Dopo Obama, L’Ultima Sfida All’Integrazione Razziale In America

Dopo Obama, perche’ non provare a descrivere quella che sara’ l’ultima sfida all’integrazione razziale (e non solo) in America?

Immaginiamoci allora le elezioni presidenziali del 2016, e come Candidato alla Presidenza una donna, con antenati ex-schiavi da parte di padre e ebrei da parte di madre.

E convertita all’islamismo.

E come suo vice un’altra donna, in sedia a rotelle.

Mezza Native American e mezza messicana.

Con la quale e’ fidanzata.

E con la quale ha un figlio ottenuto con inseminazione artificiale. E il cui padre e’ Asian-American.

Immaginiamo infine che tale Candidata alla Presidenza rappresenti il Partito Repubblicano.

Oltre, la mia immaginazione non riesce ad andare 😎

ps Dopo che Emiliano Errico ha letto il mio testo qui riportato durante la puntata di “Jefferson Ming” del 5 Novembre su Radio24, il conduttore Stefano Pistolini ha commentato riferendosi a un futuro molto piu’ probabile, per le Elezioni Presidenziali americane del 2016: Bobby Jindal, classe 1971, Governatore della Louisiana per i Repubblicani e figlio di due immigranti indiani del Punjab.

6 Replies to “Dopo Obama, L’Ultima Sfida All’Integrazione Razziale In America”

  1. Non ho capito cosa mi dovrebbe rodere? E dove non sono sincero?

    Il colore della pelle di Obama e’ sul marrone scuro, o cosi’ mi sembra in fotografia, che ci posso fare? Non e’ certo olivastro come divento io dopo due settimane al sole. Anche la pelle di Colin Powell, se me lo chiedi, mi sembra molto molto chiara, anche se poi sembra che basti un nientesimo di sangue africano per essere classificati come “neri” (come se fosse un’onta, la macchia che rovina tutto il resto anche se piccolissima). Mah!

    Sull’accontentarsi o meno: tanto, anche se non mi accontentassi, non e’ che cambierebbe molto. Se guardi i risultati dei referendum, c’e’ stato qualche passo indietro riguardo gli omosessuali, ed e’ stato evitato qualche passo indietro sul diritto all’aborto. Di cambiamenti epocali da fare ne rimangono ancora parecchi.

  2. guarda, una cosa decisiva in questo campo (e usando questo mezzo) e’ essere sinceri. Si vede lontano qualche decina di miglia che tu non ti “accontenti” affatto. Ti rode.
    E poi questa cosa del “marroncino” e’ ignobile (dai uno sguardo alla costituzione, cosi’ ti ripassi le frazioni).
    Quando ti farai una iniezione di sincerita’ si potra’ anche discutere.

  3. su Jindal? o sulle sfide rimaste all’integrazione? su queste ultime: e’ vero che si celebra il fatto che Obama e’ il primo presidente “nero” (in realta’ e’ marroncino) ma non e’ certo quello che di solito e;’ definito come l’African-American, perche’ di antenati schiavi non ce ne ha (dal Kenya, mi sembra ovvio, non e’ stato rapito nessuno per lavorare nelle paintagioni di cotone americane), e quindi non aveva niente di personale da riscattare. Anzi ha fattto buon uso del lato bianco della famiglia.

    E’ poi la seconda volta che una candidata VP porta jella, chissa’ se ci riprovera’ piu’ nessuno. Non parliamo poi dei tabu’ contro i gay, contro i musulmani, contro nativi e messicani e cinesi, contro i disabili e perche’ no (ho dimenticato di menzionare questa categoria), contro gli atei. Ma naturalmente per il momento, accontentiamoci. Nessuna nazione Occidentale ha mai visto un Capo di Stato o di Governo provenire una minoranza etnica nel suo Paese.

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