Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?

Una Crescita Diversa (dall’Economist)

Mai finire di stupirsi: adesso e’ dalle pagine dell’Economist che si puo’ leggere che (1) la vera crescita in benessere e’ piu’ legata al PIL (Prodotto Interno Lordo) pro-capite che al PIL assoluto, per cui la diminuzione della popolazione non e’ per forza un dramma da evitare a tutti i costi (anzi!); e (2) per assicurarsi contro l’apocalisse finanziaria, invece che comprare divise o rifugiarsi nell’oro, la cosa migliore da fare e’ acquistare terreni agricoli.

PIL e GPI: una critica

Guido Ferretti ha pubblicato sul sito di Rientrodolce una Sintesi della relazione di Mauro Bonaiuti al convegno di Rivoli (To) “Lo sviluppo e la decrescita” del 26 e 27 Maggio 2006

Mario Bonaiuti ha iniziato il suo intervento presentando un grafico in cui vengono giustapposti gli indici del PIL (Gross National Product) e GPI (Genuine Progress Indicator) in funzione del tempo. In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare. L’intera presentazione consisterà nella discussione di questo grafico. [...]

Essendo quasi alla fine dei miei studi sullo Sviluppo al Birkbeck College di Londra, e ovviamente dubbioso dell’uso un po’ spregiudicato di un “nuovo” indicatore come il GPI, mi permetto di pubblicare qualche critica anche alle argomentazioni del Bonaiuti

1. ANDAMENTO: Non avendo visto il grafico del Bonaiuti,  sono andato al sito di Redefining Progress e ne ho trovato uno per gli Stati Uniti

GPI USA 1950-2002

Non ci sono tabulati di numeri, ma a colpo d’occhio si vede che il GPI cresce fra il 1950 e il 2002: non come il GDP, ma il trend generale in aumento e’ chiaro. Perche’ quindi ipotizzare un “ottimo PIL” oltre il quale il GPI decresce?

E’ da notare che l’analisi susseguente sulle economie in crescita come produttrici di entropia si basa soprattutto
su quel punto, ancora tutto da dimostrare

2. DEFINIZIONE: il GPI appare fortemente politicizzato. La negativita’ reale della Income Distribution e’ tutta da discutere. Si parla di Resource Depletion ma non si considerano effetti positivi come la riduzione degli aerosol. Nel Long-Term Environmental Damage si calcolano costi per il Riscaldamento Globale, valori di stima con margini giganteschi di errore. etc etc

3. CONSENSO: L’idea dietro il GPI non e’ certo malvagia, anzi. Chissa’ pero’ se c’e’ ancora in atto un qualche tentativo perche’ sia adottato internazionalmente. I riferimenti al GPI su Wikipedia diradano con il tempo

Altrimenti il GPI rimane un “indicatore” per gli “attivisti”, i “credenti” (“true believers“). E come il resto dell’intervento del Bonaiuti, il rischio reale e’ che lasci il tempo che trova

Liberiamo i Poveri dalle Case Popolari

Perchè i poveri rimangono poveri?

Certamente anche i poveri dovrebbero essere capaci di capire gli ovvi vantaggi di essere ricchi?

E così ha ragione chi li tratta dall'alto in basso, come una collega di mailing list che ha scritto una volta "se nascono la' e rimangono la', vuol dire che rimangono la' per scelta"?

Scelta? Che scelta?

Coloro che nascono nello squallore, e' "istruito" nello squallore ed abita nello squallore…non sono ovviamente meno adatti ad approfittare di occasioni per uscire dallo squallore, per il semplice fatto che non possono "vederle"?

