Note dal dibattito al King’s College con il Sen. Fantetti e altri candidati per l’Europa alle Elezioni italiane 2013

Note gettate “dal vivo” durante il dibattito del 13/2 al King’s College con il Sen. Fantetti e altri candidati per l’Europa alle Elezioni italiane 2013:

  • Biondi piede rotto entrata da soubrette
  • Niente Bille’ arriva Tagliaretti da Stoccarda
  • Niente Grillo
  • 1825: si comincia
  • Andrea Gori moderatore
  • Comincia in inglese senza accento
  • Ha viaggiato molto
  • Futuro UE
  • Focalizza su “reliability” come modo per essere efficaci
  • Art 54 costituzione
  • Leggi sull’impiego
  • Rendite di posizione
  • Possibile social disruption
  • Historia magistra vitae
  • Dice che Italia ha tutti gli ingredienti
  • Articolo in cds con severgnini
  • Tagliaretti (Monti) alle 1835
  • Lamenta assenza dibattito fra leaders in Italia
  • Parla inglese senza accento marcato
  • Lavora alla ECB
  • Dice c’erano idee ma non un’agenda
  • In Cina c’è energia nelle persone che manca in Europa
  • Un po’ monotono naturalmente
  • 11 minuti
  • Fantetti (PDL) alle 1850
  • Usa vicenda Di Girolamo per fare lo spiritoso
  • Europa: 55% Italiani all’estero
  • Parla di esperienza con Associazione di Altiero Spinelli
  • UE non è quella sognata
  • Italia paga per il rebate britannico
  • Sconto ottenuto da Monti non basta
  • Rispettabilità Monti pagata dagli Italiani
  • Modifiche Porcellum
  • Dettagli legge elettorale
  • Attacca PD sul Porcellum
  • Biondi non appare divertito
  • Fantetti dice che non accetterà tagli nel numero di parlamentari dall’estero
  • Caste non solo i politici
  • Contro sindacati e caste locali
  • Urbani dalle 1904
  • Parla della “porcata”
  • Gori menziona che Porcellum prima in Toscana
  • Non si presenta, non dice chi sia
  • Dice che FARE è contro tutte le caste
  • Va a braccio
  • Europa
  • Euro ha fatto risparmiare 700B euros
  • Labour laws
  • Job Security che aumenti nel tempo
  • Biondi dalle 1×915 ha avuto incidente oggi
  • Vuole applicare best-practice dall’Europa in Italia
  • Accalorato – anche lui a braccio
  • Dice che la flessibilità non è importante come si dice
  • Fine primo round alle 1925
  • Fantetti parla contro i sindacati
  • Urbani specifica non solo flessibilità importante ma anche processi
  • Q&A – comincio io – Biondi si dissocia dal passato (del PD)
  • Monti con Bersani? Tagliaretti dice che Monti non lo consulta – dice che non ha pregiudizi
  • Fantetti – solita disgrazia dei Centristi che con pochi voti vogliono comandare
  • Tagliaretti dice tante cose in comune con PD
  • Q: Nessuno prende responsabilità?
  • Accelerare il Declino vince di nuovo: Gori sbaglia e dice “Fare per fermare il futuro”
  • Urbani dice che il parlamento era sovrano
  • Biondi parla di nuovo bene del sistema inglese
  • Q: Stagnazione?
  • Tagliaretti semplificazione burocratica – attrarre investimenti – creare ambiente per ricerca e sviluppo
  • Fantetti problema leggi sul lavoro fa esempio Fiat 6 – bisogno di Mrs Thatcher per rompere i monopoli
  • Gori sindacati? Perché non ha cambiato il governo? RF sindacati troppo potenti
  • Pubblico rumoreggia
  • Urbani molte cose da fare – tasse, spese – protezione della proprietà privata
  • Biondi non sindacati ma mancata implementazione direttive europee
  • Accusa il PDL di non aver fatto le riforme
  • Q: Perché PD e PDL dopo venti anni senza riforme?
  • Fantetti d’accordo – parlamento fatto di maggioranze – grande coalizione per eliminare gli estremi
  • Biondi responsabilità più nel PDL che nel PD – dice che ha visto molte persone piene di speranza – spera che stavolta le.cose vadano meglio
  • Tagliaretti maggioranze assolute mai viste – parlamento sempre complesso
  • Q: Maggioranza PDL la più forte nel 2008? Prima legge di ciascuno?
  • Fantetti molte riforme implementate
  • Tagliaretti prima legge tagliare spese politica
  • Urbani vendita proprietà statali come ENEL
  • Q: Fiscal compact un.disastro per il futuro?
  • Biondi può essere interpretato differentemente – propone qualche escamotage
  • Urbani fare ha un piano molto dettagliato per tagli alla spesa senza toccare previdenza e pensioni
  • Fantetti va rinegoziato – includere ricchezza totale – IMU restituita per far ripartire i consumi

(il dibattito si è concluso pochi minuti dopo)

Sulla centralizzazione del coordinamento globale dei partiti politici italiani

A settimane di distanza, quanto ho detto a YouDem resta ancora valido:

  • I Grandi Coordinatori Mondiali di tutti i partiti non hanno portato a granché sul lato IMU, mandrie di Carneadi sconosciuti forse anche ai loro familiari.
  • Noi intanto facciamo benissimo con o senza un Grande Coordinatore Mondiale (p.es., la lettera agli Ambasciatori indiani).
  • Chi sta ad aspettare che Qualcuno da Roma invii la Nomina, probabilmente non dovrebbe essere nominato.
  • E il Grande Coordinatore che riesca davvero a gestire l’innumerevole diversità della presenza italiana nel mondo da un ufficio, lo vorrei vedere nel prossimo film accanto a Thor, Iron Man e gli altri Supereroi.

Il posto di Grande Coordinatore Mondiale, per quello che importa a “chi fa”, è evidentemente fittizio e dipende da “chi fa”, non il contrario. A meno che, naturalmente, non vogliamo mettere in mezzo Incitatus, il cavallo di Caligola. Oppure giocare a riempire le caselline, fare una struttura tipo PCUS e mettere tutte le pedine al loro posto.

Incontro di Franco Frattini con la Comunità Italiana In Europa del 29 Marzo 2012 – live microblogging

Di seguito il resoconto dell’incontro di Franco Frattini (Deputato del Pdl, Presidente della Fondazione A. De Gasperi e della SIOI. Già ministro degli esteri, commissario e vicepresidente della Commissione UE – TwitterFacebook) con la Comunità Italiana in Europa del 29 Marzo 2012 – cosí come scritto dal vivo e riportato da me su Twitter – @mmorabito67: (nota: il mio account Twitter principale rimane @omnologos)

(ogni errore ed omissione nel seguito, colpa del sottoscritto...)

(introduzione del sen. Raffaele Fantetti)

  • Fantetti elogia le iniziative di Carlo Presenti, Direttore Istituto Italiano di Cultura di Londra.
  • presente punta iceberg emigrazione italiana in Europa
  • emigrazione in crescita 70-100mila all’anno fenomeno attuale
  • nuovi emigrati non distaccati dall’Italia.

(intervento dell’On. Franco Frattini)

  • elogia Carlo Presenti, Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana a Londra
  • “occasioni come queste sono poche”
  • legge elettorale va cambiata.
  • dovremmo essere in quattro ma uno ha tradito.
  • c’è rete italiani nemici del Paese in odio a un Governo.
  • personaggi sconosciuti dati spazio su giornali prestigiosi per criticare l’Italia.
  • occorre rete persone che amano l’Italia e i cui sforzi positivi vinceranno su quelli negativi.
  • in tutto il mondo professionalità italiane ben radicate.
  • provocatoriamente da non-Ministro…aneddoto riguardo ministro nord europa.
  • italia non solo corruzione.
  • futuro politico. #Berlusconi ha dovuto fare passo indietro. Problema opposizione distruttiva.
  • riforme Monti le avrebbe dovute fare Berlusconi. Lega contraria riforme importanti.
  • parte del PDL ha tradito per votare con Bersani.
  • sorte Italia in mano a deputati sconosciuti.
  • Berlusconi ha cambiato l’Italia in 17 anni.
  • maggioranza parlamentare non politica
  • Monti liberale che conosce il mondo. Considerato degno di rispetto dal 1994
  • nostro sostegno riforme Monti crea problemi a #Bersani.
  • campagna elettorale adesso responsabilità gravissima anche Bersani l’ha capito.
  • giro europa incontrando vecchi amici e conoscenze. Menziona on. @guglielmopicchi .
  • occorre Partito Moderati Italiani fra chi fa riferimento al PPE.
  • Partito Moderati avrebbe due terzi dei voti.
  • Fioroni, Letta nel PD ma cominciano a capire non è il loro spazio.
  • Costituente Popolare Italiana come ha indicato Alfano.
  • isolamento europeo Tories lo sconteranno.
  • politica ha problema credibilità – bisogna lavorare perché classe dirigente abbia onestà e correttezza morale.
  • esponenti locali partito coinvolti in scandali. Dalle politiche in poi chi.ha problemi non va incluso.
  • Berlusconi non tollera chi.è in politica per prendere soldi.
  • altra caratteristica l’aver contribuito alla società – come Forza Italia agli inizi
  • Fantetti e @guglielmopicchi hanno esperienze prima della politica come me.
  • legge elettorale: preferenze, piccoli collegi, liste scelte da elettori, candidato Premier, squadra governo
  • ultima cosa. Vendola e soci vogliono colpire ricchezza non alleviare povertà.
  • dice Vendola vuole bloccare BOT. Provocazione? Nel dubbio…
  • Presidente Associazione De Gasperi dopo Andreotti.
  • De Gasperi: politico pensa prox elezioni. Statista.pensa prox generazioni. Tutti ora diciamo grazie a DG.
  • (continua a nominare Vendola)
  • chi ha il passaporto dovrebbe credere ed essere legato all’Italia. Circoscrizione Europa va rimessa al centro.

(domande dal pubblico)

  • Sviluppo non solo tasse? Manovre fiscali per fermare emorragia. Già partiti liberalizzazioni e semplificazioni.
  • Bertali chiede più organizzazione nel partito per l’estero
  • (il mio intervento) – Ho chiesto che il partito e l’Italia “sfruttino” i milioni di anni-uomo di esperienza disponibili specie in Europa.
  • Dalla Svizzera richiesta di aiutare chi voglia tornare.
  • Da Bruxelles @Simoneceramicol invita a fare delle elezioni all’estero una cosa seria. Compravendita buste mai più.
  • Dalla Germania brontolii contro la disorganizzazione del partito a Roma. Troppe cose fanno vergognare
  • Da Vienna invito simile al mio. Michele Capaccioli dei Riformisti chiede riforme per invogliare giovani rientrare

(risposte dell’On.Frattini)

  • ritorno apprendistato. Meglio dei CoCoCo.
  • legge lavoro prima dell’estate
  • nomine passate per l’estero nel partito sbagliate, sottovalutata importanza.
  • chiederò rivitalizzazione settore.
  • se fosse stata usato il criterio del merito scelta su Fantetti e @guglielmopicchi
  • adesso spinta online
  • dice che farà suo il mio suggerimento…
  • forum+ per l’europa da presentare in Direzione partito.
  • ricerca e innovazione per rientro in Italia tramite defiscalizzazione
  • rete cooperazione internazionale fra centri di.ricerca incluso reingresso in Italia per chi voglia.
  • colpito da riferimento a pochezza conoscenza linguistiche. Anche funzionari non sanno inglese e francese
  • italia rischia perdere competizione qualità in europa
  • italiani spesso non “fanno sistema” all’estero
  • approccio funzionari potrebbe essere aiutato da chi vive all’estero
  • parla di seggio De Gasperi al Parlamento austriaco
  • punto telematico ascolto per elettori e simpatizzanti

L’incontro si è tenuto all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, ed è stato organizzato dal sen. Raffaele Fantetti e dall’On. Guglielmo Picchi, entrambi eletti nel PDL per la Circoscrizione Europa e residenti nella capitale britannica.

Perché Ho Rimandato Indietro L’International Herald Tribune

Affezionato lettore dell’International Herald Tribune da più di un quarto di secolo, e abbonato fisso da almeno 12 anni, il 14 febbraio 2011 ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare. Ho messo il giornale in una busta, con una bella letterina di accompagnamento, e l’ho rimandato indietro (direttamente a Parigi). Perché quando è troppo, è troppo.

Tutto è cominciato quando durante la tradizionale lettura mattutina del giornale, ho notato un articolo a pagina 3, bello in evidenza e accompagnato da una foto gigante della manifestazione “Se non ora quando” del 13 febbraio a Roma. Titolo dell’articolo, “Angry voices rise against Berlusconi“, “Voci arrabbiate si alzano contro Berlusconi” (qui sul sito del New York Times, con un titolo diverso). E fin qui niente di strano: a parte un rarissimo articolo di Rachel Donadio del 22 gennaio scorso, l’IHT non ha mai fatto molto per far comprendere ai suoi lettori neanche le basi del “fenomeno Berlusconi” e del “caso Italia”, preferendo le solite macchiette e mezze verità.

