Schettino e De Falco, una storia campana

Annozero, livello zero

Worried about the future?

L’Autodistruzione della Climatologia – Rapporto Climategate Tradotto Per L’Istituto Bruno Leoni

Ho avuto ieri l’onore di fare da tramite fra la britannica Global Warming Policy Foundation (GWPF) di Lord Lawson e Benny Peiser, e l’Istituto Bruno Leoni di Carlo Stagnaro. Questi ha infatti pubblicato il rapporto GWPF “The Climategate Inquiries“, scritto da Andrew Montford/Bishop Hill e tradotto in italiano (“L’inchiesta sul Climategate“) da tal Maurizio Morabito.

Cosa significa realmente il climategate? Le principali indagini hanno scagionato gli scienziati dell’Università della East Anglia, ma un nuovo rapporto mostra quanto esse siano state parziali e fuorvianti

Mille grazie a tutti i coinvolti, inclusi Guido, David e Piero.

Ho anche scritto la Prefazione all’edizione italiana del rapporto, intitolata “L’autodistruzione della Climatologia” e ne includo qui alcuni estratti:

La scienza del riscaldamento globale antropogenico (AGW) è in agonia, così ridotta da quei ‘pasdaran del clima’ che ne hanno fatto un feticcio ideologico, spingendosi a tramare dietro le quinte per difenderne a tutti i costi i dogmi. Proprio alcuni dei personaggi più importanti hanno commesso il peccato più grande: si sono fatti ‘scoprire’ quando qualcuno (uno di loro?) ha deciso di distribuire via internet, nel Novembre 2009, un ‘tesoretto’ di documenti ed email riguardo l’Unità per la Ricerca Climatica (CRU) dell’Università dell’East Anglia (UEA). Documenti e messaggi il cui contenuto è adesso noto come ‘lo scandalo del Climategate’.

Il risultato, più che l’intaccare la scienza, è stata la frantumazione dell’interfaccia fra scienza e politica, con conseguenze che coinvolgono la scienza stessa, autosconfittasi e dunque adesso più subalterna che rilevante, per la politica. Per quanto siano inattaccabili le loro prove, difficilmente in futuro gli scienziati potranno convincere i politici ad agire in maniera concertata riguardo un qualunque problema a livello planetario, a meno che il problema non sia imminente se non attuale, immediatamente rilevante e più che certo. In altre parole, la gestione del rischio globale a medio e lungo termine, grazie ai pasdaran del clima, è scomparsa ancora prima di nascere.

[…] Cosa dice il rapporto di Montford? Possiamo individuare quattro filoni principali: i problemi riconosciuti da tutti; le furberie e il ‘muro di gomma’ dell’Establishment britannico; le domande e accuse tuttora inevase; e lo sbriciolamento della scienza del cambiamento climatico.

Il Climategate, come ampiamente documentato da Montford, ha rivelato errori ed omissioni su cui tutti sono d’accordo […] C’è poi la questione dei ‘furbetti’, con innumerevoli esempi di piccoli aggiustamenti nell’interpretazione, e qualche piccola omissione qui e là […] È contro questo ‘muro di gomma’ che si stagliano tutte le domande e tutte le accuse rimaste inevase e che, in quanto tali, impediscono che lo scandalo Climategate possa dichiararsi chiuso […] il Climategate ha cambiato tutto. L’IPCC è nata all’interfaccia fra scienza e politica e produce non un’enciclopedia, ma un rapporto che vuole e deve essere rilevante per le politiche di risposta al cambiamento climatico antropogenico, e che quindi contiene quanto scienziati (e politici: non per nulla si chiama ‘intergovernativo’ e non ‘interaccademico’ o ‘interdisciplinare’) ritengano via via indispensabile dichiarare riguardo quelle politiche stesse. Il Climategate ha però distrutto tale interfaccia, mostrando come gli stessi scienziati che scrivevano cautamente i loro articoli su riviste professionali (140) passavano invece a dichiarazioni roboanti nei rapporti IPCC e in altre pubblicazioni politiche e divulgative (131, 167). L’IPCC stesso è insomma stato, finanche nelle parole di una delle mansuetissime Commissioni d’inchiesta, colpevole di semplificazioni eccessive e di omissioni delle incertezze pur presenti nella letteratura scientifica. Dopo il Climategate la politica non può più fidarsi di una scienza schiava della necessità di essere sempre utile, utilizzabile, sempre corretta, concentrata sulle emissioni di CO2 di origine umana e mai smentita. Tale scienza finisce quindi con il trovarsi in posizione subalterna:

Test Tweet Pie

Te Lo Do’ Io Il PR…

C’e’ un po’ di discussione riguardo un blog abbastanza ingenuo di Ugo Bardi (fa parte della mai troppo vituperabile serie dove divide il mondo in Buoni e Cattivi), blog dove si vuole passare per buona l’idea che dietro lo scetticismo climatico ci sia la mano cattivona di Big Oil. In particolare vi si puo’ leggere un allegro scambio di idee riguardo la traduzione in italiano dell’About del noto blog cambioclimatista RealClimate.

Pubblico (anche) qui un paio di precisazioni.

Ho scritto “RealClimate e’ stato messo in piedi da una ditta di public relations“. Infatti su RC, in tutta onesta’ ma facendo pieno uso delle sfumature e degli eufemismi tipici del mondo anglosassone ma che evidentemente sfuggono a chi non ci e’ abituato, parlano dello “INITIAL planning” (“pianificazione INIZIALE“, l’enfasi e’ mia).

Se poi qualcuno vuole credere su RC siano ospitati dallo “Science Communications Network” (“dedicated to encouraging environmental public health scientists and medical practitioners to contribute to public discussions about their work through the media“) senza che per mettere su il sito quell'”encouraging” abbia avuto alcuna importanza, e senza che abbiano fatto uso del fior fiore dei professionisti del PR ambientalista, insomma, a questa persona ho un Colosseo da vendere…

Senza SCN/EMS, e senza Fenton, RealClimate sarebbe un’altra cosa (un blog dei tanti che non fanno uso di professionisti del PR, come i miei). E quindi, come ho detto nel mio commento iniziale a Bardi, lamentarsi che nel discorso climatico siano coinvolte organizzazioni di PR, presentando poi il tutto come se il PR fosse solo quello di Big Oil, non mi sembra una cosa molto saggia.

Faccio anche notare come sia in corso la un po’ imbarazzante conferenza Heartland (da cui, come ripeto da anni, mi tengo ben lontano). Qualcuno sa dove sono questi maghi del PR, o quali risultati abbiano ottenuto? Ci sono star del cinema o della TV, o personaggi famosi per qualcos’altro che la loro viscontita’? (domanda)

Infine…sondaggio di questi giorni…il 41% dei britannici e’ scettico “integrale” (non pensano che il riscaldamento sia di origine antropica in nessun modo). Qualcuno conosce quali iniziative di PR di Big Oil o Big Coal abbiano ottenuto cotanto risultato? Anche perche’ io, che in UK ci vivo, non me ne sono accorto.

Sisma Cile, Scienziati dell’Agenzia Spaziale Italiana smentiscono la Nasa

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

‘Il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no…’

di Maurizio Morabito

Fra i grossi titoloni dopo il terremoto in Cile del mese scorso, campeggiavano anche le affermazioni del prestigiosissimo Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena (California) secondo il quale addirittura il movimento tellurico avrebbe spostato l’asse terrestre e modificato la durata del giorno sulla Terra. Tutto vero? Sembra proprio di no, in base alle precisissime osservazioni del Centro di Geodesia Spaziale (CGS) dell’Agenzia Spaziale Italiana a Matera.

E’ una storia questa che speriamo faccia capire l’importanza di differenziare fra i calcoli teorici e le misurazioni del mondo reale. E’ stato infatti proprio sulla base di modelli al calcolatore che il team statunitense capeggiato da Richard Gross del JPL ha annunciato all’inizio di marzo come l’enorme spostamento di masse all’interno del pianeta in occasione del sisma cileno avrebbe portato a un accorciamento del giorno di 1,26 milionesimi di secondo, e spostato l’asse di rotazione di ben 8 centimetri. Nessuna conseguenza avvertibile nella vita quotidiana, ma a pochi anni da effetti di simile magnitudine dopo il terremoto di Natale del 2004 a Sumatra, abbastanza da richiamare l’attenzione riguardo una Terra che almeno apparentemente spesso si sposterebbe di qua e di la’.

