Category Archives: Scienza

Cantiamo Insieme Per Copenhagen!

Sono passati un bel po’ di anni dalla canzone di beneficenza degli “Italy for Africa” o come-si-chiamavano (era il Natale 1984 o il 1985?).

Visto che la canzone era “Volare” ma adesso l’interesse e’ tutto sul clima, mi sono consentito una liberta’ di troppo (possa Modugno perdonarmi!) in onore del recente Climategate:

Truccare

Penso un grafico cosi` non ritorni mai piu`,
io ne aggiustavo i primi valori all’ingiu’.
Poi d’improvviso venivan dal cielo rapiti,
e incominciavan a salire pressocche’ infiniti.

Truccare, oh oh,
aumentare, oh oh oh oh.
Nel caldo sempre piu’ su,
felice di vederli lassu`.

E truccavo truccavo felice
piu` caldo del sole ed ancora di piu`
mentre il mondo reale non mi interessava
lontano laggiu`.
Un finanziamento dolce arrivava soltanto per me.

(per il resto della canzone, cliccare qui)

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)

Zoologia, Zootecnia E Riproduzione Animale

Ripubblico (con autorizzazione dell’autore) come “blog speciale” un interessante commento originariamente scritto dal Biologo-zoologo Giuliano Russini in calce al mio blog “La Gaia Scienza Con Mario Tozzi“, riguardo a zoologia e zootecnia, e alla loro applicazione alla riproduzione animale

La prima differenza è puramente accademica tra Zoologia e Zootecnia, cioè la Zootecnia è l’ applicazione delle conoscenze Zoologiche per una determinata specie animale (lo stesso concetto lo puoi applicare nel caso della fitotecnia nei confornti della Botanica) con il fine di allevarla in un contesto artificiale o semi artificiale.

Per essere Zoologi come Botanici bisogna studiare solo Biologia per essere Zootecnici generalmente Biologia ma anche l’ agronomo e il veterinario (anche se queste 2 figure si rivolgono solo agli animali domestici) possono diventarlo con ottimi successi.

Mi spiego meglio: per conoscenze Zoologiche si intende conoscerne la Biologia Riproduttiva, Biologia della Nutrizione e Etologia e le condizione ambientali (di cosa si nutre in un ambiente tale specie) affinche’ quando l’ animale venga allevato si possano ricreare tali condizioni per garantire il suo benessere, cio’ che gli inglesi chiamano animal welfare, e gli americani animal well being.

Ora il discorso è sottile, nel senso che genralmente la Zootecnia quando da disciplina meramente Biologica è entrata nell’ ambito veterinario-agronomico il concetto si è un pò ridotto (mortificato sotto certi aspetti). Questo perchè in termini agroveterinari la Zootecnia ha uno scopo solamente economico rivolto a specie animali così dette da Reddito e Soma cioè quelle che producono carne, latte, lana, uova e che vengono utilizzate (soprattutto ancora in paesi in via di sviluppo Africa, Sud America, indocina come il Bufalo di Acqua e l’ Asino) per compiere lavori pesanti e rurali (agrare un campo, portare pesi eccessivi per lunghe distanze).

Alle prime appartengono i bovini e ovini e suini(per latte e carne) e ai secondi galline, oche e altre specie di cui ci nutriamo sia per la carne che le uova (quaglie per esempio).

Quindi qui le conoscenze Zoologiche sono mirate solo al benessere animale per farlo in sostanza ingrassare bene e produrre sempre molto latte e uova e lana di qualità, altri scopi non ce ne sono, se non proteggere quella determinata razza bovina o ovina o suina (ad es. cinta senese) per il pregio della qualità della loro carne o altri prodotti animali; questo vale anche per i pesci (dove qui la zootecnia si chiama acquacoltura) e crostacei-molluschi (dove si chiama malacoltura) sempre con il fine economico di far riprodurre animali commestibili cosiddetti eduli che entrano nella catena alimentare umana.

La vera Zootecnia che esiste in altri Paesi (Inghilterra, Francia, Spagna etc.,) dove viene chiamata Zoologia applicata molto spesso, applica tali conoscenze per gli scopi sopra citati, ma generalmente le applica come metodiche (insieme di tecniche) per la salvaguardia della speice animale nel contesto ecologico con l’ unico scopo di non farli estinguere quindi si applica a specie animali svariate dal semplice invertebrato fino allo Scimpanzè (Pan Troglodytes) passando per specie carnivore com Leoni, Tigiri Lupi e addirittura (per fortuna) in ambiente marino squali, mammiferi marini, pesci tropicali, Psittaciformi (Ara Amazonica, Ara di Skipps, pappagalli, aquile reali) etc. Con lo scopo di non farli estinguere.

Questo generalmente si applica nel contesto di Giardini Zoologici, Acquari, Parchi Acquatici, Oceanari, Zoosafari, Zooparchi, Parchi Faunistici etc.

Uno dei settori della Zoologia applicata e Zootecnia [riguarda la riproduzione] poichè la prima cosa che permette a una specie animale, a una sottospecie o una razza di sopravvivere è che si riproduca in modo piu’ veloce  che tramite riproduzione artificiale. Spesso i Biologi che lavorano con specie rare o meno (soprattutto mammiferi, uccelli, rettili e pesci) che vivono in cattività per essere protetti si trovano di fronte il grande -e sconosciuto- problema (ricordiamo che solo per gli uccelli esistono circa 9000 specie diverse e una nuova al mese quasi se ne scopre) di cui si ignora l’ anatomia riproduttiva, l’ embriologia, l’ etologia, l’ ecologia (intesa sia come autoecologia: quella del singolo individuo e la Sinecologia: quella di comunità) le parassitosi che le danneggiano, l’ ambiente: inteso come Fitocenosi (insieme di vegetali) e Zoocenosi (insieme di animali) con cui condivide la sua nicchia ecologica, per cui nel 90 % dei casi di un esemplare che presenta in uno Zoo sia il maschio che la femmina non se ne ottiene l’ accoppiamento stagionale e non si riproducono -questo i Biologi lo definiscono come un potenziale Biotico minore della Resistenza Ambientale- cioè la capacità riproduttiva si arresta per una incapacità di accoppiamento.

Allora qui interviene la Zoologia applicata e la Zootecnia, cioè i Biologi usano le tecniche (scoperte da brillanti biologi del ‘ 700 e ‘ 800 e ‘900, come Spallanzani, Ivanov, Hammond, Testart, Thibault, Bonadonna etc.,) di inseminazione strumentale (Artificiale) (dove il liquido seminale del maschio viene inserito all’ interno del dotto ovarico in cui si trova l’ ovocita ovulato, nella femmina, sperando che fecondi) oppure la fecondazione in vitro con trasferimento di embrione (IVF-ET) dove l’ ovocita prelevato chirurgicamente viene messo in coltura e fecondato da sperma animale e poi lasciato sviluppare fino a uno specifio stadio (che varia da specie a specie, alcune fino 16-32 cellule altre Blastocisti) e poi impiantata nella madre pronta ormonalmente oppure in una madre surrogata, ad esmpio embrioni di Zebra in utero di cavalle.

