche 11 mesi di regno.

A controbilanciare tutta questa reverenza e sottomissione, c’e’ pero’ un un diffuso piacere nel vedere gli eroi di ieri come i cattivi o i falliti di oggi, e nel scegliere periodicamente un personaggio come “idolo del momento”, da conservare per poter sfogare il proprio disprezzo piu' in la' (e piangerne la dipartita nei casi piu’ tragici)..

Pensiamo, ovviamentemente, a Diana, destinata non ad essere la Regina di un nuovo Re Carlo ma a diventare rapidamente un simbolo della vita ricca, glamourous ed in stile, per poi essere trasformata in pochi anni in un oggetto di attacchi continui su giornaletti e rotocalchi, sempre affamati di foto “compromettenti” incluso gemme del tipo "Diana esce dalla palestra" e "Diana mette gli sci", tutti pronti a descriverla come una fredda arrivista, manipolatrice e libertina (proprio quelli che poi fecero a gara a chi piangeva di piu' dopo l'incidente di Parigi).

Pensiamo finanche al famoso calciatore David Beckham, probabilmente l'ex-idolo-eroe-diventato-cattivo meno pericoloso al mondo. Osannato quando giovanissimo mostrava il suo talento al Manchester United, idolatrato in tutti i sensi del termine quando comincio' ad indossare un sarong a mo' di gonna maschile per uscire con Posh Spice, diva pop delle Spice Girls, ed adesso l'oggetto di vario scherno e disprezzo nonostante il fatto che senza un paio dei suoi goal l'Inghilterra non sarebbe recentemente andata alle finali mondiali, europee e probabilmente neanche a quelle dell'oratorio. Mister Beckham, adesso in forza al Real Madrid, passa la sua vita extracalcistica a lottare periodicamente contro chi cerca di pubblicare particolari della vita di famiglia, o accuse di infedelta' alla moglie, o chissa' quanti altri pettegolezzi (senza neppure badare a che i due figli piccoli possano vivere un giorno senza un flash di un fotografo in faccia).

Insomma, la parabola dell'eroe britannico, quella di Beckham, di Diana, ma anche della Thatcher e anche di Blair, e' sempre la solita: Novita', Entusiasmo, Celebrita', Idolatria, Dubbi, Rivelazioni, Critiche, Ossessione, Odio (e poi Rimpianto, dopo la morte). Una comparazione con il Bel Paese puo' aiutare a capire quanto possa essere peculiare l'atteggiamento britannico verso i personaggi pubblici.

L'Isola dei Famosi, famigerato programma Rai in cui alcuni tizi di varia notorieta' vengono abbandonati (ahime’, solo per finta) su un'isola tropicale, riesce a far parlare di se' con i pettegolezzi su chi litiga con chi, su chi ha problemi di adattamento alla vita fuori dalla citta', e finanche su chi divorziera' chi in diretta televisiva. Si tratta di un "divertimento" ancora piu' leggero considerando che nel corrispettivo inglese "I am a Celebrity Get Me out of Here" (Sono Famoso Portami Via Da Qui) i concorrenti devono invece mangiare cotti e crudi insetti e artropodi di varie specie, per poi rotolarsi nel fango e peggio, e in generale facendo a gara per essere ripresi in varie pose a dir poco umilianti davanti alla telecamera. I reportage del giorno dopo sui giornali parlano chiaro, un’altra gara a descrivere le situazioni piu’ indegne in maniera piu’ dettagliata (e compiaciuta).

Se quindi in Italia la persona famosa e' materia di pettegolezzo, in Gran Bretagna diventa la vittima di un odio fisico e veramente poco latente, specie se poi viene scoperta essere persona dal successo durevole. E chi detestare quindi di piu' se non chi e' diventato famoso, c'e' rimasto ed addirittura ha vinto tre elezioni di fila, Tony Blair come Margaret Thatcher? Altro che fermare i fenomeni naturali! Il Primo Ministro che non poteva sbagliare nel 1997, non puo’ dirne una giusta nel 2005, e un archeologo del XXV secolo che trovasse l’archivio dei mass media inglesi di oggi si potrebbe chiedere perche’ fosse al potere un tipo descritto come losco, circondato da amici servili o corrotti, disconnesso dal suo elettorato, barboncino servo degli USA e senza nessuna morale.

