E’ Il Momento di Invitare la Russia Nella NATO

Corre voce che Putin e la Russia di oggi siano come Hitler e la Germania del 1938, al tempo dell’annessione dei Sudeti preludio alla Seconda Guerra Mondiale. Si sottintende quindi che l’unico modo per procedere sia un muro-contro-muro per “fermare la Russia”.

Confesso che anche se capisco quel punto di vista, pur tuttavia ne sono alquanto spaventato. Su due fronti.

Prima di tutto mi sembra di rivedere per l’ennesima volta quanto e’ capitato e capita con l’Iran, con la Cina, e appunto con la Russia: fior di commentatori che cadono vittime della propaganda, ma di quella che esiste anche in una democrazia (figuriamoci in Italia) e da cui e’ molto difficile sganciarsi. Propaganda che trasforma un po’ tutti in delle macchiette: Ahmadinejad il fanatico, i Cinesi gialli da far paura, il Dalai Lama un angelo del Paradiso, e Putin appunto un ambizioso spione e paranoico.

Il richiamo alla Germania nazista e’ un motivo ricorrente di tale propaganda. Finanche il Primo Ministro Eden nel 1956 tentava di dipingere Nasser come un novello Adolf, per giustificare l’occupazione del canale di Suez.

Il paragone con Putin e’ forse piu’ solido. Ma si potrebbero anche elencare tutte le differenze fra il 1938 e il 2008.

In Russia non c’e’ un apparato di partito dai connotati terroristici contro la propria stessa popolazione; non c’e’ un’ideologia da “odio di stato” contro un particolare gruppo etnico o religioso; non c’e’ la glorificazione della guerra, non ci sono migliaia di prigionieri politici, e i cittadini non sono vessati con sanzioni punitive se non seguono pedissequamente quanto a loro richiesto

(c’e’ una descrizione di tutto cio’ riguardo il Nazismo in questo saggio di Richard J. Evans “How Willing Were They?” dalla New York Review of Books, Volume 55, Number 11 · June 26, 2008 – chi fosse interessato al testo completo me lo chieda pure)

Il revanchismo post-sovietico non si e’ manifestato finora in maniera violenta, fuori dai confini, tant’e’ che finche’ Saakashvili non ha tirato i missili contro i peacekeepers russi a Tskhinvali, le truppe russe appunto non erano state impegnate in azioni militari.

E’ probabile che la Russia fosse ben pronta a rispondere come ha fatto, e non impossibile che qualche agente russo a Tbilisi abbia fatto in modo che Saakashvili agisse in maniera cosi’ improvvida.

Ricordiamo pero’ che rispetto al passato, il casus belli del 7 agosto 2008 e’ praticamente chiaro come il sole e limpido come l’acqua. Niente a che vedere con l’ingigantito incidente del Golfo del Tonkin nel 1964, o l’oscura discussione fra Cattolici e Ortodossi riguardo la Chiesa della Nativita’, che precipito’ la Guerra di Crimea nel 1854.

C’e’ poi un’altra interpretazione alle azioni russe, e si rifa’ alla geopolitica (che davvero non cambia mai). Cosi’ come Kennedy non poteva tollerare missili nucleari a Cuba, Putin/Medvedev non potevano tollerare di perdere contro un idiota come il Presidente georgiano.

Da una parte avevano la scelta di intervenire, e vincere alla grande su tutti i fronti, non solo quelli militari, diventando anche popolarissimi. Dall’altra avevano la scelta di non fare niente, e precipitare se stessi e il Paese in una vergogna totale e completa.

Perche’ fare paragoni con Hitler se la scelta e’ cosi’ ovvia?

========

Il secondo fronte che mi spaventa e’ questa “voglia di menare le mani” che forse dopo 9/11 ha invaso un po’ tutti. Siamo alla sfiducia totale nella diplomazia?

====

In effetti, esiste un’alternativa.

Dopo una vittoria russa cosi’ completa e’ bambinesco e pericoloso fare i dispettosi come gli USA e gran parte dell’Europa/ NATO hanno deciso di fare. Anche perche’ la politica di accerchiamento della Russia, pensata da Clinton e continuata da Bush, non e’ sostenibile visti i risultati che ha portato.

Occorre invece aprire un nuovo capitolo, se non altro per riprendere le redini della situazione.

Invece di peggiorare la situazione, dobbiamo avere il coraggio di proporre l’ingresso della Russia nella NATO.