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English Environment Science UK

UK: The Abominable Cull of Badgers

Sir David King, the rather hyperactive UK Government’s Chief Scientist, has decided to forego the results of scientific research and propose a cull of badgers for the sake of stopping the spreading of Bovine Tuberculosis (bTB).

What scientific research? Three major aspects, for a start: first of all, the finding that only a complete and extremely expensive eradication of all badgers would work, as they naturally move away from areas where they are getting killed; then, the universally-accepted figure of 40% of cattle bTB cases caused by badgers, that is leaving 60% of them out of the picture; and finally, the fact that there is an ongoing trial for a vaccine that would protect cattle from bTB, so the destruction of wild animals may not be needed at all.

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We should ask ourselves, what would a cull be for? Let’s imagine a wholesale campaign of destruction of badgers were feasible: what kind of environment would the UK be left with? Do badgers spend their time spreading bTB, or rather do what badgers usually do, namely eat lots of other animals, and some vegetables and fruits?

How can the newly-found fashion of Being Green turn into the killing of animals?

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Sir David has come up with the ridiculous idea that “culling could be effective in areas that are contained, for example, by the sea or motorways“.

I can already see the badgers stop by the Big Road thinking, it’s too wide for us, let’s get back and get exterminated

Hopefully the UK Agriculture and Environment Ministry (Department for Environment, Food and Rural Affairs) will keep doing nothing, especially as 95% of the public has expressed itself against the idea of a cull of badgers.

But it is telling that the push to destroy so much animal life comes from the same Sir David that, in the name of Science, has already said that Climate Change is a bigger threat than Terrorism, and helped prepare a report on the basis of which it has been said that (yawn!) Obesity is as much a problem as Climate Change?

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As said by Professor John Bourne, Sir David’s reason to forgo the results of Science is “consistent with the political need to do something about [bTB]“.

That the same person may yell for the whole of humanity to change lifestyle to protect the environment in the future, whilst arguing to slaughter wild animals in the present, is a sad indictment of that politicised “Science” that can demonstrate everything and its opposite.

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ps: bTB is a problem for farmers. What should they do? It is true that “cows are also entitled to lives“, as a farmer told the BBC, but…are we sure that such an entitlement must signify the systematic destruction of another species?

For farmers then, how about helping finding ways to improve testing for bTB, keep the badgers out, to vaccinate the herds, to manage/cure the disease?

There’s lots of things that could be solved by extermination, but who’s going to kill all cats and dogs to cut down the number of cases of zoonoses, the diseases that can spread from animals to people?

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Italiano Nonviolenza Olimpiadi

L’Assurdita’ del Boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino

Il rito della richiesta di boicottare le Olimpiadi si ripete come al solito, nonostante la palese assurdita’.

In questi giorni c’e’ chi invoca l’assentarsi da Pechino2008 a causa della disastrosa situazione dei diritti umani in Cina, dell’enorme numero di esecuzioni capitali, e/o  della colonizzazione forzata del Tibet (dei problemi degli Uigur, sembra che non si interessi nessuno).

Ne ha parlato in Italia recentement il Prof. Alberto Asor Rosa prima via stampa, poi alla trasmissione Viva Voce su Radio24. La’ gli ha risposto l’On. Mario Pescante (Forza Italia), membro del Comitato Internazionale Olimpico.

Pescante ha posto da parte sua una domanda cui tutto sommato andrebbe data una risposta: perche’ chiedere allo Sport di ovviare alle mancanze della Politica e dell’Economia, e rifiutare sdegnosamente l’invito ad andare in Cina proprio mentre sembra al boom dei rapporti commerciali sembra che non ci sia fine?

D’altronde, a che serve un boicottaggio se non a pulire la coscienza di chi lo chiede?

Chi avrebbe vinto, se a Berlino 1036 Jesse Owens avesse deciso di restare a casa invece di andare a battere tutti i Corridori Ariani di fronte all’imbarazzatissimo Hitler?

E chi si ricorda quali Paesi boicottarono Citta’ del Messico 1968 o Montreal 1976 e perche’?

E invece, chi non ricorda l’immagine di Tommie Smith e John Carlos con il pugno guantato di nero puntato al cielo durante la premiazione della finale dei 200 metri proprio nella Olimpiade del 1968?

Boicottare in generale non porta alcun risultato, ed e’ dunque assurdo, perche’ gli assenti non parlano e vengono presto dimenticati.

Al massimo si puo’ ottenere a qualcosa quando la decisione e’ presa all’ultimo istante e da piu’ delegazioni, come appunto a Montreal 1976: impossibilitati a cambiare la cerimonia di inaugurazione, gli organizzatori si troverebbero costretti a mandare in giro per il mondo le immagini dei vuoti laddove dovevano sfilare i boicottanti.

O magari sarebbe servita una campagna a favore dei diritti umani in Cina, ma continuativa e sostenuta sin dal 2001, quando la sede dell’Olimpiade venne assegnata.

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Ci sono sicuramente modi piu’ efficaci per dimostrare il proprio appoggio a questa o quella causa, magari a livello individuale e non nell’anonimato di un gruppo.

Come hanno mostrato Smith e Carlos quasi 40 anni fa, lo sportivo che volesse approfittare della situazione farebbe bene ad ispirarsi alla nonviolenza, escogitando metodi di protesta che in caso di vittoria o podio avrebbero il maggior impatto mediatico possibile.

Ad esempio Peter Norman, l’australiano che si vede sul podio con Smith e Carlos, decise di mostrare sulla tuta il distintivo del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani“.

Chissa’ se qualcuno fara’ niente del genere.

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English Formula One

Brazil Grand Prix: Formula 1 or Piston Cup? – UPDATED

The Brazil Grand Prix is looking uncannily like the Piston Cup in Pixar’s “Cars” movie.

Will Disney ask for a substantial cheque???

–UPDATE AT 22:41: Hamilton may get the Championship after all, if the BMWs and Williamses are confirmed having too cold a fuel in their tanks.

This is now even more suspenseful than the Piston Cup!!!

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China English Olympics Politics

The silliness of boycotting the Beijing Olympics

A serious effort to use the Olympics to promote freedoms in China would have started in 2001, as soon as Beijing had been selected, and would have continued relentless since.

Seven years of campaigning would have surely achieved something.

A boycott at this late stage would instead be mainly a marketing gimmick: a bit like with those NGOs that target Nike for harsh labour conditions, but only Nike, because their target is getting their names in the news rather than actually improving anybody’s life.

There is already an example showing the way. If Jesse Owens had boycotted the Nazi Olympics of 1936, who would have embarassed Hitler? And so people wanting to make a statement about China better have the courage to do it in Beijing itself.

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Birmania Guerra Italiano Nonviolenza Pace Politica

Il Potere della Nonviolenza

Shaazka Beyerle (Consulente Esperta al Centro Internazionale sul Conflitto Nonviolento – International Center on Nonviolent Conflict) e Cynthia Boaz (Professore Associato di Scienza Politica e Studi Internazionali alla State University di New York a Brockport) hanno pubblicato un paio di giorni fa un articolo sull’International Herald Tribune dal titolo “The power of nonviolence“.

Chissa’ se verra’ ripreso da qualche giornale italiano?

Nel frattempo faccio qui di seguito una traduzione veloce di questo interessante excursus sulle tecniche della nonviolenza, a cominciare naturalmente da quanto sta succedendo in Birmania/Myanmar.

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Il Potere della Nonviolenza
di Shaazka Beyerle e Cynthia Boaz
International Herald Tribune

Giovedi’, 18 ottobre 2007

Non e’ stata una sorpresa vedere la Giunta birmana reprimere violentemente la “Rivoluzione dello Zafferano.” I Generali avevano perso ogni credibilita’ agli occhi del popolo ed era rimasto loro soltanto un mezzo per mantenere il controllo – la repressione.

Ma indipendentemente da quante pistole e quanti carri armati abbiano, i Generali dipendono comunque dai soldati semplici per fare il loro “lavoro sporco”. La Storia insegna che quando un numero sufficiente di persone smettera’ di eseguire i loro ordini, o passera’ all’opposizione, il potere della Giunta si disintegrera’.

Da questo punto di vista, la Rivoluzione dello Zafferano non e’ finita, e’ appena cominciata.

La disobbedienza e’ al cuore della lotta nonviolenta. “Neppure il piu’ potente puo’ governare senza la cooperazione dei governati” ha detto il Mahatma Gandhi. I movimenti Nonviolenti hanno successo non necessariamente quando ci sono dimostrazioni di massa, ma quando abbastanza persone ritirano la loro cooperazione, si rifiutano di obbedire ed insidiano cosi’ la sostenibilita’ del regime.

Notizie di atteggiamenti di sfida continuano ad arrivare dalla Birmania. Fonti della dissidenza segnalano che manifesti dell’opposizione stanno comparendo in spazi pubblici, sulle pareti delle prigioni, incollate su palloncini pieni di elio, e perfino su battelli fluviali.

Le proteste non sono l’equivalente di un movimento nonviolento, ma sono un tipo di tattica nonviolenta. Inoltre, il “Potere del Popolo” non e’ una forza inesplicabile per cui migliaia di cittadini manifestano in strada ed innescano una “conversione” nei cuori degli oppressori.

Il “Potere del Popolo” e’ l’applicazione sostenuta e strategica di una varieta’ di tattiche nonviolente, inclusi disobbedienze civili, boicottaggi, scioperi e noncooperazione. Gene Sharp, uno studioso della nonviolenza, ha documentato oltre 198 tipi di azioni nonviolente e ad ogni nuova crisi ne vengono inventate di altre.

Ci sono quattro tipi di obiettivi strategici per le azioni nonviolente. Possono interrompere il normale funzionamento di una citta’, di una regione o di un Paese, rendendo impossibile il business as usual. Sotto il brutale regime di Augusto Pinochet in Cile, l’opposizione lancio’ un appello al “rallentamento” ed il giorno indicato la maggior parte dei residenti di Santiago cammino’ a meta’ della velocita’ normale, e guido’ a meta’ della velocita’ normale, dimostrando cosi’ ai Generali quanto ne avessero abbastanza – senza che una singola persona rischiasse alcunche’.

Un esule birmano con fonti all’interno del Myanmar ha segnalato che gli attivisti locali “chiedono la noncooperazione con il regime e assenteismo da fabbriche e uffici.”

Le azioni nonviolente, come ha detto 30 anni fa Thomas Schelling, Premio Nobel per l’Economia, possono anche negare a un oppressore cio’ di cui ha bisogno, denaro, cibo, rifornimenti o forza lavoro.

Durante la rivolta popolare contro Ferdinando Marcos nelle Filippine, il pubblico ha ritirato i propri soldi dalle Banche collegate al regime ed ha smesso di pagare le bollette. Questo comportamento ha esercitato una forte pressione su un’economia carente di denaro e malgestita. Marcos aveva bisogno di soldi perche’ la repressione non e’ gratuita. Ci vogliono somme enormi per nutrire, trasportare ed armare soldati, come pure per comprare la lealta’ delle classi dirigenti superiore e di chi e’ piu’ vicino al dittatore.

Strategie e azioni Nonviolente possono anche minare le fondamenta di supporto dell’oppressore – le istituzioni ed i gruppi necessari per mantenere il controllo – inclusi la polizia e i militari. Un esule birmano dice di aver sentito che i soldati birmani non obbediscono completamente agli ordini e che alcuni hanno disertato, e che ci potrebbe essere una spaccatura fra i due Generali a capo del “Consiglio per la Pace e lo Sviluppo dello Stato” che comanda il Paese.

Una lezione dalle lotte nonviolente del passato e’ l’importanza della comunicazione di una visione della societa’ basata sulla giustizia, non sulla vendetta, che accoglie coloro che dopo averlo appoggiato, abbandonano l’oppressore.

Per concludere, le azioni nonviolente sono esse stesse un modo per attrarre piu’ persone nell’opposizione. Un numero crescere di residenti del Myanmar spengono le loro televisioni, e perfino le luci, quando il telegiornale del regime comincia ogni sera, mandando un segnale di sostegno all’opposizione e indicando la propria repulsione per il Governo.

E cosi’ se i Generali volevano la calma, l’hanno ottenuta – una mobilizzazione calma e potenzialmente in crescita. Tale era il caso in Turchia, quando nel 1997 una protesta contro la corruzione iniziata con lo spegnere le luci si e’ sviluppata in dimostrazioni da parte di 30 milioni di perse.

Quando era in prigione, il Reverendo Martin Luther King, Jr. scrisse: “Sappiamo per esperienza dolorosa che la liberta’ non e’ mai data dall’oppressore; deve essere chiesta dall’oppresso.” In Birmania, migliaia stanno facendo e continuano a fare proprio quello.

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Italia Italiano MNN Partito Democratico Veltroni

Veltroni a capo del Partito Romanista

Roma, 19 Ottobre (MNN) – Dopo aver deciso di spendere solo 250mila euro all’anno per l’affitto della nuova sede di fronte al Circo Massimo, Walter Veltroni ha risolto anche la spinosa questione delle Bandiere del Partito Democratico.

