Trascinandosi Stancamente, Fra Uno Scandalo Inconcludente E L’Altro…

In preparazione per il G8, si prevede una nuova raffica di scandali grandi e piccoli con al centro Silvio Berlusconi. Un film gia’ visto? Ahinoi, da quindici anni. Visto come ha funzionato bene tirar fuori scandali riguardo Berlusconi per quindici anni, eccoci a ripetere l’esperienza.

Che furbata, eh?

In realta’, a furia di essere posto davanti a uno scandalo dietro l’altro, tutti invariabilmente senza alcun successo, all’elettore medio italiano degli scandali non importa piu’ di tanto.

Se odia Berlusconi, lo odiava anche prima, non c’e’ certo bisogno di un nuovo scandalo. Se non odia Berlusconi, dopo un po’ si stufa della politica degli scandali (e della indignazione) e non sara’ l’ennesimo scandalo a fargli cambiare idea.

Anzi.

Pakistan, Taleban, Pashtun – Conoscere Invece Di Impaurire

Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:

Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.

L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.

Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan

Etnie in Pakistan

Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.

E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi':

Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi

Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun

Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica

L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).

Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.

Sciopero della Lettura Contro Repubblica.it

Che me ne faccio del sito web de La Repubblica se continua a pubblicare panzane, e quando non lo fa arriva a delle storpiature orrende della realta’, se non alla sua manipolazione completa? Eccoli infatti che in qualche modo cercano di collegare “i tagli della Gelmini” che forse ci saranno nel futuro, alla “fuga dei cervelli” che c’e’ nel presente e c’e’ stata nel passato. Come dice uno dei lettori:

635. roberto polito –
Non pigliamoci in giro. La Gelmini non c’entra nulla. Il problema e’ il feudalesimo universitario italiano.

Con questo episodio “Repubblica” ha superato il limite del patetico. Dichiaro quindi uno “sciopero della lettura” dalla mezzanotte GMT di oggi, dopo la quale non visitero’ quel sito di sciocchezze per un mese.

E Infatti…Berlusconi E’ Invidioso di Obama

Consueta litania di sciocchezze su Repubblica (e non solo) sulla “gaffe” di Berlusconi che avrebbe maldestramente dimostrato il suo razzismo definendo Barack Obama “giovane, bello e abbronzato” (il razzismo, evidentemente, si riferirebbe all’abbronzatura, visto che “giovane” e “bello” non sono certo le parole usate comunemente da nazisti e iscritti al Ku Klux Klan).

Sul colore della pelle (e sulla “razza”) di Obama ci sarebbe da chiacchierare un po’. Per il momento oso pensare invece che Silvio sia invidioso, e non razzista: perche’ lui (Silvio) spende soldi a palate per mostrarsi in salute, il piu’ “giovane e bello” possibile nonostante l’eta’, cominciando appunto da chissa’ quante “lampade” e chissa’ quanto trucco, con lo scopo primo di sembrare…abbronzato!

Perche’ l’abbronzatura e’ segno di salute, almeno negli ultimi 80 anni o giu’ di li’.

Alla base di tale invidia probabilmente la consapevolezza che Obama sia una versione “liberal” di Berlusconi stesso, come scrivevo pochissime ore fa: inclusa la telegenia, e la potenza mediatica.

Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)

Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Sonni Tranquilli sulla Crisi Finanziaria

Visto che Repubblica ne parla come se domani dovesse arrivare il Giudizio Universale, possiamo dormire sonni tranquilli riguardo la crisi finanziaria che ha visto Lehman Brothers dichiarare fallimento (che negli USA e’ un passo un po’ meno drammatico che in Italia).

Anzi, e’ positivo il fatto che il governo USA non e’ voluto intervenire. Spendere soldi pubblici per tenere su’ delle ditte fallimentari porta solo alla stagnazione, come in Giappone e naturalmente in Italia.

(nota: la discussione prosegue a questo link: Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora))

La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…

Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Orsi Polari Alla Deriva, Prossimi All’Affogamento?

Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?

Ma neanche per sogno!

Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.

Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato. 

Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.

Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?

Attenzione a La Repubblica!

Nuovo allarme per articolo probabilmente infondato su La Repubblica: quello di oggi si intitola “Il dramma degli orsi naufraghi“. Quasi sicuramente una specie di incrocio fra una bufala e una mongolfiera, visto che:

  1. Sul sito WWF sono ancora fermi all’avvistamento originale del 21 agosto
  2. La notizia originale e’ uscita sul Daily Mail, cioe’ un giornale di bassa qualita’. Viene ora ripresa dal Telegraph (dove la qualita’ e’ scarsa, anche se meglio che al Daily Mail) e da qualche altra fonte, che pero’ ricopia pari pari l’articolo dal Daily Mail.
  3. In Italia, la notizia e’ uscita su La Repubblica
  4. Gli orsi polari in questione sono stati avvistati per caso. Se un giro di esplorazione ne tira fuori 9, chissa’ quante centinaia e centinaia ce ne sono.
  5. Fino a pochi anni fa, non si sapeva neanche che gli orsi fossero capaci di nuotare piu’ di 100 miglia
    L’orso polare e’ una specie onnivora senza predatore alcuno, che vive sulla terraferma e nuota per decine e decine di chilometri nell’acqua ghiacciata. Il numero di tale specie e’ in aumento negli ultimi 40 anni.
  6. La famosa “foto degli orsi bianchi in difficolta'” di qualche tempo fa si e’ poi scoperto essere due orsi che prendevano il sole su una lastra di ghiaccio. e stavano benissimo.

Analizziamo in particolare il punto 3. Ci sono altri esempi di “perle” uscite sul quotidiano La Repubblica?