Speriamo che l’Archeologo capisca che si tratta di una grossolana esagerazione, anche perche’ l’Idolo al Crepuscolo continua a dire che cerca di lasciare un segno nella Storia. Ormai puo’ sperare in un miracolo, che faccia innamorare di nuovo la popolazione britannica e il suo Primo Ministro, o forse piu’ probabilmente in prestigioso incarico internazionale, magari come Presidente della Commissione Europea a Bruxelles: tutto sommato, un posto che gli si potrebbe confare, vista l’importanza della capacita’ di ammaliare il pubblico e gli interlocutori, e le relativamente minime conseguenze pratiche delle decisioni del Presidente.

Making your own free buttons to get instant feedback (with Ecademy example)

NOTES

(1) Please make your own buttons. You can use the ones I have created at your own peril. I may change them, rename them, etc etc

(2) The instructions below may appear complicated. However, it is really easier done than explained. You really have to prepare the button-related code just once and then save it in your signature. If you want hyperlinked text, you will then have to re-edit your blog just once and insert the blog id in the code

(3) Experiment with it at will in order to familiarise yourself with it. As your "sandbox", send a message to yourself using the code

(4) There is an example at the bottom of this article

(5) All of this can be easily modified to accommodate for different kinds of feedback

(6) Any questions, contact me here

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PROCEDURE

(a) Preferably, get your own buttons made and available on the net

1. Go to Button Maker and create your own button (or buttons)

2. Once each of them is created, save it to your PC (right-click, "Save Picture as")

3. Upload the buttons on your website of choice (eg where your own domain is hosted)

4. Collect the URL for each button (to be used later in substitution of BUTTON_URL)

***NOTE*** = You can get plenty of buttons at Steal These Buttons

(b) Use the buttons on your Ecademy blog You will need the following:

AUTHOR_ID = your Ecademy ID number (the number in your My Account hyperlink

HYPERLINKED_TEXT = text that will appear in the message, hyperlinked to your content

NON_HYPERLINKED_TEXT = text that will appear in the message, non-hyperlinked to your content Add the following button-related code to your signature/article/blog

(substitute the Bold variables with the values listed above)

<a href="http://www.ecademy.com/module.php?mod=network&op=contact&uid=AUTHOR_ID&edit[body]=%3Ca+href%3D%22node.php%3Fid%3CONTENT_ID%22%3EHYPERLINKED_TEXT%3C%2Fa%3ENON_HYPERLINKED_TEXT"><img src="http://BUTTON_URL" /></a>

***NOTE*** = Words in the text need to be separated by "+" (plus) signs, not spaces

(c) Submit your content Note the blog ID assigned to it by Ecademy (you can find that by clicking on the blog's title and looking at the URL in the address bar)

(d) Edit your blog to complete the URL in the message Substitute CONTENT_ID with the blog ID value found at point (c)

=====

EXAMPLE

Using one of my buttons to create a message "Please blog me like this" to me about blog 57161

AUTHOR_ID = 22560

HYPERLINKED_TEXT = Please blog more

NON_HYPERLINKED_TEXT = like this

CONTENT_ID = 57161

BUTTON_URL = http://www.omnologos.com/images/blogMore.png

<a href="http://www.ecademy.com/module.php?mod=network&op=contact&uid=22560&edit[body]=%3Ca+href%3D%22node.php%3Fid%3D57161%22%3EPlease+blog+more%3C%2Fa%3E+like+this"><img src="http://www.omnologos.com/images/blogMore.png" /></a>