Fino ad arrivare alle tecniche sulla bocca di tutti odierne, di clonazione somatica a fine riproduttivo. Ma tutte queste tecniche, non prescindono da altri problemi, come trovare terreni di coltura adatti per gli ovociti, embrioni delle piu’ disparate specie e in ultimo solo nei mammiferi la AI, IVF-ET e la clonazione somatica (SCNT: Somatic Cell Nuclear Transfer) ha avuto successo pienamente, negli uccelli solo la AI ma essendo l’ uovo rigido (cleidoico, con guscio che si forma lungo il percorso nell’ ovidutto fino all’ utero) la IVF-ET e la SCNT non la si è riusciti ad applicare, lo stesso problema nei rettili.

Nei pesci quelli a riproduzione ectopica (esterna, quasi tutti i Teleostomi, pesci ossei) la AI si applica quotidianamente (basti pensare agli allevamenti di spigole, cernie, anguille, storioni) perchè ovipari ma l’ uovo non ha guscio come nei rettili e uccelli cioè non è cleidoico e la fecondazione nei rettili e uccelli è interna, invece esterna è solo parte dello sviluppo dell’ embrione (da gastrula in poi cioè quando è costituito da 670 cellule circa).

Pensate alla gallina chioccia che cova l’ uovo, invece nei pesci a fecondazione esterna e sviluppo esterno lo sperma esternamente si unisce nell’ acqua alle uova, quindi negli allevamenti di salmone per esempio, basta compire la spremitura della femmina fattrice di salmone per avere le uova poste in bacinella con acqua e sopra si versa lo sperma del maschio riproduttore spremendolo ai lati del corpo nella regione dove sono posizionate le gonadi maschili, alla stregua di un tubetto di dentifricio (ovviamente essndo molto, molto delicati la pressione deve essere gentile) versando lo sperma sulle uova che si feconderanno e daranno origine alle larve (embrioni di pesce) in sviluppo, in ultimo anche i Pesci sono stati clonati come il pesce Zebra Fisher ora si sta provando con Trote, Anguille.

Un’ ultima tecnica è quella della riproduzione verginale senza l’ ausilio della fusione dello sperma (anfigonia) con l’ ovocita, la Partenogenesi che nel mondo degli invertebrati (insetti, Molluschi, Crostacei) è normale (è una forma unisessuata di riproduzione perchè c’è solo il sesso femminile) nei vertebrati è rara, si trova in anfibi (rane, rospi) rettili (lucertole) pesci (telostomi) uccelli (casi abbastanza frequnti nel tacchino Meleagris Gallopavo che va dal 17% al 40 % dei casi di Partenogenesi spontanea) e rarissima nei mammiferi (qualche caso nei ratti e conigli) e per altri animali non si è ancora scoperta.

Forse una forma di malattia nella donna Ciste dermoidea viene fatta risalire a una forma abortiva di partenogenesi con conseguenze cancerose, ma tutto è assolutamente insicuro.

Potremo fare ancora centinaia di esempi di Zootecnia e Zoologia applicata, ma bisogna dire che altri aspetti sono per esempio capire lo spazio che occupa un animale in ambiente naturale e cercare di riprodurlo in ambiente artificiale, oppure chi alleva bovini e ovini capire se un allevamento intensivo conviene con una determinata razza rispetto a un pascolo quotidiano o semipascolo.

Spero di aver dato un contributo per spiegare cosa si intende per Zoologia e Zootecnia. Comunque anche se non lo si dice spesso, il 90% dele riviste di Zootecnia sono dirette da Biologi-Zoologi (anche se vi lavorano ovviamente pure agronomi, veterinari) perchè la Zootecnia per esistere ha necessità del Biologo-Zoologo (come la fitotecnia del Biologo-Botanico) da cui prende le informazione per migliorare le sue tecniche di allevamento.
A presto,

Giuliano Russini
(DrSc Biologo Zoologo, Zootecnico, Ecopatologo-Agricolo)

Perche’ La Suina Non Mi Spaventa

Ecco il messaggio a Radio24 che mi ha fatto ricoprire di “complimenti”

In merito alla suina, noto che dopo l’insuccesso di ieri con tutti gli ascoltatori intervenuti a “Express yourself” scettici, molto scettici o addirittura sarcastici, tornate oggi alla carica sullo stesso argomento.

Perche’ non provate invece a spiegare come un totale di 8 (OTTO!!) morti accertate finora, e qualche DECINA di casi non mortali, a confronto di MIGLIAIA DI MORTI OGNI ANNO in Europa e negli USA per la normale influenza (figuriamoci in Messico o in Cina), dovrebbero cambiare l’atteggiamento logico e naturalissimo di non farsi prendere per il naso dall’ennesima emergenza mediatica?

Vi siete dimenticati delle centrali nucleari francesi che si rompevano tutte assieme e poi no; dei pitbulll che mordevano tutti negli stessi giorni e poi no; dei filmati di bullismo a scuola pubblicati su YouTube nello stesso periodo e poi no; della SARS che ci doveva far ammalare e poi no; del riscaldamento globale che ci doveva arrostire e poi no; degli uragani che stavano aumentando e poi no; delle calotte polari che si scioglievano e poi no; degli orsi bianchi che affogavano e poi no…

Quante volte bisogna spaventarsi di fronte a radio, TV e giornali per poi scoprire che l’emergenza non era un’emergenza, prima di mettere dei filtri molto potenti e non allarmarsi a meno che non si veda qualcosa di palesemente serio? Come per esempio un aumento a dismisura dei morti di suina in Messico, o da qualunque altra parte. Ne avete forse notizia?

Comunque non sono io fra quelli che pensano che sia tutto il risultato di una grande cospirazione. Se volete saperne di piu’ leggete quanto scriveva Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 4 Agosto 2008… “La fabbrica delle emergenze

saluti e buon lavoro. e grazie del podcast che mi permette di non perdere mai neanche una puntata

Tanto Rumore Per La Suina

Un po’ troppo rumore, per l’influenza suina. A meno che da domani non comincino a morire i Messicani a migliaia (no, non me lo auguro).

E se fossero “prove tecniche di difesa antibatteriologica”? Una specie di “prova di forza” per mostrare cio’ di cui la comunita’ internazionale sarebbe capace.

