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Londra: L’Illusione della Tassa sull’Ingorgo

Chi per lavoro, obbligo o follia si avvicina al centro di Londra in automobile durante le ore lavorative ha bisogno di tanta pazienza. E di un po’ di soldini per pagare il privilegio di partecipare al quotidiano Festival dell’Ingorgo.

Il traffico e’ stato sempre un problema per le grandi citta’, nella Roma di Augusto come a Tokyo o Hong Kong. E i veicoli non hanno mai smesso di crescere in numero.

A Londra negli ultimi cento anni c’e’ stata un’espansione cittadina cosi’ rapida e imprevista che la vecchia circonvallazione e’ diventata una strada come le altre. Il nuovo Grande Raccordo Anulare (l’autostrada M25) completato nel 1986 sembra giustificare il detto americano “costruite, e arriveranno”: piu’ corsie si fanno, piu’ automobili sembrano comparire quasi dal nulla. Basta poi un camion ribaltato, e la frittata e’ fatta, con code che si misurano in decine di chilometri.

Anche in citta’, non importa aggiungere o allargare le strade. All’ora di punta, ecco di nuovo una teoria di guidatori fermi a bruciare benzina per non andare da nessuna parte, in una situazione caotica dove la coda di automobili e’ da tempo la norma.

C’e’ in realta’ solo un giorno in cui si puo’ guidare a Londra diventa un piacere, sperimentato personalmente: Natale, quando tutto e’ rigorosamente chiuso (a parte qualche ristorante indiano), gli spazi sono grandi e aperti, i rettilinei amorevolmente vuoti.

Non sarebbe molto piu’ bello poter avere un’esperienza simile tutto l’anno? Le ambulanze avrebbero vita piu’ facile nelle loro corse disperate, gli autobus andrebbero piu’ spediti premiando chi non usa il mezzo privato, e la citta’ sarebbe piu’ bella irradiando calma e maestosita’ dai suoi palazzi imperiali invece che il rumoroso brulicare di migliaia di motori. E grandi folle di pendolari non dovrebbero piu’ camminare proprio dove e quando il traffico e’ peggiore.

Come fare? Chiudere il centro al traffico privato potrebbe risultare dannoso al commercio (figuriamoci se in Inghilterra si possa mai fare qualcosa del genere). Al sindaco Ken Livingstone venne allora una grande idea: la Congestion Charge, la Tassa sull’Ingorgo. Tocchiamo la gente nel portafogli, si sara’ detto, per far loro lasciare a casa le automobili.

Non potendo mettere caselli all’ingresso della citta’ (ci sarebbe stata la rivoluzione), e’ stato installato un sistema di riconoscimento automatico delle targhe, basato su telecamere e potenti computer che si aspettano che ciascun guidatore paghi entro la fine della giornata (8 euro, all’inizio, via telefono, o via internet; 80 centesimi, i residenti). Altrimenti, scattano le multe.

Introdotta fra molto scetticismo nel Febbraio 2003, la Congestion Charge ha cominciato a funzionare. All’ora di pranzo, ammiravo i vasti spazi di asfalto praticamente liberi da traffico, come ai bei tempi quando le strade erano fatte per carrozze ma anche persone.

Dopo un po’ pero’, come per magia, le auto cominciarono a tornare, e ripresero gli spazi momentaneamente perduti. E fino ad oggi, non se ne sono piu’ andate, neanche quando il balzello ha raggiunto gli 11 euro.

D’altronde chi e’ che si fa vedere in citta’? Autobus e taxi, che non pagano la tassa. Poi i “cumenda”, i Sommi Capi delle Banche in giro con l’autista: per i quali le auto sono irrinunciabili status-symbol, e poi a loro otto ma neanche ottocento sterline farebbero un baffo: e quindi la tassa per loro e’ immateriale.

Ci sono anche turisti sparuti, per i quali l’effetto e’ bassissimo visto che la tassa equivale a una colazione per uno, o un pranzo abbastanza modesto, e la pagano una volta sola. Idem per i pendolari occasionali.

