Liberiamo le Parole in questo Autunno delle Liberta’

Mentre si fa tanto parlare del DDL anti-blog “sull’editoria” che (forse che si’, forse che no) porterebbe alla chiusura di tutti i blog italiani, e’ opportuno passare in rassegna quegli altri episodi piu’ o meno noti che stanno intristendo questo autunno 2007: episodi sintomatici di un’epoca in cui la Liberta’ (di Parola, di Pensiero, finanche di Lavorare) viene quasi considerata un regalo, invece che un diritto, in Italia ma anche all’estero:

(1) Pino Daniele
Il cantante napoletano e’ stato rinviato a giudizio “per ingiurie” dal giudice per le indagini preliminari di Sanremo per aver detto, durante il Festival di sei anni fa, che (Umberto) “Bossi e’ un pezzo di m…”.
I particolari della vicenda non sono chiari: c’e’ chi dice che la coprolalia e’ stata cantata dal vivo sul palco, mentre altri si ricordano il cantante pronunciare la sua analisi politica al ristorante. In entrambi i casi non si vede quale danno abbia o avrebbe mai potuto arrecare alla carriera o alla persona del leader dei leghisti: c’e’ molto da dubitare per esempio che a Napoli come in Brianza alcun potenziale elettore si sia mai recato alle urne con il pensiero alle opinioni politiche di Pino Daniele.
Per “difendere” quindi una persona da ingiurie infinitesime, un’altra persona sta passando potenzialmente grossi guai (si parla di 500mila euro di multa), e perche’? Per aver detto quello che pensava.

(2) Stefano Surace
Il giornalista Surace, molto noto fra i colleghi, sta subendo in questi mesi un processo per diffamazione per un articolo scritto addirittura nel 1965.
All’epoca dei Beatles e di Martin Luther King, Jr., un colonnello dei carabinieri vice comandante della legione di Napoli fu accusato da Surace di aver fatto rinchiudere in manicomio, benché sana di mente, la vedova di un altro colonnello. Se si tratto’ di diffamazione o no non e’ quasi ormai dato sapere, visto che i dettagli continuano naturalmente a rarefarsi con il tempo che passa. Il nome del “diffamato” mi rifiuto di ricordarlo ai futuri lettori.
Guarda caso pero’ nell’Italia della prescrizione facile, proprio le accuse di diffamazione contro Surace sono longeve quanto Matusalemme. La sua vicenda ha anzi molte delle caratteristiche grottesche del film “Detenuto in Attesa di Giudizio” di Nanny Loi e con Alberto Sordi, inclusi la mancata notifica dell’inizio, della fine e delle deliberazioni del processo in contumacia nonostante l’indirizzo di Surace fosse ben noto, e l’arresto alla frontiera seguito da lunga ed inutile detenzione quando l’ignaro condannato oso’ tornare in Italia.

(3) L’On. Storace
Nei confronti del senatore Francesco Storace, gia’ Ministro della Sanita’e Presidente della Regione Lazio, e la cui appartenenza politica e’ ultimamente troppo fluida per essere ricordata, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha concesso l’autorizzazione a procedere chiesta dal Procuratore della Repubblica di Roma per presunti “apprezzamenti offensivi” nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Storace, impegnato forse in una campagna mediatica per conquistarsi un posto al sole dopo aver lasciato Alleanza Nazionale, e’ riuscito a farsi dare spazi gratis sui giornali con gli “scherzi goliardici” di alcuni suoi simpatizzanti, che hanno polemizzato con l’appoggio al Governo da parte del Premio Nobel per la Medicina, la 98enne Sen. Rita Levi-Montalcini. Ne’ a Storace ne’ ai suoi detrattori sembra aver fatto male il particolare che la Senatrice sia ebrea.
Quando pero’ il Presidente Napolitano ha dichiarato “Indegno intimidire (la Sen. Levi-Montalcini)”, Storace avrebbe risposto (a quanto sembra, anche la memoria del giorno prima cambia da un giorno all’altro) che l’inquilino del Quirinale e’ a sua volta “fazioso e indegno”.
Ora, qual’e’ il problema di fondo? Quali istituzioni sono in pericolo adesso, dopo che all’epoca di Cossiga una larga parte del Paese e della stampa era convinta che il Presidente non avesse tutte le rotelle a posto?
E perche’ un politico non dovrebbe poter dire quello che pensa? Altrimenti, come potrebbe diffondere il proprio pensiero politico?

(4) Ayaan Hirshi Ali
Dall’estero ci arrivano varie notizie che hanno ricevuto poca attenzione in Italia. Prima di tutto i nuovi sviluppi della vicenda di Ayaan Hirshi Ali, l’autrice dell’autobiografia “Infedele”, di origine somala e ripetutamente minacciata di morte da chi si appropria del Dio Misericordioso di Maometto per fini straordinariamente violenti. Almeno sulla carta cittadina olandese, dopo un anno da emigrata all’American Enterprise Institute a Washington ha visto il Governo di Amsterdam dichiarare pubblicamente di non avere intenzione di prolungare la disponibilita’ della sua scorta. Un “invito a nozze” in piena regola rivolto a coloro che hanno gia’ organizzato l’omicidio di Theo Van Gogh, il regista anch’egli olandese che aveva lavorato con Ali al film “Sottomissione”.
Le ultime notizie danno la scrittrice in viaggio per l’America, alla ricerca di nuovi modi di finanziare la propria incolumita’ (si parla di circa cinque milioni di euro all’anno). Come abbia fatto l’Olanda pero’ a non subire alcuna conseguenza nonostante l’abbandono di una persona-cittadina che dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri, non e’ ufficialmente dato sapere. Il problema, in realta’, e’ nel fatto che Hirshi Ali ha detto e scritto quello che pensava e pensa ancora: e dunque anche lei, si trova a pagare con una vita molto grama e insicura il suo diritto di libera espressione.