07/07: Bersaglio Pendolare

Londra, 7 Luglio 2005 – Arrivo alla stazione di Cannon Street alle 9:14. Sono in ritardo. Vuol dire che oggi lavorero’ fino a tardi. Scendo le solite scale ma qualcuno sta chiudendo gli ingressi alle mie spalle. Una signora parla concitata a un addetto, non sento niente dietro le mie cuffiette e la mia musica ad alto volume. L’ennesima chiusura del metro’, dico io. Procedo per l’ufficio nel solito traffico e con le solite persone. Guarda Internet, mi dice un collega, sembra che due treni si siano scontrati a causa di un problema elettrico. Peccato, penso, un’altra volta il solito incidente ferroviario ai pendolari a Londra; e’ passato qualche mese dall’ultimo e stanno diventando davvero regolari. Il nervosismo intorno a me aumenta, mentre si formano capannelli intorno agli schermi dei pochi autorizzati a ricevere la televisione (BBC, Sky News) sul PC. Primo accenno a possibili bombe.

Il sindacato degli autisti comunica che tre autobus sono stati fatti esplodere. Sky News dice a mezza bocca che almeno tre treni sono coinvolti in incidenti nella metropolitana. Mi dichiaro pubblicamente scettico (riguardo gli autobus, non il metro’) visto che immagini non ce ne sono ancora (e tre autobus sono tanti). Si lavora come al solito, ma ci si distrae facilmente. Le immagini sono statiche, uno si chiede dove sono le folle di passeggeri che dovrebbero a quest’ora uscire dalle stazioni. In sovraimpressione le solite frasi senza informazione. Provo il sito de La Repubblica per vedere se si puo’ sapere di piu’. Come al solito sono molto piu’ espliciti, "spericolati della notizia"che parlano di terrorismo subito, e di decine di morti, senza il timore della smentita che rende reticente la BBC, il cui sito quasi fa finta di niente.

Lo scetticismo aumenta quando circola voce di terrorista ucciso dalla Polizia prima di far saltare una bomba. Qualcuno ha visto troppi film di James Bond. E’ il momento di chiamare figlio (a posto nel Kent con la Tata) e moglie (malauguratamente in viaggio per Londra proprio in quel momento; ma ancora fuori dalla citta’). Chissa’, uno si immagina che teatrino ci sara’ alla TV italiana, con gli inviati speciali concitati, allarmati e impauriti dai confortevoli studi di Roma e Milano: strappo alla regola quindi, telefonata internazionale dalla scrivania, anche perche’ il telefonino rifiuta di collaborare. Genitori e suoceri molto agitati, come c’e’ da aspettarsi. Ripetizione all’infinito del fatto che stiamo bene e che il mio itinerario del giorno non prevede "gite" in metropolitana. Torno a un lavoro dal ritmo solito, che prosegue con innumerevoli interruzioni. Cominciano le battute di spirito fra i colleghi.

La Repubblica e’ sempre una o due ore avanti alla BBC nel fornire notizie, e cosi’ traduco all’impronta per i coabitanti d’ufficio, ansiosi di sapere quello che i canali ufficiali si ostinano a non voler riferire. In compenso la Polizia locale compare in TV solo per dare informazioni sibilline che mi rendono nervoso e di cui farei volentieri a meno. Parla Tony Blair ma non lo ascolto (cosa potra’ mai dire se non le solite frasi del caso?). Si sceglie l’opzione del pranzo in mensa, nessun senso uscire. Appare foto di bus sventrato (uno, non tre), che pero’ non mostra la solita devastazione come in Israele. Forse c’era poco esplosivo, forse e’ stato merito della particolare carrozzeria dei famosi bus a due piani, che si apre verso l’alto in caso di bomba diminuendo l’effetto del mortale aumento della pressione dentro al veicolo. Riunione annunciata per le due, continua l’umorismo (forse un po’ pesante per chi non era li’, quel giorno). Di fronte a impiegati abbastanza vistosamente ansiosi, viene ordinato di andarsene a chi puo’ lavorare da casa. E cosi’ finalmente esco alle 3 del pomeriggio, visto che posso collegarmi con l’ufficio via Internet.