Una meta’ del partito insisteva per il ‘rosso nostalgia‘, un’altra meta’ per il ‘giallo dell’Avvenire‘ (detto anche ‘xanthovaticano’). Per evitare discordie abbiamo scelto di affiancarli“.

Veltroni ha poi annunciato che di conseguenza il Partito Democratico verra’ rinominato in “Forza Roma“.

(da non confondere con “Forza Italia” nonostanto i due leader finiscano entrambi cogli “oni“)

Secondo alcune voci, la corrente di sinistra-centro di Forza Roma avrebbe preferito mescolare le due passate tradizioni nel colore arancione.

Ma Veltroni ha dichiarato “Saremmo sembrati monaci buddhisti. Io appoggio il popolo della Birmania, ma ho deciso altrimenti per un motivo di opportunità, per cercare di evitare, vista la mia posizione, ogni possibile contraccolpo per il governo del Myanmar“.

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ps Il remake aggiornato di una fortunata serie editoriale e cinematografica si intitolera’ dunque “Don Peppone“???

il Pd […] potrà pure contare, e magari non è un caso, sulla vicina chiesa di Santa Anastasia: l’unica di Roma aperta giorno e notte perché è lì che i fedeli vanno a chiedere la grazia.

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BBC English Humor MNN

BBC to Cut 10% of the Newsroom

London, 19 Oct (MNN) – BBC News w ll be cut y 10%, Directo General Ma k Thompson nnounced.

W do not beli ve there wi l be much of change for ur users”, Mr hompson ad ed.

After al it is a mino ity amount nd 90% will s ill be ther after the cu s”. Asked if f rther redu tions will e done in the uture, Mr Th mpson appe red tentat ve. “Well, we h ve done sev ral experi ents about hat, but res lts are not lear”. “I s pp se t i po si le o c t a mu h a 33%”, e co cl de , “b t r m 50% o w r s t e l y e o e c u t r r d c i e

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Atheism Christianity English Europe

About The Christian Roots of the Enlightenment

As then-Cardinal Ratzinger once said, “The affirmation [about] the Christian roots of Europe […] relates, first of all, to an historical fact that no one can seriously deny“.

And obviously not just of Europe, but of pretty much everything European, including of course all that has been born from European minds. Including, that is, the Enlightenment.

Why can’t anybody seriously deny that? Because philosophical movements cannot appear out of thin air. Of course, Locke, Hume, Voltaire, Rousseau and the others could not use Shinto or Zoroastrian ways of thinking, but Christian ones, because they were educated by, were thinking like and had to always confront themselves with Christian culture(s).

There are six sections dedicated to The Soul in Voltair’s Philosophical Dictionary. None to the Buddhist concept of Nirvana. QED.

Check the answers to my series of blogs on Atheism. All too often, all too tellingly people nominally “without-a-god” reply with a frame of mind that actually implies a personal, omnipotent God.

That is, the Christian God.

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One thing I don’t understand is why something as obvious as the above should be controversial. Or perhaps I do understand: simply, the people that will shout the most against Christianity are bound to be the ones that despite claiming Atheism are actually Christian through and through, and they hate themselves for that.

Little hope to have a serious discussion with them.

But what does the above mean? Have we discovered the Last Stand for the Children of the Enlightenment? Should they be forced to honestly admit their roots are Christian?

I’m afraid not: because if Europe has Christian roots, those are not the only roots (Jewish and Islamic roots should be added of course, and that’s mentioning only the religious side…).

And if everybody should accept that the Enlightenment has (also) Christian roots, then everybody should accept that Christianity has (also) Pagan roots.

An enormous amount of time has been dedicated by people in the Church(es) to reconcile Jesus’ thoughts with Greek Philosophy, from the Gospel of St John onwards. Just as for the Enlightenment, the “new message” of Christianity had to be communicated by people to people.

The only way to do that was and is by using contemporary imagery, ways of thinking, categories of thought and historical philosophical arguments. Many of these were (“Pagan”) Greek at the time of Jesus, and so in our part of the world Christianity had to be built from Pagan Greek roots. QED once again…

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Italia Italiano Politica Repubblica

Sempre Piu’ Polli a La Repubblica

Alla redazione de La Repubblica non si smentiscono mai: hanno abboccato un’altra volta, dopo essere cascati per anni nelle trappole mediatiche di Berlusconi, e non aver resistito alla tentazione di abboccare alle provocazioni di Der Spiegel,  eccoli li’ di nuovo pronti a fare pubblicita’ a Calderoli:

From: “Maurizio Morabito”
Subject: La Lega e la Sen. Montalcini (ma perche’ ci cascate sempre?)
To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Ma e’ mai possibile che vi (e ci) facciate sempre prendere in giro in base al “diritto di cronaca” (che non e’ un dovere)?

Una volta abboccavate a tutte quello che usciva dalla bocca di Berlusconi, anche se completamente campato in aria, regalandogli titoloni su titoloni sul giornale.

Oggi invece e’ toccato alla Lega acquisire spazio gratuito sul sito con la proposta assolutamente velleitaria di togliere i finanziamenti all’istituto della Sen. Montalcini.

L’emendamento-Calderoli non ha nessuna speranza di essere approvato. L’unico motivo per presentarlo e’ perche’ Calderoli ottenga gratis uno spazio e pubblicita’ sui giornali.

E voi come tanti pesci lessi, naturalmente gli avete dato l’uno e
l’altra.
E non mi venite a raccontare che siete obbligati a dare tutte le notizie, perche’ non e’ vero. Se lo fosse allora Repubblica non sarebbe un giornale, ma una successione di comunicati stampa.

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English peace Politics

Doris Lessing on “Raising Consciousness”

The IHT decided to reprint today a June 1992 Op-Ed piece on The New York Times by Doris Lessing: “On Political Correctness – Questions you should never ask a writer

The topicality of some of the thoughts of the Nobel Laureate in Literature for 2007 is uncanny:

[…] ways of thinking that were either born under Communism or strengthened by Communism still govern our lives […] The first point: language. It is not a new thought that Communism debased language and, with language, thought […]

The second point is linked with the first. Powerful ideas affecting our behavior can be visible only in brief sentences, even a phrase – a catch phrase. All writers are asked this question by interviewers: “Do you think a writer should. . .?” “Ought writers to. . .?” […]

the assumption behind the words is that all writers should do the same thing, whatever it is. […] Another is “commitment,” so much in vogue not long ago. Is so and so a committed writer?

A successor to “commitment” is “raising consciousness.” This is double-edged. The people whose consciousness is being raised may be given information they most desperately lack and need, may be given moral support they need. But the process nearly always means that the pupil gets only the propaganda the instructor approves of.

“Raising consciousness,” like “commitment,” like “political correctness,” is a continuation of that old bully, the party line. […]

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Bomba Atomica Guerra Iran Israele Italiano UE

Con Israele, con l’Iran

Quando si parla di Medio Oriente, di Israele e di Iran si deve purtroppo fare ancora piu’ fatica del solito per riuscire a non farsi ingannare dai diluvi di retorica e prosopopea che forse da quaranta anni mai cessano di arrivare da piu’ fronti.

Ma possiamo almeno provare, comprendendo il perche’ del comportamento iraniano, tranquillizzandoci sulle probabilita’ di uso della bomba atomica, e analizzando le tre possibilita’ di intervento dell’Unione Europea (UE): per stabilire un clima di mutuo rispetto con l’Iran, far entrare Israele nella UE, e dimostrare al mondo che si puo’ fare a meno delle armi atomiche.

– Perche’ l’Iran Vuole la Bomba

Bertrand Kouchner, il Ministro degli Esteri Francese, si e’ recentemente ritagliato uno spazio su moltissimi giornali annunciando una linea dura contro la possibilita’ che l’Iran costruisca una bomba atomica. Per l’occasione Kouchner non ha pero’ detto perche’ mai la Francia non dia l’esempio togliendo di mezzo i suoi ordigni nucleari.

Se infatti il problema e’ la proliferazione delle bombe atomiche, prima appannaggio delle Cinque Potenze (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e adesso in mano a molte (troppe) altre nazioni, cio’ non e’ che la conseguenza logica della decisione delle Cinque Potenze stesse di non rinunciare alle loro bombe.

Perche’? Perche’ l’Atomica e’ il segno dell’essere una Potenza Mondiale, per chi ce l’ha. Per chi non ce l’ha, e’ il biglietto di ingresso nel Club dei Potenti e soprattutto degli Intoccabili. L’Iraq senza Bomba e’ stato invaso, il Pakistan con la Bomba gode di ottimi rapporti con gli USA. E come nel gioco USA-URSS durante la Guerra Fredda, fra India e Pakistan le armi nucleari sono una garanzia di pace ed equilibrio.

Anche per Israele non e’ difficile notare che, chissa’ perche’, l’acquisizione della bomba atomica ha piu’ o meno coinciso con la fine delle invasioni arabe nel 1973..

E quindi, in barba a tutte le minacce e tutti i ricatti Europei ed Americani, nell’assurda logica del nostro Mondo e’ naturale che anche un Paese come l’Iran, circondato da potenziali nemici e continuamente minacciato da lontano, voglia avere la Bomba.

– Perche’ l’Iran non bombardera’ Israele

Il programma nucleare iraniano e’ cosi’ strategico da essere iniziato ai tempi dello Shah, quando naturalmente era incoraggiato dagli USA. Ma non e’ questa l’unica indicazione che l’idea che l’Iran bombardi Tel Aviv fa acqua da tutte le parti. Infatti:

(1) Nessuno ha mai usato le bombe atomiche, perche’ i rischi di ritorsione sono troppi. E’ vero che la ritorsione viene dopo: ma gli USA e Israele hanno abbastanza capacita’ tecniche da bombardare non con una, ma con dieci bombe Teheran e in maniera automatica in caso di attacco. Come possa l’Iran dalla storia plurimillenaria scegliere il suicidio collettivo garantito, non e’ dato sapere.

(2) Bombardare Israele significa quasi sicuramente lanciare un missile. E non e’ l’Iran possa rischiare di sbagliare e invece distruggere Gerusalemme o polverizzare i Palestinesi e poi mandare le proprie scuse da un bunker nel Deserto Settentrionale. L’alternativa e’ far esplodere l’ordigno atomico in una nave in un porto israeliano, facendo finta di non saperne niente, o contrabbandarlo via terra in un modo o nell’altro: entrambi scenari realistici solo per un film di James Bond.

(3) Essere capaci di costruire un’atomica e’ solo un passo dei tanti. Poi bisogna fare dei test, e ogni volta naturalmente costruire una bomba nuova. Il fallito petardo atomico della Corea del Nord del 9 Ottobre 2006 (forse quattro volte meno potente del previsto) ha dimostrato che non si tratta di niente di facile. Una volta completati test decennali, poi, per anni l’Iran avrebbe solo un paio di ordigni pronti, se lanciati un’atrocita’ tremenda ma certo non abbastanza per “cancellare Israele”.

(4) L’Iran non ha mai attaccato nessuno negli ultimi due secoli. Non si capisce perche’ dovrebbe farlo proprio adesso e a rischio totale della propria esistenza. In compenso non sono mancate le aggressioni: inclusa quella dell’Iraq, di nuovo sponsorizzata dagli USA (e dall’Europa) e costata un milione di morti. E’ vero che soldi e armi arrivano da Teheran a Hamas e Hezbollah, ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la propaganda esista solo da noi: nel 2006 l’Iran ha promesso di mandare in Libano un “battaglione suicida” e lo ha fatto comparire agguerrito in televisione, ma poi non e’ partito nessuno.

(5) Al confine del Mare di Sabbia Araba dal Marocco a Baghdad, checche’ ne dicano gli ayatollah l’Iran Sciita e’ un ovvio alleato di Israele, cosi’ come lo e’ la Turchia anch’essa Musulmana non-Araba. Non e’ una faccenda di religione ma di alleanza contro il pan-arabismo che continua a cercare di alzare la testa, e che non puo’ tollerare ne’ Ebrei, ne’ Turchi/Ottomani, ne’ naturalmente Persiani Sciiti.

(6) Nonostante la repressione e la censura l’Iran e’ uno dei pochi posti nell’area dove le elezioni vengano organizzate senza che il risultato sia preordinato. Ci sara’ pure un motivo? Il motivo e’ che la societa’ iraniana e’ complessa e matura e ha bisogno di democrazia, ancorche’ soggiogata. Il regime dei preti semplicemente non puo’ tenersi in piedi da solo, e per questo il sistema politico Iraniano e’ molto complesso, con pochi dei classici segni delle dittature centraliste e dirigiste.

(7) Come si puo’ gia’ evincere da quanto sopra, se a volte l’Iran si comporta in maniera paranoica e’ perche’ e’ stato minacciato, usato, invaso e turlupinato per tantissimo tempo. La stessa, originale democrazia non-clearicale Iraniana fu inopinatamente fatta fuori dallo Shah e dalla CIA con la complicita’ britannica nel 1953. A chi si chiede perche’ avvenimenti vecchi di cinquanta anni debbano essere ancora rivelanti ricordo che l’Europa non ha ancora finito di sistemare tutti i problemi legati alla Prima Guerra Mondiale, un avvenimento finito novanta anni fa.