  1. Una volta hanno tradotto “il treno della metropolitana diretto a ovest” con “la stazione della metropolitana ‘Verso Ovest’
  2. Un’altra volta non hanno capito niente dei risultati di una ricerca francese sugli inceneritori, travisandone completamente i risultati
  3. Nelle loro pagine scientifiche, lo Sri Lanka si sposta magicamente dall’Equatore al Polo Nord
  4. Si sono fatti anche beccare con una intera serie di interviste-scoop da parte di tal Jordi Valle, tutte pubblicate sul Venerdi’ e tutte fasulle

Insomma, una panzana tira l’altra. Niente di strano se ne appare un’altra.

Travaglio secondo Zucconi

Quello sconosciuto di D’Avanzo non basta…sentiamo cosa dice Vittorio Zucconi, anch’egli difficilmente inquadrabile fra i seguaci di Berlusconi e di Schifani (al quale riserva giudizi molto pesanti, del tipo “siamo di fronte al cavallo di Caligola“), riguardo la Bocca della Verita’, alias Marco Travaglio:

Il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione, cosa assai diversa dalla libertà di opinione che senza mezzi per esprimerla serve al massimo a litigare al bar, non significa il diritto di dire qualsiasi cosa e soprattutto non comporta il diritto di accusare.

[...] Un giornalista non è un magistrato, come un magistrato non è un giornalista. Cadere nella presunzione del proprio ruolo inquisitorio, soltanto perché si dispone dello strumento per farlo, non è informazioni, è egolatria da indici d’ascolto e diritti d’autore. Gli standard giornalistici per un’inchiesta, anche la più rigorosa, non sono fortunatamente quelli della giustizia penale e la giustizia penale non dovrebbe esprimersi attraverso i mass media, ma attraverso gli atti.

Un’accusa non è una denuncia, una denuncia non è un’incriminazione, un’incriminazione non è una sentenza. Sembra ovvio, ma in Italia non lo è.

[...] Le accuse restano per sempre, e qualcosa rimane comunque appiccicato, come ben sa chi le lancia, soprattutto oggi grazie alla Rete che diffonde informazione e disinformazione con equanime indifferenza, senza distinguere, e non è la bocca della verità, ma soltanto una enorme bocca. Il 15% degli americani è, e sarà per sempre, convinto che Barack Obama sia mussulmano, perché la falsa notizia è circolata in Rete. E se essere mussulmano non è una colpa, altro che agli occhi di celebri impostori, certamente è un formidabile handicap politico.

[...] La censura ha i propri migliori amici in coloro che abusano della libertà di espressione.

[...] Lei si rende conto di offendere senza volerlo i magistrati che in Sicilia hanno incriminato legioni di pezzi grossi, hanno rischiato carriere e perduto la vita nella lotta infinita contro la Mafia, affermando, come nella sostanza fanno i cavalieri della verità da talk show e da blog, che in 30 anni, dalla famosa società di Schifani nel 1979, non avrebbero mai trovato il coraggio, o la materia, per denunciarlo e incriminarlo? Tutti complici? Tutti vigliacchetti? Tutti servi del potere, anche quando il potere apparteneva ad altri? Tutti mafiosi pure loro?

[...] Anche travestire opinioni, o interpretazioni, da fatti è una maniera micidiale per inquinare e perciò inesorabilmente distruggere l’informazione, non c’è soltanto la censura con l’accetta. Condivido appieno la sua angoscia, ma non supereremo questa fase orribile dell’informazione italiana idolatrando o demonizzando chi accarezza o arruffa il pelo del nostro rancore tifoso.

Travaglio: Un Sintomo del Disastro Italiano, non la Cura

Sante parole, quelle di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di oggi (La lezione del caso Schifani):

[e' possibile] dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli “i fatti” quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E’ un metodo di lavoro [quello di Travaglio] che soltanto abusivamente si definisce “giornalismo d’informazione”.

[...] Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. [...] Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore.

[...] E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale

:Il problema, in fondo, non e’ Travaglio: il problema e’ in questo frangente della storia d’Italia, ogni cretino che gioca ad andare controcorrente e’ capace di raccogliere uno stuolo di sostenitori, tutti volenterosamente impegnati contro “il sistema” ma senza alcuna speranza di risolvere alcunche’.

Masaniello, dopotutto, non era francese, tedesco o spagnolo.

 

Tentennamenti al Corriere riguardo Berlusconi

Un’inusuale larghezza di vedute quest’oggi sulla prima pagina del Corriere della Sera online:

(1) (in grande) “Berlusconi-precari è bufera. Veltroni: lontano da giovani

(2) (quasi come fosse un dettaglio minore) “Battuta in tv a una precaria: «Sposi mio figlio». E lei: «Potrei votarlo»” (dove si legge che la precaria, al secolo Perla Pavoncello, ha interpretato la battuta in maniera scherzosa. E quindi perche’, la “bufera”?)

(3) (subito dopo) “Il kit di Silvio ai candidati: Walter è come Stalin” (articolo che, a leggerlo, e’ molto meno critico di quanto parrebbe dal titolo)

L’impressione e’ che al Corriere ci sia un “desiderio di Veltroni” che pero’ non si e’ ancora completamente materializzato.

Su “La Repubblica”, invece, dove problemi del genere non esistono, Curzio Maltese dimostra al mondo di non aver capito ancora niente del fenomeno-Berlusconi.

Cannabis: Problemi di Memoria in Cassazione…

Verrebbe da chiedersi… “ma che fumano?”

Cassazione, vietato coltivare cannabis – Anche se si tratta di una sola piantina

[...] La sentenza di oggi, però, smentisce quella del 10 maggio dello scorso anno. Allora la VI Sezione Penale della Suprema Corte aveva annullato la decisione della corte d’Appello di Roma che aveva condannato un giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana. La Cassazione aveva assolto il ragazzo perché il fatto non sussisteva, individuando una netta differenza tra la coltivazione in senso tecnico e la detenzione per uso personale. Sostenendo che la cosiddetta coltivazione “domestica” era equiparata alla detenzione per uso personale, ragione per cui la condanna del giovane romano era stata annullata senza rinvio.