Per intanto notizie bloccate su un’epidemia che si manifesta (a parte dei morti) con gli stessi sintomi della influenza che capita ogni anno.

A Proposito Di Creazionismo Ed “Intelligent Design”

Da credente, provo una naturale sensazione di disgusto per gli sforzi creazionisti-ID-et-similia che suonano blasfemi, almeno alle mie orecchie.

“Tentare” il Padre perche’ dimostri la Sua presenza e’ uno dei peggiori peccati, perche’ mina ogni relazione di fiducia. E tentare di provare l’esistenza oggettiva di Dio e’ un attentato all’idea stessa della Fede.

Detto questo, attendo il giorno in cui qualcuno verra’ fuori con una teoria scientifica migliore di quella di Darwin e derivati. Prima o poi succedera’: anche Newton non le aveva azzeccate tutte. E sara’ un momento che definire eccitante sara’ poco. Magari capitera’ fra mille anni…per il momento, trovo le agitazioni creazioniste-ID-et-similia una gran perdita intellettuale di tempo (e senza includere la blasfemia di cui sopra).

Anche le teorie sul perche’ gli aereoplani riescano a volare hanno grossi buchi e margini di miglioramento, ma gli aereoplani volano lo stesso.

Con buona pace di Fratus, poi, il creazionismo che arriva a noi adesso (a noi in quanto societa’…poi ognuno si puo’ fare la cultura che vuole), e’ ovviamente quello americano di William Jennings Bryan, che aveva i suoi buoni motivi (non nasce come “anti-darwinismo” ma come “anti-darwinismo_sociale”)

Perche’ dico questo? Perche’ senza i creazionisti americani di certa roba non si parlerebbe piu’.

L’ideale egualitario di WJB si e’ poi purtroppo ulteriormente populistizzato, trasformandosi nel tentativo di insegnare panzane a scuola, al punto di arrivare a infangare la Bibbia con una lettura letterale che sarebbe dovuta morire dopo la pubblicazione della Hexapla di Origene. Ma tant’e’…

Schizocronia, Malattia della Comunicazione Scientifica

Nuovo articolo del sottoscritto, pubblicato su Svipop:

SCHIZOCRONIA, MALATTIA DELLA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA
di Maurizio Morabito

Schizocronia” è un termine che sarebbe doveroso introdurre nel dizionario della lingua italiana. Dal greco antico schizein (“per parti separate“) e chronos (“tempo“), andrebbe definito come “un disturbo della comunicazione scientifica in genere caratterizzato da confusione tra la realtà di ciò che accade adesso, e la possibilità di ciò che potrebbe accadere decenni più tardi”. Andrebbe poi specificato che “la schizocronia è associata con il pensiero catastrofista e potrebbe avere una causa politica di fondo”.[…]

Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?

La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism

Sciopero della Lettura Contro Repubblica.it

Che me ne faccio del sito web de La Repubblica se continua a pubblicare panzane, e quando non lo fa arriva a delle storpiature orrende della realta’, se non alla sua manipolazione completa? Eccoli infatti che in qualche modo cercano di collegare “i tagli della Gelmini” che forse ci saranno nel futuro, alla “fuga dei cervelli” che c’e’ nel presente e c’e’ stata nel passato. Come dice uno dei lettori:

635. roberto polito –
Non pigliamoci in giro. La Gelmini non c’entra nulla. Il problema e’ il feudalesimo universitario italiano.

Con questo episodio “Repubblica” ha superato il limite del patetico. Dichiaro quindi uno “sciopero della lettura” dalla mezzanotte GMT di oggi, dopo la quale non visitero’ quel sito di sciocchezze per un mese.

Scie Chimiche: Interviene Di Pietro (E Chi Senno’?)

Dal blog di Paolo Attivissimo: Scie chimiche, ci siamo giocati anche Di Pietro

Con il senno di poi, mi sembra una cosa naturalissima. Mentre Veltroni vaga senza meta, la strategia di Di Pietro sembra essere quella di cercare di “sparare” a ripetizione, non importa se su argomenti seri o faceti, confidando che prima o poi qualcosa centrera’ il Governo.

Limiti dell’Analisi Religiosa Scientifica Contemporanea

Devo leggermi con calma davvero, il saggio “Religion: Bound to believe?” (“Religione: Destinati a Credere?”) di Pascal Boyer su Nature (455, 1038-1039 (23 October 2008)), perche’ a tutta prima mi sembra una gigantesca sciocchezza (la solita visione afflitta da un grande complesso di superiorita’ nei confronti di chi crede, con un vago innaffiamento di vetusti concetti religiosi “cristiani”).

Innanzitutto, “fictional character” (“personaggio finto“) Boyer lo dica a suo nonno.

E poi “organized religions present themselves as a package” (“le religioni organizzate si presentano come un pacchetto [intero]“)?

Dice invece bene Giuseppe Bonfrate sul Domenicale Sole24Ore del 19 ottobre (”Alle radici di una fede”):

[…] Comprendere una religione comporta riconoscere che l’oggetto ultimo della fede e’ la realta’ della rivelazione e non gli asserti che la esprimono. Fare storia del cristianesimo [e non solo del cristianesimo, aggiungo io] domanda di misurarsi con lo Spirito […]

E ancora “central tenets of most established religions…the notion that their particular creed differs from all other (supposedly misguided) faiths” (“fra le credenze fondamentali della maggior parte delle religioni maggiori…il concetto che il loro particolare credo sia diverso da tutte le altre fedi, che si presume siano in errore“?

Qualcuno regali a Boyer una raccolta dei discorsi di Gandhi, oppure una guida alle religioni Sikh o Baha’i.

Non sarebbe piu’ saggio studiare le modalita’ religiose del pensiero senza presupporre che siano basate sul niente? Altrimenti e’ un po’ come analizzare la musicalita’ della razza umana rifiutando per principio ogni importanza alla musica. Sarebbe proprio necessario?

Contro il Furto Astronomico, Godiamoci il Pianeta Cocomero

Quei microcefali della Unione Astronomica Internazionale (IAU) che hanno votato per stabilire che Plutone, Cerere, Eris, etc fossero classificati come “pianeti nani” di sicuro non si sono immaginati tutte le conseguenze…

…a cominciare dal poster sul National Geographic Kids in UK di questo mese, dove vengono mostrati, appunto, solo 8 pianeti.

Niente Plutone, niente Cerere, niente Eris. Niente.

E quindi ora dovro’ spiegare a Junior che il poster e’ sbagliato, e ci sono altri pianeti, e gli asteroidi tutti.

E’ questo che la IAU ha voluto comunicare? Che i bambini vanno tenuti all’oscuro di gran parte della ricchezza del sistema solare?