(8) Il Presidente Ahmadinejad chiacchiera tanto ma il suo potere e’ limitato. A comandare e’ il Papa Iraniano, il Leader Supremo Grand Ayatollah Ali Khamenei. Il Presidente non comanda le Forze Armate, e ha scelte limitate riguardo i Ministri dello Spionaggio e della Difesa. E in contrasto alle ambiguita’ di Ahmadinejad sull’Olocausto, la TV di Stato dell’Iran ha ottenuto un enorme successo con lo sceneggiato “Svolta di Zero Gradi” (“Madare sefr darajeh”), la storia di uno studente iraniano che si innamora (addirittura!) di una Ebrea francese a Parigi e tramite lei vede crescere il dramma della Shoah.

C’e’ dunque motivo di ritenere che se la situazione non cambiera’, l’Iran costruira’ una bomba atomica ma non la usera’. E se questa puo’ essere una buona notizia per chi abbia a cuore Israele, certo non lo e’ abbastanza per l’Umanita’ intera, perche’ l’Iran Nucleare sara’ l’ennesimo aumento della proliferazione atomica. La Siria, l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Turchia certo non potranno esimersi dal seguire l’esempio.

Lo vogliamo davvero, un mondo dove le bombe atomiche sono come il prezzemolo?

– Tre Opportunita’ per l’Europa

La situazione pero’ e’ ancora fluida, e per l’Europa ci sono tre chiare opportunita’ di leadership: recuperare un rapporto con l’Iran al di fuori della logica americana autolesionista degli Stati Canaglia; cominciare i negoziati per l’ingresso di Israele nell’Unione; e avere il coraggio di mostrare al mondo che si puo’ vivere senza l’Atomica.

(i) Dialogo e Rispetto con l’Iran
La politica estera dell’Amministrazione Bush, che certo non ha mai mostrato lungimiranza, ha uno dei suoi cardini nella demonizzazione dell’Iran, anni fa appunto incluso in quella lista del cosiddetto Asse del Male, addirittura con la Corea del Nord. Questa demonizzazione viene perorata in una propaganda cosi’ pervasiva da aver trasceso i confini politici fra destra e sinistra, conservatori e “liberals”.

Nonostante la debacle in Iraq, si fanno apertamente e seriamente piani per attaccare, invadere e/o bombardare uno Stato Sovrano in barba a ogni trattato internazionale. La figura di Ahmadinejad e’ usata correntemente come esempio di Cattivo Mondiale, e anche chi lo ha invitato alla Columbia University si e’ sentito in dovere di insultare il proprio ospite, in barba a duemila anni di tradizione “Occidentale”.

Tanti hanno sottolineato come Ahmadinejad abbia improbabilmente affermato che in Iran non ci sono omosessuali. Nessuno si e’ chiesto come mai il Presidente Iraniano avesse deciso di andare li’, e se Saddam Hussein o il nordcoreano Kim Jong-Il per esempio avrebbero mai potuto fare niente del genere. E nonostante l’Iran non c’entri assolutamente niente ne’ con al-Qaeda, ne’ con i Taleban, ne’ con gli attentati dell’11 Settembre, al Presidente in visita e’ stato negato l’accesso al sito delle Torri Gemelle, quasi che le avesse buttate giu’ personalmente.

Quale reazione possiamo mai aspettarci di ritorno se non un arroccamento a difesa anche del programma atomico?

A Teheran lo sanno anche le pietre che se l’Iran decidesse domani unilateralmente di rinunciare all’Atomica, la probabilita’ di un attacco USA, se non di un golpe appoggiato da Washington, aumenterebbe vertiginosamente, e rimarebbe alta anche dopo il cambio della guardia in America nel Gennaio 2009: questo perche’ la fiducia reciproca e’ zero, e l’Iran ha gia’ imparato piu’ volte a sue spese che tutti i discorsetti sui Diritti e la Democrazia sono stupidaggini che gli USA o il Regno Unito non hanno timore a mettere da parte quando fa loro comodo.

In una frase: l’Atomica e’ uno strumento di difesa della Nazione contro minacce ed interferenze esterne, e solo quando queste finiranno sara’ possibile immaginare la fine anche della Bomba Iraniana.

Il punto riguardo l’Iran e’ che se non si rinuncia alle caricature e alle demonizzazioni, non si puo’ sperare in un dialogo serio. Un’Europa seria avrebbe allora cominciato da tempo a ricostruire la fiducia con l’Iran, cominciando con il prendere seriamente Ahmadinejad e Khamenei. Niente e’ perduto, ma grazie guarda caso alla Francia, invece, le carte migliori sono in mano alla Russia e a quel Putin di cui ormai conoscono tutti il viaggio a Teheran, dopo le presunte minacce alla sua vita.

(ii) Ingresso di Israele nella UE
Un’altra iniziativa Europea che avrebbe dovuto essere gia’ intrapresa anni fa e’ invitare Israele nell’Unione, mandando cosi’ un segnale molto chiaro al Mondo Arabo ma anche e soprattutto a Teheran, e cioe’ che la difesa di Israele e’ la difesa dell’Europa. Chi avra’ sogni velleitari di “annientare Israele” avra’ quindi l’impossibile compito di dover annientare un intero Continente. Riaprendo inoltre l’Europa alle sue radici di cultura ebraica cosi’ inopinatamente recise settanta anni fa, l’ingresso di Israele sarebbe la chiosa suprema per seppellire secoli di antisemitismo, i pogrom, e la Shoah.

E perche’ no, vorrebbe dire anche avere un peso non zero nell’aiutare gli amici Israeliani a correggersi dove sbagliano, nelle discriminazioni anti-Palestinesi, nella tortura di Stato, nella strategia distruttiva della colonizzazione: perche’ in Europa puo’ solo entrare l’Israele dove, nelle parole di Adam LeBor sul New York Times, “non ci sono strade separate per Arabi ed Ebrei”, “villaggi resi inaccessibili dai bulldozer dell’Esercito”; “posti di blocco”; e “uno steccato di sicurezza che separa gli agricoltori dalla loro terra, e i bambini dai loro luoghi di gioco”.

(iii) Rottamazione delle atomiche europee
Israele nell’UE non basta pero’, perche’ come detto all’inizio il problema della proliferazione degli ordini atomici e’ globale. In Europa le testate sono di proprieta’ della Francia e del Regno Unito: riuscira’ qualcuno a far dire loro per davvero perche’ mai ne dovrebbero aver bisogno? Per esempio, potrebbe mai esserci un attacco atomico all’Europa con un’America indifferente? E in ogni caso, se c’e’ un motivo per cui due Potenze relativamente minori hanno “il diritto alla Bomba” cosa impedirebbe di applicare le stesse argomentazioni piu’ o meno a ogni Stato di media grandezza, Iran incluso?

Non si tratta di argomenti facili, e Parigi e Londra si aggrapperanno alle loro disutili bombe con le unghie e con i denti. Il discorso da fare e’ che proprio perche’ i due ex-Imperi non vogliono rinunciare ai loro giocattoli, c’e’ il rischio di centinaia di migliaia se non milioni di morti in un attacco atomico da qualche parte nel mondo.

Lo status quo e’ quello di un’Europa codarda e ipocrita, le cui minacce e pontificazioni mai potranno liberare l’Umanita’ dal pericolo della Bomba.  Anzi, il numero di Paesi dotati o pronti a dotarsi della Atomica continuera’ a crescere.

E con esso il rischio che qualche idiota faccia esplodere una citta’ per stupidita’ o imperizia.

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English Risk Social Networks

Perception of Risks, Social Networks and Globalization

A radical rethink of the concept of risk is needed in light of globalization and the availability of social networking and communications tools

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There was a time when big news would happen only to complete strangers on TV. Then came e-mail, and Usenet, and groups: and so when TWA800 exploded on July 17, 1996 I knew the brother of one of the dead. Time moved on, and on September 11, 2001 an acquaintance of mine was working in one of the World Financial Center’s buildings (he survived)

When the tsunami arrived at Phuket in Thailand on December 26, 2004, a very close friend of mine was there (he survived too). Finally during the attacks in London on July 7, 2005 one of the dead was Colin Morley, fellow member of Ecademy, the online social and business networking site I belong to since 2003.

Sounds ominous doesn’t it? But it should not be seen as a sign that there is an aura of bad luck around me.

Rather, as per Jeremy Waldron’s great insight in this week’s The New York Review of Books (“Is This Torture Necessary?“, Vol 54, N. 16 · October 25, 2007), the point is that security “is not just an individual good, enjoyed by each of us as a matter of [individual] statistical probability“.

Security must be rethought as a group’s, not just a person’s. Even if on 9/11 “99.999 percent of the US population […] were not killed“, the fact that 2,974 did was a hit on the sense of security of all that could imagine themselves being in the WTC, at the Pentagon or on United 93.

That’s why the fear of a major terrorist attack or any other large catastrophe appears superficially absurd, given each one of us’s infinitesimal probability to be involved. In reality, it’s not “how bad is the risk for me?” but “how bad is the risk for ‘my group’?”

This concept can be expanded further. The first ports of call for one’s feeling of belonging to a group are obviously family, friends and acquaintances/colleagues (in contemporary terms, one’s “active social network”, to the exclusion of the people one is not in touch any longer).

What may or does happen to one’s “active social network” will affect one’s sense of security.

This means in turn that the more people one knows and stay in touch with, the lower the sense of one’s own security. Actually, the cumulative chance of anybody in one’s active social network to be involved in a large catastrophe gets higher and higher as time goes by.

And in a globalized world where people travel around, and the possibility to get to know more people increases, things can only get worse. As something “bad” is bound to happen to somebody sometime, having a big enough active social network will guarantee a hefty supply of tragedies.

If we could be acquainted with every other human being, life would be very very hard to bear.

This is a rather unfortunate, unintended consequence of social networking tools, including basic e-mail.

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Anyway, there are two silver linings to that.

First of all, just as tragedies will be in plentiful supply, so will causes of celebrations. We just have to work out a way to make those travel as fast as bad news already do.

Second, the more we know each other, the less we will be able to just harm each other. As all genocidal Dictators know, it is much harder to kill people when they are people, instead of faceless enemies.

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Droga Italiano UK

Ufficiale di Polizia propone la Legalizzazione delle Droghe in Gran Bretagna

BBC News – 15 Ottobre 2007
Corpo di Polizia Gallese d’accordo sulla liberalizzazione delle droghe

L’Ente di Polizia del Nord del Galles ha annunciato oggi il suo supporto per le proposte di revisione del proibizionismo sulle droghe, proposte avanzate dal suo Commissario Capo Richard Brunstom.

Tali proposte verranno presentate al Ministro dell’Interno del Governo Brown e al Parlamento del Galles, nell’ambito di consultazioni per tutto il Regno Unito riguardo la Legge sull’Abuso di e Tossicodipendenza da Droghe (“Misuse of Drugs Act”, del 1971).

Brunstom vorrebbe sostituire “Droghe” con “Sostanze” in modo da regolamentare anche nicotina ed alcool secondo una scala del danno invece che semplicemente proibire una lista di droghe illegali.

Brunstom ha dichiarato che la “guerra contro le droghe” non puo’ essere vinta e che non vuole che la situazione precipiti verso uno stato di anarchia dell’uso e dell’abuso. Ha poi paragonato i proibizionisti che si oppongono a una revisione delle leggi vigenti, a chi crede che la Terra sia piatta nonostante tutte le prove contrarie.

Anche Leanne Wood, ex-poliziotta adesso parlamentare per il Partito Gallese del Plaid Cymru ha detto che la legge del 1971 non e’ assolutamente efficace e che la strategia corrente proibizionista non puo’ portare ad alcuna vittoria.

Altri politici locali e nazionali sono intervenuti sull’argomento, per lo piu’ contro le nuove proposte, cosi’ come l’Associazione degli Ufficiali di Polizia, una cui portavoce ha definito le idee di Brunstom come “frutto della disperazione” perche’ “porterebbero ad esacerbare il problema”.

NOTE A COMPLEMENTO DELLA NOTIZIA DELLA BBC

Il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe va avanti da alcuni anni nel Regno Unito, dove proposte in tal senso sono gia’ venute piu’ volte dalla Polizia stessa, piu’ incline a occuparsi di criminalita’ invece di chi fa uso personale di sostanze.

In generale le droghe sono classificate a seconda del danno, da “A” (eroina, morfina) a “B” (anfetamine) a “C” (steroidi anabolizzanti). Nel 2004, dopo un periodo di sperimentazione, la Cannabis e’ stata declassata da B a C, con la conseguenza che chi ne e’ scoperto in possesso non e’ piu’ arrestato “per principio”, anche se la droga stessa viene sequestrata dalla Polizia. Una revisione della situazione nel 2005 non ha portato ad alcun cambiamento, anche se Gordon Brown ne ha annunciata un’altra lo scorso Luglio.

Secondo il Sistema Sanitario Nazionale in Inghilterra e Galles, nel periodo 2004/2005 il 26% dei giovani nella fascia di eta’ 16/24 ha ammesso di aver usato droghe nell’anno precedente, e la meta’ ha detto di averle provate almeno una volta nella vita. Fra chi usa droghe, la meta’ ha dichiarato di aver iniziato fra le eta’ di 10 e 15 anni.