Affermazioni quelle di Gross che fanno il giro del mondo. Cosa che purtroppo non succede invece con chi il pianeta lo misura effettivamente, e non solo nella memoria di un supercomputer che per quanto veloce non puo’ sostituire la realta’. Il 4 marzo esce infatti in sordina e in inglese un comunicato a firma Giuseppe Bianco del CGS, un centro italiano che da Matera e’ ufficialmente riferimento mondiale nelle straordinariamente precise misurazioni laser della posizione del pianeta Terra (lo International Laser Ranging Service, ILRS).

Bianco conferma che “come per ogni evento che produce un movimento di massa della Terra, il recente terremoto estremamente violento in Cile ha anche causato uno spostamento dell’asse terrestre di inerzia rispetto al suo asse di rotazione”. Pero’, continua Bianco,”occorre rilevare che movimenti molto più grandi si verificano di continuo, soprattutto come il risultato di una circolazione atmosferica ed oceanica”.

E cosa dicono i laser dell’ILRS? “I risultati preliminari non mostrano differenze significative, vale a dire superiori […] a circa tre centimetri”. Cosa e’ successo, dunque? La NASA ha parlato troppo presto? “Questa valutazione si differenzia da quelle ottenute con i modelli teorici del pianeta (come quella prodotta dal Jet Propulsion Lab di Pasadena, California), che possono valutare la portata di uno spostamento sulla base dei dati geofisici e sismologici. Questo è il tipo di calcolo utilizzati per le previsioni meteorologiche, che si basano su dati osservati prima di una data particolare, e sui modelli teorici di come si sviluppino i fenomeni atmosferici”.

Sarebbe facile fare dell’ironia dunque sul come tutto cio’ spieghi alcune diciamo cosi’ “imprecisioni” nelle previsioni del tempo. Una cosa e’ comunque certa: il messaggio da Matera e’ che anche i supercomputer della NASA, nel loro piccolo, possono sbagliare. E sbagliano

La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, […] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e […] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[…] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra […] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. […] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. […] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. […] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

La Tragedia di Una Sinistra Senza Popolo

Una risposta a “Berlusconi a Teheran” di Slavoj Žižek, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio 2009

Slavoj Žižek, “filosofo materialista-dialettico e psicanalista lacaniano, co-direttore del Centro Internazionale di ‘Humanities’” al Birkbeck College di Londra e in passato gia’ noto come quasi-supporter del Governo Cinese (un dettaglio che come vedremo, e’ rilevante) ha scritto un articolo dal titolo “Berlusconi a Teheran“, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio scorso. Partendo dalla crisi post-elettorale iraniana, e procedendo con un paragone (anzi, eguagliando) il Presidente iraniano Mohammed Ahmadinejad al Presidente del Consiglio italiano, Žižek mescola una nutrita serie di attacchi contro Berlusconi a un’altrettanto nutrita serie di inni alla democrazia…intesa pero’ come “skaio-crazia”, dove chi comanda e’ (un gruppo di oligarchi) di sinistra.

Dopo una serie di vicissitudini, una versione della risposta tradotta qui sotto non ha potuto trovare spazio sulla LRB in alcuna forma, nonostante fosse stata “approvata” per la pubblicazione due volte.

Cominciamo con il chiarire a cosa sia interessato l’autore di “Berlusconi a Teheran“. E’ difficile pensare che voglia parlare dell’Iran, argomento trattato troppo sommariamente. Forse non vuole parlare neanche di Berlusconi, una variabile a Žižek praticamente sconosciuta e al cui riguardo si perde in troppe imprecisioni, nonostante il Silvio nazionale sia diventato in termini di riconoscibilita’ probabilmente il secondo uomo politico piu’ importante al mondo dopo Barack Obama.

Il vero obiettivo di Žižek sembra il fare i capricci perche’ dopo il 1989 le società occidentali non vogliono votare pedissequamente per le figure e linee politiche favorite da Žižek stesso. E più che una lagnanza, Žižek fa la parte dell’intellettuale di (antica) sinistra che si atteggia a Vercingetorige, e sconfitto getta le armi ai piedi di Giulio Cesare/Berlusconi (lo so, è una scena tratta da un fumetto … ma se Žižek prende ispirazione dal cartone “Kung Fu Panda”, cosa c’è di sbagliato in “Asterix”?).

Se questo e’ il caso; se un articolo che equipara Ahmadinejad a Berlusconi è il segno finale del crollo del pensiero di sinistra … e se mai ci sia stato un tempo in cui ci fosse bisogno che emergesse una nuova sinistra, con un po’ più di fiducia almeno in quel popolo che afferma di voler sostenere e difendere; allora, è questo, quel tempo..

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Come detto, la mancanza di interesse di Žižek negli affari di Teheran è evidente. L’articolo comincia dai disordini a Teheran, ma finisce per discutere di un presunto razzismo di fondo di Berlusconi. Žižek scrive che “ci sono molte versioni degli eventi del mese scorso (Giugno) a Teheran“, quindi procede a scegliere quella di suo gradimento come se stesse sostenendo una squadra di calcio, semplicemente troppo ansioso di individuare i “buoni” e pronto a star loro dietro sempre e comunque. I Paesi e le società non sono visti come interessanti “esperimenti in corso”, da seguire e analizzare, piuttosto come “parco giochi” per annoiati stranieri con poco o niente da rischiare e l’entusiasmo per farsi gli affari degli altri. Tutto cio’ potrebbe essere divertente ma… è Politica?

E in effetti ci vengono date affermazioni totalmente prive di fondamento, come “Ahmadinejad non è l’eroe degli islamici poveri, ma un corrotto islamo-fascista, una specie di Berlusconi iraniano la cui miscela di atteggiamento clownesco e politica di potenza senza scrupoli sta causando disagio anche tra gli Ayatollah“. Cosa mai vuol dire “islamofascismo“? E come fa un populista a non essere l’eroe dei poveri, almeno nella misura in cui e’ percepito dai poveri? E che tipo di pensiero profondo si nasconde dietro la definizione di Žižek di Berlusconi come “un idiota corrotto”?

L’impressione è che quanto sopra non siano “osservazioni” o il risultato di una qualsiasi analisi, ma piuttosto dei punti speciosi, inventati a sostegno di un’indimostrabile equivalenza tra Berlusconi e Ahmadinejad. Forse Žižek sogna di essere in uno stadio di calcio, indossando una maglietta “Berlusconi è un idiota corrotto” sotto uno striscione “Ahmadinejad è un islamo-fascista”, mentre canta l’Internazionale e getta insulti contro un “dream team” avversario composto da Berlusconi, Ahmadinejad, ma anche Sarkozy, Bush Padre e Figlio, Reagan, e chissà, forse anche Nixon. Sulla panchina dei “nemici”: i fondatori del Ku Klux Klan.

Questo atteggiamento da “tifoso sognante” si vede anche nei paragrafi successivi. In un primo momento Žižek afferma che “è vitale” riconoscere che le manifestazioni iraniane sono state “un grande evento di emancipazione, che non rientra nel quadro di una lotta tra liberali filo-occidentali e fondamentalisti anti-occidentali”. Perché allora ricade subito nella vecchia abitudine di attaccare logore etichette a tutto ciò che si muove? “Se non facciamo [ciò che è vitale etc etc]], noi in Occidente entreremo in una era post-democratica, pronti per i nostri Ahmadinejads. Gli Italiani conoscono già il suo nome: Berlusconi”.

Addirittura.

Dietro a questi ragionamenti c’e’ un concetto un po’ peculiare di “democrazia”, e Žižek se ne rende conto visto che procede con lo spiegarcelo. Perche’ Žižek vuole “il Governo da parte della Sinistra”, una skaio-crazia che purtroppo per lui manca dal mondo reale. Una skaio-crazia che andrebbe applicata comunque, e nonostante, se non interamente contro la volontà delle pecore, pardon, del popolo.