Lo Scandalo Fasullo Berlusconi-Sacca’

Quanto rumore su La Repubblica riguardo l’intercettazione pubblicata di una telefonata fra Silvio Berlusconi e Agostino Sacca’ della Rai…

Avendone letta la trascrizione pero’, a me sembrano i soliti discorsi all’italiana che hanno fatto la fortuna di tanti film di Alberto Sordi svariati decenni fa (altro che fantasie di Curzio Maltese su “la politica al tempo di Berlusconi“).

Quali parti della conversazione sono da gran scandalo? Boh? (per favore se qualcuno puo’, citi)

La Repubblica ultimamente non si tira indietro quando c’e’ da sollevare un polverone, anche in maniera assolutamente speciosa, come il finto scoop sul finto plagio di un comico americano da parte di Daniele Luttazzi. E uno allora comincia a dubitare se quanto riferito riguardo Treviso sia vero, o un altro concentrato di propaganda.

L’Inabissamento di Calamizzi

Sembra che finalmente qualcuno si sia deciso a scavare sott’acqua di fronte a Reggio Calabria, a Calamizzi, la’ dove sorgeva un intero promontorio poi inabissatosi.

L’articolo di oggi su Repubblica, riportando parte di quello che appare essere un comunicato stampa, dice a proposito: La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500 [quando] si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono [...] poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.”

Questa storia non mi convince molto. Il promontorio di Calamizzi faceva parte delle parti di Reggio abitate piu’ anticamente (e per questo e’ archeologicamente interessantissimo).

Ma questo significa anche che ha resistito a terremoti, correnti marine e alluvioni dell’Apsias/Calopinace per almeno duemila anni. Poco piu’ corto di un chilometro, ospitava finanche un Monastero, denominato appunto “San Nicola di Calamizzi” .

Come poteva dunque avere “fragili basi“? E cosa e’ successo, quindi, al promontorio di Calamizzi?

Il CNR ne classifica la scomparsa fra le “frane“, riportando un libro del 1910 “Studi Geografici sulle Frane in Italia” di R. Almagia’, che indica come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice “1562 – Reggio Calabria: una forte scossa sismica fece sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.

Il Circolo Culturale Agora’ entra in dettagli: “1562: 22.10 Alle ore 23,00 l’antico promontorio di Punta Calamizzi, contiguo al tratto di Nacareri, che si protendeva ad Ovest per oltre mezzo miglio sprofonda inghiottito dalle acque dello Stretto“.

Su Wikipedia si parla di un “movimento bradisismico” (abbassamento del livello del suolo) nella stessa data (le cartine in quella pagina, pero’, si contraddicono. E il bradisismo non dovrebbe essere un fenomeno lento per definizione?).

E’ interessante notare che quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro, e un altro a Catona.  Per qualche motivo pero’, un altro sito di Itinerari Turistici pone invece il fenomeno al 16 Dicembre 1562 (due mesi dopo).

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Quindi per tirare le prime somme: il 20 Ottobre 1562, a seguito di un terremoto, quasi tutto il promontorio di Calamizzi si ritrovo’ improvvisamente anche se di pochissimo sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del fondo marino. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu altrettanto probabilmente casuale.

Perche’ “quasi tutto“? Perche’ a quanto pare, la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783. Evidentemente, una parte di Calamizzi era rimasta all’asciutto.

Adesso “Calamizzi” e’ una spiaggia. Ma quando c’e’ il mare in tempesta, si dice che si sentano ancora suonare delle campane ormai sommerse e sepolte.

Sempre Piu’ Polli a La Repubblica

Alla redazione de La Repubblica non si smentiscono mai: hanno abboccato un’altra volta, dopo essere cascati per anni nelle trappole mediatiche di Berlusconi, e non aver resistito alla tentazione di abboccare alle provocazioni di Der Spiegel,  eccoli li’ di nuovo pronti a fare pubblicita’ a Calderoli:

From: “Maurizio Morabito”
Subject: La Lega e la Sen. Montalcini (ma perche’ ci cascate sempre?)
To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Ma e’ mai possibile che vi (e ci) facciate sempre prendere in giro in base al “diritto di cronaca” (che non e’ un dovere)?

Una volta abboccavate a tutte quello che usciva dalla bocca di Berlusconi, anche se completamente campato in aria, regalandogli titoloni su titoloni sul giornale.

Oggi invece e’ toccato alla Lega acquisire spazio gratuito sul sito con la proposta assolutamente velleitaria di togliere i finanziamenti all’istituto della Sen. Montalcini.

L’emendamento-Calderoli non ha nessuna speranza di essere approvato. L’unico motivo per presentarlo e’ perche’ Calderoli ottenga gratis uno spazio e pubblicita’ sui giornali.

E voi come tanti pesci lessi, naturalmente gli avete dato l’uno e
l’altra.
E non mi venite a raccontare che siete obbligati a dare tutte le notizie, perche’ non e’ vero. Se lo fosse allora Repubblica non sarebbe un giornale, ma una successione di comunicati stampa.

Come Imparare il Tedesco

Nella rubrica “Lettere al Direttore” su La Repubblica di oggi il lettore Carlo Bertonotti chiede a Vittorio Zucconi “qualche consiglio per imparare questa ‘maledetta’ lingua [tedesca]“.

Io il modo l’ho trovato (no, niente fidanzatina indigena).

