Storia di Charles J Morabito

  • Nato nel 1924 (o 1916, o 1919) a Cuyahoga Falls, Ohio (zona di Cleveland)
  • Figlio di Sam e Mamie
  • Fratello di Frank, Anthony e Frances
  • Completato il primo anno delle superiori (High School)
  • Qualifica di “Semiskilled chauffeurs and drivers, bus, taxi, truck, and tractor” – conducente di automezzi
  • Ultimo indirizzo in America: 9022 Kinsman Rd, Cuyahoga Falls, OH
  • Arruolato al Camp Perry Lacarne a Cuyahoga County, Ohio il 3 marzo 1943, “per il resto della guerra, piu’ 6 mesi” nell’esercito USA con la matricola 35050065
  • Catturato dall’esercito tedesco nel dicembre 1944 durante la “Offensiva delle Andenne”
  • Probabilmente assegnato alla XVIII Divisione di Fanteria, nel Reggimento 106, 109, 110, 111 o 112
  • Passa alcuni mesi in prigionia a Bad Orb, vicino Francoforte, con il numero 35050065.
  • Diventa prigioniero di guerra 25084 al Campo di schiavitu’ e sterminio di Berga dal 18 febbraio 1945
  • Descritto dal compagno di prigionia Joe Mark come “sconsiderato”
  • Tenta la fuga nel Marzo 1945, probabilmente il giorno 15. Viene catturato quando si ferma a mungere una mucca dopo settimane di stenti
  • Muore, probabilmente fucilato sul posto con proiettili di legno
  • I sopravvissuti vengono liberati dopo alterne vicende il 18 aprile 1945
  • La sua tomba a Berga viene fotografata per caso dal NARA. Nel 2006 quella foto verra’ stampata sulle pagine dell’IHT e notata da me
  • Il corpo rientra negli USA intorno al 1948
  • Il funerale con la famiglia e gli amici viene svolto il 14 dicembre 1948
  • Sepolto al Calvary Cemetery di Cuyahoga County

Mancano ancora molti “dettagli”….

Ottanta Milioni Di Morti, Due Idioti

E se … la Seconda Guerra Mondiale avesse avuto inizio a causa di un gigantesco errore di calcolo da parte di Hitler (e di von Ribbentrop)? Dopo tutto, e’ un’ipotesi perfettamente compatibile con il pasticcio incredibile che hanno fatto nella gestione dei territori conquistati durante la guerra:

Quando entrai nella stanza accanto Hitler era seduto alla sua scrivania e Ribbentrop in piedi accanto alla finestra. Entrambi alzarono uno sguardo pieno di aspettative quando entrai. Mi fermai a una certa distanza dalla scrivania di Hitler, e poi lentamente tradussi l’ultimatum del governo britannico. Quando ebbi finito, ci fu silenzio. Hitler era seduto immobile, guardando davanti a se’. Non sembrava smarrito, come è stato poi affermato, né arrabbiato, come altri sostengono. Si sedette completamente silenzioso e immobile. Dopo un intervallo che sembrava un’eternità, si rivolse a Ribbentrop, che era rimasto in piedi accanto alla finestra. ‘E adesso?’ Hitler chiese con uno sguardo selvaggio, come a voler insinuare che il suo ministro degli Esteri lo avesse ingannato sulla probabile reazione dell’Inghilterra. Ribbentrop rispose a voce bassa: ‘Suppongo che i francesi ci daranno un ultimatum analogo entro un’ora’.

L’Impero (Britannico) Del Male

Si dice che a grandi capacita’ corrispondano grandi responsabilita’: una frase evidente nelle conseguenze ancora attuali dell’Impero Britannico e del suo disfacimento.

L’Impero Britannico, che occupo’ a un certo punto la maggior parte delle terre emerse e della popolazione umana, probabilmente il piu’ grande che sara’ mai esistito, impegnato idealmente in una missione civilizzatrice e mercantilistica, e’ insomma la causa di una vasta quantita’ dei problemi affliggono il nostro tempo.

C’e’ un legame praticamente diretto fra le decisioni prese in nome e per conto di quell’Impero decenni fa, e quanto avviene in questo momento in Israele/Palestina, in Iraq, in Afghanistan, a Cipro, in Sudafrica e in Zimbabwe, in Egitto e in Sudan, in India e Pakistan, in Birmania, in Iran, in Malesia e in Indonesia.

Prendiamo ad esempio l’Iraq. Facile dare la colpa all’impreparazione e imperizia degli occupanti Americani per le continue carneficine: ma tutto cio’ non spiega perche’ cosi’ tanti Iracheni siano cosi’ tanto intenzionati ad uccidere i loro connazionali.

Riflettiamo su questo ultimo sostantivo. “Connazionali” implica che ci sia qualcosa in comune fra un abitante di Mosul nel Nord, uno di Baghdad nel centro e uno di Bassora nel Sud dell’Iraq. Ne siamo sicuri? Esiste una “nazione irachena”, cosi’ come esiste una nazione “italiana”?

No. Perche’ l’Iraq che conosciamo e’ stato messo insieme fra il 1921 e il 1926 unendo tre province del vecchio Impero Ottomano, smembrato dopo la Grande Guerra dalle Potenze Vincitrici. L’accordo segreto franco-britannico Sykes-Picot nel 1916 aveva affidato gran parte dell’area del Tigri e dell’Eufrate al Governo di Londra, che aveva creato un ufficio apposito per recuperare antiche toponomastiche e mettere un’etichetta ai nuovi Stati, come “Iraq” e “Giordania”.

L’Iraq affidato poi al Re Faisal all’indipendenza nel 1932 conteneva almeno tre Nazioni forzate insieme: i Kurdi di Mosul, i Musulmani Sunniti di Baghdad, i Musulmani Sciiti di Bassora. Cosa c’e’ di strano, in questa logica distorta, se poi Saddam Hussein ha deciso di invadere il ricchissimo Kuwait, i cui confini erano stati tagliati artificialmente nel 1932, naturalmente dal britannico Sir Percy Cox, per impedire all’Iraq di avere un porto profondo abbastanza da essere sfruttabile?

E’ stato tristemente naturale che, in assenza di una qualunque motivazione di solidarieta’ fra i vari gruppi, piano piano l’Iraq scendesse in una situazione di odio interetnico, tenuto insieme solo dalla ferocia del regime di Saddam. Dietro le bombe di oggi, palesi testimonianze del fatto che tanti Iracheni non vedono tanti altri Iracheni come persone umane, ma come oggetti di odio da uccidere in massa, c’e’ quindi il cinico calcolo dell’Impero Britannico che 80 anni fa decise di creare uno Stato dal nulla. Un discorso simile anche se non identico si puo’ fare riguardo l’Afghanistan, l’India e il Pakistan.