——

A proposito di sistema solare, ecco una bella foto di un lato finora sconosciuto di Mercurio, ribattezzato dall’astronomo e scrittore Phil Plait come “Il Pianeta Cocomero”:

Mercurio il Pianeta Cocomero
Mercurio il Pianeta Cocomero

Snoopy, il LEM In Paziente Attesa di Essere Recuperato

Davvero curiosa la storia di “Snoopy”, la meta’ superiore (“stadio di ascesa”) del Modulo Lunare (LEM) della missione Apollo 10.

Lanciato in orbita solare il 23 Maggio, 1969, “Snoopy”, noto anche come “LM-4″, non e’ stato seguito ufficialmente ma una certa Diane Neisus ne ha calcolato l’orbita piu’ plausibile, che a quanto sembra lo porta fino a 300 million di km dalla Terra:

Il Modulo Lunare di Apollo 10, chiamato“LM 4″ o “Snoopy”, e’ davvero rimarchevole ma quasi sempre dimenticato al cospetto del piu’ famoso LEM dell’Apollo 11, denominato “Eagle” (“Aquila”). E invece, “Snoopy” e’ davvero curioso, a modo suo:
(1) E’ l’unico LEM che ha volato in una missione Apollo ed e’ ancora da qualche parte nello spazio. Tutti gli altri LEM sono andati distrutti nell’atmosfera terreste (Apollo 6, 9, 13) or hanno impattato sulla Luna, intenzionalmente (Apollo 12, 14-17) oppure no (Apollo 11).
(2) LM 4 “Snoopy” e’ a tutt’oggi l’unico veicolo spaziale mai lanciato dalla Luna in un’orbita solare.
(3) “Snoopy” fino ad oggi e’ il piu’ lontano fra tutti i veicoli spaziali abitati. Nella sua orbita eliocentrica arriva fino a 2 AU dalla Terra (durante l'”opposizione” del pianeta)
(4) Apollo 10 e Apollo 12 condividono il record del piu’ gran numero di oggetti usati per le missioni e non andati distrutti. Di Apollo 10 rimangono il LEM “Snoopy”, il Modulo di Comando “Charlie Brown”
[visibile allo Science Museum a Londra] e lo stadio S-IVB 505 [in orbita solare]. (Cosi’ come con la maggior parte dei LEM, gli stadi S-IVB delle missioni Apollo 13-17 furono fatti schiantare contro la Luna; gli stadi S-IVB’s delle missioni Apollo 8-12 sono gli unici lasciati in orbita solare. A proposito, lo stadio S-IVB dell’Apollo 12 e’ stato ritrovato nel 2002 come oggetto “J002E3″).
Quindi, Snoopy e’ davvero un oggetto da record, solitario.

E’ davvero incredibile pensare che ci sia un pezzo di ingegneria per le missioni Apollo, ancora in giro per il sistema solare, in attesa che un giorno ci decidiamo di andarlo a riprendere, per riportarlo a casa.

Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?

Traduzione di un articolo del paleoclimatologo Bob Foster, “Riscaldamento globale: è questo il contenimento dei danni?” (15 luglio 2008);

In PRIMO luogo, un po ‘di contesto. La tendenza all’aumento delle temperature dal “minimo di Maunder”, quando il Sole era “quieto” (1645-1715) fino all’epoca moderna con un Sole iperattivo (fenomeno cominciato intorno al 1920) sembra giungere al termine. L’impatto variabile dei pianeti sull’irregolare orbita solare intorno al centro di massa del sistema solare può essere calcolato, e un’altra “piccola era glaciale”, un periodo freddo cioe’, sembra essere imminente. Un primo indicatore è che il “ciclo solare 23″ non e’ ancora finito – il ciclo 24 proprio non vuole cominciare. In passato, un ciclo extra-lungo (come lo e’ ora il 23) è stato seguito da un ciclo extra-debole. La Terra si è leggermente raffreddata dal 1998 con il suo enorme fenomeno “El Niño” – e il raffreddamento si intensificherà fino a circa il 2030.

E’ in gioco la credibilità del dogma adottato da alcune istituzioni (IPCC / Royal Society / NASA). Il Quarto Rapporto di Valutazione IPCC (AR4) e’ basato sull’idea che la Terra sia un sistema autonomo Terra con un clima che non dipende dall’esterno. Ad essere significativi sarebbero solo la “variabilità naturale” e le attivita’ umane. Nel “Riassunto per i Responsabili Politici” il capitolo “Cambiamenti Climatici 2007: La Fisica di Base” mostra i contributi al riscaldamento globale da parte della “irradianza solare” e delle emissioni di CO2 di origine antropogenica (Fig. SPM-2). Le emissioni di CO2 “umane” forniscono una forzante di 1,66 Watts/m2 (alias un ‘riscaldamento’). L’unica influenza esterna è la irradianza solare – con un minuscolo aumento di 0,12 W/m2 dal 1750. Il deflusso altamente variabile di plasma magnetizzato dal Sole viene ignorato – come lo sono tutti gli effetti inerziali esterni.

Essenzialmente – e in maniera insensata – secondo l’IPCC la Terra viaggia in un universo vuoto!

Tutto cio’ fa parte adesso del “mainstream”…ma gli scienziati non sono degli stupidi, e sanno che hanno molto da perdere se la Terra si raffredda invece di riscaldarsi – il loro status, i finanziamenti e, soprattutto, la credibilità (= il peso politico). Ecco dunque arrivato il momento di contenere i danni.

In SECONDO luogo, che dire della NASA? Evita di discutere il legame tra attività solare e clima terrestre – e parla solo di “Meteo Spaziale”. Perché? Proviamo a tornare indietro di un secolo – come riportato in questo articolo:

Soon & Yaskell 2003, “The Maunder Minimum and the Variable Sun-Earth connection”, World Scientific 278 p. (“Il Minimo di Maunder e la connessione variabile Sole-Terra”)

Come vi e’ descritto, un legame fra Sole e Terra era stato riconosciuto tempo fa. Ma si leggano le pagine 119-122; Lord Kelvin (al secolo, William Thompson), Presidente della Royal Society, ha davvero cambiato tutto con il suo articolo su Nature dell’1 Dicembre 1892 (vol. 47). Sulla base dei suoi calcoli, ha scritto:

Questo risultato [i suoi calcoli], mi sembra, è assolutamente conclusivo e sfata l’ipotesi che le tempeste magnetiche terrestri siano dovute all’azione magnetica del Sole… Possiamo anche essere costretti a concludere che il presunto legame tra le tempeste magnetiche e le macchie solari non esiste e l’apparente accordo tra i due cicli è una semplice coincidenza.