Semplicemente, visto che ha il privilegio di vivere in Germania, Bertonotti si deve incaponire a parlare in tedesco in ogni momento della sua giornata (a parte quando lavora ovviamente almeno finche’ non arriva a un livello sufficiente per comunicare bene e in fretta).

Quando dico “in ogni momento” voglio proprio dire “in ogni momento”: quando si fa la spesa, quando si compra una camicia o un pantalone, quando uno e’ al ristorante (menu’ da leggere rigorosamente in tedesco). Al cinema, solo per vedere film in tedesco. Discussioni con gli amici, tutte in tedesco.

Due dettagli non trascurabili: un dizionario italiano-tedesco in tasca a ogni ora, e poi non dimenticarsi che bisogna imparare un tedesco grammaticalmente corretto, altrimenti i nativi storceranno i nasi e chiuderanno le orecchie a sentire la propria lingua storpiata impunemente (quindi, una buona scuola serale e’ obbligatoria).

Lo sforzo che uno fa di parlare invece sempre e bene in tedesco lo apprezzano molto, e aspettano anzi con pazienza che uno riesca a mettere assieme le frasi: perche’ evidentemente, per i primi sei mesi uno non potra’ che parlare molto, molto lentamente (con grande soddisfazione degli amici, naturalmente…)

Attenzione pero’ quando si parla con i medici. Una volta l’oculista mi ha detto che la mia vista era a posto, ma io ho capito che la cecita’ era incipiente…

Terrorismo da parte de La Repubblica

Lettera inviata a La Repubblica

To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Negli ultimi giorni, a seguito dei presunti attentati di Londra, “La Repubblica” non ha fatto altro che parlare di paura, paura e paura.

Paura a Londra, paura per il concerto di Diana, paura a Glasgow.

Ora, non sono sicuro chi sia il vostro corrispondente da Londra ma fatelo rientrare in Italia perche’ se ha tanta paura e’ meglio che se ne vada.

Io ero a Londra il 7 luglio 2005, ero a Londra giovedi’ scorso e continuo a vivere a Londra. NON vivo in alcuna paura di attentati, e anche se sono consapevole che possono capitare, piu’ che non trascurare pacchi e valigie sospette non posso.

E quindi vado a lavorare in treno, in autobus, in taxi, in metropolitana, a piedi, come sempre.

Professionisti o dilettanti che siano, ci sono dei tizi che vogliono spaventare. Aver paura significa quindi aver perso. E quindi io non ho paura. Amen.

E questo non perche’ io sia piu’ speciale degli altri. Sono in compagnia di centinaia di migliaia di persone. Venite pure a vederli, tutti a fare il loro mestiere come al solito, altro che “paura e paura”. Amen di nuovo.

Trovatemi un Londinese che abbia paura. A parte quelli che scrivono per La Repubblica, naturalmente.

Il vostro comportamento non e’ un problema trascurabile. Grazie a voi e a tanta stampa e TV italiana, devo passare ore interminabili a tranquillizzare i miei genitori.

Possibile che non abbiate meglio da fare che terrorizzare due pensionati? E non avete miglior modo di scrivere che titillare i sentimenti piu’ primitivi dei lettori?

Fatevene una ragione di vita. In questo periodo della storia possono esserci attentati. Possono anche esserci incidenti stradali, fughe di gas, rapine a mano armata, infarti, tumori, e non e’ mai trascurabile il numero di persone che muore scivolando in bagno.

Chi e’ terrorizzato dalla toilette, smetta di lavarsi.

saluti
maurizio morabito

Bush, l’Orologio e la Vergogna

(messaggio spedito a Vittorio Zucconi de La Repubblica)

Caro Direttore

Mi dispiace che lei prenda cosi’ alla leggera il vergognoso comportamento de La Repubblica sulla storia dell’orologio che (non) e’ stato rubato a Bush dalla folla a Tirana.

Vergognoso perche’ la redazione, almeno sul web, non ha avuto remore a distribuire le titillanti immagini che “dimostravano” due sicuri pregiudizi dei lettori: la dabbenaggine del Presidente USA e peggio, molto peggio, la predisposizione al furto da parte degli albanesi.

Sul fatto che tali immagini, come si e’ poi venuto a sapere, non avessero dimostrato ne’ l’una e soprattutto neanche l’altra cosa, neanche una parola da parte de La Repubblica (l’unica citazione sembra essere una pagina quasi invisibile con due righe copiate dal Corriere)

Naturalmente le do atto di aver ospitato la lettera del signor Zefi nella rubrica del 19 giugno. Spero che quel messaggio abbia chiarito come stanno le cose a me e a tanti altri.

Pero’ non puo’ non dirmi che in questi tempi dove le paure vengono rinvigorite quasi da ogni parte, c’e’ niente da essere fieri quando si dedica parte del proprio sito web a quella che in ultima analisi e’ una propaganda di odio che puo’ solo aggiungere un altro mattone ai muri che ci stiamo/stanno costruendo.

saluti
maurizio morabito

Climatologia del Mito

A quanto pare, il coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima del prossimo Settembre a Roma ha bisogno di aggiornarsi.

Se il buongiorno si vede dal mattino, immaginiamoci che Conferenza che sara’…

(segue mia Lettera alla Redazione del “Venerdi’ di Repubblica)

E’ con rammarico che leggo che Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea e futuro coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima, non e’ esattamente aggiornato e proprio in materia di scienza climatica.

Nell’intervista di Luca Fraioli pubblicata sul numero del Venerdi’ del 16 Marzo 2007, Ferrara riesce infatti a fare due errori in una sola risposta, quando dice a proposito di “una nuova glaciazione in Gran Bretagna e in parte del Nord Europa“:

E’ uno degli scenari possibili. Se [...] fara’ cosi’ caldo che si scioglieranno i ghiacci della Groenlandia [cio'] causera’ l’interruzione della Corrente del Golfo.