Ci sono volute infatti tre guerre, la prima addirittura persa nel 1839/1842, perche’ l’Impero Britannico avesse ragione dei recalcitranti Afghani, il cui regno paradossalmente non era considerato sufficentemente solido per resistere a un eventuale assalto da parte dello Zar di Russia. Il fatto e’ che il subcontinente indiano era considerato davvero la Perla dell’Impero, a Londra, e quindi tutto era subordinato a fare in modo che niente e nessuno potesse minacciarlo, e soprattutto la Russia che dal Baltico era gia’ arrivata al Pacifico e magari pensava di mandare i cosacchi ad abbeverare i cavalli nel Gange.

Fu quella la fonte in Asia di un secolo di guerra di prossimita’ fra i due enormi Imperi, che duro’ dall’epoca di Napoleone fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. All’Afghanistan fu quindi imposta finalmente nel 1893 la perdita delle regioni orientali, circa la meta’ del territorio che forma oggi il Pakistan, separato da un nuovo confine chiamato la Linea Durand. Senonche’ l’etnia Pashtun si trovo’ un po’ di qua e un po’ di la’: e da quella etnia provengono i Taleban.

C’e’ da meravigliarsi, se mostrano ancora segni di recalcitranza? Gia’ Churchill aveva definito i Pashtun come dotati di “un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da risultare incomprensibile a una mente logica”, visto che “il loro sistema etico considera le trappole e la violenza come virtu’ invece che vizi”. Forse uno pensera’ male, ma non sara’ stato forse il caso che la Linea Durand sia stata messa li’ secondo l’antico Divide et Impera, per evitare che i Pashtun potessero fare guerra per l’ennesima volta ai Britannici? E infatti quando ci hanno riprovato, nel 1919, hanno perso.

In Pakistan intanto le aree Pashtun non sono considerate alla stregua di regioni “normali”, ma classificate come “aree tribali” dove lo Stato ammette di non poter fare piu’ di tanto. D’altronde lo stesso Pakistan, l’unico Stato al mondo dove basta essere musulmani per essere cittadini, e’ stato appiccicato insieme, mettendo appunto un pezzo di Afghanistan con un pezzo di India, nel 1947, secondo il piano di Muhammad Ali Jinnah incoraggiato, neanche a farlo apposta, dal Vicere’ Britannico Lord Mountbatten. E alla creazione del Pakistan, come si sa, si puo’ far risalire le stragi del 1948 e innumerevoli guerre contro la Repubblica Indiana; la terribile guerra d’indipendenza del Bangladesh nel 1970; la disseminazione di segreti atomici verso loschi figuri negli anni ’80 e ’90; la nascita e il finanziamento dei Taleban stessi, e quindi la crescita del movimento di Osama bin Laden. E dunque al-Qeada, le Torri Gemelle, tantissimo sangue in tutto il mondo inclusi i terribili giorni di Mumbai a fine novembre 2008.

Potremmo continuare per molto. C’e’ lo zampino britannico dietro l’instabilita’ e quindi il pugno di ferro siriani; il fondamentalismo della casa regnante saudita; il conflitto senza fine fra Israeliani e Palestinesi; la mentalita’ d’assedio dell’Iran e il tentativo di procurarsi la Bomba (non e’ un caso se gli inglesi siano piu’ odiati, in Iran, degli americani); le situazioni di crisi del Sudan, da quella con l’Egitto (separatosi nel 1956 allo scopo di allontanare i britannici), alle guerre interne contro i cristiano-animisti del Sud e i poveri Darfuriani nell’Ovest; la guerra interetnica di Cipro, e decenni di nervi tesi fra Grecia e Turchia; le continue incomprensioni e stragi in Nigeria; il regime razzista in Sudafrica, quello in Rhodesia, la guerra che ha fatto nascere lo Zimbabwe e adesso l’involuzione di quel Paese; la durissima dittatura militare in Birmania, altro “Stato fantoccio” messo insieme per proteggere l’India Britannica; l’assurda divisione fra Malesia e Indonesia con diverse isole tagliate inspiegabilmente in due; e naturalmente, quel disastro che e’ la situazione del Tibet in Cina (le prime mappature segrete di quell’antico regno sono del 1865, ovviamente da parte di agenti britannici, cui segui’ nel 1903 una spedizione militare guidata da Sir Francis Younghusband, che porto’ il saluto di Re Edoardo VII a suon di stragi).

Sembra quasi che a salvarsi sia il solo Canada, ex-colonia britannica che bonta’ sua non ha mai fatto pasticci con nessuno (l’Australia ha una lunga storia di maltrattamento dei nativi).

Potremmo definirlo un vero e proprio Impero del Male, dunque, quello nato all’epoca corsara di Elisabetta I e concluso con la fine degli anni 1960. Al quale, occorre dirlo, si sono affiancati imperi altrettanto funesti per la situazione attuale, come quello francese (si vedano i confini assurdi fra gli Stati africani), o quello belga (cui si puo’ far risalire finanche il genocidio in Rwanda). Ma fare la morale al passato, tutto sommato un posto a noi alieno come il futuro, non serve a molto.

Quello che occorre e’ imparare dalla Storia, per non rifare gli stessi errori continuamente. E la lezione da ricavare dall’Impero Britannico e’ presto condensata: se pensiamo a risolvere solo i nostri problemi, e solo per l’oggi, non stiamo facendo altro che uccidere i nostri nipoti Se i Sudditi di Sua Maesta’ avessero avuto il coraggio di fare gli interessi anche dei popoli che via via assoggettavano, probabilmente ogggi non staremo a piangere su Iraq o Afghanistan o India o chissa’ quanti altri posti pieni di lutti e rovine.

La Prima Guerra Mondiale Non E’ Ancora Finita

Come ha detto Melograni a Porta-a-Porta, la Prima Guerra Mondiale e’ stata il suicidio dell’Europa, e ancora l’Europa non si e’ ripresa. Un suicidio che e’ passato dalle fucilazioni di massa dei “disertori”, dalle “decimazioni” in cui uno su dieci veniva fucilato come “esempio” anche se non aveva mai fatto niente, dalle cariche di massa di fronte alle mitragliatrici.

Se l’Italia e’ diventata davvero unita duranta la Prima Guerra Mondiale, allora davvero si spiega tanto dello sfacelo successivo, a cominciare dall’invenzione del Fascismo.

Il 4 Novembre, andrebbero ricordati i morti. Noi inclusi.

Non Meravigliamoci Che Gli Italiani Siano Divisi

Italiani sempre divisi: eredità postbellica?” si chiede Margherita Genovese su Italia Chiama Italia.

Eredita’ postbellica probabilmente si’, ma risale alle guerre fra Guelfi e Ghibellini, probabilmente. Leggiamo infatti cosa dice l’Inno di Mameli in due strofe che nessuno canta piu':

Noi fummo da secoli / calpesti, derisi, / perché non siam popolo, / perché siam divisi. / Raccolgaci un’unica / bandiera, una speme: / di fonderci insieme / già l’ora suonò.