Gli animali di allevamento non sono una metafora ironica: Žižek cita con entusiasmo come “manifestamente vero” il pensiero del giornalista americano Walter Lippmann, il quale, ci viene detto, “come Platone … vedeva il popolo come una grande bestia o una mandria smarrita” che “deve essere disciplinato da ‘una classe specializzata’” capace di vedere lontano.

Ma le parole di Lippmann sono del 1922. Per coincidenza (davvero?), in quello stesso anno Benito Mussolini ha conquistato il potere in Italia, introducendo il mondo ad una forma di governo chiamata fascismo, all’inizio popolare tra le élite occidentali, e probabilmente l’esperimento piu’ completo di governo da parte di una “classe specializzata” prima dell’avvento di Stalin.

E’ davvero doloroso leggere questa approvazione da parte di Žižek di una “democrazia come allevamento di animali”, dopo che un gruppo di “pastori del popolo” auto-nominati hanno ucciso centinaia di milioni di esseri umani, dalla Germania nazista al Grande balzo in avanti di Mao al genocidio di Pol Pot agli assassini politici di massa di Pinochet.

Ed e’ davvero curioso che pensieri di questo genere non si siano mai sopiti. Come dice Frank Furedi nel suo libro “La Politica della Paura“, “le élite politiche [contemporanee], svincolate dalla società e interamente incentrate sul presente, spingono per un’agenda misantropica che sottolinea la vulnerabilità delle persone e vede il comportamento individuale come un problema da gestire, [dimostrando] un forte elemento di disprezzo paternalistico [con la sensazione di fondo che] ci siano tutti questi misteriosi selvaggi là fuori, che hanno bisogno di sentirsi dire cosa fare” in cabina elettorale.

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Perché mai qualcuno dovrebbe considerare in modo cosi’ negativo la democrazia rappresentativa? In realtà, Žižek e’ preoccupato con la stessa organizzazione della società contemporanea. Il (secondo) esempio della direzione in cui vede “l’Occidente” evolvere, è Lee Kuan Yew, “il leader di Singapore che ha pensato e messo in pratica un ‘capitalismo con valori asiatici“. Nella “democrazia occidentale”, infatti, Žižek vede la lunga mano del “capitalismo”. E il “progresso capitalistico” viene esplicitamente dichiarato come estraneo a qualunque cosa la “democrazia” significhi.

Seguendo Alain Badiou, ci viene detto che “la democrazia elettorale è rappresentativa nella misura in cui essa è rappresentativa del capitalismo“; e che “le elezioni democratiche … non sono di per sé un’indicazione del vero stato delle cose“(un punto bizzarramente sostenuto utilizzando quel fulgido (si fa per dire) esempio di democrazia elettorale che e’ stata la Francia di Vichy).

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Le affermazioni su Berlusconi sono francamente mal argomentate e scritte, una grottesca insalata di inesattezze storiche e di “non sequitur”.

Niente di cui meravigliarsi, ovviamente, visto che la stessa esistenza di un politico/non-politico come Berlusconi e’ benvenuta nel mondo di Žižek come un candelotto lacrimogeno acceso, in una stanza senza porte e finestre:

(a) E’ ovviamente un errore considerare, come fa Žižek, quanto “resta della ‘sinistra’ italiana” come “ormai rassegnato al suo destino” sotto Berlusconi. Piuttosto, la ‘sinistra’ ha trascorso gli ultimi 15 anni, anche quando era al potere, parlando quasi sempre e solo di Berlusconi. I suoi componenti non sono vittime di una “cinica demoralizzazione“, quanto nemici ipnotizzati, incapaci di qualsiasi pensiero politico che non comprenda (odio contro) Berlusconi.

(b) Žižek rimprovera a Berlusconi di aver agito “più o meno spudoratamente” e di “comportarsi in modo tale da minare la sua dignità di Capo del Governo“, perché “la dignità della politica classica deriva dal suo elevarsi sopra il gioco degli interessi particolari della la società civile…nella sfera ideale del ‘citoyen’ in contrasto con la situazione di conflitto di interessi egoistici che caratterizzano il ‘borghese’“(ecco un altro attacco al capitalismo).

Ma come può questo pensiero andare d’accordo con quando lo stesso Žižek descrive cinicamente le ‘elezioni libere’ come il semplice “mostrare un minimo di cortesia” da parte di chi “è al potere [ma temporaneamente] fa finta di non detenere il potere”? I politici allora devono essere elevati rispetto agli elettori o no?

(c) Ci viene detto che “la scommessa dietro le volgarità di Berlusconi è che le persone si identificheranno con lui come rappresentante dell’immagine mitica dell’Italiano medio”. Questo è un mito diffuso, ma totalmente privo di fondamento, ancora una volta ripetuto da Žižek senza alcun elemento di prova a sostegno. Non spiega affatto le due sconfitte elettorali di Berlusconi, e non può essere riconciliato per esempio con la maggioranza relativa acquisita e poi conservata dal partito di Berlusconi tra gli Italiani all’estero, per esempio nel Regno Unito.

(d) Žižek sostiene che Berlusconi ha bisogno di “paura” per rimanere al potere. Eppure l’attuale Governo italiano e’ stato per mesi accusato di minimizzare ogni tipo di problema, dalla crisi finanziaria globale alla situazione delle vittime del terremoto a L’Aquila, ai problemi per il numero crescente di disoccupati o temporaneamente occupati, fino alla Influenza A. Amico e nemici riconoscono come Berlusconi cerchi sempre di presentare un volto felice, a volte anche troppo rilassato. Uno dei suoi ministri è stato rimproverato per aver suggerito che le scuole potrebbero rimanere chiuse se il contagio di influenza A sara’ peggiore del previsto.

Un esempio molto più vero di deimo-crazia, la manipolazione della paura per scopi politici, è in realtà la Gran Bretagna, dove saltiamo letteralmente da un allarme all’altro: quando la preoccupazione per il morbo della mucca inizia a scemare, arriva il Duemila, poi il riscaldamento globale, poi Blair e i suoi “45 minuti all’attacco da parte di Saddam“, poi l’Aviaria, poi una siccita’ da desertificazione, e adesso l’influenza “suina”. Il rischio per terrorismo e’ invariabilmente “Alto”, e chissa’ cosa ci riservera’ il futuro..

(e) Degli ultimi paragrafi su Berlusconi si può solo rabbrividire. La realtà “dello stato di emergenza“, introdotto da Berlusconi, nel luglio del 2008 è “dimostrata” citando un incidente dell’… Agosto 2007! Il che è circa otto mesi PRIMA che Berlusconi sia tornato al potere. Una ridicolaggine insomma, che precede una filippica rattoppata e infondata che include discorsi sull’”anti-semitismo ragionevole“, su violenza contro gli immigrati e sulla “barbarie berlusconiana“. Certo non c’è bisogno di commento quando l’autore di un articolo si toglie da solo ogni credibilita’.

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L’impressione generale è che il problema non sia la democrazia occidentale e/o elettorale, o personaggi come Berlusconi, Lee Kuan Yew o addirittura Ahmadinejad. Il problema per Žižek è se stesso, e il suo rapporto con un mondo occidentale post-1989 che non è stato in grado (almeno finora) di produrre un clima di fiducia politica significativa riguardo la “sinistra classica”. Gli elettori con regolarita’ non selezionano come rappresentanti membri di quella “classe specializzata” cui pensa di appartenere Žižek, classe che si presenta come l’unica “legittimata” a difendere i poveri, i lavoratori e in generale chiunque non sia un arco-capitalista.

Agli occhi di Žižek, il mondo intero è sottosopra: “la popolarità di Reagan aumentasa dopo ogni apparizione pubblica, proprio mentre i giornalisti enumeravano i suoi errori“. Ma piuttosto che cercare di capirne il perché, Žižek ha arbitrariamente deciso che le ragioni devono trovarsi all’interno della “mandria disorientata” chiamata popolo, e / o nelle astute, malvagi mani di populisti da tutto il mondo. Pertanto, se e quando il processo democratico anche solo temporaneamente fa languire partiti di sinistra all’opposizione, allora è l’intero processo democratico che va classificato come una manifestazione del capitalismo. La soluzione per Žižek è quindi di sbarazzarsi della democrazia elettorale del tutto. E infatti, le “elezioni democratiche che emanano un momento di verità” sono definite esattamente come quelle in cui le persone votano cosi’come Žižek vorrebbe che votassero.