Ferrara insomma riporta come veri due miti della climatologia: infatti, (1) la Corrente del Golfo non puo’ essere interrotta dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, (2) non e’ la Corrente del Golfo a proteggere la Gran Bretagna e il Nord Europa da una glaciazione.

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Riguardo (1) consiglierei a Ferrara, Fraioli e tutti quanto scritto da Carl Wunsch, Cecil and Ida Green Professor of Physical Oceanography al celeberrimo MIT di Cambridge, Massachusetts (USA) in risposta ad affermazioni simili riportate su The Economist:

The Gulf Stream is a wind-driven phenomenon (as explained in a famous 1948 paper by Henry Stommel). [...] Shut-off would imply repeal of the law of conservation of angular momentum [...] focusing on near-impossible Gulf Stream failure is an unproductive distraction

La Corrente del Golfo e’ un fenomeno dettato dai venti (come spiegato da Henry Stommel in un famoso articolo scientifico del 1948). [...] Un’interruzione significherebbe una violazione della legge di conservazione del momento angolare [...] concentrarsi su una fine quasi impossibile della Corrente del Golfo e’ una distrazione improduttiva

La lettera e’ disponibile in toto su Internet.

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A proposito di (2), sul ruolo (o meglio, pressocche’ mancato ruolo) della Corrente del Golfo nel mitigamento del clima britannico e nordeuropeo, c’e’ un interessantissimo articolo di Richard Seager su “Le Scienze” di Febbraio 2007: “Le ragioni del clima europeo” dal sottotitolo “La teoria per cui il clima relativamente mite dell’Europa sarebbe dovuto agli effetti della Corrente del Golfo è un mito che va sfatato“.

Invito davvero a leggere anche quell’articolo, dove il Seager dice fra l’altro che si tratta di una conclusione basata su vecchie ricerche che pero’ nessuno aveva finora “messo assieme“.

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Considero assolutamente preoccupante il fatto che il Coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima non si sia preso la briga di leggere ne’ articoli del 1948, ne’ le piu’ recenti…riscoperte (!) della climatologia.

Mi aspetto una vostra rettifica immediata, per bloccare per quanto possibile certa disinformazione almeno voi.

Saluti
Maurizio Morabito

Razzolamenti ed Isterie Climatiche – Due Lettere Pubblicate

In tema di cambiamento climatico (tanto…per cambiare!) sono state pubblicate due mie lettere, una su La Repubblica e l’altra sull’International Herald Tribune

La Repubblica – Lettere al Direttore Vittorio Zucconi – 11 Ottobre 2006

Titolo: SPORT UTILITY VANITY

Caro Direttore
anche se fosse vero che siamo “in debito ecologico” e che dovremmo “modificare i nostri stili di vita oggi eccessivi”, che senso potrebbero mai le affermazioni di un Al Gore che vola in lungo e in largo per dirci di volare meno, o di un Jeffrey Sachs che parla di sviluppo sostenibile da un opulentissimo pulpito newyorkese? Più che aspettare di “sbattere il naso”, immagino che adesso sarebbe un buon segno se qualcuno cominciasse a razzolare come predica
saluti
Maurizio Morabito
UK

[Risponde Zucconi:] Io razzolo malissimo. Ho un Suv, pago più tasse degli altri (in the US of A, non nella terra dei noti bolscevichi alla Padoa Schioppa) e non mi sento un San Sebastiano perseguitato. Semmai un pirla che ha comperato qualcosa di inutilmente e vanitosamente dispendioso.

International Herald Tribune – Letters to the Editors – 16 Ottobre 2006

Titolo: Isteria sul Clima

Il vostro editoriale critica il senatore USA James Inhofe per aver considerato irrilevante l'”isteria” dei mass-media riguardo il riscaldamento globale (“Isterici Dubbiosi del Clima”, 13 ottobre)

Ma articoli da panico e agitazione circa il riscaldamento globale sono davvero la norma, con un fuoco di sbarramento riguardo specie che scompaiono, parassiti incontrollabili, mari sempre piu’ alti, inondazioni, siccita’, ondate di calore, incendi, tempeste violente, mancanza di cibo e previsioni di milioni di morti umane

La “isteria per il riscaldamento globale” è purtroppo cio’ che compare quotidianamente in innumerevoli pagine di giornali, e tantissime pubblicazioni

Il vero dibattito semmai e’ se quella isteria e’ giustificata e se ha uno scopo, oltre a spaventare la gente

Maurizio Morabito
England

La Repubblica del Pollame

(lettera spedita alla redazione de La Repubblica)

Cara Redazione

Ma perche’ cascate come dei polli alle provocazioni del Provocatore di Spiegel?

Mi riferisco all’articolo “Italiani, i soliti parassiti – Spiegel
prepara la semifinale” di Cristina Nadotti
(27 Giugno)

Il caro Achim Achilles e’ pagato per essere “scorretto” (date un’occhiata al suo materiale piu’ recente), e non potra’ che farsi quattro risate pensando al tempo che avete perduto a rispondere piccati e a descrivere i suoi cosiddetti insulti

Non penso proprio che arrabbiarsi di fronte al pagliaccio sia un
comportamente serio e adulto

saluti

La Repubblica: pesci all’amo del signor Berlusconi?

