La Sindrome di Scassandra

no, il titolo non e’ un refuso…un’altra versione: “Accusiamo i catastrofisti di complicita’ in genocidio?

Proviamo un “se voi foste il giudice”…siamo al processo contro una babysitter perche’ il bambino cui stava badando e’ finito in ospedale cadendo da un tavolo. La babysitter dichiara di non aver fatto personalmente del male al bambino, e tutti sono d’accordo sull’argomento. Pur tuttavia si sa anche che la babysitter, pur consapevole del fatto che il bambino stesse giocando al gioco dei contrari, gli ha intimato di non salire sul tavolo perche’ preoccupata, appunto, che cadesse da quell’altezza.

Se voi foste il giudice…pensereste che la babysitter fosse innocente?

Io no.

Come commentare allora coloro i quali, pur nutrendo ragionevolissime preoccupazioni riguardo argomenti come l’evoluzione del clima, o il picco del petrolio, continuano a ripetere argomentazioni ed azioni gia’ dimostratesi fallimentari, nonostante la consapevolezza (di tutti) che tutto cio’ non abbia mai portato, e quindi mai potra’ portare da nessuna parte? Sono “colpevoli”, evidentemente anche loro…e colpevoli poi di “complicita’ in genocidio”, perche’ a loro dire qualora non si facesse niente ci aspetta un futuro di morte a livello, appunto, di genocidio.

L’unica loro possibilita’ di salvezza dall’accusa di “complicita’ in genocidio” sara’ dimostrare allora che non abbiano comunque troppo sale in zucca (e non dico che cio’ sarebbe difficile…).

Esiste evidentemente un problema di comunicazione fra chi nutre certe preoccupazioni ed il mondo esterno. E’ chiaro anche a tutti che il mondo esterno non accetta il primo profeta che capita. Piu’ straordinarie siano poi le affermazioni, piu’ straordinarie dovranno essere le prove a supporto. Maggiore la richiesta di cambiamento sociale e/o addirittura psicologico, maggiore sara’ il fronte di coloro che si dimostreranno recalcitranti al cambiamento (e meno male, altrimenti saremmo tutti gia’ morti dietro questo o quel profeta di morte).

Si tratta di nozioni gia’ stra-note e al limite del banale. Eppure continuiamo a vedere questo stesso cozzare di teste contro gli stessi muri per le stesse ragioni.

Peggio: alcuni fra quella serie di teste prossime all’auto-danneggiamento, invece di acquisire consapevolezza della situazione e provare un registro piu’ efficace, hanno elaborato una loro psicosociofantasia fra lo strambo e il patetico, rifugiandosi fra le confortevoli braccia della “Sindrome di Cassandra“.

L’idea e’ molto semplice…piu’ di uno e’ convinto di conoscere il futuro (=sapere esattamente come andra’) ma di essere condannato a rimanere inascoltato come, appunto, Cassandra. Ci sono vari aspetti a livello psicologico, in proposito, fra i quali:

  • Le preoccupazioni per il futuro diventano una certezza che capitera’ il peggio
  • Il problema dell’essere inascoltati in passato diventa la convinzione che nessuno ascoltera’ mai

Al catastrofismo piu’ orripilante si accoppia quindi il rigetto del mondo esterno, un rigetto tanto piu’ illogico quanto piu’ la soluzione del problema (cambiamenti climatici, o picco del petrolio) comporta il lavorare assieme al mondo esterno.

E se dietro tutto questo ci fosse una specie di “desiderio di morte” (di nuovo, rendendo appropriata l’accusa di complicita’ in genocidio)? Il Prof. Giampiero Tre Re, “docente di filosofia, psicologia e scienze sociali, [...] dottore di ricerca in Diritti dell’Uomo presso l’Università di Palermo e [...] specialista di bioetica” descrive la situazione cosi’ nel suo blog “Terra di Nessuno” (“Ecologia e psicologia. Profezie che si autoavverano: la sindrome di Cassandra“, 8 Marzo 2007):

[...] Il dibattito pubblico sulla crisi dell’ecosistema, muovendosi tra rimozioni e catastrofismi, assume l’andamento oscillatorio di una sindrome psicosociale, che ricorda il personaggio omerico di Cassandra [...] una sindrome da fine del mondo (o, almeno, di certi mondi) tipica dei passaggi di crisi culturali. [...] è la rivelazione stessa che, mentre annuncia la catastrofe, la rende ineluttabile per cause connesse, in definitiva, non al problema in sé ma ai modi della comunicazione e delle dinamiche dell’organizzazione sociale. [...] Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente, mentre Cassandra finisce per distruggere se stessa: mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata.

Da notare che il Prof. Tre Re non e’ certo da annoverare fra coloro che non ritengano essere in corso una crisi ecologica. Ma i suoi suggerimenti per il futuro sono ben diversi dalle solite stupidaggini catastrofiste riguardo masse ignoranti o complotti malvagi:

Se non si troverà il modo di cogliere scientificamente il nesso tra la globalità della crisi dell’ecosistema e il carattere globale dell’interazione culturale uomo-natura il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche. [...] Occorre una visione ecofilosofica profonda e al tempo stesso profondamente umanistica, senza inutili e dannosi catastrofismi. Una riflessione epistemologica che si ponga l’obiettivo d’individuare l’eventuale punto di contatto tra una nuova gestalt ecologica ed un antropocentrismo non dispotico nei confronti della natura

Sottolineo: “il grido di Cassandra non basterà a scongiurare la catastrofe ed anzi, suo malgrado, si presterà a strumentalizzazioni e manipolazioni politiche“. Appunto.