[Come sappiamo oggi, le tempeste magnetiche terrestri SONO dovute all’azione magnetica del Sole, che interagisce con il campo magnetico terrestre].

Il calcolo sconfigge l’osservazione. La Royal Society non ha ancora rinunciato a questo implausibile dogma di Kelvin – un concetto che e’ penetrato al centro del pensiero scientifico correntemente accettato.

Torniamo alla NASA. Il comunicato di David Hathaway dell’11 luglio 2008, un aggiornamento della situazione riguardo il ciclo solare, è intitolato:

Cosa c’è che non va con il Sole? (Niente) – Ultime Notizie! Il Sole si sta comportando normalmente

Hathaway prevede che il ciclo 24, in ritardo, avra’ comunque un picco più alto nel numero di macchie solari del puntuale ciclo 23. Ma sicuramente, questo è voler negare l’evidenza – non “contenimento del danno”.

In TERZO luogo, consideriamo il Centro Ricerca Hadley di Previsione del Clima (a Exeter nel Regno Unito). Ne e’ stato Direttore Sir John Houghton, quando dirigeva anche il Met Office del Regno Unito – e ha diretto anche l’IPCC nel 2001, per il Terzo Rapporto. Di conseguenza, questo articolo del Centro Hadley datato 10 agosto scorso potrebbe essere considerato come un tentativo di contenimento dei danni, in una certa misura – mettendo l’osservato, e molto scomodo, raffreddamento globale dal 1998 in un contesto non controverso:

Doug M. Smith et al 2007, “Improved surface temperature prediction for the coming decade from a global climate model”, Science v. 317 pp. 796-9. (“Previsione migliorata delle temperature di superficie per il prossimo decennio sulla base di un modello climatico globale”)

Nel sommario dicono: “Il nostro sistema prevede che la variabilità interna compenserà parzialmente il segnale del riscaldamento globale antropogenico per i prossimi pochi anni. Tuttavia, il clima continuerà a riscaldarsi, con almeno la metà degli anni dopo il 2009 previsti piu’ caldi dell’anno più caldo mai registrato finora“.

Notare bene la conclusione: a loro dire, almeno la metà degli anni dopo il 2009 sono previsti per essere più caldo che il 1998, l’anno più caldo mai registrato finora. Tutto cio’ sembra bastare, per il momento. Ma non protegge il futuro della climatologia. Non è un vero contenimento dei danni.

In QUARTO luogo, la sezione scientifica del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC è attesa per il 2013, con gli altri due volumi nel 2014. La credibilità deve essere mantenuta il più a lungo possibile – e, perlomeno, fino al 2014. Quindi, un deciso sforzo di contenimento dei danni è iniziato il 1 ° maggio:

N.S. Keenleyside et al 2008, “Advancing decadal-scale climate prediction in the North Atlantic sector”, Nature v. 453 pp. 84-8. (“Previsioni del clima su scala decennale nel settore Nord Atlantico”)

Nello stesso numero di Nature, è apparso una traduzione per non-specialisti di questo documento tecnico:

Richard Wood, “Climate Change: Natural ups and downs”, p. 43. (“Cambiamenti climatici: aumenti e diminuzioni naturali”)

Inoltre, uno “strillo” all’inizio della rivista (p. xi) fornisce una sintesi brevissima: “… Nel prossimo decennio, variazioni naturali del clima negli oceani del Nord Atlantico e del Pacifico tropicale compenseranno temporaneamente il previsto riscaldamento di origine antropogenica: le temperature al suolo in Europa e in Nord America potranno anche diminuire un po‘”.

Esattamente UN GIORNO dopo il messaggio è stato ripreso altrove:

Richard A. Kerr 2008, “Global Warming: Mother Nature Cools the Greenhouse, But Hotter Times Still Lie Ahead”, Science v. 320 p. 595. (“Riscaldamento globale: Madre Natura raffredda l’effetto serra, ma periodi piu’ caldi ci aspettano comunque”)

Chiaramente, e’ l’Establishment scientifico che viene li’ difeso, perché il pezzo inizia: “Come piace dire agli scettici del cambiamento climatico, le temperature nel mondo non sono aumentate molto negli ultimi dieci anni. Se il riscaldamento globale è cosi’ importante, si chiedono, ecc…

Kerr quindi parla dell’articolo di Nature del giorno precedente: “Guardando verso il futuro, il modello prevede un rallentamento delle correnti atlantiche di trasporto del calore e quindi il raffreddamento del Nord Atlantico, del Nord America, dell’Europa occidentale nel prossimo decennio. Prevede anche un lieve raffreddamento del globo. Ma verso il 2030, le temperature globali previste rimbalzano fino a ritornare al riscaldamento previsto dall’effetto dei soli gas-serra“.

È questo, il “contenimento dei danni”? Non ci posso giurare, ovviamente, ma come si dice in inglese: se cammina come un’anatra, e starnazza come un’anatra, allora è…un’anatra…

Che ne pensate?

Antartide, Oltre Ogni Immaginazione

In questo video, viene visualizzata la Condizione Uno in Antartide, che significa venti a piu’ di 55 nodi (circa 100km/h), o visibilita’ meno di 30 metri, o temperatura con wind-chill meno di -60C.

E’ ovviamente proibito andare da nessuna parte, in Condizione Uno. Non e’ permesso neanche partire per missioni di soccorso.

Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)

IL WWF Italia Salva Gli Orsi e Mangia la Bufala

(mia risposta, pubblicata anche su SVIPOP al (presunto?) comunicato stampa del 10 settembre da parte del WWF Italia “Nessuna Bufala sugli Orsi Polari“)

(un ringraziamento particolare a Riccardo Cascioli per la disponibilita’)

E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.

Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati…del WWF internazionale!

Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.

Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e’ proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.

Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo“.

Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.

Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.

Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.

(Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )

Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?

Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?

Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?

Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.

E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.

Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008
Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Annuncio Lavoro: Climatologo Cercasi

Ricevo e rimando

Con la presente desidero segnalarle un’opportunità di lavoro, che eventualmente può inviare ai suoi contatti, presso la Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN). La contatto perchè sul suo blog ho trovato delle notizie riguardanti clima e meteorologia. Stiamo ricercando un modellista climatologo con laurea quinquennale. Troverà maggiori informazioni e modalità di partecipazione al collegamento web:

http://www.fondazioneedmundmach.it/sperimentazione_context2.jsp?ID_LINK=3018&area=6

Cordialmente
Fondazione Edmund Mach
Centro ricerca – Settore amministrativo
Via Mach 1, 38010 S. Michele all’Adige (TN) – Italy
Phone +39 0461 615542 – Fax + 39 0461 650956
Skype daniele.barbacovi_crfem

http://www.fondazioneedmundmach.eu

L’Unica Strada Seria Riguardo I “Cambiamenti Climatici”

(Il testo seguente è una traduzione da un intervento in inglese di Willis Eschenbach, ripubblicato qui in originale con il consenso dell’autore)

Ritengo […] che l’aumento dei GHG [ga serra] riscaldera’ la Terra… ma non è questo per me il vero problema. La vera domanda è: quanto sarà piu’ calda, la Terra. Fino ad oggi, non ho visto “risultati quantitativamente utili” in merito a tale questione […]…

Una volta che tali risultati quantitativi siano ottenuti, siamo in grado di procedere alla prossima domanda: tutto considerato, una Terra più calda ci porta in una situazione migliore o peggiore?