Non possono poiche' ne hanno visto poche in passato, e' stato loro "insegnato" di vivere nello squallore, conoscono pochissime persone di "success" (a parte trafficanti di droga e ad altri capibanda malavitosi)

Non trascuriamo poi il fatto che le "occasioni" sono difficili da approfittare quando la lotta quotidiana è come difendere il proprio appartamento da tossicomani impazziti

Ci sono alcuni dati nel Regno Unito che indicano che i discendenti degli immigranti Afro-Caraibici che hanno meno probabilita' di essere poveri al giorno d'oggi, sono coloro le cui famiglie non hanno potuto ottenere posti nei giganteschi complessi delle Case Popolari (che da allora sono divenuti labirinti fuorilegge). Come dice l'Economist:

Per più di una decade dopo che i neri hanno cominciasseto ad emigrare in Gran-Bretagna in grandi numeri, sono stati esclusi dall'edilizia popolare ed occasionalmente anche dagli affitti. Nel 1971, il 44% aveva comprato il proprio alloggio. Fortunatamente per loro, molte di quelle proprietà erano vicino a zone centrali, e hanno visto aumenti enormi dei prezzi delle case [... ]

Molti di coloro che hanno ottenuto un posto nelle case popolari, invece, sono bloccati in zone d'emarginazione. Essendo stati piazzati sproporzionatamente in grattacieli, circondati da criminalita' e da scuole disfunzionali, mancano dei mezzi per migliorare la loro situazione. E la situazione economica delle donne di origine africana non e' aiutata da un numero di famiglie senza genitore maschio che è in percentuale due volte più che la media nazionale.

Per quanto valga l'aneddotica, la mia esperienza indiretta va nella stessa direzione: un futuro molto triste per chi ha la mala sorte di nascere laddove di notte (e forse anche di giorno) neanche la Polizia rischia di entrare

Un risultato davvero tragico, che dovrebbe incitarci a pensare due volte all'applicazione bovina di semplicisti ideali socialisti

Io dico, distruggiamo appena possibile tutti i progetti di case popolari-ghetti. Ridistribuiamo i loro abitanti nel mondo reale, mescolandoli con altri strati sociali il piu' possibile. E particolarmente all'inizio, aiutamo i loro bambini 24/7 perche' trovino una via d'uscita da cosa la vita ha insegnato loro finora

Le Piu’ Grandi Ipocrisie

Con quante palesi falsita' dobbiamo convivere?

1. "Sviluppo Del Terzo mondo"? E' solo colonialismo vecchio-stile sotto una nuova apparenza. La prova è il fatto che così poche "pæsi in via di sviluppo" hanno potuto "emergere": e non c'e' stato nessun paese "emergente" capace di sedersi con le "Grandi Potenze" (la Cina è un caso speciale semplicemente per le dimensioni). Così il risultato di decenni di "sviluppo" e' che le cose sono più o meno esattamente com'erano

2. "Democrazia Liberale"? E invece, continua a evolversi in oligarchie auto-perpetuantisi. Si veda la creazione dei partiti-personalità in Francia ed in Italia; ed il numero osceno di figli e figlie di ex presidenti e di altri politici, che ereditano dai genitori dei posti di potere all'apparenza elettivi

3. "Guerra alle Droghe"? Soltanto un idiota non capisce che una tal "guerra" è stata vinta, ma dai cartelli e dalle mafie della droga in tutto il mondo. Completamente ma speriamo involontariamente immemori del disastro proibizionista americano negli anni 20, spendiamo e spandiamo soldi e risorse, in qualcosa che può essere solo descritto come un elaborato schema per finanziare i trafficanti

4. "Servizio Pubblico"? In realtà, meglio descritto come un "contentino a minimo costo" visto che la maggior parte del tempo, non si fornisce alcun servizio, anzi l'efficacia è misurata dai soldi risparmiati, piuttosto che dalla qualità dell'assistenza fornita alla gente nel bisogno

5. "Reality TV"? Manco per niente. La televisione può ritrarre la "realta'" usando le tecniche di candid camera, forse, ma definitivamente nessuna persona sensata al mondo si comporterebbe "naturalmente" e "realisticamente" con al seguito una squadra di tecnici della luce, della fotografia e del suono. L'unica speranza di vedere "la realtà" è se i personaggi dimenticano l'esistenza di tutta quella gente intorno. Ma allora, è solo Televisione, una specie di teatro aumentato in cui le cose accadono a causa del loro valore intrattenitivo