Ma la stessa Donadio, in compagnia della coautrice dell’articolo sulla manifestazione romana, Elisabetta Povoledo, ha stavolta superato se stessa, scrivendo un pezzo di propaganda spicciola e neanche tanto velata. Il “pezzo” in inglese è infatti di 784 parole, delle quali 766 sono contro Berlusconi. E solamente 18, a favore, nel senso che è stata infilata una insensata frasetta a forza:

Mr. Berlusconi and his defenders have dismissed the demonstrations as purely political, calling his critics “moralists” and “puritans”

Berlusconi e chi lo difende hanno rigettato i cortei come puramente politici, etichettando i suoi critici come “moralisti” e “puritani”

Nient’altro. Meno del 2.4% del totale dell’articolo, per chi volesse fare due conti.

Niente spazio quindi ad alcuna critica alle manifestazioni, anzi ad alcun ragionamento che possa andare al di là delle solite lamentazioni. Niente spazio neanche ad una voce non certo berlusconiana come quella di Beppe Severgnini, visto che la manifestazione l’ha criticata per suoi motivi anche lui.

E allora lo dicano forte e chiaro, all’International Herald Tribune/New York Times. Dicano di non avere intenzione di pubblicare notizie dall’Italia, e di preferire intervenire a cervello spento e con la propaganda a mille, quasi volessero imitare un qualsiasi giornalucolo egiziano filogovernativo dei tempi di Mubarak.

E se quello è il caso, allora si tengano il giornale. Per intanto, come ho detto, l’ho rimandato indietro, al Servizio Clienti però, chiedendo loro di mandarmi l’edizione giusta, quella scritta professionalmente e giornalisticamente, invece che l’edizione delle stupidaggini.

Chissà.

Piccolo Grande Freddo

(articolo pubblicato su Il Predellino)

Il periodo fra oggi e la riapertura dei lavori della Camera per il fatidico voto del 14 dicembre si riempirà di elaborate elucubrazioni riguardo il futuro della politica italiana, fantasie da fantapolitica e imperscrutabili insinuazioni riguardo più o meno tutti i principali personaggi impegnati nella tenzone.

Avremo un governo tecnico forte, a breve? Allora, che vada alle elezioni per dimostrare la sua forza. E un governo tecnico stabile? Allora, perché non è stato formato prima? Questo stesso periodo di “calma piatta” permette però anche di riflettere su quanto sia avvenuto finora.

E in particolare, fa risaltare quanto la strategia della terra bruciata da parte dei Futuristi/Finiani/Filini sia assolutamente insensata, a meno che la loro base elettorale non siano gli elettori Pd e Idv. E non è detto che non lo sia. E quindi Fli potrebbe anche arrivare alle doppie cifre, ma senza prendere che voti marginali al Pdl.

Assistiamo infatti quotidianamente a un curioso comportamento di attacco a testa bassa contro sia il Presidente Berlusconi che il Popolo della Libertà. Ipotizzando che non si tratti di questioni di carattere personale, l’unica alternativa logica è che dietro tutto questo ci sia un desiderio smodato di quella che gli inglesi chiamano la Usp (“unique selling proposition”), la voglia di “differenziarsi”: a furia di insulti e accuse però.

Solo che differenziarsi a base di insulti e accuse contro Berlusconi e affini non può che attirare in Fli chi è scontento di Berlusconi in partenza, cioè chi votava Pd e Idv, visto che di antiberlusconiani nel Pdl ce ne sono stati sempre pochi.

Pensare allora che la situazione arrivi a vedere un travaso consistente di voti se non maggioritario dal Pdl a Fli significa immaginarsi l’accadere di un numero vastissimo di piccoli miracoli, l’improvviso cambiare idea di chi ha seguito fino ad oggi il Presidente Berlusconi nella direzione di un vacuo Fini (e già sarebbe abbastanza!) e addirittura di quei giganti della politica che sono Casini e Rutelli.

A spingere Fli verso insulti e accuse è il semplice fatto che dal punto di vista politico non esiste alcuna proposta nuova di stampo Fli. Non esiste un vero e proprio “programma Fli”, anzi non è neanche il momento di parlare di programma.

L’intero discorso politico italiano non è imperniato sui programmi, ma sulla persona-Berlusconi, in barba appunto a ogni programma, vuoi per mandarlo a casa, vuoi per lasciarlo dov’è. E a ridurre la situazione così è stato chi ha incentrato tutto sulla lotta a Berlusconi come persona, i vari D’Alema, Rutelli, Veltroni, Bersani, Di Pietro, e adesso Fini.

Che successo hanno avuto quelli prima di Fini? Zero. Chi ha vinto contro Berlusconi? Due volte, Prodi, che non è antiberlusconiano. Quali sono le probabilità che questa volta vinca Fini? Zero. Quindi adesso toccherebbe a Fini e Filini di venire allo scoperto con un programma.

Si tratta pero’ per loro di un campo minato, che rischia in ogni caso di eliminare ogni ragion d’essere (politica) di Fli: se riusciranno infatti a mostrare un programma che non sia un programma Pdl, si saranno piazzati chiaramente a sinistra, per cui addio a ogni ambizione di centrodestra; ma se il loro programma fosse invece da Pdl, perché non far confluire le due compagini insieme, come già accaduto con Fi e An?

Magari un giorno gli ex-colleghi di partito decideranno di disarzigogolizzarsi: nel frattempo, se per sciagura scomparisse Berlusconi dalla scena politica, ci troveremmo tutti guidati da dei microbi della politica.

Che prospettiva entusiasmante! E tutto, perché’ qualcuno per l’ennesima volta sta cercando di togliere di mezzo il Presidente Berlusconi.

Una mattina mi son svegliato e ho trovato..i Filini!

(articolo apparso su ItaliaChiamaItalia e su Il Predellino)

E fu così’ che un bel giorno anche nel PdL Uk venimmo a sapere che improvvisamente bisognava scegliere se stare “di qui” o “di li’”, con un nuovo “li’” rappresentato dalla terza carica dello Stato.

Addirittura. E quel bel giorno vide un bel pezzo (nel senso di numericamente consistente, non nel senso delle fattezze fisiche) della dirigenza PdL nel Regno Unito decidere di “andare di li’”.

Inutile nascondere la sorpresa, il disappunto, il generale colpo all’entusiasmo e il senso di improvviso vuoto, che per quanto grande o piccolo che sia si fa sicuramente sentire. Avere un mignolo fasciato, si sa, significa scoprire l’importanza del mignolo. Averne uno di colpo mozzato, significa imparare a farne a meno.

Cosa facevano, quei mignoli? Si occupavano di rapporti con la “vecchia emigrazione”. Ora ci dicono, voi non avete nessuno che si occupi di “vecchia emigrazione”. E bravi! Come se un generale d’altri tempi avesse dato il comando della la cavalleria a uno dei suoi ufficiali, e questi, dopo aver disperso la cavalleria e disertato, incolpasse il generale di..non avere più la cavalleria.

Anzi, di non avere più un esercito, come se la presenza sul territorio si svolgesse secondo un canale unico, solo e soletto. Cosa c’era da fare, allora, “passare di li’”?

Ma parliamo un po’ dei Filini: chiamati così perché quelli di Futuro e Libertà si dicono “futuristi”, forse andrebbero indicati come finiani, o fliniani, ma a me ricordano invece l’occhialuto, troppo entusiasta, inconcludente e pasticcione ragioniere dei film di Fantozzi.

A tutta prima, i Filini si sono adoperati in un voltafaccia improvviso e ingiustificato, che porterà gran parte della loro rappresentanza in Parlamento a un ritorno alla vita civile alle prossime elezioni. In inglese si dice, ecco i tacchini che votano per Natale: in Italia si potrebbe dire, ecco gli agnelli che votano per anticipare la Pasqua.

Cosa vogliono, i Filini? Di sicuro, non vogliono rispettare il mandato degli elettori. Non saranno i primi, non saranno gli ultimi nell’Italia del trasformismo, pratica ottocentesca che hanno deciso di rinverdire per il ventunesimo secolo (sarebbe forse questo, il “Futuro”!!!).

Dicono i Filini, voi avete Cosentino. Ma se andiamo oltre gli slogan, qualcuno mi può spiegare perché l’on. Cosentino non era un problema, fino a poche settimane fa? Si dice in Calabria, ecco i “porci puliti”, che fino a ieri si rotolavano nel fango e adesso improvvisamente si danno l’aria dei gran signori.

A noi che ci sporchiamo ancora rimarrà la consolazione del pensare che chi ritenga che la malavita organizzata sia un problema di questo o di quel parlamentare, di questo o di quel partito, o anche di questa o di quella regione, si vede che non ha affrontato, studiato, capito il problema della malavita organizzata e farebbe meglio a occuparsi delle sue bambole di stoffa, e delle sue figure di cartone.

Dicono i Filini, non c’era democrazia nel Pdl. Magari lo “dimostrano” per poi accusare questo o quel Parlamentare del Pdl di non aver votato troppo spesso con il Governo (eh? Ma allora, la democrazia interna esisteva, ed esiste…).

La logica suggerirebbe comunque che uno prima faccia delle proposte, poi se le veda insabbiate e censurate, e solo allora denunci che non ci sia democrazia. I futuristi invece, vivendo nel futuro, vogliono darla a bere che abbia senso fare le cose al contrario, cominciando dalla denuncia.

Dulcis in fundo, adesso troviamo i cari Filini sempre disponibili a manifestare, in una specie di supermercato del consenso dove tutto va bene purché vada contro il Governo.

Purtroppo pero’ si tratta storicamente dei tratti caratteristici di chi non sa governare (le differenze dei toni e delle azioni del presidente Fini rispetto ai Filini, sono finanche troppo evidenti).

Cosa vogliono, i Filini? Non ho capito, e penso non l’abbia capito nessuno. Sembra evidente che non vogliono essere loro gli ultimi con il “cerino” in mano, quelli che saranno additati al pubblico ludibrio per aver causato le elezioni anticipate, e questa preoccupazione del cerino prende in loro la precedenza rispetto a tutto, incluso l’improvviso odio antiberlusconiano.

A proposito…a sinistra intanto, tanto per cambiare, si parla solo di Berlusconi. Ecco, se io fossi un fanatico berlusconiano mi iscriverei al Pd immediatamente, perché come lo adorano da quelle parti, dove viene descritto alla pari con l’Onnipotente se non di più, è roba che non si vedrebbe neanche a un convegno di acerrimi cloni Brambilla/Bondi. E all’Idv, è anche peggio.

Cosa resta da fare, dunque? Naturale, a livello Pdl Uk, il rinforzare il legame con i nostri due Parlamentari, l’on. Guglielmo Picchi e il Sen. Raffaele Fantetti, entrambi residenti a Londra. Chissà quanti sognano di avere un Deputato e un Senatore residenti e spesso disponibili in pochi minuti, altro che settimane di attesa per velocissimi convegni o incontri con la Comunità.

I soliti incontentabili diranno che non si tratta di Ministri o Sottosegretari: ma anche noi siamo dei vasi di coccio, e chi vuole mettersi a inseguire questo o quel politico in base all’ammontare di potere che ha, si accomodi pure.

Noi altri, rendiamoci conto una buona volta che la maggior parte delle volte che si presenta a Roma un sedicente rappresentante di una comunità di italiani, questi lo fa con la mano tesa e aperta aspettando di ricevere finanziamenti. E tanti, troppi fra coloro che sono politicamente attivi da fuori dei confini dell’Italia, dimostrano nelle loro missive problemi vuoi con la logica, vuoi con la salute mentale.

Aggiungiamo a tutto ciò la catastrofe che è stata l’elezione di tal Nicola Di Girolamo (catastrofe che ho denunciato dal primo giorno causandomi non poche difficoltà), mescoliamo la vacuità litigiosa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), e poi sarà facile capire perché gli Italiani all’estero si trovino politicamente nello stato in cui si trovano (altro che improbabili successi da parte di nuove leve che si presentino in liste dal 7% di consenso).

Ognuno naturalmente avrà la sua storia politica, e quindi a parte alcuni “casi umani” conviene considerare le scelte di tutti come dotate di una loro logica interna. Ma in queste condizioni, per il Pdl Uk i valori fondamentali sono la fedeltà e la fiducia con i nostri Parlamentari, non il discettare sulle quisquilie (o sul niente, come vorrebbero i Filini).

Questo significa appoggiare Il Governo…certo, le riforme sono poche, ma chi le vuole, in Italia? La riforma Gelmini manca poco che veda una sommossa (e tragiche inciampature di attempati e allampanati leader politici in giro per i tetti come tanti Aristogatti).

Che il Governo sia a destra o sinistra, qualunque cambiamento dello status quo significa confrontarsi con migliaia di italiani decisi a mantenere i loro privilegi, nonostante tutto. Nel frattempo, l’Italia dei conti disastrati ha tenuto molto bene di fronte alla crisi mondiale, e nonostante i tanti vituperi ricevute dai soliti noti il “tributarista di Sondrio”, al secolo Giulio Tremonti rimane la miglior scelta nell’intero panorama politico come Ministro dell’Economia.