Probabilmente a diminuire di numero, quando la tassa fu introdotta, furono gli operatori del settore della distribuzione, o dell’edilizia. Superato lo choc iniziale pero’, hanno imparato a riassorbire i costi aggiuntivi. Se una ditta fa consegne di panini a 10 ristoranti, e il pedaggio e’ di 10 sterline, tutto quello che dovra’ fare per non guadagnare meno e’ aggiungere una sterlina a quanto chiesto a ciascun ristorante: un nientesimo.

Si mettano quindi l’anima in pace i Primi Cittadini di New York, Milano, Stoccolma. Con una Tassa sull’Ingorgo cosi’ come sperimentata a Londra, prima o poi il traffico torna a salire.

Andrebbe forse gonfiato il pedaggio a dismisura, o modificato a seconda di ora, strada e quartiere? In fondo il problema e’ che ci troviamo citta’ “disegnate” per autoveicoli, e che quindi non possono che attirarli…

A quando una rivoluzione urbanistica, improntata al trasporto pubblico, magari gratuito per chi traffico non crea, come a Compiègne in Francia, e a Nova Gorica in Slovenia? Accompagnando ogni intervento, naturalmente, al divieto di consegna di materiale non urgentissimo, durante le ore di punta.

Il 12 febbraio 2008 e’ uscita fuori la proposta di fare pagare 35 euro al giorno ai proprietari di SUV che vogliano entrare in citta’ durante le ore lavorative. Invece che di “Congestion” (traffico) si parla di “CO2 Emissions”, le emissioni di anidride carbonica che si dice influenzino negativamente il clima. Funzionera’? Considerato il profilo di chi si puo’ permettere un SUV, ne dubito molto. E la differenza dal punto di vista delle emissioni sarebbe comunque trascurabile: come cercare di dimagrire abolendo il grasso, senza pero’ rinunciare a nessun dolce.

Come al solito, la politica diventa un esercizio di facciata. E noi pedoni intanto continueremo a farci l’aerosol di sostanze cancerogene, tutte le mattine con i gas di scarico delle automobili, taxi, camion, autobus e furgoni sempre li’ in fila proprio quando ci tocca andare a lavorare.

Come Scegliere fra Risparmiare Tempo o Carburante

Guidare a velocita’ medio-basse, specie su lunghi percorsi, significa far sorridere il portafogli, per il semplice fatto che in linea teorica i consumi di carburante dovrebbero crescere piu’ o meno esponenzialmente con la velocita’.

D’altronde, proprio su quei lunghi percorsi i compagni di viaggio specie piu’ piccoli possono facilmente spazientirsi quando i tempi di percorrenza si allungano a dismisura…a causa di velocita’ medio-basse. Come scegliere, dunque?

Ho elaborato un semplice strumento in proposito a partire dai rilevamenti pubblicati da Mauro Traversi sulla mailing list “Petrolio“. Il risultato e’ una tabella, disponibile come file Excel su richiesta (basta aggiungere un commento a questo blog), con il quale e’ possibile determinare la velocita’ ottimale, a seconda delle esigenze di tempo e di risparmio sui consumi.

IN DUE PAROLE: se tempo di percorrenza e carburante consumato hanno lo stesso valore, viaggiare fra 90 e 130km/h non fa molta differenza

Avendo sperimentato prima manu come sia difficile ottenere un soddisfacente risparmio sul carburante su viaggi di 1450km, devo dire che risultati ottenuti mi convincono molto.

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Mauro Traversi (che tiene a precisare di essere “per abbassare la velocita’a 100Km/h non ritenendo il risparmio di quel poco di tempo sufficiente a compensare i consumi aggiuntivi“) ha scritto fra l’altro su Petrolio sabato 16 febbraio 2008:

Forse a qualcuno puo’ interessare la tabella dei consumi reali a velocita’ costante della mia auto (un turbodiesel v6 da 120kW con cambio automatico), essendo stati verificati con una certa precisione.

I consumi (in L/100Km e Km/L) sono presi dal computer di bordo. Per la discussione in corso credo che la precisione sia sufficiente avendo in passato controllato l’esattezza della velocita’ indicata dal comp con un gps da barca (aleph puo’ magari precisare meglio) e anche con cronometro su un tratto rettilineo di 3Km che sapevo essre stati verificati col ruotino da geometri. Tra parentesi i tachimetri sbagliano praticamente tutti per eccesso e se vi fidate di loro calcolate con errore. Il gasolio consumato l’ho controllato con un contalitri quando avevo a disposizione la cisterna personale a casa.