6. "Stato Etico"? L'Inferno sulla Terra. Quante volte abbiamo bisogno di ripetere gli errori orrendi dell'inizio del XX secolo, dove gente altrimenti buona e intelligente ha inventato, approvato, incoraggiato e promulgato crimini in nome dell'Eugenica, nella speranza di rendere il mondo e l'umanita' migliori? E così dovremmo stare lontani da soluzioni semplicistiche su come abbellire noi e il pianeta, specialmente quando portate avanti indipendentemente dal resto: cosi' come, contrariamente a quanto suggerito da D.H. Lawrence, la povertà urbana non può essere risolta seriamente intossicando tutti i poveri in una costruzione grande quanto il vecchio Crystal Palace

7. "Amore Cristiano"? E perchè allora si trasforma così facilmente in crudeltà illimitata, come quando prova ad ostacolare l'amore tra omosessuali? Crudelta' durissima, per esempio in Italia, pronta a rendere l'inseminazione artificiale quasi impossible, in nome della protezione delle vite di feti che ora non saranno mai impiantati? E che finge di risolvere il problema dell'aborto rendendolo illegale? Ed che infine lascia tranqullamente a soffrire malati terminali in un'agonia indescrivibile, solo per difendere un diritto alla vita che diventa un obbligo di essere torturato dal proprio stesso corpo?

8. "Fondamentalismo Islamico"? Magari! Nelle ultime due decadi, ogni sforzo armato per "proteggere l'Islam" e' riuscito in primis ad eliminare…altri musulmani. Si pensi a tutti i morti dopo la bomba all'ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania. Si pensi agli algerini uccisi durante la guerra civile negli anni 90. Si pensi alla vasta maggioranza delle vittime in quasi tutti gli attentati in Egitto. Si pensi alle nozze palestinesi misteriosamente designate come obiettivo per le bombe ad Amman nel 2005. E si pensi ai bambini musulmani uccisi durante l'attacco contro il quartierino per stranieri nella capitale saudita

9. "Guerra al Terrorismo"? Che cosa sta venendo fuori è invece un riposizionamento forte dei Governi, negli USA, in Gran Bretagna, in Europa ed altrove. I governi di tutti i colori e gusti sembrano provare a infiltrarsi sempre più nelle vite private dei loro cittadini. L'unica cosa che non hanno ancora giustificato con "la guerra al terrorismo" sembra essere la visita proctologica. Per il resto, cimici, macchine fotografiche nascoste, burocrazia supplementare, passaporti complicati, per non parlare della museruola del dissenso anche vicino al Parlamento di Londra. E chi osare fermarli, senza timore di essere identificato come un terrorista, o peggio, un debole nei confronti dei terroristi

10. "Valutazione Logica"? Sarebbe ridicola se non fosse così perniciosa. In tutti i generi di aziende e agenzie governative, le decisioni sembrano su carta essere il risultato di una larga consultazione con tutti gli interessati: perche' allora sono solitamente così vicine ai pregiudizi di chiunque sia in carica?Semplicemente troppo di quanto facciamo finisce nelle mani di chi ha l'oratoria piu' fine, invece che in quelle di chi ne avrebbe davvero bisogno

Ed ancora ipocrisie:

a. Chiamano "esportazione della democrazia" un modo di ottenere il controllo di una zona bombardando i potenziali "elettori"

b. Chiamano "protezione dell'ambiente" la fissazione di considerare ogni cosa fatta dagli esseri umani come "tossica". Nel frattempo, gli schemi di riduzione delle emissioni di CO2 forniscono finanziamento supplementare…alle grandi compagnie petrolifere

c. Dicono che "sport" è una competizione fisica in cui un'etica specifica permette divertimento in un ambiente giusto. Peccato sia solo un altro gigantesco business dell'intrattenimento, oppio delle grandi masse che si sottometto, scaricando la violenza intorno ad un campo verde piuttosto che sul tarmac grigio di una città

d. Denominano "processo di pace Israelo-Palestinese" cio' che ovviamente e' una serie di pazzi colpi di coda nell'affano che precede la stabilizzazione, un acchiappa-e-bombarda-mentre-puoi.

e. Dicono che stanno sviluppando "nuovi farmaci", mentre una grande parte di quelli e' solo una serie di sostituzioni superflue