Analogamente non è possibile pensare persona migliore al Ministero degli Esteri di Franco Frattini, e la lista potrebbe continuare. Certo non e’ sempre facile, fornire questo appoggio, di fronte all’ennesima sciocchezza detta in questo o quel raduno leghista, o alla incredibile piaggeria di cui si rendono protagonisti certi personaggi, aspiranti sotto-giullari alla Corte di Arcore.

Ma non bisogna avere la foto del Cavaliere in tasca per comprendere come non esista un’alternativa: i motivi per appoggiare il Governo Berlusconi restano (la superiorità’ in tutti i settori: competenza, visione, ottimismo, capacità di fare).

Potremmo avere di meglio? Certo, come potremmo essere tutti ricchi, giovani e belli. Quindi, e oso concludere a nome di tutti gli attivisti Pdl nel Regno Unito, noi proseguiamo sull’antica strada.

Ecco quello che resta da fare. I figliol prodighi Filini, però, quando torneranno faranno bene a portarsi quanto servirà’ a organizzare il banchetto per festeggiare il loro ritorno. Noi, non sentiremo alcun dovere di pagare.

Cade La Juventus A Pompei – Elkann: “Non siamo stati noi”

Chissa’ quanti pianti e quanto stridore di denti per il crollo ieri mattina della “Schola Armaturarum Juventus Pompeiani“, con Napolitano addirittura imbufalito. Parleranno in tanti, l’Italia diranno va a rotoli, in tanti ne approfitteranno per dire che l’avevano gia’ detto, a pochi interessera’ investigare le vere cause, verranno fustigati questo o quello, poi non si fara’ niente, e alla prossima!

Intanto per uscire dalla noia generale, ecco alcune foto della “Casa dei Gladiatori” com’era prima del crollo.

Casa dei Gladiatori (1)

Casa dei Gladiatori (1)

Casa dei Gladiatori (2)

Casa dei Gladiatori (2)

Come si vede non era proprio un edificio intatto e completamente originale, E infatti cosa si scopre in pochi minuti su Google?

L’edificio, infatti, aveva già subito i danni della Seconda Guerra Mondiale, quando una bomba aveva mandato in frantumi quel tetto che poi, chiusosi il conflitto, era stato riprodotto ed assestato sulle mura superstiti

Io comincerei subito a fare un giro in tutti gli edifici di Pompei che hanno subito riproduzioni ed assestamenti.

Chissa’.

Mercoledi’ al Circolo Presidenziale degli Scacchi: Silvio Kasparov vs Gianfranco Karpov

Cosa vuol dire quando anche un Sottosegretario del Governo in carica diventa solo una piccola pedina in un gioco molto piu’ grande? Vuol dire che siamo tutti su una scacchiera, e stiano attenti i pedoni!

In attesa dunque che la caliente estate di Caliendo raggiunga il suo apice in un pomeriggio agostano di Roma (sono previsti, fuori da Montecitorio, 29.5C, vento moderato), invece di abbandonarsi alla solita dietrologia e scervellarsi sui motivi reconditi di certe scelte, puo’ risultare utile analizzare in che situazione si trovino i contendenti, a cominciare dai due Gran Maestri (di scacchi, eh, non facciamo i maliziosi…).

Da un lato c’e’ Silvio “Kasparov” Berlusconi. L’indiscutibile vincitore di elezioni, capace di risollevare il PdL da un disastro incalcolabile nel Lazio fino addirittura alla vittoria netta; circondato come sempre da fedelissimi; e determinato allo scontro duro con chi gli si opponga in maniera netta: ieri, i Comunisti, oggi, il Presidente della Camera. Eppure, e’ adesso solo.

Cosa altro aspettarci da chi e’ “disceso” in politica, non “entrato”? Nel suo approcciarsi alla politica in una maniera appunto di continua sfida anticonformista, non c’e’ da meravigliarsi nel vedere il Presidente Berlusconi senza molto supporto nel conflitto con il Presidente Fini. Finanche l’on. Ghedini e il Sottosegretario Letta hanno fatto sapere, prima della fatidica Direzione del PdL del 29 luglio, di preferire un documento molto piu’ conciliatore di quello che e’ poi stato firmato.

Non che quel supporto sia assolutamente necessario: anche perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non abbastanza pochi, ma sempre pochi). Il Primo Ministro si e’ esposto pero’ a rischi non trascurabili, incluso il problema di scontarsi con un gruppo politico che ha fatto della lealta’ un valore fondativo. Gli e-AN convinti a cambiare casacca, insomma, abbandonando il leader storico, saranno per forza di cose gli stessi pronti a cambiare casacca anche in futuro, abbandonando il leader di turno.

C’e’ chi corre rischi molto piu’ grandi pero’. Dall’altra parte della scacchiera, ecco infatti Gianfranco “Karpov” Fini, anch’egli solo, dalla sua parte, anche perche’ perche’ a lasciare i gruppi parlamentari del PdL sono stati in pochi (non troppo pochi, ma sempre pochi)

Probabilmente da troppi anni in politica per non essere accusabile di contraddizione e bizantinismo, il Presidente della Camera, per chi non se ne fosse accorto, ha detto di essere stato espulso dal PdL, ma come quei calciatori cui non sembra importare del cartellino rosso, non e’ per niente andato via dal partito. Anzi, ha definito i suoi gruppi parlamentari come modi per “manifestare la protesta”. Niente nuovo partito, dunque, almeno per il momento, ma un turbinio di difficile comprensione.

Cosa ha portato alla guerra contro Berlusconi, infatti? Il problema, qualunque esso sia, non e’ politico. I “finiani” rimangono in maggioranza, alcuni addirittura nel Governo: ma allora non ci sono questioni di carattere operativo neanche al livello dell’attivita’ giornaliera del Governo stesso.Si parla tanto dell’importanza della liberta’ di dissenso: ma allora dove sono le settimane di voti contrari, da parte dei “finiani”, che avrebbero dovuto poi portare alla scissione dei gruppi parlamentari? Adesso si vocifera di una astensione sulla fiducia a Caliendo, un comportamento a meta’ fra il Ponzio Pilato e il Circolo degli Ignavi e probabilmente altrettanto entusiasmante per l’elettorato.

Il rischio con l’elettorato e’ che il Presidente Fini venga definito come capace di scontrarsi su problemi di carattere filosofico-esoterico (e non politico) in un momento che tutti definiscono difficile, sia a livello nazionale che internazionale: un elettorato che si aspetta che alle elezioni poi tutti vadano uniti, come al solito. Dieci su dieci per l’intrattenimento estivo, ma cinque in condotta per “Futuro e Liberta’”.

C”e un lato molto positivo in tutto questo, comunque, per Il Presidente della Camera: ha dimostrato a tutti quale sia il livello del suo contendere. Mai per esempio ha detto una parola o si e’ esposto a un tu-per-tu con personaggi potenzialmente importanti anche in prospettiva futura come il Ministro Tremonti. Se uno e’ definito soprattutto dai nemici che sceglie, il Presidente Fini puo’ direttamente nutrirsi di molta dell’energia di Silvio Berlusconi stesso.

E noi altri? Altro che luce riflessa…e’ buio, e probabilmente l’oscurita’ aumentera’ quando calera’ la mano dello scacchista che voglia spostarci da questa o quella parte (ricordiamo che spesso, alcuni pezzi vanno ahime’ sacrificati). La cosa piu’ utile e’ notare chi siano i “guastatori” dell’una e dell’altra parte, perche’ le banderuole si nascondono fra loro. Per quanto riguarda l’estero, e’ anche peggio: l’aria e’ da solitudine post-”inverno nucleare”.

Cosa direbbero un gruppo di interisti sperduti su un isolotto in Micronesia, se Moratti dicesse loro di tifare Balotelli? Se il referente, il tramite fra il centro del partito e la tua periferia si mette in contrapposizione a quel centro, chi e’ adesso il tuo referente? Se un domani ti dira’ “Fai questo, fai quello” potrai fidarti oppure dovrai dolorosamente ragionare da solo, confrontare sempre se quello che ti viene chiesto faccia parte di un “pensiero di corrente”? Ragionamento analogo, purtroppo, anche per qualunque nuovo “referente”…

Visto che siamo tutti soli allora, il modo piu’ logico per affrontare la situazione e’ di restare uniti (anche perche’, all’estero il numero di attivisti politici italiani e’ per forza di cose molto basso). Chi voglia seguire Fini lo segua, chi voglia seguire Berlusconi lo segua, tanto non andremo nessuno, per il momento, da nessuna parte.

Più che le motivazioni o anche la coerenza quello che deve interessare è la franchezza e l’onestà. Anche perchè la porta rimane sempre aperta per ogni figliol prodigo, aspettando che fini-sca la partita a scacchi.

E come fini-ra’? Non occorre essere Sun Tzu per capire come non convenga lanciare una sfida quando non si ha la forza per sostenere e magari anche vincere il duello. Sul carro dello sconfitto, come si sa, non vuole salirci proprio nessuno. Tutte ovvieta’ che Silvio e Gianfranco conoscono sicuramente bene.

Speriamo solo che a furia di picconarsi a vicenda, nessun anonimo scriva di loro come del Valentino (Borgia, non Rossi), che

non si conobbe e con la sua ignoranza
cascò d’altezza in gran calamità.
Così val senza ragion possanza.

Fra un tira e molla e l’altro, ecco cosa rischia (positivamente) il Popolo della Liberta’

(questo testo e’ apparso anche su ItaliaChiamaItalia e su L’Occidentale)

E’ ovviamente difficile seguire il turbinio di dichiarazioni e controdichiarazioni che provengono in queste settimane dal PdL. Ed e’ ancora piu’ difficile quando bisogna farlo da circa 1200km di distanza. Sembra non passare giorno senza che qualcuno, compiaciuto o meno, annunci la fine dell’esperimento politico inaugurato con la Convention di Roma del Marzo 2009, mentre dall’altro lato si sentono i mormorii soddisfatti di un’opposizione che non vedrebbe l’ora di veder implodere il lavoro di Silvio Berlusconi, misteriosamente ignara del fatto che non esistendo alcuna alternativa seria toccherebbe all’Italia un periodo particolarmente buio e difficile.

Diciamoci allora: davvero stanno per suonare le campane a lutto per il Popolo della Liberta’! E’ vicino il capolinea, buonanotte suonatori, e l’ultimo chiuda la porta!

Anzi, no. Chiediamoci invece: i cambiamenti che tutti sanno essere necessari a livello economico e sociale, possono davvero essere raggiunti da soporosi gruppi di persone categoricamente sempre d’accordo su tutto (leggi, il PD) o succubi al Leader su tutto (leggi, l’IdV)? E dunque: e se tutti i segnali di sconvolgimento dall’interno del PdL non fossero altro che la prova che il PdL stesso sia un partito (anche troppo!) vitale, e che si trovi alla vigilia di una fase di sviluppo e capacita’ di riforma davvero fuori dal comune per un Paese come l’Italia?

E’ proprio questo, dopotutto, che viene indicato dalle teorie di psicologia sociale. In particolare quanto sta accadendo ricorda molto da vicino il modello di evoluzione della vita di gruppo proposto nel 1965 dall’americano Bruce Tuckman, sulla base della sua esperienza come psicologo nella Marina degli Stati Uniti, modello successivamente modificato fino a includere cinque stadi di sviluppo:

  1. Formazione (=”forming” nell’originale)
  2. Conflitto (=”storming”)
  3. Strutturazione (=”norming”)
  4. Attivita’ (=”performing”)
  5. Trasformazione (=”transforming”)

Cosa significano i vari stadi? Inizialmente (la “Formazione”), il gruppo e’ creato dalla volonta’ in tal senso dei suoi membri. Non vengono quindi discussi gli argomenti piu’ scottanti, ma ci si concentra sullo stabilire i meccanismi e le regole necessarie al funzionamento del gruppo stesso. Questo e’ il periodo piu’ tranquillo, del “volemose bene”, e anche se non vengono ottenuti molti risultati pratici, i partecipanti hanno l’occasione di conoscersi meglio l’un l’altro.

A un certo punto pero’ i nodi arrivano al pettine e si passa al “Conflitto”. Quali sono le priorita’? Come verranno coordinate? Come potranno essere riconciliati aspetti e prospettive individuali a tutta prima inconciliabili? Come reagiranno i vari membri alle situazioni difficili? Questo e’ il periodo meno tranquillo, quando la tolleranza, il rispetto e la pazienza reciproci sono messi a durissima prova. C’e’ chi si vuole allontanare, altri che vogliono allontanare, ogni tanto qualcuno inspiegabilmente sembra impegnarsi a distruggere tutto e tutti.