Žižek non e’ solo. Anche Thomas L Friedman del New York Times ha confessato la sua invidia per il sistema autocratico cinese, cosi’ “efficiente” nell’occuparsi di questioni ambientali visto che non deve “perdere tempo” a dialogare con un’opposizione democratica. Come ha fatto notare Jonah Goldberg, studioso e autore di “Liberal Fascism”, si tratta degli stessi argomenti che negli anni Venti resero Mussolini popolare in Europa e anche negli USA, grazie ai treni che arrivavano in orario e alle paludi pontine che venivano prosciugate.

Il fatto poi che le piu’ grandi catastrofi ambientali, come il prosciugamento del Lago d’Aral, siano legate proprio a sistemi autocratici e per questo incapaci di evitare colossali errori, apparentemente a Žižek o Friedman non interessa.

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Tutto sommato, l’articolo di Žižek rappresenta la sconfitta di quella parte della “sinistra classica” che si ritiene come un Sansone collettivo prossimo alla morte (politica) e quindi e’ determinato ad uccidere (politicamente) tutti i Filistei. O usando una metafora forse ancora piu’ appropriata, , o, meglio ancora, come un bambino antipatico che fa i capricci per una e una sola ragione: perché le cose non vanno a modo suo.

Iran – Boicottare I Mujaheddin Del Popolo

Stigmatizzo decisamente (e so di non essere il solo) la decisione della Zamparutti e di altri politici europei di partecipare alla manifestazione di Parigi dei “Mujaheddin del Popolo” (MEK), un’organizzazione che si e’ macchiata di innumerevoli crimini inclusi diversi attentati esplosivi che hanno coinvolto civili, e nonostante abbia rinunciato alla lotta armata nel 2001 ancora nel 2003 si e’ fatta beccare con 6,000 combattenti in Iraq ben armati inclusi diversi carri armati.

Perche’ erano in Iraq, loro che si professano liberatori dell’Iran dal regime degli Ayatollah? Perche’ il MEK e’ la stessa organizzazione che ha trasferito le sue basi sotto la protezione di Saddam Hussein, nel mezzo della guerra fra Iran e Iraq.

Si tratta anche di un gruppo che Human Rights Watch non ha esitato definire un “culto”, i cui membri sono pronti a tutto incluso darsi fuoco e morire come manifestazione di protesta.

Le immagini da Parigi ricordano, infatti, un raduno tipo Testimoni di Geova..il che va benissimo per i Testimoni di Geova, ma se fatto da un’organizzazione politica dovrebbe far tremare i polsi.

Vista la popolarita’ del MEK in Iran (=zero spaccato), associarvisi in un qualunque modo significa sostanzialmente autodichiararsi nemici del popolo iraniano, di laici e clericali, liberali, seguaci dello Shah e conservatori tutti. E poi ci si lamenta che il Governo Iraniano si comporti in maniera paranoica…

Il contributo del manifestare con i MEK alla causa della giustizia, della liberta’ e della nonviolenza nel mondo e’ “meno infinito”… tanto varrebbe marciare osannando le effigi di Cheney e Rumsfeld e inneggiando alla distruzione armata della Repubblica Islamica.

Il Pasticcio Chiamato Iran

Il Presidente Ahmadinejad e’ stato davvero rieletto? La violenza a Teheran continuerà nei prossimi giorni?

Purtroppo, non c’è modo di saperlo. Fra una persona che risiede in Occidente e la Verità ci sono la Commissione Elettorale iraniana, il Ministero degli Interni iraniano, il Governo iraniano, i mass-media e la propaganda iraniani, i mass-media e la propaganda occidentali, e i Governi occidentali. Un vero nebbione capace di far prendere lucciole per lanterne e viceversa.

Probabilmente, tutto cio’ che leggeremo e vedremo, incluse le immagini TV e gli scatti fotografici, sarà manipolato all’estremo.

Di cosa si può allora essere sicuri? Prima di tutto: c’è troppo in gioco della democrazia iraniana perche’ le elezioni vengano interpretate come una “farsa”. Dopo un dibattito televisivo e le fotografie del Leader Supremo iraniano, il Grand Ayatollah Sayyid Ali Hosseini Khamenei che usciva da una moschea dopo aver votato come un qualsiasi altro cittadino, niente altro che una vittoria riconosciuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini iraniani potra’ essere sufficiente per la stessa società iraniana.

Cinicamente, si potrebbe dire che o si ha una democrazia, o se non la sia ha. Qualsiasi “fondamentalista” veramente impegnato a palesemente manipolare le elezioni, si sarebbe fatto beffa di Ahmadinejad, e di Khamenei.

Se quelli stessi hanno un qualche tipo di dittatura in mente, che scoprano le loro carte, o ne affrontino le conseguenze. Per Khamenei, e ancor più per Ahmadinejad, la scelta e’ tra sbarazzarsi della democrazia in quanto tale, o sembrare dei pagliacci.

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In realtà, se le cose stanno come appaiono in questo momento, con una contestata rielezione del Presidente Ahmadinejad, scontri per le strade, e arresti di membri del partito di opposizione, a lungo termine il perdente sarà Ahmadinejad stesso, non più in grado di interagire con il mondo esterno come legittimo leader (eletto) dell’Iran. Un nuovo tentativo di discussione pubblica come quello alla Columbia University di New York incontrerebbe derisione se non molto peggio.

Un altro punto evidente riguarda l’ingerenza straniera. Finora al fuoco di fila delle notizie provenienti dall’Iran e’ stato risposto in maniera pacata da parte della Amministrazione Obama e questo è il giusto modo di comportarsi.

Come in Ucraina, se un considerevole numero di iraniani credono veramente le elezioni non siano stati rubati, sta solo a loro il riprendere possesso della propria Nazione. Per esempio, se il rivale di Ahmadinejad Mir Hossein Mousavi si fosse trovato impreparato alla situazione attuale, beh, allora sarebbe meglio se rimanesse lontano da qualsiasi posizione di potere.

È semplicemente impossibile capire da tutti i dettagli dall’esterno.

Manifestare in favore dei democratici iraniani, come suggerito da qualcuno, sarebbe una triste farsa da parte di un manipolo di ignoranti. E il commento di Franco Venturini sul Corriere “In Iran il vero sconfitto e’ Obama” e’ sicuramente prematuro. Se si sapesse che Obama avesse appoggiato Mousavi (cosa che dubito fortemente), Ahmadinejad darebbe fiato alle trombe all’istante…

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Nessuno è morto finora. Che può solo essere una buona cosa.

Il Matrimonio Omosessuale In Italia Come Diritto Sancito Dalla Costituzione

Come gia’ detto in passato, ritengo praticamente ovvio che la difesa del Matrimonio passi dall’allargamento del diritto a ogni coppia di adulti che lo richieda.

Dire agli omosessuali che loro del matrimonio possono anche farne a meno, significa infatti dirlo anche agli eterosessuali.

Tanto varrebbe allora abolire tout-court l’Istituzione del Matrimonio e trasformarla in un contratto di rescissione preventivo da esercitare in caso di divorzio (la tradizione romana, piu’ o meno, e in vigore anche in altre culture).

E in Italia le basi perche’ il Matrimonio venga consentito a tutti (chiamatelo pure Partneraiato Civile se preferite, come hanno fatto nel Regno Unito) sono gia’ scritte nella Costituzione.

Consideriamo infatti il paradosso che, mentre una coppia omosessuale non puo’ adesso sposarsi, la stessa coppia (le stesse identiche persone) lo potrebbe fare se uno dei due (paradossalmente, e’ ovvio) si sottoponesse al bisturi e…cambiasse sesso!

Si tratterebbe insomma di ne’ piu’ ne’ meno che un “ricatto chirurgico” con violazione dell’Art.3 della Costituzione. La quale per l’appunto non si interessa di quali siano gli apparati riproduttivi dei cittadini, anzi dice proprio che “hanno pari dignità sociale e [uguaglianza] davanti alla legge, senza distinzione di sesso“: mentre il cambiamento di sesso al momento, rende diverso l’individuo davanti alla legge (matrimoniale) , visto che il diritto a sposarsi o meno con il proprio partner dipende da un’operazione chirurgica.