E dire che invece qualcosa si potrebbe davvero fare. Pochi giorni fa ne hanno parlato gli esperti convenuti per parlare di “Evidence-based decision making” (“Decidere sulla base delle prove scientifiche“) all’University College of London. A una precisa domanda in argomento, cosa possono fare i cambioclimatisti invece di rifugiarsi nella Sindrome di Cassandra?, hanno dato i seguenti suggerimenti:

  • Impegnarsi nello studiare tecniche implementative, fare tesoro di esperienze passate (come la campagna per la lotta all’AIDS)
  • Parlare con tutti, essere aperti e coinvolgere quante piu’ persone possibile, costruire networks di persone che abbiano lo stesso obiettivo, indipendentemente dalle motivazioni di ognuno
  • Non partire dal presupposto che nessuno ci ascolti, aiutare anzi chi lo fa ad acquisire visibilita’
  • Iniziare con un progetto dimostrativo che accetti invece di negare le obiezioni raccolte

Il guaio e’ che tutto questo “dura fatica”…molto piu’ facile crogiolarsi in un’interpretazione semplicistica del mito di Cassandra. Un po’ come rimprovera Garrison Keillor dalle pagine del New York Times ai Democratici USA:

Credo ancora nel lavorare faticosamente. È più divertente ed è un modo di vita migliore. Non ho molta pazienza per i Democratici che afferrano la sconfitta e trovano in essa la loro ragion d’essere. Sognano di essere una eroica voce che urla nel deserto contro l’egoismo e la crudeltà e affronta nobilmente la sconfitta, e necrologi che dicano che erano visionari e in anticipo sui tempi. Preferirei che si trovino nel loro tempo invece che in anticipo, e che si mettano al lavoro.

Lavoro? Figuriamoci…il cassandrista medio cerca nemici, in modo da non dover far niente di concreto, rendendo assolutamente inutili gli sforzi sui cambiamenti climatici, e sul picco del petrolio.

In un clima perennemente da Fortezza Bastiani, costituzionalmente incapaci di rapportarsi con il mondo esterno, i cassandristi sono pronti a offendere e denigrare, trincerarsi dietro l’autorita’ altrui, impermeabili a una qualunque discussione che non sia fra iniziati, bravi solo a cercare il pelo nell’uovo altrui.

In Italia ovviamente la citazione finale puo’ essere una sola…”continuiamo cosi’, facciamoci del male“.

Come Scegliere fra Risparmiare Tempo o Carburante

Guidare a velocita’ medio-basse, specie su lunghi percorsi, significa far sorridere il portafogli, per il semplice fatto che in linea teorica i consumi di carburante dovrebbero crescere piu’ o meno esponenzialmente con la velocita’.

D’altronde, proprio su quei lunghi percorsi i compagni di viaggio specie piu’ piccoli possono facilmente spazientirsi quando i tempi di percorrenza si allungano a dismisura…a causa di velocita’ medio-basse. Come scegliere, dunque?

Ho elaborato un semplice strumento in proposito a partire dai rilevamenti pubblicati da Mauro Traversi sulla mailing list “Petrolio“. Il risultato e’ una tabella, disponibile come file Excel su richiesta (basta aggiungere un commento a questo blog), con il quale e’ possibile determinare la velocita’ ottimale, a seconda delle esigenze di tempo e di risparmio sui consumi.

IN DUE PAROLE: se tempo di percorrenza e carburante consumato hanno lo stesso valore, viaggiare fra 90 e 130km/h non fa molta differenza

Avendo sperimentato prima manu come sia difficile ottenere un soddisfacente risparmio sul carburante su viaggi di 1450km, devo dire che risultati ottenuti mi convincono molto.

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Mauro Traversi (che tiene a precisare di essere “per abbassare la velocita’a 100Km/h non ritenendo il risparmio di quel poco di tempo sufficiente a compensare i consumi aggiuntivi“) ha scritto fra l’altro su Petrolio sabato 16 febbraio 2008:

Forse a qualcuno puo’ interessare la tabella dei consumi reali a velocita’ costante della mia auto (un turbodiesel v6 da 120kW con cambio automatico), essendo stati verificati con una certa precisione.

I consumi (in L/100Km e Km/L) sono presi dal computer di bordo. Per la discussione in corso credo che la precisione sia sufficiente avendo in passato controllato l’esattezza della velocita’ indicata dal comp con un gps da barca (aleph puo’ magari precisare meglio) e anche con cronometro su un tratto rettilineo di 3Km che sapevo essre stati verificati col ruotino da geometri. Tra parentesi i tachimetri sbagliano praticamente tutti per eccesso e se vi fidate di loro calcolate con errore. Il gasolio consumato l’ho controllato con un contalitri quando avevo a disposizione la cisterna personale a casa.