Alcuni gruppi non sopravvivono allo stadio del “Conflitto”, ma secondo Tuckman non e’ possibile lavorare insieme in maniera efficiente e fattiva senza passare per lo stadio del “Conflitto”: anzi, un eccessivo uso della diplomazia a questo punto puo’ risultare, paradossalmente, nell’autodistruzione del gruppo stesso. Il gruppo che invece sopravvive si trova poi nell’invidiabile situazione di avere finalmente individuato un unico e chiaro scopo comune, a cui tutti cominciano a lavorare in maniera responsabile per il successo di tutti (=”strutturazione”). Si puo’ quindi passare all’”attivita’”, dove i problemi vengono risolti praticamente senza piu’ conflitto interno, e dunque alla “trasformazione”, incidendo in maniera efficace e significativa sul mondo.

Non si tratta di idee campate in aria, visto che sono applicate (ed esperite!) da 45 anni con poche modifiche. E se e’ vero che Tuckman pensava a gruppi piccoli, e’ anche vero che i meccanismi della politica italiana significano che in un partito come il PdL la dinamica piu’ appropriata da osservare e’ quella fra la manciata di personalita’ di spicco. A che punto siamo dunque, secondo il modello di Tuckman? Piu’ o meno dall’autunno 2009, il PdL e’ ovviamente entrato nella fase del “conflitto”: il che vuole anche dire che la struttura di partenza e’ stata messa insieme con una rapidita’ straordinaria. Comunque, c’e’ poco di che lamentarsi nell’attuale tempesta, che anzi deve essere la benvenuta: il PdL sta attraversando uno sviluppo assolutamente naturale, dietro il quale non esiste altra regia che quella della natura umana.

Il rischio e’ che il partito scompaia da un giorno all’altro, semmai le “corde” vengano troppo tirate, o le parole risultino troppo forti, o le dichiarazioni di mutua inimicizia diventino troppo roboanti. Ma questo e’ il prezzo da pagare per un “rischio” ben piu’ grande e positivo, quello di diventare come PdL quel gruppo di riformatori, liberalizzatori e modernizzatori che tutti aspiriamo essere.

A questo punto, e’ solo una questione di tempo…

La Strada Per l’Inferno E’ Lastricata Di…Articoli Contro Il “Burqa”

La strada per l’inferno, come si sa, e’ lastricata di…articoli contro il “burqa“.

A parte che un che l’obbligo di presentare la faccia al mondo in qualsiasi momento e in ogni occasione non mi sembra un’idea molto libertaria, e che ci vuol poco per ovviare al problema del riconoscimento quando proprio necessario (per esempio, con un luogo appartato in banca dove un’impiegata possa vedere il volto della cliente), invito a leggere gli articoli scritti in Italia cento anni fa, per esempio su La Stampa del dicembre 1908 dove si tessevano le lodi dell’abbigliamento femminile “maomettano”, che rendeva la donna molto piu’ misteriosa ed attraente.

Questo per dire che a far finta di essere per forza nel vero, si rischia solo di creare inutili conflitti e confusione…

Giorgio Napolitano, Un Uomo Solo Al Comando

Le reazioni al Salvaliste mi ricordano l’atmosfera che regnava in Europa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, con troppa gente che cerca attivamente e romanticamente la lotta (al giorno d’oggi e per il momento, non armata) invece di interessarsi a cosa stia effettivamente accadendo.

Nel frattempo, come qualcuno fra i meno esagitati potra’ cerca di notare, fra le righe scritte dal Presidente della Repubblica in risposta a “due cittadini” c’e’ un bel rimbrotto all’intransigenza del PD, che ha impedito una soluzione politica condivisa che magari sarebbe stata diversa e migliore del Salvaliste:

sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte

Come al solito insomma per questioni elettorali molto meschine e’ stato deciso di lasciare il PdR da solo a trattare con Berlusconi. Ormai Giorgio avra’ capito chi sono i suoi amici, proverbialmente sempre presenti. Anche e soprattutto nel momento del bisogno.

Mentre allora attendo che qualche fine costituzionalista spieghi a questo povero ignorante e sventurato cosa ci sia di così orrendo nel Salvaliste, mi chiedo:

  1. Che differenza di sostanza ci sarebbe stata nelle modalità di compilazione, pubblicazione e attuazione se si fosse scelta la via del rinvio delle elezioni?
  2. Cosa avrebbe dovuto argomentare il Presidente della Repubblica nel respingere questa soluzione?
  3. Quanti italiani capiranno di cosa si parla, e quanti invece seguiranno senza pensarci pericolosi urlatori alla Di Pietro, il cui richiamo alle forze armate evidentemente a qualcuno è piaciuto?
  4. Fare ulteriore confusione servirà a qualcos’altro che a polarizzare l’elettorato (ne sarà contento Formigoni, e la Polverini)?
  5. Perché il comma 2 del Salvaliste non puo’ essere utilizzato per fare piazza pulita da ora in poi delle regolette e regolacce insensate e di derivazione franco-sabauda, come la storia dei timbri tondi e quadrati, e non solo in materie elettorali?
  6. Siamo sicuri che sia…democratico decidere del Primato della Legge sulla Democrazia? Davvero la Repubblica sarebbe più solida se nella Regione più ricca e popolosa il Partito di maggioranza non fosse nelle schede elettorali, considerato anche che la alternativa (il rinvio) avrebbe permesso a Formigoni e i Premi Nobel che gli hanno raccolto le firme di presentarsi comunque?

COMUNICATO di Raffaele Fantetti (1 Marzo 2010)

(ricevo e rimando)

Come è facile immaginare, da quando è scoppiato il caso Di Girolamo, sia io che i miei legali siamo tempestati di richieste di interviste. Mi è parso opportuno non parlare fino alla conclusione della vicenda. Ritengo, però, di rispondere ad alcuni articoli che mi riguardano e riportano diverse inesattezze tendendo a dare un messaggio non condivisibile.

Si dice che lavoro come funzionario a Roma del Ministero dello Sviluppo Economico, ex Commercio Estero. In realtà -come appare sul mio sito (www.fantetti.org)- sono un esperto ex Legge 56/2005 con contratto a tempo determinato, selezionato in base al superamento di un concorso pubblico per l’implementazione dei c.d. “sportelli unici” all’estero al quale ho concorso come residente all’estero. Quella dell’istituzione degli sportelli unici fu una brillante intuizione dell’allora Ministro Urso, portata avanti ed approvata dal precedente Governo Berlusconi ma la cui implementazione è stata molto osteggiata e procede a rilento

Nelle more della destinazione istituzionale all’estero, ho proceduto ad un commuting regolare tra l’Italia ed il Regno Unito (Londra, dove ho dimora, residenza e dove sono emigrato nel 1992). Ho debitamente segnalato la cosa alle autorità sia italiane che inglesi. Da un punto di vista fiscale, non mi avvalgo del Trattato contro la doppia imposizione. In passato, durante la mia esperienza professionale a Washington DC, mi ero comportato nello stesso modo, segnalando il tutto alle autorità competenti ed operando un commuting regolare tra affetti e lavori al di qua ed al di là dell’Atlantico.

Noi giovani Italiani della cosiddetta “NEP: Nuova Emigrazione Professionale” (espressione di cui rivendico la paternità per averla coniata in un convegno pubblico sulla materia organizzato dal giornale “Pensiero Londinese” presso l’Istituto Italiano di Cultura a Londra molti anni prima che la legge 459/2001 fosse approvata), siamo così. Costretti ad uscire dal Paese a causa dell’imperante gerontocrazia e mancanza di meritocrazia, cerchiamo lavoro e/o un lavoro migliore altrove e giriamo di continuo. Io sono stato in Belgio e Francia prima di approdare sulle bianche scogliere di Dover e non ho proceduto a cambiare ogni volta i termini della mia iscrizione AIRE: poi ho anche scoperto che non ne ero tenuto (ex art.1, comma 8, Lg. 470/1988).

Da anni, l’ottimo rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes conferma che la maggioranza degli iscritti all’AIRE, specie in Europa, ha meno di 40 anni e ciò non fa che confermare la nostra intuizione dei primi anni Novanta.
Leggete le varie rubriche degli Italians su Internet per farvi un’idea di chi sono e di come vivono in giro per il mondo. Ritengo che la mia storia, nel suo piccolo, sia significativa di tali attualità. In Italia non avevo sbocchi nonostante un ottimo curriculum di studi.
Ho sempre diviso il mio tempo professionale tra le tematiche dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e quelle degli Italiani all’estero (queste ultime mai dietro compenso): per questo sono ben conosciuto in entrambi gli ambiti.

In tempi non sospetti mi sono iscritto a Forza Italia, poi ho fondato il Circolo della Libertà U.K. (io vice e Presidente l’amico ingegner Bertali di AN): ora collaboro -sempre su base volontaria- con il Settore Italiani nel Mondo del PDL e ho contribuito a diverse manifestazioni nel Regno Unito (tra cui la famosa consegna di lettere di protesta ai Direttori Responsabili del “Financial Times” e del “Times” per articoli infamanti contro l’Italia ed il Governo da loro pubblicati), in Svizzera, Germania e Rep. Ceca.

Vado fiero del mio risultato elettorale (oltre 20.400 preferenze) che è tutto voto di opinione.
Non mi sono sposato “nell’abbazia di Westminster” … grazie ai buoni uffici del mio parroco oggi vescovo ausiliario di Roma Sud”. Mi sono sposato nella cattedrale con due officianti, il parroco locale ed il mio parroco di Roma. Non sono rappresentante del Registro Navale di Dominica: lo sono stato per circa tre mesi nel 2005. Sono arrivato ottantasettesimo su 500 alla prova di selezione di un concorso pubblico per dirigente del commercio internazionale che non prevedeva neanche un esame di lingua estera. L’anonimo dirigente del Ministero ha fatto molta confusione. Nutro stima e gratitudine per l’intero team di giovani legali (Giovanna Mazza, Antonio Labate e Alessandro Tozzi) che mi ha assistito nelle lunghe e complesse fasi del ricorso al Senato.

Potrei continuare con le precisazioni ma credo che, data la situazione, non sia il caso. Dico solo che negli ultimi mesi sono stato oggetto di diversi scriteriati ed infondati attacchi da parte di anonimi su Internet e che per questo abbiamo presentato istanze di querela per diffamazione alla competente polizia postale.

Raffaele Fantetti

“Spero che questa situazione si risolva nel migliore dei modi”

Italiani all’estero, Caso Di Girolamo: gli eletti oltre confine a colloquio con ItaliachiamaItalia – di Francesca Toscano

Diplomatica la reazione del deputato del PDL, Guglielmo Picchi, che in attesa che la magistratura faccia il suo corso, per il momento si limita a dire: “Spero che questa situazione si risolva nel migliore dei modi

La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Beppe Severgnini A Londra

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia)

Italiani all’estero, Severgnini a Londra
“Di fronte a una sala gremita da un centinaio di persone Beppe Severgnini ha presentato il 4 febbraio alla LSE su invito della locale associazione studentesca Italian Society la sua interpretazione del successo del Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi.
di Maurizio Morabito, corrispondente di ItaliachiamaItalia da Londra

Il titolo della presentazione (tutta in inglese, per una volta!) era gia’ tutto un programma: «Signor B: An Italian Mirror». Il noto giornalista e blogger del Corriere della Sera voleva insomma chiedere a se stesso e ai presenti se il Presidente Berlusconi sia uno specchio dell’Italia e degli italiani. Ma e’ poi andato anche oltre : il leit-motiv della serata e’ stata infatti la « decostruzione » del Presidente del Consiglio per individuare i fattori che spieghino perche’ a dominare la politica italiana degli ultimi sedici anni sia stato proprio un personaggio come Silvio Berlusconi.

Una parentesi e’ doverosa: a chi va spiegato, il motivo del successo berlusconiano? Evidentemente, a chi non lo ha capito…cioe’, alla stragrande maggiorana di chi vota a sinistra, e in special modo di chi vota Partito Democratico. Da questo punto di vista la pur profonda analisi di Severgnini non e’ sembrata aver particolare successo : gran parte dell’audience e’ sembrata divertirsi alle parole del giornalista gia’ corrispondente da Londra per il Giornale ai tempi di Montanelli, ma non c’e’ stato granche’ segno che abbiano poi colto il senso degli sforzi di Severgnini, e cioe’ l’invito ad andare al di la’ della ingenua illusione che il Presidente Berlusconi abbia vinto tre elezioni perche’ gli italiani sarebbero mezzi imbecilli ignoranti ammaliati da semivestite signorine sui canali TV targati Mediaset.

Eppure Severgnini ha provato a cestinare una tale visione che dire sbagliata e’ dire poco. Ha cominciato quasi in perfetto orario, in un’aula dove e’ stato necessario portare altre sedie visto il successo di pubblico, molto all’inglese con una serie di battute, dichiarando poi di voler capire le cause della dominazione politica del Presidente del Consiglio al di fuori di valutazioni personali e soprattutto di parte (politica).