CORO

Uniamoci, amiamoci, / l’unione e l’amore / rivelano ai popoli / le vie del Signore. / Giuriamo far libero / il suolo natio: / uniti, per Dio, / chi vincer ci può?

Diro’ anche di piu': la colpa e’ dei Romani, che hanno trovato un’Italia dei popoli e l’hanno unificata a forza. Quando poi se ne sono andati, la litigiosita’ e’ tornata e non si e’ ancora pacata nonostante i 1600 anni intercorsi.

Turchia ed Europa: Mia Lettera Pubblicata sulla London Review of Books

Nell’ultimo numero della London Review of Books (LRB) esce una mia lettera sulla Turchia e il suo ingresso nella Unione Europea, in risposta ad articoli molto lunghi e molto critici di tutti i Governi turchi dalla fine dell’Impero Ottomano in poi, scritti da Perry Anderson, Professore all’University of California a Los Angeles.

Non e’ la realta’ dei fatti che contesto ad Anderson, ma il volerli presentare sotto una finta pellicola di verita’, illuminandoli in realta’ sempre e comunque in modo da mettere in cattiva luce ogni leader turco (a parte, naturalmente, quelli “di sinistra”…lo dice lui, eh, non lo dico io)

Prima e dopo Kemal
Di Maurizio Morabito

I saggi di Perry Anderson saggi ‘Kemalismo’ e ‘Dopo Kemal’ (LRB, 11 e 25 settembre) hanno catturato la mia attenzione. La discussione sull’ingresso della Turchia nell’Unione Europea sta contribuendo a definire cosa sia (o non sia) l’Unione Europea, e in questo contesto la storia della Turchia moderna è importante.

In realta’, ‘Kemalismo’ e ‘Dopo Kemal’ sembrano antiquati opuscoli polemici, sovrintendenti un ‘ragionamento’ che regge la pervasiva coerenza di entrambi. Tutto è spiegato, e tutto trova perfettamente il suo posto nel racconto. E tutto ciò che invece non lo trova (come la fine del regime di Menderes nonostante Anderson lo abbia descritto come economicamente e politicamente forte) viene classificato come parte di un ‘ciclo’ comune a tutti i governi turchi di centro-destra. Ogni studioso che non è d’accordo con Anderson ha venduto la sua anima al diavolo – cioe’, al Governo di Ankara.

La Turchia, ci vuol dire Anderson, è invariabilmente dalla parte sbagliata della storia, si comporta male e ha poco in comune con il resto dell’Europa. (È interessante notare che in un articolo precedente dello stesso Anderson, ‘Le divisioni di Cipro’, pubblicato nella LRB del 24 aprile 2008, i ‘cattivi’ sono invece i colonialisti inglesi, e i buoni gli appartenenti al Partito Comunista AKEL. In quel “ragionamento”, la Turchia svolge il ruolo di spettatore semi-passivo, e la mentalita’ da assedio imminente diffusa fra i Turco-ciprioti rimane inspiegata).

E allora, perche’ dedicare trenta mille parole per la Turchia, proprio in questo momento? Anderson fornisce involontariamente una spiegazione. Le ‘motivazioni tipiche’ che giustificano l’adesione della Turchia all’Unione Europea sono ‘innumerevoli’, scrive. Sta allora cercando di far sentire il suo peso, affinche’ la Turchia resti fuori dalla UE a meno che siano rispettate determinate condizioni, proprio perché c’è una schiacciante maggioranza di motivi perche’ la Turchia venga accettata? E’ istruttivo al riguardo notare che mentre da una parte Anderson elenca le ‘speranze’ nella UE da parte della sinistra turca, e dei popoli Curdi e Alevi, dall’altra parte egli elenca come ostacoli al ‘processo di adesione’, i maltrattamenti subiti della sinistra turca, dai Curdi e dagli Alevi..

Per riferimento, ecco il testo completo dei miei commenti originali in inglese, prima che venissero tagliati: sulla Turchia e su Cipro.

Questi invece sono gli articoli di Anderson, anch’essi in inglese, cui mi riferisco nella lettera:

(a) Su Cipro
(b) Su Kemal
(c) Sulla Turchia dopo Kemal

La Tragedia del Lötschberg

Il 1908 fu per l’immigrazione italiana in Svizzera un annus horribilis a causa dei molti incidenti anche mortali che colpirono i lavoratori italiani, in quel periodo addetti soprattutto alla costruzione delle ferrovie. Il più grave fu certamente quello che costò la vita a 25 operai che lavoravano allo scavo della galleria del Lötschberg. Era il 24 luglio 1908, ore 2,30

[...] il 24 luglio 1908, venerdì, alle ore 2.30, al km 2,675 dall’ingresso nord. Completamente ignari di quel che stava per accadere, i 25 minatori che si apprestavano a far brillare le mine per l’avanzamento, si ritirarono in luogo sicuro (!), come d’abitudine. Non potevano sapere che a proteggerli era proprio quello strato di roccia che stava per saltare. In effetti, subito dopo lo scoppio, un’immensa massa di acqua, fango e detriti invase prepotentemente la galleria per oltre un chilometro travolgendo inesorabilmente tutto. Per i 25 minatori, tutti italiani e prevalentemente del sud, non ci fu scampo. Il ventre della montagna restituì un solo corpo e pochi resti di altri. [...]

Un Reggino Al Crocevia della Storia

Settantacinque anni fa veniva messo a morte Giuseppe Zangara, originario di Ferruzzano (RC), emigrato in America e protagonista di un attentato quasi dimenticato alla vita del futuro Presidente USA Franklin D Roosevelt (FDR), il 15 Febbraio 1933.

Zangara, che a quanto pare soffriva di disturbi mentali forse legati a problemi di salute, diceva di essere un anarchico.

Roosevelt scampo’ senza un graffio (probabilmente grazie al provvidenziale intervento della signora Lilian Cross, che si aggrappo’ al braccio di Zangara), ma questi fu condannato a morte perche’ il Sindaco di Chicago Anton J Cermak mori’ dopo alcune settimane di agonia, a causa dei suoi proiettili (circostanza che ha dato spago a teorie cospiratoriali, come se Zangara fosse stato ingaggiato dalla Mafia di Chicago appunto).

FDR governo’ poi fino alla morte nel 1945, unico (e ultimo) Presidente Americano eletto tre volte di fila. Come sappiamo, risollevo’ l’economia americana dopo il crollo del ’29, si schiero’ a favore della Gran Bretagna quando questa lottava da sola contro Hitler, e poi all’ingresso in guerra gesti’ vittoriosamente due fronti, consegnando praticamente al successore Truman gli USA come prima e maggiore Superpotenza.

Chissa’ cosa sarebbe successo invece, se Zangara lo avesse ucciso…

Dichiarazione Collettiva di Responsabilita’ Italiana

Che dite, non sarebbe un buon inizio?