Massimo Ippolito, il petrolio e Ardnassac

Ardnassac perche' Cassandra, come si sa, prediceva il vero ma non era
creduta…mentre a volte uno ha l'impressione che certe affermazioni
sono false ma ci credono tutti

Intervento di Massimo Ippolito sul forum di radicali.it 07/06/2006

[...]
> Queste infrastrutture fatte oggi, rappresentano a tutti gli effetti
> una forma di distruzione dei capitali. Il loro costo opportunità è la
> mancata transizione a dei sistemi energetici, dei trasporti,
> industriali sostenibili nel nuovo scenario post petrolifero.
>
> Quindi diventa assolutamente urgente capire e prevedere lo scenario
> futuro per operare nel modo corretto, diventa fondamentale capire
> tutti assieme ed in particolare per chi ha qualche leva di comando la
> reale situazione. 
>
> […] Come facciamo ad essere noi (scienziati cassandre) così sicuri di
> ciò che sta capitando?
> E' molto semplice: implementiamo e condividiamo dei modelli
> matematici consistenti molto convincenti che sono difficili da
> confutare, ma qui casca l'asino poichè i metodi matematici per
> ottenere tali previsioni sono incomunicabili.
>
Perche' dovrei credere all'attuale consenso che dice che di petrolio non ce ne e' abbastanza?

1. Guardiamo al grafico del costo reale del petrolio:

Grafico prezzo petrolio

2. Ricordo benissimo le previsioni pessimistiche del 1973-1974, con tanto di grida alla "fine dell'epoca del petrolio"

3. Ricordo anche meglio l'entusiasmo del 1997-1998, con il costo del barile sempre piu' giu'.

4. Non posso non notare che l'inizio della corrente impennata di tale costo coincide con 9/11 e la crisi in Irak. E con l'entusiasmo smisurato per le materie prime, grazie alle promesse di sviluppo in India e Cina

5. Infine penso all'ultima bubble economy che e' stata quella di Internet, curiosamente implosa proprio alla vigilia degli aumenti petroliferi

Sulla base dell'esperienza storica, non potremmo quindi dire che stiamo assistendo ad una corsa poco saggia all'accaparramento di greggio, fatta da investitori alla ricerca del guadagno facile tipo anni '90 e che si bruceranno le dita quando i teo-con lasceranno la Casa Bianca, la guerra civile in Irak compira' il suo corso, qualche promessa asiatica si rivelera' meno entusiasmante del previsto, e la bolla speculativa svanira' come tutte le altre?

Tutto questo, invece che essere noi testimoni di un passaggio epocale che ha gia' fallito di materializzarsi in passato, la fine dell'eta' del petrolio.

Perche' no?

Mettere a dieta i poveri

Un punto sul quale mi piacerebbe trovare un accordo e' che mentre i Paesi piu' ricchi devono considerare seriamente cosa e come raziona(lizza)re, imposizioni soprattutto se esterne su Cina, India, l'Africa odorerebbero di doppiopesismo.

Un po' come l'obeso che dopo una bella mangiata, mettesse a dieta anche il resto della famiglia. O la potenza nucleare inutile (il Regno Unito, la Francia) che va a fare la ramanzina all'Iran dicendo che si puo' vivere, senza bomba (senza mostrare come)

Rientro Graduale? No, grazie

Leggo con interesse ma non mi lascio convincere dalla lettera di Marco Pannella a Beppe Grillo sulla sovrappopolazione come uno dei problemi che ci impedirebbe un uso adeguato delle risorse energetiche (confesso che ho letto con interesse anche circa il 15% dei 2000+ commenti…)

L’umanita’ viaggia davvero molto in fretta e in un’automobile sgangherata: ma e’ davvero la velocita’, cioe’ lo sviluppo, il problema dell’umanita, o magari l’inadeguatezza del veicolo?

E che soluzione sarebbe il rallentare, il fermarsi, o forse anche l’andare all’indietro?