Ha iniziato parlando del fattore « Umano », di Silvio Berlusconi come specchio della Nazione, leader populista che quindi segue le aspirazioni e i gusti dei votanti facendo loro in pratica « l’occhiolino ». Secondo fattore, quello « Spirituale », con il seguire i precetti della Chiesa Cattolica in maniera almeno ufficiale. Poi un fattore « Bruce Willis », quello cioe’ di una Destra che si e’ fatta con Berlusconi spazio (vedi lottizzazione RAI) in maniera ancora piu’ spregiudicata della gia’ cinicissima Sinistra italiana.

Tocca dunque a un fattore « Truman Show », con la vita che si trasforma in spettacolo televisivo, il conflitto d’interessi, il desiderio di controllare il defluire delle notizie soprattutto a livello dei telegiornali della sera. C’e’ anche un fattore « Zelig » nella capacita’ del Presidente Berlusconi di essere quello che l’interlocutore desideri, ancora meglio di Clinton e Blair, pro-russo con Putin, pro-americano con Obama, pro-israeliano con Netanyahu, etc etc.

Severgnini ha poi parlato di un fattore « Maggie », da Margaret Thatcher, con Silvio Berlusconi capace di mettere insieme un Governo stabile, non in balia dei Sindacati, con figure popolari e rispettate da tutti come il Ministro degli Interni Roberto Maroni ; un fattore « Foot », gioco di parole in inglese con il nome di un vecchio leader laburista e che potremo tradurre come « Zappa » nel senso di zappa che la Sinistra italiana continua da anni a gettarsi sui piedi ; un fattore « Medici », con Silvio Berlusconi che ha trasformato lo Stato in una « Signoria » come quelle rinascimentali ; un fattore « Palio », che riguarda tutti coloro che piu’ che votare per il Presidente Berlusconi, votano contro la Sinistra italiana ; e infine un fattore « Perroncel », dal nome della modella francese che ha conquistato i cuori di mezza squadra del Chelsea ed e’ al momento al centro dell’ultima tranche di scandali sessuali britannici.

Alla fine di tale monologo proferito con dovizia di verve, Severgnini ha accettato di rispondere solo brevissimamente a una serie di domande. Fra le risposte piu’ interessanti, il suo paragonare il Presidente Berlusconi a un mix fra « Peron, Putin e Sinatra « ; l’indicazione che il Berlusconi del futuro sara’ un leader anche digitale e non solo « analogico » ; e il lamentarsi della scarsa sensibilita’ del Presidente del Consiglio di fronte ai possibili danni all’immagine dell’Italia all’estero quando agisce in modi che fanno anche crescere il consenso fra gli Italiani.

Il tutto e’ finito con un regalo dalla Italian Society, chissa’ perche’ un cappello che fa assomigliare Severgnini a un Michael Moore molto dimagrito (se ne sconsiglia vivamente l’uso in pubblico…).

Certo uno puo’ essere d’accordo o no in tutto o in parte con questa analisi della leadership berlusconiana : ma alla fine lo stesso Severgnini deve essersi reso conto di aver titillato la maggior parte del pubblico ma solo in maniera superficiale, ritrovandosi a dover sottolineare che anche gli aspetti piu’ piccanti della vita pubblica del Presidente del Consiglio vanno analizzati seriamente e non con le solite risatine e sguardi verso il cielo. L’impressione e’ stata proprio che l’uditorio non-berlusconiano non sia capace di muoversi oltre un generico e cieco odio contro la figura del Presidente Berlusconi, neanche se invitato ad andare oltre da un giornalista di indubbia intelligenza, capacita’ di analisi e di presentazione delle proprie idee e a cui Berlusconi non sta certo molto simpatico.

Se, come dice Severgnini, in tanti ancora si trastullano con Beppe Grillo con l’idea che in Italia ci sia un ristretto gruppo di cattivoni con a capo il Presidente del Consiglio, e cinquanta milioni di pecorelle che attendono con ansia di essere salvate, non sembra esserci molto da sperare per il futuro del dibattito politico (anche fra gli Italiani a Londra).

La Tragedia di Una Sinistra Senza Popolo

Una risposta a “Berlusconi a Teheran” di Slavoj Žižek, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio 2009

Slavoj Žižek, “filosofo materialista-dialettico e psicanalista lacaniano, co-direttore del Centro Internazionale di ‘Humanities’” al Birkbeck College di Londra e in passato gia’ noto come quasi-supporter del Governo Cinese (un dettaglio che come vedremo, e’ rilevante) ha scritto un articolo dal titolo “Berlusconi a Teheran“, pubblicato sulla London Review of Books il 23 luglio scorso. Partendo dalla crisi post-elettorale iraniana, e procedendo con un paragone (anzi, eguagliando) il Presidente iraniano Mohammed Ahmadinejad al Presidente del Consiglio italiano, Žižek mescola una nutrita serie di attacchi contro Berlusconi a un’altrettanto nutrita serie di inni alla democrazia…intesa pero’ come “skaio-crazia”, dove chi comanda e’ (un gruppo di oligarchi) di sinistra.

Dopo una serie di vicissitudini, una versione della risposta tradotta qui sotto non ha potuto trovare spazio sulla LRB in alcuna forma, nonostante fosse stata “approvata” per la pubblicazione due volte.

Cominciamo con il chiarire a cosa sia interessato l’autore di “Berlusconi a Teheran“. E’ difficile pensare che voglia parlare dell’Iran, argomento trattato troppo sommariamente. Forse non vuole parlare neanche di Berlusconi, una variabile a Žižek praticamente sconosciuta e al cui riguardo si perde in troppe imprecisioni, nonostante il Silvio nazionale sia diventato in termini di riconoscibilita’ probabilmente il secondo uomo politico piu’ importante al mondo dopo Barack Obama.

Il vero obiettivo di Žižek sembra il fare i capricci perche’ dopo il 1989 le società occidentali non vogliono votare pedissequamente per le figure e linee politiche favorite da Žižek stesso. E più che una lagnanza, Žižek fa la parte dell’intellettuale di (antica) sinistra che si atteggia a Vercingetorige, e sconfitto getta le armi ai piedi di Giulio Cesare/Berlusconi (lo so, è una scena tratta da un fumetto … ma se Žižek prende ispirazione dal cartone “Kung Fu Panda”, cosa c’è di sbagliato in “Asterix”?).

Se questo e’ il caso; se un articolo che equipara Ahmadinejad a Berlusconi è il segno finale del crollo del pensiero di sinistra … e se mai ci sia stato un tempo in cui ci fosse bisogno che emergesse una nuova sinistra, con un po’ più di fiducia almeno in quel popolo che afferma di voler sostenere e difendere; allora, è questo, quel tempo..

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Come detto, la mancanza di interesse di Žižek negli affari di Teheran è evidente. L’articolo comincia dai disordini a Teheran, ma finisce per discutere di un presunto razzismo di fondo di Berlusconi. Žižek scrive che “ci sono molte versioni degli eventi del mese scorso (Giugno) a Teheran“, quindi procede a scegliere quella di suo gradimento come se stesse sostenendo una squadra di calcio, semplicemente troppo ansioso di individuare i “buoni” e pronto a star loro dietro sempre e comunque. I Paesi e le società non sono visti come interessanti “esperimenti in corso”, da seguire e analizzare, piuttosto come “parco giochi” per annoiati stranieri con poco o niente da rischiare e l’entusiasmo per farsi gli affari degli altri. Tutto cio’ potrebbe essere divertente ma… è Politica?

E in effetti ci vengono date affermazioni totalmente prive di fondamento, come “Ahmadinejad non è l’eroe degli islamici poveri, ma un corrotto islamo-fascista, una specie di Berlusconi iraniano la cui miscela di atteggiamento clownesco e politica di potenza senza scrupoli sta causando disagio anche tra gli Ayatollah“. Cosa mai vuol dire “islamofascismo“? E come fa un populista a non essere l’eroe dei poveri, almeno nella misura in cui e’ percepito dai poveri? E che tipo di pensiero profondo si nasconde dietro la definizione di Žižek di Berlusconi come “un idiota corrotto”?

L’impressione è che quanto sopra non siano “osservazioni” o il risultato di una qualsiasi analisi, ma piuttosto dei punti speciosi, inventati a sostegno di un’indimostrabile equivalenza tra Berlusconi e Ahmadinejad. Forse Žižek sogna di essere in uno stadio di calcio, indossando una maglietta “Berlusconi è un idiota corrotto” sotto uno striscione “Ahmadinejad è un islamo-fascista”, mentre canta l’Internazionale e getta insulti contro un “dream team” avversario composto da Berlusconi, Ahmadinejad, ma anche Sarkozy, Bush Padre e Figlio, Reagan, e chissà, forse anche Nixon. Sulla panchina dei “nemici”: i fondatori del Ku Klux Klan.

Questo atteggiamento da “tifoso sognante” si vede anche nei paragrafi successivi. In un primo momento Žižek afferma che “è vitale” riconoscere che le manifestazioni iraniane sono state “un grande evento di emancipazione, che non rientra nel quadro di una lotta tra liberali filo-occidentali e fondamentalisti anti-occidentali”. Perché allora ricade subito nella vecchia abitudine di attaccare logore etichette a tutto ciò che si muove? “Se non facciamo [ciò che è vitale etc etc]], noi in Occidente entreremo in una era post-democratica, pronti per i nostri Ahmadinejads. Gli Italiani conoscono già il suo nome: Berlusconi”.

Addirittura.

Dietro a questi ragionamenti c’e’ un concetto un po’ peculiare di “democrazia”, e Žižek se ne rende conto visto che procede con lo spiegarcelo. Perche’ Žižek vuole “il Governo da parte della Sinistra”, una skaio-crazia che purtroppo per lui manca dal mondo reale. Una skaio-crazia che andrebbe applicata comunque, e nonostante, se non interamente contro la volontà delle pecore, pardon, del popolo.

Gli animali di allevamento non sono una metafora ironica: Žižek cita con entusiasmo come “manifestamente vero” il pensiero del giornalista americano Walter Lippmann, il quale, ci viene detto, “come Platone … vedeva il popolo come una grande bestia o una mandria smarrita” che “deve essere disciplinato da ‘una classe specializzata’” capace di vedere lontano.

Ma le parole di Lippmann sono del 1922. Per coincidenza (davvero?), in quello stesso anno Benito Mussolini ha conquistato il potere in Italia, introducendo il mondo ad una forma di governo chiamata fascismo, all’inizio popolare tra le élite occidentali, e probabilmente l’esperimento piu’ completo di governo da parte di una “classe specializzata” prima dell’avvento di Stalin.

E’ davvero doloroso leggere questa approvazione da parte di Žižek di una “democrazia come allevamento di animali”, dopo che un gruppo di “pastori del popolo” auto-nominati hanno ucciso centinaia di milioni di esseri umani, dalla Germania nazista al Grande balzo in avanti di Mao al genocidio di Pol Pot agli assassini politici di massa di Pinochet.

Ed e’ davvero curioso che pensieri di questo genere non si siano mai sopiti. Come dice Frank Furedi nel suo libro “La Politica della Paura“, “le élite politiche [contemporanee], svincolate dalla società e interamente incentrate sul presente, spingono per un’agenda misantropica che sottolinea la vulnerabilità delle persone e vede il comportamento individuale come un problema da gestire, [dimostrando] un forte elemento di disprezzo paternalistico [con la sensazione di fondo che] ci siano tutti questi misteriosi selvaggi là fuori, che hanno bisogno di sentirsi dire cosa fare” in cabina elettorale.

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Perché mai qualcuno dovrebbe considerare in modo cosi’ negativo la democrazia rappresentativa? In realtà, Žižek e’ preoccupato con la stessa organizzazione della società contemporanea. Il (secondo) esempio della direzione in cui vede “l’Occidente” evolvere, è Lee Kuan Yew, “il leader di Singapore che ha pensato e messo in pratica un ‘capitalismo con valori asiatici“. Nella “democrazia occidentale”, infatti, Žižek vede la lunga mano del “capitalismo”. E il “progresso capitalistico” viene esplicitamente dichiarato come estraneo a qualunque cosa la “democrazia” significhi.

Seguendo Alain Badiou, ci viene detto che “la democrazia elettorale è rappresentativa nella misura in cui essa è rappresentativa del capitalismo“; e che “le elezioni democratiche … non sono di per sé un’indicazione del vero stato delle cose“(un punto bizzarramente sostenuto utilizzando quel fulgido (si fa per dire) esempio di democrazia elettorale che e’ stata la Francia di Vichy).

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Le affermazioni su Berlusconi sono francamente mal argomentate e scritte, una grottesca insalata di inesattezze storiche e di “non sequitur”.

Niente di cui meravigliarsi, ovviamente, visto che la stessa esistenza di un politico/non-politico come Berlusconi e’ benvenuta nel mondo di Žižek come un candelotto lacrimogeno acceso, in una stanza senza porte e finestre:

(a) E’ ovviamente un errore considerare, come fa Žižek, quanto “resta della ‘sinistra’ italiana” come “ormai rassegnato al suo destino” sotto Berlusconi. Piuttosto, la ‘sinistra’ ha trascorso gli ultimi 15 anni, anche quando era al potere, parlando quasi sempre e solo di Berlusconi. I suoi componenti non sono vittime di una “cinica demoralizzazione“, quanto nemici ipnotizzati, incapaci di qualsiasi pensiero politico che non comprenda (odio contro) Berlusconi.