Noi sottoscritti Italiani di vita e di cultura riconosciamo di:

-avere come obiettivo una felicita’facile, mai seriosa, non troppo impegnativa, non troppo faticosa” (1)

-essere capaci di tollerare di tutto e di piu’ in nome di tale felicita': al punto da aver inventato e poi permesso non solo lo stabilirsi della dittatura fascista e l’impunita’ dei delitti come quello Matteotti, ma anche l’implementazione delle vergognosissime leggi razziali, e l’entrata in guerra per dimostrare una virilita’ del nostro regime poi rivelatosi metaforicamente eunuco

-essere anche capaci di atti di incredibile eroismo nella lotta partigiana, e di costruire fra fame e macerie una Repubblica con una Costituzione avanzatissima per i suoi tempi: ma solo dopo aver toccato il fondo e anche piu’ in giu’, dopo che “una mattina” (il 9 settembre) improvvisamente ci siamo “svegliati” e abbiamo “trovato l’invasor” (come indicato con sottile ironia nella celeberrima “Bella Ciao“)

-non avere remore a piangere miseria e a lamentarci della scarsa rappresentativita’ della “Casta” dei politici: per poi acquistare in massa le TV ultrapiatte, strafregandosene della previdenza, ed eleggere senza tema di smentita quegli stessi, vituperati politici (2)

-sognare un mondo dove non occorrano regole e tutto venga risolto d’amore e d’accordo: e per quel motivo, riconosciamo di arrivare a lastricare di buone intenzioni la strada per il nostro inferno, a partire dal radicamento di mafia e affini come gruppi di mutuo soccorso contro lo Stato-nemico, passando poi per la pericolosissima ingerenza etico-episcopale nella politica, non cosi’ dissimile dal corporativismo dirigista del fascismo, per finire con il consociativismo catto-comunista degli ultimi sessanta anni che blocca ormai ogni idea e ogni riforma e trasforma la politica in una pura “spartizione della torta“. Della corruzione per un pezzo di pane e/o un panettone, siamo ormai famosi nel mondo.

-parlare infine a vanvera di liberta’ di pensiero e di opinione, nonostante appunto siamo pronti a demonizzare chi la pensi diversamente da noi quasi fossimo tutti tanti Torquemada: tanto che non e’ possibile sentire ogni opinione neanche nelle manifestazioni a favore dei diritti civili

Riconosciamo infine l’ovvieta’ che se vengono ripetute le azioni passate, e’ quasi impossibile aspettarsi risultati diversi. Un giorno forse ne trarremo le conseguenze: speriamo solo di non dover aspettare di essere “invasi da qualche ex-alleato, di nuovo.

(seguono: 60 milioni di firme)

(1) Sulle promesse del populismo italiano: Piero Ignazi, IlSole24Ore, 03/02/2008

(2) Sul contrasto fra TV ultrapiatte e previdenza: Marco Liera, IlSole24Ore, 09/12/2007

L’Ottimismo dell’Antropocene

Febbrile e malcelato piacere fra i pessimismi dell’ambientalismo all’annuncio da parte di una organizzazione di geologhi inglesi di ribattezzare la presente era geologica in “Antropocene” (accento, si presume, sulla penultima ‘e’)…

Prendiamo anche per buona l’idea che sa tanto di ossimoro che le ere geologiche compaiano cosi’, da un millennio all’altro. Siamo sicuri, come sottinteso su Ecoalfabeta e presumibilmente dai proponenti stessi, che l'”Antropocene” sia il riconoscimento dei “disastri” che l’attivita’ umana starebbe arrecando al pianeta?

E se invece si trattasse della naturalissima conseguenza del fatto che siamo evoluti con un cervello ragguardevole, e che sarebbe sprecato se fossimo solo capaci di avere freddo d’inverno e caldo d’estate?

O ancora: e se l’Antropocene fosse il segno che i singolaristi alla Kurzwell possano aver ragione, e siamo quindi sull’orlo non di una catastrofe, ma di un miglioramento repentino e imponente della nostra condizione di persone?

Certo, si tratta di ipotesi, specie quest’ultima: ma comunque e’ importante ricordare che le negativita’ spesso vengono date alle parole come Antropocene da chi e’ pessimista per moda o per natura, e non sono certo intrinseche.

NATO: La Storia Perduta

Sara Chayes avra’ anche ragione nel difendere il contributo della NATO alla guerra in Afghanistan sulle pagine del New York Times, e nel sottolineare come gli USA abbiano preso sottogamba le offerte di aiuto da parte dei loro alleati dopo l’11 Settembre.Ma uno non puo’ incolpare della situazione un’Amministrazione americana dura e pistolera.

All’epoca del conflitto in Kosovo, infatti, la NATO non fu certo messa da parte, anzi gli USA fecero piu’ del possibile per condurre la campagna sotto l’effettiva egida dell’Alleanza Atlantica.

Sfortunatamente pero’, quasi nessuno fra gli altri membri della NATO sembro’ capirci niente di strategia militare, e tutti preferirono giocare per le sole loro politiche interne. Il risultato fu un incubo per i comandanti americani, evidentemente piu’ avvezzi a combattere il nemico che ad accomodare tutte le richieste piu’ strampalate e i veti dei loro alleati.

Avendo quindi la NATO dimostrato di essere un gruppo troppo chiacchierone e quasi completamente disutile, c’e’ poco da meravigliarsi se fu messa da parte quando ci fu da invadere l’Afghanistan.

Quaderni dell’Eterodossia – Introduzione

(primo articolo in una serie di riflessioni morali, sociali e politiche contemporanee)

  1. Quaderni dell’Eterodossia – Introduzione
  2. Quaderni dell’Eterodossia – II – Religione
  3. Quaderni dell’Eterodossia – III – Aborto
  4. Quaderni dell’Eterodossia – IV – Famiglia

La Storia deve essere nostra guida, perche’ perseverare e’ diabolico, oltre che stupido.

Sono Liberale: perche’ la liberta’ di ogni individuo, quella che si ferma solo dove comincia la liberta’ altrui, e’ l’unica base logica della societa’ moderna; perche’ siamo solo agli inizi della Democrazia rappresentativa, che va continuamente difesa e migliorata.

Sono Liberista: perche’ le regole ci devono essere, ma solo quando sono davvero utili.

Sono Libertario: perche’ non c’e’ convivenza sana che in un regime di tolleranza totale per il legittimo diritto a essere diversi gli uni dagli altri, ed a possedere tutti gli stessi Diritti Civili dal momento in cui si nasce; perche’ lo Stato Etico e’ una buona idea che inevitabilmente conduce all’orrore.

Rivendico anche la possibilita’ di essere contraddittorio ed eterodosso invece che semplicione e “fedele alla linea”:

Dettagli di ogni punto verranno pubblicati nei prossimi giorni.