Il Ministero dell’Interno ha riportato nel 2005 una riduzione generalizzata del consumo e uso di droghe, con l’unico indicatore stabile rappresentato dalla percentuale di chi fa uso di droghe pesanti (classe “A”). In particolare, l’uso di cannabis dopo la parziale liberalizzazione del 2004 e’ leggermente diminuito.

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English Kosovo peace UN

Kosovo: Dream a Dream Against the Nightmares of Reason

New, unreasonable, absurd ideas are needed to prevent diplomatic logic from perpetrating new injustice in Kosovo thereby prolonging the conflict for many years to come

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After years of postponements, the international crisis around the Kosovo region in the Balkans will climax in a little less than two months.

According to the intentions of the UN Secretary General Ban Ki-Moon, 10 December 2007 will be the final date for the negotiations between Serbia and its Southern province, whose Albanian majority have been out of Belgrade’s control from 1999.

International mediator Martti Ahtisaari has published a Plan with a series of recommendations that include independence for Kosovo. But in all likelihood negotiations will keep failing. And then in December the USA will follow the Ahtisaari Plan, but Russia will not, further attracting Serbia in its orbit.

In the meantime the European Unione (EU) will demonstrate its independence from Moscow by following the path indicated by Washington: thus doing nothing to heal one of the Continent’s most difficult conflicts.

Europeans have been developing for 60 years the art of postponing comprehensive solutions thereby creating more problems. In December 1991, the Union recognized the independence of Croatia and Slovenia, intently to stop the war between Zagreb and Belgrade but in practice triggering the long Bosnian conflict.

The Kosovo issue can be traced back to a geopolitical decision taken 130 years ago above the heads of the inhabitants. At the time the Albanians were denied independence by German Chancellor Bismarck. They got it then in 1913 but only on a chunk of Historical Albania. Substantial amounts of ethnic Albanians were stranded in Serbia, Greece and Macedonia.

The common trait of this history is that nobody has never asked the Albanians’ opinion. Even in Kosovo, the “liberation” has come from American bombs, not the local guerrilla. And from 1999, although elections have been held, the province has effectively been in the hands of the UN, following Security Council Resolution 1244.

Serbs haven’t much to celebrate from history either. Conquered by the Ottomans in 1389 despite winning an epic battle just in Kosovo, they achieved international recognition at the mentioned 1878 Conference, but then lost much of male population facing the Austrian Empire in World War I. Nazis,

Croats and Italians literally and figuratively cut them to pieces (not just figuratively) in World War II. Then, after relative prosperity under Tito’s Communism, the Serbs fought wars nearly for the entire ten years of the extraordinarily aggressive nationalist/socialist Presidency of Slobodan Milosevic.

Serbia is today a nation with a most serious image problem, seven years after nonviolent popular revolution sent the Dictator to die in an international jail. Its path towards becoming a modern democracy is still not easy, with nationalists always too close to power, a First Minister killed by the Mafia, and a list of fugitive war criminals.

With a rancorous attitude, Brussels and Washington relentlessly seem to treat the entire Serbian Nation as “guilty”, somehow illogically after making so much effort to inspire the local democrats.

Unfortunately, one point seems to escape most: Serbs are Europeans, as much as the Italians, the Portuguese and the Germans (and the Albanians).

In truth their society developed a Communist dictatoriship; there is still lots of corruption and Mafia near the power centers; some Serbs have committed atrocities, covering themselves in blood for ethnic cleansing, concentration camps and mass killings. Two egregious war criminals (Karadzic and Mladic) are still on the run.

But doesn’t precisely that make the Serbs truly European? Their history has many correspondences with the rest of the Continent’s: Communist Party; Italian fascism; Nazi genocide; and the many European war criminals never brough in front of a court of law.

And it would not be difficult to continue.

More: the EU is the fruit of the epochal paradigm shift of 1951, when France and Germany, Latin Europe and German Europe, renounced war in the European Coal and Steel Community, some 1942 years after the slaughter of the lost legions of Varus in the Teutoburg forest.

The EU is the foremost peacemaking experiment in the History of Humanity, more important because more complex also than those 4,000 completely demilitarized miles between USA and Canada.

But if peace is where the idea of Europe begins, that’s where it may end (or jam, perhaps). And so only an enlargement that would include Serbia, the former adversary, would sanction the Continental “completion” of the EU, exactly because for years Serbia has been the enemy to isolate and to bomb.

(two points for clarity: the enlargement to include Albania is also important but it appears a question of time…from a strategic point of view, it has happened already. And the other “missing pieces” from the Continent (Switzerland, Norway, Iceland) are in all but paper members of the Union, having to adhere to almost all of its directives and regulations).

Finally, without Serbia, and indeed if Serbia voluntarily and angrily refused to join the EU in open contrast to the dream of the founders (Spinelli, Monnet, Schuman), the Union would have to waste time and resources on that inner wound ready to spill blood at the first opportunity: bye-bye to further expansion with Turkey, the Ukraine, Morocco and Israel!

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Unfortunately, this is the most likely future.

In the Kosovar crisis international diplomacy has shown all its limits, and especially its “Curse of Reason”, with perfectly logical behaviors by all protagonists combining in perfectly illogical, and disastrous collective decisions.

Think of the tragic chain of events that changed the solid European equilibrium before the Sarajevo murder in 1914 to the suicidal years of the First World War; think also of the War of Korea, stopped on July 27, 1953 at the same border where it started on June 25, 1950, minus four million dead.

In Kosovo too, everybody behaves according to logic. For the local Albanians, independence is now a goal they thought they had reached a year ago. For the Serbs in Pristina and Belgrade, keeping Kosovo as a province is the last bastion to defend national dignity, having been divorced by Slovenes, Croats, Bosniacs, Macedonians and Montenegrins.

The larger fish couldn’t disagree more either. The USA have repeteadly declared their intention to recognize the independence of Kosovo, in opposition to Russia, while the EU awaits unanimity and so can only show paralisis.

It is hard to imagine how could any “logical” solution satisfy all the parties. Indeed, every “practical idea” guarantees the perpetration of this or that injustice: an independent Kosovo would be evidence for the Serbs that their interests are of no concern to the USA and the EU: frankly, one put-down too many, and without any strong reason why.

Declaring Kosovo as a province of Serbia would mean in turn the betrayal of years of expectations, and would alienate the Kosovars without eliciting so much as a “thank you” note” from Belgrade or Moscow.

Leaving the status quo would not help the development of a territory that is getting addicted to international aid, and where the way to riches passes through the local Mafia and drug smuggling.

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Some new solution is needed for Kosovo: an unreasonable, absurd, impratical idea and for those very reasons logical, reasonable and indeed practical, a lot more than the Cold and Warm Wars (and probably, the dead people) that otherwise await all of us in the future, almost with absolute certainty.

What kind of solutions? Offering independence to a smaller Kosovo, cut out according to pre-1999 ethnic lines plus adjustments, with the territories with Serbian majorities conceded to Serbia? Implementing a customs union of Serbia, Kosovo and Albania that would simplify their EU accession negotiations whilst rendering obsolete the issue of Kosovo independence?

Offering free circulation of people between Serbia and independent Kosovo, with generous aids for Serbs to repatriate? Setting aside independence in favor of a “macualted” federal state? Guaranteeing to Serbia the immediate accession to the EU as soon as the necessary laws are implemented, and in any case not after Croatia and Turkey?

Re-admitting Belgrade to the assembly of nations without the lasting distrust and independently from the situation with the war criminals? Compensating the civil Serbian victims of the 1999 war?

None of those questions may be the answer: indeed, they could be all and only Dreams.

However, what has the Powers’ diplomacy to offer, but Nightmares?

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catastrophism Climate Change Conflict resolution Darfur English Policy Science Skepticism UN

IgNobel Peace Prize A More Likely Contribution to Peace than Al Gore’s

Apparently one of the reasons for Al Gore and the IPCC to receive the 2007 Nobel Peace Prize relates to “green” being nowadays equal to “peace”.

This is absolutely a fantasy as there are many, many wars and conflicts around the world and not even one can honestly be related to climate change or global warming.

The one example that is always used is the remote possibility that increased drought would be behind the Darfur genocide. Such a link has been fabricated in a recent UN report and it is a shameful way of abandoning all those women and children while providing a ready-made excuse for the people committing the genocide.

All that, because a bunch of rich people fear that world temperature may go up 2C in 40 or 100 years, and can only get their worries on top of everybody’s agendas by stocking up fears?

The issues about Darfur have nothing to do with climate. And in any case, on the entire rest of the surface of the planet there is not a single other place where armed conflicts can be even remotely connected to any presumed, measure or modelled change in the climate.

Israel is bombing nuclear targets in Syria and Damascus did not even complain, and we think that peace will come from lowering CO2 in the atmosphere??

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The contribution by Al Gore and the IPCC to present or future peace remains a mystery indeed. And other big questions remain open:

  • Why give a Prize before the fact, when we do not even have a Kyoto-II Agreement?
  • Why a political award to what is supposed to be a non-policy-making international body of scientists like the IPCC?
  • Why not a Nobel Prize in Physics for the IPCC if the science of global warming is strong enough to justify their efforts that earned them a Peace Prize?
  • Why can’t concerned IPCC scientists group themselves outside of the Panel, thus separating Science from politics?

All in all, this year’s IgNobel Peace Prize does seem a more likely contribution to peace than what Al Gore and the IPCC have not yet done:

PEACE: The Air Force Wright Laboratory, Dayton, Ohio, USA, for instigating research & development on a chemical weapon — the so-called “gay bomb” — that will make enemy soldiers become sexually irresistible to each other.
REFERENCE: “
Harassing, Annoying, and ‘Bad Guy’ Identifying Chemicals,” Wright Laboratory, WL/FIVR, Wright Patterson Air Force Base, Ohio, June 1, 1994.

A bit far-fetched, perhaps, especially about attracting annoying creatures, eliciting halitosis and the extraordinary application of the old slogan Make Love Not War to the battlefield: still, the Wright Laboratory’s efforts were (are?) about changing the nature of the armed conflicts of today, not the ones some very worried people are imagining now will happen in five or more decades.

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Catastrofismo Clima Italiano Scienza

Come Previsto: Della Frana Incolpato il Clima

Ho pubblicato ieri una delle notizie false della MNN, nella quale si incolpava il Cambiamento Climatico della grande frana di Sesto Pusteria.

Per ora la previsione dell’ascesa del Ministro Pecoraro Scanio a Maresciallo d’Italia Plenipotenziario non si e’ avverata.

Pero’, a dimostrazione che ormai qualunque cosa accada non si smette mai di dire sciocchezze sul riscaldamento globale, qualcuno e’ saltato subito fuori dicendo davvero che le frane sulle Dolomiti le causa il clima che cambia…

Quei segnali dai monti in agonia
Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza
di PAOLO RUMIZ
Quei segnali dai monti in agonia Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza – cronaca – Repubblica.it

“in montagna ogni senso di sicurezza è diventato illusorio, da quando il clima è cambiato e le Alpi hanno preso a franare come colpite dalla lebbra.”

Prima di spaventarsi conviene leggere altre fonti, come per esempio Il Giornale

«Fenomeno naturale, e il clima non c’entra»
di Enza Cusmai – sabato 13 ottobre 2007, 07:00
ilGiornale.it – «Fenomeno naturale, e il clima non c’entra» – n. 242 del 13-10-2007

“Il clima non c’entra?
«Nessuna variazione climatica può incidere su sedimenti vecchi 200 milioni di anni. Per loro, cento anni in più o in meno sono irrilevanti».”

Inoltre ricordiamo il Sommo Poeta

> Qual è quella ruina che nel fianco
> di qua da Trento l’Adice percosse,
> o per tremoto o per sostegno manco,
>
> che da cima del monte, onde si mosse,
> al piano è sì la roccia discoscesa,
> ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
>
> cotal di quel burrato era la scesa;
> Dante Aligheri – Divina Commedia Inferno Xii

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catastrophism Climate Change English Nobel Science

Nobel Peace Prize awarded to alarmist prone to shout off questioners…

…and to Intergovernmental Panel that discards all commentaries that are not “on-message”.

Fortunately Lysenko has been dead for a few years otherwise next year’s Nobel Prize in Chemistry would have been his.

And it’s the first time in history that a Nobel Prize has been assigned not in recognition of the past, not as a reward for the present, but for reasons that may, perhaps, happen sometimes in the future…


A reminder of Al Gore’s attitudes:

…after the interview [Al Gore] and his assistant stood over me shouting that my questions had been scurrilous, and implying that I was some sort of climate-sceptic traitor.”

Here also a link to the full reasons for a British High Court Justice to state that “some of the errors, or departures from the mainstream, by Mr Gore in An Inconvenient Truth in the course of his dynamic exposition, do arise in the context of alarmism and exaggeration in support of his political thesis“.