(b) Žižek rimprovera a Berlusconi di aver agito “più o meno spudoratamente” e di “comportarsi in modo tale da minare la sua dignità di Capo del Governo“, perché “la dignità della politica classica deriva dal suo elevarsi sopra il gioco degli interessi particolari della la società civile…nella sfera ideale del ‘citoyen’ in contrasto con la situazione di conflitto di interessi egoistici che caratterizzano il ‘borghese’“(ecco un altro attacco al capitalismo).

Ma come può questo pensiero andare d’accordo con quando lo stesso Žižek descrive cinicamente le ‘elezioni libere’ come il semplice “mostrare un minimo di cortesia” da parte di chi “è al potere [ma temporaneamente] fa finta di non detenere il potere”? I politici allora devono essere elevati rispetto agli elettori o no?

(c) Ci viene detto che “la scommessa dietro le volgarità di Berlusconi è che le persone si identificheranno con lui come rappresentante dell’immagine mitica dell’Italiano medio”. Questo è un mito diffuso, ma totalmente privo di fondamento, ancora una volta ripetuto da Žižek senza alcun elemento di prova a sostegno. Non spiega affatto le due sconfitte elettorali di Berlusconi, e non può essere riconciliato per esempio con la maggioranza relativa acquisita e poi conservata dal partito di Berlusconi tra gli Italiani all’estero, per esempio nel Regno Unito.

(d) Žižek sostiene che Berlusconi ha bisogno di “paura” per rimanere al potere. Eppure l’attuale Governo italiano e’ stato per mesi accusato di minimizzare ogni tipo di problema, dalla crisi finanziaria globale alla situazione delle vittime del terremoto a L’Aquila, ai problemi per il numero crescente di disoccupati o temporaneamente occupati, fino alla Influenza A. Amico e nemici riconoscono come Berlusconi cerchi sempre di presentare un volto felice, a volte anche troppo rilassato. Uno dei suoi ministri è stato rimproverato per aver suggerito che le scuole potrebbero rimanere chiuse se il contagio di influenza A sara’ peggiore del previsto.

Un esempio molto più vero di deimo-crazia, la manipolazione della paura per scopi politici, è in realtà la Gran Bretagna, dove saltiamo letteralmente da un allarme all’altro: quando la preoccupazione per il morbo della mucca inizia a scemare, arriva il Duemila, poi il riscaldamento globale, poi Blair e i suoi “45 minuti all’attacco da parte di Saddam“, poi l’Aviaria, poi una siccita’ da desertificazione, e adesso l’influenza “suina”. Il rischio per terrorismo e’ invariabilmente “Alto”, e chissa’ cosa ci riservera’ il futuro..

(e) Degli ultimi paragrafi su Berlusconi si può solo rabbrividire. La realtà “dello stato di emergenza“, introdotto da Berlusconi, nel luglio del 2008 è “dimostrata” citando un incidente dell’… Agosto 2007! Il che è circa otto mesi PRIMA che Berlusconi sia tornato al potere. Una ridicolaggine insomma, che precede una filippica rattoppata e infondata che include discorsi sull’”anti-semitismo ragionevole“, su violenza contro gli immigrati e sulla “barbarie berlusconiana“. Certo non c’è bisogno di commento quando l’autore di un articolo si toglie da solo ogni credibilita’.

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L’impressione generale è che il problema non sia la democrazia occidentale e/o elettorale, o personaggi come Berlusconi, Lee Kuan Yew o addirittura Ahmadinejad. Il problema per Žižek è se stesso, e il suo rapporto con un mondo occidentale post-1989 che non è stato in grado (almeno finora) di produrre un clima di fiducia politica significativa riguardo la “sinistra classica”. Gli elettori con regolarita’ non selezionano come rappresentanti membri di quella “classe specializzata” cui pensa di appartenere Žižek, classe che si presenta come l’unica “legittimata” a difendere i poveri, i lavoratori e in generale chiunque non sia un arco-capitalista.

Agli occhi di Žižek, il mondo intero è sottosopra: “la popolarità di Reagan aumentasa dopo ogni apparizione pubblica, proprio mentre i giornalisti enumeravano i suoi errori“. Ma piuttosto che cercare di capirne il perché, Žižek ha arbitrariamente deciso che le ragioni devono trovarsi all’interno della “mandria disorientata” chiamata popolo, e / o nelle astute, malvagi mani di populisti da tutto il mondo. Pertanto, se e quando il processo democratico anche solo temporaneamente fa languire partiti di sinistra all’opposizione, allora è l’intero processo democratico che va classificato come una manifestazione del capitalismo. La soluzione per Žižek è quindi di sbarazzarsi della democrazia elettorale del tutto. E infatti, le “elezioni democratiche che emanano un momento di verità” sono definite esattamente come quelle in cui le persone votano cosi’come Žižek vorrebbe che votassero.

Žižek non e’ solo. Anche Thomas L Friedman del New York Times ha confessato la sua invidia per il sistema autocratico cinese, cosi’ “efficiente” nell’occuparsi di questioni ambientali visto che non deve “perdere tempo” a dialogare con un’opposizione democratica. Come ha fatto notare Jonah Goldberg, studioso e autore di “Liberal Fascism”, si tratta degli stessi argomenti che negli anni Venti resero Mussolini popolare in Europa e anche negli USA, grazie ai treni che arrivavano in orario e alle paludi pontine che venivano prosciugate.

Il fatto poi che le piu’ grandi catastrofi ambientali, come il prosciugamento del Lago d’Aral, siano legate proprio a sistemi autocratici e per questo incapaci di evitare colossali errori, apparentemente a Žižek o Friedman non interessa.

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Tutto sommato, l’articolo di Žižek rappresenta la sconfitta di quella parte della “sinistra classica” che si ritiene come un Sansone collettivo prossimo alla morte (politica) e quindi e’ determinato ad uccidere (politicamente) tutti i Filistei. O usando una metafora forse ancora piu’ appropriata, , o, meglio ancora, come un bambino antipatico che fa i capricci per una e una sola ragione: perché le cose non vanno a modo suo.

“Nessuno sta dalla parte di Rosarno: ecco perchè in Calabria vince la ‘ndrangheta, e perde lo Stato”

Segnalo questo blog sulla situazione a Rosarno, scritto da Peppe Caridi. Non sono d’accordo su tutti i dettagli ma la conclusione e’ straordinaria nel suo centrare l’antico problema della Calabria:

Quella di Rosarno è stata una guerra fra poveri: da un lato c’erano poveri Italiani, dall’altro c’erano poveri Africani. Hanno perso tutti, ma l’intellighenzia culturale del nostro Paese ha deciso che “i negri hanno ragione” e che i cittadini di Rosarno sono “razzisti e xenofobi”. L’hanno detto e l’hanno scritto un pò tutti, tranne la ‘ndrangheta: l’unica organizzazione che ha deciso di stare dalla parte di Rosarno. Gli altri non possono stare dalla parte di Rosarno perchè pensano che Rosarno sia la ‘ndrangheta. Perchè pensano solo a quei 300 affiliati criminali, non certo rappresentativi anche degli altri 15.700 Rosarnesi onesti e sani.
Qualcuno, tra loro, ha detto di voler fondare un circolo della ‘Lega Nord’ a Rosarno: c’è già a Pantelleria, e una ragazza di Scilla, Carmela Santagati, 29 anni, alle ultime elezioni Europee del 6 e 7 giugno 2009 s’è candidata con la ‘Lega Nord’ in Calabria e ha preso quasi duemila voti. Probabilmente sarà candidata anche alle vicine elezioni Regionali nella lista Calabrese della ‘Lega Nord’, che – strano ma vero – in Calabria rappresenta oggi l’ultimo presidio dello Stato contro la ‘ndrangheta, l’unico appiglio possibile per la gente comune rispetto alla ‘ndrangheta, l’unica organizzazione che – come la ‘ndrangheta – in situazioni simili sceglie di stare dalla parte dei cittadini.

Come ci siamo ridotti…da culla della civiltà Mediterranea, a regno dei paradossi. Siamo costretti a scegliere tra la Lega Nord e la ‘ndrangheta perchè tutti gli altri stanno contro di noi.

Incontro in Ambasciata A Londra Per i Senatori Quagliariello E Casoli (PdL) il 17 Novembre

I Senatori si sono dimostrati particolarmente interessati a comprendere sia i meccanismi interni della politica britannica, sia il modo in cui i mass-media locali si pongono da intermediari fra il Governo e l’opinione pubblica

Cliccare qui per leggere il resto del mio articolo su ItaliaChiamaItalia.

Il Papa Ai Vescovi: State Lontani Dai Dettagli Della Politica

Un messaggio molto forte e chiaro, quello di Benedetto XVI…se non fosse che i Vescovi italiani, che ne avrebbero tanto bisogno, probabilmente non saranno molto recettivi, adducendo chissa’ anche difficolta’ con la lingua inglese…

Ecco quello che ha riferito IN INGLESE l’agenzia di stampa Zenit riguardo il discorso del Papa al pranzo con i partecipanti del recente Sinodo della Chiesa Africana (mia traduzione):

IL PAPA AI VESCOVI: SIATE REALISTICI, NON TROPPO POLITICI

[...] la dimensione politica e’ anche molto reale, perche’ senza realizzazioni poltiche, queste nuove cose dello Spirito non vengono realizzate in maniera diffusa [...] la tentazione avrebbe potutto essere politicizzare il tema (del Sinodo) parlare meno del lavoro pastorale e piu’ della politica, con una competenza che non e’ nostra

[...] il giusto mezzo significa da una parte essere davvero in contatto con la realita’ )delle cose), attenti a parlare di quello che e’, e, dall’altra parte, a non cadere in (discussioni riguardo i) dettagli delle soluzioni politiche [...]

Ecco invece quello che ha riferito IN ITALIANO la stessa Zenit riguardo lo stesso discorso del Papa allo stesso pranzo con gli stessi partecipanti dello stesso Sinodo di cui sopra:

BENEDETTO XVI: IL SINODO HA FATTO UN BUON LAVORO

[...] Il tema “Riconciliazione, giustizia e pace” implica certamente una forte dimensione politica, anche se è evidente che riconciliazione, giustizia e pace non sono possibili senza una profonda purificazione del cuore [...]

la tentazione poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da pastori e più da politici, con una competenza, così, che non è la nostra [...]

questa mediazione comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà, attenti a parlare di quanto c’è, e dall’altra non cadere in soluzioni tecnicamente politiche [...]

Si potra’ dire che il discorso in italiano e’ probabilmente quello originale pronunciato dal Papa…ma allora perche’ prendersi la briga di sottolineare nell’articolo in inglese questo equilibrio della “politica episcopale si’ ma non troppa”?

Dieci Domande, Molte Risposte – Resoconto Del Dibattito A Oxford

Dieci domande, molte risposte
(resoconto del dibattito a Oxford – mia traduzione dell’originale in inglese di Ferdinando Giugliano)

Il convegno/dibattito sul caso de La Repubblica e sulla libertà di stampa in Italia [organizzato a Oxford il 21 ottobre 2009] ha generato considerevole attenzione e interessanti risposte.

Più di un centinaio di persone hanno partecipato al primo seminario organizzato dal Programma Axess nell’ambito del progetto “Il Giornalismo Italiano nell’Età di Silvio Berlusconi“. L’evento si è svolto nella Tayloriana Institutio a Oxford ed è stato organizzato in una collaborazione tra la rete di ricerca “Studi Italiani a Oxford” (ISO) e la Società Italiana dell’Università di Oxford.

La discussione, presieduta da John Lloyd, direttore del programma Axess, è stata iniziata dal Dr. Mark Donovan, libero docente (“Senior Lecturer”) in scienze politiche presso l’Università di Cardiff. Donovan ha delineato l’evoluzione della scena politica italiana nel corso degli ultimi quindici anni. In particolare, ha sottolineato come molti dei temi che caratterizzano l’atteggiamento degli italiani nei confronti del mondo politico, per esempio la loro scarsa fiducia nelle istituzioni, sono condivisi dai cittadini di molti altri Paesi europei. Al tempo stesso, però, Donovan ha anche sottolineato l’importanza di considerare l’Italia un Paese in transizione, cosa che lo rende molto diverso dal resto d’Europa.

Enrico Franceschini, corrispondente e capo dell’ufficio di Londra de La Repubblica, ha illustrato i motivi per cui il suo giornale ha posto domande al Primo Ministro sul suo recente comportamento. Ha inoltre detto di pensare che l’Italia è un Paese dove la libertà di stampa esiste, ma che al tempo stesso il controllo da parte del Primo Ministro sui mass-media che contano davvero (come la TV) è un problema serio, che rende l’Italia piuttosto simile alla Russia. Franceschini ha anche espresso alcune serie preoccupazioni riguardo i recenti attacchi mediatici contro coloro che hanno osato criticare Berlusconi, come il tentativo di “killeraggio” contro il giudice Mesiano.