Mostruosa Eugenetica

L’altrimenti ottimo Armando Massarenti semplifica un po’ troppo il discorso sull’eugenetica nella sua rubrica “Filosofia Minima” sul Domenicale del Sole24Ore, il 10 Settembre scorso (nell’articolo “Tutti iscritti alla stupidita’ hitleriana“)

Massarenti scrive “Non necessariamente [l'] eugenetica [assume] le forme mostruose adottate dai nazisti

Ebbene, come discusso in un saggio di Stephen Jay Gould sulle coltivazioni di fiori, occorre seguire due principi fondamentali se si vuole praticare un’eugenetica seria (capace di migliorare una specie, e non solo alcuni rappresentanti):

1. Selezionare gli esemplari migliori, e farli procreare

2. Eliminare gli altri

E’ solo cosi’ che si puo’ togliere di mezzo caratteristiche non gradite. Come esempio pratico, basta pensare alla selezione del cane a partire dal lupo, o molto piu’ recentemente all’esperimento che sta selezionando topini mansueti e topini feroci

Non basta supportare i cuccioli piu’ docili e amorevoli: per ottenere risultati, bisogna davvero uccidere tutti gli altri cuccioli

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E quindi non vedo come l’eugenetica possa mai avere applicazioni non mostruose in campo umano

Eichmann Sei Miliardi

Non molto tempo fa ho scritto un blog circa le nubi che sembrano addensarsi in preparazione di un Olocausto Islamico, specie in Europa: “Un Futuro Olocausto dei Musulmani? Lettera al programma ‘Any Question della BBC” (11-Feb-06 1:56pm):

La reazione occidentale alle polemiche su quegli idioti fumetti danesi e’ ruotata [...] intorno al sottolineare la ” superiorita’” di una cultura occidentale [...] che non fa distinzione fra milioni e milioni di musulmani pacifici e una manciata di contestatori violenti [...]

Alla “Superiore Civilta’ Occidentale ” (particolarmente quella europea) e’ alieno il concetto del rispetto, o persino del convivere con una minoranza “estranea”. Guardiamo a cosa e’ accaduto agli Amerindi, e agli Aborigeni in Australia. Pensiamo a cosa e’ accaduto agli Ebrei [...]

Visto che i “servizi di sicurezza” sono occupati a imprigionare gente per crimini come “religione errata”, “barba errata” (e persino “perossido di idrogeno errato”), la mia previsione rimane incertamente pessimista.

Puo’ sembrare un’esagerazione: mi e’ stato detto che la Civilta’ Occidentale ha fatto molta strada dal 1930, che adesso comanda definitivamente la Legge, che i Diritti dell’Uomo sono incastonati in troppe leggi e costituzioni per essere dimenticati.

Forse. Ma chi fra i nostri antenati che festeggiavano l’avvento del XX secolo avrebbe mai creduto che il mondo era sull’orlo di inventare il genocidio su scala industriale? Chi avrebbe potuto immaginarsi Auschwitz nella Germania di Bertold Brecht e Karl Valentin?

Chi avrebbe mai previsto che la Sarajevo delle Olimpiadi Invernali del 1984 si sarebbe trasformata in un territorio di guerra e massacri a malapena 8 (otto) anni dopo?

Naturalmente, noi siamo migliori dei nostri antenati. Naturalmente possiamo imparare dalla loro esperienza. Peccato che cio’ sia esattamente cosa avrebbero detto di se stessi.

Naturalmente siamo migliori dei Tedeschi nel 1930-1940, o degli Jugoslavi del 1992, o dei Rwandesi del 1994. Peccato che il fingerci migliori degli altri, sia un atto fondamentalmente anti-Cristiano, e quindi un tradimento di cio’ che di buono e’ stato prodotto dalla “Civilta’ Occidentale”

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In verita’, ci siamo impegnati ad uccidere i nostri propri concittadini da troppi secoli per credere seriamente che adesso la situazione sia davvero diversa. Che cosa allora puo’ aiutarci ad impedire un ritorno alla nostra vecchia sete di morte per amici e nemici?

(1) Riconosciamo che non va tutto bene: e cio’ che non va bene, e’ dentro di noi come individui.

Non c’e’ bisogno di credere alle mie parole: sentiamo cosa scrive David Cesarani circa la natura ordinaria della malvagita’ (“Diventando Eichmann: Ripensando la Vita, i Crimini e le Prove contro, un ‘Assassino da Scrivania’“, recensito da Barry Gewen sul New York Times, 12 maggio 2006 in “Un ritratto di Eichmann come Uomo Ordinario“)

Nelle circostanze giuste, gente normalissima commettera’ omicidi efferati, dice [Cesarani] e le circostanze della nostra epoca – con relativi razzismo, pulizia etnica, suicide bombers e genocidi – non promettono niente di buono. “Eichmann appare sempre più come un uomo dei nostri tempi,” conclude. “L’Uomo Comune e’ Genocida.”

E’ importante notare che Adolf Eichmann, il criminale di guerra Nazista processato e impiccato in Israele nel 1961, non era un rabbioso anti-semita

In Austria, Eichmann ha avuto amici Ebrei, ha lavorato per Ebrei [...] ha avuto parenti Ebrei dal matrimonio [...] Non era anti-Semitismo quello che ha condotto Eichmann nel Nazismo [...] La svolta e’ avvenuta dopo il 1941, quando dall’emigrazione forzata si e’ passati al genocidio. Sotto la pressione delle sue nuove funzioni, Eichmann cambio’.

(2) Ricordiamoci sempre che i nostri ideali in politica sono tanto piu’ rovinosi, quanto più meravigliosi sembrano sulla carta (e nella mente)

Un bell’esempio e’ fornito dal filosofo francese BHL (da un’intervista con Tunku Varadarajan sul Wall Street Journal, 23 gennaio 2006):

Quando l’Hegel dei tempi moderni scrivera’ la nostra Storia, dira’ che l’evento cruciale e’ stata la Cambogia […] Fino alla Cambogia tutti i rivoluzionari del mondo hanno creduto che la rivoluzione falliva perche’ non cambiava abbastanza, perche’ non era abbastanza radicale […] e poi, accade per la prima nella storia una rivoluzione assolutamente radicale [in Cambogia con Pol Pot] e che cosa scopriamo? Anziche’ il paradiso, la rivoluzione procura l’inferno totale.

Non per caso, sono dovuti passare anni prima che i crimini dei Khmer Rossi fossero completamente riconosciuti da molti partiti di sinistra, cosi’ come l’enorme numero di contadini cinesi morti durante il “Grande Balzo in Avanti” alla fine degli anni ‘50 non ha impedito a vari intellettuali “progressisti” di sostenere il Presidente Mao fino alla sua morte, e oltre.