Come tollerare e giustificare una situazione del genere? Immaginiamoci l’orrore che susciterebbe un sistema di diritto civile che consentisse il matrimonio solo agli amputati…

Consultation On The UK Mandatory Code On Alcohol Sales

On Bishop BEEP Williamson

What to say about the controversy on Lefebvre follower Bishop Williamson, who spoke to a Swedish television crew of his ideas on the Holocaust? First and foremost, that it will be very difficult to see who did what and why.

What to think of coincidences such as the interview appearing right now and not, for example, a month ago when it was already dated; or that everything is happening hours away from the International Holocaust Memorial Day?

The barrage of comments on the topic in the media is obviously futile (it would a curious day when a Pope will change his mind after reading this or that newspaper). What are we left with but the obvious: Williamson has shown that there are some poor souls even among the Bishops.

Is that news or what?

Tributo a Fabrizio De Andrè – Codice WordPress

Di seguito il codice da usare in WordPress per partecipare al “Tributo a Fabrizio De Andrè a blog unificati” il giorno 11 Gennaio 2009. Puo’ essere facilmente adattato ad altre piattaforme per scrivere blog, ma non l’ho provato altrove.

(NB: bisogna eliminare lo spazio bianco fra “[” e “youtube” naturalmente)

<a href=”http://www.facebook.com/event.php?eid=42060194206″><img class=”aligncenter” title=”11.1.1999-11.1.2009″ src=”http://photos-g.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v1937/52/29/1523807824/n1523807824_140574_7008.jpg” alt=”” width=”468″ height=”60″ /></a>

[ youtube=http://it.youtube.com/watch?v=w7u_j9vRwm8]

<strong><a href=”http://www.facebook.com/event.php?eid=42060194206″ target=”_blank”>Tributo a Fabrizio De Andrè a blog unificati</a></strong>

<a href=”http://www.facebook.com/event.php?eid=42060194206″><img class=”alignleft” title=”11.1.1999-11.1.2009″ src=”http://photos-h.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v1937/52/29/1523807824/n1523807824_140575_7185.jpg” alt=”” width=”120″ height=”240″ /></a><em>(da un’idea di <a href=”http://malarablog.wordpress.com” target=”_blank”>Domenico Malara</a>)</em> – L’11 gennaio 2009 la musica italiana ricorda il grande Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa. Tra le 22.40 e le 22.50, un centinaio di radio italiane trasmetteranno, in contemporanea con lo speciale “Che tempo che fa” di Raitre dal titolo “Fabrizio 2009″, Amore che vieni amore che vai, la canzone scelta da Dori Ghezzi come simbolo di questo ricordo via etere.

L’idea è di rilanciare questa iniziativa anche sul web. Chiunque abbia un sito o un blog, quel giorno dedichi un post al grande Faber, pubblicando <a href=”http://it.youtube.com/watch?v=w7u_j9vRwm8″ target=”_blank”>il video di “Amore che vieni, amore che vai” reperibile da Yotube</a>.

Questo, al momento, l’elenco dei blog che pubblicheranno un post su Faber De Andrè e il video “Amore che vieni, amore che vai”:

<a href=”http://malarablog.wordpress.com” target=”_blank”>http://malarablog.wordpress.com</a> (Domenico Malara)
<a href=”http://amatoblog.wordpress.com” target=”_blank”>http://amatoblog.wordpress.com</a> (Beppe Amato)
<a href=”http://www.photosteno.it/blog” target=”_blank”>http://www.photosteno.it/blog</a> (Stefano Costantino)
<a href=”http://marcoursanowords.splinder.com” target=”_blank”>http://marcoursanowords.splinder.com</a> (Marco Ursano)
<a href=”http://www.massidestri.eu/mdblog” target=”_blank”>http://www.massidestri.eu/mdblog</a> (Massimiliano Destri)
<a href=”http://www.taninoferri.com” target=”_blank”>http://www.taninoferri.com</a> (Tanino Ferri)
<a href=”http://lapinpi.spaces.live.com” target=”_blank”>http://lapinpi.spaces.live.com</a> (Margherita Accardo)
<a href=”http://www.bricioladipane.blogspot.com” target=”_blank”>http://www.bricioladipane.blogspot.com</a> (Lucia Schillaci)
<a href=”http://www.sergiobontempelli.net” target=”_blank”>http://www.sergiobontempelli.net</a> (Sergio Bontempelli)
<a href=”http://ilsalli.altervista.org” target=”_blank”>http://ilsalli.altervista.org</a> (Saverio Autellitano)
<a href=”http://www.elsuenopasado.splinder.it” target=”_blank”>http://www.elsuenopasado.splinder.it</a> (Mario Bertocchi)
<a href=”http://blog.libero.it/contropotere/view.php” target=”_blank”>http://blog.libero.it/contropotere/view.php</a> (Marco Pittalis)
<a href=”http://www.binarioloco.it” target=”_blank”>http://www.binarioloco.it</a> (Massimo Frezza)
<a href=”http://www.faberdeandre.com/public/forum” target=”_blank”>http://www.faberdeandre.com/public/forum</a> (Marcello Motta)
<a href=”http://sonia-magnolia75.spaces.live.com/default.aspx” target=”_blank”>http://sonia-magnolia75.spaces.live.com/default.aspx</a> (Sonia Canorro)
<a href=”http://blog.libero.it/newzealand” target=”_blank”>http://blog.libero.it/newzealand</a> (Massimo Morachioli)
<a href=”http://blog.ildeposito.org” target=”_blank”>http://blog.ildeposito.org</a> (Il deposito dei canti di protesta)
<a href=”http://www.cercanimali.com” target=”_blank”>http://www.cercanimali.com</a> (Sabrina Calcagno)
<a href=”http://blog.demetrio.it” target=”_blank”>http://blog.demetrio.it</a> (Demetrio Filocamo)
<a href=”http://ourjov.spaces.live.com” target=”_blank”>http://ourjov.spaces.live.com</a> (Giovanni Nostro)
<a href=”http://deandre.forumfree.net” target=”_blank”>http://deandre.forumfree.net</a> (De Andrè Forum)
<a href=”http://maurobiani.splinder.com” target=”_blank”>http://maurobiani.splinder.com</a> (Mauro Biani)
<a href=”http://blogdonna.wordpress.com” target=”_blank”>http://blogdonna.wordpress.com</a> (Valeria e Lucrezia Zingale)
<a href=”http://faldoni.splinder.com” target=”_blank”>http://faldoni.splinder.com</a> (Lesath Ethan)
<a href=”http://www.iusrheginum.net” target=”_blank”>http://www.iusrheginum.net</a> (Associazione studentesca universitaria RC)
<a href=”http://www.bibamcdj.blogspot.com” target=”_blank”>http://www.bibamcdj.blogspot.com</a> (Alessandro Checchi)
<a href=”http://www.newz.it” target=”_blank”>http://www.newz.it</a> (Notizie da Reggio Calabria)
<a href=”http://www.myspace.com/enricogiaretta” target=”_blank”>http://www.myspace.com/enricogiaretta</a> (Enrico Giaretta)
<a href=”http://mauriziomorabito.wordpress.com” target=”_blank”>http://mauriziomorabito.wordpress.com</a> (Maurizio Morabito)
<a href=”http://equilibri.wordpress.com” target=”_blank”>http://equilibri.wordpress.com</a> (Maurizio Morabito)
<a href=”http://ticopalabra.blogspot.com” target=”_blank”>http://ticopalabra.blogspot.com</a> (Tico)
<a href=”http://www.soundsblog.it” target=”_blank”>http://www.soundsblog.it</a> (Dodo)
<a href=”http://www.awayfromheaven.spaces.live.com” target=”_blank”>http://www.awayfromheaven.spaces.live.com</a> (Mirko Tommasino)
<a href=”http://www.zenigada.ilcannocchiale.it” target=”_blank”>http://www.zenigada.ilcannocchiale.it</a> (Luca Cipriani)

<a href=”http://www.facebook.com/event.php?eid=42060194206″><img class=”aligncenter” title=”11.1.1999-11.1.2009″ src=”http://photos-g.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v1937/52/29/1523807824/n1523807824_140574_7008.jpg” alt=”” width=”468″ height=”60″ /></a>

A Century Later, The Heroes of the Baltic Fleet To Be Remembered in Messina and Reggio Calabria

Two cities destroyed by Nature just after the holy days of Christmas; the wailing of the living, lost inside or outside the rubble; the waters of the Strait and their ripples in a light still confusing the sea with the horizon, full of a million pieces of what they had crushed in three waves of tsunami: that was the nightmare to which the Russian Baltic Fleet anchored in the early morning of 29 December 1908.

