Nonviolenza e Liberta’ di Espressione

Un applauso all’articolo di Francesco Pullia “Tolleranza laica e vigliaccheria blasfema” (Notizie Radicali, 25 giugno).

La difesa e la promozione dei diritti civili sono e devono essere infatti ottenute secondo il principio del Satyagraha, della nonviolenza, ben distinto sia dalla violenza, sia naturalmente dalla arrendevole non-violenza.

Se devo attraversare una citta’ in guerra e conosco quali strade sono infestate di cecchini e quali no, e scelgo le prime, cosa avro’ ottenuto dopo essermi fatto sparare? Avro’ solo dimostrato che li’ c’erano i cecchini, cosa arcinota fin dall’inizio, grazie.

Non avro’ combinato niente sul lato di come liberare la citta’ da quel poblema.

Di converso: se quel tizio che non crede che gli astronauti siano atterrati sulla Luna, si piazza davanti a Buzz Aldrin urlandogli di “Confessare la verita’“, e Aldrin gli da’ un manrovescio (o era un pugno?), e’ forse quello un attentato alla libera espressione delle idee?

Chi potrebbe mai dire che dei due, sia stato l’anziano astronauta ad evocare il demone della violenza?

Il Satyagraha, la nonviolenza Gandhiana, che non significa aspettare di farsi ammazzare, non significa neanche fare della violenza gratuita e provocatoria.

Significa seguire il Mahatma nel principio dello Swaraj, cercando di controllare la propria voglia di urlare e dominare gli altri, nel desiderio di vivere con tutti in termini di compassione ed uguaglianza (*). Perche’ i diritti civili sono di tutti.

Ora, con tutti i problemi che esistono sul pianeta, davvero non me ne importa un tubo della voglia degli organizzatori della mostra al quartiere San Vitale di Bologna, di farsi impallinare, o di riuscire a dominare chi si ritiene offeso dell’esistenza stessa di quella mostra.

Gli uni (e gli altri) fanno parte del problema, non della soluzione.

(*) libera traduzione da “The Clash Within: Democracy, Religious Violence, and India’s Future” di Martha C. Nussbaum, Belknap Press/Harvard University Press, 2007