Le strade sono vuote come al sabato, ma continuo a non vedere niente di allarmante. Attraverso la grande, tranquilla folla alla stazione, e curiosamente mi sento molto meno stressato che dopo l’incidente ferroviario in cui fui coinvolto cinque anni fa.

Londra, 11 luglio: Rientro al lavoro dopo il fine settimana. L’unica indicazione che sia successo qualcosa, nelle zone che attraverso, e’ data dalla diminuzione del numero di automobili. I treni sono pieni come al solito. E’ una bella reazione del Londoner medio, cocciuto e tranquillo nel restare attaccato alla solita routine mettendo in scacco chi vuole manipolare le nostre paure e spaventare le nostre vite. E soprattutto, discriminazione zero; anche perche’ il collega islamico di treno e’ il nemico principale dei terroristi. E infatti questi ultimi uccidono nel mondo prima di tutto persone di fede musulmana.

Pisa, 21 luglio: Sono in Italia quando arriva notizia di nuovi tentativi di piantare bombe, sempre al giovedi’; tutti falliti. Nel clamore e nel rumore dei reportage nel Bel Paese, uno e’ ovviamente scettico che ci sia questa grande cospirazione contro la citta’ di Londra. E infatti la tragedia ripetuta nella storia, come diceva qualcuno prima di me, diventa farsa, una ridicolaggine triste con nessuna bomba neanche lontanamente in grado di esplodere e le facce dei "terroristi" su tutti i giornali. Speriamo solo non buttino troppe risorse nell’inseguire gli imbecilli di cui si conosce il volto, invece degli organizzatori del 7 luglio, di cui non si sa quasi niente.

Pisa, 22 luglio: Andiamo male. Prima si e’ saputo che un terrorista e’ stato ucciso mentre stava per far esplodere una bomba (torniamo a James Bond. . . ). Poi si e’ saputo che era un terrorista, ma non aveva la bomba. Poi che non era un terrorista, ma un arabo. Poi che non era un arabo, ma un brasiliano che correva troppo e non si e’ fermato quando richiesto, ed aveva una giacca pesante in un giorno molto caldo. E non aveva il permesso di soggiorno. Insomma, come in Fahrenheit 451, laddove Ray Bradbury descrive un malcapitato innocente ucciso in diretta TV da una Polizia che aveva perso le tracce del "criminale".

Londra, 6 settembre: Ormai e’ cosa nota, il brasiliano morto il 22 luglio era perfettamente a posto (e probabilmente un immigrato regolarissimo). Aspetteremo un’inchiesta per sapere chi ha ucciso una persona comunemente innocente (e probabilmente il morto non ha fatto niente di particolare, e men che meno ha corso). Il terrore ora regna sovrano, il terrore delle forze dell’ordine pero’: e’ ormai confermato, ci sono tremila agenti con l’ordine di sparare a vista (e alla testa) a chiunque essi pensino che stia portando una bomba. Il colore della mia pelle e dei mie capelli di sicuro non mi fara’ entrare automaticamente fra gli insospettabili. Vorra’ dire che non correro’ e non terro’ la musica troppo ad alto volume nelle cuffiette. In compenso, come ahime’ previsto, si fa un gran parlare di chi ha fallito il 21 luglio, e nessun progresso su chi ha avuto successo il 7.

Nel frattempo ho avuto occasione di "scontrarmi" telefonando a Radio24, in Italia. Prima con un professore che fantasticava di terroristi organizzati in maniera sofisticata (ma avra’ sentito parlare di orologi da polso?), il quale si e’ inviperito quando ho suggerito che l’attacco del 7 luglio era stato un fallimento, con un minimo di vittime ma nessun effetto pratico sulla vita quotidiana. Poi ho fatto esperienza dell’incredulita’ del conduttore ed ospiti di una popolare trasmissione delle 9 del mattino, i quali non potevano credere che la vera paura e’ nel convivere con una Polizia onnipresente e dal grilletto facile, e pronta a sparare senza fare domande, neanche fossimo a Dodge City.