About twenty four hours had passed since one of the most devastating earthquakes in history, obliterating the cities of Messina and Reggio Calabria (and beyond) in Southern Italy, and with them around 100,000 people: and the Battleship Cesarevič was the first sign of any rescue from the outside world.

In an era where television serves death regularly at dinner time, it is hard to realize what horror is hidden behind the disappearance of one hundred thousand people in an area as small as that of the Strait of Messina. It’s as if somebody had killed three persons a day, on average, every single day for the past century.

And so the intervention of the Baltic Fleet is truly remarkable, and still remembered with all those indefatigable cadets, appearing strong beyond all imagination to the local population, true angels and saviours for thousands.

Who knows how many people would not be alive today, if their grandpa or great-grandma had not been rescued by the Russians? Perhaps extracted from underneath a collapsed building, or even “just” provided with a warm blanket, a place to sleep and warm food to survive especially in the first days after the tragedy.

The intervention of the Baltic Fleet will be remembered alongside the earthquake commemoration in a few days’ time, in the night of 27/28 December 2008, when the cities of Messina and Reggio Calabria will await that terrible hour of 5:21AM: because the sacrifice of hundreds, and the death of tens of Russian sailors should not be forgotten in the maelstroms of history.

Per Natale. Un Po’ di Rispetto.

Buon Natale a tutti.

Con la piena consapevolezza che c’è ancora molto da fare prima che il Natale diventi abbastanza Cristiano da meritarsi il nome di Natale …

Un po ‘di rispetto” di Abubakar N. Kasim Lunedi, 22 dicembre 2008

Se Babbo Natale mai mi visitera’ e mi concedera’ un desiderio, vorrei rispondere con una sola parola: rispetto.

Mi auguro che la società in generale che mostra alcuni rispetto verso me e la mia fede.

Io sono giudicato negativamente ogni volta che qualcuno della mia fede è accusato di aver commesso un reato.

Io sono considerato come un nemico interno, un fanatico contro cui tutti dovrebbero essere in guardia.

Io sono perseguitato al gate d’imbarco all’aereoporto quando lascio il Paese, come se stessi per andare a un raduno di Al Qaed.

Io sono anche vittima del bullismo da parte dei funzionari della dogana e dell’immigrazione ufficiali quando rientro a casa, come se non appartenessi qui.

Io sono messo da una parte per ispezioni supplementari, come se stessi portando istruzioni per costruire armi di distruzione di massa.

Mi è stato chiesto più volte di raccontare la vera verità riguardo quello che sto trasportando con me e non ho dichiarato.

Quando si verifica un crimine, se un musulmano è il sospettato principale, mi viene chiesto di rilasciare una dichiarazione di condanna del terrorismo con la massima fermezza, e di dissociarmi dal reato. Qualunque sia il linguaggio che uso nella mia denuncia, mi viene detto che non è sufficiente e devo fare di più.

Il giorno dopo il reato, i titoli recitano: “I musulmani moderati non ne parlano, e non condannano”, anche se ho parlato e ho condannato il crimine.

Quando provo ad accedere al mio stesso denaro, allo sportello della banca Bancomat mi viene ricordata la gravità del reato di riciclaggio di denaro sporco.

Un dirigente di banca di recente ha affermato che la mia firma non corrispondeva alla firma che conoscevano. Ho svuotato il mio portafoglio e ho mostrato tutte le mie tessere identificative, ma non e’ bastato.

Anche se ho vissuto in Canada per più di un decennio e ho lavorato sodo per pagare le tasse e far quadrare il bilancio, sono ancora considerato come uno straniero che appartiene da qualche altra parte.

Un collega all’aeroporto a dove lavoro mi ha chiesto di recente, “Perché hai scelto il Canada, un Paese cristiano, e non sei invece andato dal tuo popolo?”

Un altro collega ha detto l’altro giorno che lei non può tollerare vedere donne musulmane con il velo. “Mi viene voglia di rimuovere quel pezzo di straccio con la forza”, ha detto. “Perché mai al mondo dovrebbe lei nascondere la sua bellezza?” ha aggiunto.

Un altro impiegato di compagnia aerea ha suggerito che dovremmo smettere di permettere a donne musulmane di entrare nel Paese se scelgono di indossare l’hijab.

Ho pianto come un bambino quando un amico ha detto che l’unico modo in cui il mondo può risolvere il problema del terrorismo è di usare le bombe atomiche contro il mondo musulmano. Solo allora il Pianeta vivrebbed una pace reale, ha detto.

E ‘profondamente preoccupante vedere come vengono trattati i musulmani nella società. Mentre mangiavo al lavoro, i miei colleghi accanto a me sono state discutendo l’omicidio a colpi di pistola dopo l’11 settembre di un Sikh negli Stati Uniti che era stato scambiato per musulmano. Una delle persone coinvolte nella conversazione ha accusato l’assassino di non aver fatto il suo dovere, per sincerarsi che il target fosse stato un vero musulmano. La gente intorno non ha trovato niente di preoccupante nella dichiarazione, e tutti ridevano in approvazione.

Ci viene ricordato – molto spesso – che la libertà di espressione ha dei limiti. Ma quando la stessa libertà comporta la disumanizzazione dei musulmani, non c’e’ limite.

Non credo che sto chiedendo troppo, se mi aspetto rispetto da parte dei miei connazionali.

Posso avere qualche pazzo dalla mia “parte musulmana”, ma chi non ne ha? Se i cristiani non sono ritenuti responsabili per la morte e la distruzione che il cristiano George W. Bush ha causato in Iraq, perché dovrei essere ritenuto responsabile per gli atti di qualche pazzo che potrebbe [seminare morte e distruzione] in nome della mia fede?

Abubakar N. Kasim è uno scrittore freelance, che risisede a Toronto, e lavora come rappresentante del Servizio Clienti di una grande compagnia aerea.

Le Radici Cristiane del Marxismo (e del Pensiero Contemporaneo)

Sembra proprio che Papa Benedetto XVI non sia proprio in torto, dopo tutto.

Da “Un Salvataggio della Religione” di John Gray, dalla New York Review of Books, Volume 55, Numero 15, 9 ottobre 2008 – recensione di “Perché c’è qualcosa invece di niente? 23 domande da Grandi Filosofi” di Leszek Kołakowski:

Fa parte dei risultati di Kołakowski come il più grande storico vivente dell’intelletto l’aver analizzato i modi in cui la religione è ha plasmato il pensiero occidentale. Il suo lavoro è, in effetti, un lungo argomentare sull’irriducibile presenza della religione nella vita intellettuale e nella società. Per Kołakowski i movimenti “laici” del secolo scorso, come il comunismo, […] hanno usato categorie del pensiero, compresa una visione della storia come un racconto con un finale, che sono eredità dal monoteismo occidentale. […] Davvero, la religione non è stata superata, sia nel pensiero di Marx che nei movimenti ispirati a Marx. Invece, la promessa della salvezza e’ riemersa come progetto di emancipazione universale.

Il rinnovo di categorie religiose del pensiero in sistemi che si considerano “laici” […] e’ continuato nell’ideologia del neoconservatismo. Il concetto di “fine della storia” […] deriva dalle tradizioni religiose del mito apocalittico. […] [Visto che] presuppongono di fare una considerazione teleologica della storia che non può essere affermata in termini empirici, tutte queste teorie sono racconti religiosi tradotti in un linguaggio “laico”. […]

La religione ha influito sulla formazione delle nostre categorie di pensiero, l’esaminare le quali è compito della filosofia. Far venire alla luce l’archeologia dei nostri concetti è parte della indagine filosofica. Per noi, tutto cio’ inevitabilmente comporta tracciare quanto debbano al Giudaismo e al Cristianesimo. Qualsiasi modo di fare filosofia che trascuri queste tradizioni è a-storico e impoverito.