Il mondo si e’ riscaldato un po ‘dal 1600, e, in generale, questo è stato di beneficio per l’uomo. Storicamente, l’aumento del livello del mare legato al riscaldamento del pianeta non è stato un problema significativo. Inoltre, un mondo più caldo si prevede che sia un mondo piu’ umido, che globalmente non può che essere una buona cosa.

Dunque, il riscaldamento e’ un problema, o un vantaggio? Si tratta di una questione molto aperta, e a cui sarà difficile rispondere, dato che alcuni settori vinceranno e altri perderanno. Ad oggi, tuttavia, il recente riscaldamento sembra che si sia verificato al di fuori dei tropici, di notte, in inverno… questo non sembra una cosa negativa.

E, in futuro, data in cui tali questioni avranno risposta, si potra’ procedere alla domanda finale, vale a dire: Se i GHG risulteranno essere una delle principali cause del riscaldamento (invece che i cambiamenti nell’uso del suolo, l’annerimento della neve dovuto al pulviscolo da carbone, o gli aerosol, ecc) e se verra’ determinato che il riscaldamento del pianeta sarà tutto considerato un evento negativo, esiste un modo economicamente efficiente per ridurre i GHG, o faremmo meglio a investire i nostri soldi nell’adattamento?

Fino a quando non sarà possibile rispondere a tutte queste domande, dobbiamo limitarci ad azioni che saranno importanti sia che ci sia, sia che non ci sia un futuro riscaldamento del pianeta.

La chiave è capire che tutti i problemi di cui strilla Al Gore sono qui con noi gia’ adesso – inondazioni, periodi di calore estremo, carestie, innalzamento dei livelli del mare, siccità, freddi improvvisi, e tutto quanto in uso nel catalogo apocalittico, si verificano proprio mentre scrivo questo.

E’ utile a tutti fare qualcosa per proteggere la popolazione mondiale da questi problemi climatici , qualunque sia il futuro del clima.

Cruithne, La Luna Che Non E’ Luna

Dal blog Bad Astronomy, le peculiarita’ dell’asteroide 3753 Cruithne, in risonanza orbitale con la Terra e da cui quindi non si allontana mai. Anzi, percorre un curioso percorso “a fagiolo”.

Cruithne e la Terra, dal punto di vista del Sole
Cruithne e la Terra, dal punto di vista del Sole
Cruithne e la Terra, dal punto di vista del Sole
Cruithne e la Terra, dal punto di vista della Terra

Si comporta insomma come una “luna” ma naturalmente, tecnicamente non lo e’ (ruota intorno al Sole, non intorno alla Terra).

Sono conosciuti solo altri 3 asteroidi prossimali alla Terra. Sono sicuro che ce ne siano molti di piu’.

L’Unico Progetto di Geoingegnerica Climatica Buono…

… e’ quello morto in partenza!

No, seriamente, è abbastanza divertente guardare il crescente impegno nell’immaginare questo o quell’altro modo di raffreddare il pianeta prima che diventi caldo abbastanza da causare una qualsivoglia sensata preoccupazione.

Auguri a tutti nel ramo buona fortuna, e chissa’ che qualcosa di utile non ne venga fuori per pura “serendipita'” (=fortuna sfacciata).

C’è un unico punto, tuttavia, su cui bisogna essere inamovibili. Non sappiamo quasi nulla del nostro pianeta, della sua atmosfera e del suo clima, e quindi ci deve essere una regola fondamentale per tutte le implementazioni di geoingegneria: vanno consentite solo quelle che possano essere attivate e disattivate completamente, quando si vuole.

Cioè, ogni progetto attuato in pratica deve essere “reversibile”.

Se è controllo planetario che vogliamo, dobbiamo cercare di essere assolutamente in controllo. Non ha senso, e’ anzi folle rilasciare apposta materiale nell’atmosfera o negli oceani se non abbiamo un modo per rimuovere quanto rilasciamo, quando vogliamo, ad esempio nel caso in cui qualcosa funzioni male (una quasi assoluta certezza, soprattutto durante i primi tentativi) .

Sarebbe estremamente sciocco ripetere con l’atmosfera e gli oceani gli errori del passato, come quelli che hanno portato a importare conigli e rospi (“cane toads”) in Australia facendoli moltiplicare incontrollabilmente.

E quindi partendo dalla lista dei progetti di geoingegneria legati al clima, appena pubblicata dall’Economist, sono questi i verdetti:

Fertilizzare l’oceano con il ferro: NO
Alberti geneticamente modificati, a crescita rapida: Sì, se per esempio un gene è aggiunto per eliminarli tutti se necessario
Reazioni CO2-idrogeno per produrre combustibile: SI
Espulsione magnetica della CO2 nello spazio: SI
Inquinare la stratosfera con lo zolfo: NO
Inquinare l’alta troposfera con lo zolfo: NO
Irrorare nubi con acqua di mare – Sì, se non altro per lo spettacolo. Chissa’, forse finalmente impareremo come si formano le nuvole

In particolare, l’articolo fa menzione di un problema fondamentale: come giustificare l’intervento di raffreddamento (potenzialmente dannoso per il Canada e la Russia, dove vasti tratti ghiacciati rimarrebbero tali) o il nonintervento (potenzialmente nocivo per Panama, per esempio, se il Passagio a Nord-ovest diventa commercialmente valido).

Ma poi si procede a dire che quelli riportati sono:

grandi esperimenti [di geongegneria], ma sarebbero almeno pianificati -a differenza dell’altrettanto grande, ma non pianificato esperimento che viene ora condotto da automobili, centrali elettriche, fabbriche di cemento e le compagnie che tagliano alberi e foreste in tutto il pianeta

Su quel punto l’Economist applica una logica fallace. In realtà, l’intervento non può avere lo stesso peso morale del nonintervento: con il primo, chi lo fa si prende su di sé la responsabilità delle conseguenze. Anche di quelle non volute.

Ma di questo ne parliamo in un altro momento…

La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…

Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Osservatorio di Catania in “Solar Imbroglio”

L’Osservatorio di Catania e’ in mezzo a una accesa discussione sulla presenza o meno di macchie solari sul Sole il 21 agosto scorso.