Interestingly, there are nine inaccuracies that as a consequence of a court’s decision “have to be specifically drawn to the attention of school children“:

  • The film claims that melting snows on Mount Kilimanjaro evidence global warming. The Government’s expert was forced to concede that this is not correct.
  • The film suggests that evidence from ice cores proves that rising CO2 causes temperature increases over 650,000 years. The Court found that the film was misleading: over that period the rises in CO2 lagged behind the temperature rises by 800-2000 years.
  • The film uses emotive images of Hurricane Katrina and suggests that this has been caused by global warming. The Government’s expert had to accept that it was “not possible” to attribute one-off events to global warming.
  • The film shows the drying up of Lake Chad and claims that this was caused by global warming. The Government’s expert had to accept that this was not the case.
  • The film claims that a study showed that polar bears had drowned due to disappearing arctic ice. It turned out that Mr Gore had misread the study: in fact four polar bears drowned and this was because of a particularly violent storm.
  • The film threatens that global warming could stop the Gulf Stream throwing Europe into an ice age: the Claimant’s evidence was that this was a scientific impossibility.
  • The film blames global warming for species losses including coral reef bleaching. The Government could not find any evidence to support this claim.
  • The film suggests that sea levels could rise by 7m causing the displacement of millions of people. In fact the evidence is that sea levels are expected to rise by about 40cm over the next hundred years and that there is no such threat of massive migration.
  • The film claims that rising sea levels has caused the evacuation of certain Pacific islands to New Zealand. The Government are unable to substantiate this and the Court observed that this appears to be a false claim.
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Ambiente Cambiamento Climatico Catastrofismo Clima Italiano Politica

In Conseguenza del Nobel Preventivo ad Al Gore…

Una volta c’era la Guerra Preventiva (Iraq), oggi c’e’ il Nobel Preventivo per la Pace (ad Al Gore e all’IPCC, per la prima volta nella Storia un Premio assegnato non per quanto fatto in passato, ma sulla base di qualcosa che, forse, potrebbe accadere in futuro).

Perche’ allora non dare spazio anche a Notizie Preventive? Per esempio questo comunicato stampa dal futuro:

Roma, 12 Ottobre (MNN) –  I Cambiamenti Climatici dietro l’enorme frana sulle Dolomiti

Sesto Pusteria: un boato alle 9; il crollo da Cima Una. Dal rifugio in val Fiscalina chiamano soccorsi: “L’intera valle è invasa da detriti e polvere” (foto). I soccorritori: “Aiutati alcuni escursionisti, non ci sono feriti“.
Il Ministro Pecorario Scanio ha dichiarato: “Si tratta dell’ennesimo segno che i cambiamenti climatici stanno minando la sicurezza ambientale e sociale della Nazione. Stabiliro’ questa sera stessa un Comitato di Salute Pubblica che prendera’ in mano le redini del Paese. Dirameremo a breve un bollettino di informazione che andra’ a sostituire i giornali risparmiando cosi’ da morte certa milioni di alberi“.
Il Maresciallo d’Italia Plenipotenziario Pecoraro Scanio ha poi confermato l’abbattimento di una quercia “sacrificata per costruire la ghigliottina che ci aiutera’ a liberarci dai dissenzienti“.

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catastrophism Climate Change English Politics

Climate Supremacists Cannot Tolerate Any Dissent

I have just stumbled into two examples of all that is wrong with Climate Supremacists’ mindset of impending doom by climate change/global warming: their absolute inability to tolerate any form of dissent, however mild.

First, have a look at Bill McKibben’s review of Bjorn Lomborg’s new book “Cool It: The Skeptical Environmentalist’s Guide to Global Warming” (The New York Review of Books, October 11, 2007).

McKibben’s review is a series of invectives against Lomborg, with ample space dedicated to denigratory remarks and the one, solitary invite to visit www.lomborg.com to read anything positive about the Danish author.

I simply cannot remember any article of comparable vitriol on the NYRB during the past 2 years at least. Evidently McKibben holds some grudge against Lomborg: from the former’s remarks, it is apparent that the issue is Lomborg’s questioning of the received wisdom of having to be very, very worried about the evolution of the world’s climate.

It is important to note that Lomborg believes in the scientific consensus of anthropogenic global warming (AGW). Alas, he commits the radical sin of trying to think for himself, of pointing out there are other issues to tackle, and (the shock! the horror!) of having received “right-wing support“.

For all of the above, Lomborg’s work cannot simply be reviewed by McKibben: it has to be demolished along with its author’s reputation, over and over again in sentence after sentence.

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The second example is an inadvertently hilarious piece by Roger Harrabin, BBC Environment Analyst (“The heat and light in global warming“, BBC News Website, October 11, 2007).

After a long analysis on all that is wrong with people that don’t think it appropriate for the movie “An Inconvenient Truth” to be shown to youngsters in schools, Harrabin remarks about his own experience after asking an inconvenient question to Al Gore:

“…after the interview [Al Gore] and his assistant stood over me shouting that my questions had been scurrilous, and implying that I was some sort of climate-sceptic traitor.”

Once again, Harrabin is a firm believer that AGW is happening, and he even shows all signs of worry for the future: still, the one time he tries to think for himself, immediately he’s considered a “traitor”.

Will Roger Harrabin ever connect the dots, and understand that Al Gore’s message on climate is an ideological, all-encompassing, freedoms-destroying credo that cannot leave any space whatsover to any dissent? Some hope!

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It is a constant of history that leaders have been able to curtail freedoms in the name of public safety and a brighter future.

As Climate Supremacists ominously follow those earlier examples, stopping their dictatorial attitudes is the duty of every libertarian and of anybody that takes liberty into consideration.

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Italiano New York Review of Books

Da New York, Un Siluro contro Veltroni

Il Candidato-Eletto alla guida del Partito Democratico viene descritto come un Sindacco distratto e senza i piedi per terra, troppo occupato con le facezie delle Notti Bianche e le opportunita’ fotografiche con i bambini per fare niente di efficace per la Citta’ Eterna.

Scrive infatti Ingrid D. Rowland sulle pagine della prestigiosa The New York Review of Books, periodico associato all’italiana Rivista dei Libri:

Roma: Le Meraviglie e le Minacce (11 Ottobre 2007)

E’ triste constatare che la Roma del 2007 e’ un posto meno sicuro e meno piacevole da vivere (e visitare) di quanto lo fosse cinque o sei anni fa. Gli edifici ripuliti per il Giubileo del 2000 stanno ingrigendosi di nuovo nell’aria inquinata della citta’, sporcata da nuove legioni di SUV e dai bus turistici giganteschi che il Sindaco precedente, Francesco Rutelli, aveva confinato alla periferia della citta’.

Droghe e violenza sono adesso piu’ evidenti che negli “anni di piombo” degli anni 70 e 80. […] Roma e’ ora nelle mani di un Sindaco la cui vocazione e’ altrove. Volenteroso e pronto a dare spettacolo, Walter Veltroni crea Festival del Cinema e le “Notti Bianche”, accompagna studenti in Ruanda, Malawi e ad Auschwitz e si fa vedere con Bob Geldof, Leonardo DiCaprio, Rigoberta Menchu e simili dal Palazzo Comunale progettato da Michelangelo.

Ha appena scritto il suo primo romanzo. E’ un uomo per lo spettacolo piuttosto che l’infrastruttura; e’ vero che sta completando una nuova linea della metropolitana, ma sono le vecchie linee che hanno bisogno della sua attenzione, fisicamente deteriorate e allarmantemente spazi di violenza.

Come piace sempre piu’ precisare ai Romani, il Terzo Mondo puo’ essere trovato proprio sotto i piedi del Sindaco, nelle sporche strade di Roma piene di buchi, fra i giovani senegalesi che vendono borse firmate e false, fra i cuochi egiziani la cui abilita’ con la pasta e la pizza sostiene un numero sempre maggiore di ristoranti romani.

La maggior parte dei stranieri sono stati assorbiti relativamente rapidamente in Roma, ma un numero sempre più significativo sta fallendo di completare quel processo. Per aiutare quelli, servirebbe a Roma un Sindaco con la vocazione e l’umilta’ di fare quanto non fa notizia ma e’ comunque essenziale: pavimentazione, sorveglianza, pulizie, riparazioni […]

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Cinema Italiano

Il Conformista

“Il Conformista” di Bernardo Bertolucci (1970) e’ una successione di immagini senza continuita’, una specie di enciclopedia del campionario disponibile ad un cineasta. Sembra quasi che il regista abbia voluto michelangeloantonionizzarsi piu’ dell’originale.

Come intrattenimento e’ orrendo, ma magari e’ un film utilissimo in una scuola cinematografica?

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Guerra Italiano Politica UE

Kosovo: Un Sogno per Superare la Crisi

Occorrono idee nuove, irragionevoli, assurde, per evitare che logica e realismo conspirino diplomaticamente a perpretare nuove ingiustizie in Kosovo, e prolungarne per molti anni la situazione di conflitto

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Dopo tanti anni di rinvii la crisi internazionale intorno al Kosovo sta per venire al pettine.Secondo le intenzioni del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, il 10 dicembre sara’ la data conclusiva dei negoziati fra la Serbia e la provincia meridionale a maggioranza Albanese esclusa dal controllo di Belgrado dal 1999.

Il mediatore Martti Ahtisaari ha pubblicato lo scorso Aprile una serie di raccomandazioni che includono l’indipendenza del Kosovo, e ci sono tutte le indicazioni che gli ulteriori negoziati in corso falliranno, gli USA seguiranno il Piano Ahtisaari, la Russia ne fara’ un caso, e la Serbia si chiudera’ a riccio rifiutando sdegnata a priori di entrare nell’Unione Europea (UE), sempre piu’ attratta in orbita intorno il Presidente Putin (che magari all’epoca sara’ Primo Ministro).

Nel frattempo la UE, per dimostrare di non essere comandata da Mosca, decidera’ in una materia cosi’ straordinariamente europea di seguire quanto dettato da Washington: scegliendo cosi’ di non fare niente per sanare i conflitti rimasti aperti nel Continente.

Anzi, si puo’ essere certi che scorre abbastanza cattivo sangue fra il Kosovo e il resto della Serbia da garantire che dal 10 dicembre in poi, i mercanti d’armi faranno affari con le bande armate di qua e di la’ della “nuova” frontiera, semmai ce ne fosse bisogno.

La Storia insegna che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Europei sono diventati bravissimi a illudersi che i problemi si risolvono rimandandone la soluzione a data da destinarsi. Non meravigliamoci allora se non e’ cambiato molto da quel Dicembre 1991 nel quale prima la Germania e poi il resto dell’Unione riconobbero l’indipendenza di Croazia e Slovenia, all’apparenza fermando la guerra fra Zagabria e Belgrado ma in pratica scatenando il lunghissimo conflitto bosniaco.

Un parallelo tra la Bosnia e il Kosovo e’ ovvio: nella prima furono Musulmani e Croati a optare per l’indipendenza nonostante il desiderio dei Serbi locali, nel Kosovo sono gli Albanesi: o meglio, gli Albanesi che si sono trovati in Serbia a causa di una decisione geopolitica presa sulla testa dei loro avi, quasi 130 anni fa.

Gli Albanesi sono infatti uno dei popoli storicamente “perdenti”, un po’ come i Kurdi. Nel 1878 fu addirittura riconiata da Bismarck per l’Albania quella frase “solo un’espressione geografica” usata anni prima per definire l’Italia. E fu quindi negata l’indipendenza, fino al 1913 quando l’Albania che conosciamo e’ stata ritagliata in una conferenza internazionale a Londra, abbandonando pero’ una larga fetta di popolazione etnicamente albanese nelle attuali Serbia, Grecia e Macedonia.

La caratteristica che accomuna queste decisioni e’ che nessuno ha mai interpellato gli Albanesi stessi. Anche in Kosovo, alla fine la “liberazione” e’ arrivata dalle bombe americane, non dalla guerriglia. E dal 1999, nonostante siano state tenute delle elezioni, la provincia e’ stata effettivamente in mano all’ONU seguendo la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1244.

Neanche i Serbi hanno granche’ da celebrare nella loro storia. Sottomessi dagli Ottomani nel 1389 dopo aver vinto una battaglia contro di quelli proprio in Kosovo, fu loro riconosciuta internazionalmente l’indipendenza nella gia’ citata Conferenza del 1878. Persero pero’ la maggior parte della popolazione maschile fronteggiando l’Impero Austriaco nella Prima Guerra Mondiale, e furono atti poi a pezzi non solo figurativamente da Nazisti, Croati e Italiani nella Seconda Guerra Mondiale,. Finito il Comunismo di Tito hanno fatto guerre quasi per tutti i dieci anni della straordinariamente aggressiva Presidenza nazionalista/socialista di Slobodan Milosevic, in un isolamento sempre piu’ implacabile.

La Serbia e’ oggi una nazione con serissimi problemi di immagine, che per qualche motivo non si sono risolti quando il Dittatore nel 2000 e’ stato impacchettato verso il processo all’Aja e la morte in carcere. Il suo cammino verso una democrazia “moderna” continua a non essere facile, con i nazionalisti sempre al potere o quasi, un Primo Ministro ucciso dalla mafia, e vari criminali di guerra ancora latitanti. Nonostante il cambiamento di regime grazie a una incruenta rivoluzione popolare, non c’e’ stato granche’ tentativo di rapprochement fra Belgrado e Bruxelles/Washington, in un atteggiamento rancoroso.