Il test di consumo l’ho fatto sull’autobrennero tra XXX e YYY nei due sensi (i numeri sono la media dei due passaggi ma la differenza e’ minima). Ho usato il controllo di velocita’, quel pulsante che una volta premuto puoi toglere il piede dall’acceleratore e fa tutto lei, lasciando che l’auto si stabilizzasse per 40-50 sec ad ogni livello di velocita’. Fari accesi e climatizzatore in funzione. 170.000kM alle spalle.

Sono partito dai dati allegati a quel messaggio, riferentesi a varie velocita’ fra 65 e 160 km/h (colonna B nella mia tabella) . Ne ho “normalizzato a 1″ (mi si perdoni l’imprecisione del termine) tutti i valori, nel senso che ho posto il consumo minore = 1 e divisi tutti gli altri dati di conseguenza (colonna D nella mia tabella).

Ho calcolato i tempi di percorrenza su 1000km per le stesse velocita’ e normalizzato i risultati come sopra (colonne C ed E rispettivamente, nella mia tabella). Ho poi sommato le colonne D ed E, moltiplicando ciascuna secondo due “pesi” o “Coefficienti di Importanza”, uno per i consumi e l’altro per il tempo (celle F20 e F21 rispettivamente nella mia tabella).

I risultati (colonna F) sono poi “normalizzati” di nuovo (colonna G) e infine viene calcolato quanto, in percentuale, il valore associato a ciascuna velocita’ si discosti dal minimo (colonna H).

In pratica se per esempio con Coefficienti di Importanza entrambi a uno, la colonna H mostra 10.56% associato a 140km/h, cio’ vuol dire che se tempo e risparmio di carburante hanno lo stesso peso, allora procedere a 140km/h vorra’ dire spendere il 10.56% in piu’ rispetto all’ottimale (95km/h).

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Naturalmente sono i Coefficienti di Importanza a determinare la velocita’ migliore. Per esempio sui brevi percorsi “in gita” possiamo dire che il risparmio del carburante sia 5 volte piu’ importante del risparmio di tempo consistente nell’andare piu’ veloci. Il risultato e’ che con Coefficiente di Importanza di Consumo = 5 e di Tempo = 1, la velocita’ migliore e’ 75km/h.

Se invece c’e’ da arrivare in fretta da qualche parte, tenendo pero’ presente di quanto costa il carburante, ultimamente, e si pongono Coefficiente di Importanza di Consumo = 1 e di Tempo = 5, la velocita’ migliore diviene 140km/h.

Qualche grafico adesso per visualizzare le differenze (i valori in ordinata sono sempre in percentuale):

(Coefficiente di Importanza Consumo =1; Tempo=1)

consumo1tempo1.gif

(Coefficiente di Importanza Consumo =5; Tempo=1)

consumo5tempo1.gif

(Coefficiente di Importanza Consumo =1; Tempo=5)

consumo1tempo5.gif

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Naturalmente si tratta di un modello semplificato che non tiene conto del fatto che, come rileva Traversi, “sono [...] valori a velocita’ costante. [...] su tragitti lunghi tenere una media piu’ alta ti costa assai di piu’ perche’ devi rallentare piu’ spesso e quindi devi passare piu’ tempo sopra la velocita’ media. E anche accelerare piu’ spesso, e se hai il piedino pesante…

Ma si tratta anche di una conferma della mia impressione “sul campo” (i.e. su viaggi lunghissimi, vai a 130km/h).

Dieci Motivi per Essere Contenti del Petrolio in Salita Rapida

Ebbene si’, un anno fa scrivevo “Il Prezzo del Petrolio Pronto a Diminuire“.

Naturalmente, da allora non ha fatto che salire.

Rallegriamocene! Ecco perche':

10- Aria piu’ pulita, meno traffico

9- Niente piu’ plastica nei boschi (trafugata nottetempo come il rame)

8- Fine della tortura dello shopping settimanale

7- Diventa economicamente conveniente far abbaiare il pestifero cane della vicina dentro la stufa. Accesa.

6- Il vicino invece, ex-tronfio con il SUV fermo, si fa prendere a pernacchie

5- Soddisfazione nel contattare decine di persone a cui dire “te l’avevo detto!” (magari dopo aver cambiato il testo dei vecchi blog…)

4- L’acqua minerale e il classico barile costano finalmente meno del petrolio che hanno dentro

3- Meno intasamenti idrici visto che diventa un crimine buttare olio giu’ per il lavandino

2- Fine degli attentati incendiari perche’ la bombe Molotov costano troppo

1- Opportunita’ di convincere la consorte a usare suo fratello come combustibile alternativo (finalmente!)

Dibattito sui Trasporti Pubblici Gratuiti

(Estratto dal forum di Radicali.it. Mie risposte a vari interlocutori sul tema dei vantaggi e svantaggi della proposta di rendere gratuiti i trasporti pubblici al di sotto dei 100km dai centri abitati)

Praticamente vorresti un aumento delle tasse.

Ho anche messo una lista dei posti dove la gratuita’ dei trasporti pubblici e’ gia’ sperimentata se non pienamente avviata. Tutti veterosocialisti?

