Corte Suprema USA: Doppio Colpo contro la Pena di Morte

Con una decisione 5-contro-4, la Corte Suprema americana ha stabilito ieri 25 Giugno 2008 che non e’ possibile applicare la pena capitale a chi ha violentato uno o piu’ minori.

Naturalmente i violentatori si devono passare i loro decenni in galera, ma insomma e’ passato il principio secondo il quale la pena di morte non si applica ai delitti che non comportino la morte delle vittime.

Questo potrebbe suggerire ulteriori argomenti di discussione: vuol forse dire, la Corte Suprema, che la pena di morte e’ “solo” una vendetta di Stato, una morte per compensare un’altra morte? Ma non e’, probabilmente, il momento giusto.

E’ il momento giusto invece di sottolineare quanto scritto nell’opinione di maggioranza dal Giudice Anthony Kennedy:

“When the law punishes by death, it risks its own sudden descent into brutality, transgressing the constitutional commitment to decency and restraint”

Quando la Legge punisce con la morte, rischia di far precipitare se stessa verso la brutalita’, trasgredendo al dettato costituzionale della decenza e della moderazione”

Insomma, il Giudice Kennedy ha confermato quanto ripetuto da anni da chi lotta per l’abolizione della pena di morte: l’applicazione di questa significa (rischiare fortemente di) brutalizzare tutto il sistema legale di una nazione, dai carnefici di professione ai procuratori che discutono del perche’ terminare la vita di un imputato ai giudici e alle giurie che a quella vita decidono di porre fine.

Tre “hooray” per il Giudice Kennedy.