Ma poco importa, visto che alla fine il prestigioso Economist fra l’altro ha riportato due argomenti molto semplici e praticamente ovvi: a) l’attacco del 7 luglio e’ stato un fallimento, comparato a Madrid e ancor piu’ a New York; e b) il vero pericolo del terrorismo e’ la reazione populista e inconsulta di Governo e Polizia, molto piu’ perniciosi di qualunque malintenzionato (a meno che costui non possieda un’atomica). Forse forse si ascolta Radio24, all’Economist?

Intanto, i pendolari di Londra, di New York, di Madrid, di Parigi, di Milano, Roma e diecimila altre citta’, continuano a viaggiare. Consapevoli di non avere alternative disponibili, milioni di bersagli mobili incolpati dalla loro normalita’, vittime designate di imperizia, incuria e terrorismo.

New Orleans: un disastro annunciato da molto piu’ di una settimana

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letterealdirettore@aol.com)

Caro Direttore

C'e' da meravigliarsi molto della assoluta impreparazione specie da parte del Sindaco e del Governatore, proprio perche' la situazione di New Orleans era nota da molti anni (due riferimenti in calce a questo messaggio)

Da questo punto di vista il parallelo con lo tsunami di Natale 2004 e' molto chiaro: la gran parte dei danni sono da imputare al comportamento irresponsabile di chi abita e invita ad abitare luoghi mal protetti dalle forze idrogeologiche; e non c'e' niente di piu' pericoloso dell'incompetenza e dell'ignavia di chi si affanna tanto per comandare, ma solo allo scopo di acchiappare una Poltrona

Tirem innanz, aspettando le grida di dolore della prossima catastrofe tutta umana "waiting to happen" (come ce ne sono tante nell'Italietta del Ponte sullo Stretto)

(WASHINGTON POST SEP 15 2004)
http://davidappell.com/archives/00000328.htm

"Ivan and New Orleans"
Most scientists, engineers and emergency managers agree that if Ivan does spare southern Louisiana this time, The One is destined to arrive someday. The director of the U.S. Geological Survey has warned that New Orleans is on a path to extinction. Gregory W. Stone, director of the Coastal Studies Institute at Louisiana State University, frets that near misses such as Hurricane Georges — a Category 2 storm that swerved away from New Orleans a day before landfall in 1998 — only give residents a false sense of security. The Red Cross has rated a hurricane inundating New Orleans as America's deadliest potential natural disaster — worse than a California earthquake. "I don't mean to be an alarmist, but the doomsday scenario is going to happen eventually," Stone said. "I'll stake my professional reputation on it."

(SCIENTIFIC AMERICAN OCT 2001)
http://tinyurl.com/awy3c
Drowning New Orleans; October 2001; by Mark Fischetti; 10 page(s)
THE BOXES are stacked eight feet high and line the walls of the large, windowless room. Inside them are new body bags, 10,000 in all. If a big, slow-moving hurricane crossed the Gulf of Mexico on the right track, it would drive a sea surge that would drown New Orleans under 20 feet of water. "As the water recedes," says Walter Maestri, a local emergency management director, "we expect to find a lot of dead bodies."
New Orleans is a disaster waiting to happen. The city lies below sea level, in a bowl bordered by levees that fend off Lake Pontchartrain to the north and the Mississippi River to the south and west. And because of a damning confluence of factors, the city is sinking further, putting it at increasing flood risk after even minor storms. The low-lying Mississippi Delta, which buffers the city from the gulf, is also rapidly disappearing. A year from now another 25 to 30 square miles of delta marsh-an area the size of Manhattan-will have vanished. An acre disappears every 24 minutes. Each loss gives a storm surge a clearer path to wash over the delta and pour into the bowl, trapping one million people inside and another million in surrounding communities. Extensive evacuation would be impossible because the surging water would cut off the few escape routes. Scientists at Louisiana State University (L.S.U.), who have modeled hundreds of possible storm tracks on advanced computers, predict that more than 100,000 people could die. The body bags wouldnÆt go very far.

Una Questione Settentrionale per il governo della Regina?