L’aumento delle tasse cui accenni potrebbe comunque essere non necessario o anche non significativo, visto che gia’ adesso chi pubblico o privato gestisce autobus, tram e treni riceve generosi contributi dallo Stato, in UK come in Italia. Insomma non vorrei causarti uno shock, ma gli autobus li paghi gia’ e molto, anche se non li usi.

Si potrebbe anzi immaginare una situazione in cui i risparmi in termini per esempio di manutenzione delle strade e dei mezzi, controllo del traffico etc etc rientrerebbero nella comunita’, con una diminuzione di certe tasse a compensare l’eventuale aumento per i trasporti pubblici.

Ma dimmi: a te la parola “privato” fa tanto schifo? Ce l’hai nel tuo vocabolario o l’hai eliminata definitivamente?

Niente in quello che ho scritto presuppone che i trasporti pubblici siano gestiti da aziende pubbliche o aziende private.

Per esempio il Comune riceve gia’ l’elettricita’ da un fornitore, e che questi sia pubblico o privato non cambia il fatto che non ti viene chiesto di lasciare un obolo per la bolletta della luce ogni volta che entri in un ufficio comunale.

Quello che avevo comunque chiesto, ahime’, era evitare di perdersi nei dettagli delle soluzioni. Forse (quasi sicuramente) conviene che ci sia competizione, forse no. Non importa: il punto e’ togliere le automobili dalle citta’, per diminuire l’inquinamento e lo sperpero di petrolio.

E chi t’ha detto che skype è stato abbandonato?

E dove l’ho scritto? Ho detto che quando ho avuto la possibilita’ di scegliere fra 1.7c al minuto oppure zero ma pagando £10 al mese, ho scelto quest’ultima opzione.

Nel discorso sui trasporti, quindi, un biglietto del bus artificialmente basso ma non zero (come accade adesso un po’ ovunque) non e’ equivalente alla gratuita’ del mezzo, magari con un abbonamento “simbolico” di pochi euro.

Nel primo caso, chi puo’ va in automobile: la comodita’ compensa la maggiore spesa, perche’ tanto bisogna spendere comunque.

Nel secondo caso, chi puo’ va in autobus: perche’ usare l’auto comporta una spesa, usare l’autobus nessuna. Anzi, se hai pagato i 10 euro, ti conviene usare l’autobus di piu’, cosi’ ogni corsa ti costera’ meno.

Se si stabilisce poi un circolo virtuoso, l’assenza di traffico porta ad autobus piu’ puntuali e piu’ frequenti, permettendo quindi di poter pianificare i propri spostamenti senza timore di perdere 20 minuti alla fermata. Ancor meno ragioni quindi per andare in macchina in citta’.

la tessera illimitata intera rete per un mese costa 30 euro, a Roma. Non esattamente una cifra iperbolica.

Ma non e’ neanche trascurabile

In effetti comunque potrebbe servire anche un’iniziativa ad effetto tipo autobus gratis a tutti nelle ore di punta per un anno, per dare un segnale “forte” che c’e’ qualcosa che non va

Altrimenti come dici tu si discute sulla sorte degli orsi bianchi nel 2050 e poi tutto come prima

Perchè non rendere gratuito per tutti il servizio di trasporto pubblico? Perchè, visto che noi vorremmo un raddoppio, come minimo, degli utenti del trasporto pubblico, cioè dal 25% attuale al 50% e anche oltre, dovresti trovare dai 10 ai 15 miliardi di euro all’anno per pagare questo costo aggiuntivo. E da dove li prendiamo questi danari???

Io le tue obiezioni le capisco. E’ chiaro che la coperta e’ quella che e’ e se la tiriamo da una parte, un’altra rimane “al freddo”.

E’ per quello che bisogna decidere se “diminuire l’inquinamento” e “consumare meno petrolio” sono scelte strategiche, per le quali vada la pena sperimentare idee “rivoluzionarie” come la gratuita’ dei trasporti sotto i cento chilometri dai centri cittadini.

Idee che potrebbero risultare piu’ o meno costose del presente: quanto si risparmierebbe eliminando tutti i sistemi di controllo, per esempio? E quante morti e/o malattie in meno con un’aria piu’ salubre, magari dopo aver convertito gli autobus gratis in autobus gratis ad energia elettrica?

Comunque si tratta di calcoli complessi che poi vanno verificati grazie appunto a sperimentazioni (e perche’ no, vedendo cosa e’ successo altrove).

Inoltre, ci sarebbe un uso eccessivo dei mezzi pubblici: dal momento che divenissero gratuiti, è evidente

Sull’uso eccessivo dei mezzi pubblici non ci giurerei: dopo alcune settimanela novita’ scemerebbe. Come per l’appunto su Skype, che all’inizio vede l’utente parlare con tutto il mondo ma poi si torna al solito tran-tran.

Ma poi, un abbonamento intera rete mensile a 45 euro ti sembra troppo caro?

Se non lo fosse, auto private non ce ne sarebbero gia’ ora

L’uso massiccio dei mezzi privati – almeno qui a Roma – non dipende certo dal costo dei mezzi pubblici, che costano poco. Dipende da una mentalità del cazzo (si infastidiscono, a salire su un autobus), ben sostenuta da una rete di merda, scomodissima per i più.