In fondo in fondo, alla fine prendero’ tutto questo piu’ seriamente quando milioni rinunceranno alle loro vite agiate per trasferirsi in abitazioni-caverne, con la rigorosa promessa di non avere alcun figlio e il risparmio energetico di chi affronta l’inverno senza neanche una pelliccetta per passare la notte

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Cominciamo da un argomento che mi trova d’accordo con Pannella: il rifuto all’accettare passivamente il continuo richiamo ad una “famiglia” il cui fantomatico valore sarebbe solo nell’essere formata da padre maschio, madre femmina e i loro figli.

Di famiglie sanissime e rispettabilissime che non combaciano a questo modello di catena di montaggio umana ce ne sono tante: inclusa la famiglia di Papa Giovanni Paolo II, descritta in un noto annuncio ufficiale vaticano come composta dal segretario del Papa, e dalle Suore che lo accudivano. Ma di questo ne parlero’ in un altro intervento.

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L’appello di Pannella e’ per un “rientro graduale” verso i 3 miliardi di esseri umani contemporaneamente vivi sul pianeta (la meta' di quanto c'e' oggi in giro).

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(1) La prima domanda che viene in mente e’ naturalmente: chi ha stabilito, e come, che 3 mila milioni di persone e’ il numero ideale? Perche’ non 6 miliardi, perche’ non 300 milioni?

Per inciso, il sito dell'associazione Rientro Dolce (ufficialmente con un target di due miliardi) parla anche di ritornare a cifre del 1975 (cioe', quattro miliardi)

L'arbitrarieta' dei numeri dimostra quanto dipendano ciascuno dal proprio modello di sostentamento. Non si tratta certo di fare solamente un "2+2": la situazione e' molto piu' complessa. Un pianeta abitato da 80 miliardi di individui non equivale a 80 miliardi di pianeti ognuno abitato da un solitario rappresentante del genere umano. E un ettaro di terreno coltivato male non puo' nutrire tante persone quanto uno gestito al meglio

Per esempio, fino all’inizio del XX secolo, per mantenere tenori di vita simili, un nobile russo aveva bisogno di dieci o piu’ volte terra e servitu’ di un suo "pari" tedesco: per cui un mondo sfruttato come dal primo avrebbe potuto ospitarne molti meno, che un pianeta organizzato per soddisfare persone come il secondo.

(2) Non sono neanche sicuro del fatto che noi o chicchessia abbiamo un diritto liberale a stabilire certi numeri in base a imperfette conoscenze attuali, impedendo la nascita di chi ancora non c’e’ in base a principi di etica comune.

Se davvero accettiamo questo principio, e anche se spergiuriamo che il "rientro" deve essere "dolce", cioe' consapevole, volontario e non forzato: pur tuttavia, cosa ne impedira’ una deriva illiberale, vuoi tramite l’imposizione “nazicomunista” di un certo numero di figli pro capite; vuoi tramite la lotta armata di chi decidera’ di ripulire il mondo dagli umani in sovrannumero, cosi’ come Sergio D’Elia che voleva rimettere la societa’ a posto ma con Prima Linea?

(3) C’e’ anche da rilevare una eccessiva impronta "occidentale" in certe considerazioni.

Come per quell’altra favola chiamata “sviluppo sostenibile”, e' troppo facile riempirci la pancia per secoli e procreare a piu’ non posso, e poi andare a dettare agli altri quanto possono mangiare e figliare.

(4) A chi vede un futuro buio e spaventoso, rispondo che se il numero di esseri umani e’ cresciuto negli ultimi secoli, e’ perche’ si vive piu’ a lungo, e meglio.

Per favore aspettate di avere un mal di denti, o una gamba rotta, o un calcolo renale prima di sognare il bel tempo che (mai) fu. E se avete gli incubi di una umanita’ che distrugge tutto al suo espandersi, chiedetevi perche’ volete mantenere in vita questo concetto vetusto dell’Uomo come separato dalla Natura; dell’Umanita’ come virus immondo causa di tutti i Mali fin dal Peccato Originale.

