In Tema di Ecofascismo

Non conosco bene la situazione in Italia ma da quanto si puo’ leggere nell’editoriale di Brendan O’Neill su Spiked Online di oggi (“Global warming: the chilling effect on free speech“), molto piu’ che del riscaldamento globale c’e’ da preoccuparsi dell’ottusita’ menachea (e squisitamente fascista) di chi non riesce a concepire l’idea che in un tema nuovo e delicato come il futuro climatico del Pianeta, possano esistere opinioni diverse dal “mainstream” (in questo caso, forse meglio definito come “conformismo” )

In breve: adesso chi osa dubitare che il riscaldamento globale esista o finanche solo si permette di dire che non ci stia portando necessariamente verso disastri inenarrabili e ingestibili, viene comparato a revisionisti sull’Olocausto come David Irving, o a quegli idioti che pensano che Armstrong non sia mai sbarcato sulla Luna; e anche minacciato di condanna in un futuro processo stile-Norimberga

La terminologia stessa impiegata nel mondo anglosassone e’ piu’ da culto religioso che da dibattito scientifico o politico (un punto ribadito piu’ volte da Michael Crichton dopo tutti gli attacchi da lui subiti in seguito alla pubblicazione del suo romanzo “State of Fear” )

A quando il primo rogo degli eretici?

(uhm…forse un rogo no, visto che tutti avrebbero paura del conseguente aumento di anidride carbonica nell’atmosfera 😉  )

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Sono almeno tre anni che scrivo su vari fora su Internet sollevando le mie obiezioni (scientifiche) sul riscaldamento globale: ma soprattutto sottolineando che non puo’ essere accettabile un atteggiamento che maschera decisioni politiche come “realta’ scientifiche inequivocabili”, che vengono poste “sopra dibattito”, denigrando o ignorando chi osi dubitare la Verita’ Rivelata. Sembra diventato normale addirittura anche il buttarsi in una propaganda  post-maoista da quattro soldi (come denuncio in un mio articolo sull’argomento)

A chi (come me) si preoccupa dell’ambiente, non posso che rinnovare l’invito a farlo ragionevolmente, efficacemente e democraticamente (e senza perdere di vista liberismo e libertarianismo)

Altrimenti, come dice O’Neill, la strada porta a un moralismo autoritario che non puo’ che far paura. E che differenza ci sarebbe con un Dubya qualunque, pronto a calpestare i diritti costituzionali per motivi ideologici, imponendo i suoi “fatti” a chi creda altrimenti?

Senza tolleranza, che ce ne facciamo del fresco e del caldo?