Dopo quasi dieci anni di incontro ravvicinato con la nazione e cultura inglese non posso negare di essergliene debitore (e non solo a causa del mutuo sulla casa).

E in questi giorni di Questioni Meridionali a cui si cerca di dare risposta con spiagge che forse si vendono e forse non si vendono e con Casse per il Mezzogiorno che compaiono e scompaiono a giorni alterni, un aspetto curioso di Londra e dintorni mi ha dato modo di riflettere sul perche’ di una certa condizione, in Calabria, in Italia, in Europa e nel mondo.

Il fatto e’ che in Inghilterra poverta’ e sottosviluppo esistono, anche peggiori che nel Bel Paese, ma sono soprattutto al Nord.

La situazione potrebbe essere usata per un curioso “chi ci ricorda?”. Con il costo di mezza villetta bifamiliare a Londra e’ possibile acquistare due o piu’ strade (finanche una sessantina di case) in quel di Leeds o Newcastle. Il loro tasso di disoccupazione e’ cronicamente doppio rispetto alla media della Nazione (cioe’ quadruplo rispetto alla ricca zona meridionale).

In compenso gli stipendi, specie degli impiegati statali, permettono una vita considerevolmente piu’ tranquilla che nella costosa Capitale economica (e politica). Tirando le somme, l’area sopra la foresta di Nottingham ha una dubbia e ingiusta fama di arretratezza e mancanza di prospettive, ed era e rimane zona di forte emigrazione, nonostante gli impegni del Governo con vari, costosi progetti per “rigenerarla”.

Guarda caso, e’ un territorio pieno di spettacolari opere pubbliche. La specularita’ con la condizione italiana e’ troppo perfetta per essere solo dovuta al caso. In effetti, se allarghiamo lo sguardo all’Unione Europea possiamo notare che le aree povere si chiamano anche Portogallo, Grecia, ma anche il Nord-Ovest tedesco e il Sud Ovest francese, ed adesso le aree piu’ orientali di Polonia e Slovacchia.

A livello continentale (Russia esclusa) non c’e’ probabilmente regione in stato peggiore che la Moldavia, seguita a ruota dalla Bielorussia e dall’oriente Ucraino. Cosa unisce tutti questi territori? Non certo il clima, non certo la cultura, non certo i modi o le tradizioni, e neanche la stirpe, con buona pace di certi malpensanti dai discorsi sensati da odore di zolfo e razzismo.

La spiegazione molto piu’ semplice (e molto piu’ vera) e’ da ricercare nella unione della Geografia con l’Economia.

Un articolo sulla prestigiosa Scientific American di alcuni anni fa mostrava un planisfero con il territorio di tutte le nazioni colorato a seconda della “ricchezza” di ciascuna delle loro “provincie”.

Certi fattori geografici risaltavano subito: infatti la “ricchezza” e’ tutta distribuita lungo assi di comunicazione come i grandi fiumi del mondo, e poi concentrata in porti e “nodi di interscambio” che corrispondono a prosperose citta’ come Londra, Parigi, Monaco di Baviera, e naturalmente Milano. Milano, appunto, Mediolanum in mezzo alla pianura e quindi ipso facto il posto economicamente piu’ sviluppato di un Nord Italia che in realta’ e’ anch’esso in mezzo, uno dei passaggi quasi obbligati per gli scambi fra Europa occidentale e orientale, meridionale e settentrionale.

Una conclusione abbastanza ovvia con il senno di poi: le regioni “di mezzo” sono sempre le piu’ ricche per lo stesso motivo per cui fra il compratore e il venditore l’unico che ci guadagna davvero sempre e’ l’intermediario.

Altro che Questione Meridionale…la prima domanda da farsi dovrebbe essere, “che scambi si praticano li’ e perche’?” Poi, naturalmente, ricchezza chiama altra ricchezza: in un circolo che e’ virtuoso ma solo per le aree che ne approfittano.