Sembra quasi che l’intera Nazione Serba debba “scontare colpe”, in un modo di pensare un po’ difficile da comprendere specie in chi ha fatto tanto per intervenire, togliere di mezzo Milosevic e dare spazio alla democrazia.

Ma i Serbi sono Europei, quanto lo sono gli Italiani, i Portoghesi e i Tedeschi (e gli Albanesi). E’ vero che la loro societa’ si e’ sviluppata anni fa in maniera dittatorial-comunista; che c’e’ ancor oggi corruzione e mafia nei centri di potere; che alcuni Serbi hanno commesso atrocita’ in una guerra a tutti gli effetti civile, macchiandosi di sangue in tentativi di pulizia etnica, in campi di concentramento e in eccidi; e che due criminali di guerra come Karadzic e Mladic siano ancora a piede libero.

Ma tutto cio’ rende i Serbi ancora piu’ Europei, accomunando la loro storia con quella di quasi tutto il resto del Continente: dai Partiti Comunisti; al fascismo italiano; alle menti naziste genocide, molte delle quali poi fuggite e mai trovatisi di fronte a un tribunale. E non e’ difficile continuare.

Possiamo anzi dire di piu’: la UE e’ figlia del cambiamento epocale di paradigma del 1951, quando l’ascia di guerra fra Francia e Germania, l’Europa Latina e quella Germanica, fu sotterrata nella Comunita’ Europea del Carbone e dell’Acciaio, ben 1942 anni dopo il massacro delle legioni di Varo nella foresta di Teutoburgo. La UE e’ l’esperimento di pacificazione piu’ di successo nella Storia dell’Umanita’, piu’ importante perche’ piu’ complesso anche dei 6414 chilometri completamente smilitarizzati fra USA e Canada.

Ma se con quell’idea l’Europa comincia, con quella finisce (o quantomeno, si inceppa). Sara’ insomma proprio l’ingresso della ex-antagonista Serbia a sancire il completamento “europeo” della UE, proprio perche’ la Serbia e’ stata per anni il nemico da isolare e finanche bombardare.

(Un paio di incisi per chiarezza: anche l’ingresso dell’Albania nella UE e’ importante ma appare soprattutto una questione di tempo…dal punto di vista strategico, e’ come se fosse gia’ avvenuto. E gli altri “pezzi mancanti” del Continente (Svizzera, Norvegia, Islanda) sono in tutto tranne che sulla carta membri effettivi dell’Unione, di cui devono seguire quasi ogni direttiva e regolamento).

Infine, senza Serbia, anzi se la Serbia viene messa alla porta e/o si pone volontariamente in contrapposizione del sogno che fu di Spinelli, Monnet e Schuman, la UE non solo non potra’ mai essere completa, ma si trovera’ anche a spendere tempo e risorse per quella che rimarra’ una ferita interna, inutilmente aperta e che sanguinera’ alla prima occasione: altro che espansione alla Turchia, all’Ucraina, al Marocco e ad Israele!

Purtroppo pero’ quello e’ il futuro piu’ probabile. Per gli Albanesi del Kosovo, l’indipendenza e’ adesso un sogno che pensavano di aver gia’ ottenuto l’anno scorso. Per i Serbi a Pristina e Belgrado invece il mantenimento della provincia del Kosovo e’ l’ultimo bastione di dignita’ nazionale da difendere, dopo essere stati divorziati da Sloveni, Croati, Bosniaci, Macedoni e Montenegrini.

Andrebbe considerata anche la posizione dell’Albania, che naturalmente non e’ stata invitata ai negoziati ma e’ pur sempre confinante e a cui potrebbe aspirare di unirsi nel futuro un Kosovo alla cui indipendenza il Primo Ministro di Tirana Sali Berisha si e’ dichiarato favorevole (anche se il sogno della Grande Albania forse e’ morto il giorno che i rifugiati kosovari hanno potuto “apprezzare” in che stato era ridotta dopo il suicidio culturale, sociale e politico di 41 anni anni sotto Enver Hoxha; paradossalmente, il Kosovo potrebbe entrare nella UE molto prima dell’Albania).

La partita pero’ e’ fra pesci grossi. Ci sono di mezzo anche gli USA, che hanno dichiarato piu’ volte l’ntenzione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, in aperto contrasto con la posizione filoserba della Russia, mentre la UE cerca di decidere la propria strategia all’unanimita’ e quindi pospone ogni atto concreto il piu’ possibile..

Siamo alle solite, con gli Albanesi in mano alle Potenze che se li tirano di qua e di la’: 94 anni dopo Londra 1913, non e’ cambiato niente.

E’ facile capire perche’ allo stato attuale i negoziati non siano arrivati a conclusione. Nella crisi del Kosovo la diplomazia internazionale mostra tutti i suoi limiti, colpita ancora una volta dalla “Maledizione della Ragione”: quel meccanismo per il quale la somma dei comportamenti perfettamente logici di ciascuno dei protagonisti e’ una decisione collettiva perfettamente illogica, e disastrosa.

Pensiamo al gioco delle parti che porto’ l’equilibratissima Europa di prima dell’attentato di Sarajevo nel 1914 alla autodistruttiva crisi della Prima Guerra Mondiale; oppure anche alla Guerra di Corea, che si interruppe il 27 Luglio 1953 al confine dove era iniziata il 25 Giugno 1950, con la “piccola differenza” di quattro di milioni di morti.

Per forza di cose, nessuna soluzione “logica” presentata finora puo’ soddisfare tutte le Potenze, anzi ogni “idea pratica” garantisce il perpretrare di una ingustizia: un Kosovo indipendente sarebbe la prova che degli interessi della Serbia agli USA e alla UE non potrebbe importare meno: francamente, un’umiliazione davvero di troppo e non si sa bene a quali fini. Un Kosovo provincia della Serbia vorrebbe dire invece il tradimento delle aspettative costruite in tutti questi anni, e alienerebbe i kosovari senza peraltro suscitare moti di ringraziamento a Belgrado o a Mosca.

La continuazione dello status attuale di protettorato ONU non giova invece certo allo sviluppo di un territorio che sta sviluppando dipendenza dagli aiuti internazionali, e dalle attivita’ malavitose che si finanziano con il contrabbando soprattutto di droga.

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Occorre allora un’idea nuova, irragionevole, assurda, impraticabile e proprio per quello davvero logica, ragionevole e pratica, molto piu’ che le guerre fredde e calde (e probabilmente, i morti) che altrimenti, quasi ineluttabilmente ci attendono.

Quale puo’ essere quell’idea? Offrire l’indipendenza a un Kosovo leggermente piu’ piccolo, secondo le linee etniche di prima del 1999, con conseguente cessione dei territori a maggioranza Serba alla Serbia?

Implementare una unione doganale Serbia/Kosovo/Albania che semplificherebbe le loro trattative di accesso alla UE e renderebbe in un solo colpo obsoleto il problema dell’indipendenza del Kosovo?

Offrire la libera circolazione delle persone fra Serbia e Kosovo indipendente, con generosi aiuti per i Serbi che volessero rientrare in patria? Dimenticare l’indipendenza in favore di una separazione federale a base etnica “a macchia di leopardo”? Garantire alla Serbia l’ingresso immediato nella UE una volta varata la legislazione necessaria, e comunque non dopo Croazia e Turchia? Riammettere Belgrado nel consesso delle nazioni senza la sfiducia passata e indipendentemente dalla situazione con i criminali di guerra? Compensare almeno le vittime serbe civili del 1999?

Nessuna di quelle domande ha una risposta facile: anzi, potrebbero essere tutti e solo Sogni. D’altronde, cosa hanno da offrire le Potenze, se non incubi?

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ADDENDUM DEL 8 NOVEMBRE: Segnalo il blog di Roberto Spagnoli sull’argomento Kosovo

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English Science Skepticism

Rock-bottom Quality at The Lancet

Plenty of red faces at The Lancet in a few years’ time when somebody will decide to carefully read what they have allowed onto such an esteemed publication:

Food additives and hyperactive behaviour in 3-year-old and 8/9-year-old children in the community: a randomised, double-blinded, placebo-controlled trial– www.thelancet.com – published online September 6, 2007 DOI:10.1016/S0140-6736(07)61306-3

To the eye of the busiest readers, such a paper could not be more explicit about the dangers of artificial food colouring and preservatives :

Interpretation: Artificial colours or a sodium benzoate preservative (or both) in the diet result in increased hyperactivity in 3-year-old and 8/9-year-old children in the general population

It’s just too bad that the results published in the very same article warrant such a conclusion not at all.

(1) The study included a tiny sample of 300 children, hardly something meaningful for the “general population”

(2) Unbelievably, importance is given to result of very little statistical significance.

Statistical significance is indicated, as usual, as “p”: in the article, “p=0.044” means the probability of the result being by chance is  1/22. “p=0.02” corresponds to  1/50 and “p=0.023” means 1/44.

In other words, out of 22 results with “p=0.044“, one of them will be statistically bound to be due to chance: and thus, meaningless. In fact, it is best practice for statistical significance to be granted only for “p=0.01” (1/100) or less.

(3) The only result with an acceptable p is “mix B” with “p=0.001” (1/1000). However, that corresponds to an increase in hyperactivity of just 0.17, that is around 8.5% of the threshold (2.0) defined by the authors for Hyperactivity Disorder/ADHD

Such a low value, and the fact that “mix A” has shown no statistically-significant results, can only be interpreted by saying that the impact of artificial colouring and preservatives on ADHD is irrelevant

Note also that if I am not mistaken not even one of the children in the study ever showed any indication of Hyperactivity Disorder. And I will not even be drawn in the discussion of if and how ADHD could truly be measured as claimed in the article.

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Oh boy! Could any of that have stopped the UK’s Food Standards Agency (sponsors of the study) from abusing the results to call for a lower use of artificial colouring and preservatives in food? ‘Course not.

Let’s give the FSA their due, though: having classified honey as junk food, incredibly claiming “science” to be on the side of such an abysmally stupid choice, they have to defend their reputation and therefore can only keep misusing “science” to provide foundations to their prejudices, for the foreseeable future.

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Should we try to avoid using artificial colouring and preservatives in food, especially for children? Yes. But should we base our choice on inconclusive evidence masquerading it as “scientific”? No. Never.

Because: is it ethical to add meaningless worries to parents already 100% busy with their children and ADHD? No. And it will never be.

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And by the way: shame to the science editors that don’t properly read the original articles they decide to write about. Critical eyes should not be confined to movie reviews.

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Etica Italia Italiano Politica

L’Italia delle Rime Bacate

(c) M Morabito 2007

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Per trovarla sono andato in Parlamento
Mi hanno detto, Cosa Vuole, Cosa Crede
Qui comanda il Partito e pure il Prete

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Di cui traccia niente era nel Governo
La’ regnavano forti gli interessi
Impegnati tutti a farsi tutti fessi

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Nella piazza con la gran manifestazione
Ma deluso ho lasciato quelle urla
Liberta’, diritti? Tutte tante solo burla

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Dentro i sommi ed aulici Atenei
Dove invece lo Stato e’ solo ostaggio
Dei Baroni e di ogni vassallaggio

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Visitando i Signor d’Economia
L’evasione, ahi volevano un po’ tutti
Affidandosi a imbroglioni e farabutti

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Forse vive in mezzo agli operai?
Ma la’ dettan legge sindacati
Del potere fin troppo innamorati

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Fra chi scrive per giornal e televisione
Tanti tanti, fatto molto assai scocciante
Aspettavan sol il soldo ben sonante

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Sperando di scovarla fra la gente
Quanti i furbi che pretendon pulizia
Che risate, mai piu’ grande l’idiozia

Ho trovato la Repubblica Sovrana!
Occupata era, contro i clandestini…
Diventata forte, ligia e risoluta
Sol con chi ha la speranza muta

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Birmania Etica Italiano

Una Questione Birmana per la Total

Daniel Altman dell’International Herald Tribune menziona sul suo blog “Gestire la Globalizzatione” la riluttanza da parte del gigante francese del petrolio Total di abbandonare i le attivita’ in Birmania.

Malgrado infatti decenni di dittatura e la crisi in corso, Total “insiste che la sua presenza migliora le vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“.

Orbene, e’ difficile immaginare Total come un gruppo di angeli verginali preoccupati delle potenziali ricadute negative dei loro comportamenti.Quello che sappiamo e’ che qualcuno li’ ovviamente decise un certo tempo fa che sarebbe una buona idea investire in una dittatura.

E’ ancora piu’ difficile immaginare che uno Stato dia via le proprie risorse gratis: e quindi e’ evidente che Total ha contratti in cui si spartisce i profitti con il Governo Birmano: cioe’, Total sta finanziando la continuazione della dittatura.

Ma c’e’ di piu’: la Birmania e’ il Paese piu’ corrotto al mondo insieme alla Somalia (secondo l’indice appena pubblicato da Transparency International e segnalato dal Washington Post il 27 settembre).