Non mi riferisco certo ad improbabili, possibili iniziative di controllo nazionale, una specie di super-Calciopoli con “calcio” sostituito da “mass media” e “Moggi” da “Berlusconi”

La trappola preparata dal signor Berlusconi e’ molto piu’ sofisticata (ed onesta: ma cio’ non significa che sia necessario cascarci dentro)

Prendiamo a spunto quanto scritto da Alexander Stille sul NYRB del 25 Maggio
http://www.nybooks.com/articles/18998

[His] wild comments were much lampooned in the foreign press as further signs of Berlusconi's buffoonery. But the press misunderstood Berlusconi's strategy.
In Berlusconi's world of celebrity politics there is no such thing as bad publicity—just getting attention enlarges one's audience and raises ratings. And Berlusconi's constant appearances in January and February helped him slash his center-left opponent's lead from 8 percent to about 3 percent. If you were to look back over the front pages of the major opposition newspaper, La Repubblica, the word that appeared most often in its banner headlines between January and April was overwhelmingly "BERLUSCONI."

Per fare un paragone calcistico: La Repubblica pensa ancora che per vincere bisogna fare goal. Berlusconi ha capito che al momento basta toccare la palla. Anzi, ogni prima, seconda, terza, quintultima pagina “Berlusconi” e’ un punto in piu’ in classifica per Forza Italia (anche  “Berlusconi non riesce a segnare a porta vuota contro una squadra di Suore Ottuagenarie”)

Da La Repubblica potranno rispondere che i lettori stessi “vogliono” sentire l’ultima combinata dalla “macchietta”. Sicuramente e’ vero

In effetti, La Repubblica, a parole contraria alla rielezione dell’ex PdC, non riesce ad esimersi dal pubblicare qualcosa che fa notizia. E un cane che morde Berlusconi non fa notizia: mentre Berlusconi e’ pronto a mordere un cane (o paragonarsi a Gesu, o chissa’ cos’altro) pur di apparire su giornali e TV.

E quindi “mordendo il cane”, creando la notizia cattura la prima pagina de La Repubblica, e di un mucchio di altri mezzi di comunicazione di massa. Figuriamoci cosa succede su quei giornali e telegiornali che non hanno appoggiato l’opposizione dal 2001 al 2006: di certo l’Ex PdC non ha bisogno di “sporcarsi le mani” a fare pressione su questo o quell’altro perche’ parlino di lui.

Da La Repubblica potranno rispondere che il giornalista deve svolgere la sua professione, e riportare le notizie. Sicuramente e’ vero

Le notizie “vere” pero’, appunto da professionisti, diversi dagli imbelli pronti a scodinzolare dal Moggi di turno.

Perche’ non cercare di essere un po’ piu’ intelligenti di un pesce che non puo’ esimersi dall’abboccare all’amo?  Quanto e’ difficile distinguere le situazioni ad effetto dagli imbarazzi seri? Da un lato, le false cimici elettroniche denunciate anni fa in conferenza stampa (tutto finto, a quanto pare); dall’altro l’imbarazzante insistenza a farsi fotografare con una bella operaia russa, di fronte all’esterrefatto Putin.

Nel primo caso, bisognerebbe tacere in Prima, e riportare, nella pagina degli spettacoli, la notizia che a certe manipolazioni non ci si presta piu’

Nel secondo caso la prima pagina dovrebbe essere occupata non dal nome del “tapino”, ma da un’intervista all’Ambasciatore russo in Italia, con vaghi accenni all’ultima fesseria di un tale in visita in quel di Mosca

Dopo l’estetica della politica (leggi: i rituali fascisti di massa), l’Italia ha inventato 12 anni fa lo spettacolo della politica. E se lo spettacolo e’ a livello di Freak Show (vedi il trash che impazza in TV), in politica comandera’ il Freak, l’Anormale, lo Svitato. Quello che va al Parlamento Europeo da Presidente delll’Unione per insultare i presenti; promette stupidaggini alla fine di un dibattito televisivo; decide coscientemente di non essere normale neanche nel lasciare il Palazzo, e parlera’ per mesi di brogli elettorali come un malato paranoico. Cosi’ Anormale e Svitato che finanche gli amici piu’ amici (eg Biondi) ammettono che Berlusconi ha uno stile tutto suo particolare, che evidentemente gli permette di dare del coglione mentre guai ne colga a chi pensa di dirgliene quattro.

Per difendersi dall’estetica della politica, l’Italia ha dovuto guardare collettivamente in faccia la bruttura della guerra. Come liberarsi allora dalla tirannia dello spettacolo? Guardandolo per quello che e’, uno strumento politico invece che stupidita’ o intrattenimento

Ps Questi discorsi si applicano naturalmente anche all’attuale maggioranza, i cui componenti dimostreranno un certo IQ a due o piu’ cifre se eviteranno per cinque anni di reagire alle dichiarazioni dell’Ex. Chissa’ se possiamo sperare in tanto!

Perche’ tifero’ Messico

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letteredirettore@aol.com)

Caro Direttore

Ma come poter tifare Italia ai prossimi Campionati del Mondo? Magari la squadra fosse ritirata, almeno per pudore

Figuriamoci di cosa si parlera' tutte le volte che giochera' la squadra di Lippi (!!!)

Il Messico ha la bandiera bianca, rossa e verde, e il mio appoggio incondizionato per Germania 2006

saluti

ps Francamente, io juventino da quando avevo sei anni nel 1973, vedrei con favore un campionato bianconero di C2 per il 2006-2007, in modo da poter "risorgere" davvero (sempreche' la societa' non chiuda battenti definitivamente)

07/07: Bersaglio Pendolare

Londra, 7 Luglio 2005 – Arrivo alla stazione di Cannon Street alle 9:14. Sono in ritardo. Vuol dire che oggi lavorero’ fino a tardi. Scendo le solite scale ma qualcuno sta chiudendo gli ingressi alle mie spalle. Una signora parla concitata a un addetto, non sento niente dietro le mie cuffiette e la mia musica ad alto volume. L’ennesima chiusura del metro’, dico io. Procedo per l’ufficio nel solito traffico e con le solite persone. Guarda Internet, mi dice un collega, sembra che due treni si siano scontrati a causa di un problema elettrico. Peccato, penso, un’altra volta il solito incidente ferroviario ai pendolari a Londra; e’ passato qualche mese dall’ultimo e stanno diventando davvero regolari. Il nervosismo intorno a me aumenta, mentre si formano capannelli intorno agli schermi dei pochi autorizzati a ricevere la televisione (BBC, Sky News) sul PC. Primo accenno a possibili bombe.