Senza contare il fatto che gli autobus sono lentissimi, a causa di tutte quelle auto…

Comunque se pensi che i signorini non salgono sul bus perche’ infastiditi, vedrai che una bella campagna pubblicitaria improntata sul “cretino chi spende in auto, furbo chi va gratis sull’autobus” potrebbe avere effetto (come quella pubblicita’, se non sbaglio in Australia, che ha associato con successo la guida spericolata alla scarsa lunghezza degli attributi maschili)

In grandi città con una metropolitana fitta fitta di stazioni (e non certo gratuita), bisogna cercare col lanternino chi va al lavoro con la macchina.

Io vivo tutti i giorni l’esempio di Londra dove c’e’ chi usa l’auto imperterrito anche se deve pagare 12 euro al giorno. E gli autobus e il metro’ non mancano. Il problema e’ anche che la congestion charge, come tutte le tasse, dopo un po’ viene semplicemente “assorbita”. Quando perde l’effetto della novita’, perde ogni effetto.

Contro Inquinamento e Traffico, Trasporti Pubblici Gratuiti (con Esempi)

(in Addendum in calce, una serie di esempi dove tutto questo e’ gia’ realta’)

Chi vive in una grande o anche solo media citta’ sa benissimo cosa vuol dire affrontarne il traffico. Anche a Londra, dove acqua e vento puliscono l’aria in fretta, c’e’ poco da stare allegri: nonostante i 12 euro da pagare ogni giorno per guidare al centro, il numero di veicoli e’ fin troppo alto. Andare al lavoro la mattina significa camminare in mezzo ai fumi di decine di automobili in fila per questo o quel motivo (magari chi e’ in auto ha acceso il condizionatore, e respira un’aria piu’ pulita…).

E’ evidente che la situazione non potra’ che peggiorare, a meno che al posto del petrolio non si trovi il modo di far marciare le macchine con l’acqua di rose. Occorre dunque pensare un modo completamente nuovo di gestire i trasporti in citta’: una vera rivoluzione.

Rivoluzione che puo’ partire da una proposta molto diretta: fare in modo che gli autobus, il metro’ e gli spostamenti ferroviari sotto i 100km siano completamente gratuiti.

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Questa idea e’ venuta dopo aver constatato la differenza fra telefonate internazionali con Skype (17 centesimi) e con una piano tariffario a £10/mese, con chiamate gratuite fino ad un’ora a chiamata. Nel secondo caso l’utilizzo del telefono e’ aumentato a dismisura, e Skype quasi abbandonato anche se dotato di tariffe molto basse.

Insomma anche 1 cent e’ infinitamente di piu’ di zero cent.

Andare in citta’ con gli autobus gratuiti non sarebbe piu’ una scelta fra le tante, ma LA scelta praticamente obbligata (ma attenzione: non imposta, anzi entusiasticamente abbracciata) per la quasi totalita’ degli utenti.

Automobile, motocicletta, scooter addio per andare in centro, perche’ qualunque cosa costino, non costeranno mai “zero”.

Forse qualcuno ha fatto gia’ da qualche parte un’analisi del potere della gratuita’ nel cambiamento delle abitudini delle persone.

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Il primo dubbio, naturalmente, e’ se una tale strategia portera’ a un uso eccessivo dei mezzi pubblici. Ma questo si puo’ rimediare. Anche chi puo’ chiamare gratis non passa tutto il giorno al telefono: magari dopo un periodo di eccitamento iniziale, poi si torna al solito tran-tran.

E dubito ci sia un pendolare al mondo contento della sua situazione, e pronto a farsi un giro in autobus in piu’ per divertirsi.

Comunque, come si dice in campo manageriale, non ha senso “soluzionare”, cioe’ entrare nei dettagli piu’ minuti, quando e’ il momento delle idee; e non ha senso eliminare una proposta solo perche’ non si hanno subito tutti i dettagli della soluziona.

Un’altra domanda e’ se sarebbe giusto far credere che muoversi non costa niente. “Giusto” in che senso pero’? Se da una parte c’e’ l’inquinamento, il traffico, l’insensato bruciare del petrolio invece di farne delle utilissime plastiche, la scarsezza dei giacimenti dello stesso con la possibilita’ di un “picco di produzione” e poi aumenti senza fine del greggio, etc etc, allora bisogna togliere le persone dalle loro automobili, quando possibile, e metterle su mezzi di trasporto pubblico.

C’e’ un problema di costi del “Business as Usual”, del “continuiamo come sempre”, che va affrontato. E dobbiamo anche dirci che non sono certo i 30 euro al mese del romano pendolare, o le 43 sterline (60 euro) alla settimana del commuter londinese, a finanziare adeguatamente la rete dei trasporti urbani, per cui un po’ ovunque lo Stato deve intervenire e trasferire ingenti quantita’ di denaro alle ditte incaricate di gestire i treni o gli autobus.