Se pensate che il mondo sta andando a rotoli, andate pure ad inalare i gas di scarico di una Trabant modello 1962, io preferisco auto piu’ recenti (possibile che nessuno ricorda lo schifoso fumo nero di un motore Diesel anni ’70?). In realta', sotto certi aspetti il pianeta e' meno inquinato, sotto altri lo e' di piu': ma dubito che un'analisi dettagliata sarebbe piu' depressogena adesso, che trenta anni fa

Non dimentichiamo neanche che, storicamente, la rinuncia allo sviluppo ha portato alla progressiva implosione del sistema (vedi l'antica Roma, vedi la Cina imperiale). Un'umanita' troppo preoccupata di essere in troppi, probabilmente non farebbe che confermare le sue paure

(5) A chi accusasse le donne del Terzo Mondo di procreare troppo, chiederei conto del fatto che laddove la mortalita’ infantile e’ altissima, non ha senso avere uno o due figli.

E che esiste una correlazione inversa fra l’educazione delle donne in una societa’, e la quantita’ di prole: per cui niente discorsi saccenti e superiori come quelli di Rajneesh per favore

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Certo non dico che la letteratura prodotta dal Club di Roma e' acefala o da buttare via: ma si tratta pur sempre di una serie di modelli basati su precise ipotesi che potrebbero essere vere (o no). Il discorso scientifico rimane un dibattito aperto e non puo' essere liquidato con un "questa e' la verita'", almeno finche' uno dei modelli comincera' a dimostrare una straordinaria capacita' predittiva (e quindi, come citato in I Limiti dello Sviluppo – 30 anni dopo non prima del 2020) 

Da un punto di vista storico, che senso ha per l’ingegno umano di dubitare di se stesso e delle sue capacita’ di sfruttare le risorse?

Una passeggiata nei dintorni di Portoferraio puo’ mostrare come i rifiuti ferrosi degli antichi Romani sono stati riutilizzati in epoca moderna per ricavarne nuovo metallo. Chissa’ quanti tesori futuri ci sono nelle nostre discariche, se solo ci industrieremo per tirarli fuori

O per rimanere in tema di latinita': Pedanius Secundus, prefetto di Roma nel 61DC, aveva circa 400 schiavi. Ma questo non significa che per vivere una vita altrettanto se non piu' agiata, io abbia bisogno finanche di una persona dedicata 100% al mio servizio

Temo che un eventuale Romae Circulus all'epoca di Nerone avrebbe potuto errare e di molto, nei suoi modelli… 

Una Questione Settentrionale per il governo della Regina?

Dopo quasi dieci anni di incontro ravvicinato con la nazione e cultura inglese non posso negare di essergliene debitore (e non solo a causa del mutuo sulla casa).

E in questi giorni di Questioni Meridionali a cui si cerca di dare risposta con spiagge che forse si vendono e forse non si vendono e con Casse per il Mezzogiorno che compaiono e scompaiono a giorni alterni, un aspetto curioso di Londra e dintorni mi ha dato modo di riflettere sul perche’ di una certa condizione, in Calabria, in Italia, in Europa e nel mondo.

Il fatto e’ che in Inghilterra poverta’ e sottosviluppo esistono, anche peggiori che nel Bel Paese, ma sono soprattutto al Nord.

La situazione potrebbe essere usata per un curioso “chi ci ricorda?”. Con il costo di mezza villetta bifamiliare a Londra e’ possibile acquistare due o piu’ strade (finanche una sessantina di case) in quel di Leeds o Newcastle. Il loro tasso di disoccupazione e’ cronicamente doppio rispetto alla media della Nazione (cioe’ quadruplo rispetto alla ricca zona meridionale).

In compenso gli stipendi, specie degli impiegati statali, permettono una vita considerevolmente piu’ tranquilla che nella costosa Capitale economica (e politica). Tirando le somme, l’area sopra la foresta di Nottingham ha una dubbia e ingiusta fama di arretratezza e mancanza di prospettive, ed era e rimane zona di forte emigrazione, nonostante gli impegni del Governo con vari, costosi progetti per “rigenerarla”.

Guarda caso, e’ un territorio pieno di spettacolari opere pubbliche. La specularita’ con la condizione italiana e’ troppo perfetta per essere solo dovuta al caso. In effetti, se allarghiamo lo sguardo all’Unione Europea possiamo notare che le aree povere si chiamano anche Portogallo, Grecia, ma anche il Nord-Ovest tedesco e il Sud Ovest francese, ed adesso le aree piu’ orientali di Polonia e Slovacchia.