Quello che vediamo nel mondo oggi e’ quindi il risultato della competizione passata fra diverse aree (non popoli, a causa di secoli di flussi migratori)…l’analogia piu’ calzante e’ probabilmente quella fra colonialisti e colonizzati, dove il “centro” si trova in posizione dominante e si accaparra di tutte le risorse delle “colonie” (umane e materiali) lasciandole sempre piu’ povere mentre diventa sempre piu’ ricco.

Potremmo anche riferirci al Carrasco quando parla degli agglomerati urbani come a dei parassiti dei territori intorno.

Molto vicino a noi, basta guardare al declino delle grandi ex-capitali italiane, Palermo, Napoli, Parma/Piacenza, Ferrara, Genova, Venezia, subito dopo aver perso il loro status di “citta’ centrali” con una loro specifica area di influenza In assenza di cambiamenti nella situazione descritta, diviene allora chiaro che i miliardi di euro stanziati per “sviluppare” certe aree, dal Meridione d’Italia al Portogallo a gran parte dell’Africa, sono semplicemente palliativi che non portano a nessun risultato a medio o lungo termine, perche’ non lo possono portare.

Come puo’ allora uscire fuori dallo status quo chi non e’ in mezzo, chi si trova alla periferia, chi non e’ colonialista ma colonia, chi non vive lungo un’importante asse di comunicazione ma la’ dove i transiti non si fermano?

Cosa possiamo fare noi, spostare la Calabria? Per decenni abbiamo semplicemente spostato i calabresi.

Ma altre possibilita’ ci sono, indicate dalla storia e addirittura da Adam Smith nel suo Ricchezza delle Nazioni nel lontano 1776: la salvezza e’ nell’identificare nel territorio che ci interessa, attivita’, beni, servizi, caratteristiche molto utili e molto difficili da ritrovare altrove, specie nelle zone che ricche gia’ lo sono. Anche geograficamente, la situazione non e’ cosi’ statica come sembra. Pensiamo all’Irlanda, poverissima quando era semplicemente un’isola al largo della Gran Bretagna.

Senza imponenti sconvolgimenti tellurici, nell’ultimo decennio l’Eire si e’ sviluppata al punto di essere definita la “Tigre Celtica”, da quando ha capito di essere in realta’ in mezzo fra Europa/Regno Unito e America. Numerosissime ditte d’oltreoceano sono ora stanziate a Dublino e dintorni per giovarsi della vicinanza geografica, dei buoni collegamenti, della padronanza dell’inglese, dei costi decisamente inferiori a quelli britannici e ultimamente dell’adozione dell’Euro.

Questo esempio non e’ cosi’ lontano come sembra…la Calabria (e la Sicilia) sono al sud di un Continente, ma anche al centro di un mare.

Non e’ un caso che il Meridione fosse cosi’ all’avanguardia ai tempi della Magna Grecia e dell’Impero Romano, quando il Mediterraneo era in mezzo alle terre e non quel confine rigido fra Europa e Africa e Medio Oriente in cui si e’ trasformato da quando Colombo scopri’ l’America.

Una possibilita’ di grande sviluppo per la Calabria si trova nel rimarginare questa ferita, incoraggiando gli scambi fra le zone costiere e soprattutto diventando il tramite fra il ricco centro Europa e quel mondo Arabo e Africano che ha incredibili potenzialita’ ancora non sfruttate (ci sarebbe finanche da promuovere il loro progresso per promuovere il nostro).

Da questo punto di vista strade, porti, aereoporti non sarebbero piu’ cattedrali nel deserto, ma vera infrastruttura capace di far crescere le aree in cui si trovano. A proposito, e’ interessante rilevare che il senso di periferia diminuisce quando i collegamenti a lunga distanza sono molto meno costosi, soprattutto quelli aerei (una strategia che sta rinvigorando l’entroterra di Bordeaux).

C’e’ anche un deciso miglioramento della situazione locale quando viene incoraggiata l’immigrazione della ricchezza, pubblicizzando il clima straordinariamente mite e gentile ma anche fornendo servizi per l’immigrazione non solo degli ex-emigrati (come si sta facendo nella costa meridionale spagnola).