Il test di consumo l’ho fatto sull’autobrennero tra XXX e YYY nei due sensi (i numeri sono la media dei due passaggi ma la differenza e’ minima). Ho usato il controllo di velocita’, quel pulsante che una volta premuto puoi toglere il piede dall’acceleratore e fa tutto lei, lasciando che l’auto si stabilizzasse per 40-50 sec ad ogni livello di velocita’. Fari accesi e climatizzatore in funzione. 170.000kM alle spalle.

Sono partito dai dati allegati a quel messaggio, riferentesi a varie velocita’ fra 65 e 160 km/h (colonna B nella mia tabella) . Ne ho “normalizzato a 1″ (mi si perdoni l’imprecisione del termine) tutti i valori, nel senso che ho posto il consumo minore = 1 e divisi tutti gli altri dati di conseguenza (colonna D nella mia tabella).

Ho calcolato i tempi di percorrenza su 1000km per le stesse velocita’ e normalizzato i risultati come sopra (colonne C ed E rispettivamente, nella mia tabella). Ho poi sommato le colonne D ed E, moltiplicando ciascuna secondo due “pesi” o “Coefficienti di Importanza”, uno per i consumi e l’altro per il tempo (celle F20 e F21 rispettivamente nella mia tabella).

I risultati (colonna F) sono poi “normalizzati” di nuovo (colonna G) e infine viene calcolato quanto, in percentuale, il valore associato a ciascuna velocita’ si discosti dal minimo (colonna H).

In pratica se per esempio con Coefficienti di Importanza entrambi a uno, la colonna H mostra 10.56% associato a 140km/h, cio’ vuol dire che se tempo e risparmio di carburante hanno lo stesso peso, allora procedere a 140km/h vorra’ dire spendere il 10.56% in piu’ rispetto all’ottimale (95km/h).

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Naturalmente sono i Coefficienti di Importanza a determinare la velocita’ migliore. Per esempio sui brevi percorsi “in gita” possiamo dire che il risparmio del carburante sia 5 volte piu’ importante del risparmio di tempo consistente nell’andare piu’ veloci. Il risultato e’ che con Coefficiente di Importanza di Consumo = 5 e di Tempo = 1, la velocita’ migliore e’ 75km/h.

Se invece c’e’ da arrivare in fretta da qualche parte, tenendo pero’ presente di quanto costa il carburante, ultimamente, e si pongono Coefficiente di Importanza di Consumo = 1 e di Tempo = 5, la velocita’ migliore diviene 140km/h.

Qualche grafico adesso per visualizzare le differenze (i valori in ordinata sono sempre in percentuale):

(Coefficiente di Importanza Consumo =1; Tempo=1)

consumo1tempo1.gif

(Coefficiente di Importanza Consumo =5; Tempo=1)

consumo5tempo1.gif

(Coefficiente di Importanza Consumo =1; Tempo=5)

consumo1tempo5.gif

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Naturalmente si tratta di un modello semplificato che non tiene conto del fatto che, come rileva Traversi, “sono […] valori a velocita’ costante. […] su tragitti lunghi tenere una media piu’ alta ti costa assai di piu’ perche’ devi rallentare piu’ spesso e quindi devi passare piu’ tempo sopra la velocita’ media. E anche accelerare piu’ spesso, e se hai il piedino pesante…

Ma si tratta anche di una conferma della mia impressione “sul campo” (i.e. su viaggi lunghissimi, vai a 130km/h).

Dibattito sui Trasporti Pubblici Gratuiti

(Estratto dal forum di Radicali.it. Mie risposte a vari interlocutori sul tema dei vantaggi e svantaggi della proposta di rendere gratuiti i trasporti pubblici al di sotto dei 100km dai centri abitati)

Praticamente vorresti un aumento delle tasse.

Ho anche messo una lista dei posti dove la gratuita’ dei trasporti pubblici e’ gia’ sperimentata se non pienamente avviata. Tutti veterosocialisti?