Come gia’ detto, non e’ che i pendolari “pendolino” per sport o altro atto ludico. E’ anzi nella situazione attuale che mi trovo a dover pagare un mucchio di soldi per farmi affumicare tutti i giorni fra le 8.45 e le 9.00 e fra le 18.00 e le 18.30, nel tragitto fra le stazioni di arrivo e partenza da Londra e l’ufficio; e per passare circa 90 minuti al giorno gomito a gomito con un mucchio di perfetti estranei sul treno e sull’autobus, magari in fila ad aspettare che qualche furgone si tolga di mezzo o dietro una teoria di auto private che non si sa bene perche’ sono in centro all’ora di punta.

Il fatto che i trasporti pubblici costino in termini energetici/economici/industriali e’ da questo punto di vista marginale, perche’ si tratta di un servizio di cui sia io sia ogni pendolare al mondo faremmo volentieri a meno. Ma fintanto che non si cambi la mentalita’ delle aziende consentendo a chi puo’ di lavorare da casa, almeno facciamo in modo che chi e’ costretto a spostarsi non si trovi in posizione svantaggiata quando lo fa usando mezzi pubblici.

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Cosa significa lasciare le cose come stanno? Per fare un esempio, per andare da casa mia a sud di Londra all’aeroporto di Stansted, due adulti piu’ un bambino, ci vogliono circa £55 di taxi. Oppure, £45 di mezzi pubblici: un treno, un taxi cittadino, un altro treno, piu’ naturalmente il “costo” di trascinare i bagagli, aspettare le coincidenze, uscire e entrare dalle stazioni.

Naturalmente l’uso dei trasporti pubblici per £5 di differenza e’ una follia e me ne guardo bene.

Se invece il Primo Ministro Brown e il Sindaco Livingstone fossero seri sull’inquinamento, e soprattuto sul Cambiamento Climatico contro cui lanciano proclami due volte al giorno, abbatterebbero i costi in modo che dai sobborghi di Londra a
Stansted, per esempio, la spesa fosse meno della’ meta’ del taxi.

Invece i biglietti ferroviari continuano ad aumentare.

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Non e’ ci vorrebbe molto, per sperimentare  i trasporti pubblici gratuiti…basterebbe convincere il sindaco di una cittadina di media grandezza (Torino, Pisa, Livorno…) e fare un esperimento per un mese.

Meglio quello che denunciare gli assessori all’ambiente per non aver fatto niente contro l’inquinamento, no?

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ADDENDUM: a seguito di questo blog ho ricevuto da Sylvie Coyaud, la nota giornalista scientifica gia’ su Radio24 e adesso in forza a Repubblica via e-mail (e rimando con entusiasmo) una serie di link con vari esempi dove i trasporti pubblici sono gia’ gratuiti o quasi-gratuiti (alla faccia di chi dice che non si puo’ fare!!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Zero-fare

C’è in giro molta gratuità per segmenti di popolazione: parigini over 65, studenti a Bruxelles, in Canada x gli handicappati e chi li accompagna ecc, in Australia per università ecc. L’elenco wiki forse non è completo, mi sembrano mancare città scandinavi, francesi (Figeac dal 2006 per es.) e della California, in Orange County? con free-fare per tutti i residenti, di solito a trimestre – contro l’inquinamento.

Herbert Baum, non so che fine abbia fatto, aveva scritto questo, molto citato, e libri http://www.bath.ac.uk/e-journals/jtep/pdf/Volume_V11_No_1_3-19.pdf . Erano uscite altre cose dopo sul Journal of Public Transports and Policies, uno studio di un gruppo della London School of Economics di sicuro, ma chissà come si chiamavano gli autori – scusa!

Intanto, per gli USA http://www.ecoplan.org/briefs/general/free-biblio.htm

Il caso di Hasselt, Belgio http://www.leda.ils.nrw.de/database/measures/meas0270.htm

Cipro: http://grhomeboy.wordpress.com/2007/07/29/fare-free-travel-under-new-public- transport-plan-in-cyprus/

E ci sono movimenti di cittadini per il free-fare – uno a Parigi si chiavama RATP, setssa sigla di Régie autonome des transports parisiens, ma non so se c’è ancora. Intanto c’è dibattito in Francia sulla proposta di chèque transports: http://www.hns-info.net/article.php3?id_article=9205

Riepilogo dei Commenti in vista del Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre

Riepilogo riassuntivo delle mie riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(a) Venti Anni Senza Nucleare (http://tinyurl.com/3czldr)

Nel 1987 il nucleare italiano fu abbandonato per una diffusa sensazione di incompetenza tecnica e politica.

Approfittando dei Verdi assurdamente posizionatisi all’estrema sinistra, c’e’ lo spazio per ottenere molti (altri) consensi in tema energetico ed ambientale.

(b) Sui Consumi Energetici (http://tinyurl.com/3czldr)

Bernard Laponche calcola che se vivessimo tutti bene, non ci sarebbe energia per tutti. Ma a leggere bene i suoi argomenti, porta anche un messaggio di speranza.

(c) Energia, Ambiente e Il Problema della Leadership (http://tinyurl.com/2jftfe)

Proclamarsi “verde” e’ diventato cosi’ facile per un politico da trasformarsi in un marchio di pigrizia ipocrita. E cosi’ si sta dando spazio a esperimenti sociali, colossali perdite di tempo destinate al fallimento, perche’ basate sul pessimismo.