Ci sono alcuni filosofi, per i quali l’unico posto per la religione nell’indagine filosofica è quello del Mostro Cattivo, uno spettro di irrazionalità che deve essere smascherato ed espulso in modo che la filosofia possa essere una disciplina interamente laica. Come Kołakowski ha sostenuto, tuttavia, un discreti ammontare del pensiero laico è stato plasmato dalla religione occidentale. Esorcizzare la religione è più difficile di quanto possa sembrare.

Pierluigi Odifreddi, Richard Dawkins, e Maurizio Ferraris, dove siete?

Iran-caused Hawkish Schizophrenia

(Letter to the IHT)

Dear Editors

I am quite worried for the weeks to come.

A lame-duck US Presidency unable to convince Congress to pass its financial rescue package, and utterly unpopular around the country, may as well try to use an attack against Iran as a way to bolster its image, and to leave another lasting (and deadly) legacy. We could wake up one morning to hear very bad news indeed.

There is at this moment one question I would really like anti-Iranian hawks to answer.

The Iranian regime is building the Bomb because of perceived threats to its national security, That much will certainly be agreed by all: every country member of the “nuclear weapons club” has entered it because of security (and prestige) concerns.

Also, nuclear weapons are pretty much useless for an offensive strategy, as demonstrated by 63 years without a single atomic attack. Furthermore, even a single botched nuclear explosion, say, in Tel Aviv, would massively increase the risk for the regime, as most certainly followed by a massive atomic retaliation against Tehran.

And yet: commentator Gary Milhollin (“An arms race we’re sure to lose“, IHT, Sep 29) and reader James W. Litsey (“Stopping Iran“, Letters section, IHT, Sep 30) respectively recommend “a credible threat of international economic and diplomatic isolation” and making NATO “soon intervene by whatever means necessary“.

How on earth can they believe the above will make Iran change its mind? To the contrary: by piling up threats, Iran will surely be convinced to accelerate its nuclear program even further.

Shouldn’t we remove threats instead, and go back to old-fashioned diplomacy, thereby destroying the case for a nuclear Iran?

Didn’t that work with Lybia, and perhaps even with North Korea?

Reply to “How Good Are Internet Sources?”

(Blogger “Emily” has mentioned a post in my climate blog as an example of what to look for when deciding to trust an internet source or not. Here’s my reply)

I definitely agree, the only way to measure the truthfulness of a story is by keeping a critical, inquiring mind always turned on, looking first to check if a story is internally consistent, then if it can be verified independently, and finally if it leads to obvious consequences. If somebody says people are living in tents, then one or more organizations helping the homeless must be reporting something about that too.

There is always a limit though, as resources are not…unlimited. In my blog you linked to, there is a language barrier that would need a dedicated professional translator to bridge. In my experience the situation is even worse the other way around, as I often try to convey in Italian, to an Italian audience that is, pieces of interesting information originally written in English.

Or, say, think about the report from Austria on hailstones coming out of a toilet. If you search for it on the Internet, there are pictures of a bathroom covered indeed with what look like tiny clumps of ice. But how can we tell if the pictures themselves are not fake, or even staged?

Fact is, we cannot do that. Or at least, we cannot do it in a universal sense, in a way that we know will be the same for all fellow human beings. At the end of the line, there is always a judgement call, by each individual: and different individuals will look for different “signs” in a story to confirm its truthfulness, they will hold it to different standards, and at the end of the day will (perfectly reasonably) arrive at different conclusions.

Part of living as a human being should be about peacefully handling those differences. Unfortunately, a great deal of us are still convinced “truth” is something that can be beaten into (bombed upon, knifed into, shot into) other people.

All in all, the question perhaps is not “how good are Internet sources?”. Rather, “how good are we in dealing with them?”

ps my own preferred “truthfulness test” is Carl Sagan’s. Extraordinary claims must be backed by extraordinary evidence. People living in tents in perilous economic times? It has happened already -> not an extraordinary claim -> a good article with references, and some minor additional confirmation do suffice to take the story as true.

Human beings changing the planetary temperature by minutely increasing the presence of a trace gas? It has never happened, and CO2 physics says the effect is logarithmic (each additional molecule matters less than the one emitted immediately before it) -> such an extraordinary claim will need something stronger to it than what we have at the moment.

Some people disagree with the above. And that’s fine to me.

ps apologies for any mispelling and grammatical errors…

Eutanasia, Made in Tijuana

Karadzic…o Frate Indovino?

Guappi Unti Causano Dimissioni Politico Gallese

Alun Cairns, deputato Conservatore presso il Parlamento del Galles, si e’ dimesso dall’incarico di responsabile del partito all’educazione dopo aver definito gli Italiani con un epiteto particolarmente pesante: “greasy wops”.

Traducibile in “guappi unti”.

Adesso dice di essersene pentito. Certo che uno farebbe anche a meno di imparare quali termini peggiorativi possono essere usati nei suoi confronti…

Munizioni a Grappolo: Appello Urgente per un Trattato Internazionale

(aggiornamento 14 maggio: la mia lettera, con un preambolo esplicativo, e’ stata pubblicata su Notizie Radicali nella sezione Documenti)

(testo ispirato a una lettera in inglese di Jakob Kellenberger, Presidente a Ginevra, Comitato Internazionale della Croce Rossa, pubblicata sull’International Herald Tribune il 10 maggio 2008. Chi volesse aderire mandi un commento con nome, cognome, citta’, professione)

Onorevole Ministro Dott. Franco Frattini
Ministero degli Affari Esteri
Piazzale della Farnesina, 1
00194 Roma

Londra, 10 Maggio 2008

Onorevole Signor Ministro

Nel complimentarmi per la Sua recentissima nomina, pur consapevole del gran numero di impegni che La attendono e ancor di piu’ in questi primi giorni nuovamente al Ministero degli Esteri, desidero attirare la Sua attenzione sull’urgentissima scadenza del 19 maggio riguardo il Trattato Internazionale che mettera’ al bando le “munizioni a grappolo” (Cluster Munitions), responsabili di inaccettabili sofferenze per le popolazioni civili.

I rappresentanti di più di 100 Paesi sono appunto attesi a Dublino dal 19 al 30 maggio 2008 per negoziare tale Trattato. E’ auspicabile che quei rappresentanti approfittino di questa occasione storica per impedire che queste armi uccidano e feriscano innumerevoli altri uomini, donne e bambini: il contributo italiano puo’ e deve rimanere determinante al successo della Conferenza.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa fra gli altri ha potuto ripetutamente verificare il terribile effetto delle munizioni a grappolo sui civili in conflitti armati in tutto il mondo. La loro eredità mortale può continuare per generazioni.

Il Laos, per esempio, il Paese che soffre di questa piaga di piu’ al mondo, sta ancora lottando contro le circa 270 milioni di munizioni là lanciate negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso. Decine di milioni di quelle non esplosero allora e continuano ancora oggi a uccidere tante persone.

In più di 20 Paesi sparsi per tutto il mondo, inesplose munizioni a grappolo hanno reso ampie zone a tutti gli effetti altrettanto pericolose che campi minati.

Senza un accordo internazionale, e un’azione urgente, il tributo umano delle munizioni a grappolo potrebbe diventare molto peggio di quello delle mine antiuomo, al momento vietate in tre quarti degli Stati.

Le mine antiuomo erano un tempo nei depositi di virtualmente tutte le forze armate. Le miliardi di munizioni a grappolo oggi esistenti, invece, sono in possesso solamente di circa 75 Paesi. Molte di quelle sono vecchie, inaccurate e inaffidabili.

La Conferenza Diplomatica di Dublino è il punto di arrivo di un processo cominciato con la Dichiarazione di Oslo nel febbraio del 2007, e continuato con la Conferenza di Wellington nel febbraio di quest’anno grazie all’azione di un gruppo di Paesi: Austria, Citta’ del Vaticano, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Messico e Peru’, cui si sono uniti le Nazioni Unite, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Cluster Munition Coalition

E’ di fondamentale importanza che i Partecipanti trovino un accordo per un Trattato che proibisca le munizioni a grappolo inaccurate e inaffidabili, quelle che se impiegate in un conflitto resteranno in gran parte inesplose, pronte ad uccidere uomini, donne e bambini anni e anni dopo la fine delle ostilita’. Il Trattato dovra’ anche provvedere al loro smaltimento ed ad assicurare l’assistenza alle vittime.