L’aumento delle tasse cui accenni potrebbe comunque essere non necessario o anche non significativo, visto che gia’ adesso chi pubblico o privato gestisce autobus, tram e treni riceve generosi contributi dallo Stato, in UK come in Italia. Insomma non vorrei causarti uno shock, ma gli autobus li paghi gia’ e molto, anche se non li usi.

Si potrebbe anzi immaginare una situazione in cui i risparmi in termini per esempio di manutenzione delle strade e dei mezzi, controllo del traffico etc etc rientrerebbero nella comunita’, con una diminuzione di certe tasse a compensare l’eventuale aumento per i trasporti pubblici.

Ma dimmi: a te la parola “privato” fa tanto schifo? Ce l’hai nel tuo vocabolario o l’hai eliminata definitivamente?

Niente in quello che ho scritto presuppone che i trasporti pubblici siano gestiti da aziende pubbliche o aziende private.

Per esempio il Comune riceve gia’ l’elettricita’ da un fornitore, e che questi sia pubblico o privato non cambia il fatto che non ti viene chiesto di lasciare un obolo per la bolletta della luce ogni volta che entri in un ufficio comunale.

Quello che avevo comunque chiesto, ahime’, era evitare di perdersi nei dettagli delle soluzioni. Forse (quasi sicuramente) conviene che ci sia competizione, forse no. Non importa: il punto e’ togliere le automobili dalle citta’, per diminuire l’inquinamento e lo sperpero di petrolio.

E chi t’ha detto che skype è stato abbandonato?

E dove l’ho scritto? Ho detto che quando ho avuto la possibilita’ di scegliere fra 1.7c al minuto oppure zero ma pagando £10 al mese, ho scelto quest’ultima opzione.

Nel discorso sui trasporti, quindi, un biglietto del bus artificialmente basso ma non zero (come accade adesso un po’ ovunque) non e’ equivalente alla gratuita’ del mezzo, magari con un abbonamento “simbolico” di pochi euro.

Nel primo caso, chi puo’ va in automobile: la comodita’ compensa la maggiore spesa, perche’ tanto bisogna spendere comunque.

Nel secondo caso, chi puo’ va in autobus: perche’ usare l’auto comporta una spesa, usare l’autobus nessuna. Anzi, se hai pagato i 10 euro, ti conviene usare l’autobus di piu’, cosi’ ogni corsa ti costera’ meno.

Se si stabilisce poi un circolo virtuoso, l’assenza di traffico porta ad autobus piu’ puntuali e piu’ frequenti, permettendo quindi di poter pianificare i propri spostamenti senza timore di perdere 20 minuti alla fermata. Ancor meno ragioni quindi per andare in macchina in citta’.

la tessera illimitata intera rete per un mese costa 30 euro, a Roma. Non esattamente una cifra iperbolica.

Ma non e’ neanche trascurabile

In effetti comunque potrebbe servire anche un’iniziativa ad effetto tipo autobus gratis a tutti nelle ore di punta per un anno, per dare un segnale “forte” che c’e’ qualcosa che non va

Altrimenti come dici tu si discute sulla sorte degli orsi bianchi nel 2050 e poi tutto come prima

Perchè non rendere gratuito per tutti il servizio di trasporto pubblico? Perchè, visto che noi vorremmo un raddoppio, come minimo, degli utenti del trasporto pubblico, cioè dal 25% attuale al 50% e anche oltre, dovresti trovare dai 10 ai 15 miliardi di euro all’anno per pagare questo costo aggiuntivo. E da dove li prendiamo questi danari???

Io le tue obiezioni le capisco. E’ chiaro che la coperta e’ quella che e’ e se la tiriamo da una parte, un’altra rimane “al freddo”.

E’ per quello che bisogna decidere se “diminuire l’inquinamento” e “consumare meno petrolio” sono scelte strategiche, per le quali vada la pena sperimentare idee “rivoluzionarie” come la gratuita’ dei trasporti sotto i cento chilometri dai centri cittadini.

Idee che potrebbero risultare piu’ o meno costose del presente: quanto si risparmierebbe eliminando tutti i sistemi di controllo, per esempio? E quante morti e/o malattie in meno con un’aria piu’ salubre, magari dopo aver convertito gli autobus gratis in autobus gratis ad energia elettrica?

Comunque si tratta di calcoli complessi che poi vanno verificati grazie appunto a sperimentazioni (e perche’ no, vedendo cosa e’ successo altrove).