(3) Rifiutiamo e rinneghiamo qualsiasi discorso di noi-contro-di-loro e tutte le forme di propaganda politica che capitalizzano sulla divisione, incluso ogni minimo suggerimento di avversione verso un gruppo di persone

Continua BHL nella stessa intervista:

Siamo impigliati in una guerra contro il terrorismo, ma la guerra e’ politica, non religiosa, non fra le Civilta’… e’ un suicidio dire che questa e’ una guerra fra Civilta’, perche’ se e’ tale, e’ una guerra infinita, blocco contro blocco. Se dite ‘guerra politica’ fate una scommessa sul risultato

(4) Manteniamo sotto controllo le societa’ e le culture cui ciascuno di noi appartiene, invece di pontificare su che cosa e’ errato in altre societa’ ed in altre culture

Se per esempio credete che sia vostro dovere “difendere la Civilta’ Occidentale” allora e’ vostro dovere capire e mettere in pratica il vecchio detto circa le pagliuzze, gli occhi e le travi. Altrimenti, state denunciando e tradendo la radice profonda della vostra stessa “causa”

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Gewen conclude il suo commento in una speranzosa disperazione, citando Hanna Arendt, che scrisse parecchi articoli per il New Yorker ai tempi del processo Eichmann e un libro, “Eichmann sotto Processo a Gerusalemme

Arendt era ostinatamente universalista. La sua analisi di Eichmann volgeva alla responsabilita’ specifica della persona, a un’insistenza sulla necessita’ di esercitare costantemente la scelta personale, rispetto a quanto la societa’ potrebbe dettare. E’ un invito eticamente freddo, severo come se venisse da Kant, ed e’ così difficile da implementare da avere una qualita’ quasi inumana. Chi fra noi puo’ praticare l’incessante consapevolezza morale che tale atteggiamento richiede?

Difficile, freddo: ma dobbiamo almento tentare di raggiungere quell’obiettivo.

Vigiliamo allora, altrimenti torneremo nuovamente ad essere tanti Eichmann.

Basto’ un lustro per trasformare il fallito partito di Hitler in un’organizzazione che convinse migliaia a diventare assassini totali. Nell’eta’ di Internet potra’ ben occorrere molto meno tempo per arrivare allo stesso risultato.

Il Prezzo del Petrolio Pronto a Diminuire

AGGIORNAMENTO: Ebbene si’, da quando ho scritto il blog qui sotto, il Petrolio non ha fatto che aumentare. La mia solita fortuna…rallegriamocene comunque: fare click qui per capire perche’

Il prezzo del petrolio diminuira’ presto, e per ragioni che sembreranno ovvie con il senno di poi…perche’ allora non parlarne per una volta con il senno di prima?:

  • Dietro i recenti aumenti c’e’ una combinazione di cause transitorie come il fiasco iracheno e la “mentalita’ del gregge” che ha spinto molti alla compravendita di materie prime, e li ha convinti a comprare petrolio visto che lo facevano e fanno tutti. Quando quelle cause diminuiranno, cosi’ fara’ il prezzo del petrolio
  • Prezzi piu’ elevati stimolano ricerca su come estrarre piu’ petrolio. Quando il mercato ritrovera’ la salute mentale, l’aumento dell’offerta significhera’ prezzi piu’ bassi
  • Prezzi piu’ elevati stimolano anche la costruzione di raffinerie supplementari, che pero’ sono pronte solo dopo alcuni anni. Il prezzo del petrolio crollera’ quando cominceranno a funzionare tutte nello stesso moment: cosi’ come quelle miglia e le miglia di fibre ottiche posate indicato durante il boom di Internet degli anni ’90 sono dietro l’odierno cybersurfing poco costoso e le telefonate gratuite in tutto il mondo
  • La possibilità che il petrolio sia piu’ costoso perche’ abbiamo raggiunto proprio ora un picco nelle possibilita’ di produzione è remota. Perche’ ora? Perchè non 10 anni fa, o 20 anni nel futuro? Perche’ dovrebbe capitare in maniera cosi’ sospetta vicino a “9/11″ e alle crisi che si sono susseguite?

La vera differenza questa volta e’ che tutte quelle previsioni di disastri futuri saranno per sempre disponibili su Internet, forse per farsi una buona risata quando “gli esperti” proveranno a riciclarsi in avvenire fra coloro che dicono che “il petrolio e’ praticamente inesauribile”

Il problema David Irving

scrive Michael Shermer sul bollettino del 3 Maggio 2005 di eSkeptic ("Enigma: L'affare Faustiano di David Irving"):

Se realmente desiderate fare tacere David Irving, non parlatene.

Sono d'accordo, fino ad un punto: perché un problema con Irving e' la libertà di espressione e questo merita chiarificazione. Dovrebbero, coloro cui tiene quella liberta', organizzare quello che Christopher Hitchens ha denominato il Comitato per Regole Giuste per David Irving?

Forse no.

E non sono d'accordo con il Dr. Shermer, che in risposta alla decisione austriaca di imprigionare Irving, ha suggerito di "lasciare David Irving andar via" nel bollettino eSkeptic del 2 Marzo 2006 ("Diamo al diavolo i suoi meriti")

Ancora la parola a Shermer:

L'enigma emerge dal fatto che [Irving] è, contemporaneamente, brillante e bellicoso, molto intelligente e diabolicamente ingannevole-uno che avrebbe potuto "arrivare" ma che ha preferito "fingere"… un grande e diabolico spreco di talento. Come e perchè questo è accaduto? A mio parere, Irving si e' autosuggestionato da quando e' entrato nel Cerchio Magico [ cioè, i confidants di Hitler ancora vivi]. [... ] Hitler, ha spiegato, "aveva attratto gente istruita e ad alto livello intorno lui. Le segretarie erano segretarie di classe superiore. I consiglieri erano gente che aveva fatto l'università o la scuola del personale ed avevano fatto carriera con le loro proprie abilità fino ai livelli superiori del servizio militare." Questi intimi di Hitler erano istruiti ed parlavano altamente bene del loro Führer. Chi era Irving per non creder loro?

Come esempio si dia uno sguardo giusto alla storia segnalata da Shermer nella parte inferiore di quello stesso bollettino "Post Scriptum su Irving & i diari di Eichmann": nel quale è spiegato come Irving ha trovato un modo di negare l'esistenza di un ordine diretto da Hitler per l'Olocausto in faccia di una frase molto chiara scritta da Adolf Eichmann nelle sue memorie: "il Führer ha ordinato lo sterminio degli ebrei"

Libertà di espressione non significa libertà di ingannare

Massimo Ippolito, il petrolio e Ardnassac

Ardnassac perche' Cassandra, come si sa, prediceva il vero ma non era
creduta…mentre a volte uno ha l'impressione che certe affermazioni
sono false ma ci credono tutti

Intervento di Massimo Ippolito sul forum di radicali.it 07/06/2006

[...]
> Queste infrastrutture fatte oggi, rappresentano a tutti gli effetti
> una forma di distruzione dei capitali. Il loro costo opportunità è la
> mancata transizione a dei sistemi energetici, dei trasporti,
> industriali sostenibili nel nuovo scenario post petrolifero.
>
> Quindi diventa assolutamente urgente capire e prevedere lo scenario
> futuro per operare nel modo corretto, diventa fondamentale capire
> tutti assieme ed in particolare per chi ha qualche leva di comando la
> reale situazione. 
>
> […] Come facciamo ad essere noi (scienziati cassandre) così sicuri di
> ciò che sta capitando?
> E' molto semplice: implementiamo e condividiamo dei modelli
> matematici consistenti molto convincenti che sono difficili da
> confutare, ma qui casca l'asino poichè i metodi matematici per
> ottenere tali previsioni sono incomunicabili.
>
Perche' dovrei credere all'attuale consenso che dice che di petrolio non ce ne e' abbastanza?