Come si sa, l’ultima macchia “conclamata” e’ del 18 luglio e agosto 2008 sembrerebbe essere stato il primo mese senza macchie dal lontano 1913. Invece all’ultimo momento il SIDC belga ha deciso di usare un paio di osservazioni da Catania, non confermate da nessun altro sito, praticamente elevando un “poro” a “macchia”.

La discussione e’ “in diretta” a questo link, dove partecipa l’esperto Leif Svalgaard. 

Queste le osservazioni da Catania. Posto solo il link perche’ sono immagini mogrosse 

Osservazione Catania 21 Agosto
Osservazione Catania 21 Agosto
Osservazione Catania 22 Agosto
Osservazione Catania 22 Agosto

Ricordiamo che decine e decine di persone osservano il Sole da settimane, con vari strumenti, alla ricerca della “prossima macchia”. Il fatto che il “poro di Catania” sia contato con dieci giorni di ritardo ha fatto salire il livello della polemica.

Tutto sommato, come dice Svalgaard, e’ una discussione accademica. Zero macchie, o un piccolo poro invisibile, significa comunque zero attivita’. Anche perche’ nel 1913 non avrebbero certo visto una cosa del genere. In realta’ un russo all’epoca disse di aver notato qualcosa, ma la assenza di conferme lascio’ il conto a zero.

Come ho detto e’ una notizia ancora in sviluppo.

ps “imbroglio” in inglese significa piu’ che altro “pasticcio”

Nel 1932, Meno Ghiaccio Artico ?

 “Oceano Artico circumnavigabile per la prima volta nella storia” si urla di qua e di la’ (dimenticandosi che non ci sono dati affidabili prima dei satelliti, cioe’ prima del 1979).

Poi uno cerca negli archivi del New York Times e cosa ti trova? Che il 5 dicembre 1932, un articolo parlava della “impresa, realizzata per la prima volta” di circumnavigazione della Terra di Francesco Giuseppe (in realtà, un arcipelago artico).

La stessa spedizione (guidata da un Professor N.N. Subkov) è stata descritta anche nel mese di marzo 1933 nelle pagine della rivista Nature.

Arctic Map
Arctic Map

Mappa Artico (la Terra di Francesco Giuseppe è tra il Polo Nord e la Novaja Zemlja nella mappa sopra)

In particolare, usando le parole del NYT, tale circumnavigazione era stata “finora considerata come impossibile“. In realtà ci vollero solo 34 giorni, dal 17 agosto in poi. E fu abbastanza caldo, al punto che le isole “Eva” e “Liv” furono riconosciute come unite da un “basso tratto di terra” e, di conseguenza, ribattezzate “Isola Evaliv“.

Torniamo adesso al 2008. Al 31 agosto 2008, il sito Cryosphere Today mostra due lingue di ghiaccio ancora aggrappate alla Terra di Francesco Giuseppe.

Il Prof Subkov non sarebbe stato così fortunato, quest’anno.

      

Perche’ I Neri Corrono Piu’ Veloci Dei Bianchi?

Perche’ i neri corrono piu’ veloci dei bianchi? Si chiede qualcuno. Una domanda che si puo’ mostrare sia priva di fondamento.

Prima di tutto occorre rendersi conto che esiste un “passato” su questo tema. In generale, isogna sempre cercare di vedere cosa c’e’ dietro questa o quella teoria scientifica, soprattutto quando parla di persone, e non di ammassi globulari o le abitudini predatorie dei ragni della Patagonia.

E purtroppo, dietro gli “studi” su base razziale c’e’ una storia molto brutta, e ripetuta, di abusi della “scienza” da parte di chi ha voluto e vuole portare avanti le sue teorie razziali. Si finisce sempre con il cercare di classificare quale razza sia meglio dell’altra, e da questo alle discriminazioni il passo e’ troppo breve per non mettere dei paletti molto alti, che tutte le teorie in argomento devono essere capaci di superare prima di poter essere accettate.

Il libro di Stephen Jay Gould “The Mismeasure of Man” e’ pieno zeppo di esempi di teorie che oggi troviamo razziste o sessiste, ma alla loro epoca erano accettate quasi come verita’ rivelate. Prima la capacita’ cranica, poi la forma della faccia, poi il quoziente intellettivo. Al giorno d’oggi, quando lo sport e’ di moda, si parla di prestazioni sportive.

Non va trascurato neanche il fatto che studi “razziali” o “sessisti” saranno fatti soprattutto da coloro che hanno gia’ idee “razziali” o “sessiste”, che’ altrimenti probabilmente non si porrebbero neanche il problema. Voglio dire: se mi viene detto di mettere nello stesso gruppo un senegalese e un mozambicano perche’ “neri” io mi metto a ridere. Se viene detto lo stesso a un razzista convinto, accettera’ senza fiatare. Chi dei due intraprendera’ e pubblichera’ studi che comparino quei due “neri” con i “bianchi”? Non certo io.

Il fatto e’ che gli afro-americani sono originari di una larga fetta dell’Africa occidentale. Ora, e’ proprio in Africa che esiste di gran lunga la piu’ grande variabilita’ genetica, per cui c’e’ da aspettarsi che ci sia una grandissima variabilita’ anche fra gli afro-americani.

E’ vero che dal tempo della schiavitu’ ad ora c’e’ stato del “rimescolamento” visto che la maggior parte di loro faceva figli con altri afro-americani, ma il numero di generazioni e’ cosi’ piccolo da non far ritenere che tale rimescolamento abbia inciso sulla variabilita’ genetica (e non parlo neanche del gran numero di “misti”, con antenati europei, indiani d’america, etc etc).

E’ vero anche che hanno in genere la pelle di colore piu’ scuro, gli afro-americani, ma questo, in Africa, e’ dovuto a una convergenza evolutiva fra popolazioni geneticamente diverse ma che vivono sotto lo stesso Sole. In pratica, il colore della pelle non e’ una indicazione di vicinanza o somiglianza genetica, cosi’ come nessuno dira’ che Etiopi e Cingalesi sono da considerare “una razza” solo perche’ il colore della pelle e’ straordinariamente simile.

Quindi parlare di “neri” come distinti dai “bianchi” come se ci fossero dei tratti genetici tipici dei “neri” e non dei “bianchi” appunto, distinguendo quindi due “razze”, e’ assolutamente improprio, fino a prova contraria.

Come fare poi su queste basi cosi’ traballanti a tirar fuori le “cause” della presunta capacita’ di correre, proprio non riesco a capirlo. Ma non e’ la prima volta che succede: fino a pochissimi anni fa era proibito alle donne correre la Maratona, e c’era anche chi diceva che “scientificamente” il calcio e il ciclismo non erano adatti alle femmine della nostra specie, per questa o quella caratteristica del bacino.