Inoltre, ci sarebbe un uso eccessivo dei mezzi pubblici: dal momento che divenissero gratuiti, è evidente

Sull’uso eccessivo dei mezzi pubblici non ci giurerei: dopo alcune settimanela novita’ scemerebbe. Come per l’appunto su Skype, che all’inizio vede l’utente parlare con tutto il mondo ma poi si torna al solito tran-tran.

Ma poi, un abbonamento intera rete mensile a 45 euro ti sembra troppo caro?

Se non lo fosse, auto private non ce ne sarebbero gia’ ora

L’uso massiccio dei mezzi privati – almeno qui a Roma – non dipende certo dal costo dei mezzi pubblici, che costano poco. Dipende da una mentalità del cazzo (si infastidiscono, a salire su un autobus), ben sostenuta da una rete di merda, scomodissima per i più.

Senza contare il fatto che gli autobus sono lentissimi, a causa di tutte quelle auto…

Comunque se pensi che i signorini non salgono sul bus perche’ infastiditi, vedrai che una bella campagna pubblicitaria improntata sul “cretino chi spende in auto, furbo chi va gratis sull’autobus” potrebbe avere effetto (come quella pubblicita’, se non sbaglio in Australia, che ha associato con successo la guida spericolata alla scarsa lunghezza degli attributi maschili)

In grandi città con una metropolitana fitta fitta di stazioni (e non certo gratuita), bisogna cercare col lanternino chi va al lavoro con la macchina.

Io vivo tutti i giorni l’esempio di Londra dove c’e’ chi usa l’auto imperterrito anche se deve pagare 12 euro al giorno. E gli autobus e il metro’ non mancano. Il problema e’ anche che la congestion charge, come tutte le tasse, dopo un po’ viene semplicemente “assorbita”. Quando perde l’effetto della novita’, perde ogni effetto.

Contro Inquinamento e Traffico, Trasporti Pubblici Gratuiti (con Esempi)

(in Addendum in calce, una serie di esempi dove tutto questo e’ gia’ realta’)

Chi vive in una grande o anche solo media citta’ sa benissimo cosa vuol dire affrontarne il traffico. Anche a Londra, dove acqua e vento puliscono l’aria in fretta, c’e’ poco da stare allegri: nonostante i 12 euro da pagare ogni giorno per guidare al centro, il numero di veicoli e’ fin troppo alto. Andare al lavoro la mattina significa camminare in mezzo ai fumi di decine di automobili in fila per questo o quel motivo (magari chi e’ in auto ha acceso il condizionatore, e respira un’aria piu’ pulita…).

E’ evidente che la situazione non potra’ che peggiorare, a meno che al posto del petrolio non si trovi il modo di far marciare le macchine con l’acqua di rose. Occorre dunque pensare un modo completamente nuovo di gestire i trasporti in citta’: una vera rivoluzione.

Rivoluzione che puo’ partire da una proposta molto diretta: fare in modo che gli autobus, il metro’ e gli spostamenti ferroviari sotto i 100km siano completamente gratuiti.

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Questa idea e’ venuta dopo aver constatato la differenza fra telefonate internazionali con Skype (17 centesimi) e con una piano tariffario a £10/mese, con chiamate gratuite fino ad un’ora a chiamata. Nel secondo caso l’utilizzo del telefono e’ aumentato a dismisura, e Skype quasi abbandonato anche se dotato di tariffe molto basse.

Insomma anche 1 cent e’ infinitamente di piu’ di zero cent.

Andare in citta’ con gli autobus gratuiti non sarebbe piu’ una scelta fra le tante, ma LA scelta praticamente obbligata (ma attenzione: non imposta, anzi entusiasticamente abbracciata) per la quasi totalita’ degli utenti.

Automobile, motocicletta, scooter addio per andare in centro, perche’ qualunque cosa costino, non costeranno mai “zero”.

Forse qualcuno ha fatto gia’ da qualche parte un’analisi del potere della gratuita’ nel cambiamento delle abitudini delle persone.

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Il primo dubbio, naturalmente, e’ se una tale strategia portera’ a un uso eccessivo dei mezzi pubblici. Ma questo si puo’ rimediare. Anche chi puo’ chiamare gratis non passa tutto il giorno al telefono: magari dopo un periodo di eccitamento iniziale, poi si torna al solito tran-tran.