Bisogna invece aborrire questo revival dello Stato Etico, ed affrontare i problemi reali uscendo dal solito elenco di sogni ed obiettivi per parlare di risorse e strumenti da usare per implementarli, e di alleanze e priorita’.

(d) Gestire Il Picco del Petrolio (http://tinyurl.com/2opvok)

Raggiungere il picco della produzione mondiale di petrolio nei prossimi quindici anni e’ un rischio significativo, che va gestito. E quindi studiato, non solo per lanciare allarmi ma principalmente per mitigarlo, che e’ quanto quasi inconsapevolmente stiamo facendo gia’ .

(e) I Criteri di Scelta delle Fonti Energetiche (http://tinyurl.com/3bxjch)

Non ha senso rifugiarsi solo nella Scienza per trovare tutte le indicazioni su come scegliere il nostro futuro, e men che meno in campo energetico ed ambientale. Bisogna avere il coraggio di includere anche le proprie motivazioni politiche, in perfetta trasparenza.

E non vanno dimenticati gli strumenti manageriali gia’ esistenti, come il “Total Cost of Ownership” e la “Balanced Scorecard”.

(f) Rientrodolce e Il Paradosso del Bagagliaio (http://tinyurl.com/2o42jb)

Il rischio della sovrappopolazione va gestito come quello del picco del petrolio.

Per far questo, l’Associazione Rientrodolce dovrebbe abbandonare ogni traccia di catastrofismo: perche’ non si puo’ fare nessun rientro-dolce se non si ha fiducia nei propri mezzi, ma anche fiducia nell’Umanita’. E se questo e’ vero, allora c’e’ la concreta speranza che l’Umanita’ stessa sia capace comunque di adattarsi a quello che ha, ed escogitare nuovi modi per avere di piu’ e vivere meglio.

Gestire Il Picco del Petrolio (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre – 3)

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE – Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 – 14.00 presso la Camera dei Deputati – Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

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(d) Commento a parte del tema che sara’ trattato nella sessione: “Petrolio e Gase: Risorse e Problemi Geo Politici

Presidenza: Antonio Bacchi, direzione di Radicali Italiani
Luca Pardi – Aspo Italia – Segretario Associazione radicale RientroDolce
Diego Gavagnin Direttore Editoriale di Quotidiano Energia
Igor Boni Segretario Associazione Adelaide Aglietta
Alessandro Ortis Presidente Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas
Leonardo Bellodi – Responsabile affari istituzionali ENI
Francesco Giorgianni – Responsabile affari istituzionali ENEL

Limitero’ per il momento le mie considerazioni al solo aspetto del petrolio come risorsa, senza considerazioni geopolitiche.

Una prece per le Cassandre, pero’: visto che neanche i figli di Troia vi ascolterebbero, capirete che forse e’ il caso di parlare in maniera diversa?

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A differenza del Riscaldamento Globale, il problema del Peak Oil (l’eventuale raggiungimento di un picco nella produzione mondiale di petrolio, con susseguente precipitoso declino della stessa), problema di cui si occupa l’Aspo, non e’ di moda, non e’ usato per raccogliere consensi, non appare sui giornali tre volte al giorno, e non e’ neanche urlato.

Forse perche’ non e’ un messaggio facilmente manipolabile; forse perche’ non e’ direttamente collegabile ai panda, ai coralli o agli orsi bianchi; o forse perche’ e’ un problema reale.

Purtroppo chi ne parla deve fare i conti con un passato in cui non sono certo mancati gli allarmi riguardo l’imminente fine della civilta’ a causa della fine del carburante: allarmi che fino ad ora si sono ovviamente rivelati troppo allarmisti.

Ma se vengono letti i discorsi pacati e ragionati sul Peak Oil, la possibilita’ che si raggiunga un picco di produzione nei prossimi dieci anni e’ significativa.

Rendersi conto di questo rischio ed agire di conseguenza non e’ quindi cadere nella fallace trappola del Principio di Precauzione (secondo il quale non si dovrebbe fare niente finche’ non se ne conoscono le conseguenze): e’ “semplicemente” un problema di rischio, appunto, da gestire e dunque mitigare.

Agiamo allora nell’ipotesi che ci sara’ davvero un picco nella produzione mondiale di petrolio. La prima cosa da fare e’ ovviamente migliorarne le stime, e quindi investire in piu’ ricerca e stabilire quantomeno un Osservatorio Europeo sul Petrolio.

E le domande a cui rispondere sono molte: cosa ci dice che diminuira’ dopo il picco precipitosamente, la produzione di petrolio? O ci saranno i tempi perche’ agiscano meccanismi “naturali” di compensazione, nel mercato? Possiamo imparare qualcosa, da cio’ che e’ avvenuto negli “Oil Shocks” del passato (pur considerando la loro temporaneita’)?

D’altronde, la plastica, la benzina e l’elettricita’ da gas e petrolio costano davvero poco. Buste, bicchieri e posate di plastica sono letteralmente troppo poco costosi per essere venduti, e vengono regalati dal 99.99% dei negozianti.

E come dimostrano anni di aumenti dei costi dei carburanti, possiamo aspettarci che anche se triplicassero o quintuplicassero, la societa’ si adeguerebbe alla nuova situazione (probabilmente, spenderemmo un po’ di meno per il tempo libero, invece di risparmiare benzina): perche’ cinque volte un bruscolino, sono solo cinque bruscolini.