Chi allora potrebbe seriamente sostenere che Total (o qualunque altra azienda per quello che importi) abbia trovato il modo di ottenere il petrolio o il gas dalla Birmania senza partecipare ad alcuna corruzione?

Quello sarebbe davvero un miracolo. E quindi possiamo ragionevolmente dire che con tutta probabilita’, ci sono tutti i segni che Total, ancora una volta, sta appoggiando la dittatura birmana (e no, non e’ sola).

Di conseguenza la presenza di Total e’ direttamente collegata alla sofferenza di circa 50 milioni di persone in Birmania. Ma i diritti di quelli superano forse i miglioramenti grazie alla Total alle “vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“?

Se cosi’ non fosse, si potrebbe giustificare qualunque violazione dei diritti umani a patto che una quantita’ ragionevole di persone appaiano guadagnarne economicamente. Non sono sicuro che quella sia la strada da percorrere.

Cosa dovrebbe fare la Total, allora? Dipende dal suo rapporto con la Giunta Militare al momento.

Se Total deve essere supina perche’ teme di perdere i contratti ed non se lo puo’ permettere, cio’ significherebbe che l’azienda sta correndo un grande rischio con i soldi dei suoi investitori, visto che una parte critica dei suoi redditi dipende dalle fisime di un numero di persone mai elette e piuttosto impopolari sia nel mondo che nel loro Paese.

E’ sicuramente ora per la Total di ridurre quel rischio, per esempio andandosene dalla Birmania alla prima occasione.

Se Total puo’ invece avere il coltello dalla parte del manico (per esempio visto che i Generali birmani hanno bisogno di un flusso di reddito stabile, i loro guadagni dalla corruzione), allora la ditta dovrebbe fare pressione affinche’ vengano fatte le riforme necessarie oppure uscire del Paese: perche’ se non usa il potere che ha, la Total e’ complice in tutte le uccisioni, tutti gli assalti, tutte le torture e tutte le incarcerazioni.

Forse, malgrado la grandezza e la profondita’ delle sue cassaforti, e’ troppo chiedere alla Total di portare il cambiamento in un Paese. Ma per l’azienda e’ davvero obbligatorio almeno tentare, oppure chiudere il becco riguardo il portare “miglioramenti” alle vite di chicchessia.

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Burma English Ethics

Total’s Burmese Question

The IHT’s Daniel Altman mentions in his “Managing Globalization” blog French’s giant oil company Total’s reluctance to abandon its Burmese operations.

Despite decades of dictatorship and the ongoing crisis, Total “insists that its presence improves the daily lives of tens of thousands of local people“.

Well, it’s hard to imagine Total as a bunch of virginal angels wondering about their potential wrongdoings. Obviously somebody there decided some time ago it would be a good idea to invest in a dictatorship.

It is even harder to imagine any State giving away its resources for free, so it is obvious that Total is in some sort of revenue-sharing agreement with the Burmese government: hence, Total is financing the continuation of the dictatorship.

Not only that: Burma is the most corrupted country in the world alongside Somalia (according to Transparency International’s 2007 index, reported by the Washington Post on September 27 ). Who would then seriously argue that Total or any other company for that matter has found a way to get oil or gas out of Burma without paying bribes?

That would be nothing short of miraculous. So we can reasonably say that in all probability, there are all the signs that Total is, once again, propping up the Burmese dictatorship (and no, it is not alone).

Therefore the continued presence by Total is directly linked to misery for a little short of 50 million people.

Do the rights of those outweigh Total’s improvements of the “the daily lives of tens of thousands of local people“?

Well, if they don’t, then we could justify any violation of human rights as long as a reasonable amount of people appears to be gaining economically. I wouldn’t be sure that is the way forward.

So what is Total to do? It depends on what the relationship with the Junta is at the moment.

If Total has to be supine because it fears losing the contracts, and it can’t afford to, that would mean the company is running a large risk with his investors’ money, as a critical part of his revenues depends on the vagaries of an unelected number of people rather unpopular the world over, and in their country.

It is high time Total should lower that risk then, for example by moving out of Burma at the first opportunity.

If Total can gain the upper hand instead (as the Burmese Generals need a stable revenue stream, i.e. the bribes), then it should push for the necessary reforms or get out of the country: because if it does not use the power it has, then it is an accomplice in all of the deaths, assaults, tortures and incarceration.

Perhaps Total, despite its size and coffers, cannot really bring change to a country. But it is mandatory for the company to give it at least a try, or else shut up about bringing “improvements” to anybody.

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Cambiamento Climatico Catastrofismo Italiano Riscaldamento Globale

Tutte le Conseguenze del Riscaldamento Globale

Chi vuole sapere quasi siano le conseguenze previste del Riscaldamento Globale non ha che da prendere un’enciclopedia e leggere ogni voce dalla A alla Z.

Rielaborando quanto raccolto dal sito Numberwatch (in inglese) e’ infatti possibile rendersi conto dell’assurdamente enorme carrozzone che e’ stato imbastito intorno al Riscaldamento Globale, l’Orco dei nostri giorni a cui viene imputato tutto ma proprio tutto.

La lista in calce contiene 428 “effetti del riscaldamento globale” (o dei cambiamenti climatici, come si dice ultimamente). Sono stati tutti ricavati da notizie pubblicate da periodici su carta e su Internet.

La gamma e’ straordinariamente vasta (esattamente come consigliato da Vincenzo Ferrara, in modo da poter proclamare “L’avevo detto, io! qualunque cosa succeda).

In 24 casi e’ stato previsto tutto e il contrario di tutto. C’e’ poi un totale di 31 notizie positive, solo due previsioni neutre, ne’ positive ne’ negative, e naturalmente, una lista di ben 347 disastri prossimi venturi.

Previsione piu’ stramba: ex-aequo “Cervelli piu’ piccoli” e “Invasione di aironi“.

Come abbia fatto una situazione cosi’ ridicola a diventare uno dei temi dominanti del tempo presente, non lo capiro’ mai…

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Previsioni che non potranno essere smentite (24):
Anfibi che si accoppiano prima (o piu’ tardi)
Aumento (o diminuzione) della colorazione degli alberi
Aumento (o diminuzione) della nuvolosita’
Aumento (o riduzione) del numero e della potenza degli uragani
Aumento (o riduzione) della salinita’
Aumento (o riduzione) delle pioggie
Avanzamento (o ritiro) dei deserti
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Barriere coralline che muoiono (o si restringono) (o si espandono)
Declino (o espansione) delle foreste
Diminuzione (o aumento) dei raccolti
Diminuzione (o aumento) del pescato
Diminuzione (o aumento) dello spessore dei ghiacci
Espansione (o ritirata) dei ghiacciai
Estinzione (o no) degli Orsi polari
Fine delle banane (o aumento della produzione)
Giorni piu’ corti (o piu’ lunghi)
Innalzamento (o prosciugamento) dei fiumi
Laghi che si restingono (o aumentano di dimensioni)
Oceano Atlantico meno (o piu’ ) salato
Penuria (o aumento della disponibilita’) dell’acqua
Riduzione (o aumento) delle nevicate
Rischio (o miglioramento) della salute umana
Valanghe in aumento (o in diminuzione)

Buone Notizie (31):
Abbassamento della mortalita’
Aiuto ai microbi a decomporre il carbonio nel suolo piu’ rapidamente
Alberi in Antartide
Alberi lussureggianti
Apertura del passaggio a Nord-Ovest
Aumento degli accoppiamenti fra foche
Aumento degli accoppiamenti fra scoiattoli
Aumento dei vini inglese
Aumento del fogliame (Regno Unito)
Aumento del numero di gattini
Aumento del numero di gruppi di ricerca universitari in campo climatico
Aumento del terreno agricolo
Aumento del turismo
Avvantaggiamento dei vini tedeschi
Birra migliore
Erba antartica
Estensione della stagione di costruzione degli edifici
Fioriture nell’Artico
Nessun effetto in India
Occasioni per nuovi affari
Orchidee spettacolari
Piu’ ricerca
Piu’ verde piu’ a Nord
Poche indicazioni nell’atmosfera
Renne piu’ grandi
Ricchezze
Ritorno dei mitiloidi
Salmoni piu’ forti
Sfide ed opportunita’
Sopravvivenza delle creature che amano il freddo
Sviluppo lussureggiante delle foreste pluviali

Previsioni neutre (2):
Aumento del numero di centrali nucleari
Conferenze

Disastri di varia grandezza (347):
Problemi all’Atmosfera (30):
Atmosfera sempre piu’ opaca
Aumento dei cicloni in Australia
Aumento dell’ozono
Cambiamenti alla circolazione atmosferica
Cambiamenti della pressione dell’aria
Chiusura del buco dell’ozono rallentata
Diminuzione globale della luminosita’ al suolo
Eruzioni di metano
Fine del sogno del Bianco Natale
Gelate
Indebolimento degli alisei
Innalzamento della tropopausa
Inverni in Gran Bretagna piu’ freddi
Megacriometeore – pezzi di ghiaccio che cadono da cieli senza nuvole
Nevicate pesanti
Nubi luminose
Ondate di calore
Ondate di freddo
Ondate di freddo in Australia
Perdita di ozono
Piu’ giorni con aria nociva
Praterie piu’ piovose
Riduzione dei venti
Spostamento dei venti
Temperature siberiane in Gran Bretagna
Tempeste di neve
Tempo inclemente
Tempo metereologico “fuori di testa”
Terra sempre piu’ calda
Uragani come Katrina nel Regno Unito

Problemi all’Economia (39):
Abbassamento del rendimento del riso
Aumenti dei prezzi dei generi alimentari
Aumenti delle spese pubbliche
Aumento (sorpresa!) della retribuzione degli avvocati
Aumento dei premi assicurativi
Aumento del numero di assicurazioni pagate per incidenti da fulmini
Aumento del numero di cause civili
Aumento delle diseguaglianze economiche
Azioni legali da parte degli Inuit
Bancarotta mondiale
Barriere commerciali
Collasso dei profitti
Crisi fra gli agricoltori
Danni all’industria vitivinicola californiana
Danni per $200 miliardi
Declino della Florida
Declino della produttivita’ dei laghi e dei fiumi
Disastro per l’industria vitivinicola americana
Fine degli aiuti occidentali
Fine dei sussidi all’Africa
Fine dei vini francesi
Fine del turismo polare
Inflazione in Cina
Migliaia di miliardi in costi aggiuntivi
Miliardi di dollari in progetti di ricerca
Minacce alle coltivazioni di riso
Minacce alle industrie
Operai licenziati
Problemi all’industria vitivinicola australiana
Problemi per le case di prostituzione
Raddoppio del costo dell’acqua
Razionamento delle emissioni personali di CO2
Rendimenti del grano in diminuzione in Australia
Rischi per le imprese
Ritorno delle tempeste di polvere nelle zone di produzione del mais
Scarsita’ di sciroppo d’acero
Tasse
Tasse per I giardini Kew
Uve piu’ acide

Effetti geografici (37):
Abbassamento del livello dei Grandi Laghi
Amazzonia trasformata in un deserto
Cambiamenti estremi in California
Collasso delle Dolomiti
Danni al delta del Nilo
Erosione
Eruzioni vulcaniche
Espansione dei tropici
Europa che cuoce e congela simultaneamente
Febbre della Terra malata
Il tetto del mondo trasformato in un deserto
Montagne piu’ alte
Movimenti delle placche tettoniche
Nuova era glaciale
Nuove isole
Pianeta in cambiamento veloce
Pianeta morente
Picchi rocciosi che si spezzano
Piu’ terremoti
Raffreddamento globale
Restringimento delle montagne (Everest)
Rimodellamento dell’Alaska
Rimpicciolimento degli stagni
Rottura delle montagne
Scomparsa di isole
Siccità
Spostamento dell’asse terrestre
Terra a rischio di esplosione
Terra oltre il punto di non-ritorno
Terra senza controllo
Terra sottosopra
Tremori del pianeta
Tsunami
Valanghe
Valanghe di fango
Valanghe di ghiaccio a 220km/h
Valanghe di roccie

Cambiamenti dei ghiacci (9):
Fusione (dei ghiacci) del pianeta
Fusione dei ghiacciai alpini
Fusione del permafrost
Fusione delle torbiere artiche
Fusione globale piu’ veloca
Gigantesca fusione del letame ghiacciato dei mammuth
Scomparsa dei laghi artici
Spostamento dei ghiacciai
Terremoti glaciali

