L’Inabissamento di Calamizzi

Sembra che finalmente qualcuno si sia deciso a scavare sott’acqua di fronte a Reggio Calabria, a Calamizzi, la’ dove sorgeva un intero promontorio poi inabissatosi.

L’articolo di oggi su Repubblica, riportando parte di quello che appare essere un comunicato stampa, dice a proposito: La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500 [quando] si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono […] poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.”

Questa storia non mi convince molto. Il promontorio di Calamizzi faceva parte delle parti di Reggio abitate piu’ anticamente (e per questo e’ archeologicamente interessantissimo).

Ma questo significa anche che ha resistito a terremoti, correnti marine e alluvioni dell’Apsias/Calopinace per almeno duemila anni. Poco piu’ corto di un chilometro, ospitava finanche un Monastero, denominato appunto “San Nicola di Calamizzi” .

Come poteva dunque avere “fragili basi“? E cosa e’ successo, quindi, al promontorio di Calamizzi?

Il CNR ne classifica la scomparsa fra le “frane“, riportando un libro del 1910 “Studi Geografici sulle Frane in Italia” di R. Almagia’, che indica come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice “1562 – Reggio Calabria: una forte scossa sismica fece sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.

Il Circolo Culturale Agora’ entra in dettagli: “1562: 22.10 Alle ore 23,00 l’antico promontorio di Punta Calamizzi, contiguo al tratto di Nacareri, che si protendeva ad Ovest per oltre mezzo miglio sprofonda inghiottito dalle acque dello Stretto“.

Su Wikipedia si parla di un “movimento bradisismico” (abbassamento del livello del suolo) nella stessa data (le cartine in quella pagina, pero’, si contraddicono. E il bradisismo non dovrebbe essere un fenomeno lento per definizione?).

E’ interessante notare che quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro, e un altro a Catona.  Per qualche motivo pero’, un altro sito di Itinerari Turistici pone invece il fenomeno al 16 Dicembre 1562 (due mesi dopo).

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Quindi per tirare le prime somme: il 20 Ottobre 1562, a seguito di un terremoto, quasi tutto il promontorio di Calamizzi si ritrovo’ improvvisamente anche se di pochissimo sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del fondo marino. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu altrettanto probabilmente casuale.

Perche’ “quasi tutto“? Perche’ a quanto pare, la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783. Evidentemente, una parte di Calamizzi era rimasta all’asciutto.

Adesso “Calamizzi” e’ una spiaggia. Ma quando c’e’ il mare in tempesta, si dice che si sentano ancora suonare delle campane ormai sommerse e sepolte.