E dubito ci sia un pendolare al mondo contento della sua situazione, e pronto a farsi un giro in autobus in piu’ per divertirsi.

Comunque, come si dice in campo manageriale, non ha senso “soluzionare”, cioe’ entrare nei dettagli piu’ minuti, quando e’ il momento delle idee; e non ha senso eliminare una proposta solo perche’ non si hanno subito tutti i dettagli della soluziona.

Un’altra domanda e’ se sarebbe giusto far credere che muoversi non costa niente. “Giusto” in che senso pero’? Se da una parte c’e’ l’inquinamento, il traffico, l’insensato bruciare del petrolio invece di farne delle utilissime plastiche, la scarsezza dei giacimenti dello stesso con la possibilita’ di un “picco di produzione” e poi aumenti senza fine del greggio, etc etc, allora bisogna togliere le persone dalle loro automobili, quando possibile, e metterle su mezzi di trasporto pubblico.

C’e’ un problema di costi del “Business as Usual”, del “continuiamo come sempre”, che va affrontato. E dobbiamo anche dirci che non sono certo i 30 euro al mese del romano pendolare, o le 43 sterline (60 euro) alla settimana del commuter londinese, a finanziare adeguatamente la rete dei trasporti urbani, per cui un po’ ovunque lo Stato deve intervenire e trasferire ingenti quantita’ di denaro alle ditte incaricate di gestire i treni o gli autobus.

Come gia’ detto, non e’ che i pendolari “pendolino” per sport o altro atto ludico. E’ anzi nella situazione attuale che mi trovo a dover pagare un mucchio di soldi per farmi affumicare tutti i giorni fra le 8.45 e le 9.00 e fra le 18.00 e le 18.30, nel tragitto fra le stazioni di arrivo e partenza da Londra e l’ufficio; e per passare circa 90 minuti al giorno gomito a gomito con un mucchio di perfetti estranei sul treno e sull’autobus, magari in fila ad aspettare che qualche furgone si tolga di mezzo o dietro una teoria di auto private che non si sa bene perche’ sono in centro all’ora di punta.

Il fatto che i trasporti pubblici costino in termini energetici/economici/industriali e’ da questo punto di vista marginale, perche’ si tratta di un servizio di cui sia io sia ogni pendolare al mondo faremmo volentieri a meno. Ma fintanto che non si cambi la mentalita’ delle aziende consentendo a chi puo’ di lavorare da casa, almeno facciamo in modo che chi e’ costretto a spostarsi non si trovi in posizione svantaggiata quando lo fa usando mezzi pubblici.

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Cosa significa lasciare le cose come stanno? Per fare un esempio, per andare da casa mia a sud di Londra all’aeroporto di Stansted, due adulti piu’ un bambino, ci vogliono circa £55 di taxi. Oppure, £45 di mezzi pubblici: un treno, un taxi cittadino, un altro treno, piu’ naturalmente il “costo” di trascinare i bagagli, aspettare le coincidenze, uscire e entrare dalle stazioni.

Naturalmente l’uso dei trasporti pubblici per £5 di differenza e’ una follia e me ne guardo bene.

Se invece il Primo Ministro Brown e il Sindaco Livingstone fossero seri sull’inquinamento, e soprattuto sul Cambiamento Climatico contro cui lanciano proclami due volte al giorno, abbatterebbero i costi in modo che dai sobborghi di Londra a
Stansted, per esempio, la spesa fosse meno della’ meta’ del taxi.

Invece i biglietti ferroviari continuano ad aumentare.

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Non e’ ci vorrebbe molto, per sperimentare  i trasporti pubblici gratuiti…basterebbe convincere il sindaco di una cittadina di media grandezza (Torino, Pisa, Livorno…) e fare un esperimento per un mese.

Meglio quello che denunciare gli assessori all’ambiente per non aver fatto niente contro l’inquinamento, no?

