Georgia e Russia: A Che Punto Siamo?

E’ passato un mese dall’attacco georgiano contro la popolazione civile nell’Ossezia del Sud. A che punto siamo? Ecco un breve sunto ricavato da varie fonti (Il Sole 24 Ore, The Economist, International Herald Tribune/The New York Times, Spiked Online, Il Corriere della Sera, Il Riformista, The Globe and Mail):

  1. La Russia: e’ debole, e insicura. Ha “bisogno” di dimostrare di non essere tale, ma poi manda i soldati a combattere senza neanche un paio di stivali decenti. Con i suoi forti problemi interni, e un deciso complesso di inferiorita’, e’ sostanzialmente isolata, costantemente con soli due passi di vantaggio rispetto alla crisi piu’ nera. Per quanto?
  2. La Georgia: forse e’ una democrazia, forse no. Sicuramente, non e’ una democrazia solida. C’e’ troppa voglia di “menare le mani”. Mutatis mutandis, e’ la Russia del Caucaso: stessa debolezza, stesso complesso di inferiorita’, etc etc
  3. La UE: ha fatto una ottima figura con la diplomazia del cessate-il-fuoco, solo per poi ritornare alla stupida normalita’ degli interessi nazionali. La sua somma e’ decisamente minore delle parti, rendendola vulnerabile e dipendente, nonostante le sue dimensioni e ricchezza.
  4. Gli USA: la dipendenza da petrolio ha ridotto l’unica Superpotenza a uno stanco fallimento. Troppi nelle stanze dei bottoni pensano di giocare alla Guerra Fredda, e di vendicarsene venti anni dopo che e’ finita.
  5. Il Resto del Mondo: orfani di una politica USA seria, tentennano aspettandone le conseguenze, tutte da vedere.
  6. Svariati commentatori: tutti impegnati nel gioco al rilancio nello sport dell’equivalenza storica. Chi dice che e’ il 1968, chi il 1956, chi il 1938. Io propendo per il 1919. In ogni caso, circolano pericolose e perniciose idee interventiste, in un caos di ideali senza fini.