Il sindacato degli autisti comunica che tre autobus sono stati fatti esplodere. Sky News dice a mezza bocca che almeno tre treni sono coinvolti in incidenti nella metropolitana. Mi dichiaro pubblicamente scettico (riguardo gli autobus, non il metro’) visto che immagini non ce ne sono ancora (e tre autobus sono tanti). Si lavora come al solito, ma ci si distrae facilmente. Le immagini sono statiche, uno si chiede dove sono le folle di passeggeri che dovrebbero a quest’ora uscire dalle stazioni. In sovraimpressione le solite frasi senza informazione. Provo il sito de La Repubblica per vedere se si puo’ sapere di piu’. Come al solito sono molto piu’ espliciti, "spericolati della notizia"che parlano di terrorismo subito, e di decine di morti, senza il timore della smentita che rende reticente la BBC, il cui sito quasi fa finta di niente.

Lo scetticismo aumenta quando circola voce di terrorista ucciso dalla Polizia prima di far saltare una bomba. Qualcuno ha visto troppi film di James Bond. E’ il momento di chiamare figlio (a posto nel Kent con la Tata) e moglie (malauguratamente in viaggio per Londra proprio in quel momento; ma ancora fuori dalla citta’). Chissa’, uno si immagina che teatrino ci sara’ alla TV italiana, con gli inviati speciali concitati, allarmati e impauriti dai confortevoli studi di Roma e Milano: strappo alla regola quindi, telefonata internazionale dalla scrivania, anche perche’ il telefonino rifiuta di collaborare. Genitori e suoceri molto agitati, come c’e’ da aspettarsi. Ripetizione all’infinito del fatto che stiamo bene e che il mio itinerario del giorno non prevede "gite" in metropolitana. Torno a un lavoro dal ritmo solito, che prosegue con innumerevoli interruzioni. Cominciano le battute di spirito fra i colleghi.

La Repubblica e’ sempre una o due ore avanti alla BBC nel fornire notizie, e cosi’ traduco all’impronta per i coabitanti d’ufficio, ansiosi di sapere quello che i canali ufficiali si ostinano a non voler riferire. In compenso la Polizia locale compare in TV solo per dare informazioni sibilline che mi rendono nervoso e di cui farei volentieri a meno. Parla Tony Blair ma non lo ascolto (cosa potra’ mai dire se non le solite frasi del caso?). Si sceglie l’opzione del pranzo in mensa, nessun senso uscire. Appare foto di bus sventrato (uno, non tre), che pero’ non mostra la solita devastazione come in Israele. Forse c’era poco esplosivo, forse e’ stato merito della particolare carrozzeria dei famosi bus a due piani, che si apre verso l’alto in caso di bomba diminuendo l’effetto del mortale aumento della pressione dentro al veicolo. Riunione annunciata per le due, continua l’umorismo (forse un po’ pesante per chi non era li’, quel giorno). Di fronte a impiegati abbastanza vistosamente ansiosi, viene ordinato di andarsene a chi puo’ lavorare da casa. E cosi’ finalmente esco alle 3 del pomeriggio, visto che posso collegarmi con l’ufficio via Internet.

Le strade sono vuote come al sabato, ma continuo a non vedere niente di allarmante. Attraverso la grande, tranquilla folla alla stazione, e curiosamente mi sento molto meno stressato che dopo l’incidente ferroviario in cui fui coinvolto cinque anni fa.

Londra, 11 luglio: Rientro al lavoro dopo il fine settimana. L’unica indicazione che sia successo qualcosa, nelle zone che attraverso, e’ data dalla diminuzione del numero di automobili. I treni sono pieni come al solito. E’ una bella reazione del Londoner medio, cocciuto e tranquillo nel restare attaccato alla solita routine mettendo in scacco chi vuole manipolare le nostre paure e spaventare le nostre vite. E soprattutto, discriminazione zero; anche perche’ il collega islamico di treno e’ il nemico principale dei terroristi. E infatti questi ultimi uccidono nel mondo prima di tutto persone di fede musulmana.

Pisa, 21 luglio: Sono in Italia quando arriva notizia di nuovi tentativi di piantare bombe, sempre al giovedi’; tutti falliti. Nel clamore e nel rumore dei reportage nel Bel Paese, uno e’ ovviamente scettico che ci sia questa grande cospirazione contro la citta’ di Londra. E infatti la tragedia ripetuta nella storia, come diceva qualcuno prima di me, diventa farsa, una ridicolaggine triste con nessuna bomba neanche lontanamente in grado di esplodere e le facce dei "terroristi" su tutti i giornali. Speriamo solo non buttino troppe risorse nell’inseguire gli imbecilli di cui si conosce il volto, invece degli organizzatori del 7 luglio, di cui non si sa quasi niente.

Pisa, 22 luglio: Andiamo male. Prima si e’ saputo che un terrorista e’ stato ucciso mentre stava per far esplodere una bomba (torniamo a James Bond. . . ). Poi si e’ saputo che era un terrorista, ma non aveva la bomba. Poi che non era un terrorista, ma un arabo. Poi che non era un arabo, ma un brasiliano che correva troppo e non si e’ fermato quando richiesto, ed aveva una giacca pesante in un giorno molto caldo. E non aveva il permesso di soggiorno. Insomma, come in Fahrenheit 451, laddove Ray Bradbury descrive un malcapitato innocente ucciso in diretta TV da una Polizia che aveva perso le tracce del "criminale".

