L’Italia dall’Antifascismo al Cata-fascio

(e’ curioso che cata- in catafascio voglia dire “contro”…)

Lettera inviata a due noti giornalisti italiani:

Caro Direttore e Caro Direttore

Da oramai semi-antico lettore mi permetto di farVi una domanda sul catafascio-Italia.

Nel “XXX” sul YYY di oggi 9 dicembre si legge citando Giuseppe De Rita della “poltiglia sociale” e della “degenerazione antropologica“. Nelle pagine del giornale, nel “ZZZ” si descrive la palese incapacita’ di riformare da parte di un Governo “asserragliato” mentre tutte le parti sociali (ma proprio tutte) sono interessate solo a mantenere il _proprio_ status quo.

Naturalmente non posso che essere d’accordo con entrambi. A parte gli ovvi obbrobri politici e sociali italiani, ovvi almeno a chi vive almeno 10 mesi all’anno all’estero, l’illegalita’ intrinseca alla nostra societa’, giusto per fare un esempio, mi ha fatto e fara’ sicuramente buttare via un mucchio di soldi, per una faccenda privata nella quale in un Paese piu’ Paese non sarei costretto a versare un solo soldo.

Ma se e’ forse vero che solo il Padreterno ci salvera’, se la speranza dell’Italia “e’ affidata alle nuove generazioni“, a quali generazioni andrebbe allora chiesto conto della situazione attuale?

Alla mia, dei quarantenni incapaci se non di lagnarsi che le briciole lasciate dai Potenti non siano abbastanza? Ai cinquantenni o ai sessantenni che si sono adeguati all’andazzo? Ai settantenni che si sono adeguati prima di loro? Oppure, e sarebbe quasi inaudito, agli ottantenni, almeno quelli ancora abbastanza arzilli?

Certo additare a questi o a quelli e’ di solito un esercizio inutile. Ma ci sara’ pure un modo di fare esperienza di cosa abbia portato il Bel Paese nella triste situazione in cui e’.

Almeno, per provare a fare qualcosa di diverso, appena ne capitera’ l’occasione…