Onorevole Signor Ministro,
sono sicuro che l’Italia e il nuovo Governo faranno quanto dovuto per interrompere la tragedia delle munizioni a grappolo inesplose, e per questo motivo La invito a far si’ che la Delegazione Italiana alla Conferenza Diplomatica di Dublino dia il massimo appoggio affinche’ il nuovo Trattato venga redatto ed approvato dal maggior numero possibile di Stati.

Con l’auspicio di non aver abusato della Sua cortese attenzione e del Suo preziosissimo tempo, voglia gradire distinti saluti

Seminario ALTE QUOTE 2008

SEMINARIO – ALTE QUOTE 2008

ALTE QUOTE – Verso la costituzione di un gruppo di attenzione interdisciplinare per la ricerca meteo-climatica in alta montagna e gli aspetti ambientali correlati

SEMINARIO – 14 maggio 2008
Università degli Studi – Facoltà di Agraria
Aula Magna (C03) – Via Celoria, 2 – Milano

OBIETTIVI – Le grandi montagne sono ecosistemi unici la cui sopravvivenza è un dovere sia nei confronti delle future generazioni sia per la salvaguardia di risorse turistiche e culturali di inestimabile valore. Dalle grandi montagne dipendono le popolazioni della pianura per l’approvvigionamento idrico, per la produzione di legname e più in generale le montagne racchiudono un patrimonio di diversità biologica ed antropologica che trova pochi eguali nel resto del mondo.

Le grandi catene montuose hanno un effetto rilevantissimo sul clima del pianeta sottraendo umidità alla circolazione generale ed alterando la circolazione generale stessa. Basti pensare, ad esempio, a quanto diverso sarebbe il clima padano senza la presenza delle Alpi o il clima europeo senza la presenza delle montagne Rocciose: recenti studi (Seager, 2002) hanno, infatti, evidenziato che la mitezza del clima europeo è in larga misura determinata non dalla Corrente del Golfo, ma dalla circolazione atmosferica che sull’Europa assume una caratteristica componente da sud per effetto delle Montagne Rocciose.

L’importanza ambientale ed economica, oltre che l’amore per la montagna, hanno spinto negli ultimi 50 anni ad intensificare le attività di ricerca negli ambienti estremi montani, sia per conoscerne le peculiari caratteristiche ancora oggi poco note sia, più recentemente, per cogliere testimonianze di cambiamenti i cui processi sono ancora da identificare completamente.

In tale attività è particolarmente attivo da oltre venti anni il Comitato Ev-K2-CNR, che promuove, anche attraverso l’Unità di Ricerca del Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, recentemente costituito presso l’associazione, la ricerca scientifica interdisciplinare utilizzando dati provenienti dai monitoraggi effettuati nelle catene dell’Himalaya, Karakorum, Alpi, Appennino e Ruwenzori nell’ambito del loro Progetto SHARE (Stations at High Altitude for Research on the Environment). In occasione del seminario, Ev-K2-CNR allestirà un collegamento in diretta con la spedizione SHARE-Everest 2008, che sarà impegnata nell’installazione dei una stazione meteorologica a Colle Sud, Monte Everest, a 8000 metri di quota.

Da tali presupposti e da altri che emergeranno nel corso del seminario nasce l’idea di attivare un gruppo di attenzione ai temi della ricerca meteo-climatica applicata in alta montagna che veda il più ampio coinvolgimento di università, enti di ricerca ed appassionati.

PROGRAMMA RELAZIONI

09:15-09:30 Saluti autorità
Preside della facoltà di Agraria, Claudia Sorlini
Direttore del DiProVe, Maurizio Cocucci
Rappresentante Unimib, Angelo Cavallin
Direttore Generale Ev-K2-CNR, Beth Schommer

Parte Prima: Lo stato delle conoscenze
09:30-09:45 Serie storiche dell’area alpina e delle zone al contorno (Maurizio Maugeri)
10:00-10:15 L’alta montagna e la scienza del suolo (Roberto Comolli)
10:15-10:30 L’alta montagna e le risorse idriche (Claudio Smiraglia)
10:30-10:45 L’alta montagna e le tracce dell’inquinamento globale (Valter Maggi)
10:45-11:00 L’alta montagna e la misura del trasporto degli inquinanti nell’aria (Paolo Bonasoni)
11:00-11:30 Pausa

Parte Seconda: Prospettive di ricerca
11:30-11:45 Il Progetto SHARE e le basi di dati disponibili per l’alta montagna (Elisa Vuillermoz)
11:45-12:00 Le serie storiche della valle del Khumbu (Simone Parisi, Emanuele Cabini, Luigi Mariani,
Elisa Vuillermoz, Gianni Tartari)
12:00-12:15 Iniziative internazionali di ricerca in alta quota e la neonata attività CEOP-High Elevations
(Gianni Tartari, Emanuela Manfredi)

DIBATTITO
12:15-13:00 Verso un gruppo di attenzione interdisciplinare alla ricerca meteo-climatica in alta
montagna ed agli aspetti ambientali correlati (coordina: Luigi Mariani)

COME RAGGIUNGERE LA SEDE
In auto: chi arriva dalle autostrade può raggiungere via Celoria dalla tangenziale Est (uscite v.le Rubattino o Lambrate). Dalle stazioni ferroviarie di Milano Centrale, Stazione Nord, Porta Garibaldi o Lambrate, la sede del convegno è facilmente raggiungibile con la linea 2 (linea verde) della metropolitana, scendendo alla stazione di Piola. Dall’aeroporto di Linate: bus 73, scendere all’incrocio con Corso 22 marzo e prendere il filobus 91 che percorre viale Romagna, scendendo all’incrocio con Via Pascoli. Dall’aeroporto di Malpensa: treno Malpensa Express fino alla Stazione Nord ove si prende la linea 2 (verde) della metropolitana scendendo alla fermata di Piola. I bus e filobus sopra indicati sono usufruibili con il semplice biglietto urbano ATM, che dopo la vidimazione ha validità per 75’. Per usufruire del Malpensa Express occorre un apposito biglietto che si acquista all’aeroporto o alla Stazione Nord.

Cosa Differenzia l’Homo Sapiens dagli Altri Animali?

Differenziare la specie “Homo Sapiens” dagli altri animali mi sembra un esercizio poco pratico perche’ inevitabilmente perdente. Qualunque cosa ci possa venire in mente, non potendo noi esulare dal fatto che siamo “Homo Sapiens”, non potremo che trovare comunque e sempre il modo di giustificare la supremazia e la peculiarita’ della nostra specie.

C’e’ un’altra faccia della medaglia, in questo ragionamento: che dice che qualunque cosa faccia l’Homo Sapiens, lo stesso comportamento e’ replicato in maniera straordinariamente simile da qualche altro animale. Anche questa e’ una certezza, perche’ di specie animali ce ne sono davvero tante.

Mani

(immagini scelte da Fabrizio Argonauta disponibili sul sito Dreamstime)

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Il mondo nelle mani:

The World is in Your Hands
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Simbolo casa:

Symbol home family property in
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Passaggio di consegne:

Handing over the keys
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Scrittura:

Writing
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Tastiera computer:

Computer Lab
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Modellino casa:

Hands with model of house.
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Ricucire:

Hand sewing
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Ritinteggiatura:

Woman painting wall.
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Disegno con bambino:

Drawing
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Assistenza degenti:

Holding hands in bed
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Solidarietà femminile:

Hands show help
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Amore:

Symbol Heart
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Tutela ambiente:

Woman's hands keep plant
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Risparmio – Gestione familiare

Money saving
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Yoga

Woman doing yoga.
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Yoga gestante:

Pregnant doing yoga
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Maternità:

Baby Feet
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Assistenza sanitaria (simbolo):

Big Medical Cross symbol from hands isolated
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Idea:

Gesture 12a
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Problem solving:

Puzzle
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Unione:

Hands show sympathy
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Creatività:

Hands making pottery
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