Londra, 6 settembre: Ormai e’ cosa nota, il brasiliano morto il 22 luglio era perfettamente a posto (e probabilmente un immigrato regolarissimo). Aspetteremo un’inchiesta per sapere chi ha ucciso una persona comunemente innocente (e probabilmente il morto non ha fatto niente di particolare, e men che meno ha corso). Il terrore ora regna sovrano, il terrore delle forze dell’ordine pero’: e’ ormai confermato, ci sono tremila agenti con l’ordine di sparare a vista (e alla testa) a chiunque essi pensino che stia portando una bomba. Il colore della mia pelle e dei mie capelli di sicuro non mi fara’ entrare automaticamente fra gli insospettabili. Vorra’ dire che non correro’ e non terro’ la musica troppo ad alto volume nelle cuffiette. In compenso, come ahime’ previsto, si fa un gran parlare di chi ha fallito il 21 luglio, e nessun progresso su chi ha avuto successo il 7.

Nel frattempo ho avuto occasione di "scontrarmi" telefonando a Radio24, in Italia. Prima con un professore che fantasticava di terroristi organizzati in maniera sofisticata (ma avra’ sentito parlare di orologi da polso?), il quale si e’ inviperito quando ho suggerito che l’attacco del 7 luglio era stato un fallimento, con un minimo di vittime ma nessun effetto pratico sulla vita quotidiana. Poi ho fatto esperienza dell’incredulita’ del conduttore ed ospiti di una popolare trasmissione delle 9 del mattino, i quali non potevano credere che la vera paura e’ nel convivere con una Polizia onnipresente e dal grilletto facile, e pronta a sparare senza fare domande, neanche fossimo a Dodge City.

Ma poco importa, visto che alla fine il prestigioso Economist fra l’altro ha riportato due argomenti molto semplici e praticamente ovvi: a) l’attacco del 7 luglio e’ stato un fallimento, comparato a Madrid e ancor piu’ a New York; e b) il vero pericolo del terrorismo e’ la reazione populista e inconsulta di Governo e Polizia, molto piu’ perniciosi di qualunque malintenzionato (a meno che costui non possieda un’atomica). Forse forse si ascolta Radio24, all’Economist?

Intanto, i pendolari di Londra, di New York, di Madrid, di Parigi, di Milano, Roma e diecimila altre citta’, continuano a viaggiare. Consapevoli di non avere alternative disponibili, milioni di bersagli mobili incolpati dalla loro normalita’, vittime designate di imperizia, incuria e terrorismo.

New Orleans: un disastro annunciato da molto piu’ di una settimana

(Lettera a Vittorio Zucconi/Repubblica: letterealdirettore@aol.com)

Caro Direttore

C'e' da meravigliarsi molto della assoluta impreparazione specie da parte del Sindaco e del Governatore, proprio perche' la situazione di New Orleans era nota da molti anni (due riferimenti in calce a questo messaggio)

Da questo punto di vista il parallelo con lo tsunami di Natale 2004 e' molto chiaro: la gran parte dei danni sono da imputare al comportamento irresponsabile di chi abita e invita ad abitare luoghi mal protetti dalle forze idrogeologiche; e non c'e' niente di piu' pericoloso dell'incompetenza e dell'ignavia di chi si affanna tanto per comandare, ma solo allo scopo di acchiappare una Poltrona

Tirem innanz, aspettando le grida di dolore della prossima catastrofe tutta umana "waiting to happen" (come ce ne sono tante nell'Italietta del Ponte sullo Stretto)

(WASHINGTON POST SEP 15 2004)
http://davidappell.com/archives/00000328.htm

"Ivan and New Orleans"
Most scientists, engineers and emergency managers agree that if Ivan does spare southern Louisiana this time, The One is destined to arrive someday. The director of the U.S. Geological Survey has warned that New Orleans is on a path to extinction. Gregory W. Stone, director of the Coastal Studies Institute at Louisiana State University, frets that near misses such as Hurricane Georges — a Category 2 storm that swerved away from New Orleans a day before landfall in 1998 — only give residents a false sense of security. The Red Cross has rated a hurricane inundating New Orleans as America's deadliest potential natural disaster — worse than a California earthquake. "I don't mean to be an alarmist, but the doomsday scenario is going to happen eventually," Stone said. "I'll stake my professional reputation on it."

(SCIENTIFIC AMERICAN OCT 2001)
http://tinyurl.com/awy3c
Drowning New Orleans; October 2001; by Mark Fischetti; 10 page(s)
THE BOXES are stacked eight feet high and line the walls of the large, windowless room. Inside them are new body bags, 10,000 in all. If a big, slow-moving hurricane crossed the Gulf of Mexico on the right track, it would drive a sea surge that would drown New Orleans under 20 feet of water. "As the water recedes," says Walter Maestri, a local emergency management director, "we expect to find a lot of dead bodies."
New Orleans is a disaster waiting to happen. The city lies below sea level, in a bowl bordered by levees that fend off Lake Pontchartrain to the north and the Mississippi River to the south and west. And because of a damning confluence of factors, the city is sinking further, putting it at increasing flood risk after even minor storms. The low-lying Mississippi Delta, which buffers the city from the gulf, is also rapidly disappearing. A year from now another 25 to 30 square miles of delta marsh-an area the size of Manhattan-will have vanished. An acre disappears every 24 minutes. Each loss gives a storm surge a clearer path to wash over the delta and pour into the bowl, trapping one million people inside and another million in surrounding communities. Extensive evacuation would be impossible because the surging water would cut off the few escape routes. Scientists at Louisiana State University (L.S.U.), who have modeled hundreds of possible storm tracks on advanced computers, predict that more than 100,000 people could die. The body bags wouldnÆt go very far.