Incendi (3):
Grandi incendi
Incendi
Mondo in fiamme

Malattie/Morti/Guerre (56):
Ansia
Asma
Aumenti degli agenti patogeni
Aumento degli annegamenti
Aumento degli arresti cardiaci
Aumento dei casi di malaria
Aumento dei casi di melanoma
Aumento dei casi di sindrome polmonare di Hantavirus
Aumento dei suicidi
Aumento del tasso di mortalità (Stati Uniti)
Aumento della malnutrizione
Aumento delle allergie
Aumento delle irritazioni da agrifoglio
Aumento delle malattie da congelamento
Aumento dell’incidenza della diarrea
Aumento dell’incidenza della febbre Dengue
Aumento dell’incidenza della malattia di Lyme
Aumento dell’incidenza delle malattie cardiache
Avvelenamento degli Inuit
Carestie
Cervelli piu’ piccoli
Cinque milioni di malattie
Colera
Dermatiti
Diffusione del virus della “West Nile Fever”
Encefalite
Epidemie
Epidemie di febbre del fieno
Estinzione degli esseri umani
Estinzione degli Inuit
Febbre gialla
Febbri
Guerre
Insonnia nei bambini
Intossicazioni alimentari
Malattie che consumano le carni
Malattie del deserto che si muovono a nord
Malattie e morti
Malattie infettive
Malattie marine
Miliardi di morti
Minaccia alla sicurezza del cibo (Sud Africa)
Morte lenta
Morti per ipodermia
Nuove malattie infettive
Peste bubbonica
Poliartrite epidemica
Problemi psicosociali
Riduzione della fertilita’ umana
Rilascio di virus antichi finora congelati
Salmonellosi
Smog
Sommosse e guerra nucleare
Terrorismo
Tracimazione dai siti contenenti rifiuti tossici
Virus delle piante

Problemi alla Natura (106):
Accelerazione dell’evoluzione
Alberi in difficolta’
Animali su per le colline
Annegamenti di orsi polari
Antiche foreste cambiate drammaticamente
Anticipo (o ritardo) eccessivo dell’ibernazione
Anticipo della Primavera
Anticipo della stagione del polline
Appassimento del Giardino dell’Eden
Aumento degli attacchi da parte di scarabei contro gli alberi
Aumento degli attacchi dei puma
Aumento del numero delle vespe
Aumento del numero di squali
Aumento dell’aggressivita’ degli orsi polari
Aumento delle emissioni di metano dalle piante
Cambiamenti dei rapporti fra cicli biologici e climatici (fenologia)
Cambiamenti delle abitudini alimentari degli uccelli canterini
Cambiamenti di sesso
Cambiamenti nei giardini britannici
Cambiamenti nella distribuzione degli uccelli
Cambiamenti sessuali nei coccodrilli
Cannibalismo fra orsi polari
Coralli senza colore
Crisi della biodiversita’
Decimazione del ciclo alimentare marino
Declino dei krill
Declino del numero dei pulcinella di mare
Declino della diversita’ genetica
Destabilizzazione del plankton
Devastazione dell’Africa
Difficolta’ alle migrazioni degli uccelli
Diminuzione del numero di anatre ed oche
Diminuzione del numero di pesci
Diminuzione del numero di tartarughe
Diminuzione del numero di uccelli migratori
Distruzione dell’ambiente
Erbacce
Espansione dell’habitat degli scarafaggi
Esplosione del numero di calamari
Esplosione del numero di meduse
Estinzione degli Elefanti
Estinzione degli opossum pigmei
Estinzione degli Orang-utan
Estinzione dei “woodlice”
Estinzione dei Fiori selvatici
Estinzione dei Gorilla
Estinzione dei Koala
Estinzione dei merluzzi
Estinzione dei panda
Estinzione dei piccoli mammiferi Pika
Estinzione dei pipistrelli
Estinzione dei Rospi
Estinzione dei Salmoni
Estinzione dei Trichechi
Estinzione delle Balene
Estinzione delle coccinelle
Estinzione delle Piante
Estinzione delle piu’ piccole farfalle
Estinzione delle Rane
Estinzione delle Sanguisughe
Estinzione delle Tartarughe
Estinzione delle Tigri
Estinzione delle Trote
Estinzione di meta’ di tutti gli animali e piante
Estinzione di un milione di specie
Estinzione Pinguini
Falene vampiro
Fine del canto dei merli
Fioriture d’alghe
Fioriture di plankton
Infestazioni da scarabei
Invasione di aironi
Invasione di funghi
Invasione di gatti
Invasione di insetti
Invasione di ragni della Scozia
La peste negli uccelli Magnanina
Lupi che mangiano di meno
Lupi che mangiano piu’ alci
Malattia da lingua blu dei ruminanti
Malattie delle ostriche
Migrazione verso sud del merluzzo
Migrazioni di animali
Mondo in crisi
Morte del 95% della Grande Barriera Corallina
Morte di trichechi adulti
Morte per fame di orsi polari
Movimento verso Nord delle balene
Movimento verso Nord delle farfalle
Perdita del plankton
Perdita dell’habitat
Perdita di peso per le Balene grigie
Piante che procedono verso Nord
Rallentamento della crescita degli alberi
Riduzione dei geni disponibili in totale
Rientro anticipato degli uccelli
Rimpicciolimento delle pecore
Spostamento dei bruchi
Spostamento delle quercie a nord
Squali che si spostano verso Nord
Tartarughe che perdono la strada
Uova di tartaruga deposte in anticipo
Vita sulla Terra minacciata
Zecche si muovono verso il Nord (Svezia)
Zona morta nel Pacifico
Zone morte nel mare

Cambiamenti di Mari e Oceani (12):
Accelerazione dell’aumento del livello del mare
Accelerazione delle onde oceaniche
Acidificazione dell’oceano
Affondamento di isole
Aumento del livello del mare
Aumento delle maree
Cambiamenti delle inondazioni
Fallimento della Corrente del Golfo
Inondazioni
Inondazioni di spiagge e citta’
Intensificazione di EL Niño
Venezia sommersa

Problemi di varia umanita’ (56):
Aumento del numero di esperti costretti al silenzio
Aumento dei crimini in strada
Aumento del consumo di alcolici fra I teenager
Aumento della criminalita’
Aumento dello prosopopea
Cambiamenti negli sport di squadra
Chiusure delle scuole
Chiusure di negozi
Cinquanta milioni di nomadi
Collasso della societa’
Conflitto nel Darfur
Convincimento che il mondo sta per finire
Crollo degli edifici
Crollo del ponte di Minneapolis
Danni alle strade
Danni alle strade, agli edifici e alle fognature
Deformazioni ai binari delle ferrovie
Dibattiti nelle Alte Corti
Disordini civili
Erosione dei sentieri
Estinzione della civilizzazione
Fine del Sogno Americano
Fine della logica
Fine della tradizione di costruire case di pan di zenzero
Fine delle cremazioni
Guasti alle infrastrutture (Canada)
Guerre riguardo l’acqua
Hockey su ghiaccio in esterni in pericolo
Inattendibilita’ del rifornimento idrico
Luoghi archeologici minacciati
Migrazione forzata per gli Inuit
Minacce agli impianti sciistici
Noia
Ondata di violenze sessuali
Onnipresenza di Al Gore
Pericoli per I monumenti
Problemi ai modelli climatici
Problemi ai sistemi di raccolta delle acque piovane
Problemi alla sicurezza nazionale
Problemi alle centrali idroelettriche
Problemi di spazio
Problemi in Cina
Problemi intorno all’acqua
Problemi piu’ gravi in Africa
Rifugiati
Rimpicciolimento dei templi
Rovina per I professionisti del golf
Rovine rovinate
Scomparsa delle città litoranee
Scomparsa di attrezzature turistiche
Scomparsa di divinita’ induista
Spaccature fra I governanti
Teatro d’opera da demolire
Templi buddhisti minacciati
Accelerazione dei satelliti

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America Italiano

Tanti Padri per “America”

Nella piu’ incredibile delle coincidenze, o forse come prova della incredibile capacita’ umana di trovare quello che si vuole dappertutto e dovunque (o forse come indicazione di qualcos’altro che evitero’ di citare), ci sono almeno sei spiegazioni differenti (con vari gradi di credibilita’) per l’origine della parola “America”:

  • La spiegazione classica: dal nome di Amerigo Vespucci, l’esploratore italiano che per primo ha capito che l’America e’ un continente separato, non la parte orientale dell’Asia. Amerigo a proposito sembra derivare da una parola gotica per “Mastro Operaio”
  • America potrebbe essere una modifica dello scandinavo Amteric “terra di Eric”, dai tempi in cui i Vichinghi attraversavano l’Atlantico
  • Oppure l’origine e’ Ommerike, antico norvegese per “Terra Piu’ Lontana”, a sua volta or derivato dal gotico Amalric , “Regno del Cielo”
  • C’era inoltre un Richard Amerike o Ameryk o Ap Meryke “figlio di Meryk”, un gallese che era il funzionario piu’ elevato del Re a Bristol quando Giovanni Caboto torno’ li’ dal suo viaggio oceanico
  • Curiosamente, Amerrique e’ il nome di una tribù di Amerindi che vivevano nell’attuale Nicaragua, forse da interpretare come “Popolo della Terra del Vento “
  • E perche’ no, c’e’ un Santo Emeric (Latino: “Sanctus Americus“), figlio del primo Re d’Ungheria

Chi ne volesse saperne di piu’ puo’ leggere il saggio (in inglese) “The Naming of America” di Jonathan Cohen, dove ci sono riflessioni su cosa significa preferire una spiegazione su tutte altre.

Per informazione: la mia scelta va su Amerrique. con il nome di Vespucci scelto per la posterita’ all’inizio del XVI secolo da persone che riuscivano a capacirarsi di quale fosse l’etimologia reale.

Tutto sommato pero’, rimane una gigantesca serie di coincidenze…

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America English

The Many Fathers of “America”

In the most incredible of coincidences, or perhaps as evidence of mankind’s incredible ability to find patterns everywhere and anywhere (or perhaps as indication of something else I shall not name here), there are at least six different explanations for the origin of the word “America” (with various degrees of credibility):

  • The classical explanation: from the first name of Amerigo Vespucci, the Italian explorer who first figured out that America is a separate continent, not the easternmost part of Asia. Amerigo by the way appears to derive from a Gothic word for “Master Workman”
  • Alternatively, America could be a modification of the Scandinavian Amteric “Land of Eric”, from the times when the Vikings were crossing the Atlantic
  • A related possibility is Ommerike, Norse for “Farthest outland”or derived from Gothic Amalric, “Kingdom of Heaven”
  • There was also a Richard Amerike or Ameryk or Ap Meryke “Son of Meryk”, a Welshman and the King’s official involved with John Cabot’s voyage
  • Remarkably, Amerrique is the name of an Amerindian tribe that lived in present-day Nicaragua, perhaps to be interpreted as “People of the Land of the wind”
  • And why not, there is a Saint Emeric (Latin: “Sanctus Americus“), the Son of the first king of Hungary

For those in search of more details, there is a very interesting essay called “The Naming of America” by Jonathan Cohen, with intriguing reflections on what it means to prefer one explanation over all the others.

FYI: my choice goes to Amerrique. with Vespucci’s name chosen for posterity in the early XVI century by people that could not figure out the actual etymology.

Still, it’s a giant set of coincidences indeed…

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Burma, Myanmar, India and us

Are we going to let India lead us by our noses once again?

In these hours not that dissimilar from that night on 3 June 1989, hours before the Tian-an-men massacre in Beijing, it may be difficult to think of how to realistically support the demonstrations in Burma, apart from sending more and more appeals for calm to a Military Junta probably second to none in matters of bloody-thirsty repressions and the political and economic strangling of a country.

Still, it is possible to perform three not-just-symbolic gestures:

(1) Categorically refuse the use of “Myanmar” in place of “Burma”.

Even if “quasi-etymologically correct”, “Myanmar” is the invention of the Military Junta, forced upon the country in 1989 with no democratic process at all. If the Burmese will want to change the official “foreign” name of their country to “Myanmar”, they will be able to do so after getting their country back from the usurpers.

More: a couple of years ago the Foreign Minister of Burma protested for the use of “Burma” by the US State Department: all more the reason not to use “Myanmar”.

(2) Let’s publish the names of the dictators.

For way too long the Military Junta of Burma has been treated as a shapeless entity, not as a group of ferocious dictators (humanity-free to the point of denying Aung San Suu Kyi the chance to meet her dying husband for one last time).

Here then some of the persons who should be answering charges in a court of law, instead of commanding Burma against the will of its people:

General Than Shwe – President
General Soe Win – Prime Minister
General Major Nyan Win – Foreign Minister

If we force as much publicity as possible on the names (and pictures) of those in charge of Burma, they won’t be able to hide themselves with the anonymity they have so far much cultivated.

(3) And finally, we should not let India lead us by the nose once again.

Not only many European Governments have underplayed the scandal of the Dhruv helicopters, built also using European supplies and then supplied to the Burmese Junta against every EU embargo rule. It’s worse than that: while outside the Burmese monks were demonstrating, Indian Oil Minister Murli Deora was busy signing a US$150-million agreement for natural gas research in Burma: a clear sign of support of the Junta on the part of a “democratic” Government.

This behaviour is part of New Dehli’s strategic myopia, with India so scared by rebellions in the Northeast to the point of propping up the Burmese Military Junta to get their help in preventing an escalation of those conflicts. And it is based on the apparent impunity when a State goes against rules established by other democratic countries.

If that way of thinking would be intolerable when done by communist China, all the more so for India.

Foreign and International Trade Ministers from all the EU countries (and elsewhere) have a clear duty tonight to apply all possible pressures: including a protest against the present Indian acquiescence, and possible future complicity with the Burmese Junta, before things turn to the worse.

(link to the AVAAZ petition “Stand with the Burmese Protesters”)