La Mediorientalizzazione di Israele

Uno Stato multietnico e multireligioso, dove: una “etnia” domina su tutte le altre; il senso di appartenenza al proprio gruppo supera la lealta’ civica comune; ci sono partiti su base etnica, e/o disinteressati ai problemi di chi non e’ “dalla stessa parte” ; interi villaggi “sconvenienti” per il Governo sono abbandonati senza praticamente alcun servizio statale, da decenni; i confini sono per lo piu’ completamente artificiali; i militari sono un po’ troppo importanti e lavorano un po’ troppo in segreto; non mancano certo i fondamentalisti; una “religione di Stato” controlla tante parti della vita e della morte di tutti i cittadini, anche quelli di un’altra religione.

E’ questo l’Israele descritto da Adam LeBor nel commentare sull’International Herald Tribune il nuovo libro “The Hebrew Republic” di Bernard Avishai.

Insomma, dopo 60 anni Israele si e’ mediorientalizzato, uno Stato fra i tanti minati dalla propria storia. A distinguere lo Stato ebraico dai vicini piu’ immediati sono rimasti solo un potere giudiziario indipendente, una stampa libera e vociante, e una robusta societa’ civile.

Ma sopravvirerebbero quelli, a un conflitto interno tipo quelli del Libano, o addirittura a un confronto fra i coloni piu’ duri e puri, e il resto (ebraico) del Paese?