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ADDENDUM: a seguito di questo blog ho ricevuto da Sylvie Coyaud, la nota giornalista scientifica gia’ su Radio24 e adesso in forza a Repubblica via e-mail (e rimando con entusiasmo) una serie di link con vari esempi dove i trasporti pubblici sono gia’ gratuiti o quasi-gratuiti (alla faccia di chi dice che non si puo’ fare!!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Zero-fare

C’è in giro molta gratuità per segmenti di popolazione: parigini over 65, studenti a Bruxelles, in Canada x gli handicappati e chi li accompagna ecc, in Australia per università ecc. L’elenco wiki forse non è completo, mi sembrano mancare città scandinavi, francesi (Figeac dal 2006 per es.) e della California, in Orange County? con free-fare per tutti i residenti, di solito a trimestre – contro l’inquinamento.

Herbert Baum, non so che fine abbia fatto, aveva scritto questo, molto citato, e libri http://www.bath.ac.uk/e-journals/jtep/pdf/Volume_V11_No_1_3-19.pdf . Erano uscite altre cose dopo sul Journal of Public Transports and Policies, uno studio di un gruppo della London School of Economics di sicuro, ma chissà come si chiamavano gli autori – scusa!

Intanto, per gli USA http://www.ecoplan.org/briefs/general/free-biblio.htm

Il caso di Hasselt, Belgio http://www.leda.ils.nrw.de/database/measures/meas0270.htm

Cipro: http://grhomeboy.wordpress.com/2007/07/29/fare-free-travel-under-new-public- transport-plan-in-cyprus/

E ci sono movimenti di cittadini per il free-fare – uno a Parigi si chiavama RATP, setssa sigla di Régie autonome des transports parisiens, ma non so se c’è ancora. Intanto c’è dibattito in Francia sulla proposta di chèque transports: http://www.hns-info.net/article.php3?id_article=9205

Limitatore Psicologico di Velocita’

Come fare in modo che tutti vadano piano sulle strade d’Italia?

Vista la scarsa praticita’ dell’installazione di un limitatore di velocita’ sulla trazione, occorre un po’ di psicologia spicciola.

Montiamo quindi un ago avvelenato di circa 30 centimetri al centro del volante, in modo che alla minima frenata non dolcissima, il guidatore rischi di essere trapassato da parte a parte.

Dall’oggi al domani, ogni autovettura procederebbe a 10 km/h se non meno, con buona pace anche dei pedoni piu’ lenti…

Autostrade, Terra di Idioti

Non penso ci vorrebbe poi cosi’ tanto sforzo alla Polizia Stradale per beccare chi guida in maniera pericolosa in autostrada.

Ogni volta che guido per l’Europa, infatti, mi rendo conto di essere davvero arrivato in Italia non tanto per il paesaggio o per i cartelli, ma per l’arrivo di una teoria di idioti veloci e sfanalanti, appiccicati gli uni agli altri a centimetri, altro che metri di distanza di sicurezza.

Ogni anno la tristissima tradizione si rinnova, vuoi a Como, vuoi a Ventimiglia, vuoi alcuni chilometri oltre Aosta (i valdostani si vede che sono italiani, ma fortunatamente per loro solo fino a un certo punto).

Consiglio anche una gita su’ e giu’ per la A12 nel tratto da Pisa alla Versilia, dove piu’ di una volta ho avuto l’impressione di essermi ritrovato nel mezzo di una lotta all’ultimo sorpasso.

O forse sono tutti vittime di gravissimi casi di incontinenza, e devono correre follemente per prescrizione medica verso il primo distributore e gabinetto utili?

Magari una volta installo una semplice telecamera e registro l’infinita serie di sorpassi azzardati, frenate all’ultimo momento, accellerazioni per non far passare nessun altro, sorpassi per poi tagliare la strada ed uscire dall’autostrada, furbate di sorpassare a destra per infilarsi fra l’auto in corsia di sorpasso e il TIR davanti: atteggiamenti magicamente assenti in Francia e in Svizzera.

Chissa’ quanti di quelli poi si siedono al computer per esprimere la loro indignazione sulla incoscienza degli “altri” (come si legge sulla pagina delle lettere de “La Repubblica”).

Per intanto mi chiedo cosa impedisca alla Stradale di andare loro in giro con la telecamerina e il videoregistratore o il computer. Le targhe dei cretini sono ben visibili, e anche le facce, specie quando ti si piantano dietro per chilometri e chilometri.