Le Catene di Pio XII sull’Olocausto

Senza esclusione di colpi la puntata di VivaVoce su Radio24, dedicata alle annose polemiche sul comportamento di Papa Pio XII riguardo l’Olocausto (La verità che divide: Pio XII e gli ebrei, 16 Aprile 2007).

Ora, checche’ ne cerchi di dire in trasmissione l’On. Buttiglione, ci sono ancora molte ambiguita’ sul sostanziale silenzio papale mentre veniva compiuto quell’immane delitto – ambiguita’ confermata dal fatto che continuiamo a discutere dei motivi dietro tale comporatamento ben 60 anni dopo.

Il problema e’ composto dal fatto che Pio XII quando ancora Cardinale Pacelli fu proprio il Nunzio Apostolico che negli anni ’30 firmo’ un Concordato con la Germania di Hitler: una serie di accordi che i Nazisti non applicarono mai, se non come propaganda per convincere i Cattolici tedeschi a non contrastare la Dittatura Criminale che si era stabilita a Berlino.

Tutto sommato, Pacelli commise all’epoca lo stesso errore dei conservatori tedeschi cui era molto vicino, pensando di poter trattare Herr Adolf come un politico qualunque, anzi un caposaldo nella lotta contro il Comunismo: visto questo come il Diavolo al punto da abbandonare gli Ebrei tedeschi convertiti al cattolicesimo a un destino di discriminazione, accettando che per lo Stato nazista quelli fossero classificati come Ebrei e non come Cattolici (questo, quando in verita’ di camere a gas e sterminio ancora non se ne parlava).

Una questione di calcolo politico, sacrificando parte del gregge per proteggere il resto? Piu’ o meno quanto Buttiglione ha detto riguardo l’assenza di condanne vaticane durante la guerra delle deportazioni prima (inclusa quella degli Ebrei romani), dei campi di concentramento dopo e finanche della Shoah alla fine.

Perche’ quel  silenzio, allora, che ha portato il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme a descrivere il Papa Pio XII come assente alla tragedia? Secondo Buttiglione, il Papa voleva proteggere i Cattolici, inclusi quelli che salvarono davvero migliaia di Ebrei. Forse ha ragione.

E’ possibile immaginare un terribile ricatto nazista, palese o velato, contro la persona del Papa o la Chiesa tutta, con minacce di distruzione totale del piccolissimo Colle Vaticano che la Wehrmacht avrebbe potuto completare in mezzo pomeriggio.

Oppure la minaccia di pubblicazione di documenti degli anni ’30 che avrebbero potuto compromettere definitivamente il Papa proprio mentre Americani ed Inglesi risalivano la Penisola.

Quest’ultima ipotesi, ad oggi ovviamente campata in aria, spiegherebbe pero’ perche’ la Chiesa Cattolica si sia cosi’ impegnata a salvare tanti Nazisti, aiutandone l’esodo in Sudamerica dopo la guerra: un argomento che tutti conoscono ma di cui non si vuole parlare.

E’ proprio difficile trovare come riscattare il Papato degli anni dal 1939 al 1958. Per fortuna o provvidenza, e’ arrivato dopo Giovanni XXIII a cambiare un po’ di cose.

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Una prospettiva storica e’ certo necessaria: dire che Pio XII era un antisemita non ha senso quando il Primo Ministro inglese Chamberlain non aveva remore a far parte di un Club che non accettava Ebrei.

Ma come dice Benedetto XVI, non si puo’ relativizzare tutto dal punto di vista morale.

E il Vangelo, a proposito, non parla certo a favore della scelta descritta da Buttiglione: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Marco, 8:35).

Non si puo’ stare zitti quando milioni vengono uccisi in maniera industriale: neanche per salvare la Chiesa tutta.