Dopo questi due contributi, è stato il turno di Maurizio Morabito, addetto stampa della Costituente di Londra del partito di centro-destra “Popolo della Liberta’” (PdL). Morabito ha mostrato come i problemi della libertà di stampa in Italia siano certamente precedenti a Berlusconi. Uno sguardo più da vicino a quanto riportato dalla organizzazione Freedom House (che come noto ha declassato l’Italia a Paese in cui la stampa è solo parzialmente libera) mostra anche che il punteggio dell’Italia e’ solo marginalmente peggiorato durante l’era Berlusconi. Morabito ha inoltre affermato che le dieci domande de La Repubblica non sono innocenti e ha detto di pensare che le vere minacce alla libertà di stampa in Italia non riguardano Berlusconi, ma aspetti come l’influenza politica sulla RAI e le leggi sulla diffamazione.

Il professor Andrea Biondi, Segretario del Partito Democratico di Londra (PD), ha invitato a separare le diverse questioni relative a Berlusconi e a guardare ciascuna di esse singolarmente. Biondi ha riconosciuto che vi sia stata una grave mancanza da parte dell’Opposizione nel trattare il conflitto d’interessi di Berlusconi, ma ha anche sottolineato come ci dovrebbe essere un serio dibattito a livello europeo sulla questione del pluralismo in Italia.

Le presentazioni sono state seguite da un lungo dibattito, che ha fatto durare l’evento oltre due ore. Il Dottor David Hine, Docente di Politica presso l’Università di Oxford e membro del comitato direttivo ISO, ha sottolineato il fallimento dei giornalisti italiani, che non hanno permesso al pubblico italiano di capire l’importanza del ruolo di “arbitri” in una democrazia. Su questo punto si è detto d’accordoEnrico Franceschini.

Il Professor Federico Varese del Dipartimento di Criminologia ha paragonato la situazione italiana con quella russa, in particolare per quanto riguarda le angherie subite da persone che si oppongono al potere politico. Il Professor McLaughlin, Professore di italiano a Oxford e membro del comitato direttivo ISO, ha suscitato un lungo applauso quando ha chiesto perché Berlusconi non risponde alle dieci domande de La Repubblica. Maurizio Morabito ha confutato le critiche di Varese e sottolineato come Berlusconi non risponderà per il momente a La Repubblica visto che quel gesto sarebbe visto come un capitolare di fronte al nemico.

A seguire il dibattito, ci sono stati un ricevimento e una cena, tenuti nel famoso Christ Church di Oxford. In quella occasione, il Dr Hine ha dichiarato di pensare che uno dei fatti più interessanti a emergere dalla tavola rotonda sia stato il fatto che non esiste una soluzione facile al problema. Questo è certamente vero, ma continuiamo a sperare che i seminari come quello di ieri e quelli che si terranno in futuro, portino le persone un po’ più vicino a trovarne una.

(vedi anche “Straordinario Successo a Oxford per il Dibattito ‘Mezzi di Comunicazione e Democrazia in Italia’)

Straordinario Successo a Oxford per il Dibattito ‘Mezzi di Comunicazione e Democrazia in Italia’

(originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Londra – Grandissima partecipazione di pubblico il pomeriggio del 21 ottobre a Oxford, nella sala del Taylorian Institute, per il convegno/dibattito “Mezzi di comunicazione e Democrazia in Italia – Quale Liberta’? E di chi? – Berlusconi e il caso delle dieci domande di Repubblica”.

Il convegno, organizzato dal Programma “Axess” su Giornalismo e Democrazia, ha visto la partecipazione del Prof. Mark Donovan, docente di Storia della Politica Italiana all’Universita’ di Cardiff; di Enrico Franceschini, corrispondente de La Repubblica da Londra; il Prof. Andrea Biondi, segretario della sezione PD di Londra; presente anche Maurizio Morabito, corrispondente da Londra di Italiachiamaitalia.com, in qualita’ di Addetto Stampa della Costituente del PdL sempre a Londra.

In un’atmosfera di dibattito via via piu’ acceso ma mai sopra le righe, il Prof. Donovan ha illustrato la situazione politica italiana in termini anche di liberta’ di stampa con dovizia di particolari e un equilibrio fra le due parti avverse davvero fuori dal comune. Dal canto suo Franceschini ha descritto qual e’ la posizione de La Repubblica, e come secondo lui seppur l’Italia non sia una dittatura, l’attivita’ politica di Berlusconi sia diventata un impedimento per tutti.

Morabito ha quindi sottolineato come il problema della liberta’ di espressione in Italia, anche secondo quanto riportato da studi internazionali come quello di Freedom House, precede e va ben al di la’ del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, e se c’e’ qualcosa da cambiare sono le leggi riguardanti la diffamazione a mezzo stampa e non solo, al momento troppo restrittive. Infine il Prof. Biondi ha sottolineato l’anomalia della situazione italiana, dove il potere politico e quello mediatico periodicamente coincidono.

E’ toccato quindi agli interventi dal pubblico, in una sala gremita ai limiti della capienza da decine di persone. Fra le domande piu’ interessanti, da segnalare quelle riguardo il perche’ il giornalismo italiano non si sia mai sviluppato come “terza forza” indipendente; e perche’ Berlusconi abbia una pessima reputazione all’estero. E fra i punti di maggiore contesa, il paragone fatto da alcuni fra l’Italia e la Russia, e il perche’ Berlusconi non abbia ancora risposto alle dieci domande di Repubblica (che poi in realta’ sono venti).

A conclusione della serata, l’Axess ha offerto la cena all’interno del prestigioso Christchurch College, in un’atmosfera sempre rilassata dove l’unico punto di assoluto disaccordo ha riguardato l’eventuale danno che il comportamento del Primo Ministro starebbe o non starebbe facendo alle Istituzioni della Repubblica.

Sulla base del successo della manifestazione, verranno quasi sicuramente organizzati ulteriori incontri su temi similari.

Mastella e lo Strano Caso delle Curiose Coincidenze

(sono passati quasi due anni, e siamo punto e daccapo)

(originariamente pubblicato il 21 gennaio 2008)

10 Aprile 07: Mastella: “Con il referendum c’è la crisi di governo

16 Gennaio 08: Secondo il Calendario della Camera dei Deputati, il Ministro della Giustizia (Mastella) deve riferire sull’attività del suo dicastero.

16 Gennaio 08: Giusto quel giorno, partono gli avvisi di garanzia all’UDEUR. Dimissioni di Mastella.

16 Gennaio 08: L’ex-Presidente della Repubblica Scalfaro si chiede il motivo dell’urgenza dei provvedimenti della magistratura (il GIP, nella fretta, ha dovuto immediatamente ricusarsi).

16 Gennaio 08: La Corte Costituzionale approva il referendum. Mastella, occupato d’altro, non fa per il momento andare in crisi il governo.

21 Gennaio 08: Mastella si decide a mandare in crisi il Governo. Perche’ proprio oggi?

21 Gennaio 08: Il Cardinale Bagnasco dice che l’Italia e’ un “Paese [che] si presenta sempre più sfilacciato“. Inutile immaginarsi a chi bisognerebbe rivolgersi per rimettere le cose a posto…

Di Biagio vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra

(originale uscito su ItaliaChiamaItalia: “Italiani all’estero, Di Biagio (PdL) vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra“)

(cliccare qui per una Rassegna Stampa sull’iniziativa “Protesta al Times”)

Esponenti del PdL e dell’associazione “Sicilia in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times.

E’ possibile organizzare con successo in ventiquattro-ore-ventiquattro una “Instant Demonstration”, una protesta con minimissimo preavviso contro l’ennesima manipolazione dell’informazione da parte di una famosa testata giornalistica, purtroppo ultimamente nota piu’ per la pletora di articoli contro l’Italia e gli Italiani che per la qualita’ dei contenuti? Si’, e’ possibile. Ed e’ il risultato della “sfida” lanciata dall’on. Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL, ai simpatizzanti residenti a Londra (e Manchester).

L’obiettivo della “sfida” consisteva nel riuscire a consegnare una lettera di protesta contro il Times, direttamente nella sede di Virginia St./Pennington St. in un solo giorno e per una volta personalmente, in questa epoca dove la posta elettronica la fa da padrona. Personalmente, e quindi dimostrando, per il semplice fatto di esserci, quanto una questione venga ritenuta importante; anzi, personale.

Naturalmente, tutto cio’ non poteva risolversi nel semplice accelerare quanto normalmente fatto dal postino. E quindi, fra l’una del pomeriggio del giovedi’, e l’una del pomeriggio del venerdi’ quando la dimostrazione e’ cominciata, la “sfida” e’ consistita nel preparare il materiale e i comunicati necessari; allertare stampa e televisione; identificare il posto e l’ora migliore in cui dimostrare; ottenere l’autorizzazione della Polizia, e infine raccogliere un numero sufficiente di adesioni, nonostante il giorno feriale (ma non troppe, per evitare problemi, appunto, con l’autorizzazione).

Alla fine (di fronte a cinque poliziotti che forse si aspettavano qualcosa di diverso da un gruppo di persone decise ma tranquille, in giacca e cravatta) esponenti del PdL e di “Siciliani in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times. Sono state sventolate bandiere italiane, mostrati cartelloni di protesta e distribuiti a incuriositi giornalisti e altri lavoratori dell’informazione volantini dove veniva chiesto in maniera accorata di ridare supremazia a un giornalismo che rispecchi fatti e opinioni in maniera equa. Nel frattempo, l’on. Di Biagio, in compagnia di una troupe televisiva RAI e di un gruppo piu’ ristretto di persone, si recava poco piu’ avanti, alla Times House, per consegnare la lettera di protesta come preannunciato in una cerimonia informale e amichevole.

Difficile che al Times si aspettassero di vedere improvvisamente apparire cosi’ presto l’on. Di Biagio e altri esponenti della comunita’ italiana, quasi prima che si asciugasse lo stesso inchiostro di stampa delle infamanti accuse contro successivi Governi italiani. Certo, il Times stesso aveva causato giorni prima una protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Londra, riguardo i commenti della testata sul Lodo Alfano. Pur tuttavia, non e’ roba di tutti i giorni neanche nella Londra delle mille nazionalita’, vedersi arrivare un agguerrito e accompagnato Parlamentare straniero, deciso a manifestare il suo “disgusto” per quanto pubblicato. Significativo in proposito il tono della risposta del Direttore Responsabile del Times, James Harding, e il suo voler sottolineare di aver preso la manifestazione “con grande serieta’”, arrivando ad augurarsi di non aver perso lettori a causa di quest’ultima polemica.

Un grande pregio dell’iniziativa dell’on. Di Biagio (mediaticamente riuscita, con spazi su varie testate giornalistiche, incluse ItaliaChiamaItalia e La Repubblica, e anche al Tg2) e’ insomma consistito nel sottolineare, con la presenza fisica, come al centro della dialettica politica internazionale ci siano in ultima analisi delle persone.

Le polemiche, infatti, continueranno. Ma chi gestisce un giornale specie cosi’ famoso, si e’ dovuto rendere per una volta conto che le sue parole possono davvero avere conseguenze anche pesanti: perche’ dall’altra parte non ci sono personaggi di fantasia, categorie dello spirito, o finanche solo Istituzioni impersonali, ma persone, in questo caso un uomo politico italiano, e gli Italiani residenti in Gran Bretagna, determinati a non subire supinamente la continua grancassa che non smette mai di tuonare contro Silvio Berlusconi, e quindi contro l’Italia tutta. Una lezione, questa per The Times, che se compresa appieno puo’ finanche cambiare le “regole del gioco”.

E adesso Berlusconi e’ il Presidente del Consiglio di tutti (ma proprio tutti)

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

E’ necessario esprimere il proprio appoggio e solidarietà al Presidente Berlusconi, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul “Lodo Alfano” il 7 ottobre scorso? In realtà, sembra quasi superfluo. Per una serie di motivi:

(1) Tale sentenza, apparsa su tutti i giornali, spesso in prima pagina, e in tutti i canali radiotelevisivi, sia in Italia che all’estero (ha occupato il “ticker” di Sky News in Gran Bretagna per un po’ di ore), ha reso ormai il Presidente del Consiglio popolarmente noto a livello mondiale alla pari di Barack Obama, un vero e proprio “fenomeno culturale” dei nostri tempi. E vista la sua longevita’ politica (il doppio, ormai, degli otto anni max concessi all’inquilino della Casa Bianca), c’e’ da chiedersi se questi anni saranno ricordati in futuro, in tutto il mondo, davvero come “L’Eta’ di Berlusconi”.