A livello continentale (Russia esclusa) non c’e’ probabilmente regione in stato peggiore che la Moldavia, seguita a ruota dalla Bielorussia e dall’oriente Ucraino. Cosa unisce tutti questi territori? Non certo il clima, non certo la cultura, non certo i modi o le tradizioni, e neanche la stirpe, con buona pace di certi malpensanti dai discorsi sensati da odore di zolfo e razzismo.

La spiegazione molto piu’ semplice (e molto piu’ vera) e’ da ricercare nella unione della Geografia con l’Economia.

Un articolo sulla prestigiosa Scientific American di alcuni anni fa mostrava un planisfero con il territorio di tutte le nazioni colorato a seconda della “ricchezza” di ciascuna delle loro “provincie”.

Certi fattori geografici risaltavano subito: infatti la “ricchezza” e’ tutta distribuita lungo assi di comunicazione come i grandi fiumi del mondo, e poi concentrata in porti e “nodi di interscambio” che corrispondono a prosperose citta’ come Londra, Parigi, Monaco di Baviera, e naturalmente Milano. Milano, appunto, Mediolanum in mezzo alla pianura e quindi ipso facto il posto economicamente piu’ sviluppato di un Nord Italia che in realta’ e’ anch’esso in mezzo, uno dei passaggi quasi obbligati per gli scambi fra Europa occidentale e orientale, meridionale e settentrionale.

Una conclusione abbastanza ovvia con il senno di poi: le regioni “di mezzo” sono sempre le piu’ ricche per lo stesso motivo per cui fra il compratore e il venditore l’unico che ci guadagna davvero sempre e’ l’intermediario.

Altro che Questione Meridionale…la prima domanda da farsi dovrebbe essere, “che scambi si praticano li’ e perche’?” Poi, naturalmente, ricchezza chiama altra ricchezza: in un circolo che e’ virtuoso ma solo per le aree che ne approfittano.

Quello che vediamo nel mondo oggi e’ quindi il risultato della competizione passata fra diverse aree (non popoli, a causa di secoli di flussi migratori)…l’analogia piu’ calzante e’ probabilmente quella fra colonialisti e colonizzati, dove il “centro” si trova in posizione dominante e si accaparra di tutte le risorse delle “colonie” (umane e materiali) lasciandole sempre piu’ povere mentre diventa sempre piu’ ricco.

Potremmo anche riferirci al Carrasco quando parla degli agglomerati urbani come a dei parassiti dei territori intorno.

Molto vicino a noi, basta guardare al declino delle grandi ex-capitali italiane, Palermo, Napoli, Parma/Piacenza, Ferrara, Genova, Venezia, subito dopo aver perso il loro status di “citta’ centrali” con una loro specifica area di influenza In assenza di cambiamenti nella situazione descritta, diviene allora chiaro che i miliardi di euro stanziati per “sviluppare” certe aree, dal Meridione d’Italia al Portogallo a gran parte dell’Africa, sono semplicemente palliativi che non portano a nessun risultato a medio o lungo termine, perche’ non lo possono portare.

Come puo’ allora uscire fuori dallo status quo chi non e’ in mezzo, chi si trova alla periferia, chi non e’ colonialista ma colonia, chi non vive lungo un’importante asse di comunicazione ma la’ dove i transiti non si fermano?

Cosa possiamo fare noi, spostare la Calabria? Per decenni abbiamo semplicemente spostato i calabresi.

Ma altre possibilita’ ci sono, indicate dalla storia e addirittura da Adam Smith nel suo Ricchezza delle Nazioni nel lontano 1776: la salvezza e’ nell’identificare nel territorio che ci interessa, attivita’, beni, servizi, caratteristiche molto utili e molto difficili da ritrovare altrove, specie nelle zone che ricche gia’ lo sono. Anche geograficamente, la situazione non e’ cosi’ statica come sembra. Pensiamo all’Irlanda, poverissima quando era semplicemente un’isola al largo della Gran Bretagna.