Tutte panzane, naturalmente, ma che hanno ritardato quegli sport per decenni.

Come mai allora tanti sprinters sono neri? E’ questa una domanda a cui non si puo’ dare risposta. Come ho detto sopra, non esiste “il nero”, e quindi non ci si puo’ chiedere perche’ “i neri” facciano questo o quello. Quanti campioni della boxe (pesi massimi) sono stati “neri”? C’e’ forse anche li’ qualcuno che suggerisce che il colore della pelle aiuti nello sviluppare i pugni, e (addirittura!) nel sopportarli?

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Fra l’altro, giusto per rifarci alle zone dell’Africa e delle Americhe dove “geneticamente” dovrebbero essere piu’ simili agli afro-americani…dove sono tutti i corridori (sprinters, stiamo parlando di corse brevi) brasiliani, nigeriani, ghanesi, toghesi, beniniani, senegalesi, gambiani, cubani etc etc etc?

E che, forse quelli non sono “neri” abbastanza?

La Giamaica e’ solo un’isola fra tante…ma da Trinidad esce un tizio ogni tanto, cosi’ come dalle Barbados, mentre da un gran numero di altre isole lo zero assoluto. I cubani poi per esempio non sono secondi a nessuno in termini di infrastrutture sportive. Correre soprattutto lo sprint breve e’ anche uno sport che non ha bisogno di infrastrutture, ma solo di un rettilineo di 100 metri o poco piu’. Infine, nel mondo globalizzato non e’ difficile trovare esempi di atleti che gareggiano per una nazione ma hanno borse di studio in un’altra, come gli USA ma anche l’Italia.

Per cui anche un ghanese o un cameruniano o un tizio di St.Lucia veloci non avrebbero troppe difficolta’ a farsi vedere sulla scena internazionale.

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Il problema di fondo e’ ovviamente che in Ghana come in Camerun, come a Cuba, lo sprint non e’ lo sport nazionale. I potenziali talenti nella corsa non vengono scoperti semplicemente perche’ non corrono.

Se nessuno gioca a pallamano, e’ ovvio che non verra’ fuori nessun super giocatore di pallamano. In India tutti adorano il cricket, e tutti gli eroi sportivi giocano a cricket. Chi vuole diventare un eroe e pergiunta ricco pratica il cricket. In Italia, fa il calciatore, non certo la pallamano o il baseball. In Armenia e Georgia, gli eroi sono lottatori e sollevatori di pesi. etc etc.

Questo discorso su base sociale e culturale basta e avanza per spiegare perche’ i Giamaicani corrono in fretta, e i Finlandesi no (quelli, fanno l’hockey su ghiaccio e il giavellotto). Perche’ infilarci su delle ipotesi razziali che come detto sopra non hanno base genetica, non lo so.

Ma qualcuno dira': e i Kenyani che vincono le corse di fondo e mezzofondo? I kenyani, appunto. Non i “neri”. I kenyani che vincono sono poi quelli degli altipiani, ed e’ relativamente semplice verificare che hanno piu’ globuli rossi/emoglobina degli altri, abituati a vivere dove c’e’ meno ossigeno.

Al che uno si dovrebbe chiedere, dove sono i Peruviani maratoneti? Ma di nuovo, in Peru’ non si pratica la corsa campestre, e quindi non si possono scoprire “campioni di corsa campestre”. I peruviani giocano a calcio.

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Un ottimo esempio dell’effetto delle convenzioni sociali riguarda il nuoto. A parole, e’ da piu’ di quaranta anni che i neri d’America possono fare il bagno in piscina con i bianchei. Nella pratica e’ un’altra faccenda. Prima devono avere l’idea di andare in piscina; poi devono trovare una piscina che li accetti senza tante storie o boicottaggi; poi devono avere l’idea che si puo’ gareggiare; poi devono trovare un allenatore che li accetti senza tante storie o boicottaggi o pregiudizi; poi devono praticare lo sport in maniera massiccia, al punto da poter individuare i campioni. Etc etc.

Ci vuole molto tempo perche’ qualcosa del genere accada in pratica. E’ quanto si dice “costruire un movimento” in cui poi eccellono i campioni. E infatti Cullen Jones, nero del Bronx, ha vinto l’oro quest’anno, nella 4×100 stile libero, secondo afro-americano USA ad esserci riuscito (il primo era stato nel 2000). Un periodo insomma di circa 40 anni dal 1964, poco piu’ di una generazione, che e’ quanto ci si potrebbe aspettare.

Pensiamo anche al superuomo Usain Bolt: se non avesse trovato un allenatore coraggioso che lo ha accettato come corridore quando tutti dicevano che era troppo alto per lo sport. Adesso va piu’ veloce degli altri perche’ ha le gambe piu’ lunghe, ma chi glielo dice a tutti i giamaicani rigettati dalle associazioni sportive perche’ oltre un limite arbitrario e, sappiamo oggi, assurdo?

E quanti “bianchi” veloci vengono rifiutati dalle scuole di sprint perche’ “lo sanno tutti che i neri sono piu’ veloci”, cosi’ come prima di Bolt lo sapevano tutti che “quelli bassi corrono piu’ in fretta”?

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Insomma: se uno non impara, non impara. E quindi non ci sono campioni del cricket francesi o spagnoli o italiani. Magari io o tu saremmo potuti essere dei recordmen assoluti in quello sport, ma non lo sapremo mai, perche’ non ci sono ne’ le infrastrutture, ne’ le esperienze, ne’ la voglia di giocare a cricket.

Questo ultimo esempio mi sembra che _dimostri_ che con la prestazione sportiva, la genetica c’entra proprio poco, a parte casi particolari come i kenyani corridori.

Gli Italiani Sono Europei Geneticamente Atipici

E’ ufficiale: gli Italiani sono geneticamente atipici, fra gli Europei. Queste le interessanti rivelazioni dalla Mappa Genetica Europea, prodotta dall’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, e pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology (7 Agosto). Ne parla anche il New York Times in un articolo

Mappa Genetica Europea
Mappa Genetica Europea

Gli Italiani risultano vicini ai Portoghesi e in misura minore ai Catalani a ai Serbi. Con buona pace della Lega Nord, le altre popolazioni europee appaiono molto lontane.

E’ curioso che solo i Finnici sono piu’ lontani degli Italiani dal resto dell’Europa. Chissa’ come mai, questa peculiarita’ italica? Le spiegazioni che ho letto finora (come un eventuale barriera dovuta alle Alpi) non mi soddisfano.

Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro “Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.