Il Governo nazionale puo’ anche attuare una politica seria di decentramento distribuendo ministeri e agenzie nazionali su tutto il territorio (non e’ forse molto piu’ bilanciata nelle sue ricchezze quella Germania federale da sempre?).

Tutto questo non e’ solo legato a scelte politiche…il futuro dello sviluppo di una Calabria fuori mano puo’ essere legato al lavoro remoto tramite Internet. Quando sara’ comune e facilmente possibile lavorare per una banca di Londra o New York da qualunque parte del mondo, molti sicuramente decideranno di stabilirsi nella perenne primavera calabra (dove, al contrario di Tahiti, non arrivano mai gli uragani) piuttosto che nella brumosa Albione o caotica Manhattan.

Insomma in un’economia decentrata l’essere in periferia non sara’ necessariamente uno svantaggio.

Per finire, c’e’ sempre la possibilita’ che la Calabria diventi un centro essa stessa, una volta che scopra una nuova (o utilizzasse appieno una esistente) sua “specialita’”. Si potrebbe parlare della Corea del Sud, difficilmente eguagliabile in campo tecnologico dopo essere stata poverissima per decenni.

Ma forse esempio migliore e’ la contea di Doncaster, piu’ ricca tra il povero Nord inglese grazie alla sua specializzazione nell’industria del cavallo (allevamenti, corse) in una nazione come l’Inghilterra dove scommettere e’ uno sport nazionale. Certo questo non vuol dire che la Calabria debba darsi all’ippica …ma di sicuro non farebbe male usare certi sovvenzionamenti per costruire meno ponti e sperimentare piu’ iniziative che rendano la Calabria speciale agli occhi di tutti.

Insomma la Questione Meridionale non e’ risolvibile perche’ mal posta. La disperazione economica e’ intrinseca alla domanda. L’unica risposta e’ che il Meridione non sara’ piu’ il Meridione quando, appunto, non sara’ piu’ a sud della ricchezza

“Sei sempre il Meridionale di qualcuno”, diceva un comico di venti anni fa. Forse dovremmo invece dire “Sei sempre alla Periferia di qualcuno…a meno che non riesci a fare di quella Periferia un Centro”

Prospect Magazine, Durkheim, and the myth of useful Sociology

Two days ago I bought for the first time Prospect Magazine, self-styled "Politics/Essay/Argument – Britain's Intelligent Conversation"

I confess I must give it a second or even a third try before subscribing as the quality of some articles is very good, but other entries made my jaws drop so much they started sweeping Cannon Street Station's floor

Example of the latter is Paul Broks inanely describing his dreams of a tsunami the night before it happened, or precious printable space mysteriously reserved for poet-writer-critic Al Alvarez to tell us about his fear of spiders (is anybody trying to make reality TV look of a similar intellectual stature as Plato?)

I won't even waste my time to describe the vapourous contents of the "Is God to blame" debate (apologies to the term "debate")

And let's forget those disturbing cartoons (disturbing in the sense that it is disturbing to think anybody would laugh at any of them)

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Example of what could really be interesting about Prospect is its calendar of UK events and lectures

Another is the (free online) essay on Emile Durkheim, the French sociologist of almost a 100 years ago whose ideas ("meritocracy meets social justice") are so much behind the modern concept of Social Democracy, including much of what we know as "New Labour"

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I particularly agree with Durkheim's finding that an individual is very much the product of his or her society. I have lost count of the number of times I thought I was doing something out of my own personal free will, only to find out I was just following some kind of modern fashion What I don't agree on is the promotion of social cohesion by the reinvention of the Guilds; and in general, the whole concept of social engineering for a good cause For the former, think of Italian Fascism. For the latter, look at Marxism-Leninism.I really can't see much difference between heavy-handed state-santioned interventions to define what's socially acceptable and some clumsy environmental interventions that just made everything worse

Perhaps we simply don't know enough about society to be able to influence it positively.

A useful, practical Sociology, to paraphrase the Mahatma, would be a very good idea…

Oh, if only we had one…