(5) Regno Unito
Nel frattempo nel Regno Unito della Magna Charta e’ bastato l’attentato del 7 luglio 2005 per permettere al Governo e alla Polizia di fare quello che non era pensabile neanche nei lunghi anni e le decine di morti della guerra nordirlandese.
Il 22 luglio 2005, intanto, l’innocentissimo elettricista brasiliano Jean Charles de Menezes e’ stato ucciso a sangue freddo dai “servizi di sicurezza”. Il processo e’ in corso, ma non per omicidio. La strategia di “sparare a vista per uccidere” in caso di sospetto di terrorismo non e’ stata ancora ufficialmente abrogata.
Al Parlamento a Westminster sono stati invece impegnati nell’approvare due gemme: il Terrorism Act 2006 che dichiara fuorilegge il parlare in maniera positiva di atti di terrorismo “nel passato, nel futuro e in generale”. Insomma, la prima legge che copre la Storia Universale
Come riportato su l’Economist, se un giudice prendesse questa legge alla lettera anche inneggiare a Nelson Mandela potrebbe essere un reato.
Un’altra legge britannica del 2005, poi, criminalizza ogni dimostrazione nel raggio di un chilometro dal Parlamento se non c’e’ un permesso preventivo da parte della polizia (ottenibile in sei giorni). Come risultato pero’, mentre il numero di terroristi arrestati sembra pochissimo se non zero, una donna e’ stata portata in cella per essersi presentata con una torta con su scritto “PACE”, e un’altra per aver osato leggere i nomi dei soldati britannici uccisi in Iraq.
Di nuovo, di fronte a un miserrimo o nullo guadagno in sicurezza, e’ stata tolta una bella fetta di Liberta’ a tutti.

(6) Pensionati forzati
E perche’ no, consideriamo la recente decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha dichiarato che la Spagna puo’ costringere i suoi cittadini ad andare in pensione a 65 anni, se c’e’ “una giustificazione” come per esempio “la riduzione della disoccupazione e la stabilizzazione della forza lavoro”.
E’ una decisione incredibile, che in pratica dice che la liberta’ di ciascuno di noi non solo dipende da quella degli altri (come naturalmente deve) ma addirittura e’ subordinata al “bene comune” anche su questioni all’apparenza minori come il diritto di continuare a lavorare se uno se ne sente in grado.

(7) Giornalisti uccisi
Per concludere, Reporters Senza Frontiere, l’organizzazione con sede a Parigi, ha comunicato di aver contato 113 giornalisti e altri operatori della comunicazione uccisi nel 2006, mentre la Federazione Internazionale dei Giornalisti arriva addirittura a 155. In entrambi i casi il 2006 sarebbe forse l’anno peggiore di sempre.

Naturalmente, non si tratta di episodi tutti allo stesso livello, e non tutti i protagonisti sono conosciuti per la propria simpatia o il proprio desiderio di difendere la liberta’ altrui. Ma proprio questo in fondo e’ il punto: la Liberta’ che va difesa e’ quella di tutti, e non solo quella di chi esprime idee ortodosse, o sulle quali comunque siamo d’accordo.

Negare la Liberta’ di espressione a chi non ci va a genio significa minare il nostro stesso diritto di dire quello che pensiamo. E imporre di stare zitti “per il bene comune” o di non lavorare “per il bene comune” e’ solo uno dei pochi passi verso la dittatura, del tiranno o della maggioranza che sia.

A proposito, riguardo il Ddl sulla riforma dell’editoria: non si e’ accorto nessuno del pensiero veterofascista di fondo, che vede fare tanto ridicolo sforzo proprio in Italia dove giornali e telegiornali di ogni colore sono cosi’ ingessati intorno a questo o quel partito da scaricare le notizie meno insulse alle varie Striscie e Iene?

Anche nelle ultime precisazioni governative, rimane sempre evidente la volonta’ di controllare l’informazione, quand’anche solo quella professionale. E perche’ mai, poi? Per “proteggere dalla diffamazione” chi, se non i potenti, in un colossale ossimoro?

Quand’anche io la pensassi come Storace su Napolitano, e lo dicessi e scrivessi in giro, quale offesa mai sarebbe, quale attentato alla Costituzione o alla Nazione? Non ci sarebbe nessuno capace di rispondermi senza dover appellarsi addirittura alla Magistratura?

Forse la societa’ e soprattutto la politica italiana e’ prigioniera di un fenomeno culturale molto pittoresco, quel desiderio un po’ ingenuo e un po’ bambino di “difendere il proprio nome” da tutti ma proprio tutti gli attacchi, anche quelli palesemente assurdi, stupidi, di parte e/o provocatori.

Altro che ingentilire e specificare il nuovo DDL sull’editoria, allora: quello che bisogna fare in Italia e’ liberare le parole, abolire l’Ordine dei Giornalisti, e importare dagli USA quel Primo Emendamento che non mi sembra ne abbia mai minato la Democrazia. Anzi.