Senza imponenti sconvolgimenti tellurici, nell’ultimo decennio l’Eire si e’ sviluppata al punto di essere definita la “Tigre Celtica”, da quando ha capito di essere in realta’ in mezzo fra Europa/Regno Unito e America. Numerosissime ditte d’oltreoceano sono ora stanziate a Dublino e dintorni per giovarsi della vicinanza geografica, dei buoni collegamenti, della padronanza dell’inglese, dei costi decisamente inferiori a quelli britannici e ultimamente dell’adozione dell’Euro.

Questo esempio non e’ cosi’ lontano come sembra…la Calabria (e la Sicilia) sono al sud di un Continente, ma anche al centro di un mare.

Non e’ un caso che il Meridione fosse cosi’ all’avanguardia ai tempi della Magna Grecia e dell’Impero Romano, quando il Mediterraneo era in mezzo alle terre e non quel confine rigido fra Europa e Africa e Medio Oriente in cui si e’ trasformato da quando Colombo scopri’ l’America.

Una possibilita’ di grande sviluppo per la Calabria si trova nel rimarginare questa ferita, incoraggiando gli scambi fra le zone costiere e soprattutto diventando il tramite fra il ricco centro Europa e quel mondo Arabo e Africano che ha incredibili potenzialita’ ancora non sfruttate (ci sarebbe finanche da promuovere il loro progresso per promuovere il nostro).

Da questo punto di vista strade, porti, aereoporti non sarebbero piu’ cattedrali nel deserto, ma vera infrastruttura capace di far crescere le aree in cui si trovano. A proposito, e’ interessante rilevare che il senso di periferia diminuisce quando i collegamenti a lunga distanza sono molto meno costosi, soprattutto quelli aerei (una strategia che sta rinvigorando l’entroterra di Bordeaux).

C’e’ anche un deciso miglioramento della situazione locale quando viene incoraggiata l’immigrazione della ricchezza, pubblicizzando il clima straordinariamente mite e gentile ma anche fornendo servizi per l’immigrazione non solo degli ex-emigrati (come si sta facendo nella costa meridionale spagnola).

Il Governo nazionale puo’ anche attuare una politica seria di decentramento distribuendo ministeri e agenzie nazionali su tutto il territorio (non e’ forse molto piu’ bilanciata nelle sue ricchezze quella Germania federale da sempre?).

Tutto questo non e’ solo legato a scelte politiche…il futuro dello sviluppo di una Calabria fuori mano puo’ essere legato al lavoro remoto tramite Internet. Quando sara’ comune e facilmente possibile lavorare per una banca di Londra o New York da qualunque parte del mondo, molti sicuramente decideranno di stabilirsi nella perenne primavera calabra (dove, al contrario di Tahiti, non arrivano mai gli uragani) piuttosto che nella brumosa Albione o caotica Manhattan.

Insomma in un’economia decentrata l’essere in periferia non sara’ necessariamente uno svantaggio.

Per finire, c’e’ sempre la possibilita’ che la Calabria diventi un centro essa stessa, una volta che scopra una nuova (o utilizzasse appieno una esistente) sua “specialita’”. Si potrebbe parlare della Corea del Sud, difficilmente eguagliabile in campo tecnologico dopo essere stata poverissima per decenni.

Ma forse esempio migliore e’ la contea di Doncaster, piu’ ricca tra il povero Nord inglese grazie alla sua specializzazione nell’industria del cavallo (allevamenti, corse) in una nazione come l’Inghilterra dove scommettere e’ uno sport nazionale. Certo questo non vuol dire che la Calabria debba darsi all’ippica …ma di sicuro non farebbe male usare certi sovvenzionamenti per costruire meno ponti e sperimentare piu’ iniziative che rendano la Calabria speciale agli occhi di tutti.

Insomma la Questione Meridionale non e’ risolvibile perche’ mal posta. La disperazione economica e’ intrinseca alla domanda. L’unica risposta e’ che il Meridione non sara’ piu’ il Meridione quando, appunto, non sara’ piu’ a sud della ricchezza

“Sei sempre il Meridionale di qualcuno”, diceva un comico di venti anni fa. Forse dovremmo invece dire “Sei sempre alla Periferia di qualcuno…a meno che non riesci a fare di quella Periferia un Centro”