Non e’ quindi obbligatorio pensare che l’unico modo per sostenere il tenore di vita attuale sia trovare un sostituto del petrolio allo stesso identico costo di quello attuale.

Forse ci sarebbero problemi non trascurabili solo se il costo del petrolio decuplicasse o piu’ in tempi brevissimi. Sarebbe interessante allora vedere il grafico delle previsioni del costo del “barile” dopo il picco, invece che la quantita’ di petrolio che viene estratta.

Non viene anche detto ripetutamente che le fonti di energia rinnovabili ci sono, ma attualmente risultano troppo costose?

Se per esempio il solare fosse in totale cinque volte piu’ costoso del petrolio, e’ evidente che quand’anche quest’ultimo diventasse cento volte piu’ caro, alla fine la nostra bolletta potra’ al massimo quintuplicare (senza considerare le ovvie riduzioni dei costi del solare se fosse adottato pressocche’ universalmente come lo e’ adesso il petrolio).

Non c’e’ neanche bisogno di puntare tutto sulle rinnovabili pero’. Se di petrolio ce ne sara’ poco, avremo sempre il carbone, e l’uranio, entrambi inquinanti ma dalla tecnologia matura.

Visto poi che le riserve di uranio non sono ben note, invece di tentare il fato e dover gestire a breve un “picco dell’uranio”, possiamo puntare sul carbone, e tentare il fato sui cambiamenti climatici.

In ultima analisi, non e’ forse vero che abbiamo degli standard di vita eccezionalmente alti?

Forse possiamo solo cadere, ma non stiamo forse costruendo comunque dei grandi cuscini che addolciranno la caduta? Sia coltivando la scienza e la tecnica delle rinnovabili, sia usando le alternative esistenti, come carbone ed uranio: il che e’ la cosa migliore da fare, per mitigarne il rischio.

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Quindi come la si volti e la si giri, non ci sono indicazioni di crisi irreversibili sul lato-petrolio nei prossimi tre o quattro decenni (e cercare di vedere piu’ in la’ e’ un giochino inutile).

Magari mi si dira’ che non e’ cosi’: e perche’, non lo sarebbe?

E se non lo fosse: invece che sognare future “guerre per le risorse”, e frutta e verdura vendute a meta’ del XXI secolo di nascosto e care come droghe illegali (immagini usate recentemente a Gaia su RaiTre per mostrare come potrebbe essere un mondo con poco petrolio), dovremmo in ogni caso continuare a concentrarci su cosa ci sarebbe da fare per cambiare la situazione, diminuire i rischi, mitigare le conseguenze.

Chi e’ sicuro che non ci sia piu’ niente da fare, almeno non faccia come quei manager della Nasa: i quali per supponenza e fatalismo, lasciarono morire i sette astronauti del Columbia nel Febbraio 2003, convinti (i manager) che anche il pensare a un rimedio fosse un’azione inutile.

(continua…)

Il Prezzo del Petrolio Pronto a Diminuire

AGGIORNAMENTO: Ebbene si’, da quando ho scritto il blog qui sotto, il Petrolio non ha fatto che aumentare. La mia solita fortuna…rallegriamocene comunque: fare click qui per capire perche’

Il prezzo del petrolio diminuira’ presto, e per ragioni che sembreranno ovvie con il senno di poi…perche’ allora non parlarne per una volta con il senno di prima?:

  • Dietro i recenti aumenti c’e’ una combinazione di cause transitorie come il fiasco iracheno e la “mentalita’ del gregge” che ha spinto molti alla compravendita di materie prime, e li ha convinti a comprare petrolio visto che lo facevano e fanno tutti. Quando quelle cause diminuiranno, cosi’ fara’ il prezzo del petrolio
  • Prezzi piu’ elevati stimolano ricerca su come estrarre piu’ petrolio. Quando il mercato ritrovera’ la salute mentale, l’aumento dell’offerta significhera’ prezzi piu’ bassi
  • Prezzi piu’ elevati stimolano anche la costruzione di raffinerie supplementari, che pero’ sono pronte solo dopo alcuni anni. Il prezzo del petrolio crollera’ quando cominceranno a funzionare tutte nello stesso moment: cosi’ come quelle miglia e le miglia di fibre ottiche posate indicato durante il boom di Internet degli anni ’90 sono dietro l’odierno cybersurfing poco costoso e le telefonate gratuite in tutto il mondo
  • La possibilità che il petrolio sia piu’ costoso perche’ abbiamo raggiunto proprio ora un picco nelle possibilita’ di produzione è remota. Perche’ ora? Perchè non 10 anni fa, o 20 anni nel futuro? Perche’ dovrebbe capitare in maniera cosi’ sospetta vicino a “9/11″ e alle crisi che si sono susseguite?

La vera differenza questa volta e’ che tutte quelle previsioni di disastri futuri saranno per sempre disponibili su Internet, forse per farsi una buona risata quando “gli esperti” proveranno a riciclarsi in avvenire fra coloro che dicono che “il petrolio e’ praticamente inesauribile”