1. Guardiamo al grafico del costo reale del petrolio:

Grafico prezzo petrolio

2. Ricordo benissimo le previsioni pessimistiche del 1973-1974, con tanto di grida alla "fine dell'epoca del petrolio"

3. Ricordo anche meglio l'entusiasmo del 1997-1998, con il costo del barile sempre piu' giu'.

4. Non posso non notare che l'inizio della corrente impennata di tale costo coincide con 9/11 e la crisi in Irak. E con l'entusiasmo smisurato per le materie prime, grazie alle promesse di sviluppo in India e Cina

5. Infine penso all'ultima bubble economy che e' stata quella di Internet, curiosamente implosa proprio alla vigilia degli aumenti petroliferi

Sulla base dell'esperienza storica, non potremmo quindi dire che stiamo assistendo ad una corsa poco saggia all'accaparramento di greggio, fatta da investitori alla ricerca del guadagno facile tipo anni '90 e che si bruceranno le dita quando i teo-con lasceranno la Casa Bianca, la guerra civile in Irak compira' il suo corso, qualche promessa asiatica si rivelera' meno entusiasmante del previsto, e la bolla speculativa svanira' come tutte le altre?

Tutto questo, invece che essere noi testimoni di un passaggio epocale che ha gia' fallito di materializzarsi in passato, la fine dell'eta' del petrolio.

Perche' no?

Rientro Graduale? No, grazie

Leggo con interesse ma non mi lascio convincere dalla lettera di Marco Pannella a Beppe Grillo sulla sovrappopolazione come uno dei problemi che ci impedirebbe un uso adeguato delle risorse energetiche (confesso che ho letto con interesse anche circa il 15% dei 2000+ commenti…)

L’umanita’ viaggia davvero molto in fretta e in un’automobile sgangherata: ma e’ davvero la velocita’, cioe’ lo sviluppo, il problema dell’umanita, o magari l’inadeguatezza del veicolo?

E che soluzione sarebbe il rallentare, il fermarsi, o forse anche l’andare all’indietro?

In fondo in fondo, alla fine prendero’ tutto questo piu’ seriamente quando milioni rinunceranno alle loro vite agiate per trasferirsi in abitazioni-caverne, con la rigorosa promessa di non avere alcun figlio e il risparmio energetico di chi affronta l’inverno senza neanche una pelliccetta per passare la notte

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Cominciamo da un argomento che mi trova d’accordo con Pannella: il rifuto all’accettare passivamente il continuo richiamo ad una “famiglia” il cui fantomatico valore sarebbe solo nell’essere formata da padre maschio, madre femmina e i loro figli.

Di famiglie sanissime e rispettabilissime che non combaciano a questo modello di catena di montaggio umana ce ne sono tante: inclusa la famiglia di Papa Giovanni Paolo II, descritta in un noto annuncio ufficiale vaticano come composta dal segretario del Papa, e dalle Suore che lo accudivano. Ma di questo ne parlero’ in un altro intervento.

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L’appello di Pannella e’ per un “rientro graduale” verso i 3 miliardi di esseri umani contemporaneamente vivi sul pianeta (la meta' di quanto c'e' oggi in giro).

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(1) La prima domanda che viene in mente e’ naturalmente: chi ha stabilito, e come, che 3 mila milioni di persone e’ il numero ideale? Perche’ non 6 miliardi, perche’ non 300 milioni?

Per inciso, il sito dell'associazione Rientro Dolce (ufficialmente con un target di due miliardi) parla anche di ritornare a cifre del 1975 (cioe', quattro miliardi)

L'arbitrarieta' dei numeri dimostra quanto dipendano ciascuno dal proprio modello di sostentamento. Non si tratta certo di fare solamente un "2+2": la situazione e' molto piu' complessa. Un pianeta abitato da 80 miliardi di individui non equivale a 80 miliardi di pianeti ognuno abitato da un solitario rappresentante del genere umano. E un ettaro di terreno coltivato male non puo' nutrire tante persone quanto uno gestito al meglio

Per esempio, fino all’inizio del XX secolo, per mantenere tenori di vita simili, un nobile russo aveva bisogno di dieci o piu’ volte terra e servitu’ di un suo "pari" tedesco: per cui un mondo sfruttato come dal primo avrebbe potuto ospitarne molti meno, che un pianeta organizzato per soddisfare persone come il secondo.

(2) Non sono neanche sicuro del fatto che noi o chicchessia abbiamo un diritto liberale a stabilire certi numeri in base a imperfette conoscenze attuali, impedendo la nascita di chi ancora non c’e’ in base a principi di etica comune.

Se davvero accettiamo questo principio, e anche se spergiuriamo che il "rientro" deve essere "dolce", cioe' consapevole, volontario e non forzato: pur tuttavia, cosa ne impedira’ una deriva illiberale, vuoi tramite l’imposizione “nazicomunista” di un certo numero di figli pro capite; vuoi tramite la lotta armata di chi decidera’ di ripulire il mondo dagli umani in sovrannumero, cosi’ come Sergio D’Elia che voleva rimettere la societa’ a posto ma con Prima Linea?

(3) C’e’ anche da rilevare una eccessiva impronta "occidentale" in certe considerazioni.

Come per quell’altra favola chiamata “sviluppo sostenibile”, e' troppo facile riempirci la pancia per secoli e procreare a piu’ non posso, e poi andare a dettare agli altri quanto possono mangiare e figliare.

(4) A chi vede un futuro buio e spaventoso, rispondo che se il numero di esseri umani e’ cresciuto negli ultimi secoli, e’ perche’ si vive piu’ a lungo, e meglio.

Per favore aspettate di avere un mal di denti, o una gamba rotta, o un calcolo renale prima di sognare il bel tempo che (mai) fu. E se avete gli incubi di una umanita’ che distrugge tutto al suo espandersi, chiedetevi perche’ volete mantenere in vita questo concetto vetusto dell’Uomo come separato dalla Natura; dell’Umanita’ come virus immondo causa di tutti i Mali fin dal Peccato Originale.