(2) La sibillina sentenza della Corte Costituzionale (che bisogna augurarsi in futuro senta il bisogno se non la necessita’ di usare la piu’ limpida chiarezza) ha purtroppo emarginato la posizione del Presidente della Repubblica, il cui giudizio in materia costituzionale è stato duramente bocciato dalla Consulta a pochi giorni dalle accuse di “viltà” riguardo la firma sullo scudo fiscale. Tutto cio’ non puo’ che polarizzare ulteriormente lo scenario politico nazionale, a tutto vantaggio appunto del Presidente Berlusconi.

(3) Le reazioni al limite dello scandalizzato da parte di tanta stampa contro le parole di fuoco pronunciate dal Presidente del Consiglio riguardo lo “sputtanamento”, rivelano in ultima analisi sia l’incapacita’ da parte di tale stampa di ricevere invece che solo dare critiche, come se si trattasse di Lesa Maesta’ nei confronti del Quarto Potere; sia l’impegno politico che caratterizza la “linea narrativa giornalistica” piu’ alla moda dei nostri tempi, con il “mostro” Silvio cui rispondere sul piano, appunto, politico invece che professionale.

(4) Infine, nei confronti del Presidente Berlusconi si e’ levato fin dall’indomani della sentenza della Corte Costituzionale un coro di appelli affinche’ non si dimetta, anche e soprattutto dalla opposizione (persino Di Pietro si e’ rifugiato in un timidissimo richiamo strettamente “tecnico, non politico”): un comportamento che ribadisce una volta di piu’ come non ci sia alternativa alcuna all’attuale Governo.

E allora speriamo che finalmente ci si renda conto di una semplicissima verita’ di ogni democrazia liberale come quella italiana: e cioe’ di come Berlusconi sia, davvero, il Presidente di tutti (ma proprio tutti).

Berlusconi lo Sfacciato. A difesa del Primo Ministro italiano – di William Ward

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Newsweek di questa settimana pubblica una “difesa di Berlusconi” (in inglese).

Qui di seguito, ItaliachiamaItalia vi propone la traduzione a cura di Maurizio Morabito, connazionale residente nel Regno Unito.

Fra le infinite esasperazioni da parte di commentatori stranieri, una consistente maggioranza di elettori italiani continua ad ignorare i loro rimproveri e i loro allarmi circa il Primo Ministro Silvio Berlusconi. Ma comunque bizzarre le sue dichiarazioni pubbliche, e comunque non-politicamente-corretta la sua vita privata, sulla scena politica gli italiani continuano a preferire questo coriaceo Don Giovanni di 73 anni a chiunque altro.

Strana come possa sembrare questa preferenza ad estranei, ci sono diversi motivi molto italiani per il continuo potere politico interno di Berlusconi. Per cominciare, i politici italiani hanno una lunga tradizione di nascondere agli elettori la loro vita privata e i loro subdoli accordi. Il risultato e’ che le persone raramente sanno per cosa stiano votando. Prima del 1993 (l’inizio dell’era Berlusconi) coalizioni su coalizioni continuavano a succedersi, e da allora a oggi la debolezza della sinistra ha portato ambiguità nella sua linea politica (a parte la sua opposizione a Berlusconi). Con lui, almeno, quello che vedi è quello che è. Anzi, si potrebbe dire che la sua virtù più grande sia il fatto che i suoi vizi siano così chiaramente e spudoratamente in mostra.

Mentre i suoi avversari possono disprezzare il cattivo gusto dimostrato dal personaggio pubblico che è il Primo Ministro (gli abiti sgargianti, la petulanza, gli indelicati commenti riguardo altri leader mondiali) e la sua noiosa auto-glorificazione (si e’ paragonato a Napoleone e Gesù), gli elettori italiani hanno, in tre elezioni, scelto quanto ben conoscono invece che i suoi avversari a sinistra, grigi e affaticati.

Non è solo una questione di capacità mediatica; gli italiani apprezzano anche il suo lavoro duro come politico attento al dettaglio, e come stratega elettorale. Berlusconi non solo ha reso lodevolmente chiaro il suo piano antiburocratico e favorevole al “business”, in un Paese dove non esistono Manifesti di Partito, ma ha anche messo insieme una efficace coalizione fatta da elementi disparati, a volte ostili fra di loro, nel centro-destra. Nessun altro politico conservatore ha avuto la pazienza, l’astuzia, o il carisma per fare lo stesso. E questa capacità di tenere insieme una coalizione ha dato i suoi frutti. Berlusconi è il solo Premier del dopoguerra italiano ad aver governato per una durata totale di cinque anni. Che non è solo un record, ma ha anche contribuito alla stabilità dell’Italia e alla sua coerenza.

Questo aiuta a spiegare perché, nonostante una lunga campagna estiva da parte della stampa di sinistra (che include tre dei primi quattro quotidiani d’Italia, uno dei suoi due maggiori periodici, e due dei sette canali televisivi nazionali) e volta a esporre le sue “prodezze” con ragazze squillo e stelline minorenni, secondo i sondaggi gli italiani a maggioranza hanno deciso che a loro tutto cio’ non importa, e continuano dunque a concedergli il “beneficio del dubbio”.

E consente inoltre di spiegare la persistente disponibilità degli italiani a tollerare i suoi altri difetti. Sì, Berlusconi tenta in modo grossolano e miope di mettere a tacere i suoi avversari, e di mettere in evidenza i suoi successi sui mezzi di comunicazione di massa – compresi i tre canali TV di sua proprietà, quelli di proprietà dello Stato a da lui quindi controllati come Primo Ministro, il suo quotidiano e il suo periodico. Ma in questo è solo l’erede di una ben consolidata tradizione italiana. Basta esaminare vecchie registrazioni dai canali statali RAI, quando la sinistra era al potere, per notare un comportamento molto simile.

Che dire allora delle accuse che Berlusconi abbia giocato al limite e oltre il limite della Legge quando stava costruendo il suo impero commerciale? E del suo impegno come Primo Ministro per abbreviare i termini di prescrizione dei reati e di concedere l’immunità a se stesso nei confronti di tai accuse (un tentativo spettacolarmente rovesciato dalla Corte Costituzionale) ? L’immunità in sé non era così insolita; molte altre democrazie europee la concedono ai loro leader, almeno per il periodo durante il quale sono in carica. E sì, è possibile che il Primo Ministro non abbia esattamente seguito vie strettamente legali. Ma le suoi frequenti denunce che i Magistrati in Italia (un gruppo molto politicizzato e a schiacciante maggioranza di sinistra) lo stiano perseguitando non sono del tutto irragionevoli. Qualsiasi osservatore spassionato del tempo che certi giudici-crociati dedicano a Berlusconi, e la poca attenzione che sembrano concedere ai suoi
numerosi rivali in affari, è sufficiente a convincere molti italiani che sotto sotto qualcosa di strano ci sia davvero.

E quindi gli italiani continuano a sostenere Berlusconi, che rende chiaro cosa pensa ed è lodevolmente diretto nel suo astuto modo di fare. Una figura polarizzante e divisiva non è necessariamente una cosa negativa in un Paese dove i partiti politici hanno tradizionalmente fatto i loro accordi a porte chiuse. Se i Giudici in Italia ora riuscissero a farlo dimettere, andrebbero contro almeno la metà degli elettori italiani. E una lotta costituzionale è l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia in un periodo di crisi.

William Ward è un giornalista che si occupa dell’Italia dal Regno Unito, corrispondente da Londra per Panorama e Il Foglio.

Obama Vince Il Novel Per La Pace 2009

Oslo, 9 Ottobre (MNN) – L’incessante menzionare del termine “pace” da parte del Presidente USA Barack Obama e’ stato premiato con il Novel per la Pace 2009. “No, non e’ un errore fatto alla tastiera da qualcuno troppo stanco un Venerdi’ sera“, ha detto una fonte anonima. “Il fatto e’ che preferiamo premiare un futuro pieno di speranze piuttosto che un passato pieno di rimorsi“.

In altre notizie: i blogger di tutto il mondo sono contentissimi oggi di sapere che, per intascarsi un milione di dollari e piu’, tutto quello che bisogna fare e’…parlare!

Suicidio Assistito – Le Domande Per I Cittadini Britannici (In Italiano)

Di seguito la traduzione dei “fattori di scelta” fra cui possono da oggi scegliere i Cittadini del Regno Unito nella Consultazione sul Suicidio Assistito promossa dal Procuratore Generale.

Andando all’apposito sito web, e’ possibile scaricare un file Word dove al pubblico e’ richiesto di indicare quali fattori siano ritenuti i piu’ importanti nella scelta se portare o no avanti l’azione penale contro chi aiuti un suicidio (ricordiamo che in Gran Bretagna non c’e’ l’obbligatorieta’, dell’azione penale):

(“vittima“: il suicida; “sospetto“: chi ha aiutato il suicida)

FATTORI AGGRAVANTI

(1) La vittima era sotto i 18 anni di età.

(2) La capacità della vittima di prendere una decisione ponderata era stata compromessa da riconosciute malattie mentali o difficoltà di apprendimento.

(3) La vittima non aveva un chiaro, stabilito e informato desiderio di suicidarsi, per esempio, la storia della vittima suggerisce che il suo desiderio di suicidio era temporaneo o soggetto a cambiamenti

(4) La vittima non aveva indicato in modo inequivocabile al sospetto che lui o lei voleva suicidarsi

(5) La vittima non aveva chiesto personalmente di sua iniziativa l’assistenza del sospetto

(6) La vittima non aveva:

> Una malattia terminale, oppure
> Una disabilità fisica grave e incurabile, o
> Una condizione fisica degenerativa grave

da cui non vi era alcuna possibilità di recupero.

(7) Il sospetto non e’ stato completamento motivato da compassione, per esempio, e’ stato motivato dalla prospettiva che egli/ella o una persona con cui e’ strettamente collegato/a avrebbe avuto un qualche vantaggio dalla morte della vittima.

(8) Il sospetto aveva convinto, fatto pressioni o maliziosamente incoraggiato la vittima a commettere il suicidio, o aveva esercitato un’influenza impropria nel processo decisionale della vittima, e non aveva adottato misure ragionevoli per garantire che qualsiasi altra persona che non l’avesse fatto.

(9) La vittima era fisicamente in grado di commettere da sola l’atto compiuto dal sospetto per aiutarla a suicidarsi.

(10) Il sospetto non era il coniuge, il partner o un parente stretto o non aveva un rapporto stretto e personale di amicizia con la vittima.

(11) Il sospetto era sconosciuto alla vittima e l’aveva assistita a commettere suicidio fornendo specifiche informazioni via, per esempio, un sito web o una pubblicazione.

(12) Il sospetto aveva fornito assistenza a più di una vittima senza che queste si conoscessero l’un l’altro.

(13) Il sospettato ha ricevuto una ricompensa dalla vittima o da persone a quella vicine per la sua assistenza.

(14) Il sospetto si era occupato della vittima in un ambiente come una casa di riposo.

(15) Il sospetto era consapevole che la vittima aveva pianificato di suicidarsi in un luogo pubblico in cui era ragionevole pensare che membri del pubblico potessero essere presenti.

(16) Il sospettato era/e’ membro di un’organizzazione o di un gruppo, il cui obiettivo principale è quello di fornire un ambiente / le condizioni (a pagamento o meno) in cui per consentire un altro a commettere suicidio.

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FATTORI ATTENUANTI

(1) La vittima aveva un chiaro, stabilito e informato desiderio di suicidarsi

(2) La vittima aveva indicato in modo inequivocabile al sospetto che lui o lei voleva suicidarsi

(3) La vittima aveva chiesto personalmente di sua iniziativa l’assistenza del sospetto

(4) La vittima aveva:

> Una malattia terminale, oppure
> Una disabilità fisica grave e incurabile, o
> Una condizione fisica degenerativa grave

da cui non vi era alcuna possibilità di recupero.

(5) Il sospettato e’ stato interamente motivato da compassione.

(6) Il sospetto era il coniuge, il partner o un parente stretto o un amico intimo della vittima, nel contesto di un rapporto di mutuo sostegno di lunga durata.

(7) Le azioni del sospetto, anche se sufficiente per rientrare nella definizione del reato, sono state solo di assistenza o influenza minore, o l’assistenza che la il sospetto ha fornito erano conseguenza del suo abituale lavoro regolare.

(8) La vittima non era fisicamente in grado di commettere da sola l’atto compiuto dal sospetto per aiutarla a suicidarsi

(9) Il sospetto ha cercato di dissuadere la vittima dall’intraprendere la linea d’azione che ha portato al suo suicidio.

(10) La vittima aveva preso in considerazione e seguito in misura ragionevole trattamento e opzioni di cura riconosciuti.

(11) La vittima aveva in precedenza tentato il suicidio ed era probabile che provasse di nuovo.

(12) Le azioni del sospetto possono essere pensate come aiuto riluttante di fronte di una volontà determinata da parte della vittima di suicidarsi.

(13) Il sospetto ha pienamente assistito la polizia nelle indagini sulle circostanze del suicidio o del tentativo e sulla sua parte nel fornire assistenza.