Se pensate che il mondo sta andando a rotoli, andate pure ad inalare i gas di scarico di una Trabant modello 1962, io preferisco auto piu’ recenti (possibile che nessuno ricorda lo schifoso fumo nero di un motore Diesel anni ’70?). In realta', sotto certi aspetti il pianeta e' meno inquinato, sotto altri lo e' di piu': ma dubito che un'analisi dettagliata sarebbe piu' depressogena adesso, che trenta anni fa

Non dimentichiamo neanche che, storicamente, la rinuncia allo sviluppo ha portato alla progressiva implosione del sistema (vedi l'antica Roma, vedi la Cina imperiale). Un'umanita' troppo preoccupata di essere in troppi, probabilmente non farebbe che confermare le sue paure

(5) A chi accusasse le donne del Terzo Mondo di procreare troppo, chiederei conto del fatto che laddove la mortalita’ infantile e’ altissima, non ha senso avere uno o due figli.

E che esiste una correlazione inversa fra l’educazione delle donne in una societa’, e la quantita’ di prole: per cui niente discorsi saccenti e superiori come quelli di Rajneesh per favore

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Certo non dico che la letteratura prodotta dal Club di Roma e' acefala o da buttare via: ma si tratta pur sempre di una serie di modelli basati su precise ipotesi che potrebbero essere vere (o no). Il discorso scientifico rimane un dibattito aperto e non puo' essere liquidato con un "questa e' la verita'", almeno finche' uno dei modelli comincera' a dimostrare una straordinaria capacita' predittiva (e quindi, come citato in I Limiti dello Sviluppo – 30 anni dopo non prima del 2020) 

Da un punto di vista storico, che senso ha per l’ingegno umano di dubitare di se stesso e delle sue capacita’ di sfruttare le risorse?

Una passeggiata nei dintorni di Portoferraio puo’ mostrare come i rifiuti ferrosi degli antichi Romani sono stati riutilizzati in epoca moderna per ricavarne nuovo metallo. Chissa’ quanti tesori futuri ci sono nelle nostre discariche, se solo ci industrieremo per tirarli fuori

O per rimanere in tema di latinita': Pedanius Secundus, prefetto di Roma nel 61DC, aveva circa 400 schiavi. Ma questo non significa che per vivere una vita altrettanto se non piu' agiata, io abbia bisogno finanche di una persona dedicata 100% al mio servizio

Temo che un eventuale Romae Circulus all'epoca di Nerone avrebbe potuto errare e di molto, nei suoi modelli… 

Le radici del Pera

Confesso di aver sofferto di un virtuale ittero non appena ho letto dell'appello Per L'Occidente dell'ex Presidente del Senato, Marcello Pera, e del suo libro sulle radici cristiane "Noi, loro e il Papa".

Ma cosa trovavo intuitivamente di cosi' sbagliato, in tutto quello? Perche', da cattolico, mi risultava piu' fastidioso del fumo negli occhi?

E in quale tradizione filosofica va inquadrato, quel pensiero? Dopotutto, Pera rimane un esperto di filosofia. E Gad Lerner ed altri, in una recente trasmissione radiofonica, si chiedevano dove e come il vecchio esperto di Popper si fosse trasformato nel fautore di una "religione laica".

Viva Voce, Radio24, 9 Marzo 2006

Davvero l'ispirazione del Pera e' solo nei Teo-Con d'America?

Ho trovato le prime risposte in una recentissima recensione di Mark Lilla, dell'Universita' di Chicago pubblicata all'inizio di Aprile sul New York Times riguardo a "Earthly Powers" dello storico europeista/germanista Michael Burleigh.

Burleigh, riporta il Lilla, scrive che la secolarizzazione illuminista dell'Europa e' un processo illusorio. La religione, sotto nuove forme, e' sempre centrale all'Europa, anzi proprio queste nuove forme hanno ispirato gli orrori del XX secolo, paradossalmente attraverso il filtro di idealisti tutti dediti a "migliorare la societa'".

Questa tesi da una parte puo' rendere piu' familiari agli Europei alcuni processi in atto in parte del mondo islamico.

Ma d'altro canto, non si puo' non notare la similitudine fra quanti citati dal Burleigh e il piu' recente pensiero del Pera:

[...] a third, and far more consequential, fantasy was being nurtured throughout the 19th century. [...] In Germany [...] Schleiermacher tried to put theology on a new footing by beginning not with divine revelation but with the human religious instinct, from which he derived all the central dogmas of [...] Christianity. [...] a rationally purified biblical faith would [...] become the civil faith of the bourgeois German state.

Sembra appunto sentire il Pera parlare della "religione laica" che dovrebbe tenere coesa la societa' moderna. Il problema e' che la via dell'Inferno, come si sa, e' lastricata di buone intenzioni:

This proved to be a powerful myth that turned many a Protestant minister into a blinkered German nationalist, contributing in no small measure to the catastrophe of World War I.

I paralleli non finiscono qui. Passando per il proto-fascismo di Joseph de Maistre, certi concetti sono stati sviluppati in Francia:

that political life rests on a religious foundation, that human relations are shaped by ritual, that individualism is a disease — first found their echo among leftist French utopians like Saint-Simon, Charles Fourier and then Auguste Comte. The utopians did not believe in God but they very much believed in religion.

Appunto, come professa il Pera.

For the utopians, the revolution's defeat of the Catholic Church represented an enormous step forward for the human race, but also posed an unprecedented challenge. Once men thought themselves free from God they might think themselves free from one another, like elementary particles floating in the void. What modern, postrevolutionary society needed was a new religion, or a surrogate one, a system of symbols and ceremonies bringing individuals together without reference to a revealing, transcendent God.

Di nuovo, la religione laica gia' citata. E di nuovo, la storia finisce in tragedia:

Burleigh […] sees how their daydreams about using religion instrumentally to foster social identification took a nightmarish turn at the end of the century when they fell into the hands of rabid nationalists like the French writer Charles Maurras and the German scholar Paul de Lagarde. […] they seem less "secularized" versions of genuine faith than products of an obsession with the implications of religion's decline.

C'e' da chiedersi se queste considerazioni si applicano al Nostro. Ma l'accorato appello ateo in difesa delle radici cristiane sembra seguire passo passo un percorso gia' intrapreso:

[…] is the melancholy simply that of […] thinkers as they projected onto the religious history of Europe anxieties about the modern age they found themselves in? Nostalgia, like hope, is a subtle but explosive force in human history, and in modern Europe it has been largely destructive. A "world we have lost" is usually one we never had but which its discoverers would like to create. That is where religion can come in: not as a path to God, but as a dike against the present and a bridge to the future

Per noi, credenti e non credenti che non si identificano in dubbie imprese di ingegneria sociale, la sfida e' chiara:

to learn how to distinguish between those whose political programs are inspired by genuine faith, and those whose defense of religion is inspired by a reactionary utopianism having less to do with God than with redirecting the faulty course of history